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OGGI NOTIZIE

Mauro Torta Italia...
Posted Mar 11, 2009 10:39 AM
ital.allestero
Paris, FR
Post #: 3,915
.....
Puoi mettere la video in più piccolo per piacere??? Grande cosi fa sballate il browser e in più non riesco a vederla.

smile OK grazie e scusate.
lucy cassini
Posted Mar 11, 2009 2:54 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 931
2009-03-11 18:58
FRANCESCHINI: 'UNA TANTUM' SU REDDITI 120.000 EURO
ROMA - ''Un contributo straordinario'' per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120.000 euro, cioe' come quelli dei parlamentari, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della poverta' estrema. E' questa la proposta del Pd annunciata dal segretario Dario Franceschini al termine di un incontro con le associazioni di volontariato che si occupano delle poverta'.


Franceschini ha detto che la proposta si tradurra' in un'iniziativa parlamentare.

Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticita' della situazione della poverta' che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l'esplosione della crisi economica. Nell'intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che ''nega e nasconde la crisi'', una linea, ha affermato, ''poco onesta''. Ha quindi spiegato la proposta dell'assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali ''se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella poverta' estrema''.

Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta: ''mettiamo nel 2009 500 milioni per il volontariato e i comuni per contrastare la poverta' estrema, per chi non ha nulla. Per finanziare questa iniziativa possiamo introdurre un contributo straordinario di due punti sull'Irpef dei redditi alti, da quelli dei parlamentari in su, e cioe' di 120.000 euro''. ''Chiediamo - ha aggiunto - a circa 150-200mila persone con redditi alti, compresi i parlamentari, di farsi carico di chi non ce la fa''.

Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: ''andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonche' il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni''. Il leader Democratico si e' detto ''consapevole'' del fatto che si tratti ''di una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale''. ''Ma non possiamo dire alla gente 'in atte4sa delle riforme cavatevela da soli'''.
"Questo può anche andare bene: in un momento di crisi chi ha di più è bene che contribuisca". Così il leader della Lega, Umberto Bossi, replica a chi gli chiede dell'ipotesi di Franceschini di aumentare le tasse una tantum ai redditi più alti per fronteggiare la crisi.(ANSA).

http://www.ansa.it/op...





lucy cassini
Posted Mar 11, 2009 3:07 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 932
Presentazione

In dirittura d'arrivo il Piano casa. Dopo una trattativa con le regioni durata 7 mesi l'accordo che sblocca il piano straordinario di edilizia residenziale pubblica è stato firmato il 5 marzo scorso dal ministro per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, e dal presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani.

''Abbiamo definito un accordo da 550 milioni di euro con le Regioni sul piano casa" ha dichiarato il ministro Fitto nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri del 6 marzo.

Il governo finanzierà il Piano inizialmente con 200 milioni e si impegnerà a reintegrare interamente il fondo fino ad arrivare ai 550 milioni di euro previsti.

Il Piano casa è previsto dall'art. 11 del decreto legge 112/08, convertito nella legge 133/08 (manovra finanziaria 2008). Con l'accordo firmato il 5 marzo, le Regioni si impegnano a sospendere i procedimenti di ricorso alla Corte Costituzionale scaturiti dopo l'entrata in vigore dell'art. 18 del decreto legge 185/08 che ha modificato in parte - restrigendo i poteri delle regioni - le disposizioni contenute nella manovra dell'estate scorsa. Nel contempo, il Governo si è impegnato a modificare tale norme.

Alle regioni, d’intesa con gli enti locali, spetta dunque il compito di elaborare, nel rispetto degli indirizzi generali fissati dallo Stato ed entro i finanziamenti assegnati, i programmi di edilizia residenziale.

''Sono pienamente soddisfatto dell'accordo raggiunto - ha commentato il ministro Fitto - che impegna consistenti risorse per affrontare l'emergenza di una tensione abitativa che colpisce molte famiglie che versano in condizioni di bisogno''.
http://www.governo.it...





lucy cassini
Posted Mar 11, 2009 3:40 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 935
A 5 anni dalle stragi di Madrid, un frammento di “Giornalismo partecipativo. La storia del giornalismo e dei nuovi media come bene comune” di Gennaro Carotenuto in corso di stampa
di Gennaro Carotenuto, mercoledì 11 marzo 2009, 14:23




Oggi è il quinto anniversario delle stragi di Madrid dell’11 marzo 2004 che causarono la morte di quasi 200 persone
. Il governo di José María Aznar, in piena sinergia con i media mainstream, tentò di imporre un’insostenibile verità ufficiale. E’ un caso di scuola: usando Internet e gli SMS il popolo spagnolo insorse contro la menzogna dei media e del governo facendo informazione. Sul tema pubblico un frammento del mio saggio Giornalismo partecipativo. La storia del giornalismo e dei nuovi media come bene comune, in questo momento in corso di stampa.

Dall’11 al 14 marzo 2004 l’intera Spagna fu percorsa da un’ondata di indignazione popolare che prese forma di microinformazione partecipativa[1]. Milioni di cittadini s’indignarono per la verità di Stato sulle stragi di Madrid dell’11 marzo, che il governo di José María Aznar pretendeva di imporre attribuendole all’ETA pensando di ricavarne un vantaggio politico nelle elezioni politiche del giorno 14. La televisione, soprattutto quella nazionale, e la stampa si allinearono alla menzogna imposta dal governo[2] che cercava di mascherare le proprie responsabilità nella guerra in Iraq considerando inopportuno riconoscere la matrice islamica degli atti terroristici che avevano causato la morte di 191 persone. Quella volta in tutta la Spagna la corda si spezzò.

