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I prestigiatori dell'informazione
Inviato da Redazione il 15/3/2009 “Signore e Signori, come potete vedere…” Il trucco lo conosciamo molto bene. Ce lo ha insegnato Paolo Attivissimo, il sois-disant cacciatore di bufale, fin dal giorno in cui fu pizzicato ad approfittarsi della fiducia dei suoi lettori, “mandando a vedere” prove inesistenti. In quel caso il nostro eroe si proponeva di smontare una diceria contro la portaerei americana Lincoln, fatta oggetto di una strepitosa barzelletta (che trovate nell’articolo), che sembrava essere nata da un evento reale. In altre parole, se la barzelletta fosse vera, gli americani risultavano essere effettivamente dei cretini a tutto tondo. “Non fia mai”, avrà pensato il nobile (che per qualche motivo si ritrova sempre a difendere le portaerei americane), mentre partiva lancia in resta per smontare al più presto questo terribile sospetto. Per farlo, Attivissimo segnalava pagine su pagine di storia della marina americana, che “mostravano chiaramente” come la Lincoln in quel periodo non si trovasse nemmeno nelle acque in cui la barzelletta era ambientata. Il lettore a quel punto, impressionato dalla sua grande serietà investigativa, non solo accettava che la barzelletta non avesse fondamento, ma applaudiva sonoramente il suo donchisciotte informatico. Chi invece si fosse preso la briga di leggere fino in fondo le pagine segnalate da Attivissimo – come fece il sottoscritto – avrebbe scoperto che non dimostravano assolutamente nulla di quanto sostenuto. Non c’era modo, da quelle pagine, di stabilire dove si trovasse la portaerei in quel periodo. Si era trattato di un banalissimo bluff, basato sul fatto che spesso basta dire “come potete vedere”, e la gente ci crede a occhi chiusi. Il cacciatore di bufale in realtà era il primo a rifilare bufale al suo pubblico. Facciamo attenzione, perchè questo non è un semplice giochino di parole, ma la denuncia di un sofisticatissimo trucco che sta nascosto all’interno del trucco: se il direttore dell’F.B.I. si batte tutti i giorni in prima linea "contro la perversione sessuale", chi andrebbe mai a immaginare che proprio lui sia omosessuale? Bene, leggete la biografia di Edgar J. Hoover, direttore dell’F.B.I. per quasi 30 anni, e scoprirete cosa facesse nel suo tempo libero. E’ proprio nell’ammantarsi di una certa autorità, con scopi “nobili” e disinteressati, che i prestigiatori dell’informazione riescono a raggiungere il massimo dell’efficacia. Quando il CICAP si presenta come ente incaricato della ”verifica del paranormale”, ... ... chi andrebbe mai a immaginare che le prime affermazioini “paranormali” possano venire proprio da loro? Se la TV di stato manda a Baghdad un “inviato speciale” – perchè evidentemente quelli normali non bastano - chi andrebbe a immaginare che “speciali” siano proprio le fregnacce che ci raccontano? Non avremmo sprecato una sola riga, infatti, se si trattasse solo di denunciare un singolo individuo, per quanto affezionato a questi trucchi in modo particolare (clamoroso quello del Pentagono, in cui “come potete vedere lo squarcio è enorme” veniva pronunciato su immagini in cui non si vedeva assolutamente nulla). Qui siamo di fronte ad un vero e proprio archetipo sociale, le cui radici risalgono ai primordi dell’ umanità. Fu dal giorno in cui il primo uomo si accorse di essere guardato dagli altri con una certa deferenza, che la tentazione di approfittarsene per raccontagli quello che voleva non l’ha più abbandonato. L’archetipo di cui parliamo è quello rappresentato nei tarocchi dalla figura del Mago, cioè l’illusionista in grado di ingannare il pubblico che per primo è accorso a vedere il suo spettacolo. Come infatti sappiamo, vulgus vult decipi, ovvero il popolo vuole essere ingannato. L’illusionista quindi non fa altro che assolvere una precisa funzione sociale, contando sul fatto che la grande maggioranza delle persone si accontenterà di sentirsi dire “come potete vedere”, per credere a quello che in qualche modo è già predisposta a credere. Nel frattempo, come ammoniva Jeronimus Bosch [cliccare sull’immagine a destra], c’è chi nell’ombra si approfitta di loro senza ritegno. (Nel momento in cui contribuisce a perpetuare la bugia, l’illusionista è anche complice di tutto quello che accade