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| lucy cassini | |
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Vicolo della desolazione
From Desolation Row Vendono cartoline dell'impiccagione verniciano di marrone i passaporti il salone di bellezza è affollatissimo di marinai il circo è in città arriva il commissario cieco lo hanno fatto cadere in trance una mano è legata al funambolo ubriaco l'altra nei pantaloni e le forze dell'ordine sono irrequiete hanno bisogno di un posto dove andare mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera sul vicolo della desolazione Cenerentola sembra così facile "il simile conosce il simile", sorride e si mette le mani alle tasche come Bette Davis viene Romeo a lamentarsi: "Tu appartieni a me, credo" E qualcuno dice "sei nel posto sbagliato, amico faresti meglio ad andartene" e l'unico suono che rimane dopo che l'ambulanza è andata via è Cenerentola che spazza la strada sul vicolo della desolazione Ora la luna è quasi nascosta le stelle iniziano a sparire La signora che legge la fortuna ha messo via tutte le sue cose E ad eccezione di Abele e di Caino e del gobbo di Notre-Dame Tutti fanno l'amore oppure aspettano la pioggia E il Buon Samaritano, si sta vestendo si sta preparando per lo spettacolo se ne andrà al carnevale stasera sul vicolo della desolazione. Ora Ofelia è dietro la finestra sono così preoccupato per lei al suo ventiduesimo compleanno è già una vecchia zitella per lei la morte è così romantica indossa una maglia di ferro la sua professione è la sua religione il suo peccato la sua mancanza di vita E pur tenendo lo sguardo fisso sul grande arcobaleno di Noè Passa il suo tempo a sbirciare sul vicolo della Desolazione Enistein, travestito da Robin Hood con le sue memorie in un baule è passato di qui un'ora fa con il suo amico, un monaco invidioso Sembrava così timido e impaurito mentre scroccava una sigaretta poi se n'è andato via annusando gli scoli dell'acqua e recitando l'abc E a vederlo tu non lo penseresti mai ma era famoso tempo fa per suonare il violino elettrico sul vicolo della desolazione Il dottor Sudiciume, lui tiene il suo mondo chiuso in un bossolo di pelle ma tutti i suoi pazienti asessuati cercano di farlo saltare ora la sua infermiera, una certa provinciale fallita si occupa del buco del cianuro e tiene le carte che dicono "Abbi pietà dell'anima sua" Tutti suonano fischietti li puoi sentire fischiare se sporgi la testa abbastanza sul vicolo della desolazione Dirimpetto hanno inchiodato le finestre si preparano al festino il Fantasma dell'Opera in perfetto abito da prete Stanno imboccando Casanova per farlo sentire più al sicuro Poi lo uccideranno con la sicurezza dopo averlo avvelenato di parole e il Fantasma sta gridando alle ragazze scheletrite "Andate via se non lo sapete Casanova sta per essere punito per essere andato sul vicolo della desolazione" A mezzanotte i poliziotti e la ciurma sovrumana escono e arrestano chiunque ne sappiai più di loro poi li portano nella fabbrica dove la macchina dell'infarto viene legata alle loro spalle e poi il kerosene viene portato giù dalle fortezze dagli assicuratori che vanno a controllare che nessuno scappi dal vicolo della desolazione Lode al Nettuno di Nerone il Titanic sta affondando nell'aurora Tutti gridano "Tu da che parte stai?" E Ezra Pound e T. S. Eliot fanno a pugni nella torre di comando i suonatori di calipso ridono di loro i pescatori tengono fiori tra le finestre del mare dove graziose sirene scivolano e nessuno deve preoccuparsi troppo del vicolo della desolazione Ho ricevuto la tua lettera ieri (a proposito di quella volta che si è rotta la maniglia) quando mi hai chiesto come me la passavo era una battuta? Tutta la gente di cui mi vai parlando sì, li conosco, sono abbastanza anonimi Ho dovuto mettere insieme le loro facce e dar loro un altro nome Ora non riesco a leggere bene non mandarmi altre lettere non se non le spedisci dal vicolo della desolazione |
| lucy cassini | |
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Presidenzialismo all'italiana
