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OGGI NOTIZIE

riccardo rosso
Posted Sep 6, 2009 3:57 PM
user 4172360
Torino, TO
Post #: 2,048
Esiste in Italia un comune con 11 case per ogni
famiglia ? ( numero di case / famiglie = 11 ? ) SI'
Sestriere, in Alta Valle Susa. Paradosso, ma è

anche il comune con più alto indice di nuove
costruzioni per famiglia, ed il cui nuovo piano
regolatore prevede una torre di 30 piani in

mezzo alle piste di sci e campo da golf, e che sta
per approvare la distruzione dello storico boschetto
intorno al Principi di Piemonte, Chalet stile svizzero

costruito 70 anni or sono, per fare posto a 4 torri
di 65 appartamenti oltre a 4 ville bifamiliari a forma
di supposte (fonte, sindaco di Sestriere).

Eppure è un comune con altissima densità pro capite
di agenzie immobiliari e di appartamenti in vendita.
Credo che questi squilibri, nn possano essere attribuiti

al fatto che sia il comune più alto d'Europa.
QUI, LA DISCUSSIONE
italianiallestero....
Posted Sep 7, 2009 6:24 PM
internetTV
New York, NY
Post #: 592
Esiste in Italia un comune con 11 case per ogni
famiglia ? ( numero di case / famiglie = 11 ? ) SI'
Sestriere, in Alta Valle Susa. Paradosso, ma è

anche il comune con più alto indice di nuove
costruzioni per famiglia, ed il cui nuovo piano
regolatore prevede una torre di 30 piani in

mezzo alle piste di sci e campo da golf, e che sta
per approvare la distruzione dello storico boschetto
intorno al Principi di Piemonte, Chalet stile svizzero

costruito 70 anni or sono, per fare posto a 4 torri
di 65 appartamenti oltre a 4 ville bifamiliari a forma
di supposte (fonte, sindaco di Sestriere).

Eppure è un comune con altissima densità pro capite
di agenzie immobiliari e di appartamenti in vendita.
Credo che questi squilibri, nn possano essere attribuiti

al fatto che sia il comune più alto d'Europa.
QUI, LA DISCUSSIONE



Si dimette il consigliere per l'ambiente Van Jones. Per lui il 9/11 fu un complotto del governo

07-09-2009


DI EMANUELE RICCIARDI

WASHINGTON. Si è dimesso Van Jones, il consigliere del presidente degli Stati Uniti Barack Obama per le questioni ambientali, dopo il polverone sollevato dalla scoperta di alcuni scheletri nell'armadio come la convinzione che gli attacchi dell'11/9 furono frutto di un complotto governativo.
L'annuncio delle dimissioni di Jones, un nero dalle posizioni piuttosto radicali, è stato fatto dalla Casa Bianca ad un'ora decisamente inconsueta: poco dopo la mezzanotte di sabato, nel bel mezzo del ponte del Labor Day che segna la fine dell'estate. Annunci imbarazzanti come questo vengono generalmente fatti di venerdì pomeriggio, per tentare di passare (quasi) inosservati.
Un quotidiano attento come ‘The Politico' sottolinea l'urgenza del gesto presidenziale, verificatosi poco prima del ritorno di Obama alla Casa Bianca dopo una breve vacanza, e soprattutto a pochi giorni dal suo discorso al Congresso di mercoledì, per ottenere l'appoggio - bipartisan, se possibile - alla riforma sanitaria in cantiere.
Accettando immediatamente le dimissioni di Jones, Obama ha voluto evitare il ripetersi di critiche come quelle che gli erano state rivolte durante la campagna elettorale. Cioé l'appoggio di un pastore radicale come il reverendo Jeremiah Wright o le relazioni che aveva avuto in passato con l'attivista William Ayers, che la destra considera un pericoloso terrorista.
Verosimilmente, l'inquilino della Casa Bianca ha voluto temperare le critiche che gli stanno venendo dai repubblicani, in un momento in cui la sua popolarità (o almeno quella delle sue scelte politiche) sta calando. Per tali ragioni, Obama sembra avere fatto marcia indietro, almeno parzialmente, sulla riforma della sanità. L'obiettivo è renderla più accettabile ai repubblicani, irritati inoltre da un suo intervento pubblico annunciato per martedì e destinato alle scuole, in apertura dell'anno scolastico.
Il presidente è pronto a mantenere, pur ammorbidendola, la cosiddetta "opzione pubblica", ma non si opporrà se verrà bocciata dal Congresso. Lo hanno indicato ai talk show domenicali due tra i suoi più stretti consiglieri, David Axelrod e Robert Gibbs, il portavoce della Casa Bianca.
Il presidente continua a sostenere che un'assicurazione pubblica in concorrenza con quelle private è la scelta giusta, ma non porrà veto se il Congresso farà una scelta diversa. Axelrod ha detto alla Nbc di essere "convinto che avremo un riforma di ampio respiro", e che l'ipotesi di un piano assicurativo pubblico in concorrenza con i programmi privati è un punto importante della riforma prospettata, anche se non ne costituisce il fulcro.
Alla Abc Gibbs ha spiegato che Obama, nel suo inconsueto intervento a Camere riunite mercoledì prossimo "metterà una serie di paletti", confermando che il presidente rimane favorevole all'opzione pubblica. Il portavoce ha invece glissato sull'ipotesi di un veto presidenziale in caso di riforma senza l'opzione pubblica, limitandosi a dire che Obama non intende ventilare una minaccia di questo tipo a Capitol Hill nel suo intervento di metà settimana.
Secondo le anticipazioni di The Politico, oltre a voler personalmente mantenere l'opzione pubblica (cara ai più progressisti), l'inquilino della Casa Bianca intende fare una serie di gesti nei confronti dell'opposizione repubblicana, convinto che una riforma anche se morbida, sia meglio di una bocciatura, come accadde nel 1994 ai tempi di Bill Clinton presidente. Una bocciatura che potrebbe costargli addirittura la rielezione, temono alla Casa Bianca.
http://americaoggi.in...
lucy cassini
Posted Sep 10, 2009 8:03 AM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,290

