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OGGI NOTIZIE

lucy cassini
Posted Sep 27, 2009 6:49 PM
user 6657899
San Severo, FG
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Il traffico illecito di rifiuti pericolosi e radioattivi via mare: l'affondamento sospetto delle "navi dei veleni"



Il "traffico illecito di rifiuti" consiste in una qualsiasi spedizione di rifiuti che avvengono senza il consenso delle autorità competenti interessate (paesi di destinazione e transito), inoltre in questi casi le movimentazione di rifiuti non sono accompagnate da corretta documentazione. Il traffico dei rifiuti è un problema che non interessa solo l'Italia ma molti paesi del mondo, soprattutto quelli in via di sviluppo (in quanto spesso sono i destinatari finali dei rifiuti stessi) ed infatti la movimentazione illegale dei rifiuti avviene sia su territorio nazionale che internazionale.



1. Le inchieste e le indagini avviate dalle Procure negli anni '90

2. I traffici internazionali via mare di rifiuti pericolosi anche radioattivi

3. Il monitoraggio della radioattività lungo le coste della Calabria e Basilicata (1996-1997)

4. Motonave Jolly Rosso - Gli ultimi avvenimenti e l' inchiesta giornalistica de "L'Espresso"
(giugno 2004)

5. Motonave Jolly Rosso - Gli ultimi avvenimenti e l' inchiesta giornalistica de "L'Espresso"
(settembre e ottobre 2004)

6. Dossier "Le navi dei veleni" del WWF e di Legambiente
(settembre 2004)

7. L' armatore Ignazio Messina smentisce l' inchiesta del giornalista Riccardo Bocca de "L'Espresso"

8. Intervista a Giorgio Comerio di Marina Marinetti su "Panorama Economy"
(ottobre 2004)

9. Motonave Jolly Rosso - I possibili e sconcertanti scenari che emergono dall' inchiesta giornalistica de "L'Espresso"
(dicembre 2004)

10. Motonave Jolly Rosso - Nuove anomalie messe in evidenza da "L'Espresso"
(dicembre 2004)

11. Ilaria Alpi e il traffico di rifiuti e armi
(gennaio 2005)

12. Ilaria Alpi e l' inchiesta della Procura di Reggio Calabria sui traffici marittimi di rifiuti radioattivi
(febbraio 2005)

13. Memoriale di un boss - Rifiuti tossici e radioattivi in Basilicata?
(giugno 2005)
APPENDICE di APPROFONDIMENTO >>


http://www.zonanuclea...



Le verità in fondo al mare
Wednesday, November 28th, 2007

iTra il 1979 e il 1995, nel Mar Mediterraneo naufragano in modo misterioso 39 navi. Vengono ben presto ribattezzate “navi dei veleni”.
Sono storie, le loro, che vedono protagonisti traffici di armi e inchieste giudiziarie e parlamentari, scomparsa di rifiuti tossici e radioattivi e infiltrazioni mafiose.
Storie su cui stavano cercando di far luce anche Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, prima di essere assassinati a Mogadiscio.
Da una sponda all’altra del Mediterraneo.
E a Roma è nato un “Comitato per la verità” promosso da Legambiente.
Libera Radio ha ascoltato le voci di Antonio Pergolizzi, dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, Mauro Bulgarelli, senatore dei Verdi e già membro della Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta istituita sul caso Alpi-Hrovatin, e Francesco Neri, sostituto procuratore a Reggio Calabria al momento dell’avvio delle prime indagini della magistratura.


http://liberaradio.rc...
lucy cassini
Posted Sep 27, 2009 7:15 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,303
Legambiente: “Rilanciare le indagini su ecomafie e navi dei veleni”
Monday, October 20th, 2008




La Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti “dovrà mettere i traffici delle ecomafie all’ordine del giorno come suo obiettivo prioritario”. Lo chiede Legambiente, alla luce delle recenti dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ex affiliato alla ‘ndrangheta, che rilanciano l’annosa questione delle navi dei veleni e dello smaltimento illecito di rifiuti tossico-nocivi. “Le rivelazioni del pentito - dichiara Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente - evidenziano il peso del traffico di rifiuti negli affari della criminalità organizzata, di cui sarebbe diventato il primo business, superiore addirittura al traffico di sostanze stupefacenti. Occorre, inoltre, indagare sulla pratica dell’affondamento di navi dei veleni, cariche di rifiuti tossico-nocivi e radioattivi. Lo stesso collaboratore di giustizia quantifica le dichiarazioni parlando di “alcune decine” di affondamenti sospetti. Legambiente che, per prima, alla fine degli anni Ottanta sollevò la questione del legame tra la criminalità organizzata e la pratica dello smaltimento illecito dei rifiuti con il sistema dell’affondamento delle navi, chiede che sulla base di queste nuove dichiarazioni si proceda a un puntuale monitoraggio ambientale nelle aree interessate dagli affondamenti e al rilancio delle indagini sui traffici dei rifiuti.
Libera Radio propone una lunga intervista con Sebastiano Venneri, che parla anche del legame tra la vicenda e l’assassinio a Mogadiscio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.


