Worldwide Beppe Grillo Meetup Message Board › OGG[color=vi
| lucy cassini | |
|
|
Pensione di invalidità agli extracomunitari: Sentenza della Corte Costituzionale
![]() La Corte Costituzionale è tornata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di alcune norme che regolamentano la concessione delle provvidenze assistenziali ai cittadini extracomunitari invalidi civili residenti in Italia. Dopo la Sentenza n. 306 del 29 luglio 2008, anche la nuova pronuncia (Sentenza n. 11 del 14 gennaio 2009) rileva l’illegittimità costituzionale delle medesime norme (Legge 388/2000, art. 80, comma 19, Decreto Legislativo 286/1998, art. 9), ma in questo nuovo caso in relazione alla concessione della pensione di inabilità agli invalidi civili al 100%. I fondamenti normativi È necessario, per comprendere appieno la portata delle nuova Sentenza (come pure di quella precedente), è necessario conoscere alcune premesse. La Legge 6 marzo 1998, n. 40 (Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) all’articolo 39 prevedeva una sostanziale equiparazione degli stranieri con permesso di soggiorno superiore ad un anno (e dei minori iscritti nella loro carta di soggiorno) con i cittadini italiani per quanto riguarda la fruizione delle prestazioni anche economiche. Questo significava, ad esempio, che per l'accesso alle provvidenze economiche concesse agli invalidi civili, ai sordomuti, ai ciechi civili e agli indigenti non era più un requisito essenziale la cittadinanza italiana o di un Paese della Comunità (in questo caso è necessaria la residenza in Italia). La Legge 40/1998 è stata successivamente regolamentata dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (ampiamente modificato dalla successiva Legge 189/2002). Limitazioni Nel frattempo, però, la Legge 388 del 23 dicembre 2000 (articolo 80, comma 19), ha introdotto un notevole restrizione alla concessione delle provvidenze economiche agli invalidi civili extracomunitari: dopo l'entrata in vigore di quella disposizione i cittadini stranieri, pur mantenendo il diritto all'accertamento delle minorazioni civili, non possono godere delle relative prestazioni economiche se non sono il possesso della carta di soggiorno che viene rilasciata allo straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato da almeno cinque anni, titolare di un permesso di soggiorno per un motivo che ......continua su http://www.handylex.o... |
| lucy cassini | |
|
|
F for Fake: il pesce dentro il pesce
Inviato da Redazione il 4/4/2009 ![]() E’ possibile oggi pubblicare una notizia falsa in Internet? Non stiamo parlando di una notizia vera solo in parte (lo sono quasi tutte), e nemmeno di una piccola bugia nascosta in una grande verità. Stiamo parlando di inventarsi un fatto di sana pianta, dall’A alla Z, e poi immetterlo in rete perchè ci rimanga, senza che nessuno se ne accorga mai. Confesso che ci ho provato – la notizia del “pesce d’aprile” del New York Times è a sua volta un pesce d’aprile, completamente inventato – ma vi confermo che la cosa non è affatto facile, ed è concepibile solo in condizioni estreme come questa. Ormai in rete la possibilità di fare riscontri incrociati - grazie ai motori di ricerca - permette a chiunque di stabilire in pochi minuti se la notizia sia stata riportata anche altrove, o se appaia solo sul sito che la presenta. Se altri siti ne parlano, indicando fonti esterne, vuol dire che qualcun altro l'ha messa in rete. Questo non garantisce che la notizia sia vera, ovviamente, ma esclude almeno che l’inganno nasca dalla pagina che abbiamo di fronte. Il problema infatti, per chi voglia provarci, è di superare lo scoglio delle prime 24 ore, senza che nessuno si accorga che sei l'unico a riportare quella notizia. Vi garantisco che si