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- il nucleare pulito e sicuro non esiste -
a cura di Paolo De Gregorio -5 novembre 2007 Propongo un ripassino di storia del nucleare con qualche dato: - 1979, centrale di Three Mide Island (USA) il nocciolo di un reattore arrivò alla fusione (da allora nessun impianto è stato più costruito negli Usa) - 1986, catastrofe di Chernobyl - 1987, vittoria in Italia del referendum contro le centrali nucleari - i vecchi reattori oggi in funzione negli Usa sono 104 e producono solo il 20% della energia elettrica del paese, e tra poco dovranno essere smantellati perché obsoleti - il governo Usa dal 2005 offre incentivi a fondo perduto per 8 miliardi di dollari alle aziende che costruiranno nuovi reattori, ma le compagnie che costruiscono e gestiscono il nucleare Usa non partiranno se non saranno certe che il governo rispetti l?impegno di portare via le scorie dagli impianti esistenti - Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica), sostiene che il nucleare ha tre problemi: Chernobyl, Hiroshima e scorie - anche l?uranio, come il petrolio, è in esaurimento, oggi se ne consumano 70mila tonnellate l?anno e ci sono riserve per 50 anni al massimo - in Italia il 15% dell?energia viene da fonti rinnovabili: idroelettrico, solare, eolico, geotermico - SOGIN, è la società italiana, di proprietà del Ministero dell?economia e delle finanze (statale) che ha il compito di smantellare le centrali elettronucleari dismesse e di chiudere il ciclo del combustibile nucleare. Costituita nel 1999, divora 50 milioni di euro l?anno per la manutenzione di questi mostri addormentati. Di smantellamento e messa in sicurezza in un unico sito delle scorie, si parla solo - prima della Sogin, del 1999, sono stati spesi dallo stato oltre 15.000 miliardi di vecchie lire per fermare le centrali. Noi viviamo nella società della disinformazione, dell?imbroglio, dei giornalisti pagati direttamente dalle forze economiche o politiche, e avere risposte chiare, vere, utili, è quasi impossibile. Nel nostro piccolo vogliamo fare alcune riflessioni sul perché si ritira fuori il nucleare e lo si propone in termini di modernità e con il nobile scopo di limitare le emissioni di Co2 in atmosfera. Voglio dire che non bisogna essere ingegneri nucleari per dare giudizi sul nucleare, ma bisogna sapere che nessuno è in grado di sostenere che il nucleare è sicuro, e tanto meno competitivo, perché non è stato chiuso il ciclo di smantellamento e non vi è neppure un luogo di stoccaggio delle scorie nucleari, fattori che determinano spese enormi e non ancora quantificabili. Diffidiamo come criminale chi sostiene la economicità del kilovattore nucleare, poiché i conti si fanno a centrali obsolete smantellate e con le scorie in sicurezza, e finora nessuno lo ha fatto. Ma la riflessione principale per me è questa: vi è una lobby, anglofona, che controlla le fonti dell?uranio, vede l?enorme businnes della demolizione degli impianti obsoleti e la costruzione di nuovi, punta agli aiuti statali e, in nome dell?ambiente, vuole tentare l?ultimo ciclo dell?uranio. Sono ?trust? potenti,con ambizioni multinazionali (stanno fornendo reattori all?India), e sono un blocco di interessi che sarebbe molto danneggiato dal diffondersi ORIZZONTALE del solare fotovoltaico in tutte le abitazioni, che creerebbe una mentalità di autogestione del problema energetico, che si potrebbe estendere anche a piccole imprese agricole e artigianali e ai trasporti. L?eccedenza del fotovoltaico privato della propria casa potrebbe generare energia per auto elettriche da ricaricare nel proprio garage. Non più dunque monopoli, ma democrazia energetica. Anche le multinazionali del petrolio temono questa eventualità e purtroppo non si vede nulla, a livello politico, che appoggi la scelta del fotovoltaico individuale o di condominio, da installare subito, per fare di ogni casa una piccola centrale elettrica. Sono sicuro che queste sono le forze che in modo palese o sotterraneo non vogliono far decollare il fotovoltaico, lasciandolo in una nicchia per ?eccentrici? con alti costi, e continuare con il monopolio