Centinaia di migliaia di SMS[3] mobilitarono l’opinione pubblica esigendo la verità e ribaltarono l’esito di quelle elezioni politiche che i sondaggi consideravano già vinte dal partito di Aznar. Il sabato, giornata di riflessione, circa 300.000 persone si autoconvocarono via cellulare a manifestare alla sede centrale del Partido Popular nella Calle Génova, in pieno centro a Madrid, causando la disapprovazione anche dei media, come il quotidiano “El País”, che appoggiavano il PSOE. Quella disapprovazione voleva dire che i media (che avevano scelto di non informare) vedevano in quella sollevazione che li bypassava il superamento del loro ruolo di orientamento. Citando Gianni Riotta[4], autoconvocandosi esigendo la verità «gli uomini preferirono le tenebre alla luce» (Giovanni 3,19).

Nel frattempo in quelle ore il traffico in Internet cresceva di otto volte. Con pochissime eccezioni tra i media tradizionali, “Cadena SER”, “La Vanguardia”, il mainstream restò appiattito sulla versione del governo e il pubblico spagnolo dovette rivolgersi attraverso la Rete all’estero. Gli SMS rappresentavano in quel contesto un “non media” che in poche ore riuscì a raggiungere capillarmente altrettante persone di quante non potesse raggiungere un grande media mainstream. Per il sociologo Manuel Castells[5]:

se io mando un SMS a dieci persone e ognuno di loro lo gira a dieci amici, nel giro di pochi minuti potremmo avere lo stesso o addirittura più impatto di quanto ne può avere la televisione perché tali reti sono selettive, si dirigono a persone che si conoscono. [Quella dell’11-14 marzo 2004] è stata una specie di rivolta etica che ha sorpreso tutti, inclusi gli stessi media. Non è stata una rivolta contro un partito o a favore di un altro. È stata una rivolta per la verità e contro la menzogna.
c0ntinua su....http://www.gennarocar...







ttp://www.youreporter.it/
lucy cassini
Posted Mar 11, 2009 3:52 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 936
La Rete cancella l' opinione pubblica
La verità moltiplicata all' infinito su Internet rischia la manipolazione. Falsi .I siti sono pieni di storie inventate come il volo che dopo l' 11 settembre avrebbe messo in salvo la famiglia Bin Laden




Il bene e il male del mestiere di informare ai tempi di Internet sono indicati in due versetti del Vangelo di San Giovanni, l' autore dell' «Apocalisse». Il primo dice: «Voi conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi» (8, 32) ed è la stella polare di chi fa comunicazione, conoscere il mondo per condividerlo, conoscere la verità e da questa conoscenza, diffusa alla comunità, ricavare libertà. Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura, perseguitato in Africa, spiega bene: «L' oppressione si basa sulla deformazione del vero: senza una menzogna di base nessun sistema totalitario sopravvive». Nell' orribile campionario novecentesco delle dittature nessun regime assicura libertà di informazione. Ha ragione Giovanni: solo la verità ci rende liberi. Nell' epoca postmoderna di Google, YouTube e Facebook, dobbiamo però definire la «verità», via verso la libertà. E ci impantaniamo. Perché la definizione di Aristotele, modernizzata dal logico Alfred Tarski, «la frase "la neve è bianca" è vera se e solo se la neve è bianca» non funziona più su Internet. È il concetto di verità che il buon senso comune usa nella vita di ogni giorno, la neve è bianca se la neve è bianca. Ma nelle università alla moda, nel pensiero filosofico corrente, quest' idea è giudicata obsoleta. Secondo la scuola postmoderna, legata a Richard Rorty, la «verità» è frutto di convenzione, conformismo, pregiudizi. Non esiste una verità oggettiva, crederlo è paternalista. Rorty, persona seria e onesta, delinea il concetto di verità che impera nella blogosfera: «La realtà altro non è che la versione contemporanea del bisogno di inchinarsi a un potere non umano». La verità diventa un valore oppressivo e i postmoderni imprecano «verità, ragione e oggettività, nascondete tra virgolette queste parole che non posso vedere!». La storia è ridotta a romanzo, Cesare e Napoleone come Renzo Tramaglino e Don Chisciotte. La verità non ci rende liberi, ci rende schiavi. La verità è moltiplicata ad infinito nel caleidoscopio dei siti Internet, deformata dallo specchio astuto degli specialisti di propaganda. In fondo a questo percorso ci saranno sulla terra 6 miliardi di blog, ognuno scritto e letto solo dal proprio autore. Che resterà dell' opinione pubblica, tramontati i mass media? Che resterà della democrazia senza opinione pubblica critica? Ricordate Martin Eisenstadt, l' autorevole studioso dello Harding Institute for freedom and democracy, consigliere del candidato repubblicano McCain, che aveva rivelato imbarazzanti verità sulla candidata vicepresidente Sarah Palin? Giornali importanti come il Los Angeles Times e The New Republic, le reti tv Mcnbc e Fox News hanno diffuso le dichiarazioni di Eisenstadt e siti influenti ne hanno disquisito. Peccato che Eisenstadt non esista e il suo istituto sia l' invenzione di due burloni, Eitan Golrin e Dan Mirvish. Uno scherzo isolato? No. L' informazione del XXI secolo è costellata da falsi d' autore, formulati da governi e siti di opposizione, centri di propaganda e grandi intellettuali, giornali e tv, fondamentalisti e lobbisti, leggende urbane che diventano totem. Avete sentito la storia dell' aereo dei parenti di Osama Bin Laden che decolla di nascosto da Washington poco dopo l' 11 settembre 2001, mentre lo spazio Usa è chiuso? Popolarissima, ma falsa. La Federal aviation administration ha riaperto i voli alle 11 del 13 settembre e il volo con i familiari di Bin Laden, tutti interrogati dall' Fbi, parte il 20. Le prove nel Rapporto della Commissione del Congresso, pagine 557 e 558. Perché la bugia diventa realtà? Perché nel suo film il regista Michael Moore fa dire: «Chi poteva volare? Nessuno tranne i parenti di Bin Laden» e inquadra un jet al ritmo di un rock. Moore non dice che è stata violata la legge, lo insinua e mille siti abboccano. I postmoderni alla Rorty, che sembravano un gioco accademico, fondano il piano editoriale del mondo mentre crollano i vecchi media e svanisce l' opinione pubblica. In futuro la neve sarà bianca se e solo se Noi e i Nostri amici decideremo così. Se lo decidono i nostri nemici la neve è di qualunque altro colore. Il paradosso di Arlecchino. E allora ecco il secondo versetto di Giovanni che ci annichilisce: «Gli uomini preferirono le tenebre alla luce» (3, 19). È dura la strada della verità verso la libertà? Meglio rifugiarsi nelle tenebre, rallegrate da YouTube, dai megapixel, da lobby prodighe. Perché cercare la verità, dopo la delusione delle ideologie, se la tenebra di una mezza bugia rassicura noi e i nostri amici in tinelli, cantine e siti? Ognuno vede quel che vuole già vedere. Nei blog dell' Internet che amo ancora, e che mi sono sforzato di importare con la prima rivista telematica, Golem, insieme con Eco, i siti riproducono spesso solo la comunità che li esprime. Chi propone un dissenso viene scacciato e irriso, dal governo cinese come dai tanti siti intolleranti. L' opinione pubblica non è in crisi per le nuove tecnologie. Cade perché l' idea di una società illuminata che governa la politica attraverso il dibattito razionale - cara a Bentham e Habermas - non funziona più. Finito il dibattito critico, finita l' opinione pubblica, quale democrazia avremo? Il presidente Obama, consapevole del pericolo, scrive
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lucy cassini
Posted Mar 11, 2009 4:03 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 937
LE CIFRE DELLA CRISI - La povertà vista da destra - 11/03/09