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Le Navi dei Veleni


La Jolly Rosso, piaggiata sulla costa Tirrenica

Il nostro è un Paese di misteri, alcuni sono sottoterra, altri nascosti da pagine processuali e carte che in pochi hanno letto. Ma anche una delle nostre meraviglie, il mare, custodisce dei segreti. Sono navi sommerse, che hanno portato sui fondali risposte che da anni in molti chiedono. E le implicazioni sono molteplici: ambiente, rifiuti, salute, affari. Interessi personali e collettivi, in una battaglia navale che è avvenuta, spesso in silenzio, a pochi metri dalle coste più belle d'Italia.

Dalle inchieste svolte risultano essere più di 30 le navi sparite, affondate, naufragate negli ultimi 20 anni. Tra queste alcune storie sono particolarmente misteriose.
Il Caso della Nave Riegel, per esempio. Affondata di fronte la costa di Capospartivento con il suo carico misterioso, nessun accertamento è stato mai fatto sulla effettiva presenza della nave nei fondali. Il capitano di corvetta Natale De Grazia ne tracciò con sicurezza la posizione, ma poi morì in circostanze misteriose mentre era in viaggio per il porto di La Spezia, per fare delle verifiche e degli interrogatori. Cosa trasportava quella nave?
E c’è dell’altro. Un collegamento tra l’affondamento della Righel e il traffico internazionale di rifiuti radioattivi legato anche all'ingegner Comerio.

Chi è Giorgio Comerio? In un’informativa dei Carabinieri di Reggio Calabria viene descritto come "persona di intelligenza spiccata, sicuramente massone, appartenente ai servizi segreti argentini e legato ai più grossi finanzieri mondiali". Per il Ministro Giovanardi è "noto trafficante d'armi implicato in un progetto per lo smaltimento in mare di rifiuti radioattivi nel pianeta ed anche nel mar Mediterraneo". Per il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento è un "faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo".
Nello studio di Comerio è stato trovato un diario con la frase LOST THE SHIP scritta sulla pagina del 21 settembre 1987. E’ la data dell’affondamento della Rigel. Lì si trova anche una copia del certificato di morte di Ilaria Alpi. Dapprima acquisito agli atti dal giudice Neri, di quel certificato non c’è più traccia.

Tra il 1987 e il 1989, alla Jolly Rosso, motonave della compagnia Messina fu affidato il rimpatrio di 15mila fusti e 20 container di scarti pericolosi dell'industria italiana scaricati in Libano. 9532 bidoni di diossina tornano in Italia. La nave viene ribattezzata “Nave dei Veleni”. Cambia allora nome e diventa “Rosso”, ma tornerà a far parlare di sé.
ll 14 dicembre 1990 si spiaggia sulla costa di Amantea in località Formiciche. L'ipotesi degli inquirenti è che alla Rosso, l'affondamento non riuscì a causa delle condizioni del mare. Una attività frenetica attorno alla Rosso dopo lo spiaggiamento pone seri dubbi su quello che è accaduto realmente.
Sulla vicenda viene pubblicato un dossier dell'Espresso, legambiente e wwf. La compagnia Messina presenta nel 2004 un memoriale in cui spiega quello che secondo gli armatori è accaduto realmente.
E nel febbraio 2009 il PM della procura di Paola, Greco, chiede l'archiviazione della vicenda. Il Gip, dott. Carpino, il 13 maggio scorso accoglie le richiesta del Pm e dispone l’archiviazione del procedimento a carico dell’armatore Messina.

Eppure qualcosa lega i nostri mari alle coste della Somalia, il Mediterraneo con le guerre lontane, le navi con le scorie. Ilaria Alpi prima di morire, il 20 marzo 1994, assieme al suo operatore Miran Hrovatin, stava indagando proprio sul traffico dei rifiuti tossici e delle armi.

Affrontare l’argomento delle “Navi a perdere” vuol dire entrare in trame oscure, collusioni, malapolitica, criminalità, servizi segreti deviati. E nel ruolo dell’informazione. Forse un giorno sapremo la verità sul caso Ilaria Alpi e sulle navi dei veleni e potrebbe costre caro al nostro Paese. Fino ad allora è bene che il senso del dovere non perda la rotta.


http://current.com/it...




