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OGGI NOTIZIE

lucy cassini
Posted Jul 3, 2009 7:35 PM
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San Severo, FG
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Appello per "I Siciliani"

Dopo l'assassinio mafioso di Giuseppe Fava, il 5 gennaio 1984, i redattori de I Siciliani scelsero di non sbandarsi, di tenere aperto il giornale e di portare avanti per molti anni la cooperativa giornalistica fondata dal loro direttore, affrontando un tempo di sacrifici durissimi in nome della lotta alla mafia e della libera informazione. Anni di rischi personali, di stipendi (mai) pagati, di concreta solitudine istituzionale (non una pagina di pubblicità per cinque anni!).

Oggi, a un quarto di secolo dalla morte di Fava, alcuni di loro (Graziella Proto, Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza e Lillo Venezia, membri allora del CdA della cooperativa) rischiano di perdere le loro case per il puntiglio di una sentenza di fallimento che si presenta - venticinque anni dopo - a reclamare il dovuto sui poveri debiti della cooperativa. Il precetto di pignoramento è stato già notificato, senza curarsi d'attendere nemmeno la sentenza d'appello. Per paradosso, il creditore principale, l'Ircac, è un ente regionale disciolto da anni.

E' chiaro che non si tratta di vicende personali: la redazione de I Siciliani in quegli anni rappresentò molto di più che se stessa, in un contesto estremamente difficile e rischioso. Da soli, quei giovani giornalisti diedero voce udibile e forte alla Sicilia onesta, alle decine di migliaia di siciliani che non si rassegnavano a convivere con la mafia. Il loro torto fu quello di non dar spazio al dolore per la morte del direttore, di non chiudere il giornale, di non accettare facili e comodi ripieghi professionali ma di andare avanti. Quel torto di coerenza, per il tribunale fallimentare vale oggi quasi centomila euro, tra interessi, more e spese. Centomila euro che la giustizia catanese, con imbarazzante ostinazione, pretende adesso di incassare per mano degli ufficiali giudiziari.

Ci saranno momenti e luoghi per approfondire questa vicenda, per scrutarne ragioni e meccanismi che a noi sfuggono. Adesso c'è da salvare le nostre case: già pignorate. Una di queste, per la cronaca, è quella in cui nacque Giuseppe Fava e che adesso, ereditata dai figli, è già finita sotto i sigilli. Un modo per affiancare al prezzo della morte anche quello della beffa.

La Fondazione Giuseppe Fava ha aperto un conto corrente (che trovate in basso) e una sottoscrizione: vi chiediamo di darci il vostro contribuito e di far girare questa richiesta. Altrimenti sarà un'altra malinconica vittoria della mafia su chi i mafiosi e i loro amici ha continuato a combatterli per un quarto di secolo.

Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza, Graziella Proto, Lillo Venezia

I bonifici vanno fatti sul cc della "Fondazione Giuseppe Fava" Credito Siciliano, ag. di Cannizzaro, 95021 Acicastello (CT)

iban: IT22A0301926122000000557524

causale di ogni bonifico: per "I siciliani"


http://siciliani.spli...
lucy cassini
Posted Jul 4, 2009 5:07 PM
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San Severo, FG
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BREVI NOTE SUL DEBITO PUBBLICO

Economia DI GZ


http://www.trading-it...

Per favore un attimo di attenzione: se sommi il debito delle famiglie e dello stato l'Italia ha un 155% circa di PIL (110% stato e 45% famiglie) che è INFERIORE al Giappone (160% stato e 50% famiglie) e quasi pari alla Francia (86% stato e 62% famiglie) e INFERIORE all'Inghilterra (60% stato e 115% famiglie) ed agli USA (60% stato e 105% famiglie, ma con lo stato avviato all'80% in pochi anni) tanto per fare esempi.

Ancora nessuno sembra volerlo capire, si continua a parlare dei paesi solo in termini di DEBITO PUBBLICO come se fossimo nel 1979 invece che 2009, ma oggi conta il debito totale, perchè le banche e le famiglie in particolare hanno triplicato la loro esposizione debitoria negli ultimi 30 anni. La crisi attuale è dovuta a questo fenomeno no ?

