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| lucy cassini | |
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sabato 7 marzo 2009
Napoli, studente italo-etiope denuncia aggressione. «Nessuno è intervenuto» Aggressione a sfondo razzista a Napoli. L'ha denunciata Marco Beyenne, uno studente italo-etiope di 22 anni di Capaccio (Salerno), iscritto alla facoltà di Scienze Politiche dell'università Orientale di Napoli. È figlio di un noto docente universitario in pensione, Yakob Beyenne, tuttora legato all'ateneo da un contratto di collaborazione per la cattedra di filologia etiopica. «NESSUNO È INTERVENUTO» - «Le ferite al volto fanno molto meno male di quelle che ho dentro» ha detto il ragazzo, aggredito nella notte tra giovedì e venerdì nel centro di Napoli da due giovani che, al grido di «negro di m...», lo hanno ripetutamente colpito al volto con una cintura. L'aggressione è avvenuta davanti a una trentina di persone che, secondo lo studente, si sono limitati ad assistere alla scena. «Ero in compagnia di un amico, anche lui studente - spiega Marco Bayenne -. Stavamo facendo una passeggiata in piazza del Gesù e volevamo andare a bere qualcosa in un locale molto frequentato dagli studenti, specie il giovedì notte. All'uscita dal locale, due persone si sono avvicinate e mi hanno chiesto cosa volessi. Non ho avuto neppure il tempo di rispondere, che uno dei due, con il capo rasato, ha tirato fuori una cintura e ha cominciato a colpirmi al volto con una ferocia inaudita, mentre gridava frasi del tipo 'negro di m...»'. Molti i giovani presenti nella piazza che hanno assistito alla scena. «Non uno dei presenti ha alzato un dito - prosegue Marco -. Nessuno ha avuto il coraggio di intervenire, nonostante l'aggressione sia durata un paio di minuti. Solo il mio amico ha tentato di difendermi, prendendosi la sua dose di calci e pugni». Alla fine Beyenne è riuscito a divincolarsi, rifugiandosi in una rosticceria. «Sanguinavo dal viso, così il titolare del locale mi ha dato dei fazzolettini di carta per ripulirmi». Poi l'arrivo in ospedale, dove lo studente è stato medicato e dimesso. «Quando siamo andati al commissariato di polizia di via San Biagio, gli agenti stentavano a crederci - racconta la vittima -, uno di loro mi ha detto che a Napoli non si era mai verificata un'aggressione a sfondo razziale. Erano tutti molto dispiaciuti». «CLIMA DI INTOLLERANZA» - «Sono di nuovo a Capaccio - aggiunge il giovane italo-etiope -, sono tornato a casa per ritrovare la serenità smarrita. Ma da lunedì sarò ancora una volta tra i banchi dell'università, come sempre. Spero che sia il primo e l'ultimo episodio di razzismo in una città tanto bella e tollerante come Napoli, anche se da qualche mese respiro un'aria che non mi piace, un'aria di insofferenza che può essere molto pericolosa». «Mio marito è in Italia dall'inizio degli anni Sessanta - dice Paola Raeli, moglie di Yaqob Beyenne -. È un uomo stimato e amato da tutti e in tutto questo tempo non è mai accaduto niente né a lui né a mio figlio, ma ora ho paura. Quello che è accaduto giovedì notte è il sintomo che qualcosa nel nostro paese sta cambiando. C'è un clima di intolleranza». http://razzismoitalia... "Il razzismo è come il culo, puoi vedere quello degli altri, ma non il tuo". Immenso! Edited by lucy cassini on Mar 7, 2009 4:46 PM |
| lucy cassini | |
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8 marzo 2009 – Giornata Internazionale della Donna
