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OGGI NOTIZIE

lucy cassini
Posted Apr 11, 2009 5:10 PM
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IL SISTEMA DEI DERIVATI E' PRONTO A COLPIRE I COMUNI ITALIANI
Postato il Venerdi 10 Aprile 2009

Italia DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

Come è normale, il terribile terremoto che ha squassato l’Abruzzo ha stravolto i normali canoni della comunicazione catalizzando su di sé tutta l’attenzione dei media e facendo passare in secondo piano anche la terribile crisi economica che stiamo vivendo.

Ma proprio il terremoto e l’enorme sfida per la ricostruzione che esso pone, anche a livello finanziario per le casse dello Stato, ha concentrato un interesse collaterale sul progetto per il Ponte di Messina e per l’Expo milanese: ci saranno i soldi per loro, sono ancora prioritari? Sull’appuntamento fieristico, poi, non sono mancate le polemiche per il nome, il compenso e il doppio incarico dell’uomo chiamato a guidare la macchina operativa, l’ex ministro Lucio Stanca.

Problemi seri, certo ma ben poca cosa di fronte al vero tsunami che sta per abbattersi sugli enti locali italiani, Milano e Roma in testa, nel silenzio generale.
Si tratta della sfida tra le banche d’investimento londinesi e molte amministrazioni locali italiane per lo scandalo dei contratti derivati di swap che hanno inguaiato - e non poco - i conti di comuni, province e regioni, rei di aver stipulato negli ultimi anni contratti per ben 35,6 miliardi di euro in derivati, molto spesso più per ottenere liquidità a breve termine che per ristrutturare il proprio indebitamento.

Oggi con i tassi che puntano al ribasso fisso, i nodi rischiano di venire al pettine per chi ha scommesso sulla variazione fisso-variabile in una riedizione finanziaria della roulette russa de “Il cacciatore”. Solo Milano ha una perdita teorica sul suo swap da 1,8 miliardi di oltre 200 milioni, mentre tanti piccoli comuni hanno maturato voragini pari a diversi anni del loro intero bilancio. Insomma, un disastro. Il dato ufficiale del Tesoro a fine 2007 parla di 36 miliardi di euro di derivati in essere per poco meno di 600 enti locali. Per la precisione: 18 regioni su 20, la metà delle province e 500 comuni da piccolissimi a 50 capoluoghi. Praticamente tutta Italia, da Milano a Roma, da Torino alla Regione Liguria fino a piccoli comuni come Boschi, 2700 abitanti in provincia di Perugia, per il quale chiudere il contratto per evitare altri costi significherebbe dover sborsare 250mila euro di penale.

E a rendere il quadro ancora più fosco c’è il fatto che la controparte contro cui gli enti locali vorrebbero dar vita a una sorta di class action hanno nomi roboanti: JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura (la banca giapponese che ha rilevato il ramo di investment banking di Lehman Brothers a Londra), Ubs, Merrill Lynch e Barclays. I
nsomma, il gotha della finanza internazionale. Che, tra l’altro, avrebbe già cominciato a preparare le contromosse addirittura con il beneplacito del Treasury, terrorizzato dal fatto che in un momento come questo gli istituti britannici e la piazza finanziaria londinese in generale possano pagare un altro pesante prezzo in termini di credibilità e anche di eventuali risarcimenti.

La strategia inglese è chiara: trasformare lo scandalo derivati degli enti locali in un nuovo caso Parmalat, ovvero far passare l’accaduto per l’ennesima truffa all’italiana contro i risparmiatori (in questo caso i cittadini) utilizzando la strategia psicologica di caricare la responsabilità su chi ha voluto giocare con soldi pubblici a un gioco rischioso e che non conosceva. Il vecchio adagio del comportamento da buon padre di famiglia, caposaldo del diritto, potrebbe quindi trasformarsi in una potente arma di difesa.

Inoltre a Londra fanno affidamento sul fatto che per denunciare penalmente il danno questo debba essere precisamente quantificato, ma visto che il contratto è ancora in essere per la gran parte degli enti interessati questa operazione non è possibile e ci si limita, come accaduto per il comune di Milano, alla denuncia del sovrapprezzo già pagato alle banche. Già, Milano. Qui il Comune ha sottoscritto il più grande contratto di interest rate swap d’Europa, 1,7 miliardi di euro, con le cinque banche internazionali di cui abbiamo parlato prima. Alla firma del contratto, il 27 giugno del 2005, le banche avevano già incassato 100 miliardi delle vecchie lire di plusvalenza, visto che l’operazione era proposta al Comune a un prezzo più alto di quello di mercato. E in tre anni hanno raddoppiato.

