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COSE DI CASA NOSTRA
IL MIGLIO VERDE ITALIANO ![]() http://metilparaben.b... Italia DI CARLO BERTANI carlobertani.blogspot.com/ Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare.” Leonardo Sciascia Per chi è contrario alla pena di morte, è motivo di gioia quando s’accendono le luci del Colosseo, giacché una condanna alla pena capitale è stata trasformata nell’ergastolo, oppure un Paese ha rinunciato ad applicarla. Ma, nel Belpaese, è stata realmente abolita la pena di morte? Ossia, de iure e de facto? Non ci sembra proprio. Dal punto di vista giuridico, la pena di morte è stata abolita: dal 1994, anche dal Codice Penale di Guerra. E nella realtà? Nel terzo d’Italia governato dalle mafie, la pena di morte viene decretata senza troppi ripensamenti; non confondiamo gli ammazzamenti delle mafie come semplici “regolamenti di conti”: per la gran parte, sono decisioni prese da ben definiti consessi. Le esecuzioni decretate dalle mafie sono state – ad esempio nel periodo 1999-2003, nemmeno fra i più cruenti – 666[1], che significa poco meno di 133 morti l’anno. Sono gli unici? I morti in carcere nel 2008 sono stati 142 [2], un dato vicino alla media dell’ultimo decennio, giacché si va da un minimo di 123 nel 2007 ad un massimo di 177 nel 2001. Sommando gli uni agli altri, otteniamo la bella cifra di 275 morti: sparati, strangolati, suicidi, “suicidati”. Se confrontiamo le 5.000 esecuzioni annue cinesi alla popolazione (1,3 miliardi), otteniamo un rapporto di una esecuzione ogni 260.000 abitanti, mentre in Italia (275 contro 60 milioni) siamo ad un rapporto di 1 a 218.000: più “esecuzioni” che in Cina! E finisce qui? No: Omicidio Mattei Strage di Piazza Fontana Omicidio Mauro De Mauro Strage di Gioia Tauro Omicidio Feltrinelli Strage di Peteano Strage alla questura di Milano Strage di Piazza della Loggia Strage dell'Italicus Omicidio Pasolini Strage di Via Fani e omicidio Moro Omicidio Pecorelli Strage di Ustica Strage di Bologna Omicidio Italo Toni e Graziella De Palo Omicidio Roberto Calvi Strage del rapido 904 Strage di Pizzolungo Omicidio Mauro Rostagno Attentato dell'Addaura Strage del Moby Prince Strage di Capaci Strage di via d'Amelio Omicidio Ilaria Alpi [3] CONTINUA SU...... http://www.comedonchi... |
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Manifestazione per la libertà di stampa. “Siamo 300mila”
3 ottobre 2009 ![]() Piazza del Popolo è stata completamente riempita per la manifestazione per la libertà di stampa, organizzata dalla Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi). Dal palco della manifestazione in Piazza del Popolo gli organizzatori della manifestazione in difesa della libertà di espressione hanno dato i numeri sulle presenze. «Mi dicono che siamo 300 mila», annuncia Andrea Vianello che scherzando aggiunge: «spero che ora non ci accusino anche di bloccare Roma». «Quello che sta accadendo dimostra una vecchia verità, e cioè che verità e potere non coincidono mai»: con queste parole Roberto Saviano ha concluso il suo applauditissimo intervento a Piazza del Popolo, dove si è svolta la manifestazione per la libertà dell’informazione organizzata dalla Federazione nazionale della stampa. «La libertà di stampa che vogliamo difendere - ha sottolineato l’autore di Gomorra - è la serenità di lavorare, la possibilità di raccontare senza doversi aspettare ritorsioni». Un’emergenza particolarmente sentita in Italia, «che è il secondo paese dopo la Colombia per il numero di persone che si trovano sotto protezione. Raccontare in certe parti d’Italia, soprattutto al sud, è complicatissimo - ha detto ancora lo scrittore - e costringe a dover difendere la propria vita». Tra i nemici principali del dovere di raccontare, ha sottolineato Saviano, «c’è l’indifferenza, che isola chi prova a descrivere la realtà. Ecco perchè siamo quì, per dire che ogni paese ha bisogno della massima libertà di espressione». Un modo, secondo Saviano, anche per difendere la memoria «dei giornalisti che sono caduti per e in nome della libertà di informazione». Il, pensiero dell’autore di Gomorra è andato poi alle vittime della tragedia di Messina, «frutto non della natura, ma del cemento. Se si permette a chi scrive di rispondere solo alla propria coscienza, probabilmente la parola avrebbe potuto contribuire ad evitare una catastrofe del genere. Raccontando in qualche modo è possibile trasformare la realtà». «La mafie - ha concluso