Le polemiche sullo stravolgimento della nostra Costituzione trascurano un aspetto importante. Il nostro sistema istituzionale è già cambiato profondamente. Senza bisogno di grandi riforme, approvate in sede parlamentare oppure referendaria. Ad esempio, siamo da tempo avviati verso il presidenzialismo. Anzitutto, attraverso il rafforzamento dell'esecutivo e, al suo interno, della figura del primo ministro (definito, non a caso, "premier", echeggiando il modello inglese). Poi, attraverso la mutazione dei partiti, che oggi è improprio definire "personali" (secondo la nota formula di Mauro Calise, fra i più attenti a registrare questi cambiamenti). Meglio chiamarli, appunto, "presidenziali". Perché tutti - e non solo l'archetipo Forza Italia - sono organizzati intorno a leader da proporre e imporre come candidati alla guida del governo del paese (ma anche degli enti locali). Al punto che, al momento del voto, sulle schede elettorali partiti e coalizioni accostano al proprio marchio il nome del candidato. Un segno di stravolgimento istituzionale, secondo Giovanni Sartori. Infine, il mutamento - per definizione - più visibile. Causa ed effetto degli altri. La mediatizzazione. La centralità assunta dai leader nella comunicazione politica. Si tratta, ripetiamo, di un percorso comune ad altre democrazie occidentali. (Ne hanno fornito, di recente, una ricostruzione puntuale i politologi Thomas Poguntke and Paul Webb). Ma in Italia ha assunto un formato del tutto originale per l'interpretazione che ne ha dato Silvio Berlusconi. Un imprenditore mediatico, che conosce a fondo i meccanismi della comunicazione. E li possiede. In senso letterale. Berlusconi ha trasferito le logiche del marketing alla politica e ai partiti. Ne ha personalizzato l'immagine e il potere. Ha, inoltre, trasformato in modo rapido e profondo anche la forma di governo, rendendo il ruolo dell'esecutivo preminente sul Parlamento, come sottolinea il ricorso sempre più frequente alla legislazione per decreto (peraltro già abusata). Alla preminenza dell'esecutivo sul Parlamento, d'altronde, si aggiunge la preminenza del premier sul governo. Che Berlusconi ha di fatto personalizzato. Visto che i ministri e i leader della maggioranza si incontrano a casa sua. A Palazzo Grazioli, Arcore, oppure nella sua villa in Sardegna. Dove riceve anche i "grandi della Terra", secondo un modello monarchico, più che presidenziale. La tendenza presidenzialista, inoltre, corre parallela all'affermarsi della "democrazia del pubblico", come la definisce il filosofo Bernard Manin. Dove il rapporto fra il leader e i cittadini diventa diretto, (im)mediato dai media. Una sorta di populismo mediatico che trasforma i cittadini in spettatori; misura il consenso per le politiche e i politici in base all'auditel. Al principio di legittimazione offerto dal voto se ne è affiancato un altro, espresso dall'Opinione Pubblica. Descritta e, anzi, prodotta dai sondaggi riverberati dai media. Cittadini e Opinione Pubblica. Istituzioni e media. Berlusconi governa entrambi i settori. E li fa reagire, reciprocamente, in modo efficace. Utilizza l'Opinione Pubblica per rafforzare il potere sulle istituzioni ma anche sui cittadini. Per lui è naturale. Commentando i ripetuti sfoghi del premier, negli ultimi tempi, Vittorio Feltri, che se ne intende, ha scritto: "Berlusconi è talmente sincero che dice la verità anche quando racconta balle". Ragionamento, peraltro, reversibile. Ma certamente Berlusconi è sincero quando esprime fastidio verso le procedure - ahimé lunghe e complesse - della democrazia rappresentativa. E avanza l'idea di far votare i capigruppo per tutti i parlamentari. È altrettanto sincero quando manifesta tutta la sua insofferenza verso le cariche dello Stato, che interferiscono troppo sulle decisioni del governo. Verso Giorgio Napolitano: il Presidente della Repubblica parlamentare. Ridotto, dal presidenzialismo all'italiana, a un contrappeso istituzionale. Un garante della Costituzione. Una specie di Magistrato. Quindi, per Berlusconi, un avversario. Verso Gianfranco Fini. I cui continui richiami, la cui pretesa di contrastare il solo, vero Presidente, a Berlusconi appaiono irritanti e inattuali. Le resistenze di un passato che non vuol passare. Con l'aggravante che Fini, leader di An, con le sue critiche, danneggia l'immagine monocratica del nascente Popolo della Libertà. Napolitano e Fini: colpevoli, di fronte a Berlusconi, di essere più "popolari" di lui. D'altronde, per il premier, la legittimazione fondata sull'Opinione Pubblica conta più di quella costituzionale. Da ciò la polemica continua - quasi un mantra - contro i media, colpevoli di distorcere la realtà. La fretta di rimodellare il sistema radiotelevisivo pubblico (cioè, le nomine). L'irritazione verso Sky: concorrente, politicamente non condizionabile. L'intento di intervenire anche sui giornali "indipendenti" più importanti. Berlusconi. Ha bisogno di legittimarsi ancora e a lungo presso l'Opinione Pubblica per rafforzare la sua autorità sulle istituzioni e sui cittadini. Non può permettersi, come avvenne tra il 2001 e il 2006, che crescano l'insoddisfazione e insieme la sfiducia. Parafrasando quanto scrisse Ernest Renan a proposito della nazione: la democrazia del pubblico è un plebiscito di tutti i giorni. Una lotta quotidiana, dura e insidiosa. Per Berlusconi. Anche per la democrazia. Anche per noi. da Repubblica http://www.canisciolt... |