Le Nazioni Unite hanno iniziato a celebrare la Giornata Internazionale della donna nel 1975, Anno Internazionale della Donna. Subito dopo l’Assemblea Generale proclama il decennio delle Nazioni Unite per le donne (1976-1985) e, con risoluzione 32/142, invita i Paesi membri, in conformità con la loro storia e le loro tradizioni, a celebrare la Giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale, creando le condizioni per l'eliminazione della discriminazione contro le donne e per la loro piena e pari partecipazione allo sviluppo sociale. La scelta della giornata ricorda la rivendicazione al voto ed a condizioni di lavoro più umane delle donne operaie a New York l’8 marzo 1908. Oggi questa giornata è ampiamente commemorata nel mondo ed in molti paesi è considerata festa nazionale. Quest’anno, il tema della Giornata internazionale della donna scelto dalle Nazioni Unite è: “Donne e uomini uniti per porre fine alla violenza contro le donne”. Si vuole, in tal modo, riportare l’attenzione all’interno della più ampia campagna “Uniti per eliminare la violenza contro le donne” promossa dal Segretario Generale che durerà fino al 2015, data fissata per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. “L’attinenza con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio è chiara”, ha detto il Segretario Generale nel suo messaggio. “Noi dobbiamo fermare la violenza abituale e socialmente radicata che rovina vite, distrugge la salute, genera povertà e impedisce il raggiungimento della parità e dell’autonomia delle donne”. Per questa ricorrenza sono previsti numerosi eventi speciali, organizzati dagli Uffici delle Nazioni Unite, in collaborazione con governi e la società civile, per affrontare la piaga della violenza contro le donne in tutte le sue manifestazioni: seminari, conferenze, mostre, film e concerti, che coinvolgeranno gruppi di donne, ministeri, scuole, organizzazioni religiose e molte altre. Come negli anni passati, la giornata coincide con la sessione della Commissione sullo Status della Donna, alla quale partecipano ministri da oltre 50 paesi e più di 1000 rappresentanti di gruppi di donne. La 53° sessione si concluderà il 13 marzo. http://www.centrodiri... Il Collettivo Femminile di Sinistra Democratica ha dedicato l'8 marzo 2009 a tre donne: Rosa Luxemburg, Ilaria Apli, Anna Politkoskaja. Teatro "...con le spalle al muro" Dramma in atto unico. L'otto marzo non una sagra di paese. Donne che ridono e piangono allo stesso tempo, che amano come solo e purtroppo... noi sappiamo fare... Donne è oggi, domani e sempre! Siamo donne e fiere di esserlo! Auguri! Francesca C. |
| Mauro Torta Italia... | |
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Incoerenza palese: Tutti i meetupperi applaudono una giustizialista IDV
In diretta da Firenze il I° Incontro Nazionale delle Liste Civiche a Cinque Stelle. Il programma prevede: ore 9.15 accredito Introduzione - Beppe Grillo Politica - Marco Travaglio Ambiente - Maurizio Pallante Salute - P. Gentilini, G. Miserotti, M. Bolognini Energia - Marco Boschini Riciclo - Matteo Incerti Connettività - Maurizio Gotta (Anti Digital Divide) Diritti dei cittadini - Sonia Alfano Acqua - Riccardo Petrella Guarda la registrazione della mattinata. Break Presentazione sito Liste Civiche Interventi delle Liste Civiche e dei Meetup Conclusioni - Beppe Grillo Qui Sonia Alfano che rappresenta IDV ovvero del Partito ITALIA DEI VALORI di Di Pietro Edited by Mauro Torta Italiano all'estero on Mar 8, 2009 12:47 PM |
| Gianfranco | |
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Dove è il controsenso???
Sonia Alfano... Una candidata di lotta e di governo |
| Jo Condor | |
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A questo punto l'IDV è il partito principale dell'opposizione, a meno che tutti i comunisti sparpagliati qua e la non si ricompattano.