tratta di una solitudine terrificante: ti senti nudo e vulnerabile, sapendo che nel mare infinito di internet non c'è assoluamente nulla in grado di supportare quello che hai scritto ... ... mentre attendi il post che insinui educatamente il primo dubbio – “ma scusate, io non riesco a trovare niente su 'sta cosa” - seguito a poca distanza da una raffica di “cazzo è vero! Ma questo si è inventato tutto!", che demolisce in un attimo il tuo satanico progetto di egemonia culturale. Se invece altri siti cominciano a riprendere la notizia, la sua “credibilità” pian piano aumenta (*), mentre diventa più difficile individuare la fonte originale. Ma per superare quello scoglio è stato necessario prendere una tale serie di precauzioni, che la bugia stessa è diventata del tutto innocua. Prima di tutto è stato necessario cancellare le tracce del delitto, facendo ritirare allo stesso New York Times il “corpo del reato” (“Sta di fatto che entro le sette di sera il New York Times aveva già ritirato l’articolo,”). La breve permanenza sulla homepage - due ore soltanto - ha permesso inoltre di giustificare l’ assenza di riscontri in rete, poichè minimizzava il suo (presumibile) impatto mediatico. Questo però finisce per minimizzare anche l'eco della sua sopravvivenza, andando a ritorcersi contro lo scopo stesso dell'operazione. (Se la notizia non merita di essere ripresa in primo luogo, la bugia che rimane non interessa comunque a nessuno. E infatti qualche blog l'ha già ripresa, ma nessuno di importante se l'è filata). A sua volta, questo ha reso necessario creare delle "prove tangibili" della sue breve presenza in rete, ovvero la falsa homepage del NYT dalle 5 alle 7 di sera. (Io non sono credibile come Attivissimo, che può permettersi di citare testimonianze di piloti Alitalia di cui "preferisce non rivelare il nome, per ovvii motivi"). Infine è stato necessario individuare un “habitat” particolare per la falsa notizia, che la proteggesse dall’assoluta inesistenza del fatto raccontato. In questo senso la giornata del primo di aprile offriva un’occasione più unica che rara. Come infatti sappiamo: il vero del vero è vero, il falso del vero è falso, il vero del falso è falso, ma il falso del falso è vero. Ecco quindi che raccontare la “bugia della bugia” (mentire sul fatto che il NYT avesse fatto un pesce d’aprile) diventava paradossalmente una garanzia di sicurezza. Ci fu un caso in cui io pubblicai per errore una notizia falsa, mandatami da un amico in vena di scherzi. Quando costui si rese conto che ci ero cascato corse giustamente a stappare lo champagne, perchè la cosa non accade tutti i giorni. Ma in realtà lui stesso, per riuscirci, aveva dovuto inserire la bugia in un habitat particolare - in quel caso un libro - togliendo a sua volta impatto mediatico alla bugia raccontata. In altre parole, questo persona mi mandò la falsa recensione di un libro esistente, approfittando del fatto che io non l’avessi letto (e non potessi certo farlo in venti muinuti). Mi ero quindi fidato delle verifiche che gli avevo chiesto di fare in modo rigoroso, senza minimamente sospettare che mi volesse ingannare in primo luogo. La bugia quindi è riuscita a sopravvivere, ma solo perchè il suo autore l'ha "nascosta" in un libro che non avevo sottomano, esattamente come io ho dovuto “far ritirare” l’articolo al NYT per non essere preso con il sorcio in bocca in poco tempo. Possiamo quindi concludere che oggi è praticamente impossibile introdurre in Internet notizie false di una certa rilevanza. Ci resta solo da separare le bugie dalla verità in tutte le altre. Massimo Mazzucco * Ho messo “credibilità” fra virgolette, perchè il rischio è proprio quello di un “incesto informatico”, dove la falsa notizia si diffonda a sufficienza da iniziare supportare se stessa, perchè comincia a sembrare vera. Il vero criterio per stabilire l'affidabilità di una notizia non è la "quantità" di pagine che la riportano, ma un numero soddisfacente di verifiche incrociate sui fatti raccontati. http://www.luogocomun... |