Navi dei veleni, in Calabria rifiuti
radioattivi trovati in un torrente
Motonave Rosso

Sarebbero decine e decine i morti nella zona del Tirreno cosentino provocati dalla presenza di rifiuti radioattivi provenienti dall'affondamento della motonave Rosso, avvenuto nel 1990 al largo di Amantea. Sulla vicenda sta svolgendo un'inchiesta la procura della Repubblica di Paola

Sarebbero decine e decine i morti nella zona del Tirreno cosentino provocati dalla presenza di rifiuti radioattivi provenienti dall'affondamento del mercantile Rosso, avvenuto nel 1990 al largo di Amantea (Cosenza). In realtà la motonave non riuscì ad affondare e il mare mosso in quella notte del 14 dicembre del '90 la spinse sulla spiaggia di Campora San Giovanni. Sulla vicenda sta svolgendo un'inchiesta la procura della Repubblica di Paola. L'indagine ha portato all'individuazione dell'area in cui sono stati depositati illecitamente i rifiuti radioattivi.
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30 aprile 2009 -
http://www.lanuovaeco...
lucy cassini
Posted Sep 27, 2009 7:38 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,304

Navi dei veleni, anche la verità è contaminata!


di Anna Foti per strill.it

Nessuna commissione parlamentare di inchiesta ad hoc fino adesso, così come resta in attesa di riscontro l’interrogazione rivolta dal ministro ombra Realacci ai ministri Alfano, Maroni e Prestigiacomo per chiedere chiarezza sulle navi dei veleni, sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici e su un intreccio di interessi che estende i propri tentacoli anche oltre i confini nazionali per interessare rapporti con paesi africani.

Nasce per fermare tutto questo il “Comitato per la Verità” promosso da Legambiente, presentato un anno fa a Montecitorio e adesso anche Reggio Calabria, per interrogare la politica sui misteri che intanto continuano ad avvelenare l’ambiente.

Vicende giudiziarie complesse che interessano numerose procure in tutta Italia. Anche la Calabria al centro di questi traffici, in cui è fortemente probabile il coinvolgimento della ‘ndrangheta.

A testimoniare che anche i mari della Calabria potrebbero essere stati complici incolpevoli di tali traffici, due episodi in particolare: l’affondamento della motonave Rigel al largo di Capo Spartivento (Reggio Calabria) nel settembre del 1987 e lo spiaggiamento della ex Jolly Rosso nel tratto di costa tirrenico-cosentina compreso tra Amantea e Campora San Giovanni (Cosenza) nel dicembre del 1990, questo solo passato al vaglio degli inquirenti di Reggio Calabria, Lamezia Terme e Paola.

Fu proprio l’indagine coordinata dal procuratore reggino Francesco Neri, poi archiviata nel 2000, ad aver accertato il legame tra lo spiaggiamento della ex Jolly Rosso e l’affondamento della Rigel al largo di Capo Spartivento, evidenziando un nesso tra i traffici di armi destinati alle ‘ndrine aspromontane e gli inabissamenti di navi e le operazioni di interramento. A ricordare che nessuna verità è emersa, uno striscione che allo stadio di Cosenza lo scorso 5 dicembre definiva “una vergogna nera il mistero sulla Jolly Rosso”.

Cinque anni dopo lo spiaggiamento della Jolly Rosso, nel dicembre del 1995 anche la tragica e improvvisa morte del comandante della Capitaneria di Porto, Natale De Grazia, elemento di spicco del pool investigativo Ecomafie della Procura di Reggio Calabria, insignito della medaglia d’oro al Valore Civile nel 2004.

In particolare la procura di Paola ha condotto le indagini per accertare i reati di smaltimento illegale di rifiuti e occupazione abusiva dell’area demaniale. Il rinvio a giudizio della società di Ignazio Messina, proprietaria della ex Jolly Rosso, e della Mo.Smo.De sas che si era occupata della demolizione della nave, sarebbe arrivata nel marzo 2007. Mentre il relitto della Jolly Rosso si arrugginisce sulle spiagge di Amantea, la questione continua a scottare.

L’assoluzione degli imputati conseguita al dibattimento, infatti, non convince il procuratore Francesco Greco che chiede al gip di riaprire le indagini.