La scuola, l’Ocse e lo strabismo della Gelmini


http://www.soldiblog....
Il rapporto “Education at a Glance 2009″, che analizza i sistemi scolastici di molti paesi, consegna un quadro desolante della scuola italiana. I giovani italiani passano più tempo dei coetanei stranieri nelle aule scolastiche (unica eccezione i cileni) ma i risultati non si vedono: passano sui banchi della scuola dell’obbligo oltre 8mila ore, contro una media Ocse di 6.862, ma nei test internazionali finiscono regolarmente agli ultimi posti. Anche la spesa per studente è tra le più elevate, soprattutto a causa del rapporto tra insegnanti ed alunni, che in Italia è di 11 studenti per insegnante contro una media Ocse di 16. Ma i rendimenti non sono all’altezza.

Leggendo questi dati, la ministro ha potuto trionfalmente affermare che “’I risultati della ricerca Ocse evidenziano alcune criticità del sistema scolastico italiano che ho più volte segnalato, dimostrando che non sempre la qualità della scuola è legata alla quantità delle ore di lezione e delle risorse investite”, e che la strada tracciata dal governo è quella giusta. La strada tracciata dal governo, ricordiamolo, è quella di un robusto taglio di personale, circa centomila insegnanti in meno, tra docenti di ruolo e supplenti, entro il 2011, ed una riduzione del 17% del personale tecnico e ausiliario (Ata), ovvero bidelli e “amministrativi”, con l’obiettivo dichiarato di risparmiare 8 miliardi di euro nel 2012.

La ministro certamente saprà che i dati italiani andrebbero letti tenendo conto di alcune “specificità” italiane. La prima è che gli insegnanti di sostegno, che sono circa 80 mila, in Italia sono a carico del suo ministero, mentre nella stragrande maggioranza degli altri paesi vengono pagati dal sistema di welfare. La seconda è che ci sono anche oltre 20 mila insegnati di religione cattolica, con contratto a tempo indeterminato, mentre negli altri paesi non ci sono. Fanno proprio, che coincidenza, 100 mila insegnanti, oltre 12% del corpo insegnante. Maria Stella Gelmini saprà anche che nel calcolo delle ore passate in classe siamo effettivamente sopra la media, ma solo perché, mentre da noi gli studenti stanno solo in classe, negli altri paesi passano molte ore in laboratorio, o in stage. Un calcolo degli indicatori depurati dalle anomalie mostrano differenze molto più attenuate ed in qualche caso quasi inesistenti.

Su un punto la ministro ha ragione: la scuola italiana ha bisogno di profonde riforme, che passano anche per una razionalizzazione delle risorse. Ma guardando all’azione del suo governo, si ha più che l’impressione che la logica degli interventi normativi sia solo quella di tagliare la spesa pubblica nell’Istruzione per “fare cassa”, anziché fare un’effettiva riforma del sistema scolastico, coerente e con specifiche finalità pedagogiche di fondo.

Il governo in carica ha introdotto il maestro prevalente nella scuola primaria, soggetto tuttavia alla domanda del regime d’orario richiesto dalle famiglie, che però richiedono il tempo pieno, e quindi con un aumento del fabbisogno organico nella scuola primaria. Si è poi previsto l’accorpamento delle scuole di dimensione inferiore ai 500 studenti, ma rinviandone l’attuazione (forse) al 2010-11. Si è introdotta la riduzione degli orari e dei curricula per le scuole secondarie del secondo ciclo a partire dall’anno scolastico 2009-2010, scatenando il putiferio che stiamo vedendo in questi giorni e la mezza marcia indietro del governo. Senza dimenticare la reintroduzione dell’insegnamento di educazione civica, della valutazione numerica nella scuola primaria, del voto di condotta ai fini della valutazione complessiva dello studente. Al di là dell’attivismo mediatico, non è molto.