| lucy cassini | |
|
|
Nella città francese giornata di disordini e violenze, attorno al corteo di protesta contro il vertice Nato
I black bloc danno alle fiamme ciò che trovano sul loro cammino. Salta il programma delle first lady Guerriglia a Strasburgo, 50 feriti Incendiato e distrutto un hotel Guerriglia a Strasburgo, 50 feriti Incendiato e distrutto un hotel STRASBURGO - Sono già almeno 50 i feriti nei disordini scoppiati alle proteste contro il vertice Nato a Strasburgo, in una situazione sempre più fuori controllo. Dopo che il corteo principale, composto da migliaia di persone, ha preso il via nei pressi della riva francese del Reno, decine di giovani incappucciati hanno appiccato incendi a un posto di frontiera francese abbandonato e a un albergo (che è stato completamente distrutto dalle fiamme), e hanno saccheggiato una stazione di rifornimento e una farmacia. Gli scontri più duri si sono verificati nei pressi del Ponte d'Europa che collega Francia e Germania. E che dista 5 chilometri dal Palazzo della Musica e dei Congressi, dove si tiene il summit. La maggior parte dei feriti è stata provocata dai lanci di lacrimogeni e dai proiettili di gomma, sparati dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa. Gli scontri sono molto duri: i manifestanti distruggono vetrine e assaltano bar e negozi. Fumo sta uscendo da alcune finestre dell'hotel Ibis, non lontano dalla centralissima Place Kleber nel cuore della città vecchia. La struttura, evacuata in precedenza, è bruciata completamente. Dopo tutti questi episodi, i manifestanti pacifici si sono seperatidai black bloc, e hanno invitato con i megafoni a dividersi dai gruppi più violenti. Il tutto dopo una mattinata già all'insegna delle scaramucce con la polizia. Migliaia di manifestanti, divisi in più tronconi, si erano avvicinati fin da questa mattina all'alba al centro di Strasburgo, blindato per l'apertura del vertice Nato. Le forze dell'ordine sono intervenute, lanciando gas lacrimogeno. Sono finora 27 le persone arrestate. Per circa due ore la polizia aveva bloccato ai manifestanti l'accesso al punto di raccolta previsto per la manifestazione, scatenando il lancio di pietre, sbarre, mattoni, e anche molotov. Una telecamera di videosorveglianza è stata distrutta. Poco dopo mezzogiorno un drappello di manifestanti si è staccato da uno degli spezzoni di corteo e ha dato fuoco a una stazione di servizio e a un ex edificio della polizia, le vecchie dogane, ormai abbandonato, sulla riva francese del ponte dell'Europa. Il gruppo di manifestanti violenti, i black bloc, ha preso la testa del corteo di protesta anti Nato della sinistra radicale, composto da circa 3-4 mila persone e ha anche eretto barricate sul ponte con l'aiuto di segnali stradali e pneumatici bruciati. Sul versante tedesco, intanto, la polizia aveva vietato ai manifestanti di unirsi al corteo e ha minacciato il corteo di intervenire con cannoni ad acqua. L'alto rischio di nuovi scontri ha avuto una conseguenza sul vertice: la polizia francese ha cancellato parte del programma delle first lady, che avrebbero dovuto visitare un ospedale per malati di cancro. Lo riferiscono fonti dell'Eliseo. Il programma per le consorti - tra cui in realtà c'è anche il marito di Angela Merkel - prevede anche la cattedrale di Strasburgo, uno dei monumenti più famosi della città alsaziana. I manifestanti già ieri avevano tentato di avvicinarsi al centro, ma erano stati respinti dalle forze dell'ordine. http://www.repubblica... |