L’inchiesta della procura di Paola, avviata nel 2004 dopo le parentesi di Reggio Calabria e Lamezia Terme, ha fatto seguito anche alle dichiarazioni di un pentito che riferisce delle cosiddette “Navi a perdere” utilizzate, in accordo con la criminalità organizzata, per smaltire rifiuti scomodi perché tossici. Pur avendo individuato le discariche abusive di Grassullo (Amantea) e Foresta (Serra d’Aiello), dove si presume sia stato interrato il carico di rifiuti trasportato dalla motonave Rosso, l’inchiesta giudiziaria approda solo al capo di imputazione, neanche confermato in sentenza, rubricato come abbandono di rifiuti in suolo pubblico e occupazione abusivo di suolo demaniale. Sebbene, infatti, sia stato fugato il dubbio di contaminazione radioattiva delle acque del cosentino, rimane da chiedersi come mai, in quel bacino territoriale privo di fabbriche inquinanti, il numero di persone affette da tumori e forme di leucemia continui ad essere in forte aumento.

Troppe incognite, nessuna risposta precisa in merito ad un vicenda che forse potrebbe classificare la Jolly Rosso come una della “navi a perdere” mancate. Non scompare, perché si arena invece di affondare.
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iciano
Posted Sep 27, 2009 11:59 PM
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Forlì, FC
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Le verità in fondo al mare
Wednesday, November 28th, 2007


lunedì 28 settembre 2009

la verità è appena sotto il cielo...quello di Ilaria Alpi e Hrovatin

da dove vivono la loro morte

non per l'infiltrazione delle mafie e i servizi segreti deviati

ma per i segreti degli stati deviati e mafiosi

ho visto questa foto e attorno ad Ilaria ho visto le istituzioni...tutte intorno a lei

iciano
lucy cassini
Posted Sep 29, 2009 7:54 AM
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San Severo, FG
Post #: 1,305

LA GELMINI, IL MAESTRO UNICO E LA CORTE DEI CONTI



Sulle minacce non tanto velate a docenti e dirigenti scolastici, rei di "far politica a scuola" perché non applicherebbero la riforma ("ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente"), ha già scritto bene e tempestivamente su questo giornale Cinzia Mion.

Cinzia Mion ha risposto accoratamente ricordando al Ministro che "che questa dichiarazione è molto grave perché è in contraddizione con la Legge sull’Autonomia delle scuole, che ha avuto riconoscimento e dignità costituzionale e che lo stesso ministro richiama in premessa in ogni atto legislativo da lei emanato da quando regge il Ministero dell’Istruzione."

Ma c’è di più. Oltre e in linea con la normativa sull’autonomia delle istituzioni scolastiche (DPR n.275/1999) - che è inequivocabile per quanto riguarda le competenze relative ai modelli di organizzazione didattica delle scuole - c’è la recente sentenza della Corte dei Conti che ha ribadito che il maestro unico non può essere obbligatorio. Come abbiamo scritto il 13 luglio scorso (vedi articolo allegato) nel dare via libera al regolamento sul primo ciclo dell’istruzione la Corte dei Conti afferma che "in sostanza l'indicazione del modello non avrebbe alcun carattere prescrittivo, lasciando piena  libertà alle scuole di strutturare orari e assetti didattico-organizzativi secondo la propria programmazione e valutazione".

Nella deliberazione di registrazione del regolamento, la Corte dei Conti fornisce una interpretazione corretta della legge 169/2008: il modello del maestro unico "viene sì indicato come modello da privilegiare nell'ambito delle possibili articolazioni del tempo-scuola, ma pur sempre tenuto conto della richiesta delle famiglie e nel rispetto dell'autonomia scolastica".

La Gelmini già allora aveva dovuto far buon viso a cattivo gioco. Adesso ci riprova, facendo finta che questa sentenza non ci sia mai stata. Presa appunto da sacro furore ideologico (il "maestro unico" come ideologia di Stato?), con le stesse modalità comunicative del suo Presidente, il Signor B. Anche la Corte dei Conti allora fa politica? Anche qui, tutti a casa?

Fabrizio Dacrema e Gianni Gandola


http://www.scuolaoggi...










lucy cassini
Posted Sep 29, 2009 8:25 AM
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San Severo, FG
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IL TRATTATO DI LISBONA. ALTRO CHE IL CAVALIERE

http://www.luogocomun...
Europa DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.

Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora.

E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.

Bene, vado per gradi. Nel primo, vi fornisco un breve riassunto delle puntate precedenti; nel secondo vi spiego il Trattato di Lisbona in sintesi; nel terzo l’approfondimento per chi lo desidera.

