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contro l'intolleranza zero ... contro l'informazione mistificatoria ... per Alberto, per Aldo, per Federico ...

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Posted Nov 12, 2007 6:48 AM
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da Liberazione de 11/11/2007
La manifestazione per chiedere verità e giustizia per il 44enne ucciso dal carcere
Dopo l'arresto per possesso di piante di marijuana. Dubbi sulla versione ufficiale

Perugia "sicura da morire" In duemila in piazza per Aldo

Checchino Antonini
Perugia nostro inviato
«Ce lo dica se suo marito soffre di cuore, ce lo dica che lo salviamo!», le diceva a brutto muso un ispettore capo entrato nella cella alle sette e mezza di quella domenica. «Ce lo dica? ma Aldo era già morto». Roberta Radici ricorda con rabbia mentre sfila con duemila persone per le strade di Perugia. In duemila per chiedere verità e giustizia sulla morte del suo compagno Aldo Bianzino, arrestato con lei, per possesso di marijuana, al mattino di due giorni prima, di fronte al figlio più piccolo, Rudra, minorenne, che restò solo con la nonna di 91 anni in un casale di Pietralunga, a nord di Perugia, tra Gubbio e Città di Castello. Infarto, dirà la prima bozza di versione ufficiale ma poi le perizie scopriranno lesioni alla milza, al fegato, quattro emorragie al cervello molto importanti, ossia con grandi perdite di sangue. E nessun segno esteriore di percosse. La magistratura indaga contro ignoti per omicidio e su una presunta omissione di soccorso di un agente penitenziario di servizio quel 14 ottobre che incassa subito la solidarietà preventiva di An. Un pestaggio da professionisti, una roba da film americano, pensano molti di quelli venuti a manifestare da varie città accanto agli amici e ai familiari di Aldo. I tre figli sul camioncino che guida il corteo ringraziano tutti. Uno è avvolto in una bandiera arcobaleno.
Mite falegname, esile, meditativo, incensurato. Aldo era venuto negli anni '80 dal Piemonte, passando per l'India dei suoi maestri spirituali, a cercare terra per vivere in pace e suonare l'armonium per il suo canto rituale. Molti manifestanti sono gente della montagna come lui. Altri sono attivisti della sinistra umbra, Prc, Cuc, anarchici, antiproibizionisti dell'Mdma, Cobas, Rdb, ultras delle curve di Perugia e Ternana, militanti del Gabrio di Torino, gente venuta da Roma, dalla Toscana ma anche Radicali e gente normale scossa dalla vicenda di Aldo. Con le lacrime agli occhi, «non si può morire per del fumo», sfilano gli amici di Alberto Mercuriali, suicida a Forlì dopo l'arresto per pochi grammi d'hashish. E, dietro uno striscione con cinque nomi scritti, i compagni e gli amici degli anarchici arrestati pochi giorni fa a Perugia con l'accusa di terrorismo. Avrebbero spedito una busta con due proiettili alla presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti. Li ha arrestati Ganzer, il capo del Ros dei carabinieri, quello del teorema di Cosenza. «Ma le intercettazioni parlano d'altro e non c'è lo straccio di una prova, anche dopo un interrogatorio reputato violento dal difensore ha ribadito la sua innocenza - dice Aurelio Fabiani, il padre di Michele, il più giovane dei cinque - Lo accusano di aver scritto un volantino contro l'ecomostro di Spoleto (7 piani per 30 metri di larghezza nel centro storico, ndr) simile, per "affinità terminologiche" a un volantino insurrezionalista. In realtà sono solo accusati di essere anarchici. E il sorriso di Lorenzetti, a fianco di Ganzer, suona come una condanna preventiva».