| lucy cassini | |
|
|
CASSANDRA ALL’AQUILA - PREVISIONI E CULTURA DEL RISCHIO
Postato il Lunedi 6 Aprile 2009 ![]() DI CORRADO POLI Un tecnico ricercatore aveva previsto il terremoto dell’Aquila. Non era stato creduto dai maggiori esperti e perciò denunciato per “procurato allarme”. I maggiori esperti italiani – l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – sostengono che i terremoti non si possono prevedere. Lo dicono anche ora che è successo davvero e qualcuno l’aveva previsto. Ma la previsione della scienza ufficiale non era scientifica quindi s’è preferito (1) non dare peso alla cosa, (2) perdere tempo e denaro per denunciare chi sfidava le autorità e (3) rinunciare a impiegare risorse per prepararsi nel caso, persino remoto, che l’ultimo e il più emarginato dei ricercatori avesse ragione . Gli altri ricercatori, che forse sapevano le stesse cose, non hanno parlato per non contraddire i superiori dai quali dipende la loro carriera. Per “procurato allarme” ho subito un processo e sono stato assolto “perché il fatto non sussiste” e ho scritto (ma soprattutto letto) alcuni saggi sul rischio ambientale. Per la prima e la seconda cosa posso essere considerato persona informata, se non dei fatti, per lo meno della mentalità corrente. Vi sono due problemi. Il primo è la scadente cultura della valutazione razionale del rischio. Si sintetizza nella frase: “poiché non è scientificamente provato che si possono prevedere i terremoti, non prevediamoli!” Il secondo è che se un ricercatore non appartenente alla casta della scienza ufficiale fa una previsione, non viene preso in considerazione, anzi viene accusato di lesa maestà ed emarginato. Nella foto: Giampaolo Giuliani, Il ricercatore Infn, inventore di un sistema per prevedere i terremoti A seguito, "Terremoto in Abruzzo, catastrofismo e tranquillismo” (Marco Pagani, ecoalfabeta.blogosfere.it); Se viene denunciato (anche se sarà sempre impossibile condannarlo) per procurato allarme, la prossima volta starà zitto e non disturberà i capi. Quanto al primo problema va da sé che la valutazione del rischio è un problema etico e psicologico prima che tecnico. Se lo lasciamo nelle mani dei geofisici e degli ingegneri costoro si esporranno solo nel momento in cui hanno la cosiddetta certezza della validità dei loro strumenti. Non parliamo poi della possibilità che uno strumento anziché l’altro venga scelto sulla base del potere della ditta venditrice piuttosto che della reale efficacia. Chi produce cose diverse, non ha ancora un rapporto con gli enti che gliele commissionano. Quanto al secondo problema, la questione si pone sulla qualità dei nostri tecnici. Abbiamo letto centinaia di articoli sui metodi familistici e clientelari di assegnazione di posti nelle Università e nelle amministrazioni. Una conseguenza sulla qualità e l’onestà dei tecnici “ufficiali” ci sarà pure. E il caso del mancato ascolto di chi avrebbe potuto prevedere, sia pure con incertezza, il terremoto dimostra che la corruzione e la chiusura mentale degli accademici quotidianamente crea piccole ingiustizie e inefficienze, ma di tanto in tanto causa dei morti. Per evitare la morte di molte persone sarebbe bastato che gli scienziati ufficiali avessero avuto un po’ di apertura mentale e di umiltà per “credere” allo scalzacane che aveva messo in guardia dal rischio. Pur rischiando che fosse tutta una precauzione infondata, ci si sarebbe potuti organizzare in anticipo. Ma il vero rischio per alcuni era perdere la propria autorità e prestigio di fronte a strumenti non ufficiali. E magari vedersi costretti a investire soldi pubblici in strumenti non più forniti dai soliti noti. Le televisioni stanno dando pochissimo rilievo a questo caso, ma sicuramente presto nascerà una polemica. Se non si discuterà di questo, vorrà dire che non abbiamo più libertà di stampa. Corrado Poli 6.04.2009 |
