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OGGI NOTIZIE

lucy cassini
Posted Jul 7, 2009 8:25 AM
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San Severo, FG
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Regioni contro il governo: e lo chiamano federalismo
di Carlo Cipiciani (Comicomix)



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La notizia è passata quasi inosservata la scorsa settimana: le regioni italiane, emettendo un
durissimo comunicato, hanno deciso all’unanimità di interrompere qualsiasi rapporto con l’esecutivo. Vogliono un chiarimento personale con il presidente del Consiglio su molte questioni. E la Lega tace. Alla faccia del federalismo

“Il governo tradisce puntualmente il principio di leale collaborazione e le Regioni sono quindi costrette a sospendere ogni Tavolo di concertazione politica e tecnica“. Uno stop a 360 gradi dei rapporti istituzionali tra lo Stato e le regioni. Vasco Errani, per conto di tutte le regioni, senza distinzione di schieramento sintetizza la decisione con parole molto dure: “Da due mesi siamo in attesa di un vertice chiarificatore con l’esecutivo, ma nel frattempo si moltiplicano le iniziative unilaterali all’insegna del centralismo e il quadro si fa sempre più confuso e preoccupante“.

I RAPPORTI TESI TRA STATO E REGIONI – Non è una cosa da minimizzare, ed è davvero strano che i media non le abbiano dato spazio. Pare se ne siano accorti solo la Cgil e l’Ugl. Le regioni hanno molti poteri su tante materie, e non è facile governare “contro” di loro. I mugugni covavano sotto la cenere da molti mesi, praticamente quasi subito dopo l’accordo tra le regioni e Calderoli sulla Legge delega sul federalismo fiscale, l’ultimo atto “condiviso” tra governo e autonomie. Da allora, è stato un crescendo di tensioni, contrasti, lamentele, sfociate in diversi ricorsi alla Corte costituzionale per “conflitto di competenza”, con le regioni che accusano il governo di non rispettare il loro ruolo, sancito dalla Costituzione, di “invasioni di campo” e in generale di non ascoltare mai la loro voce. Il tutto, nel silenzio assordante della Lega nord che si proclama federalista, ma che non vuole o non può bloccare la “deriva centralista” di fette consistenti del governo nazionale, a partire da – Udite! Udite! – il super ministro Tremonti, che usa il federalismo solo come una bandierina da sventolare quando è accusato di incapacità nel mettere mano a vere riforme strutturali. Ma ogni richiamo è stato ignorato.

I PUNTI CONTROVERSI – Le relazioni istituzionali tra Governo e Regioni sono così arrivate ad un punto insostenibile. Fino alla decisione di venerdì. I punti di maggiore dissenso riguardano la mancanza di chiarezza sulle risorse del FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate), che come abbiamo più volte sottolineato il governo ha utilizzato come “il pignattino dell’acqua santa”, ed in particolare la non marginale questione dell’accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga sottoscritto tra Stato e regioni a febbraio 2009. Un secondo punto riguarda la incredibile norma contenuta nel decreto anticrisi, con la quale il governo ha ulteriormente ridotto le risorse del Fondo Sanitario nazionale, senza neppure consultare le regioni. Si tratta di quelle derivanti dagli extrasconti sui farmaci generici. Il terzo nodo è la inopinata istituzione di un ministero abolito con referendum, il Ministero del Turismo, che – secondo la Costituzione italiana – è una materia di esclusiva competenza delle regioni. Ora non si capisce bene che cosa fare. Vittoria Brambilla val bene un conflitto istituzionale, evidentemente. Il quarto punto riguarda il famoso “piano casa” che Berlusconi annunciò in pompa magna, salvo poi ricordarsi che anche in questo caso la competenza è regionale. Dopo l’accordo tra regioni e governo, che prevedeva che tutto fosse pronto entro i primi di luglio, mentre le regioni (la gran parte) hanno approvato in fretta e furia le leggi regionali indispensabili per andare avanti, il governo si è “dimenticato” di proporre il “suo” decreto di semplificazione.