L'Italia ha sì un debito pubblico pari a quasi il 110% del PIL (nel 2010, visto che quest'anno il deficit corrente sarà un -5%) ma non è che nel resto del mondo siamo tanto più bassi in europa la media è 86% del PIL (2010), gli USA stando al budget di Obama arriveranno su questi livelli in 3-4 anni circa, il Giappone per chi lo avesse dimenticato ha un 160% del PIL di deficit pubblico, il Belgio è pari a noi E a fronte di questo debito lo stato italiano possiede ad esempio il 40% della borsa italiana e altri 5mila società nonchè un patrimonio immobiliare che altri stati con meno debito non si sognano. Cioè lo stato italiano ha più debiti, ma anche molto più patrimonio dalla RAI all'Enel, ENI, alle municipalizzate a centinaia di palazzi e immobili ovunque a migliaia di società partecipate a fronte dei suoi debiti Deficit pubblici come il nostro di per sè non sono molto peggio degli altri al netto del patrimonio dello stato, ma in realtà il problema è poi cambiato totalmente in ogni caso dal 1990-1995, perchè ORA IL PROBLEMA GROSSO E' IL DEBITO DELLE BANCHE, IMPRESE E SOPRATTUTTO FAMIGLIE

Per cui mentre nel 1992 quando la lira fece crac nel serpente monetario perdendo un -20% in due giorni si guardava solo ai debiti pubblici e inflazione ora come avrete notato si parla di MUTUI, DEBITO DEL CONSUMATORE, leveraged loans e altri crediti per private equity, debito delle banche (che in Inghilterra, Austria, Belgio o Svizzera è pari al 400% del PIL!), tanto è vero che i governi hanno dovuto tutti garantire il debito delle banche se non lo sai negli ultimi mesi

Se allora guardi all'INSIEME DEL DEBITO, delle famiglie, banche e stato l'Italia è perfettamente nella media o anzi forse un pelo meglio, non è solida come la Germania o Scandinavia o Svizzera, ma è più solida di USA, Inghilterra, Spagna, Est Europa, Turchia e tanti altri emergenti come Messico o Sudafrica ed è alla pari di Corea e Giappone o Francia.

Di conseguenza se torniamo alla lira siamo un paese che può vendere il suo debito senza problemi, perchè il resto del mondo è peggiorato molto dai primi anni '90 mentre noi siamo rimasti sui livelli dei primi anni '90 come percentuali di debito. Ci hanno raggiunti e superati come indebitamento !

Se ci sganciamo dalla Germania con l'euro inizialmente dobbiamo pagare invece di un 4.3% sui Btp a 10 anni probabilmente un 1 o 2 punti in più, ma appena la lira fluttua e si svaluta, cosa che in Asia fanno con altri mezzi da sempre (la Cina ha svalutato rispetto all'euro di un 30% dal 2000) il nostro export risale di colpo contro tutti, cinesi e tedeschi e con lui il PIL. E con il PIL le entrate dello stato e delle imprese e il reddito delle famiglie e poi vedendo che andiamo meglio anche il nostro rating migliora e quanto paghiamo per il debito torna a scendere.

Dati i vincoli sociali e politici e sindacali, il caos delle regioni, le interferenze dei tribunali o TAR e la paralisi generale nel fare altre cose insomma l'unica soluzione è prendere atto che siamo sempre meno produttivi per cui "valiamo" come paese un -20 o -30% rispetto a quello che dice oggi l'euro a 1.40$ e 1.36 yen e circa 6 yuan. Se lo ammettiamo e lasciamo fluttuare in basso la lira però di colpo le nostre esportazioni raddoppiano e non esagero. L'unico paese che se guardi finora ha avuto un forte incremento dell'export( +12% in maggio dato di ieri) nel mondo è la Corea, ma perchè ? Perchè lo won coreano si è svalutato quatto quatto e zitto zitto di un 25-30% circa contro le maggiori valute. Anche l'Inghilterra ha un calo di PIL ora che il più basso dell'europa grazie ad un -12% contro euro e -20% contro dollaro della sterlina

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According to the Commission’s forecasters, the eurozone’s public debt will soar to 83.8 per cent of gross domestic product in 2010 from 66 per cent in 2007. Belgium, Greece and Italy will have debts above 100 per cent of GDP in 2010, France’s debt will be 86 per cent and Germany’s debt will be 78.7 per cent.