ai danni della gente, finchè quella bugia non venga svelata. Ma questo è un altro discorso). Ora purtroppo il brutto vizio sta facendosi strada anche in Internet, e non c’è più solo Attivissimo a praticare questo genere di trucchi. E’ di pochi giorni fa il caso di Intersos, l’ organizzazione umanitaria che, di fronte all’accusa di aver rubato un milione di dollari dal budget di un ospedale in Afghanistan, rispondeva sdegnata “Come potete vedere dai dati pubblicati sul nostro sito, le accuse sono platealmente false”. Peccato che si fossero dimenticati di indicare dove stessero questi dati, e che ancora oggi non li abbiano segnalati. Idem per il caso di Wikipedia Italia, sulle cui pagine fino a ieri compariva la frase “Mazzucco, nonostante l'evidente manipolazione” (all’interno della mia presunta biografia), riferendosi ad un “falso” che nessuno è mai stato in grado di dimostrare. Oggi quella frase è stata rimossa, grazie alla nostra pubblica protesta, e grazie all’intervento individuale di molti singoli utenti, che hanno fatto il possibile per aggiungere pressioni su coloro che controllano quella pagina. Da una parte quindi l’invito è ad affinare sempre più l’olfatto contro i prestigiatori del “come potete vedere”, dall’altra è a fare tutto il possibile, ciascuno nel suo piccolo, per combattere quotidianamente qualunque tentativo di inquinamento dell’informazione da parte di chiunque. E’ solo combattendo allo stremo ogni singola battaglia quotidiana che alla fine si riesce a vincere la guerra. Internet è la prima occasione per l’umanità di liberarsi dal giogo millenario dell’informazione controllata, e quindi della bugia istituzionalizzata. Difendiamolo, e facciamo in modo che non diventi anche l’ultima. Massimo Mazzucco http://www.luogocomun... |
| lucy cassini | |
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Articolo 21 - INTERNI Il silenzio crudele allunga la tragedia ![]() di Santo Della Volpe “Vi ho trovati per caso, su Internet . Ero curiosa di sapere di cosa discutono i giornalisti,tra di loro e del loro lavoro. Poi ho visto gli articoli sulle morti sul lavoro e mi è venuto spontaneo mandarvi un messaggio di aiuto, anche di disperazione, perché mio fratello è morto da tre anni ormai e da allora silenzio,solo silenzio. Mi sono detta, forse non è tardi chiedere aiuto, almeno a loro, a voi di Articolo21”. Quando era arrivato in redazione il suo messaggio, come commento ad un articolo sulla strage di Molfetta e la carovana per il lavoro sicuro, ci siamo chiesti in tanti chi fosse Patrizia Sicignano, come si chiamasse suo fratello morto in fabbrica in una data che doveva essere nella primavera del 2006, visto che non erano ancora passati 3 anni. Non è stato facile trovare Patrizia, perché aveva lasciato solo un indirizzo E Mail al quale abbiamo mandato,in tanti, messaggi e richiesta di contatti, inutilmente, per alcuni giorni. Poi gradatamente cercando tra gli incidenti di quel 2006 abbiamo trovato,un giovane Sicignano morto il 24 maggio di quell’anno, ma quell’incidente, grave, che aveva fatto anche un’altra vittima sul lavoro, sembrava scomparso dalle cronache, perché proprio come aveva scritto a noi Patrizia, dopo quella strage, non si era saputo più nulla. Neanche un articolo di giornale su una inchiesta della magistratura, una convocazione in tribunale, magari una perizia di parte. E dire che di misteri ce ne dovevano essere su una fabbrica che saltava per aria. Sì perché alla fine, con una inchiesta d’altri tempi, tra una telefonata ai vigili ed una al parroco di un paese, Mercato San Severino,presso Salerno, dove quel 24 maggio di 3 anni fa si era verificata una esplosione in una azienda, la verità è poi venuta a galla. In una frazione di Ciorani di quel paese, noto per il seminario ed i santi che lo avevano frequentato, in una calda serata del 24 maggio 2006 era esploso il deposito della Viviano Pirotecnica Internazionale, tra i monti sopra la valle dell’Irno. Due operai morti, Francesco Fiorenza poco più che quarantenne e Giovanni Sicignano, 32 anni, sposato con 3 bambine piccole. Era il fratello di Patrizia. “Quel giorno ero a studiare da una mia amica, non ero ancora laureata. improvvisamente, poco prima delle 5 del pomeriggio,un boato ha fatto tremare le case, i vetri. Non ci abbiamo fatto caso, faceva caldo,poteva