| lucy cassini | |
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Cgil: I salari dei lavoratori italiani dal 1993 ad oggi hanno fatto registrare una crescita zero
![]() I salari dei lavoratori italiani, dal 1993 ad oggi,hanno fatto registrare una crescita zero perchè gli incrementi sono stati assorbiti dalla pressione fiscale.E' quanto emerge da un lavoro del Centro studi della Cgil (Ires). La ricerca sottolinea che, nei 15 anni passati, ogni lavoratore dipendente ha lasciato al fisco 6.738 euro cumulati. Nel totale, lo Stato ha beneficiato di 112 miliardi di euro tra maggiore pressione fiscale e fiscal drag. La Cgil ha annunciato che chiederà al governo, la restituzione in busta paga di 100 euro http://www.canisciolt... |
| iciano | |
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....but something is happening here...and you don't know what it is...do you....mr jones
thin man bob dylan |
| lucy cassini | |
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TRAFFICO ILLECITO RIFIUTI: ARRESTATO MARIO CHIESA
MILANO - Un vasto traffico illecito di rifiuti è stato scoperto dal nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Milano che sta eseguendo dieci provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura di Busto Arsizio (Varese). Nel blitz, scattato alle prime ore di oggi, e coordinato dal Gruppo Tutela ambiente di Treviso, sono impegnati oltre 150 militari dell'Arma della regione Lombardia e del secondo nucleo Elicotteri di Orio al Serio (Bergamo), che stanno eseguendo anche 28 perquisizioni tra le province di Brescia, Milano, Como, Alessandria, Pavia e Varese. L'indagine che segue quella chiamata "Grisù" del 2005 (19 arresti e 21 denunce), è iniziata nel giugno 2008 ed ha accertato un traffico illecito di rifiuti pari a 2.700 tonnellate. Al centro dell'inchiesta uno dei principali protagonisti di Mani Pulite degli anni '90.ARRESTI CC NOE: IN CARCERE MARIO CHIESA, UOMO DI TANGENTOPOLI MILANO - Mario Chiesa e' uno dei dieci destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura di Busto Arsizio per un vasto traffico di rifiuti. Chiesa, 65 anni, di Milano, e' considerato dagli inquirenti il collettore delle tangenti nella gestione del traffico illecito di rifiuti. L'ex presidente del Pio Albergo Trivulzio, secondo gli investigatori e' l'uomo del 10%. Il nome di Chiesa e' fortemente legato all'inchiesta di Mani Pulite della magistratura di Milano degli anni '90: e' con il suo arresto, avvenuto il 17 gennaio 1992, fatto in flagranza di reato subito dopo avere intascato una busta con sette milioni di lire, una rata di quella che doveva essere la tangente per concedere l'appalto a una impresa di pulizia, che e' iniziata la piu' nota inchiesta di Tangentopoli. Con l'arresto di Chiesa e' emerso un vasto retroscena di concussione e corruzioni a largo raggio che ha poi coinvolti numerosi esponenti della politica, della finanza e dell'imprenditoria. Mario Chiesa, ingegnere, allora presidente del Pio Albergo Trivulzio, casa di riposo nota anche come 'Baggina', fu il primo arrestato dell'inchiesta passata alla storia come Mani Pulite, che porto' a galla il sistema delle tangenti e che rivoluziono' la vita politica italiana. Era il 17 febbraio 1992 e a tradirlo fu una mazzetta da sette milioni di lire. Esponente del Psi, era diventato presidente del Trivulzio nel 1986, acquisendo potere e meriti in ambienti politici, anche se alla fine si era legato soprattutto a Craxi. Quello che fu definito 'mariuolo' proprio dal leader socialista, apri' la strada all'inchiesta dei magistrati milanesi - che a quel tempo avevano in primo piano l'allora pm Antonio Di Pietro - quando decise, dopo cinque settimane di carcere, di spiegare il sistema delle tangenti per la spartizione degli appalti. Le indagini si estesero a migliaia di persone, fra politici, amministratori, imprenditori. E Tangentopoli divenne un pezzo di storia d'Italia. Mario Chiesa rimedio', attraverso i riti alternativi - mai fu giudicato pubblicamente - condanne per 5 anni e 4 mesi, restitui' sei miliardi e, otto anni e mezzo dopo quel febbraio '92, nell'agosto 2000 usci' definitivamente dalla scena di Tangentopoli, dopo aver passato un periodo in prova ai servizi sociali, occupandosi di assistenza ai disabili. Da tempo sembrava ormai ai margini della cronaca. Oggi, invece, torna protagonista con l'arresto disposto dalla magistratura di Busto Arsizio (Varese) nell'inchiesta sul traffico di rifiuti. CHIESA 'CONTROLLAVA' GARE APPALTI MILANO - Tanto era il potere di Mario Chiesa che sarebbe riuscito a far annullare una gara d'appalto, gia' vinta, rifare