Nel rapporto 2008, l’Istat quantifica la soglia di povertà per una famiglia di due componenti come equivalente a una spesa media mensile per persona pari a 986,35 euro. Stando alle ultime rilevazioni ufficiali disponibili, nel periodo compreso fra il 2002 e il 2006, il numero delle famiglie povere è aumentato, per l’Italia nel suo complesso, del 6.80%, con significative differenze regionali, come evidenziato nella tabella 1.








Si tratta del periodo che intercorre fra l’adozione dell’euro e l’avvio dell’esperienza di governo del centro-sinistra, nel quale si sono manifestate con la massima intensità le politiche di deflazione salariale. E’ la fase nella quale l’impoverimento in Italia è da imputar
e essenzialmente alle strategie di riduzione dei costi di produzione, e dei salari in primis, che le nostre imprese – nella sostanziale assenza di innovazione tecnologica – hanno trovato conveniente porre in essere per tentare di recuperare margini di profitto nei mercati internazionali. Per quanto attiene alla politica economica, in questa fase, il rispetto del dogma della ‘sana finanza pubblica’ unito alle politiche monetarie restrittive della BCE hanno contribuito a comprimere i salari reali. Da un lato, infatti, la riduzione della spesa pubblica, riducendo l’occupazione, ha ridotto il potere contrattuale dei lavoratori, già reso minimo dalle politiche di ‘flessibilità’ del lavoro. Dall’altro, l’aumento dei tassi di interesse ha accresciuto le passività finanziarie delle imprese, spingendole a caricare tali costi addizionali sui costi di produzione e, dunque, sui prezzi.
Va notato che il Mezzogiorno sembra aver sperimentato una performance migliore rispetto a tutte le altre aree del Paese, con una riduzione percentuale delle famiglie povere quasi pari all’8%. E tuttavia, in termini assoluti, il numero delle famiglie meridionali in condizioni di povertà risulta di gran lunga superiore al numero delle famiglie povere residenti nelle altre macro-regioni.
Questa situazione può essere in larga misura spiegata con la ripresa dei flussi migratori dal Sud al Nord del Paese nell’unità di tempo considerata, così che la riduzione dei residenti poveri, oppure la riduzione dell’ampiezza delle famiglie povere, i cui componenti si sono trasferiti in regioni con maggiore domanda di lavoro, può aver determinato un trend di relativo arricchimento. La condizione di povertà nel 2007 risulta poi essere ancora marcata nel Mezzogiorno, se si considerano le Isole. In questa macro-area si registra, infatti, un’incidenza di povertà relativa di gran lunga superiore rispetto alla media nazionale e in crescita rispetto alla precedente rilevazione: il numero di famiglie povere nel Mezzogiorno si attesta a 1725000, con un incremento dello 0,72% rispetto al 2006[1]. Per quanto riguarda la distribuzione della povertà fra fasce sociali, gli ultimi riscontri ufficiali sono riportati nella tabella a seguire.





