Worldwide Beppe Grillo Meetup Message Board › contro l'intolleranza zero ... contro l'informazione mistificator
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Adesioni alla manifestazione del 10 novembre
Per aderire alla manifestazione manda una mail all'indirizzo veritaperaldo@oziosi.org |
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Il 10 novembre manifestazione per Aldo Bianzino
Da Fuoriluogo.it, - 1 novembre 2007 Riceviamo e pubblichiamo. VERITA? PER ALDO Il carcere? sicuro da morire! Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai con l?accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana. Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne, sono separati. Roberta condotta in cella con altre donne, Aldo, in isolamento. Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute. La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8,15, la polizia penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo muore. Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità e giustizia perchè di carcere non si può morire! Di fatto dopo un goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni sulle cause della sulla morte si riferivano ad un improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che dall?autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello. Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane. Il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica, dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante. Indaffarati a sperimentare modelli di governance escludenti, a scagliarsi contro ambulanti, lavavetri, vagabondi, non hanno trovato, non stanno trovando, non trovano il tempo per superare l?alone di impunità, per denunciare chi umilia le persone sotto custodia, infligge sofferenze fisiche e psichiche ai detenuti, uccide. E' tempo per noi di prendere posizione, spazio e voce. Di raccontare. Di mantenere viva la memoria collettiva. Di evitare pericolosi insabbiamenti e difendere le nostre esistenze e le nostre pratiche identitarie da abusi, repressioni e pestaggi, ?venduti?come atti di legalità. E? tempo di disinnescare le ?paranoie? securitarie e arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi. Di resistere alla criminalizzazione degli stili di vita, alla violenza dell?intolleranza, all?esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, alla manipolazione dell?informazione. E? tempo di agire, di porre interrogativi a chiunque desideri verità e giustizia per Aldo Bianzino, Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali. Marcello Lonzi. E? tempo di reclamare la scarcerazione immediata dei 5 ragazzi di Spoleto, vittime di una perversa applicazione del 270bis, strumento di controllo e intimidazione preventiva utilizzato ormai per sedare qualunque forma di dissenso. E? tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, di ottenere verità e giustizia sugli omicidi di stato, di abrogare la legge Fini-Giovanardi e reclamare la fine di ogni proibizionismo, di contrastare e opporci ad una società che sempre meno tollera qualsiasi espressione fuori dalla norma, di farci carico delle sorti dei processi per il g8 di Genova rispondendo ai pruriti vendicativi del potere con una manifestazione nazionale che contrasti e interrompa la costruzione di processi di oblio e rimozione collettiva. SABATO 10 Novembre Perugia Manifestazione e Assemblea* Un appuntamento nazionale contro tutte le intolleranze Perchè un paese intollerante e? tutto tranne che un paese sicuro! Perchè per una pianta d?erba in cella non si deve finire! Perché in carcere non si deve morire! Verità per Aldo! http://veritaperaldo.... Edited by User 4,052,267 on Nov 4, 2007 10:05 AM |
| Uto P.I.A. D'Elica | |
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ALLA MANIFESTAZIONE CHIEDETENE LE DIMISSIONI!
