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contro l'intolleranza zero ... contro l'informazione mistificatoria ... per Alberto, per Aldo, per Federico ...

giandiero
Posted May 21, 2008 6:23 PM
user 5253901
Firenze, FI
Post #: 839
sono d'accordo. l'emergenza democratica è composta anche da tanti casi drammatici individuali, anche se alla maggiorparte degli italiani lobotomizzati dal centrodestra gliene frega solo di picchiare il rumeno o dello statale fannullone
A former member
Posted Jul 9, 2008 1:10 AM
Post #: 3,246
IL CIELO STELLATO SOPRA DI NOI



il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me
(Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant dalla Critica della ragion pratica, 1788)


Mille pensieri in musica e parole

Terra del Sole 9 luglio 2008


programma:

ore 20,15 - Chiesa di Santa Reparata

* Messa in suffragio di Alberto


ore 21,00 - Bastione di Santa Maria

* "veglia laica" in ricordo di Alberto


Molti, quando si avvicinavano alle lacrime, erano colti da una sottile malinconia. Non paura, nè angoscia, ma l'indefinibile sensazione di ritrovare qualcosa di conosciuto. Una confusa nostalgia. ... Sogni perduti senza combattere, sogni buttati via.
("Le Lacrime" di Stefano Benni in "La grammatica di Dio")

Ad un anno dalla tragica vicenda nella quale si è consumato il dramma di Alberto, gli amici accenderanno mille candele per illuminare il diritto alla legalità.

* "in musica e parole"

Come l'incanto di una musica lontana, nel cuore della notte. A cosa serve sapere chi l'ha scritta, chi sta cantando, a chi è dedicato quell'amore?
("Frate Zitto" di Stefano Benni in "La grammatica di Dio")

Jam session (performance musicale dal vivo) a cura di:

* Stefano Fariselli (sax)
* Marco Pretolani (sax)
* Max Ferraresi (dj)
e con la paretcipazione straordinaria del gruppo argentino "la Zurda"

Reading a cura degli Amici di Alberto

* lettura e narrazione dei tanti messaggi di solidarietà e indignazione affinchè il sacrificio di Alberto possa servire ad evitarne altri.


* Per non dimenticare che il rispetto della dignità umana è tutela delle libertà personali
* Per ribadire che la giustizia si celebra in Tribunale e non dalle pagine dei giornali
* Per evitare che un giustizionalismo gratuito crei vittime inconsapevoli



http://www.amicidialb...

sono stati invitati a partecipare:
- Don Andrea Gallo della Comunità di San Benedetto al porto di Genova
- Gerardo Bombonato Presidente Ordine dei Gionalisti dell'Emilia Romagna
- Don Dario Ciani della Comunità di Sadurano
- Claudio Cippitelli Presidente Coordinamento Nazionale Nuove Droghe
- Vanni Santoni autore di "Gli interessi in comune" Feltrinelli 2008
- Michele Marangi docente al DAMS dell'Università di Torino
- Costantino Cipolla Presidente del Corso di Laurea Specialistica in Sociologia della salute e degli stili di vita, Facoltà di Scienze Politiche (sede Forlì)
- Edoardo Polidori Direttore Responsabile SERT Servizio dipendenze patologiche di Forlì
- Giuseppe Bortone Responsabile nazionale Settore tossicodipendenze CGIL
claudiotorrenzieri
Posted Jun 27, 2009 3:29 AM
amici-di-Alberto
Castrocaro Terme e Terra del Sol, FC
Post #: 248


* cosa: proiezione film-documentario sulla vicenda di Alberto Mercuriali
* quando: giovedì 9 luglio 2009 dalle ore 21,00
* dove: presso il locale "la collina dei conigli" al parco urbano "Franco Agosto" di Forlì
* chi: Associazione Amici di Alberto e-mail: amicidialberto(AT)gmail.com
* come: scarica il volantino (in pdf) stampalo, distribuiscilo, invialo ai tuoi contatti email







A due anni dalla tragica scomparsa di Alberto, l'associazione a lui dedicata che riunisce tanti cittadini impegnati a tutela della dignità e dei diritti umani, presenterà un film documentario sulla vicenda che vede protagonista involontario questo giovane ragazzo, i suoi familiari, i suoi amici coetanei e i tanti altri amici che si sono riconosciuti nelle finalità e negli scopi associativi.