| lucy cassini | |
|
|
Articolo 21 - INTERNI
Terremoto in Abruzzo: non solo vite strappate ma tante responsabilità di Giulia Fresca [/url]Terremoto in Abruzzo: non solo vite strappate ma tante responsabilità Il terremoto e la sua imprevedibilità sono la causa primaria di questa ennesima sciagura italiana, ma dalle foto, dai video, che scorrono sul web ed in televisione, l’immagine è ancora più drammatica. Non solo corpi di esseri umani sepolti dalle macerie, di vite distrutte nell’animo e di disperazione in chi ha perso tutto ed in chi cerca di salvare ancora qualcuno o qualcosa, ma una visione che, con la freddezza dell’immagine si deve vedere a tutti i costi. Case distrutte dall’effetto frittella che ricorda quel maledetto 31 ottobre 2002 a San Giuliano dove 27 scolari e la loro maestra persero la vita. Case crollate per effetto non solo del sisma, ma del loro stesso peso, per colpa di strutture non perfettamente asismiche. Le foto parlano chiaro: ferri lisci nelle travi portanti, pilastri senza l’ombra di staffaggi, calcestruzzo farinoso e dunque non eseguito alla regola dell’arte ed ancora sovraccarichi nelle murature con doppie pareti aggiunte e chissà, guardano le foto originarie quante altre cose si potrebbere rilevare. È il problema di sempre, è la superficialità di chi ritiene che per costruire basti realizzare in cemento armato, andando al risparmio su ferro e calcestruzzo, riducendo le sezioni portanti perché le strutture costrano troppo e magari ampliando il carico di esercizio degli immobili, come nel caso della Casa dello studente o delle aggiunte in termini di volumi e superfici nella abitazioni civili. Ora più che mai occorre interrogarsi sul piano casa. Ora più che mai occorre comprendere che l’Italia è una nazione tutta sismica e che ogni opera deve essere utilizzata secondo lo scopo per il quale è stata progettata e realizzata. Altro che semplificazione burocratica, altro che ampliamento di superfici e volumi, altro che facili cambi di destinazione d’uso. Se davvero si vuole fare qualcosa, dal momento che nessun terremoto lancia prima il preavviso, occorre investire sulla verifica degli immobili, sulla loro reale rispondenza ai criteri di legge e di utilizzo, sulla reale capacità portante delle strutture, sulla qualità dei materiali utilizzati. E non solo…occorre investire per abbattere le case fatiscenti, eliminare per legge le superfetazioni e tutto ciò che aggrava il peso delle strutture e che ostacola l’accesso ai mezzi di soccorso. La terra trema e continuerà a tremare purtroppo, ma se per il terremoto nessuna ha colpa, per le cause che esso produce, il petto sono molti a doverlo battere. [url=http://www.articolo21.info/8291/n Edited by lucy cassini on Apr 6, 2009 6:02 PM |
| lucy cassini | |
|
|
Emergenza terremoto in Abruzzo
Chiunque fosse interessato a mettersi a disposizione come volontario per l'emergenza terremoto che ha colpito la regione Abruzzo può contattare il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara telefonando allo 085 20 57 631 . Chiunque fosse interessato a donare sangue, può farlo recandosi presso: - Centro Trasfusionale dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), tel. 085 42 52 687 ; presso lo stesso centro è attivo anche il punto di raccolta della Fidas Pescara, tel. 085 28 221 ; - centro raccolta sangue Avis Pescara, corso Vittorio Emanuele II n. 10, tel. 085 42 21 129 ; Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V (zona nuovo tribunale, tel. 335 77 50 780 ): il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell'Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto. Tutti i volontari di Pescara e provincia sono invitati a contribuire nei limiti delle loro possibilità. http://www.libera.it/... |
