Worldwide Beppe Grillo Meetup Message Board › IL MOVIMENTO DEL '77 in ITALIA
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Dalla cacciata di Lama dalla Sapienza di Roma all'assassinio di Giorgiana Masi, un documentario che ricostruisce l'epoca.
A me tocca particolarmente perché l'ho vissuta in prima persona, anche se avevo 16 anni (ero a Roma il giorno della cacciata di Lama, é una giornata che non dimentichero' mai). Questo documentario mi tocca ancora di più perché rivedo amici/compagni dell'epoca, di Roma, dei Volsci, del Policlinico..... Quel movimento é stato un'esperienza umana fortissima, indimenticabile. Forse perché devo essere predisposto a ricercare esperienze di questo tipo, ho rivissuto la stessa intensità umana un'altra volta 11 anni dopo nell'88 in un movimento non politico ma festivo, quello delle rave parties e della musica techno. Ma visto che per me TUTTO E' POLITICA ("il personale é politico" come si diceva all'epoca), e visto che per me la musica é un'aspetto FONDAMENTALE della vita, non credo essere stato in contraddizione con me stesso. Non mi sono MAI venduto al sistema e di questo sono particolarmente contento. Ho quasi 48 anni ed aspetto febbrilmente il prossimo movimento che spazzi via tutto, non so da dove verrà, che forma avrà (non credo quello delle 5 stelle), ma ne faro' parte, potete esserne certi!!!!! Edited by XLR on Dec 26, 2008 8:34 PM |
| XLR | |
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La cosa che mi da una RABBIA TREMENDA é il fatto di pensare che l'ASSASSINO di Giorgiana é ancora OGGI sconosciuto e LIBERO. Come posso amare e sentirmi cittadino di un paese dove una tale INGIUSTIZIA é possibile????????
Sopratutto pensando che un ex-PRESIDENTE della REPUBBLICA dice SAPERE chi é l'ASSASSINO (chiunque esso sia), ma non voler rivelarlo!!!!!!! NON E' GIUSTO MORIRE A 19 ANNO IN QUESTO MODO!!!!!! Com'é possibile tutto cio'?????? Mi VERGOGNO profondamente di essere cittadino di un TALE PAESE!!!! Non perché é successo, ma peché la GENTE SE NE FREGA!!!!!! E' un paese di GENTE DI MERDA (insensibilizzata, addestrata ed educata, purtroppo, dai media di Regime)!!!!!!! Ecco la verità. Edited by XLR on Dec 24, 2008 6:21 AM |
| XLR | |
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Per non parlare delle STRAGI diverse e varie i cui autori sono ancora OGGI SCONOSCIUTI!!!!!! (Coperti dallo Stato)
COME SI FA A RESTARE INTERTI??? COME SI FA A NON REAGIRE???? Io non lo so. Io non lo potrei e non lo potei all'epoca. |
| giandiero | |
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con tutti gli infiltrati che c'erano nel tuo bel movimento per cambiare il mondo non dovresti sborroneggiartela in questo modo, specie parlando di sconosciuti. mentre è un dato di fatto che, a parte le br (che collaboravano anche con la camorra oltre cha con i servizi), lotta continua e potere operaio ci hanno regalato uomini come mughini o bondi. ma a parte questa bella compagnia di cui non ti vergogni, credo che sia innegabile che da quando la sinistra iniziò a considerare la lotta armata iniziò un processo di abbandono di quella cultura della preparazione del territorio sociale a forme politiche migliori che è l'unica speranza di reale cambiamento. anche se è più lunga, anche se non c'è un tizio che ti promette che con un paio di morti si cambia il mondo. ma qualcuno che ci casca c'è sempre, tanto poi si ricicla come bondi, pare che è precario lui...