essere un temporale. Sono tornata a casa,verso le 6 è arrivata la prima telefonata da parte della sorella di un altro mio fratello. Mi dice,è successo qualcosa lì dove lavora Giovanni: Panico, ansia, non s’è capito più nulla, la tensione è cresciuta,poi non riuscivamo a stare a casa ed allora siamo corsi su, alla Viviano,cercando di rintracciare Giovanni. Ma lui non rispondeva al telefonino: era nella sua macchina ,insieme ai documenti, alle sigarette ed all’accendino. Come faceva sempre quando entrava in fabbrica ed allora lì abbiamo cominciato a capire, ma solo alle 8 di sera ci hanno dato la notizia che per lui non c’era più niente da fare; anche perché per due ore i Vigili del Fuoco non sono riusciti neanche ad avvicinarsi al capannone esploso…” Giovanni è stato trovato in fabbrica? “Ovunque è stato trovato. Mio fratello è stato tramortito dall’esplosione, è saltato per aria ed i pezzi sono stati trovati dopo 10 giorni e neanche tutti….Si sé cosa può provocare uno scoppio,per sé stesso e per il povero collega che era con lui,il signor Franco…continua su..... http://www.articolo21... 03/06/2006 CRONACA FABBRICA FUOCHI PIROTECNICI: OGGI I FUNERALI ![]() E’ proclamato lutto cittadino per la giornata di oggi, in seguito agli eventi dello scorso 24 maggio presso la collina di Cerrelle ed alla scomparsa prematura e tragica dei nostri concittadini di Francesco Antonio Fiorenza e Giovanni Sicignano. Ieri si è conclusa la lunga e penosa procedura, prevista dalla legge e condotta dalla Magistratura per l’identificazione delle salme delle vittime. Nella giornata di oggi avranno luogo i solenni funerali, con l’allestimento (a partire dalle ore 10.30) della camera ardente nella Chiesa di S. Giovanni in Palco. Nel pomeriggio le salme delle vittime saranno traslate presso le rispettive Chiese parrocchiali, a Pandola e S. Angelo, per la celebrazione dei solenni funerali. A seguito della proclamazione del lutto cittadino, le attività commerciali e produttive del territorio comunale sono sospese, per il 3 giugno, dalle ore 11.30 alle 17.30. Le attività degli operatori del mercato del sabato sono sospese a partire dalle ore 11.30. Le attività della Fiera 4 A sono sospese fino alle ore 17.30. L’Amministrazione Comunale, il Consiglio Comunale e la Comunità di Mercato S. Severino si stringono, con partecipata commozione, intorno alle famiglie dei concittadini deceduti. http://www.tvoggisale... |
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| Mauro Torta Italia... | |
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Vieni avanti Vizzini! Chi è Carlo Vizzini? E' uno indagato nel 1993 per finanziamento illecito di 300 milioni per lo scandalo delle tangenti Enimont. Uno condannato in primo grado con il reato che si estinse in appello per prescrizione. E' uno che faceva il segretario del PSDI. Vi ricordate Longo faccia di pongo, tessera 926, e i grembiulini della P2? E' uno che fa una vita splendida in Parlamento dal 1976. Uno che è stato deputato o senatore per otto legislature. E' uno accusato da Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito che fu condannato a tredici anni di reclusione per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa. Uno che, secondo Ciancimino, era una sorta di socio occulto della Sirco Fingas, società usata per il riciclaggio del patrimonio accumulato dal padre. E' uno che, sempre secondo Ciancimino, ha intascato 900.000 euro consegnati da lui a Roma e a Palermo dentro una valigetta. Cadeau. Vizzini è uno dei tanti che dovrebbe rassegnare le dimissioni domani mattina. Uno che ha passato la sua vita nella mangiatoia di Stato. Uno che è presidente della 1ª Commissione permanente del Senato che si occupa di Affari Costituzionali. Uno che si rifiuta di mettere in discussione la proposta di legge popolare Parlamento Pulito. E' uno che insulta con la sua indifferenza 350.000 firmatari e due milioni di cittadini scesi in piazza l'otto settembre 2007. Uno che non risponde alle mail di sollecito che gli ho inviato. Uno che è uguale agli altri suoi compari della Commissione. Stanno zitti, fanno i pesci in barile. Solo i due membri dell'Italia dei Valori hanno risposto appoggiando la proposta. Senza però fare un solo passo avanti. Vizzini è il simbolo del disprezzo dei politici verso i cittadini. Parlamento Pulito voleva un massimo di due legislature, nessun condannato e la preferenza diretta per il candidato. Vizzini è in Parlamento da 33 anni, è prescritto, è stato nominato senatore dallo psiconano. Lui deve decidere se e quando mettere in discussione la proposta di legge Parlamento Pulito? Ho inviato un giornalista per intervistarlo più volte a Roma. Non ci è mai riuscito. Vizzini, voglio fare una promessa. Se non discuterà la legge in Commissione verrò a Roma entro la fine della primavera. Davanti al Senato. I 350.000 firmatari se vogliono potranno raggiungermi. Le darò un appuntamento. Non porterò nessuna valigetta, ma lei si faccia trovare preparato. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. Membri della Commissione che deve esaminare la proposta di legge Parlamento Pulito. Edited by Mauro Torta Italiano all'estero on Mar 15, 2009 5:12 PM |
| iciano | |
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tanto valeva di farla esaminare
ai lavavetri ![]() |
| lucy cassini | |
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SCUOLA: GELMINI, NON SI FACCIA POLITICA
(AGI) - Riva del Garda, 15 mar. - "La scuola non e' un luogo in cui fare politica' e gli operatori del settore 'spetta applicare le leggi e le circolari e non fare politica, controinformazione e creare allarmismi ingiustificati come e' accaduto sul tempo pieno". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, intervenendo al convegno di Rete Italia a Riva del garda. Gelmini ha esordito citando gli interventi del governo "per superare la scuola di matrice sessantottina", come la reintroduzione del voto in condotta e del grembiule e ha aggiunto che "la scuola non deve piu' essere ostaggio di contrapposizioni politiche e sindacali di chi difende lo status quo". Per Gelmini "ci sono troppi operatori nella scuola che fanno politica contro il governo: e' giusto che ognuno abbia una sua opinione ma la scuola non e' il luogo in cui fare politica. Gli operatori applichino le leggi e le circolari e non facciano controinformazione camuffata ne' creino allarmismi". Secondo Gelmini, nelle settimane della contestazione studentesca, Veltroni "ha cavalcato la protesta, ma mi pare che anche con Franceschini la musica non sia cambiata" Roma, 23 settembre 2008 Lettera aperta di Simonetta Salacone, dirigente scolastico della scuola elementare romana Iqbal Masih, al Ministro Gelmini |
| lucy cassini | |
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Caso De Magistris Ultima fermata: via d’Amelio
![]() di Monica Centofante - Al momento giusto nell’indagine sbagliata. Qualcuno ha definito più o meno così, ieri, la posizione di Gioacchino Genchi, il consulente delle procure (ormai) più famoso d’Italia. Le cui consulenze, anche se nessuno ama ricordarlo, sono risultate più di una volta utili anche alle difese. DOSSIER ALL'INTERNO Proprio ieri il caso Genchi – propaggine del caso De Magistris - è tornato infatti alla ribalta delle cronache quando gli uomini del Reparto Tecnico del Ros di Roma, guidati dal colonnello Pasquale Angelosanto, hanno fatto irruzione nella sua luminosa abitazione-ufficio, che negli ultimi mesi, articolo dopo articolo, ha assunto sempre più, nell’immaginario collettivo, le connotazioni di una sorta di bunker antiatomico. Le motivazioni del decreto di perquisizione, poche pagine firmate dai procuratori aggiunti di Roma Achille Toro e Nello Rossi, non si discostano dalle accuse mosse da tempo da certa politica, dal Csm e più recentemente dal Copasir. E riguardano la presunta illecita acquisizione “di tabulati di comunicazioni di membri del Parlamento” e la presunta illecita acquisizione “di tabulati telefonici relativi ad utenze in uso ad appartenenti ai servizi di sicurezza”. Insomma, lo ricorda anche il legale del Dott. Genchi, Fabio Repici, tutte contestazioni infondate se si legge “il decreto di sequestro emesso qualche mese fa dalla Procura di Salerno a carico di magistrati catanzaresi”. Un documento nel quale, spiega Repici, non solo c’è “la prova della correttezza dell’operato del Dr. Genchi”, ma anche quella “degli esorbitanti errori commessi dal funzionario del Ros che ha operato prima su delega della Procura generale di Catanzaro e che oggi opera per conto della Procura di Roma”. Quel Pasquale Angelosanto, autore di informative che Repici, ancora, ritiene siano