Saviano - ci hanno tolto l’uso di un termine fondamentale, l’onore: trovandoci quì, abbiamo dimostrato che il paese tiene al suo onore». «È diabolico far credere che questa manifestazione sia una farsa: chi lo afferma è in malafede e lo sa. La legittimazione del voto popolare non autorizza nessuno a colonizzare lo Stato e a spalmare il Paese di un pensiero unico senza diritto di replica»: è un passaggio della lettera di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, letto da Andrea Vianello, sul palco di Piazza del Popolo a Roma. «Quando un governo o un ministro si scagliano contro un giornale con querele milionarie, come è successo anche a noi - ha scritto ancora don Sciortino - c’è qualcosa che non va. E se qualcuno suona il campanello di allarme, non è un farabutto ma fa semplicemente il suo dovere». La lettera del direttore di Famiglia Cristiana si chiudeva con un doppio appello: «I politici si occupino del bene del Paese e liberino giornali e tv dalla loro invadenza. I giornalisti non si lascino usare ed evitino di piegare schiena e ginocchia: la stampa non è lo zerbino del potere». A rappresentare la stampa cattolica alla manifestazione di Roma, anche il comitato di redazione di Avvenire, rappresentato da Eugenio Fatigante, che ha citato il caso Boffo: «Abbiamo avuto la prova che la libertà di stampa è anche possibilità di pubblicare una lettera anonima spacciata come documento giudiziario, per mettere in difficoltà un direttore che con toni pacati si era limitato a dire la sua sulle vicende del premier». Dopo le dimissioni di Boffo, ha aggiunto Fatigante, la linea editoriale del quotidiano non è cambiata: «Per noi il giornalismo è riferire fatti, appurare verità e prendere posizione: lo abbiamo sempre fatto - ha concluso - e continueremo a farlo». A Parigi manifestano per noi Un grande girotondo durato oltre due ore è stato il contributo parigino alla manifestazione di Roma per la libertà di stampa, organizzato dalla rivista Focus In. La manifestazione si è svolta - simbolicamente - a place d’Italie, dove campeggiava un grande cartello che riproduceva la targa della celebre piazza parigina con l’aggiunta della parola “Muselée”, imbavagliata. Fra gli oltre 200 partecipanti - la maggior parte dei quali italiani, studenti o lavoratori - c’erano le rappresentanze del Pd e di Rifondazione comunista di Parigi. I dimostranti - che hanno dato vita al girotondo davanti ai giornalisti presenti e a qualche telecamera - hanno sfilato con un adesivo al braccio sul quale c’era scritto: “FBI” (Farabuttis best information). Nel corso della manifestazione sono state raccolte firme per un appello a sostegno della libertà di stampa in Italia che sarà inviato alla stampa italiana. Ecco il comunicato dell’Fnsi sulla manifestazione La manifestazione per la libertà di informazione, per una stampa che non vuol farsi mettere il guinzaglio da nessuno, che si è tenuta a Roma, in Piazza del Popolo, con inizio alle 15.30, si è aperta alle 16 con un minuto di silenzio dedicato alle vittime della tragedia di Messina. La manifestazione è stata aperta a tutti i cittadini e, per questo, la Fnsi aveva rivolto un invito ad aderire soprattutto alle forze sociali, sindacali, associative del Paese. Modalità organizzative per l’arrivo dei pullman. La manifestazione per la libertà di stampa, è stata seguita con delle dirette televisive da Rainews24 dalle 16 alle 17, Sky Tg24 a partire dalle 16 (canali 100 e 500) e dal Tg4 a partire dalle 16 fino alle 17,30. Queste dirette si sono aggiunte a quelle già programmate da Repubblica tv, da Youdem, dal sito della Cgil e da Popolare Network. “Come è noto - prosegue la nota della Giunta Fnsi- alcune grosse realtà associative sindacali, come Acli, Arci, Cgil, Articolo 21, Libertà e Giustizia, Associazioni di precari, decine di gruppi e movimenti a base territoriale e nazionale, si sono già impegnate nel sostegno dell’iniziativa. Le adesioni continuano ad arrivare numerose, anche dopo il rinvio della data del 3 ottobre (originariamente prevista per il 19 settembre u.s.) per rispettare e partecipare al dolore della tragedia che ha colpito l’Italia con l’attentato terroristico di Kabul, che ha causato la morte di sei soldati, il ferimento di quattro e l’uccisione di decine e decine di civili afgani. Il dibattito della Giunta Esecutiva ha anche confermato le linee guida della manifestazione che avrà una forte impronta di carattere civico e costituzionale sui temi dell’informazione. Le adesioni restano aperte. Possono essere inviate via email alla Federazione della Stampa (che ha aperto sul suo sito, www.fnsi.it, un blog per la manifestazione) ai seguenti indirizzi: segreteria.fnsi@fnsi.it e infofnsi@tin.it o ai fax: 06-6896896 oppure 06-6871444”. (il comunicato della Fnsi) http://www.altroquoti... |
