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Ddl sicurezza, rivolta nel Pdl:
«Norme inaccettabili, niente fiducia» La Mussolini guida un centinaio di deputati ribelli Stop di Bossi: il provvedimento resta com'è ![]() ■ Siglato l'accordo su contratto Polizia e Forze armate: +160 euro lordi al mese ROMA (18 marzo) - Un centinaio deputati del Pdl, capitanati da Alessandra Mussolini, chiedono a Silvio Berlusconi in una lettera di non porre la fiducia sul decreto sicurezza perché ritengono inaccettabili l'introduzione del reato di clandestinità e le norme riguardanti la denuncia dei clandestini da parte dei medici e, secondo i firmatari, anche da parte degli insegnanti. «Sono convinta - dice la Mussolini - di poter contare sull'appoggio del presidente Fini». I deputati in rivolta, secondo la Mussolini, sono arrivati a quota 170. Mussolini, deputato del Pdl e presidente della commissione Bicamerale per l'Infanzia, riferisce di aver parlato con il presidente della Camera: «Il presidente Fini è d'accordo che ci sia un'ampia discussione sul tema». «Ti chiediamo - si legge nella lettera inviata dalla Mussolini al premier - di non porre la fiducia sul disegno di legge 2180. In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni». I parlamentari firmatari (nessuno dei quali è della Lega Nord) aggiungono d'esser certi che il premier si renderà conto «di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e, in particolare, dell'infanzia e della maternità». Nella lettera si respinge l'interpretazione secondo cui il provvedimento non obblighi i medici alla denuncia dei clandestini che si presentano in ospedale o nei centri di vaccinazione: «Non è così. Anzi, l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici». E ciò proprio a causa dell'introduzione in sede penale del reato di clandestinità: in caso di mancata denuncia, infatti, medici e insegnanti violerebbero gli articoli 361 e 362 del codice penale, cioè «il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio». Sarebbe, sottolineano i firmatari della lettera, «una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l'obbligo dell'istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell'educatore». E il risultato sarebbe escludere bambini e donne in gravidanza dai livelli educativi e sanitari, con rischi per tutti e un «regresso spaventoso in fatto di civiltà». Solo se non sarà posta la fiducia, concludono, sarà possibile porre rimedio a quello che altrimenti sarebbe un «errore imperdonabile». A firmare, oltre alla Mussolini, sono tra gli altri Souad Sbai, Valentina Aprea, Mario Landolfi, Beatrice Lorenzin, Fiamma Nirenstein e Enrico Costa. Berlusconi non gradisce l'iniziativa. Tanto che i vertici del gruppo Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino si dissociano subito dalla lettera e "bacchettano" i "dissidenti". Mentre Jole Santelli (Pdl) si affretta a dire che il «90% dei sottoscrittori non ha nemmeno capito di che si trattava». Una «bella strigliata» viene fatta alle giovani leve firmatarie, come Barbara Mannucci, che dopo raccontano abbia pianto «per l'intero pomeriggio». Il leader della Lega Umberto Bossi scherza in Transatlantico con i cronisti che gli chiedono della lettera dei parlamentari sul ddl sicurezza. «Sono numeri - dice - che voi ingigantite come al solito». Poi, a chi gli chiede non sia preoccupato di eventuali modifiche al ddl replica: «No. Secondo me, resta come è stato approvato al Senato». Pd, bene la protesta dei parlamentari del Pdl. Secondo Marco Minniti, responsabile sicurezza del Pd, la richiesta del Pdl al presidente Berlusconi evidenzia «l'assurdità di norme odiose». «È molto importante - ha detto Minniti - che un numero così rilevante di parlamentari del Pdl segnali la propria profonda contrarietà su norme che prevedono la denuncia degli immigrati clandestini da parte dei medici o di chiunque eserciti incarichi pubblici. Noi che ci siamo opposti sin dal primo momento a queste norme sbagliate ed odiose troviamo quindi ulteriori ragioni per confermare la nostra battaglia politico parlamentare». Il ddl Sicurezza, ora all'esame delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali, trasformando la clandestinità in un reato, obbliga i medici, in veste di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio a denunciare i clandestini. Edited by lucy cassini on Mar 18, 2009 5:52 PM |
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Edited by lucy cassini on Mar 18, 2009 6:34 PM |
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Luttazzi : Come boicottare il potere economico di Berlusconi -