In cambio il Comune ha ricevuto 100 milioni di euro di liquidità, peccato che ora il successore dell’allora sindaco Gabriele Albertini si ritrova con 400 milioni di euro di perdita. E visto che la leva di quasi tutti i contratti (l’80% circa) cominciava ad andare in perdita per la danza dei tassi, in molti si sono lanciati sui credit default swaps come strumento di difesa. In sostanza, hanno stipulato un’assicurazione con le banche sull’insolvenza della Repubblica italiana: le perdite nominali se le accollava la banca e il Comune assicurava che lo Stato non fallirà. Con costi notevoli. Geniale, visto che gli enti italiani si troveranno ora a fare le pulci alle istituzioni di un paese dove dal 1991 gli stessi enti locali non possono contrarre per legge contratti swap poiché speculativi.

Chissà quale sarò il foro competente a dirimere la controversia, sempre che ci si arrivi, visto che parliamo di un mondo in cui la Sec per otto volte non è stata in grado di fermare la mega-truffa di Bernard Madoff.

P.S. Quasi nessun giornale mercoledì scorso ne ha dato conto, nemmeno nelle pagine economiche pur ridotte all’osso per l’emergenza terremoto, ma stando a quanto rilanciato dal “Times” aumentano drammaticamente le stime del Fondo Monetario Internazionale sulla mole delle attività “tossiche” accumulate nei bilanci di banche e compagnie assicurative: siamo a quota 4mila miliardi di dollari. A confermarlo è la bozza di un rapporto del Fondo Monetario Internazionale che verrà pubblicato il 21 aprile prossimo.

Quello indicato è un valore che rappresenta quasi il doppio rispetto ai 2.200 miliardi denunciati dallo stesso Fmi appena lo scorso gennaio: per le attività “tossiche” originate negli Stati Uniti si stima un valore complessivo pari a 3.100 miliardi di dollari, a cui si aggiungono altri 900 miliardi di dollari dall'Europa.

E «per la fine del mese queste stime potrebbero essere ulteriormente aggravate», avvertiva il quotidiano londinese. Il rapporto definitivo infatti verrà pubblicato nell'imminenza degli incontri di primavera di Fmi e Banca Mondiale, il 25-26 aprile a Washington. Alla luce di queste cifre, in predicato di peggioramento, la montagna del G20 ha davvero partorito il topolino dei 1000 miliardi ipotetici da iniettare o far stampare e gestire dal Fmi: spente le telecamere, la verità viene sempre a galla.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
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10.04.2009
lucy cassini
Posted Apr 11, 2009 5:27 PM
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Articolo 21 - INFORMAZIONE

Francia, chi scarica illegalmente musica e film si vedrà recapitare, sempre che la legge passi, un avvertimento formale…

di Alberto Romagnoli


"Dio, proteggimi dagli amici perchè ai nemici ci penso io": Sarkozy starà ripetendo questa antica invocazione dopo la bocciatura - da parte dell'assemblea nazionale - della legge sulla pirateria via internet alla quale teneva tanto? Il presidente e' stato vittima di un'imboscata da parte di settori della sua stessa maggioranza, che voleva dargli un segnale politico, oppure non si e' reso conto che l'argomento sta spaccando anche il centro-destra? E la sinistra francese, che intanto esulta, si sta infilando - come teme qualcuno - nell'ennesima battaglia di retroguardia?
Ad alcune di queste domande la risposta potrebbe arrivare presto: il governo e' deciso a ripresentare il provvedimento fra poche settimane - come ha già annunciato il ministro per i rapporti con il parlamento - e questa volta nessuno potrà accampare la scusa che stava partendo per le vacanze di pasqua. alla camera (bassa) siedono 577 deputati, tanto per intenderci, ed il risultato finale e' stato 21 voti contro e 15 a favore della proposta di legge. che era stata preparata da un uomo dichiaratamente di sinistra, Denis Olivennes. il quale ha avuto modo di cimentarsi con il problema come top manager della Fnac (una grande catena che vende libri, dischi e film). mentre l'iter parlamentare procedeva lui nel frattempo e' diventato direttore del "nouvel observateur", settimanale che di solito non fa proprio sconti al presidente della repubblica. E Sarkozy secondo i malevoli aveva abbracciato la causa - oltre che come marito di una musicista, Carla Bruni - proprio per accattivarsi la simpatia di un altro po' di intellettuali della gauche.
"Questa legge e' profondamente di sinistra - ha dichiarato Olivennes a "Le Monde" - perchè difende i diritti degli artisti e dell'industria culturale contro le società telefoniche, che depredano i creatori delle loro opere. cosa hanno fatto i socialisti quando erano al governo fra il 1995 ed il 2002 contro la pirateria? Nulla. Ed hanno una proposta alternativa? Assolutamente no!" Insomma lui non ha alcun dubbio, anche alla luce dei risultati delle vendite di cd e dvd in Francia, che sono calate del sessanta per cento durante gli ultimi sei anni. Al contrario di attrici come Catherine Deneuve e Victoria Abril, che non hanno nascosto - in un appello pubblicato qualche giorno prima del dibattito in aula - le loro perplessità su "un meccanismo di sanzioni di dubbia costituzionalità e dal funzionamento fumoso".
Di cosa si tratta ? chi scarica illegalmente musica e film attraverso la rete si vedrà recapitare - sempre che la legge passi - un avvertimento formale (prima via mail e poi con una raccomandata a domicilio). Se non smette (e secondo un sondaggio il 90 per cento degli attuali corsari - messo alle strette - alzerebbe bandiera bianca) si vedrà sospendere l'accesso ad internet da due a dodici mesi. ma nel frattempo - e questa sarebbe una delle ragioni per cui il testo è stato giudicato eccessivamente severo - dovrà continuare a pagare l'abbonamento durante il periodo in cui gli viene negata la navigazione. La gestione delle sanzioni verrà affidata ad un'apposita autorità, l'hadopi, che per qualcuno assomiglia un po' troppo al grande fratello. Il parlamento europeo non ha affrontato l'argomento ma ha già definito il mese scorso l'accesso ad internet - pur attraverso una risoluzione non vincolante - un'intoccabile "libertà fondamentale". Ed in Francia, quando si toccano i diritti, la sensibilità e' particolarmente elevata ...
Un deputato di centro destra,, per spiegare le sue riserve, ha detto che fra i "people" (come qui vengono definiti i personaggi mondani) ed il "popolo" sceglie senza dubbio il secondo. e viene in mente un altro provvedimento a cui l'Eliseo teneva molto, vale a dire l'apertura dei negozi la domenica: e' stato affondato da un'opposizione trasversale fatta dai sindacati come da parlamentari molto amici dei piccoli commercianti. "conservatori", alla difesa del riposo almeno il settimo giorno insomma, contro "riformisti" che volevano fare di Parigi una meta per lo shopping del week-end (come avviene ad esempio a Londra). In Francia internet e' ora il campo di battaglia: per piccole beghe lungo i corridoi dei palazzi del potere oppure per la creazione di nuovi diritti (e doveri)? Il seguito fra pochi giorni.