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Il caso Annozero:
tecniche di fabbricazione del giornalismo sovversivo ![]() Bologna, 28 settembre 2009 (avv. Antonello Tomanelli) I sistemi totalitari utilizzano sempre norme appositamente create per reprimere il mero dissenso. Nei Paesi dell’ex blocco sovietico si ricorreva al concetto di atto controrivoluzionario. Sulla base della stessa norma si puniva, ad esempio, chi senza giusto motivo non si recava a votare e chi veniva sorpreso a bisbigliare una critica al Partito. Fino a quella sventurata operaia albanese che distrattamente incartò il pesce fresco in una vecchia pagina di giornale che ritraeva il presidente Enver Hoxa. La caratteristica principale di queste norme è la loro eccessiva genericità. Così, chi le applica ha il potere di farvi rientrare una miriade di comportamenti umani. L’accusa è necessariamente poco circostanziata e chi difende ha un compito estremamente arduo: quello di dimostrare che l’accusato non è un sovversivo. Qui la disparità tra accusa e difesa origina proprio dalla formulazione della norma. L’estrema genericità delle accuse rivolte a Santoro all’indomani della prima puntata di “Annozero” hanno il sapore di una messa in stato di accusa tipica del regime totalitario. Nessuna analisi della trasmissione. Dagli ambienti governativi arriva un’accusa estremamente generica, soprattutto priva di dati fattuali: Santoro avrebbe violato “il principio di correttezza dell’informazione”, dando vita ad una trasmissione “di cattivo gusto”, incentrata sul “gossip”. Se gli accusatori si limitassero alle parole, tutto rientrerebbe nella normalità. Ciascuno è libero di esercitare il diritto di critica. Ma se tali “argomentazioni” (si fa per dire) sono utilizzate per preannunciare l’adozione di provvedimenti limitativi dell’attività informativa di “Annozero”, allora siamo di fronte ad una profonda crisi del sistema democratico, originata dalla volontà di azzerare la libertà di informazione, impedendo ai giornalisti ogni approfondimento informativo che possa risultare “scomodo” al Potere costituito, e a suo insindacabile giudizio. Santoro avrebbe violato il principio di correttezza dell’informazione. Sarebbe interessante capire in che termini. Un’accusa fumosa, alla quale riesce difficile replicare. A meno che per informazione corretta non si intenda quella innocua, quella che rinuncia a mettere a nudo le nefandezze del Potere. In questo senso, Santoro sarebbe un sovversivo, perché ha presentato ad un pubblico di 6 milioni di persone un presidente del Consiglio attratto più dalle prostitute che non dagli impegni istituzionali, e attenzionato dalla stampa di tutto il mondo che senza mezzi termini lo considera incapace di governare. E il testimoniare che nei palazzi del Potere, in quelle stesse stanze dove spesso sono ospitati anche capi di Stato esteri, il presidente del Consiglio, insieme ad un losco individuo di nome Tarantini, organizzi festini con ragazze a pagamento diventa gossip. In effetti, l’unico modo per impedire l’approfondimento di fatti così imbarazzanti è far leva sul concetto di privacy. Ma si legga l'art. 6, comma 2°, del codice di deontologia dei giornalisti, che è parte integrante del Codice della Privacy. Legge alla mano, è chiaro che la privacy salverebbe il presidente del Consiglio solo se la diffusione di quei fatti non potesse minimamente incidere sul suo rapporto con la collettività. Cosa che, francamente, nessuna persona sana di mente o in buona fede si sentirebbe di sostenere. Infine, vi è l’iniziativa del ministro Claudio Scajola, che ha la delega per le Comunicazioni, di convocare d’urgenza i vertici Rai per l’adozione di provvedimenti contro “Annozero”. Alla bisogna, cita l’art. 39 del contratto nazionale di servizio tra ministero delle Comunicazioni e Rai. continua su...... http://www.difesadell... |