"Sicuri da morire" dice lo striscione d'apertura legando la vicenda di Aldo all'ossessione sicuritaria che vive il Paese. «La città ha dato una prima risposta dal basso», osserva Francesco Piobbichi, responsabile nazionale Droghe del Prc, «questa piazza parla anche di Genova ma chiede di uscire dalla narrazione retorica sulla sicurezza. Se a Perugia ci sono state 31 overdose in dieci mesi è anche perché la logica repressiva produce clandestinizzazione».
Aldo coltivava marijuana, ne hanno trovate 57 piante, ed è bastato a sbatterlo in carcere nonostante una sentenza della Cassazione abbia sancito che possedere erba per uso personale non è reato. Qualcosa è successo in quella cella di Capanne, il nuovissimo carcere perugino, inaugurato da Castelli quand'era guardasigilli. «Non è un luogo famigerato - spiega Patrizio Gonnella di Antigone - è nella media. Per questo quello che è successo ci preoccupa molto di più. E' una storia anomala. Tra suicidi e morti "naturali", dietro le sbarre muoiono in 180 ogni anno. Ma Bianzino non era un piantagrane e la sua non è una morte naturale».
Giuseppe Bianzino somiglia come una goccia d'acqua ad Aldo. «Pare di rivederlo», dice chi conosceva il falegname di Pietralunga. «Al di là di tutto, mio figlio era pacifico e tranquillo - dice - ma anche il peggiore dei delinquenti non lo puoi trattare così. Che nessuno mi chieda se voglio perdonare». «Mai stato tossico, mai stato in un Sert», ripete Gioia Toniolo, la madre dei primi due figli di Aldo, per smentire le «insinuazioni» della stampa locale. D'altronde, l'esame tossicologico non ha rilevato che tracce d'erba. Per quelle non si va al Sert. Il comitato Verità per Aldo non ha dubbi: lo ha ucciso il sistema carcerario, e non c'è fiducia «per uno Stato che processa sé stesso perché tende ad assolversi». L'incidente probatorio della scorsa settimana, quando due dei 5 detenuti sentiti hanno dichiarato di aver sentito Aldo suonare il campanello e la guardia rispondergli sgarbata «Basta, non rompere il cazzo». La paura fa novanta dietro le sbarre. Chissà perché gli altri non hanno parlato? Perché Aldo stava male? Perché cercava un medico, visto che le autopsie hanno trovato una salute di ferro? Perché le amministrazioni stanno zitte? «Chissà a quanti altri è capitato?», si chiede ancora Roberta. «Bianzino è una delle troppe vittime delle leggi repressive - dice Italo Di Sabato dell'Osservatorio contro la repressione - come la Fini Giovanardi».
Uto P.I.A. D'Elica
Posted Nov 17, 2007 4:35 PM
CertosinaPopVox
Roma, RM
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Il padre di Aldo ha scritto una lettera al quotidiano Il manifesto