da YouTube.comBreve ed efficace lezione dell'attore e autore di satira Daniele Luttazzi su come boicottare le aziende che fanno pubblicità alle reti Mediaset. la parola chiave è "big spender" http://www.megachip.i... Edited by lucy cassini on Mar 18, 2009 6:40 PM |
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Caso De Magistris: le ragioni della mia candidatura e i perche' della mia delegittimazione
Dopo aver appreso da notizie di agenzia della sua decisione a candidarsi alle prossime europee nella lista dell’Italia dei Valori abbiamo raggiunto il Dott. De Magistris a Fano e lo abbiamo intervistato a margine dell’incontro “Quel fresco profumo di libertà”. ALL'INTERNO L'INTERVISTA INTEGRALE IN ESCLUSIVA! ![]() Luigi De Magistris intervistato da AntimafiaDuemila a Fano il 17 marzo 2009 Organizzato dall’associazione “Res-Publica” e al quale hanno partecipato come relatori anche Salvatore Borsellino, Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio, questi ultimi due autori del libro La società sparente. Ad accogliere il Dott. De Magistris una sala gremita (quasi mille persone), che ha ascoltato con estrema attenzione le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta dell’on. Di Pietro. Applaudendo la scelta e comprendendone le ragioni profonde, seguite alla lunga serie di violenti attacchi perpetrati contro di lui e contro le sue indagini e alle immotivate sanzioni disciplinari con le quali si è, a tutti gli effetti, fermato il suo lavoro. E proprio mentre dalle sue inchieste emergeva l’esistenza, in Italia, di una nuova P2, ancora più organizzata e pericolosa della prima proprio perché infiltrata in settori determinanti della magistratura. Vi proponiamo, di seguito, l'intervista nella quale il Dott. De Magistris spiega i motivi della sua scelta. Sicuramente sofferta, visto il vero e proprio “amore”, come lui lo stesso lo definisce, per il lavoro di magistrato che è stato costretto a lasciare. Ma anche, sicuramente, determinata, come determinata è la sua volontà di proseguire nella ricerca della Verità su tutti i misteri che caratterizzano il nostro Paese, a partire dalle stragi del ’92 e del ’93, e su quegli intrecci di potere occulto che, di fatto, continuano a governarlo. Mentre da certa politica partono già i primi, più che prevedibili attacchi, che per decenza, per ora, preferiamo non commentare. Al dottor De Magistris tutto il sostegno e l’augurio di buon lavoro dalla redazione di ANTIMAFIADuemila. http://www.antimafiad... |
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Il miracolo di Maria Stella - 21/03/2009
![]() Gelmini-Maria-Stella di Fiorella Farinelli - da sbilanciamoci.info Voleva tornare alla scuola con il maestro unico e le lezioni solo al mattino, invece ha rilanciato le domande al tempo pieno. Che adesso sfonda anche al Sud: più 35%. Per accontentare davvero la libera scelta delle famiglie, servirebbero 10.000 insegnanti in più. Con tanti saluti ai risparmi di Tremonti Pensava sicuramente alle scuole primarie del Nord, Maria Stella Gelmini, quando per mesi si è sbracciata a ripetere che il tempo pieno non era in discussione e che, anzi, dai tagli sarebbero probabilmente derivati nuovi margini per ampliarlo. Anche lì, certo, anche a Brescia e a Bergamo devono arrivare le forbici che tagliano ogni spazio di flessibilità (e anche lì , certo, deve sfolgorare il nuovo sole del “maestro unico”), ma neppure Tremonti può permettersi di liquidare in quattro e quattr’otto il modello vincente, quello attorno a cui girano gli equilibri di vita delle tante mamme che lavorano. A Milano è a tempo pieno il 95% delle classi, e siamo ben sopra l’80% in tutta la Lombardia, in Piemonte, in Emilia Romagna, in parti della Toscana. Perfino a Roma, la città dove per decenni sono stati i tempi dei ministeri a condizionare quelli della scuola di base, le classi a tempo pieno sono ormai più del 53%. Tutt’altra storia, invece, nelle regioni dove il modello più diffuso è stato quello a 30 ore settimanali (due pomeriggi coperti): é da lì, dalla soppressione di quello "scandaloso spreco" fatto di tre insegnanti ogni due classi che doveva arrivare il grosso dei risparmi pretesi dal ministero dell’economia. Da Palermo, da Catania, da Napoli, da Bari, e dai tanti luoghi del Mezzogiorno dove le donne che hanno un’occupazione stabile sono assai meno che nel Centro-Nord e dove il tempo pieno ha avuto sempre vita più grama. Non perché non sarebbe prezioso, e forse più che in altre aree del paese, ma perché i Comuni non