LE PUNTATE PRECEDENTI

L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che è la versione moderna di un vecchio accordo fra Stati europei iniziato nel 1957 col Trattato di Roma, il quale partorì la Comunità Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la Comunità Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente commerciale, non politica, ma presto lo divenne: nel 1979 eleggemmo infatti il primo Parlamento Europeo, e fu lì che prese piede l’idea che questa vecchia Europa poteva dopo tutto diventare qualcosa di simile agli Stati Uniti (sempre per fini soprattutto economici). Nel 1993 nacque l’Unione Europea col Trattato di Maastricht, che sancì una serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio 2002 quella dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel 1957 erano sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo in 27 membri nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono secondo regole e principi comuni. Infatti, l’Unione Europea si è dotata già da anni di una sorta di proprio governo sovranazionale (che sta sopra ai governi dei singoli Stati dell’unione), chiamato Commissione Europea e Consiglio dei Ministri, di un Parlamento come si è già detto, e di un organo giudiziario che risponde al nome di Corte di Giustizia Europea. La UE ha persino una presidenza, che viene assegnata a rotazione agli Stati membri, e che si chiama Consiglio Europeo. Quindi: questo agglomerato di nazioni che da secoli forma l’Europa, si è lentamente trasformato in una unione che ha già un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento e un suo sistema giudiziario. Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui tutto fila, poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia o la Germania o l’Olanda ecc. ha finora mantenuto la piena sovranità, e i suoi cittadini sono rimasti italiani, tedeschi, olandesi, gente cioè del tutto propria ma che ha accettato sempre più una serie di regole comuni nel nome dell’essere europei uniti e moderni.

Ma a qualcuno non bastava. Nelle elite politiche del Vecchio Continente sobbolliva sempre quell’idea secondo cui questa Europa degli Stati sovrani poteva, anzi, doveva diventare gli Stati Uniti d’Europa, ovvero un blocco cementato di popoli sotto un’unica bandiera, leggi comuni, governo comune e soprattutto un’economia comune. Una potenza mondiale. Ma la litigiosità che ci ha sempre caratterizzato come singoli Paesi, l’individualismo nazionalista, e l’attaccamento ciascuno alle proprie regole e tradizioni, erano l’ostacolo fra gli ostacoli. Infatti l’evidenza dell’andamento dell’Unione suggeriva che pur essendoci adeguati a una ridda di leggi europee, regolamenti e sentenze, ancora ciascuna nazione era ben salda negli interessi di casa propria, e in quel modo gli Stati Uniti d’Europa erano impossibili da realizzare. Occorreva qualcosa di unificante, di potente, più potente degli Stati e dei loro capricci. Cosa? Una Costituzione europea in piena regola, con tutto il potere proprio di una Costituzione.

Ed ecco che quei signori importanti che fanno politica fra Strasburgo, Bruxelles e il Lussemburgo si riunirono nel 2001 nell’anonima cittadina belga di Laeken, e decisero: scriveremo una Costituzione per tutte le genti d’Europa. Fu fatto, sotto la supervisione dell’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing e con la figura in evidenza del nostro Giuliano Amato. Ma quei burocrati in doppiopetto fecero un ‘errore’: furono aperti e democratici, cioè permisero alle genti d’Europa di conoscere i contenuti della nuova Carta. Nel 2005, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per le Tv del Cavaliere, i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione in due referendum, accusando i burocrati europei di aver redatto un testo scandalosamente ignorante dei temi sociali e altrettanto parziale a favore dei grandi interessi economici. In altre parole: con quella Costituzione, gli Stati Uniti d’Europa sarebbero diventati il parco giochi dei falchi miliardari e terra dolente per le persone comuni, per me e per voi e per i vostri figli.

Fu uno shock per i doppiopetti blu, e soprattutto per i loro sponsor nelle corporate rooms d’Europa. Ricacciati nelle loro Mercedes blindate a suon di voti franco-olandesi, essi decisero la momentanea ritirata, ma non la resa. Infatti, la mattina del 13 dicembre 2007, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per la scelta fra PD o Beppe Grillo, ventisette capi di governo europei si riunirono a Lisbona e decisero: ci si riprova, ma stavolta col cavolo che permetteremo ai cittadini di esprimere un parere. Nacque così il Trattato di Lisbona, scritto in segreto, firmato in segreto, segreto nei contenuti che sono praticamente impossibili da leggere, e segretamente persino peggiore della defunta Costituzione.