http://www.ilmanifest...

lettere - 16 novembre 2007
Perché mio figlio è morto?

Cari amici de il manifesto, sono il papà di Aldo Bianzino (morto di percosse nel carcere di Perugia il 23/10 dopo essere stato arrestato per detenzione di marijuana, ndr), vi chiamo amici perché, pur non conoscendovi personalmente, vi ho sentiti vicini nella tragedia che ci ha colpiti. Io e mia moglie desideriamo vivamente ringraziare voi e tutti coloro che hanno seguito e raccontato i fatti. Un grazie va a Luigi Manconi, al quale in particolare ci affidiamo perché non molli e faccia di tutto per arrivare alla verità e identificre i colpevoli, e alla signora Maria Ciuffi, la mamma di Marcello Lauri che era stata colpita da una tragedia uguale e che ci ha scritto una lettera che voi avete pubblicato. Unisco a questa lettera alcune mie riflessioni delle quali mi assumo in ogni caso tutta la responsabilità scaricando eventualmente voi.
1. Quelli che hanno massacrato Aldo si sono comportati come i componenti della famigerata banda Kock, o come gli aguzzini di Videla o di Pinochet. In quella gente però c'era una diversità: combatteva, in modo ignobile, contro qualcuno, aveva una parte avversa, inerme e debole, ma comunque avversa, che stava «dall'altra parte», che, almeno ai loro occhi, si configurava come «nemico». Lungi dall'essere una giustificazione, questa se non altro può essere una spiegazione. Ma Aldo, di chi poteva essere «parte avversa»?
2. Il direttore del carcere chiama se stesso e la sua organizzazione fuori da ogni colpa: ma in quel carcere, che si definisce «di sicurezza», non era forse lui prima di tutti il responsabile di ciò che avveniva, della vita e della salute di chi gli era stato affidato? Si possono paragonare tra loro l'illegalità (secondo la legge italiana attuale) di coltivare piante di cannabis e le sevizie mortali (materiali, mentali, morali) inflitte ad un uomo? Eppure si sente già aleggiare, tra i «benpensanti», la gente «per bene», che in fondo era un drogato, quindi aveva le sue colpe. La legge infame di cui sopra, tra l'altro, accomuna marijuana e crack, eroina, cocaina, etc.: è come paragonare la camomilla ai barbiturici. Quanto al tenore di cannabinolo contenuto nelle piantine coltivate ai nostri climi, per una pianta che, a quanto mi risulta, è acclimatata bene in Libano e in Messico, credo ci sarebbe da discutere. Per l'accusa di spaccio, basta ricordare che la perquisizione in casa di Aldo ha fatto trovare in tutto 30 (trenta!) euro. E Aldo non aveva conto in banca o in posta.
3. Mi dicono che il Pm che ha in mano l'inchiesta sia una persona seria, che vuole andare a fondo e trovare i colpevoli. Ma è quello stesso che ha fatto arrestare Aldo e la sua compagna. Possibile che non avesse saputo che così facendo avrebbe lasciato soli in una casa isolata sull'Appennino un minore (quattordicenne) con la nonna ultranovantenne dalla salute precaria?
4. Non ho nessuna fiducia che si arrivi a stabilire la verità tramite la «giustizia» italiana. Abbiamo troppi esempi in cui lo stato italiano ha coperto le colpe di delitti e stragi su cui aveva interesse che la verità non venisse fuori. Mi vengono in mente Piazza Fontana, Brescia, Bologna, l'Italicus, Ustica, il G8 di Genova, l'assassinio di Pinelli, in cui il primo responsabile a sua volta è stato messo a tacere in un modo che ricorda parecchio il caso Kennedy, mandando poi in galera gente che probabilmente non c'entrava affatto. Voglio vedere (ma vorrei non vedere) se anche qui trionferà la logica degli omissis (magari non dichiarati) del segreto di stato, della vergogna. Siamo sicuri che tutte le morti avvenute in carcere in questi anni e catalogate come «suicidio» siano state veramente tali?
5. C'è un pezzo per pianoforte di Robert Schumann, triste, ma di una tristezza quasi incredula, che ripete, in vari toni, la stessa frase musicale che è una disperata domanda: si intitola «Warum?», perché?
Giuseppe Bianzino
A former member
Posted Nov 18, 2007 4:28 AM
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Io ho paura dell?uomo nero
veritaperaldo | 09 Novembre, 2007 00:35

Io ho paura dell?uomo nero, ho paura del silenzio, ho paura dell?impunità, ho paura dell?indifferenza, dei giorni che passano senza che si faccia nulla, dell?oblio, del tirare avanti, dell?egoismo e della mancanza di solidarietà, della distanza che ci sta separando.

La notte tra il 13 e il 14 ottobre è stato assassinato, nel Carcere di Capanne a Perugia, Aldo Bianzino, un uomo di 44 anni, arrestato due giorni prima, insieme alla sua compagna Roberta, per possesso di piante di marijuana. Infarto dichiara il primo referto medico, secondo una prassi più che conosciuta, ma la seconda prova medica riscontra sul corpo di Aldo gravi contusioni al cervello, alla milza, al fegato, e diverse costole rotte.

E Aldo è morto. Come? Perchè? Chi è Stato?

L?accusa è di omissione di soccorso per i poliziotti incaricati di sorvegliare i detenuti quella notte.

Vogliamo chiarezza sui lati oscuri di questa vicenda.

Non ci basta una inchiesta aperta su un omicidio volontario contro ignoti, vogliamo che nessuna certificazione falsa e nessuna omissione omertosa incida sulla certezza della verità.

