Worldwide Beppe Grillo Meetup Message Board › Quanto ci costano questi politici inetti, talvolta collusi,
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Già si capisce che sarà molto difficile un'intesa sulla riforma della legge elettorale che ridia finalmente un minimo di potere ai cittadini; e gli inciucioni (ricordo che Franceschini fu' uno dei massimi artefici del lavoro sotteraneo fatto in occasione dell'indulto indegno) al governo stanno tentando di fregarci ancora: " Il capogruppo dell'Ulivo Dario Franceschini invita il comitato promotore a sospendere la raccolta di firme sulla attuale legge elettorale o quantomento a spostarla al 2009 dando modo al Parlamento di fissare nuove regole". Appello decisamente respinto al mittente dal referendario Capezzone che chiude con un "in queste condizioni il referendum mi pare sempre più utile". La strada parlamentaree' ormai come sempre non una forma di tutela per il paese e per i cittadini ma e' forse diventata la prima lobby d'Italia dove i politici fanno solo i c...i loro! M. Edited by User 3,546,092 on Mar 13, 2008 10:37 AM |
| Andrea Sacco | |
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temo che la legge elettorale si farà all'ultimo momento, quando da studi, sonddaggi e balle varie sintetizzeranno quale metodo sarà più conveniente per mantenere la maggioranza... sinceramente non so se a favore della sinistra o della destra che abituati come sono a spararsi nei ....elettori... sono capacissimi di lastricare la strada alla ascesa dell'ascetico piernano.
Voglio una sinistra, una qualsiasi! Non una destra all'opposizione e una maldestra alla maggioranza come ora. So' tutti democristiani!!!!! Son tornati!!!!! (c'era un bellissimo fumetto di stefano disegni che provava ad avvertirci.... oramai son di nuovo qui sti zombie) |
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E mastella ha fatto una legge indegna sulle intercettazioni, per pararsi il c..o lui e tutti i politici e i potenti delle lobbies corrotti/e
Regole e tecniche spiegate dal capitano che fece prendere il boss Una copia fu trovata nel covo di Provenzano: "anche loro ci studiano, perché ci temono" L'esultanza dei reparti di sicurezza dopo la cattura di Brusca, nel 1996 ROMA - Lottare per vincere contro il crimine organizzato. Rendere l'azione una dottrina. Svincolare la dottrina dalla burocrazia che soffoca il coraggio. Creare l'esercito invisibile che è l'incubo di tutte le mafie. Controllare le organizzazioni criminali non dall'alto ma accanto, mettendosi in scia con microfoni, telecamere, intercettazioni. Acquisire la "superiorità informativa": il controllo di uomini, circostanze, cose. E poi "operare in profondità". Il tenente colonnello Ultimo, alias Sergio De Caprio, ha riscritto il suo manuale anticrimine. Telefona da un punto remoto e inverificabile che abita dai tempi in cui con la sua squadra di carabinieri invisibili catturò Totò Riina, Palermo, 15 gennaio 1993, e dice: "Gli dia un'occhiata e poi se vuole possiamo parlarne". La prima versione del manuale, che circolava in poche librerie, venne trovato dai poliziotti in uno dei luoghi più inaspettati dello spazio-tempo mafioso: il comodino da notte di Bernardo Provenzano, campagna di Corleone, 11 aprile 2006, quando gli uomini della Mobile di Palermo e dello Sco, il Servizio centrale operativo, prelevarono il boss, frantumando la sua leggenda e svelando la sua coda di pizzini. Il manuale stava accanto alla Bibbia perché entrambi parlano della legge. E anche degli inganni che sanno sottometterla. "Se il nemico studia la nostra metodologia - scrive adesso Ultimo - se in definitiva teme questa tecnica e questo modo di disegnare l'azione (...) abbiamo il dovere di portarla avanti, per vincere". La nuova edizione del manuale si intitola "La lotta anticrimine, intelligence e azione". Lo pubblica Laurus Robuffo. È destinato alla Scuola di Perfezionamento di Polizia dove l'ex