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Caso Eluana: Rodotà, "siamo in piena restaurazione"
di Stefano Corradino Caso Eluana: Rodotà, ![]() "Abbiamo bisogno di nuovi anticorpi democratici". Così il giurista Stefano Rodotà ha concluso il suo intervento nell'iniziativa promossa ieri ad Orvieto da Articolo21 per presentare il suo libro "Perchè laico?" (Laterza). Una discussione partecipata e animata sui temi della libertà di coscienza, dei diritti civili, della giustizia e dell'informazione. Rodotà chiarisce subito cosa intende per "laicità", che non significa "laicismo" ma semplicemente la divisione tra il ruolo dello Stato e quello della Chiesa, precetto per altro scritto nello stesso Vangelo. Non a caso Rodotà ha scelto in questi ultimi giorni di presentare il suo libro affiancato da alcune figure del mondo politico cattolico (Guido Bodrato e Rosy Bindi). "Non dobbiamo commettere l'errore di mettere sullo stesso piano le gerarchie ecclesiastiche e i credenti attivi dal punto di vista sociale e culturale che hanno posizioni estremamente avanzate". "In un articolo recente di un mensile di oltre 20 pagine - ricorda Rodotà - la sintesi della riflessione è che "Riconoscere le coppie di fatto contribuisce al bene comune”. Sapete chi lo ha scritto? Non l'Arcigay ma la rivista "Aggiornamenti sociali" che fa capo ai gesuiti..." E così, Rodotà, stimolato dalle puntuali domande della coordinatrice del dibattito Fabiola di Loreto ripercorre con attenzione varie fasi della storia politica italiana mettendo in luce figure che da De Gasperi a Moro, da Scalfaro a Rosy Bindi, pur profondamente cattoliche, hanno sempre saputo tenere distinti i piani, criticando le reciproche interferenze. “Solo rimuovendo fondamentalismi e arretratezze è possibile ritrovare la via di un dialogo”. Ovviamente la discussione sulla questione della laicità non poteva non comprendere una riflessione sul caso Englaro arrivata all'assurdità dell'apertura di un fascicolo di indagine per "omicidio volontario" a carico del padre di Eluana. Rodotà è indignato e sconfortato, per l'atteggiamento delle alte gerarchie ecclesiastiche ma anche per quello del mondo politico e dell'informazione. "Non mi piace fare riferimento ai sondaggi ma se il 75% degli italiani ritiene che a decidere sulla vita devono essere le persone e le loro famiglie, non la Chiesa, non le maggioranze di governo vorrà pure dire qualcosa. Purtroppo la pressione delle gerarchie ecclesiastiche e' molto forte perché agisce in presa diretta sui partiti". Rodotà cita leggi e sentenze a partire da quella della Corte Costituzionale che hanno sancito in modo cristallino il diritto alla autodeterminazione della persona. "Ridurre questo diritto è inammissibile", afferma Rodotà. "E questo che stiamo vivendo è un clima da restaurazione". Ma dopo aver citato le leggi il giurista ne prende le distanze affermando che su materie così delicate la stessa legge, la stessa politica si dovrebbero fermare e restare in silenzio nel rispetto della sofferenza umana di un padre. Un "eroe civile" lo ha definito Rodotà. Accusato di non aver gestito la vicenda "all'italiana"... Il giurista sottolinea un punto importante quando, nel corso dell'assemblea affronta il rapporto tra l'informazione e questa vicenda. "Il padre di Eluana - afferma Rodotà - ha scelto di mostrare alla stampa e alla tv solo le foto della figlia quando era ancora sorridente e in buona salute. Avrebbe potuto mostrare le foto in cui lei era arrivata a pesare 26 chili, praticamente una larva umana, e condizionare così il giudizio della gente. Non lo ha fatto e senza clamori ha continuato a combattere la sua battaglia individuale e collettiva per il riconoscimento di un diritto inalienabile". Qualcuno dalla platea ricorda che Berlusconi era arrivato perfino ad ipotizzare che Eluana, in quelle condizioni, avrebbe potuto mettere al mondo dei figli. Rodotà su quell'affermazione non intende neanche pronunciarsi. "Orrore" si limita a commentare a bassa voce proseguendo la sua riflessione. http://www.articolo21... A proposito della tragica vicenda di Eluana Englaro, Stefano Rodotà dè una magistrale lezione di diritto al...ministro della giustizia! |
| lucy cassini | |
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Siamo in presenza di un vero e proprio black out informativo sulle indagini