--------------- E si dimetta allora ... PER LE MORTI CAUSATE! Da La Repubblica Salute, di Guido Blumir - 7 giugno 2007 Mi dimetto da deputato se mi trovate anche solo un ragazzo finito in prigione per un pezzetto di fumo ("nome e cognome e mi dimetto da deputato"), ha dichiarato Fini, in diretta da Daria Bignardi nella trasmissione Tv Le invasioni barbariche (1/12/2006). La legge di Fini (e Giovanardi) è diventata pienamente operativa il 9 maggio dello scorso anno. Ginosa (Puglia), 26 maggio. Arrestato un giovane incensurato, Giovanni P., 22enne, per 5 grammi. Lamezia Terme (Vibo Valenzia), 15 giugno 2006. Arrestato F.I, 25enne, per possesso di 5 grammi di hascisc. Cisterna (provincia di Latina), 15 giugno 2006. Due giovani incensurati, N.N., di diciotto anni, e S.G., di ventidue anni, sono stati arrestati per dieci gr. a testa. Taranto, 15 giugno. In manette Fabrizio R., per 10 grammi di hascisc. Terlizzi (Trani), 30 giugno. Rinchiusi nel carcere locale il 20enne Antonio Saverio P., il 18enne Daniele M., e il ventenne Alessandro R. per 10 gr a testa. Taranto, 1 luglio. Arrestato il 18enne Carlo M., con nove grammi di hascisc. Ispica, Ragusa, 10 luglio. Francesco M., rinchiuso nel carcere di Modica per "circa" nove grammi. Castellaneta (Bari),10 luglio. Tre giovani sono stati tratti in arresto per 5 gr. a testa: il 25enne Giovanni F., di Acquaviva delle Fonti, il 25enne Vincenzo De B., di Bari, e il 25enne Francesco T., anch'egli di Bari. La somma di 40 euro a testa è stata considerata un pesante indizio. Palagiano (Bari), 10 luglio. Il 26enne Martino P. è stato arrestato per dieci gr. di hascisc. Todi (Perugia). Arrestato studente incensurato per 10 gr. Formia (Latina), 25 luglio. Due giovani incensurati, il 22enne Simone S., e il coetaneo Marco L., arrestati per 5 grammi a testa dopo la mezzanotte nella spiaggia libera di Mokambo. In genere, i giornali pubblicano solo le iniziali dei consumatori. In soli due mesi, e in sole dieci provincie su cento, 17 giovani sono finiti in carcere per la pura e semplice detenzione di un pezzo di fumo (10 gr. sono un dado da brodo) al solo fine del consumo. Dunque, sull'intero territorio e per dodici mesi, gli imprigionati sono almeno diverse centinaia. Se poi la situazione è leggermente più complicata, l'incarcerazione è ancora più implacabile. A Taranto il 23 mag 2007 viene fermato un giovane parroco con uno spinello: arrestato l'amico con cui fumava, "colpevole" di avergli passato la canna. Casalincontrada (Chieti), 18 luglio. Arrestato Giovanni P., 42enne, incensurato, disoccupato, per una pianta di Cannabis. Aprilia, 6 giugno. Un diciannovenne incensurato è stato condotto nel carcere di Latina perchè aveva alcune piccole piantine sul terrazzo. Mola di Bari, 7 luglio. N.G., cuoco trentenne, sposato e con due figli, è stato arrestato per dieci grammi e sei piantine alte pochi centimetri. La coltivazione in proprio di piante è l'unico modo per essere sicuri di non usare marijuana adulterata. Ma i rischi sono notevoli; quasi tutti vengono arrestati e poi condannati (otto mesi la media). Solo in qualche caso, correttamente, i giudici assolvono: la Cassazione (24. 05. 07), assolvendo un cittadino condannato per 5 piantine, ha rilevato che la coltivazione di poche piante rientra nell'uso personale. Gli arresti e le denunce sono stati centinaia. segue torrecla Posted nov 4, 2007 at 7:05 PM Edited by Uto P.I.A. D'Elica on Nov 4, 2007 10:20 AM |
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DA FORLI? A PANTELLERIA, QUANDO L?ARRESTO FA SCALPORE E LA MORTE NON E? NOTIZIA
Storie di ordinaria criminalizzazione che conducono al suicidio. Da Forlì a Pantelleria, quando l?arresto fa scalpore e la morte non è notizia di Guido Blumir Tratto dal ?Manifesto? del 12 ottobre 2007 Giovedì 5 luglio 2007. Forlì. È una tranquilla serata della dolce estate italiana. Un giovane ai tavolini di un bar all?aperto fuma discretamente uno spinello. Il fatto non sfugge allo sguardo acuto dei militari del Nucleo operativo e radiomobile di San Martino, che si avvicinano minacciosi alla scena del crimine. Il ragazzo si sbarazza della canna, ma i carabinieri immediatamente afferrano il corpo del reato e sottopongono a un incalzante interrogatorio lo sventurato. Perquisizione a casa del giovane, a Castrocaro. «Fiutano ogni centimetro della camera», «non si lasciano incantare da quella parete che sa di cultura. Libri ovunque». Dentro a un libro trovano alla fine una modesta quantità di hascisc. Il ragazzo, Alberto Mercuriali, è sotto choc ma per un paio di giorni non succede nulla. Domenica mattina, la bomba: un?intera pagina del quotidiano locale viene dedicata al caso. «Imbottito di droga» (a caratteri cubitali). «Insospettabile agronomo smascherato dai carabinieri». «Possesso di stupefacenti per traffico». Non c?