| A former member | |
|
|
"Via quel giudice dalla magistratura" Confermata la "destituzione" del giudice siciliano che, con i suoi ritardi, aveva causato la scarcerazione, per decorrenza termini, di alcuni esponenti di mafia e, in un caso, la prescrizione dei reati Roma, 9 aprile 2009 - I tempi per redigere una sentenza non sono infiniti (90 giorni quelli fissati dal codice), perciò chi impiega otto anni per stenderne una va cacciato dalla magistratura. Lo ha stabilito la Cassazione, confermando la “destituzione” dalla magistratura di un giudice siciliano, Edi Pinatto, che negli anni scorsi era stato trasferito a Milano proprio a causa dei ritardi accumulati nella redazione delle motivazioni delle sentenze. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del magistrato contro la decisione del Consiglio superiore della magistratura che nel 2008 aveva concluso per la sanzione massima: la rimozione dall’ordine giudiziario. I ritardi di Pinatto, secondo quanto gli era stato contestato nel procedimento disciplinare, avevano anche causato la scarcerazione, per decorrenza termini, di alcuni esponenti della mafia di Gela e in un caso la prescrizione dei reati. Gli 'ermellini' spiegano che in questo modo il magistrato “ha provocato nella pubblica opinione una assoluta caduta di stima sulla sua persona gettando discredito anche sul prestigio della magistratura tutta”. La Corte ha precisato che una simile condotta non è in alcun modo scusabile soprattutto quando si tratta di procedimenti “in materia di mafia”. |
| lucy cassini | |
|
|
TERREMOTO: TETTAMANZI,LUTTO PER CRISTO CONTINUA OGGI IN ABRUZZO
(AGI) - Milano, 10 apr. - "In un certo senso, il lutto e la sofferenza per la morte di Cristo in croce continuano anche negli infiniti dolori che straziano il presente": in particolare, secondo l'arcivescovo di Milano cardinale Dionigi Tettamanzi, in queste ore di dolore "continuano negli occhi e nel cuore del popolo d'Abruzzo che oggi piange seppellendo i propri morti e porta le ferite per la distruzione dei luoghi della vita quotidiana, della propria memoria, della possibilita' di un futuro sereno. Una pena che e' sofferta e condivisa anche da non pochi milanesi originari di quella terra martoriata". Tettamanzi, che celebra in Duomo la liturgia della Passione e Morte di Gesu', ricorda con queste parole la tragedia del terremoto in Abruzzo, ma prosegue citando anche le "famiglie provate dalla precarieta' della condizione economica a causa della crisi" e il "calvario quotidiano di chi ha lasciato un paese lontano per venire a Milano alla ricerca di una condizione di vita migliore, ma sta sperimentando, insieme alla sofferenza per il distacco dalle persone care, l'indifferenza, il pregiudizio, l'ostilita', il rifiuto, la discriminazione, magari - e' il rimprovero del Cardinale - ad opera anche degli stessi cristiani". "Laudario di Cortona", secolo XIII Voi ch'amate lo Criatore, ponete mente a lo meo dolore. Ch'io son Maria c'ò lo cor tristo, la quale avea per figliuol Cristo: la speme mia et dolce acquisto fue crocifisso pe' li peccatori. Capo bello et delicato, come ti veggio stare enkinato; li tuoi capelli di sangue intrecciati, fin a la barba ne va i' rigore. Bocca bella et delicata, come ti veggio stare asserrata; di fiele e aceto fosti abbeverata, trista et dolente dentr'al mio core. Voi ch'amate lo Criatore, ponete mente a lo meo dolore. |
| A former member | |
|
|