ALTRE QUESTIONI SCOTTANTI – Restano sullo sfondo la annosa questione del Patto per la Salute, le risorse per la Sanità, di cui abbiamo parlato recentemente; c’era un impegno sottoscritto da Berlusconi sin dal 1 ottobre 2008 per discutere delle prospettive finanziarie per i prossimi 3 anni. Perché la salute non può essere mandata allo sbaraglio, senza certezze su tempi, modi, risorse. Ma gli impegni di Berlusconi, si sa, lasciano il tempo che trovano. C’è la questione dell’assenza di risorse nel Fondo per le politiche sociali e il fondo per la non autosufficienza per il 2010, e si aspetta a questo proposito di sapere cosa conterrà il Dpef (che tarda ad arrivare, nonostante i richiami di Fini). Ci sarebbe anche – ma a Berlusconi e Tremonti deve sembrare un trascurabile dettaglio – un quadro macroeconomico preoccupante, legato all’inflazione, al flusso delle entrate e all’andamento della crisi che ha riflessi notevoli sullo stato della finanza pubblica. Per chi non lo sapesse, i parametri di Maastricht non interessano solo i conti dello Stato, ma anche quelli delle Regioni, e quindi su questi provvedimenti è obbligatorio che ci sia un accordo con queste ultime. Per ora, c’è solo il silenzio assordante del governo.
continua su ......
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lucy cassini
Posted Jul 7, 2009 1:10 PM
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San Severo, FG
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MONDO
ILSOLE24ORE.COM
Italia fuori dal G8? È polemica tra il Guardian e Frattini
di Elysa Fazzino


Gli auspici non sono buoni, anzi i preparativi del vertice sono un caos, c'è chi vuole l'Italia fuori dal G8. Al suo posto meglio la Spagna. E gli scandali: Silvio Berlusconi riuscirà a evitare le gaffe? Angela Merkel stia attenta a farsi fotografare insieme a lui, non si sa mai che scherzi possa fare e in Germania presto ci sono le elezioni.

Crescendo di polemiche sulla stampa straniera alla vigilia del G8 a L'Aquila. Un vertice chiacchieratissimo, come salta agli occhi passando in rassegna i siti web dei media esteri. E' il Guardian a lanciare il siluro più inatteso: «Crescono le pressioni per espellere l'Italia, mentre i preparativi del summit scendono nel caos». Sulla base di indiscrezioni raccolte negli ambienti diplomatici, Julian Borger scrive che dietro le quinte si brontola per come è organizzato il vertice tanto che qualcuno è arrivato fino a proporre di espellere l'Italia dal G8. Una possibilità proposta nelle capitali europee è che l'Italia sia sostituita dalla Spagna, che ha un reddito pro capite più alto e dà una maggiore percentuale del Pil agli aiuti.
Nell'assenza di ogni iniziativa sostanziale da parte dell'Italia nell'organizzare l'agenda del vertice – si legge sul Guardian – «gli Stati Uniti hanno assunto il controllo». Washington ha organizzato le conferenze telefoniche tra gli "sherpa" in un tentativo dell'ultima ora di «iniettare qualche significato» nell'incontro. «Che sia un altro paese a organizzare le telefonate tra gli sherpa è un fatto senza precedenti», afferma il Guardian. «Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non c'è stata organizzazione e non c'è stata pianificazione».

Il Guardian scrive che il ministero degli Esteri italiano non ha voluto commentare le critiche. Ma la reazione c'è stata: «Spero che il Guardian esca dai grandi giornali del mondo», ha detto da Bucarest il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest, definendo «una buffonata» la notizia che gli Usa abbiano dovuto organizzare il summit: una videoconferenza tra gli sherpa in effetti è stata organizzata da Washington, ma in vista del G20 che si svolgerà a Pittsburgh.

Il governo Berlusconi – è una delle critiche del Guardian – ha cercato di compensare la mancanza di sostanza allungando la lista degli ospiti: i capi di Stato all'Aquila saranno tra 39 e 44. Il premier italiano è stato attaccato per avere mantenuto solo il 3% degli aiuti allo sviluppo promessi e per avere intenzione di tagliare di oltre il 50% gli aiuti in bilancio. Le pesanti critiche all'Italia arrivano in un momento in cui lo stesso futuro del G8 è in forse.