di Donatella Ferranti* Le ragioni di un intervento di riforma legislativa sulle regole di pubblicità degli atti del procedimento penale trovava la propria origine da alcuni scandali di questi ultimi anni, legati ad abusi nella pubblicazione delle intercettazioni telefoniche disposte in alcuni procedimenti penali. E' accaduto che i mezzi di informazione abbiano profittato della disponibilità dei testi delle intercettazioni telefoniche - talvolta in violazione delle regole del segreto istruttorio, altre volte in piena liceità - per mettere in rilievo fatti estranei all'indagine penale, anzi, addirittura privi di qualsiasi carattere d'illiceità, che riguardavano la vita privata delle persone captate. La irragionevole segretezza delle indagini Di fronte a questa realtà, che è un dato di fatto alla cui evidenza nessuno può sottrarsi, la proposta del Governo ,il disegno di legge Alfano n. 1415 A, sulle regole di pubblicità del processo pare francamente sproporzionata, tanto da far sorgere il dubbio che gli scandali recenti sulle intercettazioni abbiano solo offerto l'opportunità per realizzare un attacco più ampio alle prerogative della stampa ed alla funzione della cronaca giudiziaria,oltre che una compressione abnorme ai poteri di investigazione e di repressione dei reati.. Come spiegare altrimenti il significato della modifica all'art. 114 comma 2 c.p.p.? Nella proposta del Governo la norma stabilisce, che sia «vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto o del relativo contenuto di atti di indagine preliminare, nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto». Siamo in presenza di un vero e proprio black out informativo sulle indagini. Non solo le intercettazioni non potranno essere pubblicate, ma nessun atto di indagine potrò essere portato a conoscenza del pubblico. E si tratta di un divieto totale, assoluto, poiché ad essere vietata è non solo la pubblicazione integrale o parziale dell'atto di indagine, ma persino la pubblicazione dell'atto per riassunto, cioè limitandosi a riportarne nei tratti essenziali il contenuto (incidentalmente va detto che è improprio contrapporre - come fa il Governo - pubblicazione per riassunto e pubblicazione nel contenuto, come se si trattasse di due modalità distinte). E' un approdo piuttosto singolare, se si tiene conto del problema da cui scaturisce la proposta, ossia il dilagare di pubblicazioni di conversazioni telefoniche intercettate irrilevanti ai fini dell'inchiesta penale. Per porre un freno all'indiscriminata pubblicazione delle intercettazioni telefoniche irrilevanti per il procedimento penale , si è finito per imporre un vero e proprio black out informativo sulla genesi e sullo sviluppo delle indagini penali. Lo strumento correttivo risulta così assolutamente sproporzionato al male da correggere. Siamo in presenza di una norma oscurantista (che infatti è un ritorno a quasi un secolo fa, alla identica disciplina dell' art. 164 del Codice rocco), che impedisce alla pubblica opinione di potersi formare un'idea critica sulla fase più delicata di un procedimento penale, l'inchiesta preliminare. Le indagini potrebbero trovare pubblica diffusione solo in un momento differito, ossia quando fossero terminate; il che può significare anche a distanza di molto tempo dall'avio dell'inchiesta, diciotto mesi, due anni, forse anche più (si deve considerare che due anni sono il termine massimo per le investigazioni nei delitti più gravi, ma si tratta solo di un limite temporale all'acquisizione di elementi istruttori, che sono inutilizzabili se acquisiti oltre il termine; l'indagine in sé, infatti, finisce solo con l'atto di esercizio penale o con la richiesta di archiviazione, atti che possono essere validamente compiuti anche dopo lo spirare del termine di durata massima dell'indagine); con tempi ulteriormente dilatati quando si celebri l'udienza preliminare; ed ancor più estesi se il riferimento all'udienza preliminare dovesse includere - ciò che non è chiaro - anche i riti premiali (giudizio abbreviato e applicazione della pena su richiesta) che di quell'udienza costituiscono l'appendice......continua su http://www.articolo21... Terza e ultima parte dell'intervento di Luigi De Magistris al convegno "Giustizia e Informazione sotto assedio" organizzato da Liberacittadinanza a Firenze, il 14 febbraio 2009. In questa parte finale il magistrato affronta la questione morale e delinea in particolare l'intreccio fra politica e affari, fra politica e criminalità che, insieme al tentativo di militarizzare la società, segna l'attuale deriva autoritaria. |