e ricordo sempre che la conseguenza del terrorismo rosso è stato il craxismo, che ha colpito l'italia a destra e a sinistra, ha distrutto le correnti interne al pci, quell'eterodossia che avrebbe permesso al più grand partito comunista europeo di attraversare la caduta del muro con delle idee ulteriori e meno questioni irrisolte. potrei dire che senza questi idioti della lotta armata forse saremo diventati un paese normale, senza debito pubblico, senza berlusconismo, ma sarebbe dietrologia. passiamo alla storia, invece: lama era stato contestato dagli autonomi. "rosso", pubblicazione dell'autonomia operaia scriveva nel 1977: "proprio perchè siamo convinti che la strada sia un'altra, uno dei compiti del movimento a bologna sarà quello di battere le posizioni più direttamente insurrezionaliste, e in vario modo movimentiste"* sulle br: "quella che va criticata è l'incomprensione della qualità delle lotte del movimento, appiattita a generica resistenza, e quindi l'impossibilità a tracciare un rapporto che non sia strumentale rispetto alla crescita del partito combattente"* e questo per dire che, servissi a parte, questa cosa dell'inurrezionalismo di sinistra non riguardava gli autonomi, quelli che ieri contestavano lama. e che non si sarebbero mai cooptati con un marxista leninista di stampo insurrezionalista (con toni da vecchiardo peraltro). quindi non diciamo stronzate: voi la piazza non l'avavate avuta, stavate solo sfruttando un momento di spontaneismo armato (da chi?) e quindi evita di buttare fango sulle realtà antagoniste, avete fatto così tanto danno, abbiate la decenza di tacere, di ammettere da che parte stavate, quali sono stati i risultati di queste sciocche politiche: craxi, e la fine della rilevanza mondiale che aveva assunto la sinista italiana. *gli autonomi, a cura di s. bianchi e l. caminiti, derive e approdi, p 286 Edited by giandiero on Dec 24, 2008 7:45 AM |
| XLR | |
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Tu sempre a partire dai casi individuali per farne una teoria generale!!!
Allora io ti dico: il PCI ci ha regalato gente come Giuliano Ferrara, Napolitano, D'Alema, Fassino, Violante........ (i primi nomi che mi vengono in mente, sicuramente ce ne sono di ancora "meglio"). Il PCI (ed il sindacato) era quello che chiedeva (imponeva) agli operai e ai proletari di fare "i doverosi sacrifici" per i padroni (in cambio di eventuali poltrone per i loro culi, che in più NON EBBERO!!!!!!!). Il PCI era quello che votava la fiducia ad Andreotti dopo l'assassinio di Giorgiana Masi. Il Pci era quello che chiamava "untorelli" coloro che facevano parte del movimento alla sua sinistra. Il PCI é quello che ha votato per Kossiga presidente della Repubblica...... E ne passo delle migliori........ Se per te é questa la: "cultura della preparazione del territorio sociale a forme politiche migliori che è l'unica speranza di reale cambiamento", TE LA PUOI TENERE LA TUA CULTURA. Si sa, per te il massimo di cambamento che si puo' sognare é un paio di chiappe "amiche" (o forse le tue, chissà) su di una poltrona!!!!! IO QUESTA (CUL)TURA LA MANDO (assieme a te) SONORAMENTE AFFANCULO!!!!!! ![]() ![]() |
| A former member | |
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| XLR | |
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Visto che eravamo dei provocatori pieni di infiltrati, funno anche tra i primi (coi radicali) ad opporsi alle centrali nucleari.