è il nome, ma in un piccolo paese tutti lo riconoscono. Lunedì mattina, il giovane collega un tubo di gomma allo scappamento della propria auto e si suicida. Giuseppe Ales, 23 anni, incensurato, geometra, Pantelleria. Manovale nel tempo libero per aiutare la famiglia: il padre, anziano agricoltore, ha perso una gamba a causa del diabete. All?alba del 20 marzo 2005, uno squadrone di Carabinieri armati di mitra gli piomba in casa. Rinvenute alcune piantine di marijuana alte pochi centimetri. Scattano le manette. In caserma, lunghi interrogatori e serrati confronti. Denuncia penale per traffico e produzione di stupefacenti. Processo per direttissima entro pochi giorni a Trapani. Da 1 a 6 anni di carcere. Intanto, per Ales, arresti domiciliari. Poche ore dopo, Il Giornale di Sicilia spara i titoloni: «Scoperto traffico nell?isola, arrestati gli spacciatori». La mattina di domenica, il fratello più piccolo apre la porta della cameretta di Giuseppe e lo trova impiccato con una corda al soffitto. Cristian Brazzo, 21 anni, incensurato, operaio. Vigodarzere (piccolo comune alle porte di Padova). 24 giugno 2004, sera. In macchina con alcuni amici. Stanno fumando uno spinello, vicino al fiume Brenta. Carabinieri. Controllo documenti. Perquisizione vettura. Tre grammi di hascisc. Tutti in caserma. I militari informano i giovani che verranno segnalati alla prefettura. Il gruppetto si scioglie. Christian resta solo, telefona ai genitori che tarderà. Ma non arriva. Il giorno dopo la sua auto viene rinvenuta vicino al fiume. Una settimana dopo, il fiume restituisce il corpo. Bruno Bardazzi, giovane operaio, incensurato. Prato, 2003. Viene fermato e denunciato per presunto spaccio perché trovato in possesso di pochi grammi di hascisc. Si toglie la vita. Marco Pettinato, 26 anni, Isolabella (piccolo comune a 30 km. da Torino). Lavora al prosciuttificio Rosa. Presidente della Pro Loco. Incensurato. Giugno 2002: viene segnalato «uno strano viavai» nei locali della stessa. I carabinieri intervengono: nel gruppetto Pettinato è quello con l?hascisc addosso, pochi grammi. Arrestato e denunciato per detenzione ai fini di spaccio. Alla fine dell?iter, condanna a 4 mesi. Settembre 2002. Pettinato si slaccia la cintura dei jeans, la appende alla recinzione del campo di calcio e si impicca. Lo trova la madre. Alessandro Maciocia, Cremona, primi mesi del 2002. Trovato con 2,5 gr. di hascisc. Vicino a lui un minorenne con 250 gr. Viene coinvolto nella vicenda per «concorso». Non regge al peso dell?odissea. Si suicida con il gas di scarico della sua auto. Lascia un biglietto: «Non c?entro niente». Un caso simile a Umbertide (Perugia). Nel 1993 un referendum (55,3 a 44,7) aveva depenalizzato il consumo. Ma restavano alcuni spiragli, come la coltivazione, l?uso di gruppo, la cessione di piccole quantità fra amici, duramente puniti. Chi voleva la mano pesante, ne approfittava. Diversi giudici invece (anche in Cassazione) assolvevano, ritenendo quei comportamenti assimilabili all?uso personale. Nel 2001 però il ministro dell?Interno Scajola lancia l?operazione «Strade pulite». Per la parte meno professionale e avveduta delle forze dell?ordine è giocoforza usare le retate di consumatori per fare numero. Intanto, Fini lancia la sua campagna per una legge più dura. Partono così quattro anni in cui si assiste a un?applicazione anticipata della «legge Fini», con il raddoppio di fermi, arresti, etc. Si crea un meccanismo perverso: a causa del battage governativo, l?arresto di fumatori dà maggiore visibilità a chi lo effettua. Le storie di suicidi che abbiamo raccontato hanno caratteristiche comuni: giovani, incensurati, lavoratori, di famiglie semplici, in paesi o piccole città. È lì che si scatena l?inferno. I fermati non hanno, come nelle famiglie borghesi delle metropoli, penalisti di spicco a spiegargli che riusciranno a farli assolvere. Sono stritolati dalla macchina e impauriti. Additati nel paese. I sei suicidi sono accaduti in questi anni (2001-2005). Ogni anno. Dopo la tragedia di Pantelleria (marzo 2005), si entra in un clima di campagna elettorale. Tutti i partiti del centrosinistra promettono che cambieranno subito la legge Fini (approvata poi tre mesi prima delle elezioni) e la vecchia legge nei suoi punti più ambigui: una chiara depenalizzazione come nel programma. Il 2006 è il primo anno senza suicidi. Forse perché la prospettiva di un cambiamento induce molti a pensare che, qualunque guaio succeda, verrà poi annullato dalla nuova legge. Dal giugno 2006 il nuovo governo la annuncia in arrivo, mese dopo mese. Ma è passato un anno e si è diffuso in molti consumatori un clima di sfiducia e mancata speranza. È forse in questo contesto, in questa perdita di speranza, che è avvenuta la tragedia di Castrocaro. Ora abbiamo, con assoluta urgenza, il dovere etico e politico di moltiplicare gli sforzi. |