Inoltre, se Maria Stella Gelmini avesse dato uno sguardo veloce alla presentazione sul sito internet dell’Ocse, avrebbe letto che “c’è una relazione tra investimento in istruzione e crisi economica”. E se avesse ascoltato l’intervento del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, avrebbe sentito che il periodo che seguirà la recessione mondiale “sarà caratterizzato da una domanda senza precedenti dell’istruzione universitaria” e che “gli investimenti in capitale umano contribuiranno alla ripresa, se i governi e istituzioni siano in grado di rispondere a questa domanda”. E dando uno sguardo più attento agli indicatori che l’Ocse mette a disposizione, avrebbe visto che gli insegnati italiani sono sottopagati rispetto alla media Ocse, sia nella scuola primaria, che in quella secondaria e alle superiori. E questo vale sia per il minimo di inizio carriera che per il massimo a fine carriera. In media, sono 40 mila dollari l’anno contro i 60 mila della Svizzera e i 50 mila della Germania, tanto per fare due esempi. Per aumentare la qualità del corpo insegnante bisogna invogliare i migliori a dedicarsi a tale professione: aumentando il prestigio sociale della professione, incentivandoli con retribuzioni adeguate, selezioni accurate, formazione all’ingresso, aggiornamento professionale, distribuzione delle cattedre e stabilità dell’insegnamento nel tempo.

Andreas Schleicher, esperto dell’Organizzazione, ha ricordato inoltre che “il 55% dei professori italiani non riceve alcun tipo di riscontro, positivo o negativo, sul lavoro svolto. Sono abbandonati, lasciati soli, che si impegnino al massimo o che non facciano nulla, non cambia molto per loro, perché nessuno li valuta. Gli indicatori dicono che siamo indietro sulla possibilità di comparare gli esiti degli apprendimenti. Bene, la nostra ministro ha effettivamente varato le direttive Invalsi per la valutazione del sistema scolastico nel triennio 2008-2011, ma non ha assegnato le risorse adeguate per la rilevazione censuaria sul territorio nazionale.
continua su .......

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lucy cassini
Posted Sep 10, 2009 8:05 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,295
I 'vizi privati' di Boffo:
il direttore Feltri
rischia la radiazione



(avv. Antonello Tomanelli)

Lo scoop del direttore del “Giornale” Vittorio Feltri sulle presunte frequentazioni omosessuali di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, l’organo ufficiale della Cei, rischia di tramutarsi in un boomerang, ma di quelli che fanno male. Pare che la cosiddetta “nota informativa” calata da Feltri per distruggere la credibilità di Boffo, da qualche tempo stigmatizzatore dello stile di vita del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, altro non sia che una bufala. Una nota informativa che, a detta di Feltri, proverrebbe dall’autorità giudiziaria, in allegato ad un decreto penale di condanna per il reato di molestie telefoniche. Ma del quale non vi è traccia né nel fascicolo processuale, né negli archivi della polizia di Stato.

Vittorio Feltri ha pubblicato un estratto del certificato del casellario giudiziale da cui si evince che il direttore dell’Avvenire è stato condannato nel 2004 dal tribunale di Terni per il reato di cui all’art. 660 del codice penale, che punisce “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo […]”. Si badi bene: da un estratto del casellario giudiziale si evince una condanna, ma non i motivi di essa.

Invece, Vittorio Feltri ha imbastito su di essa una storia di omosessualità, ostacolata da una moglie che poi sarebbe stata oggetto della rabbia del direttore dell’Avvenire, che l’avrebbe tempestata di telefonate sconce e minacciose al solo scopo di costringerla a lasciargli campo libero sul marito. Il tutto secondo una “nota informativa” della polizia giudiziaria, che dipingerebbe il Boffo, stando a quanto riportato dal Giornale, come “querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla onde lasciasse libero il marito con il quale Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione”.

A quanto pare, Vittorio Feltri avrebbe tentato di screditare agli occhi del mondo cattolico colui che negli ultimi mesi ha riservato severe stoccate a Silvio Berlusconi per il suo stile di vita. Certamente Feltri aveva in mente l’art. 6 del codice di deontologia dei giornalisti, secondo cui “La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica”. Non c’è dubbio che l’essere uno come Boffo, vicinissimo alle più alte sfere vaticane, condannato per il reato di molestie telefoniche ai danni di una signora, commesso nel tentativo di spianarsi una relazione omosessuale col marito, costituisce una notizia, di sicuro interesse pubblico, soprattutto se costui, come è noto, impartisce insegnamenti su quella morigeratezza che dovrebbe caratterizzare lo stile di vita di un presidente del Consiglio.