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lucy cassini
Posted Apr 11, 2009 6:54 PM
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BERLUSCONI, AVANTI COL PONTE SULLO STRETTO

BERLUSCONI, AVANTI COL PONTE SULLO STRETTO

(AGI) - Roma, 10 apr. - Il terremoto abruzzese non causera' ritardi nella realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Lo rende noto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervistato da 'Panorama del Giorno'. "Il ponte sullo Stretto e' un'opera epocale - continua Berlusconi - di cui la Sicilia ha assoluto bisogno per sentirsi una parte dell'Italia a tutti gli effetti".









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Posted Apr 11, 2009 7:43 PM
Post #: 4
Ma si ridiamoci sù, tanto così è stato e così sarà sempre. confused
lucy cassini
Posted Apr 12, 2009 5:35 AM
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La prevenzione che non c’è - 12/04/09





di Roberto De Marco, ex direttore del servizio sismico nazionale – eddyburg.it

Le macerie dell’ultimo terremoto costituiscono uno scenario immutabile nel tempo, lo sfondo sul quale più o meno si rappresenta lo stesso copione, almeno sul piano della espressione di intenzioni. Si promette il rapido superamento dell’emergenza fino al raggiungimento di normali condizioni di vita; in tempi contenutissimi si garantisce il passaggio dalle tende alle case; infinela ricostituzione del tessuto produttivo ed infrastrutturale come occasione di sviluppo dell’area.




Tutte cose mai avvenute: il ritorno ad una vita normale è lungo e doloroso; il passaggio dalle tende alle case comporta una lunga permanenza in alloggi provvisori per una costosissima ricostruzione quantomeno decennale; per l’Irpinia del terremoto dell’80 si progettò quel tipo di sviluppo che fu poi costellato di illegalità e cattedrali nel deserto. Come ultima cosa si dice che quanto accaduto non dovrà mai più capitare; e si promette un impegno inderogabile sul terreno della prevenzione sismica.

Il 28 dicembre del 2008 si è celebrato l’anniversario del terremoto di Reggio Calabria e Messina. Tante paginate di giornale sulla tragicità di quell’evento, tante commemorazioni, ma la questione su cui concentrare l’attenzione doveva essere soprattutto un’altra.
Il Governo Giolitti, terrorizzato dall’immane sciagura, pochi mesi dopo inaugurò infatti la prevenzione sismica in Italia. Da quel tragico evento in poi, chiunque avesse voluto costruire un edificio in un comune iscritto nella lista di quelli sismici, lo avrebbe dovuto fare rispettando una specifica normativa in grado di conferire una più elevata resistenza agli edifici. Da allora, dopo ogni terremoto più o meno distruttivo, nuove porzioni di territorio nazionale sono state classificate: nel 2001 il territorio nazionale appariva classificato come sismico per oltre il 70%. Ma, ad una così ampia delimitazione delle zone dove le esperienze vissute dimostravano la ricorrenza del fenomeno, non ha corrisposto un analogo riscontro in termini di azione di mitigazione del rischio: dopo un secolo di attivazione dell’unico strumento organico di prevenzione, oggi, solo il 18% degli edifici, rispetto all’intero stock di edificato, risulta sismicamente protetto.

