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Rifiuti di stato sotto il mare

Maurizio Mezzini
Posted Nov 7, 2009 11:48 AM
user 5360977
Bologna, BO
Post #: 534
Quelli non sono RIFIUTI DI STATO, ma di chi li produce!
Chi sono in Italia quelli che producono materiale radioattivo ed altamente nocivo, che costerebbe molto smaltire regolarmente?

Le industrie chimiche?
Farmacologiche?
Ospedaliere?

Quindi chi è che ha seppellito questi materiali nei fondali del mediterraneo e nelle discariche abusive campane?
La mafia intesa come manovalanza?
No!
La mafia intesa come corporazione, la mafia intesa come coperture politiche.
Quelli sono i responsabili!
iciano
Posted Nov 7, 2009 12:41 PM
user 5001513
Forlì, FC
Post #: 3,063


biggrin a mare aperto

iciano
XLR
Posted Nov 7, 2009 1:53 PM
iRaul
Fáskrúðsfjörður, IS
Post #: 3,126
Quelli non sono RIFIUTI DI STATO, ma di chi li produce!
Chi sono in Italia quelli che producono materiale radioattivo ed altamente nocivo, che costerebbe molto smaltire regolarmente?

Le industrie chimiche?
Farmacologiche?
Ospedaliere?

Quindi chi è che ha seppellito questi materiali nei fondali del mediterraneo e nelle discariche abusive campane?
La mafia intesa come manovalanza?
No!
La mafia intesa come corporazione, la mafia intesa come coperture politiche.
Quelli sono i responsabili!

1) le scorie nucleari sono gestite da imprese di stato.

2) a quanto dice un pentito, chi affidava alla camorra l'affondamento delle navi erano personaggi dei servizi segreti italiani.

Una nave e mille misteri
di Riccardo Bocca
Dopo i rilievi eseguiti, per il ministro e il procuratore Grasso il caso del relitto dei veleni è risolto. Eppure troppi sono ancora i dubbi. E si parla già di depistaggio

XLR
Posted Nov 7, 2009 2:08 PM
iRaul
Fáskrúðsfjörður, IS
Post #: 3,127
Un mare di bugie
http://bocca.blogauto...

È accaduto ieri sera, in diretta, indiscutibilmente. È successo che accidenti, a Sky Nightline, ho portato la registrazione -chiara, netta- del responsabile della società Arena Sub, che il 12 settembre era alla guida del meccanismo sottomarino per filmare il relitto della nave al largo di Cetraro.

Le sue parole sono tanto disinteressate quanto inequivocabili: «Quella nave aveva due stive, e io le ho viste con i miei occhi completamente piene». L’esatto opposto di quanto hanno pubblicamente sostenuto la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Ma c’è di più, in questa giornata di pioggia e pensieri.

C’è che ieri sera, a Sky, mentre mi atteggiavo a ospite, c’era in collegamento lo stimatissimo dottor Federico Crescenti, capitano di vascello e responsabile del Ram, il reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, alle dipendenze funzionali del ministro Prestigiacomo.

E cos’è successo, di tanto importante? È accaduto che, imprevedibilmente, e meravigliosamente, al dottor Crescenti sia sfuggita un’informazione fondamentale. Ovvero che le rilevazioni con il Rov sottomarino sono iniziate la sera del 27 ottobre scorso, mentre già la mattina il ministro annunciava che la nave affondata non era la Cunski e i rilievi erano stati svolti.

Per l’esattezza, il ministro ha dichiarato alle ore 12,56 del 27 ottobre: «Il Rov, il robot sottomarino, ha svolto già le misurazioni ed i rilievi fotografici del relitto e le prime analisi ambientali. Il relitto al largo di Cetraro non corrisponde alle caratteristiche della Cunski”.

Un quarto d’ora dopo, il ministro è stato smentito dai responsabili della Geolab, la società incaricata dei rilievi. I quali, alle 13,12, hanno dichiarato: “Il Rov non è ancora entrato in acqua”.

Grave, gravissimo tutto questo.

Chi ha mentito? Perché lo ha fatto? Su quali filmati e informazioni si è basata il ministro? Chi glieli ha forniti?

E qui mi fermo, perché di dieci domande, a questo punto, ne abbiamo abbastanza.
XLR
Posted Nov 8, 2009 6:38 AM
iRaul
Fáskrúðsfjörður, IS
Post #: 3,136
NAVI DEI VELENI
Un silenzio colpevole
http://www.ilmanifest...