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lucy cassini
Posted Sep 11, 2009 5:50 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,296
Se il politico e' un delinquente

di Giorgio Bongiovanni - 11 settembre 2009
Oggi su “Il corriere della sera” l’editorialista Pierluigi Battista ha commentato il polverone sollevato ieri dai giornali del premier Silvio Berlusconi sulla presenza di Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, due magistrati impegnati in prima linea nelle inchieste antimafia, ad un forum aperto organizzato dalla nuova rivista fondata da Padellaro, Travaglio e molti altri “Il fatto quotidiano” di prossima uscita.
Con parole ipocritamente lusinghiere il giornalista riconosce ad entrambi i giudici capacità professionali indubbie, ma ne critica l’inopportuna presenza al dibattito (al quale tra l’altro pare che entrambi abbiano assistito senza mai intervenire) di un giornale che non è ancora nato, ma che tutti sanno per certo che sarà antiberlusconiano.
Di qui la logica deduzione che possano essere considerati giudici politicizzati, proprio perché simpatizzano per un giornale politico, anzi antipolitico.
Ora quel che sfugge, a mio modesto avviso, non è che “Il fatto quotidiano”o, seppur nel suo piccolo, ANTIMAFIADuemila, o altri, si occupino di un politico antipatico o siano mossi da chissà quale entità con interessi politici.
Semplicemente interessandosi di giudiziaria non possono che imbattersi in un uomo che prima di essere un politico è un delinquente arrivato al potere attraverso la criminalità. Ed è un bugiardo, come ha sentenziato la Cassazione in merito alla questione P2.
E il suo braccio destro, non ché ideologo del suo intero partito, è un pregiudicato in via definitiva (false fatturazioni e frodi fiscali), e un condannato in primo grado per mafia.
Ora Pierluigi Battista può anche voler considerare Berlusconi come un politico qualunque, ma per la legge dell’etica (visto che la prescrizione è arrivata sempre prima della Cassazione)e per il senso comune è più che altro un delinquente. Se nel suo scrivere lo ignora il collega compie un peccato di omissione scivolando in una spiacevole complicità con il delinquente.
Che occasione perduta!

http://www.antimafiad...



lucy cassini
Posted Sep 11, 2009 5:54 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,297
10/09/2009: La giunta leghista di Ponteranica ha rimosso l'intitolazione alla biblioteca comunale a Peppino Impastato, il giovane eroico siciliano ucciso nel 1978 dalla mafia. La vecchia targa è già stata tolta e presto verrà sostituita con quella decisa dal sindaco "padano" Aldegani: "biblioteca comunale di Ponteranica". Solo una soluzione provvisoria, in attesa del decimo anniversario della morte di padre Giancarlo Baggi, a cui l'amministrazione vuole intitolare la biblioteca. La prefettura non ha infatti concesso la deroga alla legge che vieta di dedicare un edificio alle persone scomparse da meno di dieci anni. "Non fa nulla, nel frattempo la biblioteca si chiamerà come è sempre stata chiamata prima che la vecchia amministrazione decidesse di dedicarla ad Impastato - spiega il sindaco Cristiano Aldegani - il capo di gabinetto dice che non ci sono le condizioni per concedere l'urgenza, quindi aspettiamo che scadano i dieci anni dalla morte. Però per cambiare intitolazione dovevamo togliere la targa e così è stato fatto".
A giugno, quando il primo cittadino rese pubblica l'intenzione di rimuovere il nome di Peppino Impastato dalla biblioteca, si sollevarono molte proteste. In primis dalle associazioni che da anni combattono la mafia come Libera e l'associazione Peppino . Anche le minoranze si schierarono contro la decisione dell'amministrazione. Aldegani procede dritto per la sua strada. "So che stanno ancora smaltendo la pappina elettorale, ma noi manteniamo le promesse. Mi attaccano sulla targa perchè non faccio festini".

Qui la delibera comunale:

http://www.studiok.it....




lucy cassini
Posted Sep 11, 2009 6:02 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,298

“I CENTO PASSI”


“Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza, dal mare fino alle prime pietre del monte Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia.” (Claudio Fava, “Cinque delitti imperfetti”, Mondatori 1994, p.9)