il bando ed imporre come vincitrice una ditta della 'societa''. Per gli investigatori era il 'gran burattinaio' del sistema al centro del quale c'era la Servizi ecologici Milano (Sem), la societa' di cui e' amministratirice unica la sua seconda moglie, A.E., della quale fa parte il figlio avuto da Chiesa dalla prima moglie e coadiuvata dal cognato. Il secondo figlio e' invece dipendente di un'altra societa', la Solarese, anch'essa al centro dell'inchiesta. Chiesa sarebbe stato il grande elargitore: dava buoni benzina, buoni pasto e buoni d'abbigliamento facendo triplicare lo stipendio di chi partecipava al sistema. Lui avrebbe 'controllato' le gare d'appalto vincendo al ribasso. Poi avrebbe 'recuperato' con gli interessi facendo figurare quintali di smaltimento di rifiuti molto al di sotto di quelli reali; certificando servizi erogati, ma mai effettuati. Cosi' il costo finale sarebbe 'lievitato' del 10%. Chiesa e' stato prelevato stamani nella sua casa di Milano e portato in caserma, dove ha bevuto un caffe' con l'ufficiale che gli ha notificato il provvedimento restrittivo prima di entrare a San Vittore. E' accusato di associazione per delinquere finalizzata all'attivita' organizzata per il traffico e la gestione illecita di rifiuti, truffa aggravata ai danni di societa' pubbliche e private. http://www.ansa.it/op... |
| lucy cassini | |
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Articolo 21 - Nuove norme in materia di sicurezza sul lavoro: modifiche non solo formali di Antonio Montagnino “L’intervento sul Testo Unico emanato dal Governo Prodi, attraverso il correttivo approvato venerdì in Consiglio dei Ministri, sulla base dello schema finora diffuso, appare un intervento corposo e non certo una semplice operazione di maquillage. Riguarda circa la metà degli articoli della legge 81. In alcuni casi si tratta di revisioni di carattere formale, in altri invece le modifiche sono consistenti ed espressione di orientamenti culturali e politici diversi. Per noi il fine è stato quello di stabilire regole finalizzate alla garanzia di tutele, per il Governo Berlusconi l’obiettivo principale è di limitare obblighi ai datori di lavoro e ridurne le rispettive sanzioni. Si interviene dunque sul corpo normativo prodotto dal precedente Governo cambiandone la logica di fondo e il concetto stesso di prevenzione. Ad una prima lettura, tra le altre modifiche, riteniamo particolarmente grave la cancellazione, nelle ipotesi di sospensione dell’attività, del riferimento alle violazioni in materia di orario di lavoro e di riposi, mentre apprezziamo il ripensamento sulla norma che impedisce la partecipazione a gare ed appalti pubblici da parte di imprese sospese per reiterate violazioni delle norme di sicurezza, in un primo momento cancellata e poi reintrodotta. Altrettanto preoccupante è l’indebolimento della rappresentanza dei lavoratori, anche attraverso una differente ripartizione delle somme del Fondo previsto dall’art. 52 del decreto 81: non più almeno il 50% ai rappresentanti territoriali e al sostegno della piccola impresa, ma almeno il 50% agli organismi paritetici. Inoltre lo stravolgimento delle norme sulla sorveglianza sanitaria in cui c’è un incomprensibile ritorno al passato sulla gestione della cartella sanitaria e di rischio che da un lato non semplifica e dall’altro incide negativamente sul livello di prevenzione. Deleterie, perché in contrasto con le garanzie di tutela, appaiono poi le modifiche che riguardano la valutazione dei rischi per cui le apparenti semplificazioni formali possono potenzialmente avere invece conseguenze sostanziali, incidendo sul livello di certezza di applicazione delle regole. Assurdo e pericoloso risulta l’affidamento della certificazione della correttezza dei sistemi di gestione in materia di salute e sicurezza da parte degli enti bilaterali e delle Facoltà di Diritto del lavoro. Tale certificazione deve essere affidata allo Stato o, come avviene in tutto il mondo, ad autorità in materia. Sugli appalti, ad una prima analisi, risultano modifiche poco chiare, sulle quali ci riserviamo una più accurata valutazione. Per quanto riguarda le sanzioni, alla conferma dell’ipotesi di arresto obbligatorio (da 4 ad 8 mesi) nel caso di mancata valutazione del rischio nei settori più pericolosi, fa da coltraltare una diffusa riduzione, rispetto all’81, dell’entità delle sanzioni seppure giustificata dall’aumento rispetto a quanto prevista dal decreto 626. Riteniamo che il Governo, nel malinteso obiettivo di venire incontro alle aziende, rischia di premiare paradossalmente quelle non virtuose, che creano peraltro distorsione ad una sana concorrenza. Consideriamo questa scelta assolutamente sbagliata perché non solo incide sulla potenzialità di deterrenza delle sanzioni, ma penalizza le imprese virtuose per quali dovrebbero essere importanti non minori sanzioni ma maggiore sostegno, soprattutto per le piccole e medie aziende, più incentivi, logiche premiali: tutte misure contenute nel Testo Unico del Governo Prodi. E’ evidente che non esiste un atteggiamento pregiudizialmente ostile verso le nuove norme, ma soltanto l’esigenza di garantire nel nostro Paese misure ed interventi adeguati a tutelare la vita, la salute e l’integrità fisica dei lavoratori e quella di costruire una coscienza collettiva diffusa sulla sicurezza nel lavoro. http://www.articolo21... |