Il film che verrà presentato al pubblico è stato realizzato dai forlivesi Lisa Tormena e Matteo Lolleti, recentemente insigniti del premio Ilaria Alpi 2009, sezione Produzione, con un altro documentario dedicato alla Maison des Journalistes, unica struttura al mondo ad accogliere giornalisti rifugiati politici.

"il giorno in cui la notte scese due volte" è il titolo scelto per questo filmato, titolo che trae ispirazione dalla prima spontanea aggregazione di gente comune attorno alla incomprensibile vicenda di Alberto.

Il film-documentario ha un'impostazione tipica dell'indagine giornalistica d'inchiesta ma è anche una ricerca introspettiva individuale e collettiva sulle tante domande inespresse e sui tanti perché che ancora non trovano risposta ne corrispondenza nel giornalismo di cronaca nera, locale e contemporanea.

Il rispetto della dignità umana e la tutela delle libertà individuali sono i concetti messi al centro della ricerca.

Una ricerca che per l'occasione e per la prima volta è stata filmata.

Le esperienze di vita vissuta, personali e dei gruppi, le emozioni scatenate ai singoli, i confronti e i dialoghi che si sono aperti anche all'interno delle famiglie, sono la traccia, il percorso in cui si dipana il documentario.

I temi sociali e culturali che il film propone potranno essere da stimolo per aprire un dibattito civile scevro da preconcetti e posizioni precostituite.

claudiotorrenzieri
Posted Jul 5, 2009 1:34 AM
amici-di-Alberto
Castrocaro Terme e Terra del Sol, FC
Post #: 255
lucy cassini
Posted Jul 7, 2009 7:23 AM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,271
2009-07-06
ALDROVANDI: POLIZIOTTI CONDANNATI

FERRARA - Piangono tutti, ed è un pianto liberatorio per papà Lino, mamma Patrizia, gli avvocati, gli amici e le centinaia e centinaia di persone che si accalcano in tribunale, quel pezzo di Ferrara e non solo che aveva seguito e supportato la battaglia civile di due genitori per la morte del loro figlio, Federico Aldrovandi.

Aveva 18 anni e morì sull'asfalto una domenica mattina, il 25 settembre 2005, dopo aver incontrato ed essersi scontrato con quattro agenti di polizia: Paolo Forlani, 48 anni, di Ferrara, Monica Segatto, 45 anni, di Padova, Enzo Pontani, 44 anni, di Occhiobello (Rovigo) e Luca Pollastri, 39 anni, di Ferrara. Tutti e quattro dopo appena cinque ore di camera di consiglio, in cui ha sintetizzato quattro anni di indagini e processo, e le 32 udienze che ha diretto dallo scranno dell'aula penale del tribunale di Ferrara, il giudice Francesco Maria Caruso li ha condannati a tre anni anni e sei mesi, accogliendo la tesi del pm Nicola Proto (accolte anche provvisionali, di 300mila euro per la famiglia): secondo l'accusa - e il tribunale - i quattro agenti, durante un normale controllo di ordine pubblico commissero il reato di eccesso colposo in cui causarono la morte del ragazzo, il suo omicidio colposo. Le difese dei poliziotti avevano chiesto l'assoluzione, e nella mattina hanno ribadito come probabile causa di morte la Eds, sindrome da eccitamento, determinata comunque dalla concausalità di assunzioni di droghe. Quello che molti hanno confermato è che Federico in quell'alba stava male, gridava, si autolesionava, chiedeva aiuto. Per l'accusa, i poliziotti usarono in modo improprio i manganelli, lo ammanettarono in molto altrettanto imprudente e soprattutto non lo aiutarono mentre chiedeva soccorso, mentre con la faccia a terra sussurrava, rantolando, "aiuto, aiutatemi, basta". Questa la tesi che ha vinto, il processo. Contro quella dei quattro difensori che hanno assistito i quattro agenti, e che dopo, la sentenza lasciano in silenzio il tribunale, lasciandosi dietro le dichiarazioni di circostanza: "Leggeremo le motivazioni proporremo appello, e vedremo cosa accadrà negli altri gradi di giudizio. Una coda lunga". Enzo Pontani, è l'unico tra gli imputati a commentare la sentenza, sibilando, mentre esce dal tribunale che "stasera non è stata fatta giustizia. Una cosa è certa ed e è che io ogni notte dormo e dormirà sonni tranquilli, altri non possono dire di poterlo fare". In aula ad ascoltare il verdetto, solo lui e Pollastri, mentre sono assenti gli altri due. Uno 'giustificato', Paolo Forlani, in servizio di frontiera per il G8. Dopo la sentenza si dovrà decidere il loro futuro, dal punto di vista disciplinare. Si vedrà prossimamente. Dalla questura, interpellata, solo un secco "no comment". Commentano, tra gli appluasi del pubblico, le lacrime e gli abbracci, invece, gli avvocati di parte civile, affermando che questa sentenza è contro chi "ci diceva che volevamo speculare su questo dramma. Contro chi ci ha denunciati per calunnia. Ci è stato tolto tanto, troppo", hanno detto alludendo alla lunga battaglia giudiziaria fatta per arrivare ad una indagine "equa" ed "equilibrata": i primi mesi che seguirono la morte del ragazzo, le indagini andarono a vuoto. Poi dall'inverno 2006 e dopo la sostituzione del pm di allora (il pm Mariaemanuela Guerra, che lasciò per motivi famigliari e personali) l'inchiesta decollò. Grazie anche e soprattutto alla mamma Patrizia Moretti. Tutti la abbracciano, in aula, mentre fuori nel cortile del tribunale centinaia di persone, come mai si erano viste in tribunale, attendono la loro uscita. Tutte persone che hanno percorso assieme a loro questi quattro anni di dramma. Dopo che Patrizia Moretti, nel gennaio del 2006, aprì un blog con cui lanciò un suo Sos del tutto personale: per lei, per la sua famiglia per avere una verità sulla morte del figlio Federico. Dura come suo solito e perentoria, commenta: "Eravamo convinti della colpevolezza dei quattro poliziotti, ora il tribunale lo ha sancito e così doveva essere. Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che se la potessero cavare, ma in fondo ci ho sempre creduto. Ora quei quattro non devono più indossare la divisa". Papà Lino veste ancora oggi la divisa di ispettore di polizia municipale, pur nell'ombra ha portato avanti la battaglia civile con la moglie: "Oggi nessuno potrà più dire che mio figlio è morto perché drogato" (alludendo alle cause proposte dalla difesa e dalla polizia). E poi aggiunge: "Nessuno comunque potrà restituirmi il mio Federico. E adesso é ora che mi riposi da tutto questo caos, è ora che mi lascino solo con lui".