di trust privati che vogliono controllare tutta la energia. Anche il gigante russo del gas, Gazprom, da cui compriamo l?80% dei nostri consumi di gas, non gradirebbe questa diffusione orizzontale della produzione energetica e i suoi interessi economici sarebbero danneggiati. Il sole ha il difetto di essere gratuito e non produrre scorie! Che il solare non sia competitivo è una enorme balla, poiché il costo di bruciare petrolio o uranio, per i danni ambientali che procurano e che si devono riparare, è follemente più alto e distruttivo. Naturalmente ho parlato di una cosa fattibile subito, per le abitazioni che rappresentano solo il 20% dei consumi globali. Per l?industria e i trasporti che, rispettivamente rappresentano il 50% e il 30% del consumo energetico e dipendono da combustibili fossili, il futuro è il solare termico di Rubbia (con una centrale a specchi già in costruzione in Sicilia), e le prospettive di idrogeno e ?fusione nucleare?. L?ambizione di ogni paese deve essere di non dipendere da nessun altro per avere petrolio, uranio o gas. L?energia necessaria può venire autoprodotta da fonti pulite e rinnovabili. La PACE tra gli uomini, e quella da fare con l?ambiente, passa per l?energia. Paolo De Gregorio seguito - Per non abusare della pazienza dei lettori, nell?intervento ?il nucleare pulito e sicuro non esiste?, già lunghetto, non avevo fatto accenno al progetto ?Iter? sulla FUSIONE nucleare, che è un campo di ricerca totalmente condivisibile. E? una delle tecnologie del futuro, e va finanziata massicciamente, proprio con quei soldi che per il nucleare legato all?uranio si trovano sempre. Un altro importante problema che implicitamente si risolverebbe abbandonando l?uranio per sempre è la proliferazione delle armi nucleari che tentano molti paesi, anche se la via maestra per liberarci da questo incubo della BOMBA è il disarmo unilaterale di tutti i possessori di armi atomiche e il divieto per chiunque di possederne. Un problema che oggi sembra minore, sempre creato dal nucleare civile, sono le enormi quantità di acqua necessarie per raffreddare il processo produttivo, questione che altera il microclima intorno alle centrali, e in un futuro molto prossimo, in caso di siccità prolungata, può indurre il fermo della produzione di elettricità. Risulta quindi decisivo in questi anni che ci separano dalla fusione, dal solare termodinamico a specchi di Rubbia, dall?idrogeno, impostare in ogni tetto, in ogni parete esposta al sole, pannelli fotovoltaici per fare di ogni casa una centrale elettrica indipendente e limitare pesantemente l?uso dei combustibili fossili. Paolo De Gregorio 8.11.07 |
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- CIA batte D?Alema -
a cura di Paolo De Gregorio ? 10 novembre 2007 Qualche mese fa, il nostro intelligentissimo ministro degli esteri D?Alema, con il dovuto sussiego e l?aria compiaciuta di chi distilla novità sconvolgenti a poveri mortali, affermava di notare una ?discontinuità? nella ottusa e aggressiva politica USA, citando la cameriera di Bush, Condoleeza Rice, come elemento di novità della politica estera imperiale. Come si sa, la novità fu l?invio di altre truppe in Irak. Anche la perentoria richiesta di chiudere l?intervento in Afghanistan con la convocazione di una conferenza di pace tra i più importanti paesi dell?area, proposta dal volpino D?Alema, si dimostrò velleitaria e fu lasciata cadere miseramente, senza che il promotore, dopo essersi fatto bello in Italia e fatto rifinanziare con questa scusa il nostro intervento militare, cercasse di nuovo di proporla o soprattutto di organizzarla. Ho tirato fuori queste misere furbizie di un ministro di un governo che dovrebbe essere progressista, perché oggi 10 novembre, leggo sul ?Corriere della Sera? il realistico e saggio intervento di Graham E. Fuller (ex vicepresidente del National Intelligence Council della CIA), che parlando della crisi del Pakistan e della intera regione dice testualmente le seguenti cose: -la crisi in Pakistan è strettamente legata alla guerra in Afghanistan e ai sommovimenti in Medio Oriente. Il confrontarsi tra gli attivisti con le