capitano Ultimo, insegna da qualche anno Tecniche investigative con Tiziana Montefusco. Una della prime pagine contiene il viatico dell'antico trattato di Sun Tzu "Sulla guerra". Dice così: "Conosci il prossimo, conosci te stesso: trionfa senza pericolo. Conosci il contesto e il suo funzionamento: trionfa completamente". Ultimo, che insegna a trionfare completamente, si occupa prima di tutto del contesto. Il contesto - nella lotta di lunga durata contro il crimine organizzato e il terrorismo - significa: valutare le proprie forze. Valutare quelle dell'avversario. Valutare il mondo esterno, compreso quel "contesto sociale che crea aspettative criminali, risposte criminali a problemi economici, politici, amministrativi (...) in cui la devianza criminale assume una connotazione positiva di prestigio sociale, di successo economico, di valore culturale". Aggiornare di conseguenza i tempi e i modi investigativi. Per esempio imparando dalla "guerra asimmetrica" che mostra la sua efficacia nei più differenti teatri di lotta del mondo globale, compreso l'Iraq o la Cecenia. Pochi uomini ben addestrati possono fare molto contro le grandi organizzazioni criminali che controllano affiliati, territori, flussi di ricchezza e un notevole volume di fuoco. Ultimo: "Il nemico invisibile, non strutturato, non convenzionale è la minaccia che stabilisce la nuova dottrina di lotta: non più muro contro muro, non più vuoto contro pieno, ma piccolo contro grande, leggero contro pesante, semplice contro complesso, poco contro tutto". Non servono, secondo Ultimo, gli infiltrati. Non servono gli informatori, né i mercenari. Non servono scambi o patti tra i buoni e i cattivi. Serve il tempo lungo dell'osservazione: pedinare, filmare, ascoltare, identificare, disegnare i punti della mappa. Serve vivere accanto ai sospetti rimanendo invisibili nel campo di battaglia. Serve imparare a muoversi come loro, a pensare come loro, a identificare tutte le traiettorie delle complicità, i ruoli, le identità, fino a conoscere tutto al punto di "interiorizzare l'avversario per prevederlo, annientarlo". Sono molto scenografiche ma scarsamente efficaci le "operazioni a vasto raggio", quelle che vanno in onda sui telegiornali con i posti di blocco, le perquisizioni, gli arresti di massa. Rumore e gloria. Ma nulla in confronto al silenzio con cui operano, in questa guerra senza medaglie, le unità specializzate capaci di lunghissime attese e poi anche di incursioni veloci che destabilizzano, o del mordi e fuggi che disarticola. "Noi siamo l'anomalia, siamo la sorpresa perché facciamo cose sorprendenti", disse una volta Ultimo parlando della squadra che aveva formato ai tempi della Duomo Connection, a Milano, e della caccia a Totò Riina, in Sicilia. Ed è all'operatività di simili squadre che si ispirano le pagine del suo manuale per mantenere sull'avversario "l'iniziativa e la libertà di azione", la pressione costante, il controllo. Abbandonando definitivamente quel sistema di sicurezza "che si definisce, si celebra e si consuma nella gestione dell'emergenza e nello sfruttamento della improvvisazione soggettiva". Tutto detto con molte e freddissime tecnicalità di linguaggio, ma anche con quel po' di amarezza che sgocciola dalla sua storia: la sua squadra di carabinieri smantellata e dispersa, dopo i successi, dopo i veleni; il nuovo incarico investigativo per il ministero dell'Ambiente; i corsi per i nuovi ufficiali. L'elogio del silenzio e del vivere invisibile lo riguarda. Così come il disprezzo verso "i palazzi dorati della raffinata burocrazia". Per lui la lotta è un "vento che non si ferma", al massimo rallenta. E sono sempre le idee a rimetterlo in marcia |
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A posto, grazie all'indulto anche questa e' andata in c...o per la legalita' e per i cittadini, e sempre grazie al centro sx (soprattuto a Mastella e Franceschini) e' ancora li' in parlamento!