| lucy cassini | |
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ITALIA
ILSOLE24ORE.COM Scuola, boom di 5 in condotta. Elementari, nelle preiscrizioni il 60 per cento sceglie le 30 ore commenti - 1 marzo 2009 Mentre nelle pagelle del primo quadrimestre si registra una raffica di cinque in condotta, sei famiglie su dieci che hanno iscritto il figlio alla prima elementare per il prossimo anno hanno optato per l'orario di 30 ore. È quello che emerge dai primi dati rilevati dal ministero dell'Istruzione sulle iscrizioni per l'anno scolastico 2009/2010 su un campione di circa 900 scuole. Per i dati definitivi ci vorranno alcune settimane. Per il momento il 3% delle famiglie ha scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore e il 34% le 40. Questo significa che il 90% ha chiesto il tempo pieno. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha rivendicato i meriti della riforma che ha assicurato «più libertà per le famiglie che hanno scelto il quadro orario più adatto per i propri figli». Il ministro Gelmini ha anche ricordato che tutti i modelli orari (24, 27 e 30 ore) prevedono il maestro unico di riferimento «e non solo quello a 24 ore come qualcuno sostiene in maniera imprecisa. Il maestro unico di riferimento sarà una figura indispensabile per la formazione del bambino così come accade in tutti i paesi europei. Solo in Italia erano previsti più maestri per alunno e da quando è stata introdotta questa modalità l'Italia è scesa dal terzo all'ottavo posto nelle classifiche internazionali della qualità delle elementari». «Se le proiezioni fatte dal ministero dell'Istruzione saranno rispettate, per le iscrizioni alla prima elementare 2009/2010 si prospetta un aumento della richiesta del tempo prolungato. Ora il governo mantenga i suoi impegni e trovi le risorse necessarie», ha commentato Domenico Pantaleo, segretario di Flc Cgil, segnalando che il modello a 30 ore e quello a 40 da soli raccolgono il 90% delle preferenze delle famiglie italiane. Il ministero dell'Istruzione ha anche diffuso le statistiche sugli scrutini del primo quardrimestre. Pioggia di cinque in condotta, soprattutto per gli studenti dei tecnici professionali. Più in generale, rispetto allo scorso anno, sono aumentate le insufficienze. Alle superiori il 72% degli studenti ne ha riportata almeno una. Le carenze si riscontrano in modo abbastanza uniforme tra le diverse zone del paese (Nord 70,1%, Centro 74%, Sud ed Isole 74,4%). Al vertice delle discipline in cui si registrano più difficoltà ci sono le lingue straniere che hanno superano la matematica con il 63,3% di insufficienze contro il 61,1 per cento. L'area formativa in cui si registrano le performace peggiori resta quella professionale, con l'80% dei ragazzi che ha riportato insufficienze. Seguono gli istituti tecnici con il 78,1%, i licei artistici e gli istituti d'arte 77,2%, gli ex istituti magistrali con il 70,9% (57,6%), i licei scientifici 64,5% (61,9%), i classici 60,1 (57,6%) e infine i licei linguistici con 59,9%. I più bravi sono comunque i ragazzi del Liceo Linguistico, in cui il 40,1% è arrivato agli scrutini intermedi senza insufficienze. Invece è stata una pioggia di "5 in condotta": 34.311, 8.151 con la sola insufficienza in comportamento. http://www.ilsole24or... "£Piero Calamandrei è stato uno dei padri della Costituzione Italiana. Nel 1955 all'Università di Milano tenne un appassionato e profondo discorso sui valori e i principi della nostra Costituzione, sull'indifferentismo alla politica dei giovani, sulla confluenza negli articoli di varie voci della storia e della politica italiana. Personalmente quando sento parlare di costituzioni, di incostituzionalità, di miglioramento della costituzione, ho sempre un pensiero per questo discorso. Credo che esprima genuinamente un invito ai giovani a vigilare sui valori che sono per Costituzione alla base del nostro paese (non alla base di questo o quel partito politico). Senza lasciarsi ingannare da chi spaccia per costituzionali valori che in realtà non sono, o non lo sono mai stati." |
| lucy cassini | |
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2009-03-02 20:40