truppe americane non fa che accrescere il nazionalismo islamico. E? la presenza militare degli Usa e la loro strategia nella regione ad essere vista come quel che priva i musulmani della loro dignità e sovranità, in un conflitto che è sempre più sentito come una guerra dell?America contro l?Islam-?? -la regione tornerà alla calma solo con il ritiro delle forze statunitensi dal loro confronto con l?Islam e con l?avvio di una politica di ambito regionale per il problema afgano, una politica che riconosca i profondi interessi dei principali protagonisti regionali che aspirano alla stabilità di quell?area: Pakistan, Iran, Russia, Cina, India. Ma questa realtà è un anatema per la strategia egemonica mondiale dell?amministrazione Bush- Musica per le mie orecchie! Parole chiare, lungimiranti, di pace duratura, che riconoscono la convergenza di interessi economici ed energetici tra paesi come la Russia, l?Iran, la Cina e l?India, che hanno bisogno di un Afghanistan pacificato attraverso cui far passare oleodotti, gasdotti, merci, in una area geopolitica che sarà comunque sottratta per sempre alla ingerenza e prepotenza americana. Peccato che queste parole vengano addirittura da un ex-agente CIA, un falco per definizione, e dai nostri politicanti, che si spacciano (abusivamente) per democratici e progressisti, solo balbettii e appecoronamenti alle direttive del grande fratello yankee. Buttare soldi e vite in Aghanistan è da cretini, prima che da criminali, e il ?consiglio? da dare a D?Alema è questo: chieda alla UE, in una assise straordinaria con tutti i ministri degli esteri, di votare una deliberazione per il ritiro immediato e unilaterale di tutte le truppe occidentali in quell?area, tenendo presente che l?Europa sarebbe la principale beneficiaria di un medio ed estremo oriente pacificati, sbocco naturale di un reciproco interesse di scambio tra i prodotti tecnologici europei e le materie prime ed energetiche dei paesi mediorientali. Non più l?immonda ?egemonia? Usa, basata su guerre e minaccia militare, non più la dittatura del dollaro come moneta di pagamento del petrolio, basta con la guerra fredda degli scudi spaziali, ma un? area di libero scambio basata su reciproci interessi e libero mercato. Finchè non ci allontaneremo politicamente dagli Usa e l?Europa non parlerà con una sola voce, scordiamoci la pace e la democrazia. Paolo De Gregorio |
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QUELLI CHE IL CALCIO (dossier)
a cura di Paolo De Gregorio ? 25.08.2006 Se qualcuno dubitasse della validità della vecchia affermazione marxista che ?le idee dominanti sono quelle della classe dominante?, avrebbe una illuminazione osservando come il mondo del calcio, e dello sport in generale, sia stato fagocitato, stravolto, privato dell?anima, e piegato al servizio delle forze economiche dominanti che hanno deciso di impossessarsene, proiettando in esso la propria cultura del profitto, sfruttamento, mercato, corruzione, voglia di vincere ad ogni costo. L?ingresso massiccio del grande capitale nel mondo dello sport è relativamente recente e corrisponde alla fase in cui il mezzo televisivo rese popolare e di massa alcuni sport (oltre al calcio, ciclismo, basket, tennis, atletica), alla fine degli anni ?70 e i primi ?80, e si prospettò così la possibilità di creare un mercato in cui si mischiavano pubblicità, diritti televisivi, visibilità politica, ambizioni personali, stravolgendo ed annullando ogni etica sportiva. La facilità con cui si svolse questo epocale passaggio dallo Sport agli affari e fece di organizzazioni ricadenti sotto il diritto sportivo delle SpA quotate in Borsa, ci fa capire senza equivoci che i partiti di sinistra accettarono senza fare una piega questa rivoluzione Copernicana, e la evidente ideologia per cui la vittoria spettava a chi possedeva più denaro, e la creazione di figure di presidenti che, come principi rinascimentali e mecenati, ricevevano investiture di capi, non trovò alcuna opposizione né sociale né politica. L?illusione dei frustrati di vincere qualcosa per interposta persona avallò il riconoscimento della figura del capitalista Principe