Bene, dalle immagini di L’Aquila e dintorni emerge un’enorme assenza di sicurezza e, in queste primissime ore di post-terremoto, nel rispetto delle vittime e delle strutture di soccorso che stanno cercando di fare il loro meglio per risolvere l’emergenza, emerge terremotouna macroscopica mancanza di prevenzione, il che induce ad alcune considerazioni a caldo, salvo poi ritornare, con maggior cognizione di causa, su taluni aspetti.

Il terremoto ha colpito L’Aquila e alcuni piccoli paesi abbarbicati sui versanti della Conca dell’Aterno che danno l’impronta al paesaggio dell’Appennino centro meridionale.
L’edilizia prevalente nel centro storico del capoluogo così come in quelli di Paganica, Fossa, Onna, Barisciano è intrinsecamente fragile, vulnerabile per caratteristiche tipologiche e costruttive. Insomma, rappresenta in modo emblematico l’elevato rischio sismico di cui è affetto il Paese, dovuto al patrimonio edilizio preesistente rispetto all’introduzione della classificazione sismica del territorio che ha iscritto i comuni dell’Aquila e di tutta la sua provincia dal 1915, quando il terremoto di Avezzano causò 30 mila vittime.

E’ necessaria, dopo quest’ultimo disastro, una riflessione sulla politica di prevenzione anche per queste tipologie edilizie, per i centri storici nel loro complesso, rispetto ai quali con tutta evidenza le iniziative intraprese attraverso strumenti di defiscalizzazione a favore degli interventi di manutenzione straordinaria, che hanno riguardato anche aspetti strutturali, non hanno risolto significativamente il problema. Insomma, i centri storici, ormai in modo diffuso, sono realtà che hanno riacquistato in questi ultimi anni una forte capacità attrattiva, sia sul piano residenziale che turistico. Si riqualificano sul piano estetico, si ristrutturano nel senso della vivibilità, recuperando almeno in parte la loro indispensabilità sul piano socio-culturale, mentre purtroppo, sul piano della sicurezza, sembrano mantenere intatta la loro vulnerabilità.

E’ un problema di risorse? Certamente sì. Lo Stato avrebbe dovuto far di più onorando l’impegno, più volte assunto dopo ogni catastrofe, che la messa in sicurezza del territorio sarebbe diventata la più importante opera pubblica di questo Paese. Ma di soldi, per esempio, ai Beni culturali ne sono stati dati, di interventi ne sono stati fatti, anche qui con esiti a dir poco incerti. Allora, di fronte ai disastri delle chiese e dei monumenti del capoluogo abruzzese emerge un problema di progettazione, di capacità tecniche, di giusta sintesi tra l’esigenza di proteggere dalla distruzione ed i vincoli della conservazione.

Ed infine c’è il cemento armato. Perché gli edifici in cemento "moderni" collassano, si impilano su stessi non lasciando nessuno scampo a chi li abita? Come sostiene qualcuno è un problema più da Procura della Repubblica che tecnico. D’altronde, la normativa sismica pretende che la nuova edilizia nei comuni classificati, e quindi soprattutto gli edifici in cemento armato, consenta di salvare la vita degli occupanti, pur subendo danni, e quindi non ammette giustificazioni spendibili in linea generale. Soprattutto di fronte a ciò che è avvenuto a L’Aquila oggi, alla scuola di San Giuliano di Puglia ieri e all’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi l’altro ieri.

In senso generale, si può affrontare un ultimo tema legato direttamente al concetto di sicurezza oltre che, evidentemente, alla tutela del territorio. Per chi si occupa di riduzione del rischio sismico, ma in realtà anche di tutte le altre tipologie di rischio naturale, il termine "condono" rappresenta una sorta di anatema, di cupo presagio. L’abusivismo, che i condoni incrementano, soprattutto diffuso nelle aree meridionali del Paese dove più elevata è la pericolosità sismica, ha assunto dimensioni devastanti, e chi costruisce illegalmente non si preoccupa né delle qualità dell’area di sedime né delle caratteristiche strutturali. La speculazione costruisce e basta; realizza qualcosa che poi, una volta condonato, qualcuno abiterà non sapendo che un terremoto abbastanza forte lo potrà tirar giù come fosse di cartapesta. Certo, oggi un nuovo condono in Italia è improponibile, ma si affaccia la minaccia di appendici e superfetazioni di ogni tipo. Basta che non superino il 20% di quanto già costruito abusivamente e poi, magari, condonato.