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lucy cassini
Posted Sep 29, 2009 8:35 AM
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San Severo, FG
Post #: 1,307

28/09/09
L'Unione Europea conduce una campagna di intimidazione in Irlanda



27 settembre 2009 (MoviSol) - In una conferenza stampa a Strasburgo il 16 settembre, il parlamentare irlandese Joe Higgins ha accusato la Commissione Europea di diffondere deliberatamente la paura nel tentativo di imporre un "sì" al referendum del 2 ottobre in Irlanda sul Trattato di Lisbona.
La Commissione, afferma Higgins, ha inviato i propri funzionari in tutte le scuole irlandesi per tessere le lodi il Trattato, il che "è un mezzo cinico per mandare un messaggio ai genitori che dovrebbero votare sì al trattato di Lisbona". Il governo irlandese e le organizzazioni favorevoli al trattato stanno sfruttando l'ansia della popolazione per la crisi economica attuale affermando che un "no" peggiorerebbe la catastrofe, benché siano proprio le politiche neo-liberiste della Commissione Europea ad aver provocato la crisi.

Accusando il Presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso di "interferire" in modo grossolano nel dibattito in Irlanda, Joe Higgins ha spiegato che "la Sinistra in Irlanda è a favore di un ampio dibattito democratico sul Trattato di Lisbona" ma che "è un grossolano abuso dei soldi dei contribuenti e delle procedure democratiche se la Commissione interviene in modo di parte" come ha fatto in Irlanda. Con la rielezione di Barroso ad un secondo mandato di cinque anni come presidente della Commissione, i fautori del "no" al referendum "raddoppieranno" i loro sforzi, ha aggiunto. "L'Europa ne ha abbastanza del programma neo-liberista di Mr. Barroso".

Rispondendo ad una domanda dell'EIR sulla recente sentenza della Corte costituzionale tedesca sul Trattato di Lisbona e i vari appelli a tenere referendum anche in Germania ed altri paesi, Higgins ha detto di essere ben consapevole di questa battaglia, che rende ancora più importante per il resto dell'Europa la campagna per il No in Irlanda.

Il Partito Socialista, insieme ad altre 13 organizzazioni, fa parte del comitato per il No a Lisbona. Disgraziatamente la Conferenza Episcopale irlandese si è schierata per il Trattato, sostenendo che esso non altera la posizione legale sull'aborto in Irlanda. I fautori del sì godono di dieci volte i finanziamenti di quelli del no, stando a Higgins, grazie alla perversa campagna stampa del governo ed al sostegno di grosse imprese e delle banche, che possono elargire prebende solo perché il governo ha assicurato loro un pacchetto di salvataggio di 54 miliardi di Euro (una somma equivalente ad un terzo del PIL irlandese). Tra queste banche vi sono la Bank of Ireland, la Allied Irish Bank, la EBS building society, la Irish Nationwide, la Irish Life e la Anglo-Irish Bank ora nazionalizzata su ordini diretti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea.

http://www.movisol.or...


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lucy cassini
Posted Oct 2, 2009 12:26 PM
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San Severo, FG
Post #: 1,308
Fini rinuncia (di nuovo) al Lodo Alfano


Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha deciso di rinunciare al Lodo Alfano, e di presentarsi in giudizio per difendersi da una querela partita da Henry J. Woodcock. La notizia è stata riportata dal Fatto, che cita come fonte l’avvocato di Fini, Giulia Bongiorno. La notizia, e la platea che è stata scelta per diffonderla, tradiscono la tentazione di Fini di porre la massima attenzione nei confronti della sentenza sul Lodo, prevista per il 6 ottobre. E di certo non farà piacere a Berlusconi.

Soprattutto se il Cavaliere si accorge che questa notizia… è vecchia: era già stata data dall’Adn Kronos il 23 luglio di quest’anno. Nel lancio di agenzia si precisava che “La querela del magistrato riguarda alcune affermazioni fatte da Fini a ‘Porta a porta’ nel giugno 2006 sulla vicenda ‘vallettopoli’“. Insomma, ad occhio sembrerebbe proprio che quello di Fini sia un voler “ribadire” le differenze tra lui e Silvio. Sulla base di questa istanza, sarebbe già arrivata alla giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera la richiesta da parte della procura competente per questo caso.

Edit: Ed Henry John Woodcock ha deciso di ritirare la querela, dopo la decisione di Fini. “La sua sensibilità istituzionale, dimostrata nell’occasione, compensa le gravi offese subite“.

http://www.giornalett...
lucy cassini
Posted Oct 2, 2009 12:31 PM
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San Severo, FG
Post #: 1,309
MALTEMPO IN SICILIA SONO VENTI I MORTI
2 ottobre 2009



Con il passare delle ore si fa sempre più tragico il bilancio delle vittime del nubifragio che si è abbattuto sulla provincia di Messina. Le ultime stime parlano di venti morti e di una decina di dispersi, anche se si tratta di numeri destinati purtroppo ad aumentare.