GZ
Fonte: www.cobraf.com
Link: http://www.cobraf.com...
3.07.2009

lucy cassini
Posted Jul 4, 2009 5:23 PM
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San Severo, FG
Post #: 1,260


LES PRIVILEGES DES BANQUES

Dal sito franco-canadese

NOUVELLE SOCIÉTÉ di Pierre JC Allard
http://www.geocities....
propongo il seguente brano:

L'enrichissement sans cause

On est riche ou pauvre, désormais, par simple décision du Pouvoir, décision prise et exécutée selon des règles que le Pouvoir détermine. La règle première et suffisante, celle qui assure à l'alliance dominante le contrôle imparable des conditions d'échange, c'est que quiconque a de l'argent en reçoit plus. C'est ce qu'on appelle toucher un intérêt.
Le montant de cette prime à la richesse est fixée par le système financier international, appliqué par les banques nationales, et l'est de façon à maintenir la stabilité du Système et le pouvoir de l'alliance dominante. (Lisez: enrichir les plus riches, préserver l'aisance de ceux qui ont quelque richesse et exploiter les autres).
Le mécanisme précis de création d'argent passe par le privilège des banques de prêter ce qu'elle n'ont pas; ce privilège leur est garanti par l'État, lequel "émet des obligations" qui sont autant de promesses de donner plus à ceux qui ont déjà beaucoup, tout en contrôlant l'inflation qui devrait en résulter en réduisant la consommation de ceux qui manquent du nécessaire. Le paiement d'un intérêt par l'État détermine le taux d'intérêt à tous les paliers de la structure et équivaut au détournement continuel de la plus value du travail de la société vers les membres de l'alliance dominante.
Il n'y a aucune logique au paiement d'un intérêt par l'État, si ce n'est le maintien du pouvoir en place. Les rationalisations qu'on en donne s'appuient sur des pétitions de principe et des sophismes. Seul un lavage de cerveau incessant empêche la population de se rendre compte que là est la source de toute iniquité. Seule une population totalement endoctrinée peut croire aux balivernes qu'on lui raconte pour justifier ce transfert éhonté de richesse des pauvres vers les riches. On a mis la population sous hypnose et on la manipule.

PIERRE JC ALLARD

Traduzione:

I PRIVILEGI DELLE BANCHE

L'arricchimento senza causa

Si è ricchi o poveri, oramai, per semplice decisione del Potere, decisione presa ed effettuata secondo le regole che il Potere determina. La regola prima e sufficiente, quella che assicura all'alleanza dominante il controllo senza possibilità di risposta delle condizioni di scambio, è che chiunque ha soldi ne riceve di più. È quello che si chiama essere contiguo ad un interesse.
La quantità di questo premio alla ricchezza è fissato dal sistema finanziario internazionale, applicato dalle banche nazionali [Banche Centrali ndt] ed è fatto in modo di mantenere la stabilità del Sistema e il potere dell'alleanza dominante. (Leggere: arricchire i più ricchi, conservare gli agi di quelli che hanno certa ricchezza e sfruttare gli altri).
Il meccanismo preciso della creazione del denaro passa dal privilegio delle banche di prestare qualcosa che non hanno; questo privilegio è garantito loro dallo Stato, che "emette delle obbligazioni" che sono altrettante promesse di dare di più a quelli che hanno già molto, sempre controllando l'inflazione che dovrebbe consistere nel ridurre i consumi di quelli che mancano del necessario. Il pagamento di un interesse da parte dello Stato determina il tasso di interesse a tutte le fasi della struttura ed è equivalente alla diversione continua del plusvalore creato dal lavoro della società verso i membri dell'alleanza dominante.
Non c' è alcuna logica nel pagamento di un interesse da parte dello Stato, se non quella del mantenimento del potere in sella. Le giustificazioni che ne danno si appoggiano su dichiarazioni di principio e su sofismi. Solo un lavaggio del cervello incessante impedisce alla popolazione di rendersi conto che lì vi è la fonte di ogni iniquità. Soltanto una popolazione totalmente imbeccata può credere alle frottole che le si raccontano per giustificare questo trasferimento vergognoso di ricchezza dai poveri verso i ricchi. Si è messa la popolazione sotto ipnosi e la si manipola.