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lucy cassini
Posted Apr 12, 2009 5:45 AM
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Le persone colpite dalla TBC resistente ai farmaci sono ignorate dai loro governi
Alla vigilia della riunione dell’OMS a Pechino, MSF chiede un maggiore impegno ai governi dei paesi più colpiti dalla TBC resistente ai farmaci
31/03/2009



Pechino/Roma – I paesi più colpiti dalle forme resistenti ai farmaci della tubercolosi (TBC) non stanno agendo con la necessaria velocità per fornire cure salvavita, secondo Medici Senza Frontiere (MSF). Domani i ministri dei paesi più colpiti dalla TBC resistente ai farmaci si incontrano a Pechino per una conferenza dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS): MSF chiede loro di impegnarsi a curare più persone con la TBC resistente ai farmaci, e di effettuare le ricerche necessarie per migliorare le opzioni di cura attuali.

Secondo l’OMS ci sono circa 500mila nuovi casi di TBC resistente ai farmaci ogni anno, ma solo 30mila persone sono state diagnosticate e informate lo scorso anno, e di queste solo 3681 hanno iniziato la cura secondo le linee guida internazionali e con farmaci di qualità garantita.

“I lenti progressi nel curare le persone colpite dalla TBC resistente sono particolarmente allarmanti poiché i paesi più colpiti non sono assolutamente i meno sviluppati nel mondo”, afferma il dr. Tido von Schoen-Angerer, direttore della Campagna per l’Accesso ai Farmaci Essenziali di MSF. “Sono paesi che hanno la capacità di agire, e devono rendere questo problema una priorità e iniziare a curare le persone”.

MSF è preoccupata perché molti paesi, particolarmente quelli classificati dall’OMS come particolarmente colpiti dalla TBC resistente ai farmaci come la Cina, il Sud Africa o l’India, non stanno facendo abbastanza per fornire cure ai pazienti che ne hanno bisogno. Inoltre, il non fornire le cure appropriate contribuisce ulteriormente alla diffusione della TBC resistente ai farmaci.

La Cina, per esempio, ha un quarto dei casi di TBC multiresistente al mondo. In risposta a una richiesta iniziale da parte del Programma Nazionale Cinese di Lotta alla TBC, MSF non ha successivamente ottenuto l’autorizzazione a fornire cure ai pazienti colpiti dalla TBC resistente ai farmaci in Mongolia Interna, nonostante due anni di negoziazioni con le autorità nazionali, provinciali e regionali. MSF ha ora abbandonato i suoi tentativi di aprire il progetto.

“È estremamente frustrante non essere in grado di agire quando ci sono persone che hanno bisogno di cure salvavita”, afferma Meinie Nicolai, direttrice delle operazioni di MSF. “Poiché non siamo riusciti a raggiungere un accordo, non abbiamo potuto curare nemmeno un paziente. E poiché non possono essere curati da nessun’altra parte, molte persone sono morte mentre noi eravamo bloccati in riunioni in questi ultimi due anni”.

È inoltre necessario investire nella ricerca. Curare la TBC resistente ai farmaci è un processo lungo e complesso che necessita di farmaci che possono provocare gravi effetti collaterali e non sono efficaci. È quindi urgente e necessario accelerare lo sviluppo di nuovi e migliori test diagnostici e farmaci, e effettuare nuovi studi per ottimizzare la cura della TBC resistente ai farmaci.

“È importante sottolineare come i paesi più colpiti hanno la capacità e alcune delle risorse necessarie per effettuare la ricerca per migliorare la cura della tubercolosi resistente ai farmaci”, afferma il dr. Tido von Schoen-Angerer. “La riunione dell’OMS rappresenta un’opportunità per i paesi più colpiti per assumere la leadership nell’affrontare la crisi, stabilendo obiettivi per mettere più pazienti sotto trattamento, accordandosi per importare farmaci di qualità garantita e stabilendo uno sforzo comune di ricerca per migliorare le cure esistenti”.

Nel 2007, MSF ha curato 574 pazienti contro la tubercolosi multiresistente, in 12 progetti in diversi paesi tra cui il Sud Africa, l’India, l’Uzbekistan e l’Armenia.

In un anno MSF ha curato più di 29mila persone affette dalla TBC in 31 paesi


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lucy cassini
Posted Apr 13, 2009 6:20 AM
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Per Semira (aprile 2009)



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Non sappiamo i nomi delle persone che il 22 settembre 1998 salirono sull’aereo della compagnia Sabena, in partenza dall’aeroporto Zaventem di Bruxelles. Su quel volo fu trascinata in manette Semira Adamu. Non era il primo tentativo di rimandarla indietro, ma altre volte i piloti si erano rifiutati di decollare, perché le norme di sicurezza a bordo degli aerei vietano l’imbarco di passeggeri forzati e recalcitranti. Purtroppo, quel malaugurato giorno, il pilota non si oppose, e i passeggeri forse finsero di non vedere. Il giorno successivo, 23 settembre 1998, Semira morì alle nove di sera nella Clinica St. Luc. Era in coma già dalle undici del mattino.