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. "L'Italia è il paese - l'unico dell'Unione Europea - nel quale in 40 anni sono stati uccisi undici giornalisti (nove per mafia e due per terrorismo)" tra cui: Giovanni Spampinato, Giancarlo Siani, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Mauro Rostagno, Giuseppe Fava, Beppe Alfano,.. Alberto Spampinato è Quirinalista (cioè che si occupa delle attività politiche del Quirinale) dell'Ansa, consigliere nazionale della FNSI, fratello di Giovanni, il corrispondente del quotidiano 'L'Ora' ucciso a Ragusa nel 1972. Autore del saggio 'Se il giornalista resta solo'. Per la rivista 'Problemi dellInformazione' ha scritto nel marzo 2008 'Il continente inesplorato. Mafia, informazione, vittime'. Inoltre autore del libro: 'C'erano dei bei cani ma molto seri' storia del fratello Giovanni ucciso "per aver scritto troppo". Giovanni Spampinato (Ragusa, 1948 27 ottobre 1972) è stato un giornalista italiano, vittima della mafia. Fu a partire dagli ultimi anni sessanta corrispondente dalla sua città del giornale L'Ora, di Palermo, e de l'Unità.Venne assassinato il 27 ottobre 1972 da Roberto Campria, figlio dell'allora presidente del tribunale di Ragusa, in un contesto che all'epoca non venne adeguatamente investigato in sede giudiziaria. Spampinato indagava sull'uccisione di un facoltoso ingegnere-imprenditore, Angelo Tumino, che era avvenuta a Ragusa il 25 febbraio dello stesso anno.Era altresì impegnato in una inchiesta sulle attività del neofascismo in Sicilia, in relazione pure a situazioni di contrabbando e di affari illeciti con la mafia che avevano luogo lungo le aree orientali dell'isola. Introduce e modera Erica, in arte Cuzza, il mattino di sabato 25 luglio al Campeggio Resistente. |
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Lo scudo fiscale tra amnistia condizionata e depenalizzazione discriminatoria: quando giustizia vuol dire fortuna.
![]() Nel sito ufficiale della Presidenza della Repubblica possono leggersi le considerazioni che la inducono ad escludere la manifesta incostituzionalità della legge di conversione del decreto-legge n. 103 del 2009, meglio noto come “scudo fiscale”. Eccone il testo. A proposito del Decreto correttivo del provvedimento anticrisi Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha esaminato attentamente, seguendone l'intero percorso parlamentare, la legge di conversione del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009, approvata definitivamente dalla Camera dei Deputati dopo la posizione da parte del Governo della questione di fiducia sul testo trasmesso dal Senato. Si osserva innanzitutto che la complessiva disciplina dello scudo fiscale comprese le ulteriori modificazioni introdotte in materia nel testo del decreto-legge n. 103 del 2009 - disciplina che più correttamente avrebbe dovuto trovare collocazione nel testo originario del decreto-legge anticrisi - comporta scelte di merito che rientrano nella esclusiva responsabilità degli organi titolari dell'indirizzo politico di governo. Si rileva nello stesso tempo che sono state confermate le correzioni che avevano accompagnato la promulgazione della legge di conversione del precedente decreto. Infatti, la legge prevede la punibilità di tutti i reati strumentali all'evasione fiscale per i quali sia stata già esercitata l'azione penale e stabilisce che le dichiarazioni di rimpatrio o di regolarizzazione sono utilizzabili a sfavore del contribuente nei procedimenti penali pendenti e futuri. Quanto al riciclaggio e agli altri reati che la legge esclude dal beneficio della non punibilità, si è preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo in sede parlamentare e dalla Agenzia delle entrate, secondo cui la legge mantiene l'obbligo di segnalare le operazioni sospette di costituire il frutto di reati diversi da quelli per i quali si determina la causa di non punibilità. Si ricorda infine che la previsione di ipotesi di non punibilità subordinata a condotte dirette ad ottenere la sanatoria di precedenti comportamenti non è ritenuta qualificabile come amnistia in base a ripetute pronunce della Corte costituzionale, da ultimo con ordinanza 9 aprile 2009, n. 109. Il Capo dello Stato procederà quindi alla promulgazione della legge di conversione del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103. continua su..... http://toghe.blogspot... |