Sempre il Guardian sottolinea che Berlusconi è stato messo alle strette da Bob Geldof (e si è scusato per non avere mantenuto le promesse di aiuti): Geldof ha detto che è in gioco la sua credibilità e che rischia di essere ribattezzato come «Mister 3%» perché mantiene solo il 3% delle sue promesse. In un altro articolo il Guardian mette in evidenza che «la Gran Bretagna vuole svergognare il G8 sugli aiuti all'Africa». Su questo fronte, «il principale colpevole è Berlusconi».

Non è tenero neppure il Financial Times: in un editoriale non firmato intitolato «Summit for Silvio», il quotidiano britannico fa notare che la reputazione di Berlusconi è calata per ragioni che vanno al di là delle recenti storie sulla sua vita privata. Ha sempre stato una figura «controversa e imprevedibile». L'amministrazione Bush doveva corteggiarlo perché era in conflitto con i leader di Francia e Germania. Ma ora che i due Paesi hanno leader pro-americani Barack Obama «non deve essere tollerante come il suo predecessore».

Berlusconi non può essere completamente ignorato, ammette il Ft: ha un forte mandato per governare (cosa che non può dirsi per Gordon Brown) e l'Italia è un forte partner in Afghanistan e si prenderà dei detenuti di Guantanamo. «Ma su molti aspetti della politica», Berlusconi «irrita gli alleati dell'Italia». Secondo il Financial Times, sembra non avere interesse per gli aiuti allo sviluppo e il cambiamento climatico. Sull'Iran, l'Italia ha cambiato posizione dalla più morbida alla più dura. E sulla Russia, gli Usa sono stanchi di come Berlusconi si presenta come interlocutore tra Washington e Mosca, una nozione «assurda».

A L'Aquila, conclude il Ft, Berlusconi deve alzare il gioco. «Gli auspici non sono buoni», nel 1994 a Napoli fu raggiunto da un avviso di garanzia, nel 2001 a Genova il vertice fu quasi devastato dalle proteste. A L'Aquila, Berlusconi spera di essere fortunato per la terza volta. «Possiamo essere perdonati se manteniamo basse le aspettative».
Al «canto del cigno» del G8, il Financial Times dedica un altro servizio, nel quale mette in evidenza la frustrazione di Kofi Annan, che ha scritto una lettera personale a Berlusconi per protestare contro lo scarso impegno dell'Italia negli aiuti all'Africa. Quentin Peel punta il dito sul summit, trasformato in una «stravaganza», un raduno «mostruoso» di migliaia di persone, un «circo mediatico». Peel critica la vaghezza degli accordi che si profilano. «Non è solo colpa di Berlusconi», perché l'evento è diventato troppo goffo per essere efficace. «Ma l'entusiasmo del premier italiano peggiora le cose». Non è entusiasta dei temi che si discutono ma «ha una passione per la rappresentazione. Potrebbe finire col presiedere l'ultima grande stravaganza di un'organizzazione obsolescente».
CONTINUA ...»

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lucy cassini
Posted Jul 8, 2009 12:21 PM
user 6657899
San Severo, FG
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Accoglienza scettica per il G8 in alcune zone terremotate
Articolo di Politica interna, pubblicato lunedì 6 luglio 2009 in USA.

[Business Week]

L’AQUILA, Italia

Durante la settimana del G8, i leader alloggeranno in una caserma anziché nei soliti hotel di lusso. La strada per raggiungere la sede dell’incontro è disseminata di case fantasma danneggiate dal terremoto che ha colpito L’Aquila, città montana dell’Italia centrale, tre mesi fa.

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha spostato il vertice da La Maddalena, isola snob della Sardegna, per dare sostegno alla popolazione in difficoltà dell’Aquila. Non tutti i terremotati apprezzano questa decisione.
Alcuni esprimono la propria rabbia per il lento ritmo della ricostruzione e iniziano a domandarsi se la decisione del governo di spostare il G8 delle democrazie industrializzate e della Russia, che durerà da mercoledì a venerdì, non comporti uno spreco di soldi, tempo e manodopera alla ricostruzione delle case distrutte.