In clinica Semira era giunta direttamente da Zaventem. Prelevata dal Centro Stranieri alle prime luci del giorno, e trasportata di peso a bordo del velivolo in partenza per Lomé, tentò inutilmente di resistere. I poliziotti afferrarono un cuscino e in pochi attimi una morte soffice e bianca spense per sempre la voce e la vita di una ragazza di vent’anni.
Chi era Semira? Nigeriana, orfana dei genitori, un giorno fu venduta dalla nonna a un uomo di 65 anni, già coniugato con tre mogli. Per sfuggirgli decise di scappare e raggiungere il Belgio. L’Europa non è forse la patria dei diritti umani? Sbarcò a Bruxelles, e finalmente si sentì al sicuro. Stranamente, però, appena scesa dall’aereo, venne obbligata a seguire i gendarmi che la trasferirono direttamente nel Centro stranieri 127bis di Steenokkerzeel.
Semira non poteva immaginare che la Convenzione di Ginevra non prevede nulla in materia d’asilo politico per i maltrattamenti alle donne. Non poteva immaginare che l’Unione Europea, così ricca di parole e programmi per le pari opportunità, così feconda di dossier e documenti sui diritti delle donne e sul Congresso di Pechino, sarebbe stata sorda di fronte a una donna non europea alla disperata ricerca d’asilo.
Sono soltanto due i luoghi dell’Europa che ha conosciuto lei: l’aeroporto di Bruxelles e il Centro Stranieri di Steenokkerzeel. L’aeroporto per Semira è stato il miraggio della libertà e l’anticamera della morte. Il Centro Stranieri è stato la sua prigione, come lo sono tutti questi luoghi per i non-europei irregolari, gli altri.
Al funerale, il 26 settembre, nella cattedrale Saint-Michel, partecipò una marea di persone sconvolte. L’armonica e l’organo s’intrecciavano agli echi delle percussioni africane. «Mai più deportazioni forzate a bordo degli aerei Sabena!»: così i cittadini belgi presenti alla cerimonia funebre tentarono di onorare la memoria di Semira.
Al funerale di Semira, il Collettivo raccolse molte lucide e amare testimonianze di immigrati, soprattutto donne. Come quella di Nicole, una ragazza congolese che ha studiato in Belgio ma non nutre molte speranze nel futuro. «Io non accuso solamente la politica», dichiara. «Tutto il mondo è responsabile della morte di Semira. A parte le associazioni antirazziste, tutti preferiscono che i rifugiati vengano espulsi. È a livello internazionale che occorre cambiare l’ordine ingiusto delle cose. Ma non interessa a nessuno. Se l’Africa si risolleva, l’Europa a chi venderà le proprie armi e i prodotti che non le servono più?».
Ecco come Semira stessa, poco tempo prima di venire assassinata, ha raccontato la sua drammatica vicenda nel libro Les barbelés de la honte, del Collectif contre les expulsions di Bruxelles. La testimonianza è uscita in italiano nel mio libro Per altre vie, ed. terrelibere.org

(Floriana Lipparini, aprile 2009)