hanno mai fatto davvero quello che dovevano; e anche perché a tanti insegnanti in fondo è sempre andata meglio così. Avanti tutta, dunque, con i modellini succinti delle 24 e delle 27 ore settimanali, ottimi per le mamme benestanti e iperprotettive, perfetti per le famiglie che adorano i quattro canonici pomeriggi settimanali dedicati a scherma, piscina, danza, e quant’altro, eccellenti per chi apprezza e capisce le magnifiche sorti e progressive di una maestra davvero unica. E naturalmente rassicuranti anche per quei tanti enti locali che tutto hanno in mente tranne che dedicare risorse e impegno ad adeguare edifici e locali scolastici, organizzare refezioni, assicurare trasporti. Dev’esserci stata qualche settimana, forse un paio di mesi, in cui Gelmini la “determinatissima” – come la chiama il suo mentore Berlusconi – deve davvero avere pensato di poterla fare franca. Nonostante un movimento che ha tenuto botta per tanto tempo, e nonostante la contrarietà di parte consistente dell’opinione pubblica. Nonostante l’alleanza, in moltissime realtà, tra insegnanti e genitori. Nonostante le reazioni freddine che si sono più volte manifestate anche dalle parti della maggioranza. Proteste e contrarietà di fronte alle quali il ministro se l'è inizialmente cavata dando alle famiglie la libertà di scelta tra i diversi orari nella scuola primaria. Salvo poi scrivere previsioni degli organici per le nuove prime classi che hanno al centro un solo modello orario: quello delle 27 ore, l’unico che consente i risparmi previsti dal governo, soprattutto dopo il rinvio al 2010-2011 di quelli che dovrebbero derivare dal riordino della scuola secondaria superiore. Ma le cose sono andate in modo molto diverso. Se l’ultimo comunicato stampa del ministero, ai primi di marzo, parlava ancora di un “lieve aumento “ delle domande di tempo pieno, due settimane dopo i numeri delle iscrizioni sono lì, a spiegare impietosamente che l’operazione non è andata come si sperava a viale Trastevere. E a dire che, se la si vuole confermare, avrà sicuramente costi pesanti in termini di consenso. Perché i modelli a 24 e a 27 ore non sono stati affatto gettonati e sono stati anzi richiesti da non più del 10% delle famiglie. Perché in sei casi su dieci, i genitori hanno chiesto le 30 ore con due pomeriggi coperti la settimana. E sopratutto perché la domanda di tempo pieno è cresciuta strepitosamente in tutto il paese (10,6% nel Nord, 7,8% nel Centro) e in particolare in quel Mezzogiorno (35%) che avrebbe invece dovuto, secondo le previsioni, assicurare il massimo contributo alla logica dei tagli. Fatti due conti, si parla di 3.200 classi e di circa 10.000 insegnanti in più. Che cosa è successo ? Richiami e indiscrezioni fanno capire che Gelmini è furibonda con i dirigenti scolastici, a cui rimprovera neppure troppo implicitamente di non avere sostenuto abbastanza le decisioni del governo, di essere stati infidi e sleali. Ed è verosimile che una parte di loro possa avere direttamente o indirettamente consigliato le famiglie a chiedere il massimo per non perdere tutto. Ma è anche probabile che proprio il modo con cui sono state prese le decisioni, così arrogante, così ideologico, così incapace di mettersi in sintonia con gli insegnanti, l’opinione pubblica, le esigenze concrete, i problemi delle diverse aree territoriali abbia spinto molte famiglie a riflettere, le abbia messe sull’avviso. Che molte, insomma, abbiano capito che si sta giocando una partita molto importante, anche al di là della questione della scuola elementare e dei suoi modelli e tempi di funzionamento. E che bisogna reagire, tentare di opporsi, farsi sentire. Perché non pensare, inoltre, che abbiano potuto pesare, in particolare nel Sud, anche le rassicurazioni del leader più amato dagli italiani? Berlusconi ha promesso più volte non solo che il tempo pieno non sarebbe stato compromesso ma che poteva crescere addirittura del 50 o del 60 per cento. E forse c’è chi, anche in questo come in mille altre cose, si è fidato. E ha creduto che finalmente, se era lui a dirlo, perfino le inerzie dei comuni e le resistenze degli insegnanti potevano finalmente dissolversi.continua su..... http://www.megachip.i... Caterina Guzzanti Maria Stella Gelmini al Grande Fratello Edited by lucy cassini on Mar 21, 2009 1:21 PM |
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Rassegna stampa 21 marzo 2009