| lucy cassini | |
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NOI, BUONI A NULLA
Sabato 4 Ottobre 2008 Italia DI SIMONA BALDANZI Nazione indiana Barberino di Mugello, 3 ottobre 2008 Sono stata a luglio e settembre 2008, nei tre cambi base dei cantieri della Variante di Valico di Barberino di Mugello, per una ricerca condotta dall’Asl 10 di Firenze sulla sicurezza, sui disturbi psicofisici del lavoro a turni, sul mobbing, sull’uso di sostanze. Mi avevano chiamata perché sette anni fa feci una tesi sui lavoratori della Tav, sul loro rapporto con la comunità locale e quindi avevo esperienza come ricercatrice sociale o come “ragazza dei questionari”, come mi chiamavano i lavoratori. Ieri tre operai sono precipitati da un pilastro del viadotto dell’A1, lotto 13 della Variante di Valico proprio a Barberino. Due erano della ditta Toto e uno di una ditta subappaltatrice. A casa ho la lista dei loro nomi, a fianco mettevo una X e la data quando mi restituivano il questionario, solo per fare i conti di quanti li compilavano, perché poi le loro risposte erano anonime. Quando ieri mi hanno chiamato al telefono per chiedere a me cosa fosse successo e io non ne sapevo nulla, ho rivisto le facce dei lavoratori quando salgono a squadre sui furgoni e ti salutano dal finestrino. Ho pensato a quell’elenco, ho pensato al mio paese, ho pensato alle imprese e ai sindacati, ho pensato al mio lavoro. Ho pensato che tutti quanti siamo dei buoni a nulla. Il campo base della ditta Toto si trova dentro al cantiere. Quando ci sono stata la prima volta ho faticato a crederlo: come è possibile permettere che i lavoratori mangino, dormano, vivano sotto l’imbocco della galleria 24 ore su 24 nella polvere, nel rumore, nel lavoro nel 2008? Ho avuto subito la percezione che fosse peggio dei cantieri dell’Alta Velocità: se credevo che i cantieri della Tav fossero il punto di partenza per migliorare, mi ero sbagliata. Qua si torna indietro, si perdono diritti come cadono le foglie d’autunno, solo che poi i rami seccano e non nasce più niente. Le ditte che hanno in appalto i lavori sono BTP (Baldassini Tognozzi Pontello), Todini e Toto. Per l’Alta velocità il committente era unico, il CAVET (Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana). Sebbene per entrambe le opere ci siano miriade di subappalti, è chiaro che la frammentazione dei lavori in lotti e conseguenti ditte, rende più difficile anche una gestione unitaria della sicurezza: occorrono più controlli, si ha a che fare con più responsabili e con organizzazioni diverse. La Variante di Valico è un’opera ritenuta ormai necessaria da tutti, non ha opposizione dalle forze politiche, non c’è conflitto intorno al progetto per cui non ci sono riflettori accesi, discussioni, informazione. Sull’Alta velocità non era così, soprattutto all’inizio dei lavori. Difatti, col proseguire dell’opera e l’attenzione diminuita, i turni sono peggiorati, la frammentazione del lavoro in subappalti cresciuta e le morti pure. I lavoratori dell’Alta Velocità facevano turni che già ritenevo durissimi: il cosiddetto quarto turno con 6 giorni di lavoro e uno di riposo, 6 giorni di lavoro e due di riposo, 6 giorni di lavoro e tre di riposo, facendo così 48 a settimana in galleria. Già dal primo giorno di distribuzione dei questionari sulla variante di valico, ho capito che i turni qua erano ancora più duri: i lavoratori mi hanno parlato di 11, 12, 13 ore nei cantieri come orari “normali”. Alle 14 a mensa aspettavo le squadre dei turnisti che dovevano smontare. Non ne ho mai vista arrivare una. Nel questionario si chiede quante ore di lavoro fai mediamente al mese di straordinari. Alcuni lavoratori mi guardavano ridendo: la verità? Io li esortavo dicendo loro che il questionario era anonimo. Mi scrivevano 40, 50, 60 ore. Qualcuno mi ha confessato che oltre alla ditta dell’appalto lavora anche per la ditta in subappalto a nero e allora lì le ore si fa fatica anche a contarle. Ho trovato lavoratori sempre più cinici, rassegnati e con uno sguardo crudo: cosa ci fai tu qui? Sicurezza? Un questionario a cosa può servire? E poi perché chiedete degli straordinari? Gli straordinari sono una cosa nostra, che c’entra con la sicurezza? Oppure: devi lavorare, se io riempio il questionario e dico la verità, poi che mi succede? Che la mia famiglia poi non mangia? Veniamo da paesi che di lavoro non ce n’è, almeno che non lavori per la mafia, quindi ci dobbiamo lamentare? Ho trovato lavoratori sempre più nomadi e precari: lavorano per l’opera e poi alla ricerca di un altro cantiere. Lavoratori per la stragrande maggioranza dal Meridione e questo come alla TAV. “Sai di dove sono io? Sicuramente dalle mie parti non ci sei stata?” e io: “Perché?” e lui: “Sono di Casal di Principe, capisci?” e poi aggiungeva “A casa ho lasciato la mia famiglia. Non ho un figlio, ho una preoccupazione” Compilavano il questionario forse più per sollecitazione della ditta, che noi sollecitavamo ogni volta, che non per l’interesse sulle conseguenze dei turni, sulle sopraffazioni dei capi, sull’abuso di alcol, sull’isolamento nei campi lontani da casa, dalle famiglie e dai paesi. Perché ieri mi chiedevo anche questo: io sono di Barberino, sono toscana, gli operai morti sono due calabresi e un campano. Di chi sono? Il lutto lo esprimono tutti, ma poi sarà delle loro famiglie e nient’altro. A Barberino non li conosceva nessuno o forse li hanno visti passare nei furgoni, in Piazza per un caffè, con quel loro accento di fuori, per qualche minuto. E quando tornano a casa, sono forse dei loro paesi? Non più, se ne vanno, perdono le radici, perdono territorialità e con questo le difese, familiari, sociali, politiche, di solidarietà. Anche questo c’entra con l’organizzazione del lavoro e con la sicurezza. E dopo la Tav che aveva fallito l’integrazione, non abbiamo imparato nulla per accoglierli, per andare a vedere chi fossero e di cosa avevano bisogno. Un lavoratore mi ha ringraziato tre volte perché gli ho dato indicazioni per dove andare in piscina, dopo il turno. Quando eravamo un’infermiera e io a far compilare i questionari, ogni tanto arrivavano i funzionari dei sindacati. A volte erano gli stessi che venivano nei campi base della TAV, spesso ho dovuto io salutarli per ricordare loro chi fossi. Che ero di nuovo in giro nei cantieri, che poi ci avrei scritto, studiato, forse dava fastidio. Qualcuno so che ha fatto carriera, è passato di grado, nel sindacato, ma ho visto anche loro più spenti, grigi, senza nessun bagliore di conflitto, come fosse una cosa di cui vergognarsi e non una pratica di conquista, di messa in discussione del sistema. conitnua su.....http://www.comedonchi... Simona Baldanzi Fonte: www.nazioneindiana.com Link: http://www.nazioneind... |
| lucy cassini | |
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L'Afghanistan approva legge che consente lo stupro delle mogli
Martedì 31 Marzo 2009 ![]() Hamid Karzai KABUL - Il presidente Hamid Karzai le tenta tutte pur di avere il sostegno delle forze fondamentaliste del paese in vista delle prossime elezioni presidenziali che si terranno nel mese di agosto e approva una legge aggravando ulteriormente i già ridottissimi diritti che spettano alle donne afghane. Quest'ultime, infatti, con questo nuovo provvedimento dovranno concedersi al marito senza opporre resistenza, non potranno uscire di casa, recarsi dal medico e lavorare se non avranno il consenso dal coniuge. Una legge che fa discutere e che mette in evidenza l'arretratezza in cui versa questo paese che confonde gli inalienabili diritti umani con una cultura arretrata da regime giustificandosi attraverso una religiosità che non è contemplata nemmeno nei testi sacri dell'Islam. Sembra che a "dar man forte" a Karzai ci sia anche lo zampino dell'Iran che ha sempre mantenuto una stretta alleanza con la minoranza sciita del paese, e che adesso proprio in vista delle elezioni potrebbe fare la differenza sul risultato elettorale. L'Iran, d'altra parte, ha sempre dichiarato la sua contrarietà alla presenza di truppe militari stranieri in Afghanistan e trovare degli alleati in questo paese potrebbe rivelarsi una mossa strategica. Nel frattempo quest'oggi è iniziata la conferenza internazionale sull'Afghanistan al World Forum dell'Aja dove sono presenti 80 nazioni, tra cui gli esponenti dei 41 stati che partecipano alla missione Isaf guidata dalla Nato. Presente anche l'Iran con il vice ministro degli esteri iraniano Mohammad Mehdi Akhoundzade. Il presidente Karzai appena giunto ha sottolineato l'importanza di questo meeting teso a risolvere le tante problematiche del suo paese. Sulla nuova legge in questione, invece, ancora nessuna dichiarazione da parte degli esponenti del governo presenti alla'Aja, ma è chiaro che Karzai con questa mossa abbia perso non solo i consensi nel suo paese, ma anche altrove. http://www.dazebao.or... Edited by lucy cassini on Mar 31, 2009 9:57 AM |