Un fiume di fango. Dopo giorni di pioggia, un fiume di fango e detriti ieri sera ha travolto paesi, abbattuto case, sradicato tratti di ferrovia. Un costone di roccia si è portato via una ventina di abitazioni a Giampilieri. Molte frazioni sono ancora isolate. I soccorritori scavano con mezzi di fortuna tra le macerie, le ruspe faticano a raggiungere i centri più danneggiati. “Si scava anche a mani nude”, ammette Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. E avverte: “C’è il rischio di nuovi smottamenti”.

Senza casa in 400. Sei cadaveri sono stati recuperati nella frazione di Giampilieri, già alluvionata nel 2007; dieci nel comune di Scaletta dove è crollato un palazzo, e uno nella frazione di Briga Marina. Due cadaveri sono stati avvistati in mare. Più di 400 sono gli sfollati. I feriti vengono portati via con gli elicotteri e una nave delle Capitanerie di porto. Alcuni abitanti delle zone colpite si sono salvati rifugiandosi sui tetti delle case.

L’inchiesta della Procura. “Un disastro che si preannunciava ogni anno. Questa volta purtroppo è accaduto”, denuncia il presidente dell’ordine dei Geologi della Sicilia, Gian Vito Graziano. Il Consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza. La procura della Repubblica di Messina ha aperto un’inchiesta nei confronti di ignoti. L’ipotesi di reato è disastro colposo.

Le vittime. Tra le vittime, Pasquale Bruno, 40 anni, travolto e soffocato dal fango nella piazza di Giampilieri; Francesco De Luca, pensionato di 70 anni, annegato nello scantinato della sua casa rurale, in contrada Vallone, sempre a Giampilieri; Roberto Carullo, sovrintendente della Polizia ferroviaria, recuperato dai soccorritori all’interno della sua automobile travolta da un torrente nei pressi di Scaletta Zanclea; Martino Scibilia, annegato nella sua casa a Scaletta Zanclea; Salvatore Scionti, 64 anni, morto anche lui nella sua abitazione a Scaletta Zanclea. Il suo corpo è stato scoperto dal figlio. E infine Onofrio Sturiale, 26 anni, travolto da una frana mentre percorreva la strada tra Giampieli e Scaletta Zanclea, e Agnese Falgetano, schiacciata sotto il tetto di casa sua a Briga superiore. Salvi il marito e i figli. Sotto il fango a Scaletta Zanclea, raccolto il cadavere di Ketty De Francesco, 30 anni, travolta da un torrente in piena mentre era alla guida della sua auto.

Il sindaco: “Servono medici e volontari”. Il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca lancia un appello: “Abbiamo bisogno di volontari, soprattutto medici, che possano darci una mano”.

“Salvo grazie a mio figlio”. “Se io e la mia famiglia siamo salvi lo dobbiamo a mio figlio. E’ lui che ci ha avvertiti e ci ha fatto scappare”. Antonino aveva un negozio di detersivi a Giampilieri Superiore: la frana lo ha cancellato. E’ salvo grazie all’intuito di Alberto, il figlio di dieci anni, che dopo la frana di due anni fa che aveva travolto casa sua, tutte le mattine controllava lo stato del costone, soprattutto quando pioveva.

Maltempo a Palermo. Ieri sera un violento nubifragio si è abbattuto anche su Palermo, e quest’oggi la pioggia ha ricominciato a cadere. Al momento la situazione è sotto controllo, anche se si sono registrati numerosi disagi. Dopo lo stop di ieri a causa della scarsa visibilità, è tornata regolare l’attività dello scalo Falcone-Borsellino, ma durante la notte gli allagamenti per le strade hanno causato non pochi problemi. Un’ambulanza con a bordo un trentunenne, vittima di un incidente stradale, è rimasta bloccata in un metro d’acqua e fango.

Tromba d’aria alle Eolie. Allarme maltempo anche alle isole Eolie. Una tromba d’aria ieri sera si è abbattuta nel centro di Lipari, seguita da una pioggia violenta che ha allagato alcune zone dell’isola. Nessun ferito, solo paura e danni ad alcuni negozi.

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lucy cassini
Posted Oct 2, 2009 12:50 PM
user 6657899
San Severo, FG
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Rischio idrogeologico italiano



Forti ritardi nella prevenzione e ancora troppo cemento lungo i corsi d’acqua: è sempre elevato il pericolo frane e alluvioni in Italia.

Il 77% dei quasi mille e cinquecento comuni esposti a rischio idrogeologico monitorati dall’indagine Ecosistema rischio 2008 ha abitazioni minacciate da frane e alluvioni.
Quasi il 30% interi quartieri e oltre la metà vede addirittura sorgere in zone a rischio fabbricati industriali.

Nel 42% dei comuni non viene ancora realizzata una manutenzione ordinaria delle sponde.