Pil: nel 2008 in calo dell'1%, peggior dato dal 1975 di Manuela Tulli ROMA - Il 2008 ha segnato una riduzione dell'economia italiana. Il prodotto interno lordo - cioe' l'indice che misura la ricchezza prodotta dal Paese - e' calato lo scorso anno dell'1%. Il dato diffuso oggi dall'istituto di statistica rivede al ribasso non solo la stima preliminare comunicata in precedenza dallo stesso Istat (-0,9%) ma anche le ultime stime ufficiali del governo (-0,6%). D'altronde l'economia italiana non era mai andata cosi' male dal 1975, oltre trent'anni fa, quando il prodotto interno lordo era addirittura arretrato del 2,1%. Migliore nel 2008 e' invece la situazione sotto il profilo dei conti pubblici: il deficit lo scorso anno si e' attestato al 2,7% e il Tesoro commenta il dato ''con grande soddisfazione. I dati di chiusura del 2008 - sottolinea il ministero dell'Economia - ci hanno consentito di mettere fieno in cascina per il 2009''. Qualche nube appare dalle prime indicazione dei conti pubblici del 2009. A febbraio il fabbisogno e' peggiorato di 4,3 miliardi, anche per una riduzione del gettito pari a 2,5 miliardi: nei primi due mesi, cosi', il ''rosso'' di cassa del bilancio statale sale a quota 15,7 miliardi, con un peggioramento di 6,6 miliardi rispetto allo scorso anno. Tornando al prodotto interno lordo, il dato negativo dell'Italia non risulta neanche in linea con gli altri Paesi europei, visto che il Pil della Germania nel 2008 e' cresciuto dell'1,3% e quello di Regno Unito e Francia dello 0,7%. L'economia dunque va male e a pesare e' soprattutto la domanda delle famiglie, diminuita in un anno dello 0,9%; e' drasticamente calata anche la spesa sul territorio italiano effettuata da non residenti (-2,6%). Chiudono il 2008 in 'rosso' anche gli investimenti (-3%) e le esportazioni (-3,7%). In caduta libera il valore aggiunto dell'industria (-3,2%) e in calo risultano anche le costruzioni e i servizi. Solo per l'agricoltura si registra un progresso e il valore aggiunto del settore lo scorso anno e' cresciuto del 2,4%. Lo scorso anno ha comunque tenuto l'occupazione: se le unita' di lavoro sono lievemente calate (-0,1%), il numero delle persone occupate risulta in, se pur debole, crescita (+0,3%). Sul fronte della finanza pubblica il dato principale e' quello del rapporto tra deficit e Pil: 2,7% nel 2008, ben sotto il 3% e tutto sommato in linea con il 2,6% indicato nell'ultima stima del governo, contenuta nell'aggiornamento del Programma di stabilita'. Meno positivi i dati se si guarda invece al saldo primario (2,5%), cresciuto nel 2008 un punto percentuale in meno rispetto al 2007. Rallentano le entrate (+1,2% rispetto al +6,5% del 2007) e crescono meno della spesa (+3,6%). Nonostante l'aumento delle entrate si registra pero' nel 2008 un alleggerimento della pressione fiscale, scesa al 42,8% dal 43,1% del 2007. La causa e' ancora una volta il rallentamento del ciclo economico che comporta minori entrate indirette; ma incide sul dato anche l'eliminazione dell'Ici sulla prima casa decisa proprio nel 2008. I sindacati chiedono al governo maggiori interventi per far fronte alla crisi economica che si sta rilevando peggiore di ogni previsione. ''Il 2008 e' andato peggio del previsto - ha commentato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - e ci vuole un intervento del governo maggiore, sia in termini qualitativi che quantitativi''. Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, servono investimenti in ''infrastrutture, ricerca e energie alternative''. Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl, dice infine che il dato sul Pil ''preoccupa ma non stupisce. Occorre fare di piu' per evitare che il protrarsi della crisi abbia conseguenze ancora piu' gravi del previsto''. http://www.ansa.it/op... |