PIERRE JC ALLARD

(traduzione di: Giancarlo Soravia)



Se si vuole combattere il male alla radice, credo convenga più conoscere il sistema dei privilegi del sistema bancario, piuttosto che discutere su falsi di contabilità, su lucri da signoraggio, su emissione di moneta dal nulla, che sono la diretta conseguenza di questi privilegi. Sotto il punto di vista dei quali, l'Italia (la cui Costituzione formalmente democratica è solo la classica foglia di fico), si colloca certamente tra i paesi più iniqui.


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lucy cassini
Posted Jul 5, 2009 3:44 AM
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A proposito di privilegi del sistema bancario

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lucy cassini
Posted Jul 5, 2009 4:22 AM
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IL TASSO NEGATIVO, QUESTO SCONOSCIUTO

http://intermarketand...

Economia

DI DOMENICO DE SIMONE
nuovaeconomia.blogosfere.it

Da un paio di mesi si parla molto di tasso negativo, dopo gli articoli di Greg Mankiw sul New York Times e di Willem Buiter sul Financial Times , ma la maggior parte della gente non ne sa nulla.

In Italia, poi, non se ne parla affatto. Sarà pudore, sarà imbarazzo? Sarà che tra gli economisti è fortemente radicata l'idea che il tasso negativo equivale all'inflazione, e parlarne significherebbe evocare gli spiriti maligni se non Satana in persona? Il fatto è che l'argomento era tabù e, nonostante lo sdoganamento sulla stampa-che-conta, nel nostro beneamato paese lo è ancora.

E allora vediamo di capirci qualcosa.


L'idea del tasso negativo è di Gesell , che immaginava un denaro che seguisse l'ordine naturale delle cose, e quindi morisse con esse. Non a caso l'idea del tasso negativo nasce durante la crisi del '29: il problema, allora come ora, era la trappola della liquidità e si trattava di far circolare denaro che esisteva ma che non veniva speso dagli investitori. Gesell propone una moneta dotata di demurrage , ovvero di una sorta di tassa che le fa perdere valore periodicamente. In pratica si trattava di emettere banconote cui periodicamente doveva essere applicata una marca perché mantenessero il valore facciale: con un tasso negativo annuo del 6%, ad esempio, ogni mese era necessario applicare sulla banconota una marca pari allo 0,50% (Gesell propose e realizzò una moneta con un tasso negativo del 5,2%). Su 100 euro, ogni mese dovremmo mettere una marca da 50 centesimi per continuare ad usare la banconota. E' chiaro che questo sistema disincentiva l'accumulazione delle banconote ed induce la gente che le possiede a spenderle. È anche chiaro che dopo un certo numero di anni, che dipendono dal tasso negativo, la banconota ha completamente perso il suo valore, realizzando l'idea di Gesell di una moneta che deperisce così come ogni altra merce. A Worgl in Tirolo, dove un seguace di Gesell realizzò l'esperimento nel luglio del 1932, si verificò quello che fu chiamato il "miracolo di Worgl". In una situazione di gravissima crisi in pochi mesi la disoccupazione scomparve, la miniera riaprì, le fabbriche ricominciarono a lavorare, furono costruite case e opere pubbliche (un ponte) e insomma, la depressione fu sconfitta in poco tempo. Dopo poco più di un anno, l'Austrian National Bank pose fine all'esperimento reclamando per sé il monopolio dell'emissione monetaria.

Insomma, il tasso negativo è un potente antidoto contro la depressione economica: il problema è che esso è anche uno strumento che toglie potere alle banche, perché non consente l'appropriazione di ricchezza mediante gli interessi attivi. In altri termini, il tasso negativo è un'arma potentissima contro il potere finanziario.