Ad una rotonda, alcuni lavoratori sono impegnati a costruire un mosaico di mattoni colorati raffigurante un’aquila, emblema e omonimo de L’Aquila, e l’antico motto latino di una città a lungo colpita da terremoti: “Immota Manet” (“Rimane immobile”).
La frase coraggiosa infonde speranza ma alcuni sopravvissuti si domandano se le decorazioni per accogliere i leader mondiali siano le necessità più urgenti in una regione con migliaia di senzatetto che vivono nelle tende.

“Cosa mi importa del G8? Spero che porti un po’ di soldi per ricostruire L’Aquila,” dice Luciana Circi, casalinga cinquantasettenne che vive con la sua famiglia in una tendopoli costruita in un campo di atletica. “I miei problemi sono le code per mangiare, andare in bagno, la mancanza di carta igienica, le tende che si inondano quando piove.”
Le autorità ribadiscono che il vertice non interferisce con i soccorsi e la ricostruzione e che gli allestimenti realizzati per l’incontro, dai miglioramenti dell’aeroporto locale al letto in cui dormirà il Presidente Barack Obama, saranno utilizzati dai sopravvissuti al terremoto.

I leader del G8 e di altre nazioni parleranno di crisi economica, di violenza in Iran, di ambiente e di altri problemi internazionali in un esteso complesso di polizia nella campagna proprio fuori L’Aquila.
Gli organizzatori stanno anche programmando visite alle zone colpite dal terremoto e sperano che i leader “adotteranno” alcune delle numerose chiese, castelli e altri tesori culturali di questa città medievale gravemente danneggiata dalle scosse.

Il terremoto del 6 aprile ha raso al suolo interi quartieri a L’Aquila e nella circostante regione dell’Abruzzo, lasciando senza casa circa 54.000 persone e uccidendone 296.
“Qui c’erano cose da fare migliori del G8,” afferma Sandra di Renzo, una diciottenne che fa la volontaria in un asilo costruito in una tenda nel paese distrutto di Coppito, a meno di un chilometro dal luogo del vertice. “Ricostruire la città è una priorità, presto arriverà l’inverno e noi siamo ancora nelle tende.”

Il complesso di polizia fortificato e le aree limitrofe sono sotto stretta sorveglianza e i preparativi fervono: i muri crepati vengono risistemati e le caserme modeste sono ammobiliate per ospitare i capi di stato. Il piccolo aeroporto è stato ingrandito così come l’ospedale locale, che era stato gravemente danneggiato dal terremoto.

Le autorità affermano che i miglioramenti all’aeroporto aiuteranno in futuro a rilanciare il turismo nell’area, e anche le stanze che ospiteranno oltre 1.000 delegati e leader, tra cui Obama, in seguito ospiteranno gli abitanti delle tende che stanno aspettando il tetto promesso dal governo.

Altri preparativi rendono i residenti perplessi: costruzioni come l’emblema che decora la strada che porta alla sede del vertice, o la costruzione di una strada a due corsie per collegare l’aeroporto al luogo isolato - una strada, dicono gli abitanti locali, che difficilmente potrà essere usata in futuro.
“La popolazione de L’Aquila vede che vengono costruite strade e altre infrastrutture per il G8 e poi guarda le proprie case ancora in rovina,” afferma Alessandro Tettamanti, portavoce di 3:32, un’associazione di cittadini che prende il nome dall’ora in cui è avvenuto il terremoto.

Alcuni temono che il vertice possa distogliere l’attenzione dalla popolazione locale.
“Le telecamere saranno puntate sui capi di stato, non su di noi,” dice Fabrizio Pambianchi, un cuoco che vive in una tenda con sua moglie e due bambini. “Le risorse vengono spese per questo show e non per le vittime del terremoto.”

La Protezione Civile, l’agenzia di stato incaricata dei soccorsi e dell’organizzazione del vertice, nega che il G8 stia intralciando o danneggiando la causa dei sopravvissuti.
“Non c’è rischio di interferenza, abbiamo due strutture completamente separate che lavorano alla ricostruzione e al G8,” dichiara Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile. “Obama e gli altri leader verranno qui sapendo che non abbiamo dimenticato nemmeno per un minuto il nostro impegno verso i sopravvissuti.”