http://temporeale.lib...
claudiotorrenzieri
Posted Jul 7, 2009 11:05 AM
amici-di-Alberto
Castrocaro Terme e Terra del Sol, FC
Post #: 260
verità e giustizia per Aldo Bianzino, Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali, Marcello Lonzi, tutti figli di una sorta di "spontaneismo intollerante" che agisce violentemente contro gli stili di vita non omologanti.

Aldo Bianzino, Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali, Marcello Lonzi caduti uno dietro l'altro dentro il buco nero della nostra democrazia, un fossato scavato nel tempo, con gli arnesi della stigmatizzazione mediatica e dell'etichettamento, con il lavoro costante degli imprenditori politici della paura rafforzato con il mantra della zero tolleranza. Un pozzo senza luce dove in fondo si trova la repressione senza mediazioni, fisica o psicologica che sia poco importa. Che sia il titolo di un giornale ad uccidere un ragazzo o una manganellata, quello che emerge è il carico di violenza spaventoso che pervade queste storie. Storie d'innocenti che avevano la sola colpa di avere uno stile di vita alternativo, di essere sospettati di utilizzare sostanze o di fumarsi una canna in un parco, di girare senza documenti o di coltivare marijuana per uso personale in un paese che invece dei trafficanti persegue i consumatori.Come non accorgersi che queste vicende, che non a caso accadono nella provincia "comunitaria" sono molto simili a quelle dove la violenza viene agita direttamente dalla società dei "normali".

in Italia abbiamo una legge criminale che nega i diritti, causa morti e produce solo controllo sociale. Noi siamo qui con le ultime vittime di questa guerra: Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali e Aldo Bianzino, e con tutte e tutti gli inquisiti e gli incarcerati dal proibizionismo. Crediamo che l’unico modo per ridurre i rischi ed evitare i danni legati all’abuso di sostanze psicoattive legali ed illegali sia promuovere una cultura critica e consapevole dell’uso, non moralista e basata su una informazione reale, corretta e scientifica. Vogliamo liberarci dal controllo di narcomafie che sono perfettamente funzionali al consumo di massa che da almeno 30 anni il proibizionismo ha prodotto.
claudiotorrenzieri
Posted Jul 8, 2009 2:02 AM
amici-di-Alberto
Castrocaro Terme e Terra del Sol, FC
Post #: 261
Quando le parole uccidono (e le omissioni sconfortano) di Giorgio Tonelli - da Articolo 21 Liberi di
L’informazione, qualsiasi informazione, quando è confezionata all’interno di un media, è simile a un missile che parte dalla rampa di lancio. Ma l’informazione è sempre più spesso un missile senza guida. Può deviare il proprio percorso, raggiungendo obiettivi non previsti. Nessuno è realmente a conoscenza di chi lo intercetterà e degli effetti che produrrà. L’informazione ha tuttavia un grande alibi: il diritto di cronaca. Il resto sono solo effetti collaterali, come la morte di un ragazzo di 28 anni. Si chiamava Alberto Mercuriali abitava a Castrocaro Terme ... (continua)