Con un sistema elettronico la realizzazione del tasso negativo è molto più semplice del geniale ma un po' farraginoso sistema ideato da Gesell. Infatti, il tasso negativo potrebbe essere applicato quotidianamente senza far soffrire particolarmente i detentori della moneta. Con un tasso del 6%, che equivale ad uno 0,50% su base mensile, ogni giorno il tasso negativo eroderebbe il capitale dello 0,017%. In pratica 17 centesimi al giorno per ogni mille euro.

L'effetto del tasso negativo sulla massa monetaria è che questa si riduce costantemente e che quindi l'ambiente economico diventa tendenzialmente deflazionario. La cosa curiosa è che la demonizzazione del tasso negativo passa proprio attraverso il suo opposto: ho sentito noti economisti sostenere che il tasso negativo è una sorta di inflazione (e qualcuno mi obiettò in un dibattito pubblico, che ne sarebbe derivata un'inflazione spaventosa), mentre è vero assolutamente il contrario. Infatti, se prendiamo come parametro di giudizio l'equazione di Fisher (o degli scambi ), per valutare gli effetti dell'introduzione del tasso negativo sul totale della massa finanziaria, notiamo che la riduzione progressiva della M, a velocità di circolazione costante, e senza incremento delle transazioni economiche comporta necessariamente una riduzione dei prezzi. Ricordo che l'equazione di Fisher è la seguente: M * V = T * P. Ovvero, la Massa monetaria per la Velocità di circolazione equivale alle Transazioni correnti per il livello dei Prezzi.

E' ovvio che un'introduzione del tasso negativo improvvisa porterebbe ad un incremento della velocità di circolazione che scatenerebbe inflazione. Ma qui l'ipotesi è di introdurre mano a mano moneta a tasso negativo per cui alla fine il volume della massa monetaria sarebbe adeguato alle necessità e l'ambiente economico sarebbe necessariamente deflazionario.

Una moneta a tasso negativo introdotta nel nostro sistema circolerebbe molto velocemente, e spingerebbe la moneta corrente nella trappola della liquidità: in altri termini gli utenti spenderebbero la moneta a tasso negativo per trattenere la moneta corrente, per effetto della legge di Gresham , per cui la moneta cattiva scaccia sempre quella buona dal mercato, finché di fatto, dopo un certo tempo, circolerebbero solo monete a tasso negativo.

La moneta a tasso negativo è una free money , nel senso che non ha bisogno di alcuna riserva per essere emessa: la sua emissione si giustifica esclusivamente con le attività che va a finanziare. Per questa ragione ritengo che una moneta a tasso negativo può essere introdotta per finanziare gli investimenti, in modo da mantenere l'equilibrio richiesto dall'equazione di Fisher. Di fatto, una moneta a tasso negativo è una tassa sulla circolazione del denaro. Possiamo dire che la Tobin tax, che tende a colpire la speculazione finanziaria, è una variante settorializzata di una moneta del genere.

La ragione per cui gli americani stanno discutendo molto seriamente, dato il livello degli interessati, al tasso negativo è dato dal fatto che non prevedono alcuna seria possibilità di uscita dalla depressione senza un intervento radicale sulla moneta.
continua su .......
Domenico De Simone
Fonte: http://nuovaeconomia....

Link: http://nuovaeconomia....
4.07.2009 http://www.comedonchi...
claudiotorrenzieri
Posted Jul 5, 2009 4:35 AM
amici-di-Alberto
Castrocaro Terme e Terra del Sol, FC
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lucy cassini
Posted Jul 5, 2009 7:42 AM
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San Severo, FG
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Quei poveri disgraziati di Piazza Affari
di Luca Conforti


http://oneenergydream...

Per evitare il fallimento tornano sul mercato alcune grosse società per ricapitalizzare

A Piazza Affari è tempo di imprenditori con il cappello in mano. Sono almeno una dozzina le ristrutturazioni di società quotate in corso (Bialetti, Aedes, Camfin, Safilo, Tiscali, Stefanel, Mariella Burani, Seat, Pirelli Re, le maggiori) e quasi tutte passano anche per un aumento di capitale a prezzi stracciati, ma mai come in questo periodo l’ubicazione fisica della borsa nazionale suona involontariamente ironica: di affari per i risparmiatori non ce ne sono. Non solo, partecipare a questi tentativi di turnaround significa dare una seconda possibilità a manager che già si sono distinti per la capacità di distruggere valore e conseguentemente il denaro di chi gli ha dato fiducia. Per fare due nomi altisonanti: Marco Tronchetti Provera e Renato Soru.