Berlusconi è stato molto apprezzato per l’efficace sforzo nei soccorsi dopo il terremoto, ma sta crescendo il malcontento verso i piani di ricostruzione. Il Presidente del Consiglio di destra si è impegnato a ricostruire L’Aquila e le altre città danneggiate, mentre proseguono i lavori 24 ore su 24 per costruire alloggi temporanei che, secondo quanto affermato da Berlusconi, entro novembre ospiteranno tutti i senzatetto che ora vivono nelle tende.

A giugno, migliaia di residenti hanno organizzato proteste a L’Aquila e a Roma, e le loro file probabilmente si ingrosseranno con gli attivisti italiani e stranieri attesi per le manifestazioni durante il vertice.
Il governo ritiene che i manifestanti esterni non oseranno compiere atti di vandalismo nella città danneggiata, e si augura di evitare o minimizzare i violenti scontri che finirono con la morte di un manifestante e la devastazione del porto della città di Genova l’ultima volta che l’Italia ospitò il G8 nel 2001.

In ogni caso, alcuni sopravvissuti cercheranno di evitare qualunque problema.
“Il G8 non risolverà i nostri problemi,” afferma Loretta Tobia, medico di 38 anni che ha perso la casa e vive con suo marito e i due figli nel garage. “Durante il G8 ce ne andremo, anche se non so dove.”

http://italiadalleste...
lucy cassini
Posted Jul 9, 2009 4:13 PM
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San Severo, FG
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Ucciderli da piccoli

di Valerio Evangelisti

Il metodo lo potremmo definire “ucciderli da piccoli”. Consiste nell’individuare gruppi di individui potenzialmente pericolosi, in quanto notoriamente ostili al sistema o a certi suoi aspetti, e incarcerarli o comunque angariarli in via preventiva, subissandoli di capi d’imputazione. Ciò in nome di lievi reati del passato prossimo o remoto, ingigantiti a livello di crimini colossali, oppure di reati non ancora commessi ma che potrebbero commettere in futuro.
E’ questa la linea adottata dal governo, con la connivenza di settori della magistratura (nessuno si illuda che tutti i magistrati siano dei Falcone / Borsellino: basti vedere certe cene sospette di loro illustri esponenti), dell’opposizione (?) e delle forze dell’ordine. Ne sono dimostrazione i 21 arresti di studenti dell’Onda di due giorni fa, e le perquisizioni in tutta Italia.

La motivazione ufficiale sono state le scaramucce (definirli “scontri” è esagerato) del 19 maggio scorso a Torino, contro la conferenza dei rettori d’Europa, chiamata a convalidare la totale privatizzazione dell’istruzione universitaria. Il movente vero è però stato enunciato a tutte lettere: gli arrestati “avrebbero potuto” contestare l’imminente riunione del G8. Parola di Giancarlo Caselli, praticamente un “padre della Repubblica”, idolo della sinistra (??) giustizialista, come i vari Spataro, Bocassini, D’Ambrosio.
Non è l’unico caso di lotta preventiva alle intenzioni. Il 10 giugno sono stati arrestati alcuni militanti della sinistra antagonista, sulla base di niente, perché “avrebbero potuto” tentare di ricostituire le Brigate Rosse e turbare il G8. Peggio ancora l’esito del processo milanese seguito all’ “Operazione Tramonto”, contro militanti del CPO Gramigna di Padova e del sindacalismo di base. Nel corso del dibattimento tutte le prove sostanziali sono miseramente cadute. Però anche questi sovversivi poco pentiti “avrebbero potuto” ricostituire le BR. Ne sono seguite condanne dai quindici anni in giù.
Poi c’è stata la retata, anch’essa “preventiva”, alla festa di Radio Sherwood. Sessanta persone arrestate, a prevenire loro ipotetici crimini. E l’irruzione al centro sociale Askatasuna di Torino, infondata quanto l’altra. L’Italia è diventata il regno bipartisan dell’”avrebbero potuto”. Regola già applicata a misteriose “cellule islamiche” dalle cattive intenzioni. Potenziali, è ovvio. Come nel profetico Philip K. Dick di Minority Report, si processano in anticipo i comportamenti futuri previsti da veggenti.
Non so perché, un ricordo mi torna alla mente. Mio nonno materno e i suoi due fratelli, imolesi, erano socialisti notori. Ogni volta che Mussolini passava per Bologna erano arrestati. Il motivo? “Avrebbero potuto” attentare al Duce.
Va detto che i tempi erano migliori, e la detenzione durava alcuni giorni, non quindici anni.
Mi viene un dubbio. Il governo italiano attuale non sarà fascista? Ma no, mi si risponderà: ha a capo un allegro libertino, che vara una legge garantista (per lui) dopo l’altra, e per presidente della Repubblica un anziano stalinista che sottoscrive tutto quanto. La “opposizione” parlamentare, poi, sulla linea dell’“avrebbero potuto” è totalmente concorde, si tratti di studenti facinorosi, di brigatisti in allenamento, di cellule islamiche non ancora attive, di indipendentisti sardi che non hanno ancora fatto un cazzo però potrebbero farlo.
Ma il dubbio rimane.