Mafia: Libera, in 150mila a Napoli per la giornata della memoria delle vittime Napoli, 21 mar. - (Adnkronos) - Circa 150mila persone, secondo le stime degli organizzatori, hanno partecipato oggi a Napoli alla quattordicesima edizione della 'Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", promossa da 'Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie', per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnovare in nome di quelle vittime l'impegno di contrasto alla criminalita' organizzata. Al corteo hanno preso parte oltre 500 familiari delle vittime delle mafie in rappresentanza di un coordinamento di oltre 3mila familiari, rappresentanti di ong provenienti da circa 30 paesi europei. Un saluto a tutti i partecipanti al lungo corteo, che ha attraversato il lungomare di via Caracciolo per giungere a piazza Plebiscito, e' arrivato dal presidente nazionale di Libera Don Luigi Ciotti che ha parlato di "un abbraccio alla citta', un segno di attenzione a chi si impegna tutti i giorni per combattere la criminalita' organizzata". Per consentire all'affollato corteo di sfilare per le vie della citta' sono stati disposti divieti e chiusure al traffico. Durante la marcia sono stati letti a ripetizione i nomi delle oltre 900 vittime delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell'ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali, morti per mano delle mafie. 'Libera' ha voluto sul palco allestito per l'evento anche lo scrittore Roberto Saviano, autore del best-seller 'Gomorra', che ha letto i nomi di alcune vittime della criminalita' organizzata. MAFIE: IN MIGLIAIA SFILANO A NAPOLI PER RICORDARE 900 VITTIME (ASCA) - Napoli, 21 mar - Un 'abbraccio' ad una citta' 'piena di attenzione per quanti si impegnano tutti i giorni nel combattere la corruzione, la criminalita' e le mafie'. Questo il saluto rivolto dal presidente di 'Libera', Don Luigi Ciotti, alle migliaia e migliaia di partecipanti alla XIV Giornata nazionale che ricordano oggi le 900 vittime di tutte le mafie. I nomi di magistrati, imprenditori, sacerdoti, appartenenti alle forz dell'ordine, giornalisti, esponenti politici, sindacalisti giovani e donne caduti per mano delle organizzazioni criminali sono stati scanditi nel corso di tutto il corteo che e' sfilato lungo via Caracciolo arrivando in piazza del Plebiscito dove e' stato allestito un grande palco. In testa al corteo molti familiari delle vittime di mafie, al collo le foto dei loro cari di cui, in molti casi, ancora non e' stato individuato l'omicida materiale. Sono in cinquecento, in rappresentanza di tremila famiglie. Al loro fianco rappresentanti di organizzazioni sindacali, di scuole ed associazioni, il presidente della Regione Antonio Bassolino, il sindaco di Napoli Iervolino. Quando il corteo si e' sciolto in piazza del Plebiscito a sorpresa, inatteso, lo scrittore Roberto Saviano e' salito sul palco. Neanche una parola, nessuna dichiarazione, solo la sua presenza a ricordare l'impegno delle giovani generazioni contro la camorra, la mafia, la 'ndrangheta. Forte e chiaro il messaggio di Don Luigi che alla classe politica chiede 'di agire in maniera seria, credibile, attenta, soprattutto di farlo i maniera veloce'. Per Bassolino la manifestazione di oggi rappresenta 'un grande segnale di speranza e di fiducia', la dimostrazione che si puo' 'andare avanti nella battaglia contro la camorra e la criminalita' organizzata'. Promossa dalla Regione Campaia, dal Comune e dalla Provincia di Napoli, la XIV edizione della Giornata della Memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie gode dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Nel pomeriggio il programma della manifestazione prevede sette diversi seminari e, alle 17,30 un concerto con l'esibizione di numerosi gruppi ed artisti. ANTIMAFIA: LIBERA, 150 MILA PERSONE IN MARCIA A NAPOLI (ANSA) - NAPOLI, 21 MAR - Oggi a Napoli oltre 150mila persone hanno marciato per la quattordicesima giornata della Memoria delle vittime della mafie: e' questo il bilancio di Libera, l'associazione promotrice di una tre giorni dedicata all'impegno antimafia. Oltre due chilometri e mezzo di percorso, sul lungomare di Napoli, fra Piazza della Repubblica e Piazza del Plebiscito: il corteo si e' poi radunato davanti al palco. I manifestanti, provenienti da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane, hanno camminato insieme in silenzio, mentre si leggevano a ripetizione al megafono i nomi di oltre 900 vittime delle mafie. Un elenco che e' stato riproposto alla fine, ben due volte, dal palco sul quale sono saliti i parenti delle vittime delle mafie. ANTIMAFIA: NAPOLI; FOTO VITTIME APRONO CORTEO,SI CANTA MAMELI (ANSA) - NAPOLI, 21 MAR - La marcia del 21 marzo a Napoli, per la quattordicesima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie inizia con l'inno d'Italia. Lo cantano i familiari delle vittime della criminalita' organizzata, in testa ad un corteo che raggiungera' piazza del Plebiscito. Migliaia di persone hanno gia' affollato il lungomare napoletano: provengono da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane. 