Già nel ’78 la storia di Peppino aveva ispirato due efficaci servizi televisivi di Michele Mangiafico e di Giuseppe Marrazzo.
L’idea di fare un film sulla vicenda viene, nel 79 al regista Gillo Pontecorvo. Egli arriva a Cinisi per un’indagine preliminare, si informa se nella vita di Peppino c’era qualche ragazza, chiede per quale motivo la gente avrebbe dovuto dare ascolto a Peppino e al suo messaggio, sparisce senza dare più notizie.
Nel 1993 Claudio Fava e il regista Marco Risi preparano, per Canale 5, un servizio su Peppino, il primo di una serie intitolata “Cinque delitti imperfetti”, quelli di Impastato, Boris Giuliano, Giuseppe Insalaco, Mauro Ristagno e Giovanni Falcone.
Nel 1995 ci prova il regista Antonio Garella, che prepara un video, poi inspiegabilmente non più trasmesso, per la trasmissione televisiva “Mixer”. C’è anche qualche “Piovra” televisiva che si ispira al caso di un giovane impegnato contro la mafia, che lavora in una radio libera.
Nel 1998 è la volta del giovane regista Antonio Bellia con un video di 32 minuti dal titolo “Peppino Impastato: storia di un siciliano libero”, distribuito da “Il Manifesto”.
Contemporaneamente Claudio Fava e la sua compagna Monica Capelli cominciano a lavorare su una sceneggiatura, mi richiedono una copia delle registrazioni di Radio Aut, concorrono al Premio Solinas, che vincono, e con il quale si ottengono una parte dei fondi per finanziare il film. Il lavoro di regia viene affidato a Marco Tullio Giordana, già autore di alcuni films d’impegno, come “Maledetti vi amerò” (1980) e “Pasolini, un delitto italiano” (1995), autore anche di un romanzo edito nel 1990 “Vita segreta del signore delle macchine”: come scritto in un settimanale, si ritrova nella sua opera “l’ossessivo filo conduttore del confronto con la memoria”.
Giordana, con molto scrupolo professionale, individua i luoghi, ascolta le testimonianze, recepisce i suggerimenti di modifica di alcune parti di sceneggiatura, assume gli attori, in gran parte locali e, comunque siciliani: tra di essi Luigi Lo Cascio, un attore di teatro alla sua prima esperienza, che recita la parte di Peppino,, cui somiglia in modo impressionante, Lucia Sardo, ottima interpetre della madre di Peppino, Gigi Burruano, il padre di Peppino, che conferisce al suo personaggio una drammatica e toccante umanità, Tony Sperandeo, ormai specializzato nella parte del mafioso e, in questo caso di Tano Badalamenti, Claudio Gioè, interamente dentro la parte di Salvo Vitale. Il film crea scalpore ed entusiasmo a Cinisi, coinvolge l’intero paese e riesce ad ottenere molti più risultati di quanti non se ne erano conseguiti in vent’anni di lavoro politico.
Dopo alcuni mesi di intenso impegno, grazie anche al sostegno del giovane produttore Fabrizio Mosca, Giordana riesce a concludere il lavoro e partecipa, il 31 agosto, al Festival di Venezia: l’effetto è subito sconvolgente: dodici minuti di applausi, entusiasmi, premio per la migliore sceneggiatura, leoncino d’oro a Lorenzo Randazzo, che interpreta la parte di Pappini bambino.
Man mano che esce nelle sale cinematografiche, il film continua a raccogliere consensi, a suscitare emozioni e si conclude costantemente con applausi spontanei e forti momenti di commozione: il regista ha saputo creare un prodotto equilibrato in ogni sua parte, calato quasi totalmente nel fatto reale e che ruota in una serie di tematiche ancora presenti nella memoria, dalla splendida utopia del ’68 alla forza delle idee della sinistra extra-parlamentare, alla dinamica dei conflitti familiari nel triangolo padre-madre-fratello, all’intuizione dell’uso politico dello strumento radiofonico, all’entusiasmo giovanile dei compagni di lotta, alla creatività degli hyppies e dei movimenti del ’77, alla crudeltà di un sistema che non esita a ricorrere alla morte nei confronti di chi lo smaschera e ne denuncia i misfatti. Le scuole di tutta Italia, le università, le associazioni culturali scoprono Peppino Impastato e proiettano il film aprendo dibattitisu questa pagina di storia e di vita.
Il film è scelto anche per rappresentare l’Italia all’Oscar, come miglior film straniero, ma non avrà la fortuna di concorrere alla fase finale del premio per le stesse ragioni a suo tempo avanzate per “Il Postino”: è un film “comunista”, o quantomeno un film in cui il comunismo è considerato una “positiva” scelta di vita: per gli americani è meglio lasciar perdere. In compenso, nell’aprile del 2001 il film vince cinque David di Donatello, tra i quali quello per la scuola e quello per io miglior attore protagonista, Luigi Lo Cascio.


http://www.peppinoimp...
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lucy cassini
Posted Sep 14, 2009 8:51 AM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,299

Editorialedi Pino Nicotri
Strano Berlusca: sa delle procure, ma non delle escort


http://www.jacopofo.c...
Domanda: come mai il signor primo ministro Silvio Berlusconi riesce a sapere in anticipo che “due procure, quella di Palermo e di Milano, cospirano” contro di lui, ma NON è mai riuscito invece a sapere che le 30 ragazze 30 portategli fin sull’orlo del letto dall’imprenditore puttaniere cocainaro Tarantini erano in buona parte delle escort? E come mai per mesi ha ignorato che le gentili bonone con le quali faceva sesso erano pagate proprio per soddisfare i suoi appetiti?