Preoccupa inoltre la quasi totale assenza di attività di delocalizzazione delle strutture presenti nelle aree più a rischio: solo il 5% delle amministrazioni avvia questo tipo di interventi per le abitazioni e appena il 4% per i fabbricati industriali.



Dati confortanti arrivano invece per le attività svolte nell’organizzazione del sistema locale di protezione civile: oltre l’80% delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, e nel 57% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.


E’ questa la fotografia sul pericolo frane e alluvioni in l’Italia scattata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con Ecosistema Rischio 2008.
L’indagine, realizzata nell’ambito della campagna nazionale Operazione Fiumi 2008, ha monitorato le attività nell’opera di prevenzione di frane e alluvioni realizzate da quasi 1500 amministrazioni comunali, tra quelle classificate nel 2003 dal Ministero dell’Ambiente e dall’UPI ad elevato rischio idrogeologico.

“La continua e intensa urbanizzazione lungo i corsi d’acqua, diretta conseguenza di un’irrazionale pianificazione territoriale – sostiene Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente – fa sì che il nostro Paese sia fortemente esposto al pericolo di frane e alluvioni. Per di più la situazione è aggravata dagli effetti dei mutamenti climatici che comportano fenomeni meteorologici caratterizzati da intense precipitazioni concentrate in periodi di tempo sempre più brevi. Il tragico evento accaduto solo poche settimane fa in Sardegna, che ha purtroppo procurato vittime oltre che ingenti danni, conferma quanto sia fragile il nostro territorio di fronte a questo tipo di rischi. Quello che ci preoccupa maggiormente è il ritardo con cui troppe amministrazioni locali avviano interventi mirati ad attività di prevenzione e pianificazione per una corretta gestione del territorio. E la responsabilità di ciò non può essere attribuita solo a una pesante eredità del passato, perché ancora oggi l’abusivismo e il cemento continuano ad aggredire i nostri corsi d’acqua, nonostante i dati del nostro dossier ci dicano che nell’88% dei comuni intervistati esistono vincoli che vietano l’edificazione delle aree esposte a maggiore pericolo. Oggi possiamo contare su un ottimo sistema di protezione civile ma una reale ed efficace opera di prevenzione del rischio idrogeologico – continua Cogliati Dezza – va realizzata partendo dal rispetto dell’ambiente e degli ecosistemi fragili come i fiumi e da una maggiore cura del territorio, che prenda seriamente in considerazione gli effetti dei cambiamenti del clima”.

“Il territorio e i fiumi italiani - spiega Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione Civile di Legambiente – sono sempre più spesso minacciati da inammissibili scempi urbanistici, come intubazioni, discariche abusive, ponti sottostimati e con case edificate sin dentro gli alvei. E’ proprio da qui che bisogna partire per salvaguardare concretamente la sicurezza del nostro Paese. I dati del nostro dossier dimostrano come sia urgente iniziare ad abbattere le case abusive, puntare di più sulla delocalizzazione delle strutture a rischio, su interventi di messa in sicurezza di qualità. Se per quel che riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile le amministrazioni dimostrano di aver fatto notevoli passi in avanti negli ultimi anni, è indispensabile che da subito si attivino anche nella realizzazione di una migliore gestione del territorio”.

Andando ad analizzare i dati nel dettaglio si nota che non è ancora sufficiente il lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico per il 63% dei comuni e rimane alta (24%) la percentuale delle amministrazioni che addirittura non fanno praticamente nulla per la sicurezza del territorio. Concentrate nel nord e nel centro le ‘maglie rosa’ assegnate ai comuni più meritori da “Operazione Fiumi 2008” di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile.
Primi in classifica Santa Croce sull’Arno (PI), Vallerano (VT) e Finale Emilia (MO). “Maglie nere”, assegnate invece a Ucria e a Alì, entrambi in provincia di Messina.

Tra i capoluoghi di regione Roma, Perugia, Torino e Firenze raggiungono la sufficienza.
Nonostante in queste città sia notevole l’urbanizzazione delle aree a rischio sono stati realizzati interventi di manutenzione delle sponde dei fiumi e delle opere di difesa idraulica, sono stati redatti e aggiornati i piani di emergenza e sono state effettuate attività informative rivolte ai cittadini ed esercitazioni. Fanalino di coda tra i capoluoghi di regione L’Aquila che, pur avendo strutture in aree a rischio non ha avviato una positiva gestione del territorio.

http://www.100ambient...

Correva l'anno......

Roma, 3 dicembre 2007. Legambiente e Protezione Civile hanno presentato un'indagine sul rischio frane e alluvioni nel nostro Paese




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