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Auto febbraio ancora pesante, mercato Italia -24,45% di Marco Ferrando 2 marzo 2009 ![]() Gli incentivi attivi da due settimane non hanno prodotto ancora effetti di rilievo. Quota Gruppo Fiat stabile ma le vendite calano. Tra i grandi generalisti brilla Ford che perde soltanto l'otto per cento. Stabile Volkswagen Non sono bastati gli incentivi del governo a riportare sui livelli del 2008 il mercato italiano dell'auto. Per lo meno non a febbraio, mese che ha beneficiato solo in parte dei bonus (approvati a Palazzo Chigi il 6 febbraio) e ha registrato 165.289 immatricolazioni, per una flessione del 24,4% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso; il consuntivo dei primi due mesi dell'anno parla di 323.478 immatricolazioni, contro le 452.475 del 2008 (-28,51 per cento). I migliori e i peggiori Tornando alle immatricolazioni di febbraui, tutte le marche hanno registrato una flessione, peraltro a doppia cifra, con la sola eccezione di Alfa Romeo trainata dal successo della MiTo (+51,2%, da 2.957 a 4.472 immatricolazioni). Peggio del mercato Fiat (-25,67%) e lievemente al di sopra Lancia (-22,3%) ma grazie al dato in controtendenza del Biscione il Lingotto (che ha chiuso la giornata di Borsa a +1,61%) mantiene la quota complessiva di mercato intorno al 32,1% registrato al 31 gennaio e un punto più in su rispetto a un anno fa. Tra i marchi più significativi, il risultato peggiore si conferma, come a gennaio, quello di Toyota, con il 41,6% di immatricolazioni in meno (da 11.759 a 6.862) e una quota che si assottiglia dal 5,38% al 4,15 per cento. Male anche le francesi: in casa Renault le immatricolazioni dalle 10.217 del 2008 scendono a 6.132 (-39,9%); Citroen accusa una flessione del 35,82%, Peugeot del 29,7 per cento. In un panorama decisamente difficile brilla Ford che sulla scia di Ka e Fiesta contiene le perdite (-8%) performando molto meglio della media di mercato. L'Ovale blu conqusita un market share del 10,23 per cento. Opel, - salendo dal 5,93% di gennaio al al 7,34% - si reimpossessa del terzo posto a scapito di Volkswagen, stazionaria intorno al 6,5 per cento. Le previsioni per marzo L'aria sta cambiando. Rispetto ai mesi scorsi la performance di febbraio indica comunque un passo in avanti (a gennaio si era registrato un -32%), gli ordini sono in aumento e gli operatori concordano che le misure a sostegno del rinnovo del parco auto spiegheranno pienamente i loro effetti sul versante delle immatricolazioni a partire dal mese di marzo, per il quale il Centro studi Promotor prevede significative ripercussioni: «Dalla nostra inchiesta congiunturale condotta a fine febbraio - riporta il direttore del Csp, Gian Primo Quagliano - emerge che i concessionari che hanno giudicato alta l'affluenza dei visitatori nelle show room passano dal 4% di gennaio al 59% di febbraio, mentre coloro che l'hanno valutata normale salgono dal 19% al 28 per cento». Un segnale analogo viene dalla raccolta di ordini, con i concessionari che ritengono il livello di acquisizione «elevato» in crescita dall'1% di gennaio al 34 di febbraio. Sensazioni confermate dall'Unrae, l'associazione delle case estere presenti in Italia, con il segretario Gianni Filipponi a ricordare che «nei fatti la campagna di incentivi è partita dall'11 febbraio. Non a caso nei primi dieci giorni del mese le immatricolazioni sono state inferiori del 39% rispetto all'analogo periodo del febbraio 2008, mentre nella seconda parte la flessione si è ridotta al 18 per cento». L'usato frena e il metano corre Tra gli elementi più significativi emersi dai dati, la conferma del rallentamento del mercato dell'usato (-14,04% a febbraio e -15,6 nei primi due mesi) e l'impennata delle auto a metano: nel mese scorso, segnala Federmetano, gli ordini sono triplicati rispetto al 2008, quando già si era evidenziata una crescita del 30 per cento. Dietro al boom gli sconti delle case costruttrici insieme ai vantaggi derivanti dagli incentivi governativi, che per i mezzi a metano arrivano a 5mila euro per le autovetture e a 6.500 euro per i mezzi commerciali. Ancora in picchiata il mercato dell'auto in Italia a febbraio: ha fatto registrare una flessione del 24,45%, totalizzando 165.289 immatricolazioni contro le 218.768 di un anno fa. Lo rende noto il Ministero dei Trasporti. In gennaio il calo rispetto allo stesso mese del 2008 era stato del 32,64%. Nei primi due mesi dell'anno sono state immatricolate 323.478 vetture contro le 452.475 dello stesso periodo del 2008 (-28,51%). http://www.ilsole24or... |
| lucy cassini | |