Il manifesto ha iniziato a riprendere la storia delle rotte dei veleni il 5 settembre 2009, in un reportage sulla discarica di Borgo Montello, in provincia di Latina. Questa zona a pochi chilometri da Roma, dove secondo alcuni collaboratori di giustizia i casalesi hanno interrato per anni rifiuti pericolosi, ha una vocazione agricola. È una sorta di giardino dove vengono coltivati ortaggi, frutta, uva da vino. Pochi mesi fa l'Arpa Lazio (Agenzia regionale per la protezione ambientale), ha scritto che la falda acquifera è contaminata. Bene, il sospetto era - ed è - che qui siano finiti una parte di fusti con rifiuti pericolosi trasportati alla fine degli anni '80 da alcune navi dei veleni.
Il ritrovamento, ieri, di un container sul fondo del mare toscano aggiunge un altro tassello alla nostra ricostruzione. E, qualora fosse appurato che si tratti di rifiuti tossici, sarebbe la dimostrazione di quello che stiamo cercando di dimostrare: il «caso» non si ferma al relitto di Cetraro e quella che stiamo riprendendo non è solo una storia del passato, ma uno scempio che continua ancora oggi.
Il sistema delle rotte tossiche è stato utilizzato da almeno 140 "grandi marche", ovvero dal gotha del sistema industriale italiano, come abbiamo raccontato e documentato nei giorni scorsi. E quella stessa rete di connivenze, complicità criminali, dove accanto a pezzi dello stato vediamo all'opera le peggiori mafie - camorra e 'ndrangheta - si è poi allargata e specializzata nel corso degli ultimi anni. Ci sono almeno cinque questioni che aspettano una risposta.
Le cronache più recenti parlano di settori dell'Enea alleati con faccendieri come Flavio Carboni per gestire presunti traffici illeciti di amianto (inchiesta su discarica di Pomezia, 2009); abbiamo assistito alla gestione di immense discariche nel biutiful cauntri dei casalesi; abbiamo scritto di come società di grandi dimensioni bruciassero di tutto senza nessun controllo negli inceneritori. Sono pezzi della stessa storia, che prosegue dagli anni '80, da quando le navi italiane portavano in giro per il mondo gli scarti delle nostre industrie.
Per questo continueremo a parlare su queste pagine di navi dei veleni. Ci sono domande che da mesi aspettano una risposta dal governo. Tasselli di un unico disastro ancora avvolti da una fitta rete di reticenze politiche e istituzionali. Le elenchiamo, sperando che qualcuno un giorno riuscirà a sbrogliare la matassa e a dare qualche risposta. Eccole.
1)
Il 5 settembre abbiamo chiesto alla Protezione civile di sapere dove sono stati smaltiti i 10.500 fusti tossici riportati in Italia dalla nave Zanoobia nel maggio del 1988. La protezione civile fino ad ora non è stata in grado di rispondere. Chiediamo dunque al ministro dell'ambiente: il governo è in grado di spiegare come e dove sono stati smaltiti i rifiuti tossico-nocivi rientrati in Italia tra il 1988 e il 1989?
2)
Il ministro Carlo Giovanardi nel 2004 dichiarò in Parlamento: «Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico d'armi. (...) Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei». Quali sono questi paesi che sono stati coinvolti nel traffico internazionale di rifiuti?
3)
Il 24 gennaio del 2006 l'allora sostituto procuratore della Repubblica di Paola Francesco Greco riferì davanti alla commissione bicamerale sui rifiuti che era stato individuato al largo di Cetraro un relitto della lunghezza di 126 metri circa. Dopo ulteriori informazioni acquisite dal Procuratore di Paola Bruno Giordano, l'assessore regionale della Calabria Silvio Greco ha scritto il 14 maggio 2009 al ministro dell'ambiente chiedendo un intervento per lo studio del relitto. Perché in questi quasi quattro anni il Ministero dell'ambiente non ha mai approfondito quanto comunicato dalla Procura di Paola fin dal gennaio 2006?
4)
Nella stessa seduta del gennaio 2006, il pubblico ministero Francesco Greco affermò che non era riuscito ad ottenere informazioni precise dalle Capitanerie di Porto sui relitti presenti al largo di Cetraro e che in alcuni casi era stato opposto il segreto militare. Risulta al ministro che esista un segreto di stato o militare sui relitti presenti sui fondali del mare della Calabria? E' stato mai apposto il segreto sulla vicenda delle navi dei veleni? E' vero che la Guardia Costiera non fornì le informazioni chieste dalla Procura di Paola, come sostiene il magistrato Francesco Greco?
5)
Nel maggio del 2007 un imprenditore di Fondi (Latina), Massimo Anastasio Di Fazio, poi arrestato con l'accusa di usura con modalità mafiose, annunciò di aver concluso un accordo con la Liberia per l'esportazione di rifiuti in Africa per un valore di 170 milioni di euro. Secondo quanto riportato dal sito dell'emittente locale canale sette, all'accordo avrebbe partecipato anche l'ex sindaco Luigi Parisella. Oggi riportiamo poi la storia dei container buttati in mare da navi tedesche, solo quattro mesi fa. Risulta al ministro dell'ambiente che esistono oggi accordi per l'esportazione di rifiuti pericolosi da parte di aziende italiane verso l'Africa? Quali procedure di controllo dei nostri mari vengono attuate per bloccare lo scarico di rifiuti da parte di navi mercantili?