e delle ferree leggi dell?economia,anche da parte di chi era politicamente schierato in senso anticapitalista. Così la più grande operazione di colonizzazione del mondo sportivo passò senza grandi sussulti, e molto presto si arrivò alla fine dello sport inteso come lealtà, confronto alla pari, attaccamento ai colori sociali, lavoro sui vivai, per aprire le porte all?assurdo mercato miliardario degli stranieri, doping programmato dalle società, corruzione di arbitri, lotte al coltello per i diritti televisivi, e soprattutto la possibilità di vittoria solo per quelle 3 o 4 squadre con dietro i maggiori gruppi industriali. Le idee e la prassi degli imprenditori, la loro vera cultura, si trasferisce così nelle masse dei tifosi, ed è diventata ideologia e cultura di massa, fino ad essere stata determinante nella elezione di Berlusconi a Capo del governo italiano. Televisioni commerciali, pubblicità, sport colonizzato, in profonda sinergia tra loro, fabbricano l?intima identità ideologica di milioni di persone e ne fanno elementi che si adattano perfettamente alla società attuale. E ciò accade soprattutto in quei ceti sociali operai, giovani emarginati, disoccupati, perdenti che, una volta venuta meno la speranza di una società diversa per la crisi identitaria della sinistra, riversano nella propria squadra il desiderio di protagonismo e di vittoria, frustrato nella vita reale. Non va sottovalutato il peso che ha nella formazione di milioni di giovani il fatto che si vincoli la propria emozionalità e il senso di appartenenza ad una entità sociale, a una realtà in cui si praticano loschi affari, doping, corruzione, si fabbricano carriere politiche, si finanzia la violenza degli ultras e quanto altro sappiamo dalle aule giudiziarie. Ma se parli con qualche giovane ?tifoso? e gli chiedi se non trova ridicolo il fatto di tifare per una SpA gestita da freddi calcoli economici e da dirigenti che entrano ed escono da tribunali e che lo sport non c?entra niente, ti rispondono che tanto tutta la società è così, e che la propria squadra è una ?fede? e il gruppo della curva è l?unico gruppo sociale di riferimento. Credo proprio che dal ?panem et circenses?degli antichi romani al nostro sfavillante circo calcistico, non vi sia alcuna differenza, e la continuità culturale si vede nell?esaltazione di valori primitivi e selvaggi quali la vittoria sul nemico (avversario), l?esaltazione del più forte, l?irrisione dei perdenti,, il facile ricorso alla violenza e alla devastazione in caso di sconfitta. E se vediamo con chiarezza che tipo di soggetti sociali e quale darwiniana cultura nasce dallo spettacolo sportivo in mano ai capitalisti, vogliamo pensare positivo e immaginare che una diversa gestione del fenomeno possa produrre effetti diversi. Lo sport, tutti gli sport, celebrano il più forte e soprattutto i più dotati da madre natura in fatto di qualità delle loro fibre muscolari, ma in passato la gloria sportiva, sganciata dal denaro, si viveva in modo meno drammatico, più umano e sereno e si pensava anche a carriere brevi per non pregiudicare il futuro di studio o di lavoro. L?ingresso dell?onnipotente denaro, in quantità tali da cambiarti la vita,ha trasformato una attività ludica, con dentro alcuni valori come lealtà, sportività, sacrificio personale, in un lavoro in cui il datore di lavoro, come avviene in ogni attività industriale, ha imposto carichi di lavoro disumani, assunzione di sostanze legali o illegali capaci di massimizzare la resa del proprio investimento, disprezzo per la salute futura degli atleti, trattamento delle persone come pacchi da spostare qua o là, senza preavviso per esigenza di mercato, distruzione di ogni autentico sentimento di appartenenza, pratica del licenziamento rapido in caso di infortuni o resa non più brillante. |
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Così abbiamo fabbricato gladiatori strapagati, gonfiati artificialmente, che vagano da una squadra all?altra per il mondo globalizzato, senza altro stimolo che il denaro e ce li ritroviamo a fine carriera malati nel fisico e nel cervello, spesso disadattati e inclini al suicidio.