Vogliamo che la responsabilità della morte di Aldo sia assunta colettivamente, non sia attribuita solo all?istituto penitenziario ma al suo sistema carcerario.

Il caso di Aldo è troppo simile a quello di Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali, Marcello Lonzi, tutti figli di una sorta di "spontaneismo intollerante" che agisce violentemente contro gli stili di vita non omologanti.

Inoltre le loro e altre storie di violenze, morti e silenzi di Stato ci raccontano che nessun passo verso verità e giustizia si può fare se tutto viene delegato alle istituzioni.

E? tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, perchè non ci fidiamo di uno Stato che processa se stesso e che alla fine finisce sempre per autoassolversi o al massimo nel trovare un capro espiatorio che paghi al posto di un sistema che rende normale la violenza istituzionale e la tortura: quando la tortura non è reato il carcere uccide!

Vogliamo la verità, vogliamo che a nessun?altro succeda quello che è successo ad Aldo.

Vogliamo l'abrogazione della legge fini giovanardi.

Vogliamo vivere la nostra sicurezza, la nostra vita.

Vogliamo disinnescare le paranoia securitarie e arrestare le aggressioni proibizioniste, disattare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi.

Vogliamo una municipalità altra, fatta di cittadinanze attive e partecipazione.

La sicurezza che vogliamo è sicurezza sul lavoro.

La sicurezza che vogliamo è sicurezza di avere un reddito.

Un paese che tortura chi coltiva una pianta e criminalizza gli stili di vita difficilmente può essere chiamato un paese civile.

Non vogliamo bugie, mistificazioni, insabbiamenti.

A chi chiede piu' carcere chiediamo verità e giustizia.

Oggi Trasformiamo la nostra paura in azione.
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User Comments
il silenzio mediatico [Reply]
Marcello | 10 Novembre, 2007 14:41
Un presunto omicidio, ad oggi velato di mistero, da vicenda locale, si fa notizia nazionale e quindi internazionale, eppure i principali Media sembrano ignorarla. Solo La Nazione, quotidiano locale, Liberazione , il Manifesto e Lettera 22, con altri giornali online, mantengono una cronaca costante dei fatti. Il primo novembre, il TG3 e la Repubblica rendono pubblica la notizia ma, ad oggi, se si digita sul motore di ricerca delle altre maggiori testate il nome di Aldo Bianzino, il risultato è un bello zero, il fatto non sussiste. Il primo novembre tutte le prime pagine riportano l?orrendo omicidio di Giovanna Reggiani a Roma, commesso da un rom, l?omicidio di Perugia conquista la sedicesima pagina di Repubblica, mentre in quattordicesima si rende noto che la Cassazione ha depenalizzato la coltivazione di cannabis per ?uso ornamentale?. Tuttavia per cannabis si muore! Ne seguirà un commento di Michele Serra che conclude: ?uno Stato con i nervi saldi non se la prende con gli hippies: se non altro perché avrebbe cose più urgenti e più serie da fare?. La tragedia di Aldo Bianzino si è consumata mentre in parlamento si discuteva della commissione per il G8. E\' forse perciò che la notizia ha avuto così poco risalto sui Media? Oppure, per molti Media, paga di più cavalcare l\'onda xenofoba, rivendicando ronde e derive autoritarie? Non si può essere sgomenti, tanto quanto, di fronte alla violenza di un disperato a Roma e di apparati dello Stato in un carcere? Non si pone, in Italia, un problema di civiltà ben più vasto, che va oltre il problema dell\'immigrazione? Quesiti che si sovrappongono mentre il dibattito sulla sicurezza ricopre sempre più vesti ideologiche e di propaganda politica, non dando ascolto alle statistiche che parlano del crescente fenomeno della violenza domestica. Si cacciano gli zingari, i diversi, i poveri, mentre sempre più spesso una donna muore per mano di un marito o di un fidanzato, la violenza si consuma dove dovremmo trovare rifugio e sicurezza, anche tra le mura di istituzioni che dovrebbero garantire l?incolumità. Aldo Bianzino è ricordato come mite, ?ghandiano?, pacifista, magro, etereo, alto, occhi azzurri dietro le lenti, ?così rispettoso e riservato da mettere soggezione?. Viveva a Pietralunga, Perugia, in un cascinale, era falegname, lascia la sua compagna e tre figli a 44 anni. 08/10/2007 Marcello Sordo
Uto P.I.A. D'Elica
Posted Dec 28, 2007 5:32 PM
CertosinaPopVox
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clicca sulla foto per guardare il filmato