| lucy cassini | |
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Cgil. Oltre tre milioni e mezzo alla consultazione sull’accordo separato. Il 96% dice No
Lunedì 30 Marzo 2009 di Alessandro Cardulli ![]() ROMA – Tremilioniseicento quarantatremila ottocentotrentasei. E’ perfino difficile leggere questo numero, ma proprio la sua lunghezza ci dà il senso della grande dimensione che rappresenta. Dimensione fatta di voti, tanti voti, di lavoratrici, lavoratori, pensionati e precari, che hanno partecipato alla consultazione, promossa dalla sola Cgil, sull’accordo separato relativo al modello contrattuale del 22 gennaio. Accordo, questo, firmato fra gli altri da Cisl e Uil. Ben il 96,27% dei votanti ha espresso un no, chiaro e netto. Le assemblee che si sono svolte in tutto il paese sono state ben 59.337. Nel 2007, quando ci fu la consultazione sul protocollo firmato Prodi, le assemblee indette dalle tre Confederazioni furono 51.626, 7.714 in meno rispetto a quelle attuali anche se occorre tenere conto che, allora, il tempo a disposizione fu minore. “Un risultato straordinario” ha affermato Guglielmo Epifani nel presentare i risultati della consultazione nel corso in una conferenza stampa tenuta insieme a Enrico Panini, membro della segreteria e responsabile dell’organizzazione. “Questo voto - ha proseguito - rafforza le posizioni che la Confederazione ha assunto. Non condividiamo l’accordo e non condivideremo gli accordi settoriali che si muovessero su quello. Andiamo avanti con la nostra piattaforma”. Non ci poteva essere migliore auspicio per la manifestazione di sabato 4 aprile, quando con la Cgil, centinaia di migliaia di lavoratrici, lavoratori, studenti e pensionati, manifesteranno per le vie di Roma. Così come altissima è stata la partecipazione al voto, infatti, si annuncia una altrettanto grande partecipazione ai cinque cortei che percorreranno le vie della Capitale per arrivare al Circo Massimo. La Cgil ha fornito un resoconto, se si vuole anche troppo pignolo, dell’andamento e dei risultati della consultazione. Ma così era necessario – affermano – i dirigenti sindacali a fronte di un attacco portato alla più grande organizzazione dei lavoratori italiani nel tentativo di isolarlo. I numeri parlano più delle parole. Ricapitoliamo: nel mese di gennaio la CGIL chiede a CISL e UIL di promuovere, come fatto in altre occasioni, una consultazione unitaria sull’accordo relativo al modello contrattuale. A fronte del loro rifiuto, la CGIL promuove la consultazione da sola (il voto si è concluso venerdì 27 marzo). “Considerato che la democrazia deve sempre sposarsi con la trasparenza, le regole adottate per gestire il voto in questa occasione - afferma il comunicato della Cgi l- sono state le stesse condivise con CISL e UIL nel 2007. Inoltre, grazie alla rigorosa tenuta dei seggi, abbiamo respinto tentativi di inquinare il voto. “Poi l’analisi dei dati. Hanno partecipato alla consultazione 3.643.836 persone, che sono il 71% circa di quanti votarono nel 2007 alla consultazione promossa da CGIL, CISL e UIL in occasione della sottoscrizione con il Governo Prodi del Protocollo relativo al welfare. Nel 2007 votarono 5.128.507 lavoratori e pensionati, pari al 42,41% della rappresentatività di CGIL, CISL e UIL che era di 12.092.687 tra iscritte e iscritti. Se applicassimo lo stesso rapporto percentuale con gli iscritti alla CGIL, per reggere il confronto con il 2007, avrebbero dovuto votare 2.174.999 persone. Invece i 3.643.836 votanti nel 2009 rappresentano, rispetto ai 5.734.855 iscritti alla CGIL al 31 dicembre 2008, il 63,5 Complessivamente la CGIL da sola porta al voto oltre i 2/3 dei votanti del 2007. continua su.....http://www.dazebao.or... |
| Mauro Torta Italia... | |
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Oggi ho parlato al Parlamento Europeo. Riporto una sintesi del mio intervento: "La scorsa settimana sono stato convocato al tribunale di Parma come teste, come persona informata sui fatti perché in un mio spettacolo dissi, due anni prima del fallimento, che la Parmalat era in bancarotta. Lo sapevano tutti, giornalisti, Consob, Banca d’Italia, ma fino all’ultimo giorno le banche hanno venduto titoli e bond della Parmalat ai risparmiatori. Il più grosso crack europeo della storia è stato denunciato da un comico. La Borsa italiana non è solo Parmalat, è anche Telecom Italia o Seat Pagine Gialle, società che hanno visto il titolo precipitare e azionisti di controllo e manager diventare sempre più ricchi grazie a dividendi