La ?psicologia di massa? alimentata dal tifo calcistico, attira inesorabilmente fasce di estremisti politici, di violenti, che fanno della domenica calcistica il loro personale palcoscenico con parole d?ordine di odio e di razzismo, con la programmazione delle trasferte con strategia di ?guerra? contro i ?nemici?, interpretando e drammatizzando la vicenda sportiva in modo profondamente patologico. E a coloro che sostengono che lo sport è educativo io rispondo è vero: è educativo quello fatto per la propria salute e divertimento, senza esagerazioni, senza ?aiutini chimici?, con agonismo leale e sorridente. Tutto quello fatto, invece, con il miraggio dell?eccellenza e del denaro, dove trovi allenatori e medici sportivi e familiari che già a 13 anni ti spingono ad usare farmaci pericolosi per la salute e che ti spingeranno ad allenamenti massacranti, è altrettanto ?educativo? perché ti forma anch?esso, ma espone la tua salute mentale e fisica a gravi pericoli. La sensazione di irrazionalità e di degrado morale che l?osservazione ragionata del mondo dello sport suggerisce, rende urgente una strategia che tocchi il cuore della questione, ossia il totale dominio industriale sulla gestione dello sport. Per quanto riguarda il calcio, la famosa pulizia che si doveva fare dopo lo scandalo della ?cupola Moggi? non ha toccato minimamente le cause del malcostume e presto industriali e faccendieri ritireranno fuori le unghie. Se desideriamo che il gioco del calcio sia una attività positiva e che l?ambiente sportivo sia palestra di democrazia e partecipazione, dobbiamo ragionare sulle seguenti basi. - Il calcio non è un lavoro e il rapporto tra la Società e l?atleta ricade esclusivamente nelle regole del diritto sportivo - Nei campionati di tutte le serie è vietato il tesseramento di giocatori stranieri. Senza se e senza ma - Le società sportive non possono essere SpA e devono accettare soltanto le regole del diritto sportivo - Le società devono affidare l?elezione dei propri dirigenti ai tesserati e ai sottoscrittori di abbonamento, che sono i veri azionisti , spesso competenti, con la stessa procedura democratica di elezioni generali - Le società non devono avere fini di lucro e l?obiettivo deve essere il pareggio di bilancio - I proventi dei diritti televisivi e del totocalcio devono essere distribuiti alle società di A e di B in modo rigorosamente paritetico - Il mercato dei calciatori, come oggi lo conosciamo, deve essere abolito, l?equazione ?ricchezza-vittoria? annullata, i giocatori non possono essere comprati né venduti, ma fabbricati nei vivai delle società che devono essere soprattutto ?scuole di calcio?, e dedicare ad esse i migliori preparatori e ingenti risorse - Sarebbe utilissimo che le grandi società diventassero proprietarie degli stadi, e svolgessero lì la loro attività sociale, con sale per assemblee, palestre, piscine, uffici amministrativi, per fare degli stadi una realtà viva e partecipata - Bisognerebbe anche liberare le ingenti forze dell?ordine che durante le partite garantiscono la sicurezza degli stati, e affidare il servizio d?ordine ai tesserati, da individuare tra i più seri e responsabili, che così difenderebbero una loro proprietà e il buon nome della squadra - Stabilire semplici regole per eliminare tutte le trasferte e rendere gli stadi tranquilli: i biglietti possono essere venduti esclusivamente ai residenti con carta di identità e nome e cognome sul biglietto che rimane personale, e stessa procedura allo stadio, si entra solo con carta di identità e biglietto nominale (i politicanti, anche in presenza di gravi fatti di sangue, scontri, devastazioni di treni, non hanno mai fatto una proposta del genere per fermare la violenza) - Deve finire la dicotomia Federazione/Lega Calcio. I presidenti delle squadre di A e di B devono prendere tutte le decisioni a maggioranza semplice, senza figure di segretari tipo Carraro o Galliani che hanno fatto della dirigenza calcio potentati personali Sono sicuro che queste norme sarebbero condivise da