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Articolo 21 - INFORMAZIONE Il lavoro del Cronista minato dalla legge Alfano. Abbate, Giacalone e La Licata ad Articolo 21 di Giorgio Santelli Il lavoro del Cronista minato dalla legge Alfano. Abbate, Giacalone e La Licata ad Articolo 21 Sabato, a Trapani, è stato consegnato il premio Mauro Rostagno per le scuole superiori. Hanno partecipato 17 istituti della Provincia di Trapani. Le migliori domande elaborate da tre scuole superiori sono state poste, direttamente dagli studenti, al Prouratore generale Antimafia Piero Grasso. Presto, su you tube, metteremo lo speciale sull'iniziativa ma nel frattempo vi proponiamo il parere di tre cronisti italiani sul tema delle intercettazioni e della legge Alfano. Lirio Abbate, Rino Giacalone e Ciccio La Licata lanciano l'allarme sul lavoro dei giornalisti. Nel corso della premiazione Roberto Morrione, presidente della Giuria di cui facevano parte i cronisti sopra citati e Giorgio Santelli di Articolo 21, ha discusso con Piero Grasso sull'opportunità di una legge sulle intercettazioni. Parere particolare, quello de Procuratore Generale, che tra poco troverete in un altro video che stiamo rendendo disponibile ai nostri lettori. http://www.articolo21... Edited by lucy cassini on Mar 2, 2009 4:40 PM |
| Mauro Torta Italia... | |
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Ieri il blog ha pubblicato un'intervista a Gioacchino Genchi che accusa servizi segreti e politici di essere coinvolti nella morte di Falcone e Borsellino. Genchi non è uno qualunque. E' l'uomo che secondo lo psiconano ha intercettato 350.000 italiani. La più grande spia della Storia dopo Mata Hari. Sapevo che le reazioni alle parole di Genchi, le più pesanti che io abbia mai sentito contro quello che ci ostiniamo a chiamare e pensare Stato, potevano essere solo due. Farlo passare per mitomane o il silenzio assoluto, mafioso di tutti i giornali e i canali televisivi. L'omertà ha prevalso. Nessuno ha visto e sentito. Non Mieli, non Riotta, non Mauro. Il video di Genchi è il più visto su YouTube nelle ultime ventiquattro ore, ma nessun media nazionale ne ha riportato il contenuto. Un paradosso dell'informazione. Se chiudono la Rete, su questo Paese caleranno le tenebre. La Cupola dei Giornalisti è più forte, più coesa di Cosa Nostra. Genchi ha detto la verità, la controprova è che Genchi per i media non esiste, che i mandanti degli omicidi di Falcone e Borsellino non possono essere neppure nominati. Genchi ha detto: "E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata." Genchi era presente in via D'Amelio, ha visto il corpo carbonizzato di Borsellino, ha seguito le indagini sul segnale che ha innescato la bomba, non parla per sentito dire. Borsellino era minacciato, ogni domenica si recava da sua madre, ma lo Stato non riuscì neppure a isolare l'area di parcheggio di fronte al palazzo con una transenna. Genchi non è l'unico a indicare nella strage di via D'Amelio la nascita della Seconda Repubblica. Antonio Ingroia, pm di Palermo: "La verità va cercata a ogni costo, io penso che la cosiddetta Seconda Repubblica ha i suoi pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello Stato, magistrati e poliziotti" (*). Dalla sentenza della corte d'Assise di Caltanisetta del processo Borsellino ter: "Proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi, come Borsellino, avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con Cosa Nostra e di arretramento nell'attività di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare, anche pubblicamente, dall'alto del suo prestigio professionale e dalla nobiltà del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politiche" (*). Se l'informazione non esiste, facciamoci noi informazione. Ci vuole un nuovo CLN. Un Comitato di Liberazione Nazionale dell'informazione. Riportate sul vostro blog il testo dell'intervista di Genchi, traducetelo in tutte le lingue e inviatelo ai blog esteri che conoscete. Linkate il video da Youtube. Create i vostri video con le vostre analisi e conclusioni. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. (*) Testi tratti dal libro: "L'agenda rossa di Paolo Borsellino" di Lo Bianco/Rizza. Ps: domenica primo marzo a Bologna in via dello Scalo 21 alle ore 15.30 si terrà l'assemblea aperta alla città per l'elezione del candidato sindaco per la Lista Civica Beppe Grillo di Bologna certificata dal blog. Non mancate! www.listacivicabeppegrillo.it - meetup 14. Aderisci su Facebook a: Scegli il tuo candidato sindaco. |
| iciano | |
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oggi la mia aziendina ce l'ha fatta...ho anticipato ordini futuri in banca per avere liquidità... i liquidi vari che avevo io compreso il sudore non bastavano...