La tabella 2 rileva come l’incidenza della povertà è più contenuta nelle famiglie i cui membri sono occupati (in forma autonoma o subordinata), anche se la presenza di persone in cerca di occupazione o di individui ritirati dal lavoro senza un’autonoma fonte di reddito costituisce un elemento che pesa significativamente sul livello di povertà dell’intero nucleo familiare.
La povertà in Italia colpisce maggiormente gli individui in cerca di occupazione, gli anziani e le famiglie con componenti a carico. Inoltre, la povertà colpisce significativamente le famiglie con a capo un operaio (13,9%). Il numero di queste ultime, infatti, è circa il doppio del numero di famiglie con a capo un lavoratore autonomo (6,3%) ed è quasi quattro volte superiore al numero delle famiglie con a capo un libero professionista (3,7%). A ciò va aggiunto che, nel 2007 e per l’Italia nel suo complesso, le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono 2 milioni 653 mila e rappresentano l’11,1% delle famiglie residenti in Italia. A fronte di questa evidenza, il nostro Governo limita ad azioni irrisorie le politiche di contrasto alla povertà. Ferma restando l’obiezione di natura etica nei riguardi di un provvedimento che rende di pubblico dominio la condizione individuale di indigenza, resta da chiarire su quali basi si è stimato che 40 euro mensili derivanti dall’uso della social card possano alleviare in modo significativo le condizioni di povertà estrema.
Il “capitalismo compassionevole” – la filosofia che, in ultima analisi, ispira questi interventi – è un topos degli esecutivi di Destra e, in quanto tale, non sorprende la natura e l’entità di queste misure. Si resta, invece, perplessi quando si apprende che questa linea – ovvero la sostanziale inazione - viene rivestita di scientificità. Andrea Garnero, recentemente e sulle colonne on-line della voce.info, suggerisce di non introdurre in Italia il reddito minimo, criticando a riguardo il RMI francese, adducendo la duplice motivazione che ciò incentiverebbe il lavoro nero e l’evasione fiscale e costituirebbe un aggravio insostenibile per le finanze pubbliche. A ciò aggiunge che il reddito minimo costituisce un disincentivo al lavoro. La prima motivazione potrebbe avere semmai un fondamento se letta a contrario: è proprio laddove i lavoratori inoccupati non dispongono di redditi non da lavoro, sono costretti ad accettare posti di lavoro irregolari. La seconda motivazione è, soprattutto oggi, del tutto inconsistente, alla luce del sostanziale venir meno dei vincoli di Maastricht e del Patto di Stabilità, nonché delle numerose dimostrazioni teorico-empiriche dell’assenza di stringenti criteri scientifici che possano legittimare politiche di pareggio di bilancio[2]. A ciò si può aggiungere che, anche nel tendenziale rispetto dei parametri di Maastricht, risorse aggiuntive per far fronte al problema potrebbero essere ricavate da più efficaci azioni di contrasto all’evasione fiscale, che l’Agenzia delle Entrate stima nell’ordine dei 250 miliardi di euro (circa il 20% del PIL), dei quali sono stati recuperati, nel 2007, solo 6 miliardi.
Appare allora chiaro che la reale motivazione che sottende questi argomenti sta nel fatto che l’erogazione di un reddito minimo – qualunque sia la modalità con la quale viene concepito – ha il duplice effetto di accrescere il salario di riserva, aumentando, per questa via, il potere contrattuale dei lavoratori, e di disincentivare non la ricerca di lavoro in quanto tale, ma la ricerca di un’occupazione con mansioni non coerenti con le qualificazioni acquisite.
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lucy cassini
Posted Mar 12, 2009 4:40 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 939
2009-03-12 20:38- Il pr
BERLUSCONI: PARLAMENTO? SISTEMA NON IN LINEA CON I TEMPI
''Viviamo la politica con un sistema ed una architettura che non sono piu' in linea con i tempi''. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, intervenendo all'Oscar del Riformista.



SIAMO DEMOCRAZIA SUPERPARLAMENTARE INADEGUATA esidente del Consiglio ''non ha alcun potere'' se non quello di fare l'ordine del giorno, per tutto il resto ''deve passare per il Consiglio dei ministri, per il presidente delle Repubblica'' e per i tempi del Parlamento: ''siamo una democrazia vera, parlamentare, anzi superparlamentare che secondo me non e' adeguata ai tempi e alla concorrenza con gli altri paesi''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi ritirando un premio del quotidiano il Riformista.

TASSA RICCHI, RICETTA SBAGLIATA - ''Non e' con l'elemosina che si risolve il problema. Anzi, e' una ricetta sbagliata secondo il parere della tradizione dell'economia liberale''. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti, bocciando la proposta del segretario del Pd Dario Franceschini di una sorta di tassa per i ricchi. Il punto non e' su ''chi puo' dare o meno. Anzi, chi puo' dare gia' compie opere sociali e donazioni che vanno oltre il 2%: io non faccio sapere nulla, ma la mia famiglia e' molto attiva e fa molto, ad esempio, nella costruzione di ospedali e orfanotrofi'', ha detto Berlusconi.

CON PDL NO BIPARTITISMO PERCHE' C'E' LEGA -
''Con il Pdl ci avviamo ad essere una democrazia matura, una vera democrazia, ma non possiamo pensare al bipartitismo nell'immediato perche' c'e' un partito a vocazione regionale come la Lega, ma possiamo pensare al bipolarismo e dunque ad uno snellimento della politica''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, intervenendo ad una premiazione del quotidiano ''Il Riformista''

FRANCESCHINI E' UN CATTOCOMUNISTA,NON LO CAPISCO
-Dario Franceschini ''e' un leader cattocomunista e la cosa mi ha impressionato perche' pensavo ci sarebbe stata una prevaricazione della sinistra. Il cattocomunismo pero' non ho capito a quali principi si riferisce''. Risponde cosi' il premier Silvio Berlusconi, nel corso della premiazione degli Oscar del quotidiano il Riformista, al direttore del giornale Antonio Polito che gli chiede se con Franceschini sia una cosa facile per il Pd diventare socialdemocratico.