moltissima gente, se solo se ne potesse parlare. Le persone con cui ho discusso e fatto leggere questo breve documento, di tutte le estrazioni sociali, sono d?accordo. Buttare fuori i capitalisti e gli affari dal calcio può dare un senso al proprio tifo e alla passione sportiva e sono sicuro che i giocatori, creati dalle società, anche se pagati poco, avrebbero infinitamente più entusiasmo e voglia di giocare, soprattutto se intorno a loro ci fosse un clima di partecipazione e di sostegno. Autogestire gli stadi, eleggere i dirigenti, svolgere il servizio d?ordine, far quadrare i conti, seguire i vivai, significa portare la democrazia dentro i fatti. Perché la democrazia si impara praticandola, partecipando, gestendo le cose, selezionando le persone migliori senza creare capi carismatici o figure inamovibili. Se continuiamo ad affidare tutti i poteri a chi già li possiede, non siamo che sudditi passivi, sciocchi e senza futuro. Paolo De Gregorio |
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- poteri forti -
a cura di Paolo De Gregorio ? 17 novembre 2007 Molti sostengono che i poteri forti non esistono, e in genere sono quelli che li manovrano. Ma la manina del padrone si vede dietro la denigrazione di Fini e la sua impresentabile fiamma mandata in onda nelle reti del Cavaliere. Un avvertimento mafioso che significa: io ti ho sdoganato, ma ho anche il potere di annientarti. Fini è un poveraccio, senza identità, che per mestiere dice cose che non pensa, sta da 30 anni nel teatrino della politica, non rappresenta più nemmeno una ideologia né una classe sociale, appare eccezionalmente simile a Veltroni, speculare ad esso, entrambi vittime della crisi della destra e della sinistra, nel tempo attuale in cui il potere politico vero è chiaramente nelle mani della Confindustria, delle banche,dei media privati, Da quando l?economia globalizzata e il neo-liberismo sono il vero superpotere, la politica si è arresa e ha rinunciato al suo ruolo di guida, e ci ritroviamo il capofila dei padroni, Silvio Berlusconi, che determina, con il suo potere economico e mediatico, gli equilibri politici in Italia. Questo potere (lui lo chiama libertà) ha fatto il miracolo di far passare per una ?novità? il suo personaggio, nato invece dall?antichissimo intreccio tra affari e politica, culminato con la concessione del monopolio delle Tv private da parte del suo compare Craxi, durante l?omonimo governo. La democrazia in Italia è stata messa in mora quando si è permesso al titolare di un tale potere di presentarsi in politica con uno spudorato vantaggio su qualsiasi avversario. Oggi i suoi stessi alleati, Fini e Casini, non sopportano lo strapotere del cavaliere, cercano di sfruttarne ogni mossa falsa, ogni sbaglio, e se potessero permettersi il lusso di dire la verità, lo vedrebbero bene fuori dalla scena politica. Una nuova legge elettorale potrebbe essere il terreno su cui tentare di cancellare l?anomalia della presenza in politica di una figura così avvantaggiata rispetto agli avversari (e ora anche per gli alleati), che preveda una norma per il conflitto di interesse che renda ineleggibile chiunque sia in questa condizione. Sono sicurissimo che, se si potesse votare in segreto una legge che elimina Berlusconi dalla scena politica, i primi a farlo sarebbero proprio i suoi alleati che sono stufi dell?ingombrante padrino ormai vecchio e fissato, e vedrebbero volentieri tornare ai loro partiti i voti migrati verso Forza Italia. A tutta la politica tornerebbe un po? di credibilità e normalità se si liberasse di chi ha profondamente alterato le regole democratiche. Mandiamo in pensione chi, in nome della libertà, ci ha tolto la libertà di eleggere le persone di nostra fiducia, chi in nome della servile sottomissione agli USA nell?aggressione all?Irak ha buttato 40 vite umane e 4.000 miliardi di vecchie lire per niente, e chi si è fatto le leggi ?ad personam? per non andare in galera. Paolo De Gregorio |
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- legge elettorale ?