'Migliaia e migliaia di persone sono qui oggi per un abbraccio alla citta' - dice don Luigi Ciotti, presidente nazionale dell'associazione Libera che ha promosso la tre giorni dedicata all'antimafia - e' un segno di attenzione a chi si impegna tutti i giorni contro la criminalita' organizzata. Oggi siamo qui per ripetere che occorrono meno parole e piu' fatti'. A Napoli sono arrivate 1500 persone dal Piemonte, mille dalla Sicilia, a bordo di due navi, 300 dalla Toscana, 800 autobus di studenti delle scuole di tutto il Paese, negli alberghi partenopei sono stati ospitati la notte scorsa 480 familiari delle vittime, gli stessi che aprono il corteo di Libera, esponendo le fotografie dei loro cari scomparsi. (ANSA). ANTIMAFIA: DON CIOTTI, VIA IPOTECHE SU BENI CONFISCATI (ANSA) - NAPOLI, 21 MAR - La banche devono cancellare le ipoteche dai beni confiscati alla criminalita' organizzata: lo ha sostenuto Don Ciotti, parlando dal palco di piazza del Plebiscito, a Napoli, a conclusione della marcia per la quattordicesima giornata della memoria delle vittime delle mafie organizzata da Libera. Don Ciotti ha ribadito l'importanza del ruolo di una agenzia per la confisca dei beni, idea tramontata 'che avrebbe reso invece piu' efficace la confisca, e meno burocratiche e piu' agibili le procedure'. 'Abbiamo il 36% dei beni confiscati sotto ipoteca bancaria - ha continuato - i Comuni non sono in grado di riscuotere, le associazioni tanto meno, e questi beni rischiano di andare all'asta. Chi se li riprende poi?' Il rischio, ha spiegato, e' che ricadano nelle mani della criminalita' organizzata. 'Su 1091 aziende confiscate ai mafiosi solo 64 sono sopravvissute - ha concluso - dobbiamo chiederci perche', evidentemente c'e' qualcosa che non funziona''.(ANSA). continua su .....http://www.libera.it/... |
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"Giuseppe Gatì giovane innamorato della Sicilia,riposa in pace,la nostra terra dolcemente ti contiene. il tuo amore per LEI continuerà in noi." A TUTTI COLORO CHE SONO MORTI PER AMORE DELLA LORO TERRA! ![]() . Edited by lucy cassini on Mar 21, 2009 2:00 PM |
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LE "CASSANDRE" INSISTONO: LA CRISI PEGGIORERA'
Postato il Sabato 21 Marzo 2009 Economia DI MAURO BOTTARELLIilsussidiario.net «Anche un gatto morto se cade dal terzo piano su qualcosa che lo fa rimbalzare torna su almeno una volta. Ma questo non significa che sia meno morto». Ambrose Evans-Pritchard, editorialista economico del Daily Telegraph, è noto per i suoi adagi taglienti e i suoi giudizi chirurgici: pochi, come quello appena riportato, sanno raccontare con cinismo e ironia la follia irrazionale di questi giorni sui mercati. Ma anche Oltreoceano c’è chi non lesina critiche molto pesanti alle scelte dell’amministrazione Bush prima e di Obama poi, ma soprattutto alla Fed e alla sua suicida politica di tassi zero. Per Paul Craig Roberts, vice segretario al Tesoro sotto l’amministrazione Reagan, quanto sta accadendo in America rischia infatti soltanto di rendere la crisi più lunga e dura. A partire dagli errori compiuti esattamente un anno fa, quando Roberts avanzò una proposta tanto provocatoria quanto coraggiosa per spezzare il circolo vizioso dello tsunami subprime e provare a evitare che vengano minati del tutto anche i fondamentali dell’economia: eliminare la regola del “mark to market”. «Quella regola - spiega Roberts - obbliga le istituzioni finanziarie a scrivere sui libri contabili i loro mutui subprime ai valori di mercato correnti; invece per uscire dalla spirale in cui ci siamo infilati bisognerebbe consentire alle istituzioni speculative di mantenere questi strumenti derivati iscritti in bilancio al loro valore di carico, o almeno al 90% del loro valore iniziale. Così si guadagnerebbe tempo e si potrebbe sperare nella formazione di un mercato ad hoc». Il problema, secondo Roberts, è che quegli strumenti finanziari sono finiti nei guai prima che si creasse un mercato in grado di fissare correttamente i prezzi in base al rischio e al potenziale di guadagno. «Quegli strumenti erano venduti direttamente dalle istituzioni