La vita al centro è molto noiosa. Siamo pochi nell’ala dove sto io, e la maggior parte non parla inglese. Ci sono persone dello Zaire, del Kosovo, dello Sri Lanka, dell’Afghanistan. Qui è veramente orribile. Ci si sveglia la mattina e si guarda la televisione fino a sera. Ho potuto avere qualche libro, me li ha portati Lise Thiry. Mi sento molto sola. La maggior parte delle persone che conoscevo le hanno trasferite in altri centri. Non so nemmeno dove siano. Suppongo che tentino di isolarci, di spezzare i contatti fra di noi. Dopo l’evasione, ho avuto tutti gli impiegati del centro addosso. Mi sorvegliano tutto il tempo, c’è sempre qualcuno dietro di me. Per una settimana, dopo il 27 luglio, non abbiamo più avuto il diritto di telefonare. Adesso si può di nuovo, ma hanno ridotto il tempo. Prima si poteva dalle 9 alle 22, ora soltanto dalle 15 alle 18 e sono proprio gli orari in cui le telefonate costano più care. In ogni caso, le regole qui cambiano continuamente: una cosa un giorno è permessa, e il giorno dopo proibita.
Non permettono che qualcuno venga a farci visita. Ufficialmente le visite sono autorizzate, ma se qualcuno chiede il permesso, semplicemente glielo negano oppure non rispondono affatto. Lise Thiry non ha mai potuto incontrarmi. Ha dovuto consegnare i libri e gli abiti che le avevo chiesto alle guardie. Io non ho mai potuto vederla. Ogni tanto vengono membri delle Ong, ma non spesso. Qualche giorno fa è venuto uno a vedermi, ma non mi ha parlato molto. In ogni caso, qualsiasi cosa si possa dire, non ne esce mai nulla, non cambia nulla.
Hanno tentato di espellermi quattro volte. La prima volta non mi hanno forzato. Mi hanno condotto all’aeroporto. Là, mi hanno chiesto se accettavo l’espulsione. Ho detto di no e mi hanno riportato al centro. La seconda volta è andata allo stesso modo, ma mi hanno avvertito che la volta successiva sarebbe stata più dura. La terza volta, mi hanno preparato per andare all’aeroporto ma all’ultimo minuto non siamo più partiti. Mi hanno detto che si erano dimenticati di prenotare il mio posto sul volo. Suppongo invece che avessero paura delle iniziative di sostegno che erano state organizzate per me.
La quarta volta è stata terribile. Mi ha svegliato un’impiegata del centro dicendomi che dovevo tornare nel mio paese e che avevo venti minuti per preparare le mie cose. Non ho avuto neanche il tempo di lavarmi, nella fretta. Infine mi hanno scortata alla porta e mi hanno fatto salire sul furgone per andare all’aeroporto. All’arrivo, mi hanno legato le braccia e le gambe. Mi hanno chiuso in una cella d’isolamento in cui sono restata dalle 7 alle 10.30. Poi sono venuti a prendermi e mi hanno portato davanti all’aereo dove siamo rimasti fino alle 11.15, quando mi hanno fatto imbarcare. Una volta dentro, ho cominciato a piangere e a gridare. Otto uomini mi hanno circondato, due addetti alla sicurezza di Sabena e sei poliziotti. Le due guardie della Sabena mi hanno forzato: mi colpivano dappertutto e uno di loro mi ha premuto un cuscino sulla faccia. È quasi riuscito a soffocarmi.
sull’aereo.continua su .....http://www.storiemigr...
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lucy cassini
Posted Apr 13, 2009 7:05 AM
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San Severo, FG
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Leggere Foucault
Scritto da Enzo Macaluso (a c.d.)
Thursday 09 April 2009

E’ impressionante la sistematicità e la precisione con cui il piano del reale si preoccupa di inverare figure teoriche elaborate anche 30 anni addietro. E’ successo per la cosiddetta bioetica con il caso Englaro, è successo con la proposta di istituire ronde per “garantire” la nostra sicurezza. Non è questo il luogo per trovare i nessi fra le due vicende, che pure esistono, e costruire un discorso elaborato e organico. Ci limitiamo soltanto a presentare estratti, brani di una costruzione teorica più complessa nei quali la tematica del biopotere e le sue implicazioni emergono già con chiarezza. Si tratta di scritti di Michel Foucault che di biopotere si è occupato sistematicamente almeno dal 1976 (La volontà di sapere) fino alla morte nel 1984.

Ciò che sembrava solo un aspetto della politica è diventata la politica, questione dirimente per l’esercizio di egemonia nella società. Su questo si misura anche tutta l’insipienza, l’ignoranza, il ritardo culturale di certa politica di sinistra, che è rimasta sorda ai richiami e alle sollecitazioni teoriche avanzate, puntando tutto sul governo dei processi sociali. Quando si perde la capacità di lettura dei processi sociali e non ci si rapporta più con ciò che accade nel sociale, allora prevalgono le istanze forti, i riflessi d’ordine, le parole facili. Accettare il piano semplificato del discorso, riducendo la complessità e la sottigliezza che comporta, significa già aver perso. Consegnarsi agli umori reazionari pensando di invertirne il senso in nome di una gestione più soft porta il segno di una incapacità più grave di intervento e di una rappresentazione di scelte dettate da altri. Biopolitica allora perché la tematica accorpa un piano analitico utile a pensare il presente e i cambiamenti che impone fuori dalle categorie del pensiero politico del moderno.

Occorre ripensare l’esercizio del potere e il modo in cui maggiormente si esplicita, cioè nel governo e nel controllo degli individui e della loro esistenza perché servono più disciplinati e produttivi. Non analizziamo qui i sottili distinguo fra biopotere e biopolitica o le implicazioni che comporta: procedure di controllo o gestione della popolazione. Si tratta adesso di centrare il problema del governo della vita e le sue conseguenze nella ridefinizione del politico. Di cosa parliamo infatti quando si dibatte sulla questione del testamento biologico se non di politica allo stato puro? E di come le conseguenze di scelte fatte sulla vita implicano rapporti di forza ed esercizio di egemonia. Il testamento dei beni occupa già una parte consistente del diritto privato, ora il testamento biologico tende a normare la volontà dell’individuo sulla propria vita direttamente. Se non si compie questo lavoro continueremo a tirare fuori nelle riunioni la locuzione “crisi della politica” senza riuscire a dare ad essa spessore e conseguenza. Si è pensato così di pubblicare brani di Michel Foucault per rendere meglio il discorso nelle sue sfaccettature, per fare emergere i nessi giusti. Pensiamo che negli scritti di Foucault ci siano già gli elementi per inquadrare al meglio la questione della biopolitica e per elaborare un modo degno per stare al passo di ciò che il presente richiede.