FEDE - Quasi tutte tornano sul mercato per evitare il fallimento, promettono cambi di business, piani industriali più assennati e naturalmente danno alla crisi la colpa maggiore delle loro difficoltà. Non è vero nella maggioranza dei casi: ad esempio Tiscali non ha mai raggiunto il pareggio di bilancio in dieci anni in Borsa, la più piccola Mariella Burani entra ed esce da continui concordati e rinegoziazioni con i creditori. La galassia Pirelli (Camfin e Pirelli Re) unisce le difficoltà che la famiglia Tronchetti Provera ha subito per la terribile gestione della Telecom con l’eccessivo debito accumulato speculando negli immobili con Pirelli Re. Peraltro negli stessi anni si costruivano queste voragini i principali soci e della galassia Marco Tronchetti Proveri e Carlo Puri Negri risultavano i manager più pagati d’Italia.Con queste premesse diventa un vero e proprio atto di fede pensare di rifinanziarli non solo per l’ovvia considerazione che manager che hanno fallito in tempi di vacche grasse difficilmente diventano dei geniali innovatori, qualità necessarie per fare meglio dei concorrenti in momento in cui l’economia va male e la domanda ristagna.

SPERANZA - Ulteriore elemento che suggerisce diffidenza è il trattamento riservato ai vecchi soci. Per alimentare la speranza di buoni guadagni dei nuovi entranti si condannano i vecchi a cristallizzare le perdite praticamente senza via d’uscita. Almeno tre delle più importanti ricapitalizzazioni di questi mesi Seat, Tiscali e Camfin prevedono d’inondare il mercato con azioni di nuova emissione a prezzi stracciati. L’internet provider sardo, fissando il prezzo a 0,01 euro ha valutato tutta la Tiscali attuale 7 milioni di euro, un’evidente forzatura che costringe gli attuali possessori o ad accettare il crollo definitivo del valore del proprio pacchetto o impegnare nuovi soldi per ridurre il prezzo di carico, insomma una sorta di “il doppio o niente” degno delle peggiori bische. Viene da domandarsi quanto debba peggiorare ancora la casistica di “fregature” rifilate ai risparmiatori perché un po’ di queste operazioni debbano essere rigettate dal mercato. Non vale solo per gli aumenti di capitale dettati dai rischi di fallimento, Enel ha visto sottoscrivere al 99% il mega aumento da 8 miliardi e le modalità non erano diverse: il grande sconto delle nuove azioni serviva incentivare i vecchi azionisti ad aderire per ridurre il prezzo di carico e mitigare la riduzione del prezzo delle vecchie azioni (e del rendimento futuro). Per ricordarci che quasi mai i conti finali sono positivi per chi partecipa, guardiamo i dati riportati dal Sole 24 ore sul prezzo di carico delle azioni delle varie fasi di privatizzazione: Per chi ha sottoscritto i titoli nel corso della prima tranche di fine ‘99 (il prezzo era di 4,3 euro pari a 8,6 euro dopo il raggruppamento dei titoli) e ha aderito all’aumento, il nuovo prezzo di carico, considerata anche la bonus share del 5%, si attesta a 6,29 euro. Per chi avesse sottoscritto la tranche del 2004 a 6,64 euro, il nuovo prezzo di carico sarebbe pari a 5,05 euro ad azione, mentre per i sottoscrittori della tranche del 2005 a 7,07 euro il prezzo di carico scende a 5,32 euro. Certo i dividendi sono stati generosi (3-4 euro in totale), ma sono tutti prezzi più alti delle attuali quotazioni e ci vorranno tre anni per ripagarsi con le cedole quest’ulteriore esborso.