05.11.2009
Maurizio Mezzini
Posted Nov 8, 2009 7:13 AM
user 5360977
Bologna, BO
Post #: 537
@xlr

Ciao, io non sono un mafioso, e credo nemmeno tu e tanti altri, e noi siamo lo stato.
Quelli che producono scorie radioattive e chimiche sono sopratutto spa.
società a capitale azionario.
dicamo che grazie all'operato di politici che dovrebbero essere a nostro servizio, ma che hanno interessi privati, e sono li per fare l'interesse di qualcuno e non di tutti, queste società in modo mafioso compiono gesti contro la salute pubblica e devastano il territorio.
Certo, ci sono dietro i servizi segreti, ma servizi per chi?
I depistaggi sulle stragi sono stati fatti dai servizi segreti, Ilaria Alpi è stata uccisa perchè aveva scoperto un traffico di rifiuti tossici e radioattivi gestiti da imprenditori italiani protetti dai politici italiani, organizzati dai servizi segreti,
non c'è da meravigliarsi, daltro canto il capo dei servizi oggi è de gennaro.
Le discariche abusive della campania erano gestite da società costituite a doc dai politici nazionali.
Allora chi è la mafia?
Dov'è la mafia?
Di che stato fanno parte?
XLR
Posted Nov 8, 2009 12:27 PM
iRaul
Fáskrúðsfjörður, IS
Post #: 3,147
@xlr

Ciao, io non sono un mafioso, e credo nemmeno tu e tanti altri, e noi siamo lo stato.
Quelli che producono scorie radioattive e chimiche sono sopratutto spa.
società a capitale azionario.
dicamo che grazie all'operato di politici che dovrebbero essere a nostro servizio, ma che hanno interessi privati, e sono li per fare l'interesse di qualcuno e non di tutti, queste società in modo mafioso compiono gesti contro la salute pubblica e devastano il territorio.
Certo, ci sono dietro i servizi segreti, ma servizi per chi?
I depistaggi sulle stragi sono stati fatti dai servizi segreti, Ilaria Alpi è stata uccisa perchè aveva scoperto un traffico di rifiuti tossici e radioattivi gestiti da imprenditori italiani protetti dai politici italiani, organizzati dai servizi segreti,
non c'è da meravigliarsi, daltro canto il capo dei servizi oggi è de gennaro.
Le discariche abusive della campania erano gestite da società costituite a doc dai politici nazionali.
Allora chi è la mafia?
Dov'è la mafia?
Di che stato fanno parte?

Non sono un mafioso, ma non mi riconosco minimamente in questo stato. Non mi rappresenta e lo ripudio totalmente.
Tu che sei contro le ideologie, non ti aggorgi di fare pura ideologia quando dici "noi siamo lo stato"?
Questo stato é corroto, ladro, assassino, antidemocratico, anticostituzionale, oligarchico, e chi più ne ha più ne metta.
Dire che "lo stato siamo noi" é una barzelletta (berlusconiana).