Questo perché eravamo molto impiantati all'ENEL a Roma col Comitato Politico ENEL. Per esempio io passai le vacanze nel 77 nel campeggio antinucleare di Montalto di Castro. Forse eravamo pagati dai "servizi" anche la!!!!! lol ![]() Volantino del Comitato politico ENEL e dei Comitati autonomi operai, 24 luglio 1977. Archivio privato Gabriella Brandani. ![]() ![]() Manifestazione a Montalto di Castro, primavera 1978. Copyright Luisa Di Gaetano. ![]() Volantino per la manifestazione nazionale del 19 maggio 1979. "Qualenergia", n. 1, marzo-aprile 1979. ![]() Volantino C.s.o.a del Forte Prenestino che invita a una serata di sottoscrizione in favore dei compagni arrestati in occasione di una manifestazione antinucleare. Archivio C.s.o.a Forte Prenestino, licenza Creative Commons ![]() Seconda pagina di "Lotta continua" sulla lotta alle centrali nucleari. Chi lotta e perché contro le centrali, "Lotta continua", 9 agosto 1977 ![]() Prima pagina di "Lotta continua" che dà conto dei dissensi sull'impiego dell'energia nucleare. Un'estate contro le centrali nucleari. "Lotta continua", 30 luglio 1977 CRONOLOGIA 1971. Il Consiglio di amministrazione dell’Enel decide di costruire la quinta centrale elettronucleare italiana. 1974. Giugno, il presidente della Giunta regionale del Lazio esprime parere favorevole alla localizzazione della centrale nell’alto Lazio, indicando i siti di Pian dei Cangani (Montalto di Castro) e Pian di Spille (Tarquinia). 1975. 2 agosto, la legge n. 393 detta le norme per la localizzazione delle centrali elettronucleari, recependo l’indicazione di Pian dei Cangani e Pian di Spille. 1976. Settembre, una delibera della Giunta regionale sceglie definitivamente il sito di Pian dei Cangani. 1976. Settembre-ottobre, nei comuni della zona si svolgono le prime manifestazioni e si vanno costituendo i comitati cittadini antinucleari. 1977. 20 marzo, “Festa della vita” a Pian dei Cangani. 1977. Fine marzo, i lavori preliminari della centrale vengono sospesi per il ritrovamento di resti archeologici. 1977. Luglio, il sindaco di Montalto di Castro firma un’ordinanza di blocco dei lavori preliminari, la cui ripresa viene poi autorizzata dal Tar, che accoglie il ricorso presentato dall’Enel. 1977. Agosto, campeggio degli antinuclearisti a Pian dei Cangani; scontro con i militanti del PCI alla festa de “l’Unità”. 1978. Costituzione del Comitato per il controllo delle scelte energetiche. 1978. Convenzione tra l’Enel e il Comune di Montalto di Castro. 1978. Primavera, nuova grande manifestazione contro la centrale a Montalto di Castro. 1979. 28 marzo, incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island ad Harrisburg, Pennsylvania (USA). 1979. 19 maggio manifestazione nazionale contro il nucleare a Roma. 1979. Gli enti locali richiedono la sospensione dei lavori della centrale. 1980. Febbraio, il sindaco di Montalto di Castro firma una nuova ordinanza di blocco dei lavori, che riprendono dopo alcuni mesi. 1981. Febbraio, la Corte costituzionale respinge la richiesta di referendum sul nucleare avanzata dal Partito radicale e dagli Amici della terra. 1986. 26 aprile, incidente alla centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina (URSS). 1986. 10 maggio, si svolge a Roma la più grande manifestazione antinucleare della storia italiana. 1986. Viene avviata la raccolta di firme per i referendum sul nucleare. 1986. A Montalto di Castro nuovo campeggio antinuclearista e blocchi al cantiere della centrale. 1987. 8-9 novembre, referendum sul nucleare: gli italiani lo rifiutano. 1987. Riprendono i blocchi al cantiere della centrale. 1987. Il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) delibera la sospensione dei lavori di costruzione della centrale. 1988. 6 agosto, il decreto legge n. 324 prevede la definitiva interruzione dei lavori, stabilendone la riconversione a policombustibile. 1990. Marzo, iniziano i lavori della centrale termoelettrica convenzionale. 1995-1998. La centrale termoelettrica “Alessandro Volta” entra in funzione. |
| Tonino Silvestri | |
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è innegabile che si aveva più "palle" ( metaforicamente parlando) nel manifestare, una forza data dall'ideale e dalla speranza...