le industrie vogliono lasciare la gente...piu' gente possibile in cassa integrazione....la moda del momento e risparmiano e a momenti non gli frega manco degli ordini dei clienti...che poi per quelli che decidono di portare avanti vanno nelle piccole aziende ad imporre il basso prezzo che li porterà a guadagnare sullo strozzinaggio insieme agli amichetti delle banche intanto chiudono piccole aziende da tutte le parti insieme alle arti...così come per uno strano modo di rispettare i proverbi...mentre la gente non sembra neanche accorgersene tanto è incartapecorita in questa passiva ragione di vita che non prevede una volontà un sentimento....ma solo il bisogno oggi ce l'ho fatta ed è passato...per il domani di chi vuole continuare a sfruttare il prossimo per vivere augh iciano |
| Mauro Torta Italia... | |
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03 marzo BeppeGRILLO.IT Qualcuno bussa alla porta. Tu apri e tutto cambia. Il licenziamento è arrivato anche per te. Non fai più parte degli Schiavi Moderni tenuti in vita da uno stipendio miserabile. E neppure dei candidati alle Morti Bianche che però ha un lavoro. Ora sei un Morto di Fame. Hai diritto alla social card. Uno dei due, forse tre, nuovi milioni di disoccupati del 2009. Il momento del distacco, dell'uscita dalla fabbrica o dall'azienda è uno stato di trance. Il cervello galleggia, tutto è in discussione. Chi l'ha vissuto o lo vive sa che è come un piccolo infarto. Ti senti perso nel nulla e non sai cosa fare. Il giorno prima i cancelli della fabbrica erano aperti e parlavi con i tuoi compagni di politica o di calcio. L'azienda poi chiude, senza un perchè, senza avvisare nessuno. Ti trovi alle 6 del mattino di fronte ai cancelli con i tuoi colleghi e con i celerini. Poca conversazione, molte manganellate. Se sei precario non hai protezioni. Se sei dipendente hai la cassa integrazione per qualche mese. Sei fuori dal sistema e questo lo capisci solo adesso. La disoccupazione è contagiosa. Se chiude una società, spesso chiudono anche i suoi fornitori. Se i disoccupati in un una zona aumentano, in quella zona chiudono negozi e supermercati. Il disoccupato, il Morto di Fame moderno, è un virus. Abita in un Paese governato dall'uomo più ricco, dai parlamentari più numerosi e più pagati, dalle pensioni a senatori e deputati dopo due anni e mezzo. In città è circondato da Suv, da evasori fiscali che frodano 250 miliardi di euro all'anno allo Stato, da dipendenti della criminalità organizzata, la prima azienda del Paese per fatturato. Lui non è un politico, un evasore, un criminale, per questo è disoccupato. E' vissuto in un mondo a parte in cui la parola onestà aveva un significato. Vedo persone dignitose chiedere la carità nelle stazioni o premere le gettoniere dei telefoni nelle metropolitane. Una signora mi ha chiesto qualche euro, non mi ha riconosciuto, non sapeva di parlare con un genovese, belin. Mi ha detto che aveva fame. Non era extracomunitaria, clandestina, zingara, era italiana e senza un lavoro. Era una nuova Morta di Fame. Il blog riceve ogni giorno storie di nuovi Morti di Fame, su come sono stati licenziati. Ho deciso di raccogliere le testimonianze in un libro che pubblicherò in formato digitale scaricabile gratuitamente dal blog. Raccontate le vostre storie e lucidate i vostri zoccoli. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. |
| lucy cassini | |
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LA PAROLA CON LA “D”
Postato il Martedi 3 Marzo 2009 Italia FONTE: BAMBOCCIONI ALLA RISCOSSA ![]() Per pronunciare quella parolina semplice semplice con la “P” ha impiegato quasi sei mesi. Però, alla fine, ce l’ha fatta. Lui, l’inguaribile “ottimista” di Arcore - al secolo Berlusconi Silvio; per la cronaca anche primo ministro del nostro (ex) Belpaese - una manciata di giorni fa è riuscito finalmente a dire a microfoni aperti che cominciava ad essere un tantino preoccupato per l’andazzo dell’economia: “La crisi ha dimensioni non ben definite. Noi la guardiamo con preoccupazione”. Un evento. Un evento di cui val la pena segnarsi la data: era il 13 febbraio 2009. La “crisi” era esplosa con il crac della banca americana Lehman Brothers, fallita il 15 settembre del 2008. Erano passati la bellezza di 152 giorni di sfrenato ottimismo (“Le nostre banche sono solide”; “Non è un nuovo ‘29″; “Comprate azioni Eni e Enel” e vedrete che ridere; e cose così). E i quotidiani italiani - Corriere e Stampa, in testa - ci “aprirono” increduli il giornale. Con tanto di titoloni a tutta pagina: “Berlusconi è preoccupato”. Peccato