a cura di Paolo De Gregorio ? 22 novembre 2007 L?aspetto più disgustoso del dibattito su una nuova legge elettorale è che nessuno dice la verità, tutti usano la tattica, la dissimulazione dei propri veri obiettivi, si salta da un estremo all?altro, dalla non trattativa al protagonismo, ma soprattutto emerge l?assenza della etica sociale che dovrebbe guidare tutti i gruppi verso una legge che renda la politica più vicina ai cittadini. Il primo punto all?ordine del giorno dovrebbe essere quello di trovare le norme giuste capaci di impedire la rinascita del centro, che è un colossale imbroglio, che ha dominato per 50 anni in Italia, producendo opportunismo, irresponsabilità, ambiguità, illusione di mettere insieme capra e cavoli, che poi sono diventate le categorie culturali dominanti del popolo italiano che per troppo tempo ha dovuto barcamenarsi all?interno del fango democristiano. L?altro punto irrinunciabile,da non lasciare alla propaganda berlusconiana,è quello di fermare questa ridicola frammentazione in tanti partitini, che nascono non per differenze sostanziali con altri partiti, ma per l?ambizione di chi vuole esercitare una visibilità personale e un potere di interdizione, in un sistema che dipende da uno squallido personaggio come Dini, che con tre senatori può far cadere il governo se non si fa come dice lui. Ma, come dicevo, la cosa più perniciosa sarebbe un ritorno al grande Centro che una eventuale legge elettorale di tipo tedesco potrebbe favorire, prospettiva attesa con la bava alla bocca da tutti gli ex-democristiani e gli ex-socialisti, desiderosi di una rivincita sul prepotente e pigliatutto cavaliere, legge appoggiata da Confindustria che ben vedrebbe Montezemolo a capo di questa coalizione, capace di sottrarre molti voti moderati all?ormai ?anziano? e troppo chiacchierato Silvio Berlusconi e al suo nuovo partito pigliatutto. Il Vaticano, che come al solito non si sbilancia, potrebbe appoggiare sia Berlusconi che il nuovo Centro, ma i preti ben sanno quanto il potere centrista sia infinitamente più duro e inamovibile, grazie proprio alla sua duttilità e ambiguità, elementi in cui i preti stanno come i pesci nell?acqua. Le trattative sulla nuova legge elettorale sono appena cominciate ed è molto difficile capire dove andremo a parare. Forse ci sarà una attesa per arrivare al Referendum. Comunque sia, noi andremmo più volentieri a votare se ci fossero anche le seguenti norme: - ineleggibilità dopo due legislature - ripristino voto di preferenza - ineleggibilità per chi ha avuto condanne penali - ineleggibilità dei possessori di ?media?(legge sul conflitto di interesse) - sbarramento al 5% - obbligatorietà di candidarsi solo nel luogo di residenza - impossibilità di passare da uno schieramento all?altro - divieto di fare cartello tra partiti. Sono solo norme di elementare democrazia e buon senso, sarebbero un passo avanti. La vera novità, che farebbe di colpo invecchiare tutte le forze politiche, sarebbe l?emersione di un nuovo movimento capace di mettere al primo posto l?emergenza climatica, di mettere sul tavolo la questione che tutta la economia deve funzionare con energie rinnovabili e deve essere compatibile con il rispetto dell?ambiente e dei suoi delicati equilibri, e l?autosufficienza energetica e alimentare devono essere l?asse portante contro la distruttiva globalizzazione, riformando l?agricoltura, la gestione delle acque, dei trasporti e fermando l?immigrazione. Paolo De Gregorio |
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-energia rinnovabile: la Germania fa sul serio, e noi? ?