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riccardo rosso
Posted Jul 9, 2009 4:34 PM
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Torino, TO
Post #: 1,782

NUCLEARE - Il governo potrà pilotare l'Italia nel ritorno al nucleare. Avrà sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti, potrà definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, dovrà individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture. Per la costruzione di centrali, è noto, saranno necessari anni, ma l'iter sarà velocizzato. Viene poi creata una agenzia per la sicurezza del nucleare.
lucy cassini
Posted Jul 11, 2009 11:30 AM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,277
G8: sparato (a salve) il primo colpo sul clima - 10/07/09





di Diego Barsotti - da greenreport.it

Il fatto positivo è che questo impegno è stato sottoscritto dagli Stati Uniti. Di negativo c’è però che proprio a causa degli Usa, e della difficilissima trattativa in seno al Congresso statunitense per far passare la legge sul cap & trade, è stata inserita la funesta frase “o ad anni più recenti"...

LIVORNO. Che cosa dobbiamo pretendere dal G8 lo abbiamo detto nell’editoriale di ieri. Che cosa avremo ottenuto lo diremo domani. Ma intanto già oggi è possibile fare una stima a spanne di quel che è accaduto nella prima giornata di negoziati e alla luce di questo capire che cosa è lecito attendersi, già dagli incontri di oggi, dove il G8 attraverserà la sua camaleontica trasformazione prima in G14, poi nell’incontro ancora più ampio con il Mef, Major economic forum.

g8-fumettoSe è indiscutibile che solo in quest’ultima sede (il Mef appunto) potranno nascere accordi veramente cogenti, è pur vero che il primo passo compiuto ieri sul clima è un bicchiere quasi tutto vuoto, ma è sempre qualcosa in più al bicchiere tutto vuoto a cui ci aveva abituato il mai rimpianto Bush.

Analizziamo nel dettaglio quello che da molti giornali, televisioni e siti internet è stato annunciato come il primo grande risultato del G8, ovvero questo “accordo sul clima”. In realtà i leader dell’economia mondiale – ad esclusione di un paio di ‘trascurabili’ defezioni come Cina e India! – hanno convenuto di inserire la seguente frase nella dichiarazione sul clima: l’impegno a «dimezzare entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990 o ad anni più recenti».

Il fatto positivo è che questo impegno è stato sottoscritto dagli Stati Uniti, per la prima volta disposti a trovare una strada comune per rispondere ai rischi derivati dalle conseguenze dei cambiati economici. Di negativo c’è proprio che a causa degli Usa, e della difficilissima trattativa in seno al Congresso statunitense per far passare la legge sul cap & trade, è stata inserita la funesta frase “o ad anni più recenti”. Ovvero che invece di prendere a riferimento per i calcoli di riduzione il 1990, come previsto dal primo (e pur considerato lasso) Protocollo di Kyoto, e dal pacchetto clima Europeo, gli Usa potranno partire dal 2005 che è anche l’anno fissato da Obama per raggiungere il compromesso con il congresso. Il che tradotto in numeri molto più semplici significherebbe una riduzione di poco più del 4% delle emissioni rispetto al 1990. Ma questi calcoli ovviamente, benché reali e anche molto tristi, saranno poco diffusi tra i cittadini ai quali sarà data in pasto la ben più ridondante storia del “dimezzamento“.