| Uto P.I.A. D'Elica | |
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![]() 1973 n.e. 2003 Quando, nel 1973, uscì la prima edizione di "La marijuana fa bene", se qualcuno avesse sostenuto che trent'anni dopo nessun paese avrebbe legalizzato questa sostanza, non sarebbe stato creduto. Invece siamo al punto in cui il vicepresidente del Consiglio dei Ministri in carica, azzerando la volontà popolare che con il referendum del 1993 si espresse per la non punibilità dei consumatori,concepisce un nuovo disegno di legge: niente più distinzione tra droghe pesanti e leggere; marijuana uguale eroina; la droga è il male, tutta la droga, tutte le droghe. Questa nuova edizione, aggiornata e integrata con la puntuale spiegazione del disegno di legge, diventa un indispensabile strumento per smascherare le bugie e le mistificazioni del regime. |
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Caso Bianzino: dall'amaca di Michele Serra
Da Repubblica, di Michele Serra - 2 novembre 2007 La storia ce l´ha raccontata ieri su ?Repubblica? Jenner Meletti. E´ morto in carcere, per cause ancora da accertare, un falegname umbro, Aldo Bianzino, arrestato il giorno prima perché coltivava cannabis per farne uso personale. Una persona mite, che viveva pacificamente in mezzo alla natura, certo non pericolosa per gli altri, che lascia un figlio minorenne e una compagna disperata. Proprio in questi giorni e in queste ore, con l´atroce delitto di Roma che esaspera la questione già rovente della sicurezza, della violenza, dell´immigrazione rom fuori controllo, viene spontaneo domandarsi per quale assurdo criterio giudiziario, o politico, o culturale, un uomo debba morire in carcere perché gli piaceva farsi le canne (tra parentesi: ieri la Cassazione ha ?depenalizzato? la coltivazione di cannabis per ?uso ornamentale??). C´è una specie di folle sproporzione, di abnorme iniquità tra le notizie di rapinatori o di assassini rimessi in libertà con evidente imprevidenza, e vicende come questa, dalle quali la legge e la giustizia escono con una patente di totale stupidità. Una stupidità che avrà certamente le sue spiegazioni ?tecniche?, i suoi alibi procedurali. Ma lascia di ghiaccio. Uno Stato con i nervi saldi non se la prende con gli hippies: se non altro perché avrebbe cose più urgenti e più serie da fare. |
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Democrazia è avere il garante dei detenuti e una legge contro la tortura
Da Il Manifesto, di Franco Corleone - 26 ottobre 2007 Ricordo le difficoltà per aprire il nuovo carcere a Perugia, i lavori interrotti per conflitti con l'impresa costruttrice e un mio sopralluogo come sottosegretario alla giustizia con delega al Dap per individuare soluzioni che garantissero la vivibilità e il rispetto delle norme definite nel Regolamento. Il mio timore allora era che il nuovo Istituto fosse «freddo» rispetto alla vecchia struttura nel centro della città. La morte di Aldo Branzino mi ha colpito in modo particolare perché mette in luce il fatto che le carceri non possono essere dei contenitori di corpi con muri che nascondono alla società la sofferenza. Il carcere richiede un progetto che rispetti il dettato costituzionale rifiutando la logica autoreferenziale del corpo separato. Il carcere non può essere una zona franca con regole proprie e con omertà intollerabili. Noi ancora non sappiamo che cosa è successo a una persona mite, arrestata per un reato senza vittima, per la coltivazione di piante di marijuana. O meglio non sappiamo perché l'arresto in carcere che solo una legge criminogena e proibizionista può prevedere, da dramma è divenuto tragedia. Ma sappiamo che come accade molto spesso, troppo spesso, si è tentato di archiviare il caso come morte naturale o accidentale. Quanto è accaduto a Perugia deve costituire un monito per gli apprendisti stregoni che chiedono più carcere in nome della sicurezza. Il carcere non può ridursi a discarica sociale dove confinare immigrati, tossicodipendenti, disturbatori della quiete pubblica e soggetti refrattari alle regole della buona società. Soprattutto il carcere deve essere un luogo in cui vengono garantiti