di Francesca Savino C´è il dirigente dell´Enel e l´avvocatessa. C´è l´imprenditore milionario e l´ingegnere, il bancario e il dipendente di ospedale: tutti con un reddito annuo da decine di migliaia di euro ma nullatenenti, o quasi, per il servizio sanitario nazionale. Settecentoventi persone sono state denunciate in provincia di Bari dalla Guardia di finanza per truffa aggravata ai danni dello Stato e falsa autocertificazione: tutte hanno dichiarato ingiustamente di avere diritto all´esenzione dal ticket. «Per risparmiare poche decine di euro, o per ignoranza, hanno frodato il servizio sanitario nazionale e hanno sottratto soldi pubblici» spiega il colonnello Giuseppe Ialacqua, comandante del gruppo Bari della guardia di finanza, scorrendo i dati degli oltre diecimila controlli effettuati nelle strutture pubbliche negli ultimi tre mesi e mezzo. Le verifiche incrociate sono partite alla fine del 2008, sulla base degli accordi fatti fra la Finanza e la Regione per contrastare le truffe ai danni del servizio sanitario. I settecentoventi denunciati ora rischiano il carcere e la segnalazione alla Corte dei conti, che potrebbe imporre loro di restituire i soldi indebitamente risparmiati con le false autocertificazioni. «È un danno che colpisce le tasche di tutti i pugliesi, considerando che il 70 per cento del bilancio complessivo della Regione va nella spesa sanitaria» riflette Ialacqua. I finanzieri del comando provinciale di Bari si sono concentrati sulle prescrizioni effettuate nelle strutture sanitarie pubbliche: ospedali, ambulatori, laboratori di analisi e studi specialistici ai quali si erano rivolte le oltre diecimila persone controllate. Il 7 per cento di loro aveva messo la firma sul retro dell´impegnativa dichiarando di avere un reddito inferiore ai circa 8mila euro annui che indicano la soglia media di esenzione dal pagamento del ticket, pur guadagnando molto di più. Gli ispettori hanno studiato per ore le dichiarazioni dei redditi dei nuclei familiari dei pazienti, incrociandole con le prescrizioni mediche. Hanno scoperto così l´imprenditore di Bari, rappresentante legale di numerose società finanziarie, che non ha pagato il ticket per una radiografia: ha autocertificato di essere esente, dimenticando forse che nell´ultimo anno aveva guadagnato un milione e 170mila euro. Ci sono state zone in cui i finanzieri hanno registrato una proporzione maggiore di furbetti: nell´ospedali Miulli di Acquaviva, per esempio, il 30 per cento di chi non ha pagato il ticket ha bluffato sul proprio reddito. Ma i casi limite hanno riguardato tutta la provincia e quasi tutte le categorie professionali: c´è l´ingegnere di Gioia del Colle che guadagna 113mila euro all´anno, c´è il bancario che ne incassa 60mila, il dirigente pubblico da 126mila euro e il dipendente di ospedale da 40mila euro, come l´avvocatessa che ne ha dichiarati al fisco 65mila e il commerciante da 230mila euro. «È un fenomeno in aumento da contrastare in maniera decisa, anche e soprattutto dal punto di vista culturale» conclude Ialacqua tracciando il primo bilancio dei controlli che saranno ripetuti periodicamente dalle fiamme gialle. La Repubblica(09 aprile 2009) |
| lucy cassini | |
|
|
Anoressia: ragazze unite in rete per vincere "la belva"
E' la prima causa di morte tra le adolescenti ma nei blog le vittime di questa malattia si incoraggiano per trovare la forza di guarire. "Siamo passate attraverso il fuoco e il fuoco indurisce ciò che non riesce a distruggere" 23 marzo, 2009 Quasi perfetta: uno spettacolo sull'anoressia di Chiara Ribichini “L’anoressia è una prigione che non ha odore, che non ha sbarre, che non ha mura: una prigione per la mente. Certo, è una cosa da cui sono passata e niente potrà cancellarla. Ma la porterò nel doppio fondo dell’anima per sempre, come una contrabbandiera dell’orrore”. Veggie ha scelto di vivere. Ha vinto la sua battaglia contro l’anoressia che, insieme con la bulimia, in Italia è la prima causa