Ma come se questo non bastasse a frustrare il percorso verso uno sviluppo sostenibile ed un’economia ecologica, c’è appunto il niet di Cina e India, che non “frenano” come forse troppo ottimisticamente titola Repubblica, ma proprio inchiodano e anzi mettono la retromarcia, anche se l’ennesimo compromesso studiato in questi mesi ipotizzava come soluzione che la riduzione di almeno il 50% delle emissioni mondiali fosse raggiunta grazie a una riduzione dell’80% nei paesi già industrializzati e di solo il 20% nei Paesi in via di sviluppo.

Il no di Cina e India pare, però, spiegabile con una certa diffidenza e mancanza di fiducia, motivate da una considerazione e da due attese molto concrete. La considerazione è che finora gli impegni e le promesse nei più svariati campi sono state abbastanza disattese dai ”grandi” tradizionali. E le attese? Da una parte Cina e India aspettano che sia rispettata la promessa fatta alla Conferenza di Bali del 2007 di aiuti finanziari e tecnologici che invece non sono mai arrivati,e che, almeno in parte, potrebbero essere accordati oggi dal Mef, dall’altra c’è una sorta di sfida: vediamo cosa davvero riuscirete a fare sul fronte della riduzione delle emissioni da qui al 2020. A quel punto (forse) saranno disponibili a trattare su cifre e impegni.


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lucy cassini
Posted Jul 11, 2009 11:34 AM
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San Severo, FG
Post #: 1,278
Partecipare alla ricostruzione della propria città e decidere del proprio futuro, queste le linee guida del post territorio in Friuli, dove trentatrè anni fa il sisma fece più di mille morti e lasciò una regione in ginocchio. Oggi in Abruzzo la linea è una ed una sola, imposta dall'alto e attuata in fretta tra polemiche inascoltate.
Nascosta dietro questo muro di gomma intanto si muove la macchina della ricostruzione, degli appalti, dei soldi e del potere




lucy cassini
Posted Jul 11, 2009 11:38 AM
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Il giorno dopo...


di Stefania Pezzopane

Il giorno dopo...

Il re d'Abruzzo, il Guerriero di Capestrano è l'unico grande rimasto a L'Aquila oggi. Come per la fine di una festa, fa un po' tristezza la cittadella vuota, se non paura, nella condizione in cui siamo.
Il giorno dopo il G8, L'Aquila non è più obiettivo sensibile, sorvegliata speciale e neppure ombelico del potere del mondo. La città prova a tornare alla sua normalità attuale, quella di un post disastro, che vorremmo durasse poco.
Qualcosa è già cambiato però, nella consapevolezza degli spettatori.

La grandiosità del G8 ha mostrato, anche a noi amministratori, come l'esigenza impellente e la causa di forza maggiore possano dissolvere la ragionevolezza del tempo fino a far materializzare nuove strade in un mese e rotatorie per il traffico che si annodava da anni. Abbiamo visto un aeroclub trasformarsi in aeroporto, un'austera caserma diventare uno sfavillante villaggio mediatico, con corridoi spartani diventati sontuosi salotti e musei estemporanei. Abbiamo visto anche donare disinvoltamente diamanti per ospitalità.

Bene. Avevamo da subito detto sì a questa grande opportunità e non siamo pentiti. Siamo stati al gioco senza cadere in moralistiche ingenuità e ci conveniva così. Lo abbiamo fatto perché la frastornante attenzione del mondo, dalla memoria corta, riaccendesse almeno per tre giorni le telecamere sulle macerie.
Attraverso gli occhi dei capi di stato e le lacrime delle first ladies una consapevolezza ha attraversato il pianeta: il dolore è ancora qui, la ferita è aperta, non valgono altri messaggi mistificatori.

Ci aspetta una sfida enorme a cui non possiamo essere lasciati soli. Dobbiamo rimettere insieme i pezzi di una città, di una comunità, di un'economia e superare in fretta un trauma.
L'impellenza e la causa di forza maggiore, ora, deve essere questa. Con lo stesso zelo che abbiamo visto per gli 8 grandi, a testa bassa si pensi ora ai 100.000 nessuno a cui è stata azzerata la vita. Tornino qui i capi di stato anche dopo, per monitorare le opere che hanno scelto di adottare.