Il confronto con oggi è impossibile. Oggi i gggiovani sono dei COGLIONI ( aveva ragione Lui ) a cui puoi cagare in testa, a cui puoi anche scrivere uno, dicei, mille post di offese trucidi...... perdi solo tempo, perchè sono acquistabili come qualsiasi merce...per questo che è finita e si salvi chi può!! |
| XLR | |
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Una centrale elettronucleare a Montalto di Castro
Al principio degli anni Settanta in Italia erano in funzione tre centrali elettronucleari – quella di Trino Vercellese in Piemonte, quella di Borgo Sabotino nei pressi di Latina e quella del Garigliano al confine tra Lazio e Campania – e una quarta era in costruzione a Caorso, in provincia di Piacenza. Vi era allora un’atmosfera decisamente favorevole alla diffusione del nucleare, che molti consideravano la soluzione principale per alleviare la forte dipendenza energetica del nostro paese, evidenziata e aggravata dalla crisi petrolifera del 1973. In questo contesto l’ENEL e il governo decisero di potenziare la rete per la produzione di energia elettrica attraverso la fissione nucleare, prevedendo tra l’altro la realizzazione nell’alto Lazio della centrale più potente d’Italia (due reattori da circa 1.000 megawatt ciascuno). Nell’agosto 1975 la legge n. 393 stabilì la localizzazione di quest’ultima nella fascia costiera tra Tarquinia e Montalto di Castro, e una delibera regionale dell’anno seguente individuò il sito di Pian dei Cangani, nel territorio comunale di Montalto. La localizzazione della centrale venne decisa senza consultare la popolazione locale, parte della quale paventava che la realizzazione di un impianto nucleare di tale portata avrebbe avuto serie ripercussioni negative sull’ambiente, la salute pubblica e l’economia di un’area come la Maremma laziale a forte vocazione agricola e turistica. Nei comuni della zona si costituirono quindi comitati di cittadini contrari alla costruzione della centrale. I membri del Comitato cittadino montaltese si prodigarono per informare gli abitanti del paese e i numerosi villeggianti circa i rischi legati all’energia nucleare, sia in caso di incidente sia per le emissioni di radioattività connesse al normale esercizio della costruenda centrale. Eccezion fatta per il PCI, che pur ponendo alcune condizioni accettava la realizzazione della centrale, il comitato ottenne l’appoggio delle sezioni locali dei maggiori partiti, i quali invece a livello nazionale erano almeno inizialmente tutti favorevoli all’impiego civile del nucleare. Per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla propria opposizione alla centrale, il 20 marzo 1977 i vari comitati della zona organizzarono una manifestazione a Pian dei Cangani, nel sito scelto per la realizzazione dell’impianto nucleare. Il movimento antinucleare La “festa della vita” che si svolse il 20 marzo 1977 sui prati di Pian dei Cangani vide la partecipazione di migliaia di persone e segnò il passaggio dell’opposizione alla centrale di Montalto di Castro da questione locale a problema di rilievo pienamente nazionale. In quella fase, del resto, la più generale mobilitazione contro il nucleare, che aveva proprio nel caso di Montalto il suo epicentro, realizzava una provvisoria convergenza tra le diverse componenti dell’ambientalismo italiano, caratterizzate da storie, opzioni politiche e pratiche operative anche molto distanti tra loro. Le vicende della mobilitazione antinucleare andavano intrecciandosi con quelle del movimento studentesco e giovanile del ’77. Alla lotta di Montalto partecipavano il Comitato politico dell’ENEL e gli altri comitati autonomi romani, che manifestavano una netta avversione di classe al programma di sviluppo dell’energia nucleare inteso come espressione delle strategie economiche del padronato italiano e delle multinazionali del settore, e viatico per la militarizzazione del territorio e l’accentuazione del controllo sociale. Alla denuncia del carattere antidemocratico delle procedure seguite per la localizzazione della centrale, e alle preoccupazioni di natura ambientale ed economica espresse dai comitati cittadini locali, si accostavano così istanze politiche ben più radicali. Tra i vari soggetti impegnati nella lotta antinucleare di Montalto vi erano anche le associazioni conservazioniste di stampo più o meno tradizionale, come il WWF, che in quegli anni espandevano il proprio raggio di azione e si avvicinavano alle tematiche proprie della nascente ecologia politica, come l’opzione a favore di un diverso modello di sviluppo incentrato sul risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Nell’estate 1977 le frange più radicali del movimento antinucleare – come Lotta continua, i comitati autonomi e i gruppi anarchici – organizzarono un lungo campeggio a Pian dei Cangani, nel corso del quale emersero le profonde differenze tra le varie componenti del movimento stesso, che sfociarono in animate discussioni e in piccate prese di distanza. Grazie anche al coordinamento assicurato dal Comitato nazionale per il controllo delle