CON BIPARTITISMO POLITICA VICINA AI CITTADINI

''Il bipartitismo evita uno strozzamento del dibattito politico che altrimenti sarebbe un botta e risposta tra le teorie di tutti i partiti da una parte e le risposte con tutte le altre teorie dei partiti dall'altra parte. Questo non consente una politica vicina ai cittadini''. Lo afferma il premier Silvio
Berlusconi, nel corso della premiazione degli Oscar del quotidiano Il Riformista.

NOSTRE BANCHE IN SITUAZIONE MIGLIORE
Il sistema bancario italiano e' ''solido'', come dimostra il fatto che ''una sola banca ha chiesto un aiuto da un miliardo e 400 milioni'' e dunque ''le nostre banche sono in posizione assolutamente migliore'' rispetto a quelle degli altri paesi. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi ritirando un premio dal quotidiano 'Il riformista'.





http://www.ansa.it/...
lucy cassini
Posted Mar 12, 2009 4:53 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 940
2009-03-12 16:57
MARONI, LA MAFIA HA UN FATTURATO DI OLTRE 100 MLD L'ANNO
ROMA - Il fatturato della mafia Spa, sia delle organizzazioni criminali italiane e straniere in Italia, é superiore ai 100 miliardi di euro l'anno. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso della trasmissione Radio Anch'io su Radiouno.

Nei primi due mesi del 2009 sono stati espulsi oltre tremila clandestini, mentre nell'intero 2008 le espulsioni sono state 25 mila. Ha detto il ministro dell' Interno. "Noi - ha spiegato Maroni - vogliamo intensificare quest' azione, perché chi viene in Italia a lavorare ha tutti i diritti dei cittadini italiani tranne il voto, ma chi non viene a lavorare deve essere espulso, e per questo abbiamo rafforzati i rapporti con i Paesi del Maghreb per rimpatriare tutti i clandestini". "Le espulsioni - ha aggiunto - aumenteranno moltissimo con la norma che accresce da due a sei mesi il periodo di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione".

http://www.ansa.it/op...

La mafia, le intercettazioni e le strategie di Berlusconi


Roberto Morrione

Il disegno di legge sulle intercettazioni prosegue il suo cammino parlamentare, apparentemente inarrestabile, qualcosa che la maggioranza deve a ogni costo condurre in porto perché c’è un ordine a cui non si può dire di no.

Rallentato e solo in parte ammorbidito dai dissensi interni della Casa della Libertà, fronteggiato dall’opposizione del PD e dell’Italia dei Valori e da uno schieramento che va dall’ Associazione Nazionale Magistrati e dal CSM alle organizzazioni dei giornalisti e alla stessa Federazione degli Editori, unite in un’insolita alleanza che arriva a superare una difficile trattativa contrattuale, gravato dal sospetto di incostituzionalità, dall’ostilità della stampa internazionale, dal monito delle istituzioni europee, compresa la Corte di Giustizia, il provvedimento ha tuttavia assunto per il premier una centralità strategica.

Non a caso Berlusconi diede a questo obiettivo una valenza prioritaria fin dai primi giorni dopo la vittoria elettorale,
richiamandosi a quanto il precedente governo aveva già impostato con il decreto Mastella, approvato dalla Camera dei Deputati con soli sette astenuti.

E’ evidentemente difficile, alla luce di questa sconcertante trasversalità di obiettivi, non scorgere una sorta di autodifesa del ceto politico, rivolta a esorcizzare,
bloccando la pubblicazione delle intercettazioni, la conoscenza e il giudizio dell’opinione pubblica sul proprio operato e sui legami di sottopotere che legano parti o singoli esponenti dei partiti alla ragnatela di interessi affaristici e finanziari, in tanti casi al di là della legalità, che domina la vita del Paese.

Che la pubblicazione delle intercettazioni abbia poi spesso tracimato, estendendosi con “rivelazioni” sensazionalistiche ( a volte a comando ) ad aspetti della vita privata che niente hanno a che fare con le inchieste giudiziarie o i comportamenti in vicende di interesse generale, ledendo diritti alla riservatezza e alla privacy, ha costituito la base di una protesta di per sè legittima, ma che costituiva insieme un comodo alibi per coprire e affossare ogni possibilità di fare luce su gravi deviazioni, atti illegittimi, casi di corruzione e quant’altro lede responsabilità pubbliche e diritti dei cittadini.

Ed è a questo punto che si innesta la strategia di Berlusconi, volta non tanto o non solo a coprire vicende e risvolti telefonici personali,
che pure sono emersi o potrebbero ancora emergere, quanto a fare di questo terreno un pilastro dell’offensiva per condizionare la Giustizia e affermare un assoluto controllo dell’informazione. Una parte importante, dunque, di quell’attacco alla Costituzione, alla separazione dei poteri, alla libertà di stampa sancita dall’articolo 21, che ne costituiscono l’architrave e che il premier, con l’offensiva a freddo innescata sul tragico dramma di Eluana Englaro, ha cominciato a demolire, facilitato dalla debolezza dell’opposizione politica e dalla crisi esplosa nel Partito Democratico.