Farà il consulente legale http://www.repubblica... L'ex ministro della Difesa Cesare Previti, condannato a 6 anni di reclusione per la vicenda Imi Sir, ha ottenuto l'affidamento al servizio sociale. Farà il consulente legale presso il Ceis, il Centro italiano di solidarietà di Don Picchi. L'ex legale di Berlusconi che deve scontare ancora circa un anno e sette mesi di reclusione, potrà lasciare la propria abitazione, nel centro di Roma, in piazza Farnese, dalle 7 del mattino alle 23 (anziche' dalle 10 alle 12 com'era fino ad oggi). Analogo provvedimento era stato preso tempo fa per Attilio Pacifico condannato per la stessa vicenda giudiziaria. Nell'udienza del tribunale di sorveglianza di cinque giorni fa, la difesa di Previti, ai domiciliari dal maggio scorso, aveva indicato alcune associazioni di Roma e del Lazio che si occupano di tossicodipendenti, disabili ed emarginati. L'ex ministro della Difesa si era inizialmente proposto come consulente legale di Operation Smile, una fondazione che organizza missioni umanitarie per aiutare i bambini di ogni parte del mondo, sottoposti a interventi di chirurgia plastica. |
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(ANSA) A stabilirlo è la direttiva "interpretativa" firmata oggi dal ministro per la funzione pubblica, Luigi Nicolais. La norma della finanziaria che fissa il tetto agli stipendi dei manager - è scritto nella direttiva - "non riguarda quelle prestazioni di opera professionale in senso tecnico che, oltre a essere caratterizzate dal carattere assolutamente occasionale della prestazione, sono talvolta, altresì, connotate, quanto al compenso, dall'applicazione di tariffe predeterminate nell'ambito dei vari ordinamenti delle professioni (es. incarichi di progettazione, richiesta di pareri legali o attività defensionale in giudizio), sicché la nuova disciplina non riguarda queste ipotesi ed il corrispettivo di questi incarichi rimane regolato dal codice civile e dalla rispettive discipline di settore". |
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Grande post, giusto incazzarci per questa giustizia di merda fatta dai politici, che abusano di ogni diritto e potere. non hanno fatto nulla delle leggi che avevano promesso in campagna elettorale per dissolvere i conflitti d'interesse, nulla per cancellare le leggi vergogna! Al contrario, il loro curriculum sono le leggi sull'indulto esteso e sulle intercettazioni per bloccare i magistrati e pararsi il culo, dal caso Unipol a Sircana! Che schifo questo centro sinistra, e' forse peggio del centro destra perche' predica bene ma razzola malissimo come gli altri, e allora preferisco chi si professa ladro a chi si professa santo e poi tratta come merde i cittadini e ruba come gli altri!