caratterizzate da “abnormi incongruenze” e “marchiani errori”. Nel decreto di perquisizione di Salerno, giudicato perfettamente legittimo dal competente Tribunale del Riesame, si legge che “sulle attività di acquisizione, studio, elaborazione analitico-relazionale dei dati di traffico telefonico, gli esiti delle indagini tecniche condotte dai Carabinieri del Ros – Reparto Indagini Tecniche su delega del Generale Ufficio avocante e compendiate nella relazione del 12 gennaio 2008 a firma del Colonnello Pasquale Angelosanto, non trovano conferma nelle risultanze investigative acquisite da questo Ufficio”. Eppure ieri, lo stesso Angelosanto, sentito anche come testimone davanti alla Disciplinare del Csm, guidava i Carabinieri che si muovevano, alla ricerca di chissà quali documenti, in tutti i luoghi “nella disponibilità” del funzionario di polizia indagato. Mentre lo stesso si trovava a Milano, da dove è rientrato solo in serata. E chissà se al Col. Angelosanto (e magari a qualcun altro) avrà fatto piacere la straordinaria concomitanza delle perquisizioni con l’uscita di un articolo, annunciato qualche giorno fa, su un settimanale. Nel quale sono riportate le dichiarazioni dello stesso Genchi che attacca proprio il Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri nelle “porcherie” del quale, dice, “mi imbatto dal 1989”. L’articolo, che avrebbe potuto suscitare scalpore e creare fastidi al Ros, è infatti passato a notizia di terzo o quarto piano. E in quell’articolo, tra l’altro, il consulente ricorda il suo ruolo da protagonista nelle indagini svolte in seguito alla strage di Via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Mentre si accenna a quella presunta trattativa tra mafia e Stato sulla quale Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito, ha recentemente cominciato a rilasciare dichiarazioni alla Procura di Palermo. Partendo proprio da Via D’Amelio. Ieri, ai microfoni di La7, Gioacchino Genchi ha ricordato quelle indagini. “Il motivo della mia delegittimazione – ha detto – nasce dalle inchieste sui mandanti esterni a quella strage”. Perché “nell’inchiesta Why Not, in cui ho collaborato con il procuratore De Magistris, ho ritrovato, senza volerlo, le stesse persone in cui mi ero imbattuto nelle indagini di Caltanissetta”. Forse persone che appartengono ai cosiddetti poteri forti (forze dell’ordine e servizi segreti compresi) dei quali si fa cenno nei decreti di archiviazione delle indagini sui mandati esterni alle stragi o nel processo in corso a Palermo o nelle stesse indagini sottratte al Dott. De Magistris che, è lui stesso a dichiararlo, stavano svelando l’esistenza di una nuova P2. Molto più potente e organizzata della prima. Da questo punto di osservazione, se fosse confermato, apparirebbero ancora più chiari i violenti attacchi perpetrati ai danni del Dott. Genchi. E la definizione di uomo al momento giusto nell’indagine sbagliata assumerebbe un altro significato. Ieri, in un comunicato stampa, l’avvocato Repici ha dichiarato, ancora, che “ciò che si sta compiendo è la prosecuzione di una strategia di delegittimazione nei confronti del dr. Genchi, quale funzionario di polizia e consulente dell’A.g., che trova ragione nei fondamentali accertamenti fatti dal dr. Genchi sulla strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992”. Le indagini condotte oggi contro di lui, quindi, sarebbero soltanto il pretesto per fermare al momento giusto l’uomo che già in passato avrebbe arrecato non pochi fastidi. http://www.antimafiad... |
| lucy cassini | |
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Amianto, quella morte in polvere che esce dalle fabbriche e colpisce alla cieca