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Uno scudo che copre l’ignominia e l’arroganza di Mauro Beschi ![]() Lo Scudo fiscale è stato introdotto con il DDL anticrisi dell’estate scorsa. La norma prevede l'istituzione di un'imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato a condizione che le stesse vengano rimpatriate da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paese dell'Unione europea. Sarà applicata un aliquota complessiva del 5% sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008 o rimpatriate e regolarizzate a partire dal 15 settembre 2009 e fino al 15 aprile 2010 e si prevede che l'imposta si applichi su un rendimento lordo presunto in ragione del 2% annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione senza possibilità di scomputo di eventuali perdite e con un'aliquota sintetica del 50% l'anno, comprensiva di interessi e sanzioni e senza diritto allo scomputo di eventuali ritenute e crediti. Si garantisce l'anonimato e si prevede che "il rimpatrio ovvero la regolarizzazione si perfezionano con il pagamento dell'imposta e non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale". Quindi al nuovo scudo non saranno applicati accertamenti, come è già successo per le passate edizioni. Dunque siamo in presenza di un ulteriore condono, nonostante i giuramenti di sangue che non sarebbero stati più utilizzati. In realtà questa scelta è la rappresentazione ulteriore delle contraddizioni e delle debolezze delle politiche economiche del Governo attraverso la riproposizione di provvedimenti “una tantum”, fondati su esigenze di “cassa”, privi di un orizzonte strutturale anche se tutti segnati dalla scelta di “remunerare” i soggetti economici che costituiscono il blocco sociale della destra berlusconiana (altro che, con buona pace di Brunetta, lotta alle rendite). Ma i messaggi contenuti da questo provvedimento sono devastanti sotto più versanti: • In primo luogo quello della residualità della lotta all’evasione fiscale in un Paese in cui essa è da sempre abbondantemente praticata e in cui il carico preponderante delle imposte grava su lavoratori dipendenti e pensionati. Più di tante parole valgono le cifre emerse da una recente Ricerca di “KRLS Network of Business Ethics”: LA MAPPA DELL'EVASIONE FISCALE IN ITALIA (LUGLIO 2009) Le categorie Stima annua dell’imposta evasa ECONOMIA SOMMERSA Almeno 2.400.000 occupati svolgono un’attività irregolare come lavoratori dipendenti € 34 MLD ECONOMIA CRIMINALE Controllo del territorio € 42 MLD SOCIETA’ CAPITALE Il 81% delle società di capitali dichiara redditi negativi o meno di € 10 mila € 18 MLD BIG COMPANY Transfer pricing conti off-shore e società estere € 31 MLD LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali € 10 MLD TOTALE € 135 MLD continua su ...... http://www.sinistra-d... |
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Sulla salute niente Patto. Solo tagli
Nel silenzio generale, si sta consumando una battaglia tra governo e regioni con al centro la sanità. Con il governo che pensa solo a ridurre le risorse per il sistema, nonostante in Italia si spenda meno che altrove Il tema delle risorse finanziarie a disposizione della spesa sanitaria è un tema di fondamentale importanza, perché investe il diritto alla salute, uno dei valori essenziali di una nazione, non a caso tutelato costituzionalmente in Italia. Ma sotto il governo Berlusconi-Tremonti si pensa soprattutto a diminuire i soldi a disposizione. Ma la spesa sanitaria in Italia è davvero fuori controllo? LA SPESA SANITARIA CRESCE OVUNQUE – Negli ultimi quindici anni in tutti i paesi Ocse si è rilevato un forte aumento della spesa sanitasanitaria, non solo in termini nominali, ma anche in rapporto al PIL, in conseguenza di fattori quali l’invecchiamento della popolazione, lo sviluppo delle tecnologie, l’incremento delle aspettative da parte dei cittadini. La media Ocse si colloca attorno al 9%, anche se ci sono forti differenze tra i livelli di spesa dei diversi Paesi: nel 2007, secondo l’Oecd Health data pubblicato a luglio 2009, i valori di spesa più alti in rapporto al Pil sono quelli degli USA (16%), Svizzera (10,8%), Francia (11,0%) e Germania (10,4%), mentre l’Italia si attestava solo all’8,7%. In termini di spesa per abitanti a parità potere d’acquisto, si va dai 7.290 dollari degli USA, ai 3.588 della Germania, 3.601 della Francia, mentre l’Italia si attesta, sempre nel 2007, sui 2.686 dollari pro capite. Quindi, la spesa sanitaria in Italia non è certo eccessiva. Senza tener conto che in Italia da diversi anni si registra un’espansione demografica, dovuta all’immigrazione (regolare) elevata. PUBBLICO O PRIVATO? – Un altro punto da considerare è la modalità di finanziamento del sistema. Alcuni favoleggiano che il nostro sistema sarebbe