Marco In Italia c?è una cupola dell?informazione. Si sapeva già, ma ora c?è la certezza: lo dimostra Francesco Di Stefano di Europa 7. Una cupola bipartisan, solida, d?acciaio. Non è più come nella Prima Repubblica con tre canali televisivi che commentavano lo stesso fatto in modo diverso. E poi il cittadino faceva la media. No, ora c?è un monopolio e il cittadino ha la sicurezza del falso. In un certo senso è più garantito. Seguitemi in questa storia incredibile. Nel 1999 è assegnata a Europa 7 la concessione per trasmettere sul territorio nazionale, che viene revocata a Rete 4. Per legge dopo SEI mesi Europa 7 dovrebbe usare le frequenze di Rete 4. Il governo di CENTROSINISTRA non fa nulla. Fede è rilassato. Nel 2002 la Corte Costituzionale stabilisce come termine ultimo per la partenza di Europa 7 il 31.12.2003. Puntuale come un conflitto di interessi arriva il decreto Berlusconi il 23.12.2003 che proroga i termini. Il decreto deve però essere firmato dal Presidente della Repubblica Ciampi: che lo firma! Francesco di Stefano, editore di Europa 7, decide di rivolgersi al Consiglio di Stato: che gli dà ragione. Forte di questa sentenza va alla Corte di Giustizia Europea: che gli dà ragione. Arriviamo al nuovo governo di CENTROSINISTRA. Dopo un?accanita resistenza contro il giudizio della Corte di Giustizia Europea da parte della Commissione Europea condotta da Frattini si giunge all?udienza. Il rappresentante dell?avvocatura dello Stato Italiano si presenta per difendere Rete 4 e la legge Gasparri (è vero, non ci credete, ma è vero). L?Italia viene messa in mora dalla Commissione Europea per la legge Gasparri. Gentiloni, ministro delle Comunicazioni di nomina rutelliana, non applica la decisione della cortecostituzionaleconsigliodistatocorte |
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con Mastella http://www.lastampa.i... E il Guardasigilli va su tutte le furie FRANCESCO GRIGNETTI POTENZA «Scusi, Mora, ma lei, quella volta che vi siete visti al ristorante Bolognese con il ministro Mastella... che vi siete detti?». La domanda di John Henry Woodcock è arrivata improvvisa, con il sorriso sulle labbra, ma perfida. Una mazzata. Non foss?altro perché arrivava dopo una serie di domande che vertevano sulle «talpe» che avrebbero informato il manager dello spettacolo sull?inchiesta. E non è stato un caso che Woodcock tirasse fuori questo nome dopo aver insistito a lungo su chi conosceva in polizia e nei servizi segreti. E quindi. Quella volta che vi siete visti al ristorante Bolognese... Mora ha ondeggiato. «Beh, sì, un incontro c?è stato. Ma del tutto casuale. Era fine novembre, un pranzo a Roma con amici della Rai. C?era Alda D?Eusanio... Altre persone dello spettacolo. Il ministro Mastella, che peraltro conosco, s?è avvicinato e mi ha salutato. E? stato molto carino. Ma niente, che ci siamo detti. E se tutte le volte che vado al ristorante...». Colpo di scena. Proprio il giorno in cui campeggia la notizia che il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha ordinato un?ispezione disciplinare sul conto dei magistrati di Potenza, ed è stato fissato per il 20 marzo l?arrivo degli 007 ministeriali, guarda che razza di briscola tira fuori Woodcock. Aveva tra le sue carte segrete un paio di verbali molto precisi. Un diplomatico del Belize, un certo Nunzio «Pupi» D?Angeri, avvocato internazionalista, amico di cantanti e registi, uno che a cena ospita Zucchero come Francis Ford Coppola, aveva raccontato alla polizia quell?incontro di fine novembre nel ristorante preferito dalla politica romana. Lo stesso ristorante, per dire, dove era iniziato l?assedio dei paparazzi a Silvio Sircana. D?Angeri conosce bene Lele Mora. Non gli è sfuggito nessun particolare. Ha visto arrivare il Guardasigilli con il suo seguito. «Io stavo lì vicino alla scala e ho visto che saliva il signor Mastella. Neanche si sono salutati». Poi, a pranzo finito, si muove Lele Mora. «Ma non ho visto se ha parlato con il ministro. E? andato su con un libro... C?era una signora che io non conosco, però mi è sembrato di averla vista. Una della televisione». Et voilà, ecco la