![]() di Giampiero RossI Arrivare a Casale Monferrato e trovarsi in piazza Castello è tutt’uno. Se non è giorno di mercato, lì ci sono le più ampie possibilità di parcheggio. E se, come capita, si decide di prendere un caffè, allora il binomio Casale-piazza Castello si arricchisce di un terzo caposaldo: il bar Due Palme. E’ a due passi, sebbene non si affacci proprio sulla piazza, è grande, ben illuminato, accogliente, si trova quasi sempre posto in uno dei tanti tavolini. Insomma, è un punto di riferimento, il Due Palme. E lo è stato, per anni, anche il titolare, il Mario. Alto, dinoccolato, con il baffetto, fino allo scorso mese di aprile aveva un bel colorito in volto. Era stato un po’ al mare. Perché, anche se il bar lavora sempre a pieno regime, uno che ha un polmone in meno un po’ d’aria buona deve andare a prendersela ogni tanto. Dall’altra parte del lungo bancone il Mario glissava le domande sulla sua salute con risposte evasive, quasi a dire “fin qui mi sta andando ancora bene”. Perché lui lo sapeva benissimo che quell’accidenti di tumore che avevano provato a strappargli via insieme a un pezzo del suo corpo, il mesotelioma pleurico, non perdona mai. Al massimo si campa un po’ di più piuttosto che un po’ di meno. Ma quando si fa sentire e si fa trovare non perdona. Uccide nel giro di pochi mesi, il vigliacco. E’ il tumore dell’amianto, che a Casale e dintorni la gente conosce molto bene, visto che si è portato via migliaia di persone. E non soltanto gli ex lavoratori dell’Eternit, che con la polvere di amianto ci vivevano a contatto diretto, ma anche gli altri, quelli che in quella fabbrica mortifera non ci avevano mai messo piede. Perché le fibre killer svolazzano con grande facilità nell’aria, minuscole e leggerissime. E arrivano dappertutto. Anche in piazza Castello, dove il Mario ha sempre vissuto e lavorato. Fino a dicembre. Perché il «cancro di Casale» se l’è portato via alla fine del 2008, a 54 anni, come gli altri, inesorabile, dopo avergli scavato la morte dentro per chissà quanto tempo. Non si sa, infatti, a quando risaliva l’esposizione del barista di piazza Castello a quelle polveri assassine liberate con disinvoltura per quasi un secolo dalla fabbrica franco-belga… Pochi giorni dopo, tra le “brevi” del Monferrato, il quindicinale locale, è comparsa una notizia analoga: un’altra morte per mesotelioma pleurico. Niente di nuovo, per i casalesi, se non un nuovo dolore, una nuova perdita. E il pensiero, sull’origine della malattia mortale, va a quella fabbrica. E, per molti, alla lunga battaglia sindacale e civile che ha condotto, ora, al più grande processo mai istruito in Europa per una vicenda di amianto e di morte. Una battaglia, però, che per quanto potesse apparire (fino a non molti mesi fa) donchisciottesca a chi per un momento smetteva di ignorarla, sta proseguendo la sua lenta e lunga marcia verso tutti i suoi obiettivi. Intanto il processo è alle porte: la prima udienza preliminare è stata fissata per il 6 aprile. E man mano che quella scadenza si avvicina, Stephan Schmidheiny, l’erede della potentissima e ricchissima dinastia dei padroni dell’amianto planetario, apre sempre di più i cordoni della borsa: prima ha offerto un (inaccettabile) ....CONTINUA SU.....http://www.articolo21... Amianto In questa rubrica sono contenuti documenti ed articoli riguardanti il problema dell'inquinamento da amianto ed i suoi risvolti sulla salute. 23 luglio 2008 Una sentenza che fa verità sulle inaccettabili condizioni di lavoro che hanno causato la morte di undici operai (e quelle di tre delle mogli che lavavano le tute dei Loro mariti) perché, Loro malgrado, esposti alle fibre di amianto in assenza di qualsiasi informazione sui rischi e dei sistemi di prevenzione collettivi ed individuali presso i Cantieri Navali Italiani Fincantieri di Marghera-Venezia di: Redazione (Autore/i o Autrice/i in calce all’articolo) Ieri sera, il Tribunale di Venezia, II Sezione Penale, Giudice monocratico Dr.ssa Barbara Lancieri, ha emesso sentenza di condanna dei sette imputati - (il vertice della società Fincantieri: dall'attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale) - che dal 1971 al 1992 hanno gestito i Cantieri Navali Italiani Fincantieri S.p.A. di Marghera-VE, causando la morte di undici Operai per patologie neoplastiche amianto-correlate (nove casi di mesotelioma della pleura e (...) [Leggere il seguito...] CONTINUA SU....http://www.medicinade... |
| lucy cassini | |
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"Sono pochi 10minuti per dire tutto...bastano per fare un riassuntino. Oltre a quanto raccontato dal video, ci sono i processi per i morti da amianto nei cantieri navali a Monfalcone, lasciati cadere in prescrizione dalla stessa procura di Gorizia negli anni 2003-4 (solo 8 processi su 1000 sono arrivati al rinvio a giudizio) tant'è che il Procuratore Generale della Repubblica TOLSE all'incapace (volutamente?) procura di Gorizia le indagini.