che li emettevano agli investitori: comunque non quotati o fluttuanti in alcuna Borsa. Ora che sono malfamati e il loro valore è sconosciuto, nessuno li vuol comprare, è ovvio. È la non liquidabilità che ne abbassa il valore. Questa caduta libera ha trascinato le banche e i fondi speculativi all’insolvenza, per di più obbligandole, per far cassa, a vendere le azioni solide su mercati borsistici, accelerandone così il declino e infettando del male anche le aree sane dell’economia. Sospendere l’obbligo del “mark to market” avrebbe alleviato la pressione dalla Borsa e la Federal Reserve potrebbe evitare di abbassare ancora i tassi d’interesse per inserire liquidità nell’economia attraverso un sistema bancario che è danneggiato». È come continuare a pompare acqua in una tubatura che perde: «Tassi d’interesse ancora più bassi peggiorano la crisi accelerando il declino del dollaro; ora che l’inflazione cresce, altra liquidità peggiora solo la crisi economica. In effetti non esiste un problema generale di scarsa liquidità: i problemi di liquidità riguardano solo questi strumenti finanziari mal concepiti». Eppure proprio il giorno prima del clamoroso tracollo di Bear Stearns, un report di Standard&Poor’s vedeva la luce in fondo al tunnel subprime. Peccato che i fatti abbiano precipitato la situazione nel buio. «S&P sbagliava - rincara Roberts -. All’inizio la crisi toccava soltanto le banche e gli istituti che erogavano mutui, ora sono le istituzioni finanziarie non-deposit-taking a essere nei guai, basti pensare alle banche d’affari o a fondi come il Carlyle Capital. I derivati dei subprime, quindi, non sono affatto gli unici strumenti derivati a essere al centro della crisi». Altro tema scottante è lo stato attuale dell’economia americana: qualcuno parla di recessione, altri di stagflazione come nei tardi anni Settanta, altri di depressione. «L’economia americana è già in recessione da almeno un anno, un anno e mezzo e lo è stata per la maggior parte del Ventunesimo secolo. Il Prodotto interno lordo, l’inflazione, la produttività e il numero di occupati sono altrettanti indicatori che nelle ultime decadi sono stati intaccati un po’ alla volta ma inesorabilmente e alle radici mentre le varie amministrazioni “aggiustavano” i numeri per farsi belli con l’opinione pubblica. Inoltre ora abbiamo la certezza che le statistiche sul Prodotto interno lordo e la produttività calcolavano in modo errato parti di produzione offshore delle aziende americane come Pil statunitense. Il basso costo del lavoro ottenuto utilizzando forza lavoro cinese ha gonfiato le statistiche di crescita della produttività. Inoltre l’economia americana è stata mantenuta in vita nel Ventunesimo secolo attraverso l’aumento del debito dei consumatori, non dalla crescita reale del reddito delle famiglie. I consumatori non possono più sostenere aumenti del debito per finanziare i propri consumi: in questo modo è impossibile che l’economia possa crescere. La stagflazione dei tardi anni Settanta fu frutto della politica keynesiana di gestione della domanda che pompava in alto la domanda dei consumatori attraverso denaro facile, ma diminuiva la produzione con alte tasse marginali. La politica di supply-side dell’amministrazione Reagan ribaltò questo scorretto mix di politiche, curando la stagflazione e ridando forza al dollaro. Ovviamente, continuando a fare errori come quelli che si stanno compiendo, il rischio di stagflazione può tornare». L’indice è puntato contro la politica di tagli drastici dei tassi sposata in pieno dalla Fed di Ben Bernanke e benedetta da George W. Bush prima e da Barack Obama poi. «Con gli Stati Uniti dipendenti dagli stranieri per finanziare sia le guerre (ovvero il deficit del budget governativo domestico) sia il deficit commerciale, un basso tasso di interesse combinato con un valore declinante del dollaro farà fuggire gli investitori stranieri. In questo momento, il dollaro necessita tassi d’interesse più alti. Gli Stati Uniti non possono sanare il loro deficit commerciale perché la produzione offshore delle corporation statunitensi per il mercato americano contano come import. Producendo all’estero per il mercato interno, le corporations americane hanno fatto esplodere il deficit commerciale e distrutto milioni di posti di lavoro americani nella classe media». Insomma, una soluzione alternativa c’era e Roberts l’aveva proposta un anno fa. La solita protervia degli ultra-liberisti? Forse, peccato che proprio ieri - a un anno di distanza - Puru Saxena, ascoltatissimo amministratore delegato della Puru Saxena Wealth Management, regalava queste parole in un’intervista alla Cnbc: «Gli Stati Uniti sono già in bancarotta visto che il loro debito sorpassa di quattro volte il valore della loro economia. Gli Usa sono pesantemente a rischio di iper-inflazione». continua su ......http://www.comedonchi... Mauro Bottarelli Fonte: www.ilsussidiario.net Link: http://www.ilsussidia... 20.03.2009 |