http://www.kom-pa.net...
lucy cassini
Posted Apr 15, 2009 8:14 AM
user 6657899
San Severo, FG
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BLACKOUT EUROPE



Non lasciare che il Parlamento Europeo blocchi Internet! Non ci sarà modo di tornare indietro! Agisci ora!

L’accesso a Internet non dev’essere condizionato

…e non è solo per la possibilità di praticare P2P, è per la vita in generale!

Ogni persona che ha un proprio sito Internet ha interesse a difendere il libero utilizzo di Internet… così ogni persona che usa Google o Skype… ognuno che esprime liberamente le proprie opinioni così come chi esegue ricerche di qualsiasi tipo, per problemi di salute o per studio, per fare shopping online… per fare nuove conoscenze online… ascoltare la musica… guardare video…

Noi crediamo in un Internet libero – e tu?

L’Internet che noi conosciamo è a rischio per una proposta di legge che il Parlamento Europeo voterà a fine aprile. In base alla nuova proposta di legge, infatti, i provider saranno legalmente autorizzati a limitare il numero dei siti che tu potrai guardare, e a dirti se ti sarà permesso o meno di utilizzare particolari servizi. Questa verrà presentata come “una nuova opzione per il consumatore” all’interno della quale la gente potrà scegliere. Alle persone verranno offerti dei pacchetti simili a quelli per la pay-tv all’interno dei quali scegliere, ognuno di essi ti offrirà un limitato numero di opzioni a cui potrai avere accesso.

CONTINUA SU .......http://www.blackouteu...
lucy cassini
Posted Apr 15, 2009 5:47 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,129

Articolo 21 - INFORMAZIONE

"Vauro irriverente? Perchè, esiste una satira "reverente"?
http://www.voglioscen...
di Stefano Corradino

"Vauro è uno che non le manda a dire, non può che essere detestato dai suoi bersagli, non è certo il tipo al quale il politico di turno chiede “per favore, mi regala quella deliziosa vignetta su di me?”. Così Michele Serra, giornalista che di satira se ne intende (ha fondato il settimanale "Cuore" in cui lo stesso Vauro ha collaborato a lungo) non ci sta alla sospensione del vignettista del Manifesto. "A me fa schifo più della metà del palinsesto televisivo ma non mi sognerei mai di censurarlo".

Vauro sospeso, questa la decisione del cda Rai in merito alla puntata di Anno Zero sul terremoto. Che ne pensi della puntata "incriminata"?
Mi rifiuto di dire “che ne penso”, un’opinione vale l’altra. Il problema è la censura, che è il contrario esatto delle opinioni: semplicemente impedisce a ciò che non piace di esistere.

Hai trovato irriverente la vignetta di Vauro?
Certo, irriverente come la satira deve essere, come Vauro sa essere da una vita. Perché, qualcuno conosce una satira “reverente”?

Vauro è stato sospeso in quanto tale, perchè le sue vignette sono state giudicate dai vertici di pessimo gusto o è un capro espiatorio?
Tutte e tre le cose, direi. Vauro è uno che non le manda a dire, non può che essere detestato dai suoi bersagli, non è certo il tipo al quale il politico di turno chiede “per favore, mi regala quella deliziosa vignetta su di me?”. Come capri espiatorio Vauro è l’ideale, anche perché in comune con i capri ha la capacità di incornare.

La vignetta in questione è quella sulla "cubatura dei cimiteri", ma anche le altre sono state contestate. E' possibile stabilire un limite alla libertà di satira?
Un limite alla libertà esiste sempre: nessuno è infinitamente libero, né i satirici né altri. Ma questo limite non è oggettivo, non può essere stabilito per legge. E’ un limite cangiante, individuale, ripeto non oggettivo, a me fa schifo più della metà del palinsesto televisivo ma non mi sognerei mai di censurarlo.

Mi domando: ma se la satira non si fa sulla cronaca (anche tragica), su che altro si fa?
La domanda contiene già la sua risposta

La sospensione di Vauro e la richiesta di una puntata riparatrice di Anno Zero è un fatto isolato o manifesta una "tendenza"?
Una tendenza, purtroppo non ho dubbi. Un modo per far sapere in giro (specie ai più influenzabili) che alla Rai il vento è cambiato. Non vorrei essere nei panni del nuovo presidente Garimberti, il suo ruolo di garanzia sarà durissimo da esercitare.

http://www.articolo21...
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