CARITA’ - Le varie ricapitalizzazioni sono quasi sempre imposte dalle 600-viewbanche come condizione preliminare per rinegoziare le scadenze o rinunciare ad una parte dei crediti, chiedere iniezioni di nuovo denaro serve a rendere più “motivati” gli azionisti di controllo a far ripartire l’azienda (è il caso di Aedes, Bialetti e Pirelli Re) e poi in questo momento la raccolta tramite nuovo equity è il modo più conveniente (nessun tasso d’interesse da garantire e massima libertà di utilizzo). C’è da augurarsi, per la salute dell’economia nazionale, che gran parte di questi gruppi in difficoltà riesca a riprendersi e nel farlo qualcuno dei soci di adesso avrà anche fatto un buon affare. In generale però va detto che il rischio per il singolo risparmiatore è eccessivo. Nei mercati finanziari fondi di private equity e banche hanno la funzione assumersi questo tipo di rischio, hanno il capitale e l’orizzonte temporale, inoltre subentrando impongono salutari cambi di gestione. In questo frangente proprio gli investitori istituzionali sono i grandi assenti, i fondi perché colpiti nei loro patrimoni dagli eccessi del passato, le banche per l’avversione al rischio che sembra essere il nuovo comandamento. In fin dei conti proprio la disponibilità di questi soggetti ad intervenire (è il caso di Safilo) potrebbe essere un buon criterio per distinguere un possibile buon affare. Anche se il buon senso consiglia di prendersi una vacanza dalle avventure finanziarie.

http://www.giornalett...
lucy cassini
Posted Jul 5, 2009 7:46 AM
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ECONOMIA&LAVORO

Ecco gli stipendi di 20mila dirigenti di società pubbliche



E' Francesco Guarguaglini, presidente e ad di Finmeccanica a guidare la classifica degli stipendi delle società pubbliche spa privatizzate con retribuzioni di alcuni milioni di euro. È quanto emerge dall'elenco dei compensi dei top manager delle societá a parziale o totale partecipazione pubblica consultabile sul sito del ministero per la Pubblica amministrazione guidato da Renato Brunetta. Guarguaglini, guida la classifica con 5 milioni e 560mila euro, di cui 2 milioni si riferiscono a precedenti mandati. Subito dopo, troviamo i manager dell'energia. Il numero uno di Enel Fulvio Conti tocca i 3 milioni 236mila euro, appena sotto quello dell'ad e dg dell'Eni Paolo Scaroni con 3,077 milioni. Oltre mille pagine da sfogliare, molte le caselle in bianco, di chi non ha comunicato l'entità degli stipendi.

Si tratta di oltre 5.000 tra aziende e consorzi che spaziano dai servizi pubblici locali, trasporto, acqua, elettricitá, alle grandi societá come Ferrovie dello Stato, Rai, Poste. Compensi milionari, aggiornati al primo semestre 2009, spettano anche al presidente dell'Eni Roberto Poli intorno a 1 milione di euro (1.131.000) e al presidente di Enel, Pietro Gnudi (923.348). Anche Massimo Sarmi, l'ad e direttore generale di Poste Italiane, viaggia intorno ai 900mila euro all'anno di fisso, 886 mila per la precisione, ai quali può essere aggiunta una parte variabile annuale fino a 694.294 euro.

Un pò meno ma sempre sopra il mezzo milione di euro per il numero uno di Fs Mauro Moretti che percepisce 680mila euro di fisso più 190mila di parte variabile, mezzo milione di euro più 250mila di variabile per il presidente di Fs Innocenzo Cipolletta. Anche il presidente e dg di Anas Pietro Ciucci percepisce 500mila fissi elevabili del 50% subordinatamente al raggiungimento degli obiettivi. E non è di molto inferiore il compenso del presidente della Rai Paolo Garimberti pari a 448mila euro.
1 luglio 2009

http://www.ilsole24or...
iciano
Posted Jul 5, 2009 11:02 AM
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Forlì, FC
Post #: 2,508
devilishsarà Guerra....guerra alle banche...
a quell'ambrogio lì steso su quei soldi a mazzette una sopra l'altra
sarebbe l'unica guerra possibile in questo paese e in questa terra...l'unica che avrebbe senso
ora che la banca ha dichiarato guerra al cittadino con un "CONTRATTO UNILATERALE"

