Worldwide Beppe Grillo Meetup Message Board › contro l'intolleranza zero ... contro l'informazione mistificator
| Uto P.I.A. D'Elica | |
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Edited by User 4,052,267 on Jan 7, 2008 3:24 AM |
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| Marco D. | |
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Da http://www.ilmanifest...
Sul caso Bianzino dal governo verità e giustizia Fare luce sul caso, ma lavoriamo anche per prevenire episodi del genere. Ecco tutto ciò che si può fare per chi è privato della libertà Luigi Manconi* Due mesi fa Aldo Bianzino era a casa sua. Poi l'arresto e la morte nel carcere di Perugia. Aspettiamo ancora gli esiti della terza perizia autoptica disposta dal pubblico ministero, alla ricerca delle possibili cause della morte e delle sue eventuali responsabilità. Intanto da Lecce arriva notizia di un altro decesso le cui cause vanno chiarite: un detenuto trovato morto con macchie di sangue sul corpo. Anche lì la Procura ha avviato le indagini ed è veramente troppo presto per ipotizzarne gli esiti. Questi episodi e gli altri elencati nel dossier di Antigone ci ricordano di quale terribile meccanismo sia la privazione della libertà per motivi di giustizia: farmaco che cura e che avvelena, il diritto penale si porta con sé la violenza che intende debellare. Negli alambicchi giurisprudenziali tutto si vorrebbe saggiamente misurato, per sanzionare il male e per arrecarne il meno possibile, quando necessario. Ma la procedura, e poi la pena, non sono prodotti di laboratorio, ma fatti umani, di uomini e donne, con le loro qualità e le loro miserie. Capita così che, a dispetto di ogni sacro principio e persino di ogni saggia amministrazione, quando c'è, si muoia ancora in galera, nel mentre che la vita di uomini e donne è affidata alle cure, all'incuria o all'arbitrio di altri. Di fronte a questa tragedia sempre incombente, per quanto è nelle mie responsabilità, ho fatto un punto d'onore della massima trasparenza e del massimo impegno dell'Amministrazione penitenziaria nel sostegno alle attività della magistratura inquirente e nell'accertamento di tutte le eventuali responsabilità amministrative di quanto è accaduto o dovesse accadere, sia esso di rilievo penale o no. D'altro canto, le inchieste, i processi e finanche le condanne non restituiranno Aldo Bianzino e i suoi compagni di sventura alla vita e agli affetti dei loro cari, e sulle amministrazioni dello Stato, su chi le dirige e su chi ne risponde politicamente resterà l'onta di quanto accaduto. Bisogna, dunque, fare di più: lavorare, per quanto possibile, a potenziare le strategie di prevenzione degli eventi critici. Ad agosto è entrata in vigore la circolare che riforma e potenzia il servizio di accoglienza dei detenuti in carcere. Ne stiamo monitorando l'applicazione: non è ancora a pieno regime (mancano in molti istituti spazi e personale per applicarla efficacemente) e chissà se sarebbe stata sufficiente a prevenire la morte di Aldo Bianzino (i detenuti nelle sezioni di accoglienza dovrebbero essere ospitati in «camere di due-tre posti», e dovrebbe essere garantita loro la permanenza fuori dalla cella nella misura più ampia consentita), ma è un primo passo nella giusta direzione. Altrettanto va fatto in termini di formazione e aggiornamento del personale, non solo per il rispetto della dignità della persona privata della libertà, ma anche per una gestione attenta e responsabile degli stessi «eventi critici»: per tornare al «caso Bianzino», se è vero quanto la compagna ha raccontato