e a stock option. Nella Borsa italiana vi sono persone con precedenti penali come Roberto Colaninno, condannato a 4 anni e 1 mese per bancarotta nel crack Italcase-Bagaglino, presidente di IMMSI e di Piaggio e consigliere in Mediobanca a cui Berlusconi ha affidato Alitalia. Salvatore Ligresti, arrestato e condannato per tangenti che ha patteggiato 2 anni e 4 mesi con la giustizia e affidato ai servizi sociali, consigliere in Unicredit, Immobiliare Lombarda e Premafin Finanziaria. Cesare Romiti, condannato a undici mesi e dieci giorni di reclusione per irregolarità relative al periodo in cui ricopriva la carica di amministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in RCS Mediagroup e Impregilo; Cesare Geronzi, indagato nel processo per il crack Parmalat per usura aggravata e concorso in bancarotta fraudolenta. Indagato nel crack Cirio di frode per l'emissione e collocamento dei 'bond' Cirio tramite Capitalia. Condannato in primo grado per il crack Italcase per bancarotta a 1 anno e 8 mesi più l'interdizione di esercitare uffici direttivi presso qualunque impresa per 2 anni, presidente di Mediobanca. Paolo Scaroni. Arrestato nel 1992 con l'accusa di aver pagato tangenti al PSI per conto della Techint, nel processo chiede di patteggiare la pena a 1 anno e 4 mesi. Processato nel 2006 come amministratore delegato dell'Enel per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po e condannato ad un mese di reclusione, a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda. Amministratore delegato di ENI, consigliere di amministrazione in Assicurazioni Generali. Per chi in sala volesse fare qualche investimento nella Borsa italiana ricordo che le società IMMSI, Piaggio, Mediobanca, Unicredit, Immobiliare Lombarda, Premafin Finanziaria, RCS Mediagroup, Impregilo, ENI e Assicurazioni Generali sono tutte aziende quotate. E’ meglio affidare i propri risparmi ai Casalesi della Camorra che a questi signori. Il falso in bilancio è stato depenalizzato in Italia. E’ un’istigazione a rubare, a truccare i conti in Borsa. Quale società straniera può rischiare i suoi capitali in Italia? Gli investimenti esteri, infatti, sono crollati. L’Italia è solo al quindicesimo posto in Europa. Chi può investire in un Paese che ha come presidente del Consiglio il corruttore di Mills, condannato quest’anno in primo grado al tribunale di Milano, e come legislatori un centinaio di condannati e indagati in Parlamento? Un Paese che non ha approvato la class action? Nella Borsa italiana si conoscono tutti. Sono come vecchi amici. Ci sono 289 aziende quotate e di queste 258 hanno in comune consiglieri di amministrazione o sindaci. L’89% delle società quotate. 556 persone hanno più di un incarico. I recordmen hanno 7, 6, 5 incarichi. Sono uno e plurimi. C’è gente come Tamburi Giovanni con 7 poltrone o Ligresti Jonella con 6. Ben 358 persone hanno 2 incarichi, 123 ne hanno 3 e 17 ne hanno 5. E’ un’orgia in cui comandano 4/5 persone attraverso le loro teste di legno. La Borsa è un conflitto di interesse in cui l’ultimo a sapere è sempre il piccolo azionista. Chi detiene il pacchetto di controllo, che vale di solito il 10/15%, decide per tutti, anche se la somma degli altri azionisti è la maggioranza assoluta. In caso di passaggio del pacchetto, il premio sulla vendita lo prendono i proprietari del pacchetto di maggioranza, perché non è obbligatoria un’OPA sotto una certa soglia. Quando, a fine 2007, il controllo di Telecom Italia fu ceduto alle banche e a Telefonica, Tronchetti Provera incassò 2,9 euro per azione, ma il vero valore era di 1,4/1,5. Oggi vale 0,9. Chi ci ha guadagnato e perché? Qual è il senso di una simile operazione? In Borsa, grazie alle scatole cinesi, si può controllare una grande impresa con lo 0,08%. E, inoltre, l’azienda alla cima della piramide, può non essere quotata. E’ successo con Telecom Italia. Nel consiglio di amministrazione può essere presente un consigliere di una società concorrente, come avviene per Telefonica in Telecom Italia. O un consigliere azionista della principale società fornitrice, come è avvenuto per Pirelli Cavi e Telecom Italia. Se si devono prendere delle decisioni in palese conflitto di interessi, il consigliere interessato esce dalla sala per poi rientrare pochi minuti dopo. Non è una grande, immensa, presa per i fondelli? Volete sapere perché nessuno denuncia nulla? Perché i media sono essi stessi in Borsa. I loro azionisti di riferimento sono le imprese, le banche, le concessionarie dello Stato come per RCS, il gruppo che possiede il Corriere della Sera. Nessun giornale può denunciare i suoi padroni. Le televisioni sono sotto il controllo dello psiconano. Segue dal sito BeppeGrillo.IT |