GAUDI' libero
Posted Nov 8, 2009 12:48 PM
AZULGRANA
Borgo San Lorenzo, FI
Post #: 481

Non sono un mafioso, ma non mi riconosco minimamente in questo stato. Non mi rappresenta e lo ripudio totalmente.
Tu che sei contro le ideologie, non ti aggorgi di fare pura ideologia quando dici "noi siamo lo stato"?
Questo stato é corroto, ladro, assassino, antidemocratico, anticostituzionale, oligarchico, e chi più ne ha più ne metta.
Dire che "lo stato siamo noi" é una barzelletta (berlusconiana).


BITE !!shock

lucy cassini
Posted Nov 8, 2009 3:14 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,414
Navi dei veleni: La Commissione Ecomafie interroga Fonti. E il caso e' tutt'altro che chiuso


di Monica Centofante - 7 novembre 2009
Francesco Fonti non fa un solo passo indietro. E davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che lo ha interrogato riservatamente lo scorso 5 novembre, per oltre cinque ore, si è detto determinato ad “andare fino in fondo, fino all’ultimo”.


“Solo per onore del vero, per il rispetto degli altri, di me stesso, di questa commissione”.
L’ex boss della ‘Ndrangheta che ha permesso la riapertura delle indagini sulle cosiddette “navi dei veleni” non si è fatto scoraggiare dalle dichiarazioni di inattendibilità espresse qualche tempo fa dalle procure di Catanzaro e Reggio Calabria, così come dalla Procura nazionale antimafia diretta da Piero Grasso. E alla Commissione presieduta da Gaetano Pecorella ha fornito nuovi elementi e molti importanti riscontri alle dichiarazioni rese in precedenza alla magistratura. Proprio ora che il dibattito sulle “navi” si è fatto più acceso mentre le affermazioni rassicuranti del Ministero dell’Ambiente e della stessa Dna pretendevano di archiviare un caso che appare tutt’altro che chiuso.
Il primo dato importante, assicura ad ANTIMAFIADuemila l’avvocato Claudia Conidi, legale del pentito, è che la stessa Commissione si è espressa in modo favorevole nei confronti del collaboratore, “sottolineando che se non lo avesse ritenuto attendibile non si sarebbe spostata, per ascoltarlo, da Roma fino a Bologna”, dove Fonti è stato interrogato. E dello stesso avviso, ha proseguito Conidi, i magistrati di Livorno, “che nella persona del Procuratore e del sostituto Mannucci ha già proceduto ad un primo interrogatorio di Fonti, che sarà poi sentito in altra occasione”.
Considerazioni del tutto opposte a quelle manifestate in precedenza dalle altre procure quindi e una precisa volontà, espressa dallo stesso Pecorella in una nota, di “verificare puntualmente, per fare chiarezza”, “una serie di elementi, di cui alcuni mai emersi finora”.
Nel corso dell’audizione di giovedì, in sostanza, Fonti ha ripercorso tutti i punti del memoriale consegnato nel 2003, nel carcere milanese di Opera, all’allora sostituto procuratore antimafia Vincenzo Macrì. Facendo dei distinguo rispetto alla rielaborazione giornalistica pubblicata nel 2005, in esclusiva, dall’Espresso. Il pentito, per quanto trapelato, ha confermato che il suo ingresso nel mondo dello smaltimento dei rifiuti tossici e radioattivi è avvenuto nel 1987 con i 500 fusti trasportati in Somalia e i 100 interrati in Basilicata. Ed è proseguito nel 1992 con altri 1000 bidoni provenienti da Latina e diretti nella stessa località africana. Molto dettagliata la ricostruzione dei contatti avuti a suo tempo con Ciriaco De Mita (che ha già annunciato una querela), compresi gli incontri nell’attico romano del politico. Nonché la partecipazione all’affondamento di tre navi delle quali, in risposta alle polemiche sorte sui nomi delle imbarcazioni, sottolinea: non ne conoscevo direttamente l’identità. Conferma da Fonti sarebbe arrivata anche per le sue precedenti dichiarazioni sulla vicenda Moro mentre una serie di precisazioni si sarebbero ritenute necessarie per la vicenda che riguarda l’Enea di Rotondella, in Basilicata: il pentito aveva raccontato che in quel luogo erano stati depositati dei fusti pericolosi, ma i sopralluoghi effettuati inizialmente insieme al pm Felicia Genovese – poi coinvolta nell’inchiesta Toghe Lucane con l’accusa di aver insabbiato una serie di importanti indagini – non erano approdati a nulla di buono. La verità, spiega oggi Fonti, “è che non ero stato posto nelle condizioni idonee alla verifica”. In seguito ad un’alluvione il paesaggio era stato stravolto e la perlustrazione, effettuata dall’alto con un elicottero, non gli aveva permesso di riconoscere quei luoghi che il pentito, all’epoca dei fatti, aveva percorso di notte e al volante di una macchina. “Se almeno mi avessero dato vecchie mappe paesaggistiche – ha spiegato – molto probabilmente con indicazioni su cartina quei fusti li avrei fatti trovare”.