| Mauro Torta Italia... | |
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LE "CASSANDRE" INSISTONO: LA CRISI PEGGIORERA' Governare gli italiani non è impossibile, come diceva Mussolini. E' invece molto facile. Basta disporre del controllo dei mass media e raccontare balle dalla mattina alla sera. Lo predicava Gelli, lo applica lo psiconano per il quale la nostra disoccupazione è la migliore in Europa. I nostri disoccupati ci sono invidiati da tutti. Pochi, bene educati, con protezioni sociali. Il professor Mauro Gallegati dimostra il contrario. In Italia ci sono tre milioni di disoccupati in più della media europea. I soldi per la cassa integrazione stanno per finire e le aziende crollano come castelli di carte. Chissà che effetto fa a chi ha perso il lavoro essere preso per il culo dal suo presidente del Consiglio? Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. "L’ISTAT dice che il tasso di disoccupazione nell’ultimo anno è salito dal 6.1 al 6.7%. I dati sulla disoccupazione in Italia "sono i migliori" nel contesto europeo. Lo ha affermato Berlusconi in una conferenza stampa alla fine dei lavori del Consiglio europeo. Come può sostenere una simile bestialità senza che nessuno si indigni? In fondo, se ci prendono per idioti è solo colpa nostra. Nell’ultimo anno è aumentata la disoccupazione nelle nazioni della zona-euro. Secondo Eurostat, il tasso dei disoccupati è salito al 7,8% con forti differenze (dall’Olanda 2,7%, alla Spagna 13,4%). Il tasso di disoccupazione americano è del 6,7%, quello giapponese 3,9%. Come può sostenere B. che stiamo meglio degli altri Paesi europei? I numeri sembrano dargli ragione: il tasso di disoccupazione italiano è più basso della media europea. Le statistiche però vanno lette, perché dietro un numero sono nascoste molte altre storie. Così è per la disoccupazione, un rapporto tra due numeri: tra chi cerca lavoro o un lavoro l’aveva e l’ha perso e forza lavoro, cioè le persone disposte a lavorare. Se la situazione generale peggiora e uno si scoraggia e smette di cercare lavoro, il tasso di disoccupazione scende! Gli "scoraggiati" sono persone senza lavoro che a domanda dell’ISTAT: “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo". Per evitare questo problema che offre statistiche inaffidabili, gli economisti suggeriscono di guardare al tasso di occupazione. Ancora un numero: stavolta tra chi lavora e chi è disposto a lavorare. E qui arriva l’inghippo: il tasso di occupazione italiano è tra i più bassi in Europa. Secondo l'Eurispes da noi è il 58,7%, inferiore di otto punti percentuali rispetto ai Paesi dell’euro, pari al 67%. Tradotto in numeri, se il tasso di occupazione fosse paragonabile a quello europeo, equivarrebbe a tre milioni di posti di lavoro in meno. Il tasso di disoccupazione reale sarebbe compreso tra l’11 ed il 13%. Non c’è lavoro. Qualcuno dica ai nostri politici di voltarsi: il futuro è dall’altra parte, loro guardano al passato, non dobbiamo permettergli di rubare il domani dei nostri figli. Gli perdoneremo così anche le stupidaggini sulla disoccupazione e sulle presunte tremontiane “previsioni” sulla crisi: Ministro non ci voleva Nostradamus, stavolta, bastava il mago Otelma. Un abbraccio." Mauro Gallegati, Facolta' di Economia Giorgio Fua' dell’Universita' Politecnica delle Marche Post precedente sul tasso di disoccupazione: "Gli Schiavi moderni". WWW.BEPPEGRILLO.IT |
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Mafia e cultura della legalità