Conosciamo ormai i pesanti condizionamenti che il disegno di legge Alfano prevede in materia di intercettazioni, per quanto riguarda gli impedimenti e le pesanti restrizioni poste all’operatività delle procure e dei PM, come la gravità delle sanzioni previste per i giornalisti e per gli editori, fino al grottesco divieto di pubblicare qualsiasi notizia anche non coperta da segreto istruttorio prima della fase del dibattimento, ciò che in Italia può significare anni di ermetico silenzio su vicende di assoluta rilevanza per i cittadini. L’ultima ”trovata” riguarderebbe addirittura una radiazione dall’Ordine, al posto del carcere, ma forse si inventeranno presto qualche altro deterrente…La mobilitazione delle organizzazioni dei giornalisti, come degli editori, ma soprattutto l’espressa volontà di tanti cronisti di non sottostare a una legge liberticida e anticostituzionale, esprimendo forme organizzate di obiezione di coscienza nel caso in cui fosse imposto un vero bavaglio, sono già una risposta chiara, che andrà resa operativa.

Vogliamo però, come Libera Informazione, portare l’attenzione agli aspetti culturali e psicologici sul terreno del contrasto alle mafie e del sistema di complicità e di contiguità di cui si avvalgono nei territori.
Pur essendo i reati di mafia, insieme a quelli di terrorismo, apparentemente tenuti fuori dalle restrizioni previste, in realtà ne sarebbero in vario modo investiti, con notevoli intralci, limiti e ritardi nelle indagini, come hanno riaffermato a ogni livello il CSM, magistrati impegnati, il Procuratore Piero Grasso. Disastroso sarebbe però l’effetto indiretto, ma sostanziale, che questa legge avrebbe sul rapporto mafia, politica, istituzioni, che è alla base del vero potere degli interessi criminali e del loro silenzioso progredire fra i meandri degli appalti, della sanità, della pubblica amministrazione, fino al riciclaggio nella finanza e nell’economia legale.

Le mafie ormai conoscono bene la pericolosità delle tecnologie usate dai giudici inquirenti e dagli investigatori attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali, tanto da cercare di ricorrere a loro volta a congegni e precauzioni anti-intercettazion
i.

Sarebbero davvero molti i brindisi, non solo fra i capi-clan, ma soprattutto fra i loro referenti e “amici degli amici”, a ogni livello, alla notizia che questo potente nemico tecnologico è stato smantellato o almeno in parte neutralizzato, mentre un’opinione pubblica già largamente indifferente o subalterna si convincerebbe ulteriormente di una “invincibilità” del potere mafioso.

Come ha opportunamente ricordato a Palermo il sostituto procuratore De Matteo, “senza le intercettazioni oggi Provenzano sarebbe a Bagheria a fare affari”.
http://www.liberainfo...

lucy cassini
Posted Mar 12, 2009 5:05 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 941
DICONO DI NOI


L’ITALIA NON VA, AFFERMA L’AMBASCIATORE USA RONALD SPOGLI

Il Rapporto Eurispes 2008 sullo stato del Paese conferma di netto il giudizio del diplomatico





di Goffredo Palmerini

ROMA, 10 FEB. (Italia Estera) - “Il re è nudo!” Non c’è chi non ricordi quella fiaba danese di Hans Christian Andersen dove si racconta d’un re vanitoso che, convinto d’indossare un meraviglioso abito invisibile, sfila nudo tra la folla tra l’ipocrisia dei cortigiani e dei sudditi, i quali ne lodano l’abbigliamento e per conformismo si comportano come nulla fosse
. Fino a quando un bimbo non esclama gridando la nudità del sovrano, richiamando tutti alla cruda realtà. Questa volta, parlando dello stato in cui versa l’Italia, questo ruolo non è toccato ad un bambino, ma all’ambasciatore Usa Ronald Spogli (nella foto), in occasione del congedo al termine della sua missione diplomatica, salutando la stampa prima di far ritorno in California. Dunque, non l’ambiente fantastico e rarefatto d’una fiaba la scena per le sue affermazioni, ma la splendida Villa Taverna, situata nel cuore di Roma, dal 1933 residenza privata degli ambasciatori degli Stati Uniti in Italia. La residenza sorge su un’area dov’era un tempo una vigna denominata “Pariola”, concessa nel 1576 al Collegio Germanico dei Gesuiti da Gregorio XIII per farvi riposare gli allievi affaticati dagli studi. Adiacente a Villa Borghese, la vigna era vestibolo alle catacombe di S. Ermete. Con la soppressione dell’ordine dei Gesuiti, nel 1773, la residenza passa al Collegio di S. Apollinare e quindi a Ludovico Taverna che, nel 1920, ne commissiona il restauro a Carlo Busiri Vici. Il complesso, di enorme valore e di rara bellezza, ha ospitato in molte occasioni i Presidenti degli Stati Uniti in visita in Italia e può vantare uno dei giardini all’italiana più grandi e belli nel centro storico di Roma.
Figlio di genitori italo-americani (la famiglia paterna è originaria di Gubbio), Ronald Spogli ha fatto gli studi alla Stanford University, master ad Harvard, e quindi tre anni, a Firenze. E’ tornato poi in Italia per assolvervi le impegnative e prestigiose funzioni diplomatiche.