Di amianto si muore in Italia anche oggi. Si prevede che si svilupperanno in Italia ancora tumori nelle persone tuttora viventi che in passato hanno respirato le fibre di amianto. Il picco delle morti è previsto tra il 2012 e il 2020. Ma non è tutto: molti stati al mondo non hanno ancora bandito l'amianto, ad es. Canada, Russia, Brasile, Cina, India, dove si lavora tutt'oggi. In Cina e India l'amianto viene lavorato a cottimo a casa da donne anche con figli piccoli. Terzo punto: questa questione è una pagina nera della nostra storia. E' una storia che merita di essere raccontata, di essere fatta presente alle persone. I processi, che proprio in questi giorni si stanno celebrando, parlano di questa storia d'Italia. I telegiornali e i giornali non le danno rilievo. Hanno invece rilievo processi che non fanno la storia, quello di Cogne, quello di Meredith, per non parlare di tutte quelle notizie inutili che ci vengono trasmesse ogni giorno. L'informazione è meglio farsela da soli su internet." |
| lucy cassini | |
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DRAGHI: NO INGERENZE POLITICO-AMMINISTRATIVE SU CREDITO
ROMA - Il 2009 continuerà ad essere un periodo di recessione per l'Italia con un rallentamento dei crediti, in specie verso Pmi e manifatture, che è già in corso e le banche italiane dovranno mostrarsi lungimiranti e assicurare il sostegno ai buoni clienti utilizzando i Tremonti-Bond. Le banche non devono comunque subire le pressioni della politica o dei prefetti perché poi quelle imprudenti finiscono per fallire e smettono di dare finanziamenti. Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi nell'audizione alla commissione finanze della Camera traccia un quadro difficile per l'anno in corso che vedrà un calo soprattutto del settore privato ma ammonisce anche che occorre evitare "interferenze politico-amministrativo" su come e a chi concedere il credito e che non vi debbano essere pressioni affinché gli istituti "allentino i criteri di sana e prudente gestione". Inoltre è dubbio, secondo il governatore, che decidere d'imperio il credito dalle banche alle imprese possa funzionare viste le passate esperienze italiane. Tuttavia Draghi esorta gli istituti di credito a essere lungimiranti e a non guardare solo "ai conti in ordine" poiché è proprio nei momenti di crisi che bisogna dimostrare di "essere bravi banchieri". Poi Draghi ai parlamentari rivendica il ruolo di vigilanza svolto dalla Banca d'Italia "che non è mancato" e che ha evitato fallimenti degli istituti come negli altri paesi. Nei prossimi mesi Via Nazionale farà un nuovo 'stress test' sugli istituti di credito che dovranno stimare le perdite sui crediti dovute alle crisi e quindi quantificare il capitale necessario. Il governatore ricorda poi come lui stesso nel suo primo intervento nel febbraio 2006 avesse denunciato i rischi dei prodotti derivati, un ammonimento arrivato anche del Fsf di cui é presidente. La riforma per una nuova vigilanza europea di cui parla poi non potrà prescindere dalle autorità nazionali. In Italia peraltro l'ultimo caso di dissesto finanziario quello di Italease, è venuto alla luce proprio grazie a una ispezione di Via Nazionale. Tuttavia, rileva, è impossibile scoprire in anticipo tutte le situazioni di rischio e per questo occorre che i cda siano formati da "persone oneste". Peraltro nel caso del salvataggio di Italease Draghi respinge l'dea che i Tremonti-Bond siano stati utilizzati per questo scopo dal maggiore azionista il Banco Popolare, il quale aveva un patrimonio sufficiente anche senza l'utilizzo degli strumenti del Tesoro. Ai parlamentari che lo incalzano Draghi spiega poi che i grandi finanziamenti concessi su alcune partite delicate quali Alitalia o il riassetto del gruppo Zaleski (per il quale non c'e corretto parlare di 'nuovo Banco Ambrosiano) non sottraggano risorse alle Pmi. La liquidita' è abbondante e quello che si è