beppegrillo.it
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Posted Dec 29, 2007 4:43 AM
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grazie Uto ... gli amici di Perugia che hanno realizzato il video mi avevano già informato ...
Uto P.I.A. D'Elica
Posted Dec 29, 2007 10:39 AM
CertosinaPopVox
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Diffondete linkando sui blog



http://veritaperaldo....

http://federicoaldrov...

http://www.ristretti....


Perugia, piazzale del Bove, ore 15,30 "issiamo" il nostro lenzuolo "Stop alle notizie che uccidono" ... si avvicina un cameramen della RAI fa una breve ripresa, abbassa la telecamere e si avvicina e sottovoce ci dice "io sono con voi ... avete ragione ... si fanno titoli e articoli solo per vendere di più ... dovreste andare davanti alle sede delle redazioni nazionali dei maggiori quotidiani e delle televisioni e dirlo a voce alta ... l'informazione non è più quella che deve essere ..."

Perugia ... lungo il percorso ...

siamo assieme e parliamo con Gioia (a sinistra nella foto), la prima moglie di Aldo e madre dei due figli più grandi Elia, vitalissimo, che corre in avanti e in dietro, con il pizzetto e la bandiera della pace a mò di sciarpa e Aruna ... più pacato, e con Roberta (a sinsitra nella foto) l'attuale compagna di Aldo e madre del figlio più piccolo, Rudra, volto scavato occhi profondi, silenzioso, come il padre e Daniela (al centro della foto) un'amica di Aldo che dice: "era un tipo (Aldo) silenzioso, parlava poco e a voce bassa quasi a non voler disturbare neanche le mosche ... ha passato la vita in silenzio ed è morto URLANDO!!!"

Perugia, c'è chi ha detto che eravamo in 700 chi in 2.000 ... non ci siamo contati ... ma in questa strana città che non ha centro e non ha periferia, che ha stranamente la campagna dentro i quartieri urbani, che sale come un serpente che si inerpica per una montagna e si stende fra piccoli crinali da dove spuntano palazzi storici e campanili antichi frammisti a palazzoni ottocenteschi e dei primi del '900 e costruzioni moderne (ma quanto cazzo stanno costruendo in questa città-campagna tentacolare?) ... in questa strana città sferzata da un vento gelido e attraversata da un colorato e musicale (una specie di funerale a rovescio) corteo di gente di ogni dove e di ogni stile di vita (chi propaganda la cannabis libera e chi promuove i diritti e la legalità ... chi chiede giustizia e chi informazione libera e vera) in questa strana città che non capisci dove inizia e dove finisce non eravamo in pochi ... eravamo molti ... veramente tanti e sicuramente più del silenzio e dell'omertà ... sicuramente più delle notizie di cronaca nera che in questi giorni riempiono le pagine con fatti scandalistici e scandalosi ... con notizie che fanno vendere e condizionano le coscienze ... e che distraggono dalle vere notizie di cronaca sociale ... non si può morire per una canna ... e siamo venuti a dirlo con rabbia e col cuore in gola ... VERITA' PER ALDO ... basta col silenzio delle coscienze ...

Non abbassiamo la guardia, ripeto, non abbassiamo la guardia
Uto P.I.A. D'Elica
Posted Dec 29, 2007 10:05 PM
CertosinaPopVox
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Post #: 5,259
Ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
raggiunti dal folle sprangatore.