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| Mauro Torta Italia... | |
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Dove è il controsenso??? Non capisco cosa intendi dire. |
| Jo Condor | |
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Vorrà dire che sonia è ambivera?Dove è il controsenso??? |
| lucy cassini | |
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La forza delle donne, che difendono la memoria dei mariti morti sul lavoro di Danila Bellino La forza delle donne. La giornata dell'otto marzo serve anche per ricordare a tutti la particolare forza che le donne hanno dimostrato nei secoli, la loro sopportazione del dolore, anche in condizioni impossibili, la loro costanza e una specie particolare di umiltà. Viene da pensare a tutto questo guardando il volto di Franca Caliolo, vedova di un operaio morto all'ILVA di Taranto, il suo dolore si manifesta già nella fatica che fa parlando della sua tragedia familiare, "eppure devo continuare a parlarne, non solo per ricordare mio marito, ma soprattutto per i nostri figli e per i tanti giovani che non conoscono queste realtà, non sanno cosa vuol dire perdere la persona che ami e, poco dopo, venire abbandonata dalle istituzioni e dalla giustizia". Era il 18 aprile del 2006 quando il marito moriva per un'intossicazione da gas, ma "nonostante siano passati tre anni il processo non si avvia", sottolinea con forza Franca, "so che molte altre persone sono nella mia stessa condizione, ma la giustizia, lo sappiamo bene, non serve ai morti, serve ai vivi, perché queste cose non devono capitare ancora". La solitudine, questa signora minuta la sintetizza così, "c'è la rabbia per aver perso chi ami, ma subito dopo ci si ritrova da soli con un'unica domanda: ‘e adesso che faccio?', e con la constatazione che la giustizia non scende dall'alto". La stessa percezione delle morti bianche, secondo Franca, "è una cosa un po' strana, cioè tu senti le notizie dei telegiornali, leggi gli articoli, ma contemporaneamente pensi: ‘a noi non capiterà', insomma si cerca di allontanare l'idea, è umano, è un modo di difendersi dalla paura, ma poi a volte capita e ti ritrovi che non sai più che fare". La vicenda della ThyssenKrupp di Torino, "è stata importante per sensibilizzare l'opinione pubblica", spiega Franca, "ma io vorrei che l'attenzione delle persone che lavorano nei media si rivolgesse alle tante tragedie, meno conosciute, ma che sono sparse per tutte l'Italia". In definitiva, al di là dei processi, "noi, familiari delle vittime, sappiamo che il dolore non passa, ma si evolve, il vuoto non si colma", ammonisce lei con voce calma, "non per questo bisogna ritirarsi dalla vita, cerchiamo di fare qualcosa per smuovere le coscienze, dobbiamo continuare a testimoniarlo questo dolore, per cercare di rendere più sicuri i posti di lavoro dove andranno i nostri figli e i nostri nipoti" http://www.articolo21... Dedicato a tutte le vittime del lavoro, ai padri, alle madri, ai figli, alle mogli, ai mariti, ai fratelli, alle sorelle, agli amici, ... |
| lucy cassini | |
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Nella Grande Crisi la “sovranità del Consumatore” non basta più - 08/03/09
![]() di Marcello Villari - Megachip Dice il proverbio: “mal comune mezzo gaudio”. Dal momento che, date le circostanze, di gaudio non ce n’è per niente, resta solo il mal comune e cioè il fatto che i governi di tutto il mondo appaiono in difficoltà nel gestire una crisi di queste dimensioni, che non si aspettavano e che si presenta più dura e di più lunga durata rispetto alle previsioni degli ottimisti. Da Barack Obama a Gordon Brown, da Angela Merkel al nostro presidente del consiglio, passando per Nicolas Sarkozy il panorama non cambia molto nella sostanza: si procede per tentativi, cercando di tamponare qua e là le falle più grandi e pericolose rovesciando sul mercato quantità mai viste in passato di denaro pubblico. O tentando, come sta facendo il presidente americano, di mettere in campo un piano di intervento statale da economia di guerra, con elementi di redistribuzione del reddito a favore dei lavoratori e dei ceti più deboli. caloconsumiCertamente tutto questo è servito a evitare un crollo sistemico di proporzioni inimmaginabili: «a settembre e ottobre siamo arrivati molto vicino al collasso finanziario globale, una situazione in cui sarebbero fallite molte delle più importanti istituzioni mondiali…»: sono parole del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, pronunciate nella sua audizione al Congresso degli Stati Uniti del 25 febbraio scorso. All’accorato e drammatico racconto di Bernanke si potrebbe aggiungere – tanto per non dimenticare – che il “Washington