i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione, in primo luogo il diritto alla salute. E ancora prima i diritti umani e innanzitutto il diritto alla vita. Ricordo nella mia esperienza di governo due casi che mi turbarono e mi impegnarono per fare luce e non coprire responsabilità. La morte di Marco Ciuffreda e il massacro avvenuto nel carcere di Sassari. La vicenda kafkiana di Ciuffreda la ricostruii anche grazie alla sollecitazione puntigliosa dell'allora senatore Manconi. Sono sicuro, e il sottosegretario già ha pubblicamente confermato la determinazione a non consentire coperture o minimizzazioni, che l'indagine amministrativa dell'ispettorato del Dap farà emergere la verità e diraderà le ombre contestualmente all'inchiesta giudiziaria. Questo evento luttuoso deve spingere a richiedere il massimo di trasparenza in tutte le istituzioni totali che per loro natura sono un luogo di potere e talora di violenza. È quindi grave che l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti sia bloccata da sei mesi al Senato e altrettanto grave che in Umbria dopo un anno dall'approvazione della legge istitutiva del Garante regionale il Consiglio non sia riuscito ancora a designare la persona destinata a ricoprire tale ruolo per ostruzionismi e boicottaggi assolutamente incomprensibili. È ovvio che la presenza del garante non avrebbe con sicurezza salvato la vita a Aldo Branzino, ma certamente avrebbe svelato la realtà dei rapporti di potere all'interno del carcere, avrebbe fatto conoscere il clima esistente e avrebbe attivato i controlli propri di una autorità indipendente. È troppo chiedere che prima di varare il pacchetto sicurezza che produrrà una pericolosa spirale di tolleranza zero, si approvi la legge contro la tortura e l'istituzione del Garante dei più deboli, dei senza voce? |
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Adesioni alla manifestazione del 10 novembre
Per aderire alla manifestazione manda una mail all'indirizzo veritaperaldo@autistici.org Adesioni: * P.I.C. (Pazienti Impazienti Cannabis) * Piobbichi Francesco - Politiche Sociali PRC * Associazione SOS Carcere & Giustizia onlus (Milano) * Livello 57 (Bologna) * Osservatorio Antiproibizionista (Pisa) * MillionMarijuanaMarch (Italia) * Associazione Culturale Canapa Live (Roma) * Esc Atelier Occupato (Roma) * Circolo Primo Maggio (Bastia Umbra PG) * Civiltà Laica (Terni) * Radicaliperugia (Perugia) * Parasite Conspiracy * Circolo Arci Island (Perugia) * Libreria La Porta (Perugia) * Kandinsky (Perugia) * laboutUNIPG (Perugia) * Coordinamento per l?Unità dei Comunisti * Centro Sociale Ex-Mattatoio (Perugia) * Ass. studentesca Altra Sinistra (Perugia) * MDMA Perugia * CSOA Terra di Nessuno (Genova) * Comunità Associazione di San Benedetto al Porto (Genova e Alessandria) * Comunità Piazza Carlo Giuliani (Genova) * CSOA Gabrio (Torino) * Cinegatti (Perugia) * Midgard Editore (Perugia) * Collettivo Ipanema (Perugia) * Le fucine (Perugia) * associazione culturale [acme]---* (Perugia) * Strike spazio pubblico autogestito (Roma) * Arcisolidarietà Ora D'aria (Perugia) * Comunità virtuale di PerugiaLife.it * Massakritica (Perugia) * Forum delle donne PRC-SE * Rete Femminista della Sinistra Europea * ATTAC Perugia * Claudio Ortale capogruppo PRC-SE Municipio Roma 19 * Arcigay Lesbica Omphalos (Perugia) * Luigino Scricciolo- Giornalista - (Roma) * Artificio - Circolo Arci (Perugia) * Francesco "baro" Barilli, coordinatore www.reti-invisibili.net * Rifondazione Comunista dell'Umbria |
| Uto P.I.A. D'Elica | |
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Il silenzio. Il silenzio Claudio. Possibile che non ci sia qualcuno che abbia sentito? Non dico visto
Paura? E se il silenzio dovesse dipendere dalla paura si dovrebbe riflettere, e molto, su quel carcere che incute paura ... c'è già stata un'ispezione? Troppi morti nelle carceri, molti senza voce. E quelli morti per eroina&cocaina? Come arrivano queste sostanze nelle carceri? Sono anni che ci trasciniamo LE STESSE DOMANDE e anni che NESSUNO PRENDE PROVVEDIMENTI RISOLUTIVI e per questo siamo qui a registrare altri morti mentre e gli assassini continiano a ridersela INPUNITI da anni. Colpevoli sono anche coloro che NON controllano e NON provvedono. |
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![]() ![]() V A F F A N C U L O ! ! ! ! per calmarmi mo' mi faccio una canna..... ![]() Edited by User 4,740,901 on Nov 5, 2007 5:12 PM |