solo che presto la lingua del Cavaliere potrebbe essere chiamata a una sfida ben più ardua. Pronunciare l’impronunciabile. Sdoganando anche in Italia quel vocabolo con la “D” che da un paio di mesi sta al centro del dibattito economico mondiale. Ma che anche grazie a lui stenta a trovare posto sui New York Times e le Cnn de’ noantri. La “D” è quella di “Depressione”. L’ultimo a parlarne non è stato un catastrofistra nostrano alle vongole. Ma l’economista americano - e premio nobel 2008 per l’economia - Paul Krugman. Che sul suo blog, ospitato dalle pagine on line del New York Times, ieri ha scritto nero su bianco: la banca centrale americana sta facendo di tutto e di più per arginare la crisi. Ma “l’economia mondiale sta ancora precipitando”. Evidentemente - ed ecco la parolina o parolaccia con la “D” - “evitare le depressioni“, ha sentenziato Krugman poche ore prima che le Borse di mezzo mondo crollassero per l’ennesima volta, “è molto più difficile di quel che ci è stato insegnato” da certe teorie economiche del passato. Del resto: il premio Nobel, da tempo, ripete a ogni pie’ sospinto che i casi sono due. O si azzecca la ricetta giusta. O l’economia mondiale finirà a ramengo. Ultimamente i politici di mezzo mondo non stanno proprio azzeccando tutto. E quindi: “Sì possiamo avere un’altra depressione - aveva già detto senza mezzi termini Krugman non più tardi di un mesetto fa - perchè quelli che rifiutano di imparare dalla storia, possono essere condannati a ripeterla”. Una preoccupazione condivisa anche da un altro celebre economista americano, Nouriel Roubini. Che è stato uno dei pochissimi - nel settembre del 2006 - a prevedere la crisi dei mutui subprime. E che ieri sul suo blog ha scritto un pezzo dal titolo inequivocabile: “Il rischio crescente di una quasi depressione globale”. Fumose disquisizioni da accademici? Niente affatto. La parola depressione è già entrata ufficialmente anche nei recinti dell’Alta finanza che conta. Tanto che a fine gennaio - come aveva riportato anche il blog del Financial Times - un analista economico della banca d’affari americana Merril Lynch, David Rosenberg aveva scritto una nota intitolata “Alcune scomode verità”. Per dire che, sì, per una “depressione” non c’era una “definizione ufficiale. Sappiamo solo che ne sono esistite in passato: ce ne sono state non meno di quattro nell’Ottocento e una nel Novecento”, quel famoso ‘29 che aveva trascinato la Germania al nazismo e il mondo alla seconda guerra mondiale . E quindi? E quindi “probabilmente ne stiamo affrontando una oggi”, aveva concluso Rosenberg. Una solfa non proprio allegra. Ma ripetuta quasi pari pari anche dal numero uno del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss Kahn ad inizio febbraio: “Le economie avanzate sono già in una depressione e la crisi finanziaria può farsi ancora più grave”. Parole e pareri pesanti. Che fanno il paio con una gaffe altrettanto di peso. Quella del premier inglese, Gordon Brown. Che sempre a inizio febbraio, durante un’audizione in parlamento, si è lasciato scappare sempre quella maledetta parola con la “D”: “Dovremmo trovare un accordo a livello mondiale su un impulso monetario e fiscale per portare il mondo fuori dalla depressione“, aveva detto Brown. Salvo poi correggersi con una nota inviata alla stampa: non voleva dire depressione, ma recessione. Peccato che poi a chiarire meglio il concetto ci ha pensato il segretario all’infanzia del suo governo, Ed Balls. Che pochi giorni dopo ha sintetizzato la situazione con toni non meno cupi: “Questa è la crisi finanziaria più estrema e seria da quella degli anni Trenta e la realtà è che sta per cominciare la pù seria recessione globale degli ultimi cento anni”. Come a dire: se non è zuppa, è pan bagnato. E in Italia? E in Italia, zut. Silenzio. Le Borse crollano, il pil tracolla e le aziende licenziano come nel resto del mondo. Ma nel vocabolario berlusconiano - tra la “A” di abbronzato e la “Z” di zia suora - spazio per la “C” di crisi ce n’è poco. Per la “D” di depressione non ce n’è affatto. Risultato: anche il ministro delle Finanze, Giulio Tremonti che mesi fa si azzardava a parlare di un nuovo ‘29, ora non fa che ripetere il mantra del capobottega sulla solidità delle banche e del nostro (ex) Belpaese. Sia come sia, poco importa. A breve non serviranno più le lingue dei politici di centro, sinistra e destra. E nemmeno quelle di giornali e tivù. A breve a parlare saranno i fatti. Fonte: http://bamboccioni-al... http://www.comedonchi... Edited by lucy cassini on Mar 3, 2009 3:50 PM |