“Del resto – precisa ancora l’avvocato Conidi, che ad ANTIMAFIADuemila ha confermato i contenuti delle indiscrezioni – tutti i processi in cui Fonti è stato sentito si sono conclusi con sentenze che hanno dichiarato la sua piena attendibilità. Ma per arrivare a questo risultato i processi devono essere fatti. Perché tutta questa fretta di dichiarare inaffidabile il mio assistito sulla base di un dato formale come quello dei nomi delle navi?”. E “perché questa fretta nel definire chiusa la partita?”
La domanda rimbalza da giorni in diversi ambienti insieme alle decine di dubbi sulle versioni ufficiali proposte dal Ministero diretto da Stefania Prestigiacomo.
Non convincono le immagini del “Catania”, che stridono con i rilievi effettuati sul relitto scoperto a settembre in seguito alle dichiarazioni di Fonti, e neppure coincidono le coordinate latitudinali e longitudinali fornite dal Ministero con quelle individuate dal procuratore di Paola Bruno Giordano.
La nave scoperta grazie alle indagini del dottor Giordano era lunga 110 -120 metri, larga 20 e alta 10; il Catania – secondo il sito sui disastri navali wrecksite.eu – è lunga 95,8, larga 13 e alta 5,5; mentre i dati forniti ufficialmente parlano di un relitto lungo 103 metri. In quanto alle coordinate la presunta Cunsky si troverebbe a 3 miglia e mezzo rispetto alla Catania. Mentre il ministro sembra voler ignorare le dichiarazioni fornite nel 2006 dall’allora sostituto procuratore di Paola Franco Greco, il quale aveva assicurato che in quel tratto di mare ci sarebbero tre diverse navi.
A tutto questo si sono aggiunte ieri le dichiarazioni di Pippo Arena, il pilota del robot sottomarino che ha registrato le prime immagini del relitto per conto della Regione Calabria. E che ha smentito il vice procuratore della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli il quale aveva dichiarato che la stiva della nave era vuota. “La nave che ho ispezionato io – assicura Arena – aveva due stive. Ed erano piene, tanto che un pesce cercava di entrare e non vi riusciva”.
Le rivelazioni sono riportate da l’Espresso, in un articolo a firma di Riccardo Bocca, che sottolinea un’altra discrepanza: quella fra le affermazioni del procuratore Vincenzo Antonio Lombardo – attorno alla nave “c’era una folta vegetazione”. “Lo abbiamo visto dalle immagini (…). Ci fosse stata radioattività, tutto questo non sarebbe stato presente” – e la spiegazione di Roberto Danovaro, ordinario di Biologia marina all’Università politecnica delle Marche: “E’ impossibile che il relitto, a quasi 500 metri di profondità sia coperto di vegetazione”. Perché “la mancanza di luce impedisce la vita di alghe e piante marine”.
continua su.......
http://www.antimafiad...
lucy cassini
Posted Nov 8, 2009 3:26 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,415
Ecco le prime immagini della nave dei veleni. E' stata scoperta a 20 miglia dalla costa del tirreno cosentino, al largo di Cetraro, a 500 metri di profondità. Chi le ha viste con attenzione non ha dubbi: è una nave cargo a doppia stiva. In altre immagini, volutamente non ancora diffuse, si vedono anche dei fusti misteriosi. Se le prossime analisi confermeranno il contenuto del carico, che si teme sia composto di scorie radioattive, sarebbe la prima volta che viene squarciato il velo di mistero che avvolge almeno 20 anni di storia italiana e che coinvolge la 'ndrangheta nella sparizione di molte navi a perdere. La Regione, che ha finanziato la ricerca di questo relitto, non ha competenze e neanche risorse per una bonifica. Intanto cresce l'allarme nella popolazione. Ma le acque sono sicure, ci tengono a precisare gli esperti: il mare ricopre e cancella. Sta all'uomo fare in modo che la verità torni a galla.









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