Utocool



Democrazia è avere il garante dei detenuti e una legge contro la tortura

Da Il Manifesto, di Franco Corleone - 26 ottobre 2007

Ricordo le difficoltà per aprire il nuovo carcere a Perugia, i lavori interrotti per conflitti con l'impresa costruttrice e un mio sopralluogo come sottosegretario alla giustizia con delega al Dap (*) per individuare soluzioni che garantissero la vivibilità e il rispetto delle norme definite nel Regolamento. Il mio timore allora era che il nuovo Istituto fosse «freddo» rispetto alla vecchia struttura nel centro della città.

La morte di Aldo Branzino mi ha colpito in modo particolare perché mette in luce il fatto che le carceri non possono essere dei contenitori di corpi con muri che nascondono alla società la sofferenza. Il carcere richiede un progetto che rispetti il dettato costituzionale rifiutando la logica autoreferenziale del corpo separato.
Il carcere non può essere una zona franca con regole proprie e con omertà intollerabili.

Noi ancora non sappiamo che cosa è successo a una persona mite, arrestata per un reato senza vittima, per la coltivazione di piante di marijuana. O meglio non sappiamo perché l'arresto in carcere che solo una legge criminogena e proibizionista può prevedere, da dramma è divenuto tragedia. Ma sappiamo che come accade molto spesso, troppo spesso, si è tentato di archiviare il caso come morte naturale o accidentale.

Quanto è accaduto a Perugia deve costituire un monito per gli apprendisti stregoni che chiedono più carcere in nome della sicurezza. Il carcere non può ridursi a discarica sociale dove confinare immigrati, tossicodipendenti, disturbatori della quiete pubblica e soggetti refrattari alle regole della buona società. Soprattutto il carcere deve essere un luogo in cui vengono garantiti i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, in primo luogo il diritto alla salute. E ancora prima i diritti umani e innanzitutto il diritto alla vita.

Ricordo nella mia esperienza di governo due casi che mi turbarono e mi impegnarono per fare luce e non coprire responsabilità. La morte [ndr - nel 1999] di

Marco Ciuffreda

Marco Ciuffreda

Marco Ciuffreda

Marco Ciuffreda

[ndr - noto fotografo di 36 anni - clicca sulle foto per ingrandirle]





e il massacro avvenuto nel carcere di Sassari.

La vicenda kafkiana di Ciuffreda la ricostruii anche grazie alla sollecitazione puntigliosa dell'allora senatore Manconi. Sono sicuro, e il sottosegretario già ha pubblicamente confermato la determinazione a non consentire coperture o minimizzazioni, che l'indagine amministrativa dell'ispettorato del Dap farà emergere la verità e diraderà le ombre contestualmente all'inchiesta giudiziaria.

Questo evento luttuoso deve spingere a richiedere il massimo di trasparenza in tutte le istituzioni totali che per loro natura sono un luogo di potere e talora di violenza.

È quindi grave che l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti sia bloccata da sei mesi al Senato e altrettanto grave che in Umbria dopo un anno dall'approvazione della legge istitutiva del Garante regionale il Consiglio non sia riuscito ancora a designare la persona destinata a ricoprire tale ruolo per ostruzionismi e boicottaggi assolutamente incomprensibili.

È ovvio che la presenza del garante non avrebbe con sicurezza salvato la vita a Aldo Branzino, ma certamente avrebbe svelato la realtà dei rapporti di potere all'interno del carcere, avrebbe fatto conoscere il clima esistente e avrebbe attivato i controlli propri di una autorità indipendente.

È troppo chiedere che prima di varare il pacchetto sicurezza che produrrà una pericolosa spirale di tolleranza zero, si approvi la legge contro la tortura e l'istituzione del Garante dei più deboli, dei senza voce?

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* Deputato nella XIII legislatura, è stato sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al 2001 con i ministri Flick, Diliberto e Fassino con la delega alla giustizia minorile e al carcere. In questo ruolo ha dato impulso alla definizione e alla approvazione del Nuovo Regolamento di esecuzione delle pene elaborato dal Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Sandro Margara.



http://www.francocorl...