di morte per malattia tra le ragazze tra i 12 e i 25 anni, come ha reso noto recentemente la Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare). I disturbi del comportamento alimentare, che colpiscono circa 150-200 mila donne, “sono patologie gravi, in continuo aumento e con elevato indice di mortalità” ha sottolineato Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca. Oggi Veggie racconta la sua esperienza sul suo blog Anoressia: after dark “con la speranza che questo possa fare una differenza anche solo per una persona”. Come lei molte altre. Internet non è infatti solo il luogo dove trovano spazio siti che promuovono l’anoressia con consigli ad hoc (i cosiddetti pro-ana), ma anche quello dove ragazze che sono guarite o che si stanno curando hanno voglia di confrontarsi, di incoraggiarsi, di urlare il loro dolore e di riconquistare una vita normale. “Tra meno di una settimana torno a lavorare, solo un paio di giorni perché gli altri 3 c’è il day hospital. Come farò ad accettare gli sguardi dei colleghi? Come farò a rispondere alle loro insistenti domande? Come potrò nascondermi per passare inosservata?” si chiede NicoleDancer, 30 anni. E confessa: “Il cibo mi fa ancora tanta paura. La fame continua mi terrorizza. Il day hospital (3 volte a settimana con pasti assistiti, colloqui individuali e di gruppo) mi sta aiutando, ma poi, quando sono a casa … i miei soliti pensieri ossessivi non mi mollano. La belva mi molesta, non mi lascia tranquilla”. Il mostro, come spesso viene definito da chi soffre di anoressia, cancella il desiderio di mangiare. E con questo quello di vivere. “La mia non voglia di cibo coincideva come la mia voglia di scomparire da questo mondo” racconta Cleopa 78. E spiega: “C'è chi crede che l'anoressia nasca dalle modelle. Ma le modelle non c'entrano nulla. Sono un'ex anoressica che si è lasciata morire di fame consapevolmente. Non voleva apparire più bella, voleva soltanto scomparire. Quale metodo migliore che dimagrire fino ad essere invisibile?”. La vita di una ragazza anoressica ruota tutta intorno a un controllo maniacale non solo delle calorie, ma di ogni cosa. “La vita non doveva avere sapore perché ogni sapore era un’emozione nuova per me ingestibile. Per questo ogni cosa era calcolata e programmata. Se qualcosa scombinava i miei programmi, io andavo letteralmente in panico” racconta Maria Sole che, guarita dopo 14 anni di malattia, ha creato un centro di cura per chi soffre di disturbi alimentari. Per vincere l’anoressia “oltre alla volontà, alla motivazione, al rendersi conto che si è malati. Oltre agli aiuti da parte di persone competenti. Oltre al sostegno affettivo di (alcuni) amici e parenti è necessario darsi il permesso di guarire” scrive Chiaretta ’74 nel suo blog Briciole di pane. Il primo passo per combattere il mostro è “parlare”, come sostiene Antonio, che ha 15 anni di malattia alle spalle. Sì perché l’anoressia non colpisce solo le donne. Secondo i dati dell'Aba (Associazione per la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disturbi alimentari) oggi in Italia gli uomini che soffrono di tale patologia sono 670 mila sui 3 milioni complessivi di malati. Un numero che si è triplicato dall’inizio del Duemila . “Ora riesco a controllarmi mangiando di tutto un po’ e concedendomi ogni tanto qualche sfizio senza sentirmi in colpa, perché ho imparato ad accettarmi, ed è stata questa la mia più grande vittoria”, scrive Antonio nel suo blog Il peso della vita. E, dalle tante voci di speranza che si trovano in rete, è nato anche un video, una sorta di spot contro l’anoressia, realizzato da ragazze che ce l’hanno fatta. “Siamo passate attraverso il fuoco e il fuoco indurisce ciò che non riesce a distruggere…”. http://tg24.sky.it/tg... |