claudiotorrenzieri
Posted Jul 9, 2009 12:06 AM
amici-di-Alberto
Castrocaro Terme e Terra del Sol, FC
Post #: 268
14 luglio 2007 ANSA Da Amici di Alberto.

DROGA: INCENSURATO SUICIDA DOPO DENUNCIA,PROTESTA IN ROMAGNA
(ANSA) - CASTROCARO TERME (FORLÌ-CESENA), 14 LUG - 'Stop alle notizie che uccidonò e 'Io non credo più ai giornalì. Firmato 'I giovani di CT (Castrocaro Terme) e TDS (Terra Del Sole)'. Sono le due scritte, a caratteri cubitali, che da ieri capeggiano su due lenzuoli appesi ad altrettante finestre affacciate sulla piazza principale di Terra Del Sole, che venerdì prossimo ospiterà la finalissima del festival 'Voci e Volti nuovì di Castrocaro, con la ripresa televisiva della Rai. Le due frasi si riferiscono al suicidio, avvenuto lunedì scorso in un podere della zona utilizzando il gas di scarico della proprio vettura, di un ventottenne del posto, finito nei guai con la giustizia per possesso di droga. Il giovane, laureato in agronomia, senza precedenti e descritto come un tipo tranquillo e molto schivo, era stato sorpreso dai carabinieri il 6 luglio a fumare uno spinello in un parco pubblico. Una successiva perquisizione domiciliare aveva portato al ritrovamento di un panetto di hascisc, del peso di circa sei etti, nascosto in un ingegnoso incavo ricavato fra le pagine di un libro giallo. I mass media, a seguito di una conferenza stampa dei Carabinieri in cui era stata dato conto dell'accaduto senza fornire le generalità del giovane, aveva riportato la notizia, più per l'originalità del nascondiglio che per il fatto in sè. Pare però che il giovane, secondo quanto sarebbe riportato in una lettera indirizzata ai genitori, non abbia retto alla vergogna, decidendo di farla finita. Una tragedia che ha portato gli amici del giovane
a inscenare la protesta. (ANSA).

Abbiamo evidenziato in rosso la parte della notizia diffusa dall'agenzia Ansa per sottolineare sia l'infondatezza della notizia stessa (in realtà l'hascisc sequestrato era appena di circa 60 grammi) sia per denunciare la superficialità con cui vengono diffuse le "fonti giornalistiche".
Non possiamo accettare l'idea che si sia trattato di un refuso di stampa ... la differenza e il "peso" della notizia avrebbe avuto certamente ben altro effetto nelle coscienze della gente comune ... sembra decisamente che anche questo "errore" di informazione persegua uno scopo preciso ... costruire ad hoc la "caccia al mostro" e, la cosa più funzionale alla ricerca dello scoop è certamente quello di distorcere volutamente la verità!!!

lucy cassini
Posted Jul 9, 2009 1:10 PM
user 6657899
San Severo, FG
Post #: 1,274
Caso Aldrovandi: finché giustizia non sarà fatta
di GloriaDemo


Ferrara, poco prima delle sei di mattina. Federico cammina allegro dopo una bella serata con gli amici a sentire musica reggae. Davanti al cancello del galoppatoio, pochi minuti dopo, è riverso, ammanettato. Morto. Una madre e un padre, davanti al suo letto vuoto, chiedono giustizia. E per ora la ottengono

Ferrara, 2/1/2006

“Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio. Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti. È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…” (da qui)

Se in quel momento, il 2 gennaio 2006, a Ferrara, una donna non avesse avuto il coraggio di aprire una finestra sul proprio dolore, se non avesse cominciato a digitare sulla tastiera il nome di suo figlio per raccontarne la tragica ed incomprensibile morte, se dall’isolamento della sua stanza non avesse implicitamente lanciato un SOS alla rete, forse oggi il nome di Federico Aldrovandi non ci sarebbe divenuto familiare. Se sua madre, Patrizia Moretti, quel giorno fosse rimasta in silenzio, se avesse abbandonato l’idea di aprire quel blog probabilmente oggi non verrebbe da chiedersi come sia possibile, in un Paese democratico come dovrebbe essere il nostro, che quattro uomini possano indossare con tanta leggerezza una divisa e, al contempo, restare coinvolti in una vicenda così cruenta vestendo pure i panni dei principali responsabili della stessa.