Consensus” – di cui la FED è stata uno dei pilastri - cioè l’espansione globale del modello americano, ha portato l’economia mondiale a un passo dal baratro. E il fatto che i governi abbiano difficoltà serie a delineare politiche in grado di fronteggiare efficacemente la crisi deriva anche dalla circostanza che nessuno sa esattamente a quanto ammontino i “titoli tossici”, cioè la spazzatura in giro per il mondo frutto di quella “finanza creativa”, un tempo non molto remoto segno di modernità e di successo. Si tratta comunque di cifre da capogiro. Pur nei limiti ristretti consentiti da un alto debito statale e aiutato dalla circostanza che le banche italiane si sono esposte di meno con la “finanza creativa” anche il nostro governo ha messo in campo le sue risposte. Rottamazioni per aiutare i settori in crisi, i “Tremonti bond” per aiutare le banche a fornire liquidità alle imprese e 8 miliardi di euro per i prossimi due anni per finanziare gli ammortizzatori sociali. Con in più una particolarità tutta nazionale: mentre Obama e gli altri leader europei avvertono i loro concittadini che avranno di fronte mesi di lacrime e sangue, che bisogna rimboccarsi le maniche, riconoscendo – chi più chi meno – pubblicamente che la festa è finita e che bisogna cercare altre strade – Obama lo sta facendo – e insomma non hanno nascosto la triste realtà, il nostro presidente del consiglio trasuda ottimismo da tutte le parti… consumate e andrà tutto bene: sarebbe comico se non fosse tragico. Il fatto è che anche queste misure – più o meno analoghe a quelle di altri paesi – sono certamente meglio che niente, forse tamponeranno qualche falla, ma non molto di più. E sono, inoltre, drammaticamente insufficienti sul piano della protezione sociale: entro la fine di quest’anno vengono a scadenza i contratti a termine di 2 milioni e 400 mila lavoratori precari che quasi sicuramente non verranno rinnovati. Intanto a febbraio (dati Confindustria) la produzione industriale è caduta, su base annuale, del 29,9 per cento, cresce fortemente il ricorso alla cassa integrazione e l’occupazione cala. Migliaia di lavoratori immigrati rischiano il posto di lavoro e con esso l’espulsione dal paese. Drammi sociali di vasta portata che possono aprire conflitti interni fra i lavoratori, come è già accaduto in Gran Bretagna, o un’agitazione sociale che il tentativo di limitare il diritto di sciopero non riuscirà a nascondere. All’origine di questa visione “leggera” - per così dire – della crisi probabilmente non c’è solo il modo di essere di Berlusconi o la concezione un po’ furbesca tipica di una certa destra italiana che nei momenti di difficoltà, invece di cercare coesione nazionale o porsi il problema di far uscire tutto il paese dalle difficoltà ricorre al classico “che ognuno si arrangi come può”. Il professor Tito Boeri ha fatto notare come siano stati drasticamente ridotti – del 24 per cento, con punte del 50 per cento nel Sud - i controlli degli ispettorati del lavoro sulla regolarità delle imprese. Nella circolare del Ministero si legge: «La criticità del momento contingente rafforza la scelta di investire su un’azione selettiva e qualitativa, diretta a eliminare ostacoli al sistema produttivo». Insomma – come nota il professor Boeri – si preferisce chiudere un occhio di fronte a forme di lavoro sommerso e irregolare: «la distruzione creativa che avviene nelle recessioni avrà così luogo all’inverso: sopravvivenza garantita alle imprese a bassa produttività, mentre si tartassano le imprese in regola e quelle che hanno maggiore potenziale di sviluppo» («la Repubblica», 25 febbraio 2009). Come dire: siate furbi, licenziate e poi riprendete i vostri dipendenti in nero, vi costeranno meno e lo stato farà finta di non vedere. Ma appunto la lungimiranza e l’idea di sforzo comune non fanno parte del bagaglio politico e culturale degli eterni “ottosettembristi”, quel male oscuro che continua a corrodere la nostra Repubblica. continua su ....... http://www.megachip.i... Il dramma di chi fronteggia ogni giorno lo spettro del fallimento che rischia di sommergere la stessa impresa e i dipendenti che ne fanno parte, nella regione protagonista di uno dei miracoli del made in Italy. A commentare, il professor Tito Boeri, economista, ospite in studio. |
| iciano | |
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ah Tortillon..'un l'è mica vero un conto l'è il mangiar la carta...un conto l'è la fiorentina ![]() una volta nel tratto Bologna Arezzo io la mi inventavo qualsiasi cosa pè ritrovarmi a Lastra a Signa dall'Antica Trattoria Senesi davanti a lei...La Fiorentina oggi...non potevo l'importante l'è dare di qualcosa in cambio di quello che si mangia...! |