Franco Corleone è garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. Per l'attività istituzionale visitate il sito ospitato dal Comune di Firenze. Per contatti scrivete a garante.detenuti@comune.fi.it.
A former member
Posted Dec 30, 2007 3:11 PM
Post #: 1,584
TG3 10/11/07 verità per ALDO BIANZINO quale?
in occasione della manifestazione per chiedere verità e giustizia per Aldo Bianzino il TG3 della sera manda in onda un servizio e la foto segnaletica è sbagliata ... appare l'avatar di un utente del Blog di Beppe Grillo che si era impegnato ad informare la comunità di quanto stava succedendo - ovvero dei silenzi sulla morte misteriosa avvenuta dopo l'arresto di Aldo per detenzione di cannabis!!!
A former member
Posted Dec 31, 2007 2:03 AM
Post #: 1,587
A former member
Posted Jan 6, 2008 3:34 PM
Post #: 1,664
dal blog di Beppe Grillo 29/12/07 OMICIDIO DI STATO

Qualcuno bussa alla tua porta. E' lo Stato. Ti porta via dalla tua famiglia. Da tuo figlio di 14 anni. Ti accusa di aver coltivato delle piantine di canapa indiana nell'orto di casa. Ti mette in cella. Ti uccide. Non è l'Argentina dei colonnelli e neppure l'Unione Sovietica di Stalin. E' l'Italia di Mastella e di Amato. Aldo Bianzino è stato assassinato in carcere. Ucciso due volte. Prima dai suoi carnefici e poi dai media che lo hanno ignorato.
La vedova di Aldo si chiama Roberta Radici. Nell'intervista che ci ha rilasciato ha detto: "Non so cosa pensare dello Stato. Cosa pensare della giustizia."

Post precedente: Cristo si è fermato a Capanne.

Ps: "La situazione di questa famiglia è tragica. Abbiamo conosciuto Roberta, sua madre (91enne) e suo figlio, un angelo nel vero senso della parola, basta osservare lui per capire come poteva essere Aldo.
Questa famiglia, oltre alla paura, vive un disagio economico notevole.
Roberta è malata e invalida civile al 100% (250 euro di pensione al mese!), la madre per quanto arzilla è sempre ultranovantenne e dovresti vedere dove abitano, praticamente isolati e indifesi.Questa è la vera emergenza, aldilà della tragedia di Aldo, c'è da salvare una famiglia rovinata da una vicenda oscura e oscurata. C'è da pensare ad un ragazzo che ha 14 anni e si ritrova con una madre malata e un padre che non può più provvedere a lui.

Esiste anche un C/C postale su cui effettuare donazioni:
c/c postale n° 27113620 intestato a Roberta Radici e Sabina Triangi.
Noi stiamo già facendo il possibile. Aiutateci!!!"

Meetup di Perugia

NON DIMENTICHIAMO CHI HA BISOGNO DI UNA MANO ... LA NOSTRA ...
IL NOSTRO IMPEGNO PER AIUTARE CHI LOTTA E SOFFRE ...
ORGANIZZIAMO IN OGNI CITTA' INIZIATIVE - CONCERTI ED ALTRO - PER RACCOGLIERE FONDI - URGENTE ENTRO GENNAIO BISOGNA FARE QUALCOSA ...
RICORDATE CHE L'INFORMAZIONE IN QUESTO CASO E' COLPEVOLE QUANTO CHI HA RESPONSABILITA' SULLA MORTE DI BIANZINO - LA STAMPA E LA TV SI SONO ACCANITI SULLA VICENDA DI MEREDITH DIMENTICANDO BIANZINO - L'INFORMAZIONE HA INEBETITO LE COSCIENZE ... QUELLE DEI CITTADINI ED ANCHE LE NOSTRE??? -
L'INFORMAZIONE E' RESPONSABILE ANCHE DEL SUICIDIO DI ALBERTO MERCURIALI
L'INFORMAZIONE FORMA LE COSCIENZE ... TORNIAMO A FARE CONTROINFORMAZIONE PER RIDARE DIGNITA' E GIUSTIZIA A CHI GLI E' STATA NEGATA ...
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