COME UN GIOCO – Colpevoli di “eccesso colposo nell’omicidio colposo”. Questa la sentenza con cui il tribunale di Ferrara, il 6 luglio, si è pronunciata nei confronti di Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri, Enzo Pontani. Sono stati condannati solo a 3 anni e 6 mesi, pena che non sconteranno nemmeno, a quanto pare, per via dell’indulto. Ma mentre il popolo della rete si scalda perché i giudici sembrano esser stati tutti clementi, perché gli agenti sono ancora al lavoro, perché uno di loro in questi giorni è addirittura di servizio al G8 all’Aquila, dai genitori di Federico arriva una lezione di correttezza e di umanità. Scrive Lino, suo padre, sul blog: “Il sistema processuale italiano, a garanzia della libertà dei cittadini, prevede che ogni sentenza sia sottoposta ad appello e poi a ricorso per cassazione ma sono convinto che le basi per quel minimo di giustizia e di rispetto che ti dobbiamo, sono state finalmente poste“. Patrizia, invece, ripresa dalle telecamere dello staff di Beppe Grillo subito dopo la sentenza, dice: “Ho sentito condanna, il tempo non so, non riesco a giudicarlo, l’importante è che questo tribunale abbia sancito la condanna, il tempo non riesco a giudicarlo. Pura ferocia, non ci hanno fornito nessuna spiegazione, se non la pura ferocia degli indagati”. Appare finalmente felice, ma stanca, tanto. Rilassata ma vulnerabile. Per la prima volta. Sembra essersi finalmente lasciata andare. Negli ultimi tre anni, che per lei sono stati di dura e costante lotta alla ricerca della verità, ogni volta che si vedeva in video, sembrava indossasse una sorta di maschera di imperturbabilità.

MAI UNA LACRIMA – Questa madre coraggio appariva forte, risoluta, lucida, decisa, mai aggressiva. Mai ho sentito nelle sue parole e mai ho scorto nel suo sguardo anche solo un sottile lume di una spietata voglia di vendetta. Nemmeno ora. Non era vendicarsi nei confronti degli agenti che le interessava, il suo obiettivo non era quello di vederli marcire in prigione. Ora più che mai si capisce il senso della battaglia sua, di suo marito e delle persone che le stavano affianco: Verità, giustizia e dignità per Federico. E ci sono riusciti. Federico non è morto perché era drogato, perché si era fatto del male da solo. Nulla di tutto questo. E’ stato malmenato. Lo dicono le prove, lo dicono i testimoni. Era il suo stesso sospetto, quello che trapelava sul suo blog quel due gennaio 2006, dalle sue parole, che per fortuna, erano state prontamente raccolte da qualcuno. Si legge nei commenti a quel primo post (qualcuno si era permesso di postare la storia su indymedia. Era già il nove gennaio e i media non davano credito a quella che a “molti poteva sembrare una bufala una di quella che girano sul web”. A ribadirlo Alessio Spataro ai microfoni di Radio Onda Rossa. Il 17 luglio, giorno in cui Federico avrebbe dovuto compiere 22 anni, presenterà a Ferrara il libro a fumetti “La zona del Silenzio” scritto insieme a Francesco Checchino Antonini. Vi sarà noto anche questo nome, immagino. È infatti quello del giornalista il cui articolo, pubblicato l’11 gennaio 2005 su liberazione, finalmente accendeva i riflettori sulla vicenda di Federico. Le sue parole fecero rapidamente il giro del web. “Un post al giorno finché giustizia non sarà fatta”, questo era il nome dell’iniziativa cui si poteva aderire. Sembrava necessaria, dal momento che nonostante il lavoro di Checchino Antonini, le altre testate nazionali sembravano restie a prestarle la giusta attenzione.