E ALLORA COSA SI ASPETTA A FARE ALLA BANCA

una dichiarazione di diffida unilaterale da parte del cittadino...??????



angry) da girare al manovratore

iciano...colori di guerra
lucy cassini
Posted Jul 6, 2009 5:56 AM
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San Severo, FG
Post #: 1,268

Emma, l’escort di Confindustria, e quei regalini di Silvio e Giulio
di Alessandro D'Amato (Gregorj)


Il titolo su Macchianera è perfetto: “C’è del marcio in Marcegaglia“. Ma molto più interessante è l’analisi: “Il nuovo decreto anti-crisi (conosciuto anche come Tremonti-Ter) licenziato dal governo alla fine del mese di giugno 2009 contiene diversi interventi tra cui uno principale di politica fiscale: la detassazione dei redditi investiti dalle imprese in macchinari di tipo industriale“. E che non fosse il non plus ultra – viste anche le evidenti contraddizioni interne – si sapeva.

Eppure, dalla Confindustria, che in precedenza aveva aspramente criticato l’inattività del governo in tempi di crisi, sono arrivate recensioni entusiastiche, come per quegli album di artisti ormai in crisi d’ispirazione ma molto, molto amici dei giornalisti che lavorano alla pagina degli spettacoli. Il motivo ce lo spiegano sempre su Macchianera: “Comprendiamo l’entusiasmo di Emma che deve aver fatto due conti: è evidente che molti dei prodotti che ricevono l’incentivo sono presenti nel core business dell’azienda di famiglia (direttamente o indirettamente tramite semilavorati dell’acciaio). Dai link sottostanti potete confrontare il portafoglio della ditta con la tabella dei beni oggetto del decreto legge e rilevarne l’imbarazzante sovrapposizione: dalle lamiere agli ascensori di cantiere, dalle pompe e compressori ai carrelli elevatori. Ci sono anche le catapulte per portaerei, se necessario“.

Insomma, il decreto “di famiglia” del ministro Tremonti finisce per aiutare proprio il presidente della Confindustria, che però – giova ricordarlo – è l’associazione di tutti gli industriali, non solo di quelli dell’acciaio. E, dopo anni e anni di regno di Montezemolo, nei quali l’accusa strisciante che circolava nei corridoi di viale dell’Astronomia era che “iddu pensa soltanto a iddu” (per parafrasare una famosa frase di Totò Riina nei confronti dell’ex premier, ecco che la storia comincia un pochino a ripetersi. E la cosiddetta “parte sana del paese” (Lucaluca dixit) dovrebbe persino iniziarlo a notare. Se non altro, perché questo è lo stesso identico governo che fino a poco tempo fa attaccava il Centro Studi della Confindustria per le sue previsioni sul Pil, e poi tre mesi dopo incorporava queste previsioni nei suoi documenti ufficiali.

Invece no. Da quando Emma è diventata presidente e Silvio è asceso al trono, l’atteggiamento della Confindustria è piuttosto ondivago nei confronti del governo. Da una parte, si critica per chiedere qualcosa di ben specifico e preciso. Dall’altra, una volta che quella cosa viene ottenuta, si parte con i toni concilianti e si ricomincia a parlare “del bene del paese”. Quando c’era Montezemolo, almeno, gli industriali avevano il pudore di mascherare l’ambizione politica personale del presidente con una critica generalizzata alla politica e alla burocrazia italiana, con tutti quei discorsi sulla Casta e via cianciando che sembravano ricopiati dagli articoli dei giornali. Oggi la Marcegaglia ha cambiato profondamente strategia: come Achille Lauro a Napoli regala la scarpa destra della critica mediatica e poi, quando arriva il provvedimento richiesto, allunga sottobanco la scarpa sinistra del plauso al governo. Si potrebbe dire che usa la controparte un po’ come qualcuno è solito utilizzare le escort: le si paga per un servizio e poi amici come prima e chi si è visto, si è visto. Tra Silvio e gli industriali si pensava fosse amore, invece era un calesse. Tristezza!

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