eccessivamente controllato dal pubblico, mentre altrove sono i privati a farla da padroni. Falso: la quota di spesa sanitaria finanziata da risorse pubbliche è mediamente oltre il 73%. I paesi con un Servizio Sanitario Nazionale stanno sopra la media OCSE (sempre nel 2007, la Norvegia è all’84,1%, il Regno Unito 81,7%). L’Italia con il 76,5% si colloca in una posizione intermedia. Ma anche gli Usa, dove si sta discutendo della riforma perché molti cittadini non sono coperti dal sistema sanitario così com’è, e che sono considerati un paese a sanità “privata”, la spesa pubblica raggiunge comunque il 45,4% del totale. UN SISTEMA SOTTO CONTROLLO - In Italia, dati alla mano, non si spende di più della media dei paesi ricchi e la spesa sanitaria è largamente sotto controllo. Ci sono, è vero, alcune situazioni di regioni in disavanzo strutturale e che sono sottoposte a piani di rientro. Ma, pur se è necessario continuare gli sforzi in favore della sostenibilità del sistema sanitario, perché non si devono sprecare i soldi dei cittadini, l’obiettivo resta comunque la tutela della salute. Quella che, secondo le Regioni, tutte d’accordo, il governo rischia seriamente di mettere a repentaglio con le sue scelte, caratterizzate – nonostante i dati Ocse descritti in premessa non denotino situazioni diverse da quanto accade negli altri paesi – dalla stretta finanziaria, in un quadro anche di numerose di leggi emanate in breve tempo.sacconi-tremonti LE SCELTE DI TREMONTI – Lo scorso anno, con la Legge 133/2008 il governo ha fissato il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale per il triennio 2009-2011 (102,6 miliardi di euro per l’anno 2009, in 103,9 per il 2010 e 106,3 per il 2011), con una significativa correzione al ribasso delle risorse rispetto al quadro tendenziale stimato in precedenza (2 miliardi di euro nel 2010 e a 3 miliardi nel 2011). In cambio, si diceva, ci saranno compensazioni con misure di sistema, concordate con le Regioni, nel nuovo Patto per la salute 2010-2011, da sottoscrivere entro il 31 ottobre 2008. Data trascorsa da un pezzo, e senza alcuna sottoscrizione. Il Governo ha approvato un’altra legge, la n.77/2009, che prevede, a fronte di una manovra sui prezzi dei farmaci equivalenti, un’ulteriore diminuzione del finanziamento del SSN 2009, per 380 milioni di euro. Per il 2010-2011, con un’altra legge (e siamo a 3), la legge n. 102/2009, il governo ha ulteriormente modificato la Legge 133/2008, prevedendo, con la reiterazione delle misure sui farmaci equivalenti per il 2009, la creazione di un fondo vincolato di 800 milioni di euro sottratto al finanziamento SSN. Il risultato è che per il 2010 il finanziamento scenderebbe a 103,145 miliardi. Se le cose finissero così, per la prima volta nella storia del servizio sanitario nazionale, ci sarebbe una riduzione in termini assoluti del finanziamento pari a -0,33% rispetto all’anno precedente. Solo nel 2011 il finanziamento tornerebbe a crescere del 2,7%. L’IRA FUNESTA DELLE REGIONI – Le scelte unilaterali del governo, difficilmente spiegabili – dati alla mano - con un eccesso di spesa per abitante, o per colpa di un incremento eccessivo degli ultimi anni, portano le risorse per il 2010 ad un livello totalmente insostenibile non per le Regioni “sprecone”, ma anche per quelle virtuose, quelle con i conti in ordine come la Lombardia, l’Emilia, l’Umbria. Per tutte c’è il fondato rischio di non riuscire ad assicurare i livelli essenziali di assistenza. Ed ecco il contentino: con la legge 102/2009 il governo ha aggiornato al 15.10.2009 (quindi, tra pochi giorni) il termine per la stipula tra regioni e governo del nuovo “Patto per la salute”, in cui ridefinire i termini della collaborazione per il biennio 2010-2011. La trattativa è in corso, e il Ministero dell’economia ha predisposto una bozza del Patto. Quando l’hanno letta, pare che Formigoni e company siano saltati dalla sedia! Si tratta di un piano raffazzonato, carente sul piano degli obiettivi di politica sanitaria e che non prevede l’integrazione di risorse richiesta dalle regioni. Dà un altro piccolo contentino, rideterminando il fondo sanitario per il 2010 a 104,416 milioni di euallied_healthro, giusto quel tanto che basta per non far diminuire rispetto all’anno precedente la dotazione di risorse. MA LA SALUTE NON VI INTERESSA? – prevedere un aumento nominale dello 0,01% del Fondo Sanitario, in presenza di un aumento di popolazione che viaggia su valori dello 