a noi, al pm e ai mezzi di comunicazione, al lutto della morte del marito, si sarebbe aggiunta l'onta di una amministrazione che tra i molti possibili avrebbe trovato il modo, per così dire, meno delicato per informarla della tragedia (al quarto colloquio, dopo tre ore e molte reticenze). Altro ancora è possibile fare sul versante amministrativo. L'Ufficio ispettivo del Dap alle attività investigative ha affiancato finalmente - in ritardo di decenni - la prima approfondita analisi delle condizioni di contesto degli «eventi critici», dalla quale speriamo di poter sapere di più sui modelli organizzativi, gli ambienti detentivi, le relazioni personali, le condizioni soggettive che accompagnano il loro manifestarsi. Intanto, il Capo Dipartimento ha avviato la programmazione della messa in opera del Regolamento penitenziario del 2000, a lungo negletto e svillaneggiato dal precedente governo. Senza dimenticare che, grazie all'iniziativa di questo governo, si è finalmente deciso che entro il 31 marzo 2008 l'assistenza ai detenuti passerà al Servizio sanitario nazionale, con un'aspettativa di miglioramento della qualità nella tutela della salute che è di per sé prevenzione di «eventi critici». Un contributo ulteriore, infine, potrebbe venire dal Parlamento, se avesse la determinazione di portare a compimento l'iter del disegno di legge istitutivo del Garante delle persone private della libertà, già approvato dalla Camera. L'esperienza dei garanti nominati dalle Regioni e dagli enti locali ci dice dell'importanza di una figura di questo genere, dichiaratamente non giurisdizionale, attenta ai diritti dei detenuti e alle possibilità concrete del loro esercizio. Il sistema penitenziario nel suo complesso, dal personale alla magistratura di sorveglianza, non potrebbe che avvantaggiarsi della presenza pienamente legittimata di una figura terza, di prevenzione e composizione di sempre possibili conflitti tra chi è privato della libertà e chi, in nostro nome, è tenuto istituzionalmente a disporre quella privazione. * Sottosegretario alla Giustizia |
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«Eventi critici», così si muore in carcere
Dopo appena un anno e mezzo, è svanito l'effetto indulto e i penitenziari sono di nuovo affollati. Anche le morti in cella non calano: 117, di cui 42 suicidi. Con qualche caso «sospetto» Dario Stefano Dall'Aquila Strasburgo - Comitato anti-tortura: Italia vigilata speciale Nel corso del 2008 il «Comitato europeo per la prevenzione della tortura» (Cpt) tornerà a visitare il nostro paese. L'ultima volta fu nel 2004, in piena era Berlusconi e dopo [...] Le cifre - Da ottobre 3mila arresti 49 mila 442 detenuti, 6 mila e 200 in più rispetto a quelli previsti dal regolamento. A un anno e mezzo dall'indulto, le carceri italiane scoppiano di nuovo, grazie anche [...] Sul caso Bianzino dal governo verità e giustizia Fare luce sul caso, ma lavoriamo anche per prevenire episodi del genere. Ecco tutto ciò che si può fare per chi è privato della libertà Luigi Manconi* Due mesi fa Aldo Bianzino era a casa sua. Poi l'arresto e la morte nel carcere di Perugia. Aspettiamo ancora gli esiti della terza perizia autoptica disposta dal pubblico ministero, [...] |
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urlare nel vuoto pneumatico del meetup ... e la gente comune continua a finire in carcere per delle leggi non solo impopolari ... ma inappropriate ... insensibili ... antitetiche ... e nel disinteresse generale fanno più danni delle leggi stesse e della disinformazione e poi ci lamentiamo!!!