All’Associazione Donne siciliane per la lotta contro la mafia aderirono da tutta Italia. A oltre trenta anni dalla fondazione del Centro Siciliano di Documentazione intitolato a Giuseppe Impastato parliamo di cultura della legalità. Al femminile. Tiziana Bartolini ![]() “Con i suoi studi e la sua attività di raccolta di testimonianze di vita, svolta soprattutto attraverso il Centro Siciliano di Documentazione, intitolato a Giuseppe Impastato, ha valorizzato il contributo delle donne nella mobilitazione antimafia”. Questa la motivazione con cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito ad Anna Puglisi l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana l’8 marzo 2008, durante una speciale cerimonia al Quirinale dedicata a due ricorrenze simbolicamente molto significative: i 60 anni della Costituzione della Repubblica Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il Centro (www.centroimpastato.it) – di cui Anna Puglisi è stata co-fondatrice insieme ad Umberto Santino – nacque nel 1977 allo scopo di raccogliere documentazione e testimonianze riguardanti la lotta contro la mafia, avviare un’attività di studio e ricerca, di collaborazione e sostegno alle iniziative nelle scuole e sul territorio. L’incontro con Anna è occasione per parlare dell’Associazione donne siciliane per la lotta contro la mafia, del ruolo delle donne nell'organizzazione mafiosa e nella mobilitazione antimafia. “L’Associazione nasce nel 1980 e per circa venti anni ha organizzato numerose iniziative di impegno antimafia. La prima fu l’appello al Presidente della Repubblica Sandro Pertini e ai presidenti delle tre regioni meridionali più colpite dalla mafia, Campania, Calabria e Sicilia, per chiedere provvedimenti legislativi e mezzi idonei per combattere efficacemente la mafia. Raccogliemmo più di trenta mila firme di donne, ma soltanto dopo l’uccisione di Dalla Chiesa, nel settembre del 1982, il parlamento si decise a sancire finalmente, con la legge che porta il nome di uno degli estensori, Pio La Torre, il reato di mafia”. Quali iniziative dell’Associazione delle donne siciliane contro la mafia ricorda in particolare? Innanzitutto va precisato che avevamo l’adesione non solo di donne siciliane, ma di tutta Italia perchè il problema cominciava a essere considerato come questione nazionale. Abbiamo iniziato un lavoro nelle scuole, in un periodo in cui non era facile convincere i professori e i presidi che era importante parlare di questi temi agli studenti. Tra le nostre attività più significative il sostegno ad alcune donne del popolo palermitano che hanno deciso di costituirsi parte civile nei processi contro i mafiosi responsabili dell’uccisione di loro parenti, andando incontro all’isolamento da parte del loro ambiente e anche delle loro famiglie. Siete riuscite a convincere qualche donna della mafia a collaborare con la giustizia? L’unica donna che ha rotto con la famiglia mafiosa è stata Felicia, la mamma di Peppino Impastato, che anche prima della morte del figlio aveva imposto al marito di non portare in casa i mafiosi suoi amici, e dopo il delitto ha aperto la casa a chiunque volesse conoscere Peppino, e si è battuta, assieme al figlio Giovanni, ai compagni rimasti e a noi del Centro per avere giustizia per il figlio. Le donne di mafia che hanno collaborato con la giustizia lo hanno deciso da sole, spinte da diverse ragioni, anche dalla volontà di vendicarsi. Ma in genere le donne di mafia non si ribellano: per cultura (sono cresciute in famiglie mafiose), per interesse (usufruiscono di ricchezze), oppure per paura. Alcune, parenti di collaboratori di giustizia, hanno rifiutato la protezione: un modo per ‘comunicare’ che erano dalla parte della mafia. Tornando alla vostra associazione, come si è evoluta nel tempo? Per più di venti anni il lavoro è stato intenso, anche se abbiamo avuto poca attenzione da parte dei media. Voglio ricordare la manifestazione dell’88, assieme alle donne della Calabria e della Campania, a cui partecipò Nilde Jotti, presidente della Camera. E poi, oltre al lavoro nelle scuole che è continuato, convegni, dibattiti, incontri in Italia e all’estero. Voglio ricordare anche un’iniziativa, quelle delle “donne del digiuno”, lanciata da altre associazioni di donne palermitane, tra cui l’Udi e le Donne in Nero, dopo le stragi in cui sono morti Falcone, la moglie, Borsellino e gli agenti delle scorte, e a cui hanno partecipato anche socie della nostra associazione. Presidiarono Piazza Politeama digiunando e chiedendo le dimissioni degli uomini delle istituzioni che ritenevano responsabili dell’isolamento dei magistrati. L’Associazione delle donne siciliane contro la mafia negli anni ha esaurito il suo impegno, anche se non si è sciolta ufficialmente, ma quasi tutte le socie abbiamo continuato un’attività antimafia, chi in altre associazioni, chi nel posto di lavoro. Sono nate altre associazioni in cui le donne sono protagoniste. Ricordo, ad esempio, il lavoro nel quartiere Albergheria e nel quartiere Zen di Palermo. E’ bello pensare che i semi piantati dalla Associazione delle donne contro la mafia siano germogliati in altri luoghi e in altre situazioni. c0nitua su.....http://www.noidonne.o... |