0,7% annuo, con un inflazione bassa ma comunque non pari a zero, soprattutto in questo settore dove i prezzi corrono è una presa in giro. Le Regioni sono inferocite. Anche perché il governo le “autorizza” a finanziare eventuali deficit con l’introduzione dei compartecipazioni alla spesa da parte dei cittadini. Cioè con i ticket, anche sui ricoveri ospedalieri, a copertura di “almeno il 75 per cento dello squilibrio rilevato”. Quindi, l’onere politico di chiedere un sacrificio agli italiani verrebbe scaricato sulle regioni. E gli italiani a pagare sarebbero i malati cronici, e senza nessun riguardo al reddito personale. Perché mentre la fiscalità generale è progressiva, il ticket è una tassa “fissa” continua su .......http://www.giornalett... |
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La giustizia di facciata e le bugie del ministro
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 5 ottobre 2009 Non c'è tregua. Da questa estate le agenzie rilanciano a raffica le dichiarazioni del ministro della giustizia Angelino Alfano e del premier Berlusconi sul tema della lotta alla mafia. ![]() Lo scorso 2 luglio Angelino Alfano si vantava di aver varato “norme che costituiscono, per la prima volta dai tempi del giudice Falcone, un baluardo legislativo fondamentale per affondare il colpo definitivo a cosa nostra”. Il Guardasigilli spiegava poi che tali innovazioni avrebbero consentito a magistrati e investigatori “di dotarsi di strumenti straordinariamente efficaci, all'avanguardia fra le legislazioni mondiali in materia”. Ma vediamo la realtà dei fatti: nel Ddl sulle intercettazioni varato da mesi e pronto per essere convertito in legge viene prospettato una vera e propria “contro-riforma” nel sistema giustizia, richiesta e pretesa espressamente dal presidente Berlusconi e realizzata dal ministro Alfano. Basta leggerne solamente alcuni stralci per rendersi conto del divario tra finzione e realtà. Saranno 3 giudici e non più uno a decidere se concedere le intercettazioni, e solo «quando si riscontrino gravi indizi di colpevolezza e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine», e questo provocherà un'evidente rallentamento (per non dire paralisi), nelle autorizzazioni a procedere, per la carenza effettiva dei giudici in Italia. Per poter utilizzare le intercettazioni per delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o la reclusione superiore nel massimo a cinque anni (ad es. per i delitti contro la Pubblica amministrazione, per quelli riguardanti la droga, il contrabbando, le armi e gli esplosivi, l’ingiuria, la minaccia, l’usura, l’insider trading, l’aggiotaggio, la molestia anche telefonica, la diffusione di materiale pedopornografico) il Ddl sancisce che serviranno «evidenti indizi di colpevolezza». La maggior parte dei magistrati ha illustrato la pericolosità della definizione “evidenti indizi di colpevolezza”, per quanto riguarda i reati di mafia (e non solo) la percentuale dei casi in cui un procedimento ha avuto come causa investigativa iniziale e terminale un reato di mafia è solamente del 40-50%. Mentre c'è tutta un'altra galassia di indagini che approdano all'ipotesi di mafia pur nascendo da altre ipotesi di reato. Per i reati di mafia e terrorismo ci vorranno “sufficienti indizi di colpa”, ma anche in questo caso sarà una guerra sui termini che aprirà uno scontro tra accusa e difesa. A tutto vantaggio dei tempi per la prescrizione. Sempre nel Ddl si legge che le registrazioni audiovisive saranno autorizzate solo se c’è il «fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo attività criminosa», si tratta di un'altra assurdità visto che per scoprire un'attività criminosa molto spesso si parte da scarni indizi che con il tempo ne rivelano la reale portata. Il Ddl, inoltre, mette un limite di tempo, con annessa proroga qualora siano emersi nuovi elementi (30 giorni +15 e 40 + 20 per mafia) e qui siamo davvero al paradosso, lontani anni luce da quelle norme che Alfano definisce “un baluardo legislativo fondamentale per affondare il colpo definitivo a cosa nostra”. Ci troviamo invece di fronte a norme che sottraggono al pm il controllo diretto della polizia giudiziaria e il potere di acquisizione diretta delle notizie di reato. E' evidente che in questo modo il pubblico ministero diventerà una sorte di “avvocato della Polizia”, un soggetto appiattito su un altro soggetto, che è riconducibile al Governo attraverso i ministeri cui fanno capo i