Non ci si accontenti dei new village, ma si cominci a guardare anche ai centri storici da restituire alla vita, migliorandoli dove possibile. Alle case ed alle piccole economie da far ripartire. Al lavoro che è tragedia personale di molti e collettiva per il nostro problematico tessuto economico. Non si dimentichi che c'è da rimediare alla beffa di un decreto ingiusto ed a una norma iniqua, che ci obbliga a restituire totalmente le imposte non versate, già dal mese di gennaio, come se l'emergenza fosse già finita.

Non siamo degli ingrati come qualcuno vorrebbe far passare. Non chiediamo diamanti, ma case. Non il superfluo, ma l'essenziale.
Se questo G8 non sarà servito a far capire questo, e a far nascere l'urgenza della ricostruzione, avrà fallito il suo obiettivo morale, se anche risolvesse la fame nel mondo. E si ricorderà solo come un'isola di sfarzi per delegazioni e giornalisti, nel nulla assoluto della distruzione.
Vogliamo tutti che non sia così, e per l'impegno che ci aspetta giro a tutti gli aquilani l'esortazione fraterna fattami da un sorridente Obama:"Coraggio!"

http://www.articolo21...
lucy cassini
Posted Jul 11, 2009 11:44 AM
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San Severo, FG
Post #: 1,280
CAMORRA - IL MALE NON FA SPETTACOLO

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lucy cassini
Posted Jul 11, 2009 12:16 PM
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San Severo, FG
Post #: 1,281
sabato 11 luglio 2009
Nell'attesa della decisione sul lodo Alfano

Subito dopo l’estate la Consulta si pronuncerà sulla spinosa questione del cd. Lodo Alfano.

Com’è noto due sono le fondamentali domande alle quali dovranno essere date risposte.

La prima, di carattere sostanziale, chiede di stabilire se l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge tolleri eccezioni così vistose come quelle che esentano alcuni di loro - anche se molto importanti – dall'assoggettamento alla giurisdizione finché dura il mandato, rinviando ad epoca successiva l’accertamento degli eventuali illeciti commessi.


La seconda questione, connessa alla prima, è se tale eccezione possa essere posta da una legge ordinaria, ovvero richieda una riforma della Costituzione.

Ebbene, una volta che saranno risolti tali problemi risulterà più agevole valutare la compatibilità costituzionale di altre “eccezioni”, presenti nell'ordinamento, che rendono alcuni cittadini “più uguali degli altri”.

Tra queste merita di essere segnalata l’immunità - prevista da una legge ordinaria e non da una norma costituzionale - introdotta nel 1981 dall’art. 32 bis della l. 24 marzo 1958 n. 195 che manda esenti da conseguenze civili e penali i consiglieri del CSM disponendo che “I componenti del Consiglio superiore non sono punibili per le opinioni espresse nell'esercizio delle loro funzioni, e concernenti l'oggetto della discussione”.


La giurisprudenza ha chiarito che tale immunità riguarda ogni tipo di responsabilità, sia essa civile, penale o disciplinare. E, si badi, a differenza del lodo Alfano gli illeciti resteranno impuniti anche dopo la scadenza del mandato di consigliere del CSM.

Eppure il primo requisito che - in democrazia - dovrebbe connotare un soggetto investito di funzioni pubbliche parrebbe essere proprio quello della “responsabilità”, specialmente quando non possa operare - come nel caso del CSM - neppure il congegno della cd. responsabilità politica.

Sarebbe quanto mai opportuno, dunque, che il Legislatore eliminasse quella eccentrica immunità.

In tempi di “lodi” più o meno contestati risulta imbarazzante difendere non già una temporanea esenzione dalla giurisdizione come il lodo Alfano, ma una vera e propria impunità priva di ogni ragion d’essere.

Essa - avendo a mente anche le funzioni giurisdizionali del CSM nella materia disciplinare - contrasta, per di più, con tutti i principi regolanti la responsabilità del giudice.

Se si demonizza l’idea dei giudici elettivi cosa pensare, allora, di un giudice e di un amministratore elettivo e per giunta irresponsabile civilmente, penalmente e disciplinarmente?

Nicola Saracino - magistrato

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