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proposte di lettura ed approfondimenti da parte de "gli amici di Alberto"
Sulle droghe rilanciamo l?azione politica. Adesso Da Fuoriluogo, di Franco Marcomini - 27 gennaio 2008 Sono passati meno di due anni da quando si poteva leggere nel programma dell?Unione che avrebbe poi vinto le elezioni: «Alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell?accoglienza sociale per la persona e le famiglie che vivono il dramma della droga, a partire dalla decriminalizzazione delle condotte legate al consumo (anche per fini terapeutici) e quindi dal superamento della normativa in vigore dal 1990. (...) Il decreto legge del governo (di centrodestra, ndr) sulle tossicodipendenze deve essere abrogato». Allora era forte la convinzione che si sarebbe voltato pagina e fu straordinaria l?assemblea di Bologna del febbraio 2006, con l?adesione delle regioni che erano e sono ancora a netta maggioranza di centrosinistra, così come lo sono le amministrazioni locali. Le realtà professionali, i servizi pubblici e privati, i consumatori, pur con posizioni diverse, assaporavano un vento di cambiamento che avrebbe fatto uscire il paese dal clima d?oscurantismo culturale, di moralismo prezzolato, di scienza mercificata, di esperti senza esperienza che la destra aveva imposto con un miscuglio di arrogante paternalismo e di allarmismo mediatico. Il fulgore del fasto decadente fu ottenuto con la fallimentare conferenza nazionale di Palermo, largamente disertata da istituzioni ed associazioni, e con la grottesca approvazione di una legge la cui oscenità ha dovuto essere coperta dalle trasparenti vesti di un decreto sulle olimpiadi invernali imposto con voto di fiducia (visto che nessuno si fidava e molti un po?si vergognavano). Dopo la vittoria dell?Unione, la speranza era che gli integerrimi parlamentari di quello schieramento avrebbero applicato quanto sottoscritto: nessuno poteva immaginare che i timorati di Dio dell?Unione, ed in particolare alcuni cattolici ulivisti e vagamente di centro, dicessero le bugie. L?inganno era certo a fin di bene, una sorta di infiltrazione nelle file nemiche, laiche ed immorali, per vincere la grande battaglia finalizzata all?esportazione armata della verità e dei valori universali della curia romana: così, teodem, teopop e atei devoti, ebbri delle proprie convinzioni e benedetti da prelati tutt?altro che sobri e con un quadro inequivocabile di sindrome di dipendenza dal potere e dai suoi privilegi, si sono lanciati allo snaturamento del programma dell?Unione su temi fondamentali, tra i quali l?abrogazione della Fini Giovanardi. Non si è trattato pertanto di mancanza di una maggioranza per modificare una legge, ma di presenza di una maggioranza dopata dall?inganno per produrre la suggestione della vittoria elettorale. Dopo la caduta del governo Prodi al Senato, non sappiamo ancora se la prospettiva del voto sia a breve o brevissimo termine. L?auspicio è di non passare dall? oscurantismo implicito di questi mesi al ritorno di quello esplicito della destra; e sarebbe triste pensare a questo come ad un antidoto all?attuale immobilismo, come se la sinistra sapesse essere vitale solo se all?opposizione. Ma nella palude odierna rimane in ogni modo uno spazio politico da praticare, anche in vista delle elezioni, per una solida azione culturale che ricompatti il mondo di coloro che non amano la semplificazione di un consumo condannato alla galera. Per fare questo si deve però uscire dal tatticismo legato alla ricerca di piccoli o grandi interessi di bottega, dagli allarmismi e dalle falsità scientifiche seminate ad uso e consumo della intangibilità della Fini Giovanardi, per raccogliere il plauso degli umori più torpidi (a destra e a sinistra) quanto a intolleranza e disprezzo dello stato di diritto. |
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per non dimenticare Alberto
UNA PERSONA PUO? RITENERSI DIFFAMATA A MEZZO STAMPA ANCHE SE IL SUO NOME NON E? ESPRESSAMENTE MENZIONATO NELL?ARTICOLO ? L?identificazione può desumersi dalle circostanze narrate (Cassazione Sezione Terza Civile n. 17180 del 6 agosto 2007, Pres. Nicastro, Rel. Spirito). La diffamazione a mezzo stampa di una persona può ritenersi sussistente anche se il suo nome non è esplicitamente menzionato nell?articolo. La sua individuazione si verifica, in assenza di un esplicito e nominativo richiamo, attraverso gli elementi della fattispecie concreta, quali la natura e portata dell?offesa, le circostanze narrate, oggettive e soggettive, i riferimenti personali e temporali e simili, i quali devono, unitamente gli altri elementi che la vicenda offre, essere valutati complessivamente, di guisa che possa desumersi, con ragionevole certezza, l?inequivoca individuazione dell?offeso. |
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| RosarioP | |
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Come al solito arrivo sempre in ritardo a conoscere certe storie.. ho visto il video del V-day dove sul palco è salita la moglie di Aldo e ho approfondito la questione..
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