vari corpi che svolgono attività di polizia giudiziaria (Interno, Difesa o Finanze, secondo che si tratti di Polizia, Carabinieri o Fiamme Gialle). Se da una parte il ministro della giustizia rivendica di aver inasprito il 41 bis aumentando a quattro anni la durata dei provvedimenti restrittivi per chi è accusato di reati di mafia, si continuano a verificare falle pericolosissime, vedi l’esempio di un boss del calibro di Piddu Madonia che dal 41 bis continuava ad impartire ordini. E soprattutto quando si parla di 41 bis, quasi trasversalmente, la politica non accetta di rimettere in discussione la riapertura delle carceri di Pianosa e dell'Asinara. Dove il principale obiettivo del 41 bis, cioè l’isolamento al fine di recidere il legame con la famiglia mafiosa, era reale ed effettivo. Silvio Berlusconi ha più volte arringato la folla con piglio mussoliniano: “aumenteremo la difesa dei cittadini contro la criminalità singola e anche contro la criminalità organizzata, impiegando altri militari”. Per poi passare alla summa dell'egocentrismo: "Io vorrei passare alla storia come il presidente del Consiglio che ha sconfitto la mafia". L'esercito è stato visto però presidiare solamente i siti destinati alle discariche dei rifiuti o quelli indicati per l'ampliamento delle basi americane in Italia; mentre per quanto riguarda la sicurezza nelle città si è tornati a parlare di “ronde” con conseguenti scontri fisici. I disordini di Massa Carrara di quest'estate all'interno della “ronda proletaria antifascista” promossa dall'Asp - Associazione solidarietà proletaria, insieme alla Federazione toscana del partito dei Carc - Comitati di appoggio alla Resistenza per il comunismo, in risposta alla precedente ronda della SSS - Soccorso sociale e sicurezza, associazione fondata dalla destra locale che ha già svolto in città iniziative di pattugliamento, sono solo un esempio di come questa “gestione” della sicurezza può degenerare. La maggioranza degli italiani disconosce i decreti di archiviazione di Firenze (1998) e di Caltanissetta (2002) per le stragi del '92 e del '93 nelle quali Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi vengono scagionati per mancanza di prove dalle accuse gravissime di essere complici di mafiosi “stragisti”, ma vengono altresì “segnati” in maniera indelebile per avere intrattenuto “rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato, all’essere tali rapporti compatibili con il fine perseguito dal progetto”. Una definizione che in un paese “civile” avrebbero impedito a chiunque di continuare la propria carriera politica. . continua su......http://www.antimafiad... |
| lucy cassini | |
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"Sentire parlare di un'Italia al servizio di Berlusconi fa schifo, viverla in diretta è molto peggio. Una macchina organizzativa imponente, costata almeno quanto le prime quattro case da ricostruire a Giampileri, fatta di elicotteri, guardie del corpo, spiegamento di forze dell'ordine, e codazzi di auto blu; ha fatto in modo di fare evitare al premier le contestazioni e la rabbia di una città abbandonata e illusa dalla becera promessa di un ponte, che servirebbe solo a gettare ulteriore cemento mafioso su un territorio già massacrato dalla speculazione. La TV di regime ha mostrato un Berlusconi caritatevole fra gli alluvionati che non erano nelle condizioni di reagire all'ennesima passerella propagandistica, ma nessuno ha mandato in onda il popolo incazzato radunatosi all'ingresso della Prefettura che ha costretto il presidente del consiglio, con tutto il seguito di servi, ad entrare, come un ladro, dallingresso di servizio.
Emblema di servilismo il giornalista del TG2 che ha interrotto la diretta per evitare di mostrare alla nazione la forte contestazione nei confronti dei Berlusconi; siamo sotto una dittatura silente, fate girare questo video" http://senzanome.leon... |
| riccardo rosso | |
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Sulla salute niente Patto. Solo tagli Credo che nel progetto politico di questo governo, moooolto filo americano, Scuola di Chicago, la riduzione della spesa sanitaria, scolastica, assistenziale sia la amara ed inutile medicina per rilanciare il mercato cioè privatizzare tutto e tutti ed in particolare la riduzione della spesa sanitaria pone il dipendente nelle mani del datore di lavoro, chè, perdendo il posto, si perdono anche le assicurazioni sanitarie assistenziali. Insomma un incubo |