L’ambasciatore ama profondamente l’Italia. Forse questa è la ragione più vera per disattendere le felpate abitudini dialettiche tipiche della diplomazia ed esternare invece una valutazione, irrituale quanto si voglia ma assolutamente franca, sullo stato del nostro Paese e della sua economia.”(…) Fin dal mio arrivo - ha affermato l’ambasciatore Spogli
- ho sempre cercato di essere estremamente schietto nelle mie analisi sull’Italia, al punto tale che una volta un giornale mi ha definito “l’ambasciatore che porta pena”. Coloro che mi conoscono bene, sanno però che nutro un profondo affetto per il vostro Paese. Ogni critica è sempre stata scandita nel massimo rispetto per la terra dei miei avi. È con questo approccio che oggi vorrei congedarmi, esponendovi alcune considerazioni sulle sfide che a mio parere attendono l’Italia. Spero che gli italiani affrontino queste sfide con spirito unitario. Ci sono chiaramente, a mio avviso, obiettivi sui quali tutti gli italiani possono convergere e sui quali è possibile ottenere un consenso nazionale e un sostegno tra i partiti, i gruppi sociali, le diverse regioni e i governi che si succederanno negli anni (…)”.

E qui è cominciata la sua analisi impietosa sull’economia italiana, sullo stato dell’Italia, sulla sua bassa crescita, sulla scarsa appetibilità per gli investitori.
Le cause stanno in molti problemi: una burocrazia pesante, un mercato del lavoro poco flessibile, la criminalità organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, un’istruzione inadeguata ai tempi e sopra tutto una società che non premia i più meritevoli. Si stupisce, l’ambasciatore, nel non vedere negli italiani segni di reazione alla constatazione della posizione dell’Italia in fondo alle classifiche della competitività mondiale. Anche se, con piacere, nota tanti giovani che si stanno avviando nell’imprenditoria. Pesanti i ritardi nel campo dell’energia e nella diversificazione delle fonti, che una situazione d’arretratezza che ha risentito dei cambi di governo e dei capricci della politica.

Infine, la sua valutazione sul versante dell’istruzione. Scarsa la collaborazione tra università e mondo della produzione. Nei giovani Spogli afferma d’aver percepito un profondo pessimismo sul futuro. Semmai, lo vedano fuori dall’Italia.
Il Paese può contare su giovani di grande talento, perderli sarebbe un vero peccato. Cosa possono dunque fare gli italiani per migliorare il loro sistema di istruzione? L’ambasciatore Spogli auspica uno sforzo politico condiviso, una grande unità d’intenti per raggiungere l’obiettivo di portare il sistema universitario italiano agli standard mondiali più alti. È una vera tragedia nazionale - questo il suo parere - molto imbarazzante che non ci sia una sola università italiana nei primi posti della classifica mondiale. Dovrebbe essere questo un obiettivo sul quale tutti gli italiani convergere, sostenuto da tutti i partiti, in un vero esempio di consenso nazionale.

Fin qui, in pillole, il colloquio di Ronald Spogli con la stampa, il 5 febbraio scorso, alla vigilia della sua partenza per gli Stati Uniti. T
utti i giornali hanno riportato le dichiarazioni dell’ambasciatore americano sulla situazione italiana con titoli a tutta pagina, molti i commentatori sorpresi di tanta franchezza, inusuale in un diplomatico, sopra tutto nel rilevare come egli abbia concentrato l’analisi solo sugli aspetti critici del Paese senza riferimenti ai settori dell’eccellenza italiana. Osservazioni, quelle a commento delle dichiarazioni di Spogli, che a chi scrive sono apparse sinceramente eccessive. In ragione, appunto, del conformismo diffuso di cui soffre l’Italia di questi anni, più incline a subire la propaganda che non a ragionare, discutere, e magari poi scuotere la pubblica opinione perché esiga dai governi, nazionale e locali, comportamenti ed azioni incisive che operino con rigore per rimuovere i punti di criticità del sistema, sia politici che economici e sociali. Ecco perché le dichiarazioni dell’ambasciatore Spogli mi hanno richiamato alla memoria il bimbo che grida “Il re è nudo!” della fiaba di Andersen.
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lucy cassini
Posted Mar 12, 2009 5:09 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 942
..........E pensare che appena due settimane fa il Rapporto Italia 2008 di Eurispes - l’Istituto di studi politici economici e sociali presieduto da Gian Maria Fara, docente alla LINK CAMPUS UNIVERSITY di Malta e alla LUMSA di Roma - con un’analisi tanto accurata quanto spietata delle nostre criticità, ha descritto lo stato dell’Italia in campo economico, sociale, politico ed istituzionale. Eppure tale Rapporto, che dovrebbe tenere per giorni sulla graticola chiunque regga le sorti del Paese fintanto che non dimostri intenzioni vere di cambiamento, è passato assai fugacemente sui mezzi d’informazione e quasi per niente nei tanti talk show dove girano i politici, sempre gli stessi, il più delle volte per gridarsi reciproci insulti anziché parlare, in un confronto costruttivo di posizioni e di scelte, sui problemi più urgenti da risolvere per gli italiani e per l’Italia. D’altronde, all’attuale classe politica e parlamentare italiana, selezionata per cooptazione (eccetto i 18 che vengono eletti all’estero dove la legge prescrive le preferenze) da ristrette oligarchie di partito - i Parlamentari da due legislature, sparita per gli elettori la possibilità d’esprimere preferenze, vengono nominati più che eletti - conviene farsi scivolare addosso rapporti del genere, siano essi di Eurispes o del Censis, e tirare a campare in quel conformismo che rischia d’uccidere il senso d’una sana democrazia e, in fondo, il Paese stesso.
Non conviene, appunto, riflettere sul fatto che nel 2008 in quasi la metà degli italiani (49, 6%) è calata sensibilmente la fiducia nelle Istituzioni, mentre decisamente negativi sono i risultati che riguardano il Governo, nel quale solo un quarto dei cittadini (25,1%) ripone la fiducia, quantunque il Capo del Governo sventoli per sé percentuali di consenso quasi bulgare. Come altrettanto in caduta libera è la fiducia verso i partiti d’opposizione. Solo il Presidente della Repubblica, tra le figure istituzionali, gode dell’apprezzamento della maggioranza dei cittadini (58,5%), sebbene anche questo dato sia in un anno sceso di cinque punti. Avrebbero, questi dati, dovuto consigliare riflessione e prudenza, specie in questi giorni. Invece, sul caso drammatico d’una giovane da 17 anni in coma, oggetto d’una sentenza della Corte di Cassazione, al quale ci si sarebbe dovuto rispetto, malamente è stato acceso un conflitto istituzionale proprio verso il Capo dello Stato per aver egli esercitato le sue prerogative costituzionali e di garante della separazione dei poteri rifiutando di firmare un decreto del Governo. Certo, quel caso ha scosso tutte le coscienze. E tuttavia materie così delicate e complesse sul piano etico non si risolvono sull’onda più o meno sincera delle emozioni, ma con la volontà di affrontare la questione del testamento biologico in Parlamento - dove proposte di legge da tempo ristagnano - ricercando il più ampio consenso. Infine, in tema di fiducia degli italiani, cresce verso la magistratura (42,5%), nonostante in questi anni si sia fatto di tutto per abbatterla, piuttosto che incidere sui problemi della giustizia con riforme strutturali che snelliscano tempi e procedure dei processi ed assicurino certezza delle pene.