NEL NOME DELLA GIUSTIZIA – Nel frattempo si era già costituito il comitato Verità per Aldrovandi e Patrizia, già stata intervistata da Arcoiristv, che aveva doviziosamente documentato la sua storia, si preparava a partecipare a qualche trasmissione televisiva. Checchino Antonini era già con lei, anche in quelle occasioni. Non l’aveva abbandonata. Non l’ha mai fatto, in tutti questi anni. “All’epoca scoprimmo la vicenda sulla newswire di indymedia, qualche ora dopo ero a colloquio con patrizia in un caffé di Ferrara. Per tre anni e mezzo sono andato e venuto da quella città per seguire ogni passo della faticosa controinchiesta. In questi anni Lino e Patrizia mi hanno trattato come un fratello e io ho cercato di essere all’altezza del loro affetto.” Ci racconta così, contattato via facebook, il suo rapporto esclusivo con quella madre coraggio, con quella famiglia che non ha mai smesso di cercare di capire cosa era successo davvero quel venticinque settembre 2005, all’alba. Cosa hai provato dopo la sentenza? Gli ho chiesto. “Da lunedì sera mi sento certamente meglio: c’è un’aula di giustizia dove le polizie non sono al di sopra della legge. L’amarezza per il non ritorno di Federico è comunque più forte di ogni altra sensazione. Abbiamo pianto tutti quella sera, poi ci siamo riscandalizzati perché lo stesso agente che si vantava al telefono di averlo “bastonato di brutto per mezz’ora” (la registrazione è stata ascoltata in aula) ha detto che avrebbe continuato a dormire tranquillo. Un altro sta aspettando i ragazzi come Federico al G8 dell’Aquila. E non è finita qui. Ci sarà l’appello, come doveroso per una giustizia garantista. Ma il blocco di potere che s’è schierato in difesa dei quattro imputati agirà ancora. Lo Stato difficilmente processa se stesso“.

http://www.giornalett...
claudiotorrenzieri
Posted Jul 12, 2009 1:38 AM
amici-di-Alberto
Castrocaro Terme e Terra del Sol, FC
Post #: 280
dal blog di Grillo:
10 Luglio 2009
Un appello per Rudra Bianzino





Roberta Radici
è morta in un ospedale in attesa di un trapianto di fegato. Il suo nome non dirà molto a chi segue la televisione o legge i giornali. Era la vedova di un falegname, Aldo Bianzino, morto in carcere, la cui colpa era coltivare piantine di canapa indiana nell'orto. Roberta partecipò al V2Day, vidi suo figlio. Roberta pianse di gioia per la partecipazione alla sua tragedia di una piazza San Carlo piena all'inverosimile. Forse la sua malattia è stata accelerata dallo stress, dal dispiacere. Alla fine di dicembre nel 2007 scrivevo nel blog:
"Qualcuno bussa alla tua porta. E' lo Stato. Ti porta via dalla tua famiglia. Da tuo figlio di 14 anni. Ti accusa di aver coltivato delle piantine di canapa indiana nell'orto di casa. Ti mette in cella. Ti uccide. Non è l'Argentina dei colonnelli e neppure l'Unione Sovietica di Stalin. E' l'Italia di Mastella e di Amato. Aldo Bianzino è stato assassinato in carcere. Ucciso due volte. Prima dai suoi carnefici e poi dai media che lo hanno ignorato. La vedova di Aldo si chiama Roberta Radici. Nell'intervista che ci ha rilasciato ha detto: "Non so cosa pensare dello Stato. Cosa pensare della giustizia."
intervistaradici.jpgLa famiglia Bianzino era composta da Aldo, la moglie Roberta, il figlio Rudra e la nonna, morta poco dopo Aldo. Non era una famiglia benestante.
Rudra ora è solo. Deve sostenere le spese per il processo penale contro i carcerieri di Aldo e studiare, prepararsi a un futuro. Lancio insieme a Jacopo Fo e al Meetup di Perugia una sottoscrizione per Rudra. Il blog seguirà il processo Bianzino fino alla fine, come ha fatto per i processi Rasman e Aldrovandi. Un filo rosso di vergogna per le istituzioni unisce tra loro queste morti di innocenti.
Non lasciamo solo questo ragazzino. Facciamolo per noi, prima ancora che per lui.


Potete versare i vostri contibuti sul conto corrente aperto presso Banca Etica, IBAN: IT61R0501812100000000128988 BIC: CCRTIT2T84A intestato a: "PER RUDRA BIANZINO".

Un aiuto concreto per Rudra Bianzino



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