scelte energetiche – un organismo di raccordo tra i vari gruppi locali e riviste ecologiste fondato da scienziati vicini alla “nuova sinistra” – il livello della mobilitazione si mantenne comunque piuttosto alto fino alla fine del decennio. Nella primavera del 1978, a circa un anno dalla “festa della vita”, si svolse una nuova manifestazione a Montalto nel sito destinato ad accogliere la centrale. Il 19 maggio 1979, poche settimane dopo il grave incidente alla centrale di Three Mile Island di Harrisburg in Pennsylvania (USA), alcune decine di migliaia di persone sfilarono a Roma contro l’atomo, mettendo in scena quello che può essere considerato il canto del cigno di questa prima stagione del movimento antinucleare italiano. Nel febbraio 1981, infine, la Corte costituzionale dichiarò inammissibile il referendum sul nucleare proposto dal Partito radicale e dalla sezione italiana degli Amici della terra, sull’opportunità del quale si era del resto nettamente diviso il fronte degli oppositori dell’atomo. (...) |
| XLR | |
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Il “vento” di Chernobyl
La prima metà degli anni Ottanta rappresentò per il movimento antinucleare una fase carsica, durante la quale l’opposizione all’atomo perse la precedente centralità all’interno del fronte ambientalista, che da un lato andava progressivamente ampliando la gamma dei propri settori di intervento e, dall’altro, vedeva crescere la consistenza della propria base e la propria influenza nella società italiana. Nonostante le proteste – e dopo varie sospensioni deliberate dagli enti locali, con relativi ricorsi da parte dell’ENEL – nel grande cantiere di Montalto di Castro proseguivano intanto i lavori di costruzione della centrale, il cui stato di avanzamento alla fine del 1986 aveva superato i due terzi. Nella primavera di quell’anno si verificò però l’evento destinato a mutare le prospettive del nucleare in Italia. A seguito di un incidente alla centrale ucraina di Chernobyl, in Unione Sovietica, una grande nube radioattiva si diffuse sull’Europa raggiungendo anche il nostro paese. Dopo iniziali reticenze a riconoscere la gravità della situazione, il governo italiano, per arginare i rischi di contaminazione, prese misure drastiche quali il divieto di consumare latte e verdura. L’impatto sull’opinione pubblica italiana fu enorme, e la mobilitazione antinucleare riprese su grande scala. Il 10 maggio tra le 100.000 e le 200.000 persone sfilarono a Roma, intonando slogan ironici come “Lotta dura per la verdura, lotta armata per l’insalata”, ed esibendo cartelli che recitavano: “Al contadino non far sapere com’è buono l’uranio con le pere”. I manifestanti chiedevano la chiusura delle centrali esistenti e la sospensione dei lavori degli impianti in costruzione. In agosto gli antinuclearisti si ritrovarono ancora a Montalto di Castro per un nuovo campeggio, e nei mesi seguenti furono organizzati vari blocchi alla centrale, alcuni dei quali sfociarono in duri scontri con le forze dell’ordine. L’incidente di Chernobyl contribuì anche a ridefinire il peso dei sostenitori e degli oppositori dell’atomo all’interno dei partiti politici e dei sindacati, rafforzando ad esempio le correnti antinucleari nel PCI, nel PSI e nella CGIL. La riconversione Nello stesso 1986, poco tempo dopo la manifestazione antinucleare a Roma, varie associazioni e forze politiche – Amici della terra, Italia nostra, Lega per l’ambiente, Lipu, WWF, Democrazia proletaria, FGCI, Partito radicale e Verdi – promossero una nuova iniziativa referendaria sul nucleare, incentrata su tre quesiti volti ad abrogare alcune norme relative alle procedure decisionali per la localizzazione delle centrali, alla concessione di contributi agli enti locali interessati e alla partecipazione dell’ENEL a progetti nucleari all’estero. La consultazione referendaria si tenne l’8 e 9 novembre 1987, e vide una netta vittoria dei “Sì” – l’80,6% per il primo quesito, il 79,7% per il secondo e il 71,9% per il terzo – pur con un’affluenza alle urne piuttosto bassa. Nei giorni successivi ripresero le manifestazioni e i blocchi alla centrale di Montalto. I lavori nel cantiere furono quindi sospesi per condurre studi sulla sua eventuale riconversione a combustibili fossili, soluzione cui si impegnò, nell’aprile 1988, il nuovo presidente del Consiglio Ciriaco De Mita. L’interpretazione prevalente del risultato dei referendum – che pure non riguardavano le centrali in esercizio né quelle in costruzione, e che ostacolavano la realizzazione di nuovi impianti senza però escluderla – fu che l’Italia dovesse uscire dal nucleare. Nell’estate del 1990 il Parlamento e il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) deliberarono quindi in tal senso, chiudendo per il nostro paese la pagina relativa all’utilizzo civile dell’energia atomica. Dopo la riconversione, la centrale di Montalto di Castro entrò infine in funzione tra il 1995 e il 1998. Intitolata ad Alessandro Volta, con i suoi 3.600 megawatt essa è oggi il più grande impianto termoelettrico d’Italia. |