Risposta: perché i casi sono due e solo due. O il Chiavaliere mente spudoratamente, sapendo di mentire, alla pubblica opinione, cioè ai cittadini italiani dei quali è – incredibile, ma vero – il capo del governo, oppure è un incapace. Per giunta circondato da incapaci, visto che a nessuno dei suoi numerosi sottoposti è venuto in mente di fare qualche verifica, peraltro dovuta. Poi c’è una terza risposta possibile: e cioè che per il Chiavaliere la bernarda sia più dell’eroina per un eroinomane e più dell’oppio per un oppiomane, basta averla a tiro e lui perde letteralmente la testa, non ragiona più. Va in brodo di giuggiole, ma anche in pappa completa. Però a ben guardare questa terza eventuale possibilità rimanda alla seconda risposta: un incapace, circondato da incapaci.

Dato che una volta tanto siamo in tema non di elezioni ma di erezioni, vorrei porre anche un’altra domanda che ho sulla punta della lingua (“Honi soit qui mal y pense”…) da quando ho letto l’intervista all’avvocato Ghedini, faccia adeguata al ruolo, che spiega col dovuto sussiego perché mai ha deciso di far decidere al Chiavaliere di querelare intanto Repubblica e l’Unità per via delle famose 10 domande del primo giornale e dei boatos del secondo sulle defaillance penali, pardòn peniche, del suo illustre assistito. “Coooosaaa? Ma scherziamo?”, ha infatti risposto stizzito l’impagabile (si fa per dire: è pagato bene anche lui, tipo Feltri) avvocatissimo. Sì, vabbé, ma lui che caxxo ne sa se il coso del Chiavaliere funziona o no senza iniezioni di prostaglandine o pillole di viagra, cialis e quant’altro?

A voler essere maliziosi, si potrebbe malignare. I ministri e i camerlenghi dei Re di Francia e degli imperatori del Celeste Impero assistevano di buon mattino alla vestizione e anche ai bisogni corporali dei loro monarchi, e il presidente Usa Lyndon Johnson usava riceverli anche mentre andava “di corpo”, assiso cioè non in trono ma sulla tazza del water. Ma Ghedini a cosa assiste per essere così sicuro, addirittura tranchant sul buon funzionamento della nerchia (scusate il francesismo) dell’ultra 70enne papi? Berlusconi a questo suo avvocato erede di Cesare Previti mette in mano e mostra faccende importanti, anche personali. Non è che per caso gli metta in mano e gli mostri anche altro?

Come che sia, basta e avanza un Calderoli in costante adorazione e pubblica esaltazione degli “attributi” del suo capo, il senatùr Bossi. Ghedini, col suo faccino compunto, un po’ da occhialuto chierico fustigatore e un po‘ da Torquemada di provincia, farebbe meglio a evitare di scendere sul terreno di un Calderoli, se non altro perché questi ha una faccia di tutt’altro tipo. Più da osteria e da coro di goliardi, diciamo per essere gentili.

Ah, no, dimenticavo un’altra domanda. Il Chiavaliere ha querelato il giornale l’Unità per avere riportato sul suo conto una serie di cattiverie e insinuazioni sessuo-peniche. Sì, ma perché si è guardato bene dal querelare anche e soprattutto quel suo compare, pardòn, compagno di partito, Paolo Guzzanti, che quelle affermazioni – e anche di peggio – ha proferito pubblicamente per primo? Affermazioni che la beffarda Unità (ma unità de che? Mistero) si è limitata a riportare, facendo peraltro solo il suo dovere di giornale.

Ci consenta, egregio Chiavalier Berlusca Meravigliao, di dirle che quando un capo di governo si lascia guidare o manovrare da un avvocato allora butta male. Gli azzeccagarbugli, per quanto strapagati, portati in parlamento e col garage pieno zeppo di auto storiche, servono – come dice la parola stessa – per azzeccare i garbugli. Non per farsi dettare la linea. Quando ci si riduce a questo, al Quirinale ci si può andare al massimo per scusarsi per avere raccontato la clamorosa balla dell’indisposizione da strappo muscolare alla schiena inventata, a mo’ di Pierino con la signora maestra, per poter restare a casa per trombare con la bonona di turno, la focosa brasileira pagata all’uopo da Tarantini.






http://www.giornalett...

lucy cassini
Posted Sep 15, 2009 8:23 AM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,300

Feltri ricatta Fini: con chi sta il Pdl?


“Domani forse esce qualcosa contro il presidente della Camera… ma in queste ore si sta lavorando per evitarlo… qui si rischia di mandare tutto a puttane” dicono dalle parti di Montecitorio

“Tu sei mai stato in disaccordo con Berlusconi? Beh, sappi che hanno un dossier pure su di te!”. La battuta circolava ieri mattina dalle parti di Montecitorio, nei bar frequentati dagli onorevoli che avevano appena letto l’ennesimo attacco di Vittorio Feltri a Gianfranco Fini. “Ricordi anche che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano sui teoremi - ha detto il direttore del Giornale - Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. E’ sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme“. Una specie di avvertimento mafioso. Con le parole di Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia ma anche legale del capo di Montecitorio: “Inserire in un articolo che si riferisce a vicende politiche e al presidente Gianfranco Fini una allusione generica a un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse’ che riguarderebbero personaggi di Alleanza Nazionale, è un fatto gravissimo che lede la reputazione del Presidente della Camera dei Deputati. Valuteremo quali iniziative assumere in sede giudiziaria“.