sorpresa. A Woodcock ieri non interessava più di tanto parlare dei guai di Simona Ventura (Mora nell?interrogatorio: «Io l?ho sempre tutelata. Ho comprato fotografie per ritirarle dal mercato dall?agenzia di Corona e da altre agenzie») o di Michelle Hunziker («Ma figurarsi, roba così vecchia») o di Cristina Parodi. Oppure ancora sulla questione della prostituzione, di cui a Potenza i giudici sono convinti, e che Mora nega assolutamente: «Non faccio queste cose. Ho sempre lavorato onestamente». No, il cuore dell?interrogatorio a cui Mora si è sottoposto ieri, assistito dall?avvocatessa Nadia Alecci, è platealmente finito sul versante politico. Mastella e il pranzo al Bolognese. «Ma è stato del tutto casuale - ha detto l?indagato - . Io ero andato lì a pranzo con l?Alda... E? passato Mastella, che conosco, e mi ha salutato. Carinamente». Già, carinamente. Sguardo ironico di Woodcock. E quando lei è andato al piano di sopra che cosa vi siete detti? «Nego assolutamente di essere andato di sopra. L?incontro è stato al tavolo dove eravamo noi. E? passato, mi ha salutato, due convenevoli, ed è finito». Non è andato a parlare con il ministro in una saletta riservata? Sottinteso: dei suoi guai giudiziari... Corona e poi Mora erano stati informati da Alberto Gilardino che s?indagava sul loro conto già il 30 ottobre. Da quel momento è tutto un cercare notizie e protezioni. E Vallettopoli non era finita sui giornali. «Mai andato di sopra». Chissà se li ha convinti. A Potenza ritengono che Mora sia il Grande Vecchio di questo mondo. Pensano che fosse lui, dietro le quinte, il suggeritore di Fabrizio Corona. E ieri, mentre lo interrogavano, la polizia ha perquisito a fondo il suo appartamento e l?ufficio a Milano. Hanno portato via i computer. Cercano sempre, si sa, il famigerato «archivio» di foto compromettenti per i politici. Al termine, Mora era letteralmente esausto. «Peggio di così... Ma sono sereno». Corona? «Un amico». Non si sente un Moggi dello spettacolo? «Non confondiamo il sacro con il profano. Dove lui è il sacro, io il profano». Comunque si dice tranquillo. «Non è cambiato niente. Questo è il mio mondo. Spero di restarci a lavorare come ho sempre fatto». |
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Colpo Fortunato Il ministro delle Infrastrutture ha capitanato la rivolta contro il disegno di legge sulle retribuzioni dei dirigenti pubblici. Con grande sollievo di uno dei suoi principali collaboratori a cura di Enrico Arosio e Paolo Forcellini (07 marzo 2007) http://espresso.repub... Prima diciamo che non ci sono i soldi per pagare i ricercatori e mettiamo i ticket per il pronto soccorso; poi togliamo il tetto agli stipendi dei manager pagati dallo Stato: devono stringere la cinghia anche loro... Così, al Consiglio dei ministri di venerdì 16 febbraio, il titolare delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha capitanato la rivolta che ha affossato il disegno di legge di Tommaso Padoa-Schioppa sulle retribuzioni dei dirigenti pubblici. Il ministro dell'Economia voleva introdurre due novità. Prima: l'estensione anche ai manager interni del tetto di 270 mila euro stabilito in Finanziaria per i soli consulenti esterni. Seconda: la possibilità, per le amministrazioni, di derogare al tetto, rendendo però note cifre e motivazioni. Di Pietro & C. hanno fatto muro e, almeno per ora, sono riusciti a spuntarla. Il primo a tirare un sospiro di sollievo è stato uno dei principali collaboratori del ministro: il suo capo di gabinetto, Vincenzo Fortunato. Al compenso per l'incarico alle Infrastrutture l'alto burocrate può sommare, secondo quanto risulta a 'L'espresso', un emolumento superiore ai 430 mila euro, percepito come professore della Scuola superiore dell'Economia e delle finanze. Fortunato di nome e di fatto. (07 marzo 2007) Edited by User 3,546,092 on Mar 13, 2008 10:34 AM |
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che schifo. |
| danilo | |
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che schifo al quadrato ! di pietro balordo e uccisore dei conti pubblici italiani !
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