Tornando al rapporto, Eurispes parla di eclissi della politica, in Italia. “La stabilità - si dice nel capitolo 4 del Rapporto - in assenza di politiche che diano ad essa contenuti e passioni, non serve il progresso di una nazione ma gli interessi di potere di un gruppo dirigente.
Il potere esercita il comando senza obiettivi e senza principi, perde ogni rapporto con la realtà del Paese; diventa autoreferenziale e alla fine forma una “società separata”, con una sua lingua, le sue gazzette, i suoi clan, i suoi privilegi. Questa società ha le finestre aperte solo su se stessa (…)”. Parole come pietre, un quadro netto della condizione della politica italiana e del suo mondo chiuso, dove lo “spoil system” introdotto con la riforma Bassanini ha stremato la pubblica amministrazione e l’alta dirigenza è andata in balia degli umori dei partiti. Tutto il contrario d’un sistema d’amministrazione garantito da una burocrazia efficiente ed imparziale con regole certe ed oggettive. Sul versante politico, il rapporto parla in senso lato di “tirannide della maggioranza”, aggravata da un bipolarismo rissoso e violento, concorde solo nell’ampliare i costi per le cariche pubbliche riversati poi sui bilanci di enti ed Istituzioni. Tale situazione ha generato un esercito di finti politici, quasi mezzo milione, “la più alta percentuale per metro quadrato d’Europa”. E’ dunque necessario un ritorno alla cultura politica, perché la logica della cooptazione praticata da una ristretta cerchia di capi, senza più quella selezione assicurata dai vecchi partiti, “ha riempito il Parlamento di figure intellettualmente deboli”. E’ una verità che al sistema politico conviene oscurare, ma quanto è vera! In altri tempi, con il voto di preferenza, tanti parlamentari di oggi non avrebbero raccolto neanche i voti per essere eletti in un Consiglio provinciale. Anzi, dai partiti di allora, forse non sarebbero mai stati candidati.

E veniamo alla questioni dell’energia e dell’economia, affrontate pure dall’ambasciatore Spogli nella sua conferenza stampa di saluto
. Il rapporto Eurispes fa un quadro chiaro della situazione italiana sul fronte energetico, sull’attuale difficoltà riguardo gli approvvigionamenti, anche se viene segnalato un trend positivo nell’uso di fonti rinnovabili. Ma il caso italiano rimane uno dei più problematici dell’intera area europea, in quanto l’industria del settore è capace di soddisfare solo il 15% del fabbisogno energetico interno, mentre restiamo dipendenti verso l’estero per l’85% e con una previsione in crescita nei prossimi anni. Dunque occorrono politiche coraggiose e mirate per ridurre questo gap che pesa poi notevolmente sui costi della produzione industriale.

L’economia italiana, per problemi strutturali ancora irrisolti, soffre di più l’attuale fase di difficoltà mondiale. I tecnici del FMI, proprio in questi giorni, hanno stimato per l’Italia durante il 2009 una crescita negativa del -2,1%, tra le più basse rispetto ai Paesi europei.
Ma il rapporto segna altre problematicità aggiuntive, quali un inadeguato sistema nazionale d’istruzione e d’innovazione, una basso livello di concorrenza nel mercato di beni e servizi, una struttura finanziaria che non incoraggia i processi di fusione per costituire imprese più grandi e competitive, una cultura giuridico amministrativa chiusa alle ragioni dell’efficienza e del mercato.

In questo contesto il 78,5% degli italiani è pessimista riguardo la situazione economica che si prospetta per il 2009, solo poco più d’un terzo delle famiglie (38,2%) riesce ad arrivare a fine mese
, cresce il tasso di famiglie
CONTINUA SU .....
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