DUE DOSSIER – Dell’esistenza di un paio di dossier che circolavano a proposito di Fini avevamo parlato l’8 settembre: “un paio, di cui uno fotografico, che girano per alcune delle redazioni più importanti dei giornali italiani“. Feltri è stato più preciso, come qualcuno che li ha anche letti e li tiene custoditi nella sua scrivania. La denuncia è generica – “personaggi di AN” può voler dire di tutto – l’anno anche; l’obiettivo è preciso, e non può essere uno. Difficile che si riferisca a qualcuno di diverso rispetto al presidente della Camera o qualcuno a lui vicino un tempo. E facile anche che si possa spingere oltre, ma sarebbe un altro avvertimento, quello di troppo. Significherebbe davvero che Berlusconi e Fini non sono destinati a risanare la frattura politica. “Domani forse esce qualcosa contro Fini… ma in queste ore si sta lavorando per evitarlo… qui si rischia di mandare tutto a puttane” dicono dalle parti di Montecitorio, in ambienti non ostili al presidente della Camera. Ma non la pensano tutti così. Anzi. Il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, si schiera dalla parte del giornalista e dice di stupirsi del “doppiopesismo di chi oggi critica Feltri e il Giornale, ma per mesi non ha espresso solidarietà a Silvio Berlusconi per gli attacchi del Gruppo Repubblica-Espresso”. Spiega l’ex radicale: “Sembra che a qualcuno piaccia una sorta di doppio standard, per cui contro Berlusconi si può fare tutto quello che non può e non deve essere fatto con gli altri cittadini italiani. E questo è un approccio molto strano”.

PDL SPACCATO? - Quanti nel centrodestra berlusconiano la pensano come lui? Quella di Capezzone è una posizione personale o rispecchia il sentimento di molti berluscones della maggioranza e del principale alleato di governo, la Lega, i cui leader sono protagonisti in questi giorni anch’essi di un duro scontro col Presidente della Camera? Se è vero che da qualcuno (Ignazio La Russa) è giunto un messaggio di condanna dell’atteggiamento di Vittorio Feltri, è anche vero che i messaggi di sostegno verso Fini si possono contare sulle dita di una mano. nessuno esce allo scoperto per solidarizzare dalle parti di Silvio Berlusconi, nessuno esce allo scoperto tra le fila del partito di Bossi: preferiscono il silenzio. pare che le voci sollevatisi per difendere Fini, come di consueto nella guerriglia verbale di questi giorni, giungano quasi esclusivamente dall’opposizione di centrosinistra. Oltre ai soliti, condannano Feltri Giampiero D’Alia dell’Udc (“Mezze parole non solo non fanno parte della buona informazione, ma costituiscono una seria minaccia, anche di rilievo penale”), Massimo Donadi dell’Idv (“La politica delle minacce, degli scandali e dei dossier è squallido e non serve a risolvere i problemi reali del Paese”), il laico liberale del Pdl Benedetto Della Vedova (“Si passa dal giornalismo ad altro”), l’unico che abbia apprezzato in toto le posizioni dell’ex leader di An negli ultimi giorni. Nulla di più.

LE QUERELE NON BASTANO – Insomma, la stragrande maggioranza dei big sembra pensare che ormai il dado sia tratto. E tutti scommettono che vincerà, come al solito, Berlusconi. Se è vero che “domani uscirà” davvero qualcosa contro Fini, significa che anche il presidente della Camera dovrà rassegnarsi: o piegarsi, e ricomporre, o arrendersi, e fare un passo indietro. Il segnale della querela preventiva, minacciato dall’avvocato Buongiorno può servire più a mettere le mani avanti che a ricomporre uno strappo difficilmente sanabile, se non con l’ipocrisia. D’altronde, dall’altra parte ci sono 50 parlamentari: se fossero davvero tutti fedeli a Fini, il presidente della Camerà avrà la partita vinta. Ma tutto ha un prezzo: anche la coerenza.

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lucy cassini
Posted Sep 15, 2009 11:29 AM
user 6657899
San Severo, FG
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Appello della Campagna Sbilanciamoci! e della Rete Italiana per il disarmo


Fermiamo la produzione dei cacciabombardieri JSF

In questi giorni il Governo italiano, dopo aver chiesto ed ottenuto un parere al Parlamento, in poco tempo e senza praticamente dibattito, sta procedendo alla continuazione della produzione di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter che impegneranno il nostro paese fino al 2026 con una spesa di oltre 15 miliardi di euro.