inceppato è semmai il meccanismo di valutazione del rischio che, unito alla mancanza di fiducia, blocca le operazioni. Il governatore invita quindi a realizzare due mosse concrete che possano aiutare gli istituti di credito e le imprese. Correggere gli svantaggi fiscali che questo devono sottoportare rispetto alle rivali europee (quantificabili in 2 miliardi di utili netti in meno) e accelerare i pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese che valgono il 2,5% del Pil, richiesta fortemente avanzata da Confindustria. http://www.ansa.it/... Il signore che ci ritroviamo a sovrintentere l'economia del nostro Paese non è esattamente il commercialista che vorremmo avere per curare i quattro soldi che abbiamo. Il ragazzo creciuto all'ombra del ministro Psi Reviglio, il ragioniere di Sondrio che dai fondi sul Corriere della Sera passò nelle liste di Segni nel '93-'94 per poi salire sul carro del vincitore a trentadue denti (il disprezzato Berlusconi), il teorico e pratico della "finanza creativa", il maestro di condoni e scudi fiscali, il Robin Hood (tax) che si scaglia contro banchieri e petrolieri in nome del mercato, il vicepresidente di Forza Italia: eccolo qua, il Tremonti. Crede di farci fessi con la storiella del "mercatismo", presunto figlio degenere del liberismo. Predica il motto fascista "Dio, Patria, Famiglia". Tre valori rasi al suolo proprio dal capitalismo e dai suoi sottoprodotti e sottomarche. Invoca il ritorno a Keynes e all'intervento dello Stato nell'economia, spacciando dosi di debito pubblico tramite i bond che portano il suo nome, quando fino a ieri era assertore della supremazia del privato sul pubblico (vi ricordate la svendita di immobili statali, le famose "cartolarizzazioni"?). Pur di stare a galla, in trent'anni di carriera politica e pubblicistica ha sposato ogni ideologia e il suo contrario: da socialista è diventato liberale, successivamente si è trasfigurato in liberista berlusconiano, ha poi abbracciato il colbertismo immaginario per finire neo-statalista a tutto tondo, con tunica di crociato ed erre moscia da insopportabile saccente. Perchè Tremonti sa. Sa tutto. Sa del signoraggio, sa dell'immonda ingiustizia che va sotto il nome di dittatura finanziaria. Come fiscalista era presente alla famosa riunione del giugno 1992 sul panfilo Britannia al largo di Civitavecchia, quando il gotha di Wall Street e della City londinese s'incontrò con i vertici dell'industria e delle banche di Stato italiane per ordire la fine dei campioni nazionali, dati in pasto al mercato internazionale. E ora, questo voltagabbana impunito ha pure il coraggio di darsela da eroe inscenando la guerra contro il suo compare Draghi? Dopo innumerevoli scazzi col governatore di Bankitalia, il ministro sta tentando di sfilare a Palazzo Koch il monitoraggio del credito girandolo ai prefetti governativi. Solo l'ultima avvisaglia di un sotterraneo e ferocissimo scontro di potere fra due fra i peggiori responsabili del disastro attuale. Tremonti vuole riprendersi il controllo dell'economia nazionale sottomettendola alla nuova alleanza fra padron Silvio, il re di Mediobanca Geronzi, la Telecom, Unicredit e giù giù a scendere nei gironi del grasso establishment di potentati assistiti (soci Alitalia, concessionari Tav, etc). Draghi, uomo della Goldman Sachs, oppone il disegno di un'Italia liberamente invasa dai capitali esteri, fedele ad un liberismo duro e puro che fa felici i razziatori che da questa crisi avranno interi sistemi industriali da depredare. Ma Tremonti parla di paura, parla di speranza, parla di profitto ancorato alla giustizia sociale. Parla per ingannare. Parla solo quando gli conviene. Parla per tacere tutte le cose che sa. E che non vuole cambiare. Pena la fine dell'unico Potere che accomuna lui a Draghi e a tutti i filo-capitalisti critici o entusiasti: il dio Denaro. Come dicono a Roma: 'a cazzaro! http://www.movimentoz... |