Si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinate ad un programma sovradimensionato nei costi sia per la sua incoerenza (si tratta di un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari) con le autentiche missioni di pace del nostro paese.

In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all'università e alle politiche sociali, destinare 15 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese.

Sbilanciamoci! e Rete Italiana per il Disarmo chiedono quindi al Governo di non procedere alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell'industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale, che la scorsa manovra finanziaria ha tagliato di ben il 56%.

Con 15 miliardi di euro si possono inoltre fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono contemporaneamente costruire 3000 nuovi asili nido, impiantare 10 milioni di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese.

Il Governo, in questo spinto anche dal Parlamento, faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma, destinando le risorse così liberate alla società, all'ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale.

http://www.sbilanciam...


E' in discussione nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato la richiesta di parere da parte del Governo sul programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter (JSF) e l’associata linea di assemblaggio finale a Cameri (NOVARA).

Dopo le fasi di sviluppo e pre-industrializzazione il Governo chiede al Parlamento un semplice parere per passare alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (4 aereoporti ed 1 portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di euro nel periodo 2009-2026. A ciò va aggiunta la realizzazione sul suolo nazionale, a Cameri (Novara) di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli italiani ed olandesi al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di sviluppo, arriviamo così a quasi 15 miliardi di euro.

Il progetto è faraonico. Il Joint Strike Fighter (JSF) è un aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di operare alla velocità del suono, ma con velocità di crociera subsonica. E’ ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi per l’attacco) ed ha due stive interne per le bombe che possono essere anche di tipo nucleare. E’ un velivolo di tipo stealth, cioè a bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e di altri sensori. L’aereo assolve un ampio ventaglio delle funzioni operative dell’Aeronautica Militare e della Marina Militare, ed andrà a sostituire gli AV-B della componente imbarcata della Marina e gli AM-X ed i Tornado della componente aeronautica.

Capofila del progetto sono gli Stati Uniti e vi partecipano altri 8 paesi: Regno Unito al primo livello, Italia ed Olanda al secondo livello, Turchia, Canada, Australia Norvegia e Danimarca al terzo livello. La ditta capocommessa è l’americana Lokheed Martin Aero. L'impresa italiana maggiormente coinvolta è l’Alenia Aeronautica. La Difesa parla di un indotto da 10.000 posti di lavoro, ma è puro marketing. Per gli Stati Uniti quello del JSF è il programma più costoso della sua storia militare. Infatti il costo complessivo si dovrebbe aggirare intorno ai 275 miliardi di dollari (all’inizio erano 245 miliardi di dollari). Il costo unitario è già salito da 37/47 milioni di dollari in base al modello, a 50/70 milioni di dollari ma nessuno giura su queste cifre; il costo reale, secondo alcuni si saprà solo quando si dovrà pagare. C’è chi parla di un costo unitario finale molto vicino ai 100 milioni di dollari. Il Pentagono allo stato attuale spenderà 12 miliardi di dollari l’anno per i prossimi 20 anni.

Passando dagli Stati Uniti all'Olanda la preoccupazione (per i conti pubblici) per il programma JSF è molto forte. Secondo la Corte dei Conti olandese tra il 1996 ed il 2006 i costi sono cresciuti dell’80% e per questa ragione i vari organismi di controllo (dei paesi interessati) preoccupati da questi dati hanno stabilito di ritrovarsi ogni sei mesi per verificare l’andamento del progetto. A queste riunioni non risulta abbiano mai partecipato i rappresentanti della Corte dei Conti italiana.

I fautori del JSF affermano che non ci sono incompatibilità con il progetto europeo dell’Eurofighter perché il primo è un cacciabombardiere ed il secondo un caccia. Ma l’incompatibilità evidentemente è economica, visto che l’Italia ha chiesto al Consorzio dell’EFA di calcolare il costo di una revisione della sua partecipazione alla produzione del nuovo aereo. Si tratta dell’acquisizione dei 46 velivoli della terza tranche (2012-2017). Il preventivo di riduzione degli ordini richiesti al consorzio dovrebbe prevedere sia la possibilità di un taglio parziale delle consegne sia una rinuncia totale alla fornitura. Il danno per l’industria europea è fin troppo evidente.

Tra l'altro i vertici della Difesa hanno calcolato la diminuzione delle esercitazioni e della manutenzione dei mezzi in base ai tagli apportati dalla finanziaria del 2009. In base a queste stime (tutte da verificare) l’Aeronautica potrà effettuare circa 30.000 ore di volo a fronte delle 90.000 previsionali del 2008. La situazione di manutenzione dei mezzi e dei sistemi d’arma complessi sarà ad un livello di efficienza: per l’anno 2009 al 45%-65%; per gli anni 2010-2011 al 20%-30%; dall’anno 2012 prossimo allo 0%. Allora che senso ha investire in stratosferici sistemi d’arma se poi non si ha la certezza di poterli fare volare perché mancano i fondi per il carburante o per i pezzi di ricambio?


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