di Paolo De Gregorio ? 27 novembre 2007 ??Sono dati al cospetto dei quali non c?è rimedio eolico o solare che possa rimediare (checché ne dica il ministro Pecoraio Scanio)?? Giovanni Sartori (Crisi energetica, editoriale Corriere della Sera 17 novembre scorso) L?illustre politologo, considerato addirittura di sinistra, non sa fare altro che seminare scetticismo e rassegnazione e irride a chi cerca di invertire la corsa verso il riscaldamento del pianeta. La politica governativa italiana, quella che non decide e si limita a galleggiare sull?esistente, riceve uno schiaffo morale dalla Germania della Merkel che ha deciso di fare della lotta contro il riscaldamento globale la priorità più alta del proprio programma,stilando un programma articolato che prevede i seguenti punti: - entro il 2020 le emissioni tedesche di anidride carbonica devono essere ridotte del 40% e le energie rinnovabili entro quella data devono coprire il 20% di tutte le fonti - viene stanziato un miliardo di euro per la ricerca nel campo delle energie rinnovabili - si interverrà con regolamenti edilizi nuovi che impongono costruzioni con materiali che le rendano a basso consumo di energia, nelle quali i pannelli fotovoltaici diventano parte integrante dell?architettura - si offrirà ai condomini che producono energia solare in eccesso la possibilità di venderla a prezzi vantaggiosi ai gestori elettrici - sono previsti incentivi statali per la costruzione di automobili a bassa emissione di inquinanti o elettriche o a idrogeno. A questo piano organico, presto operativo, si aggiunge il fatto che il governo tedesco considera le energie rinnovabili un settore di affari con potenzialità di mercato mondiale, in cui il gruppo Thyssen ha già una società che è la numero uno al mondo in tecnologia per l?energia eolica, e la Bosch spende il 40% dei suoi fondi destinati alla ricerca per sviluppare prodotti per tecnologie che non usano combustibili fossili. La Solar di Berlino la settimana scorsa ha avuto un contratto per costruire 6 impianti di produzione di energia solare in Puglia (praticamente i tedeschi vendono sole ai pugliesi, che è come dire vendere ghiaccio agli esquimesi). La riflessione che propongo è questa: la trasformazione del modo di produrre, da inquinante e distruttivo per la terra e la nostra salute, a processo sostenibile e salubre passa attraverso decisioni politiche e non per il ?libero mercato? che continuerebbe allegramente nelle sue devastazioni. Ciò richiede che la politica sia autorevole e le priorità ambientali non siano messe in coda, ma al primo posto programmatico. Malgrado la Germania produca un cospicuo 27% del suo fabbisogno energetico dal nucleare, non è in programma nessun ampliamento del settore, avendo i pragmatici tedeschi capito che, se ai costi del kilovattore nucleare si aggiungono lo smantellamento delle centrali obsolete e la messa in sicurezza delle scorie, oltre i pericoli in agguato, l?energia del nucleare risulta la più pericolosa e costosa al mondo. La immediata diffusione sul territorio di tecnologie rinnovabili, dai piccoli rotori eolici da balcone, ai tetti condominiali con pannelli fotovoltaici, se appoggiata da una politica governativa coerente e illuminata, nell?arco di pochissimi anni, porterebbe un paese come l?Italia, che per gli usi domestici consuma il 20% di tutta la energia prodotta (il 30% è per i trasporti, il 50% è assorbito dal sistema industriale), a rientrare nei parametri di Kyoto. Se a questo aggiungessimo un piano per la costruzione di centrali a specchi (il solare termodinamico di Rubbia), che la Spagna sta già costruendo in venti esemplari, molte produzioni industriali che vanno a gasolio si potrebbero riconvertire a energia elettrica e la pace con l?ambiente sarebbe quasi fatta. Tutta la responsabilità è della politica. Le forze economiche conoscono solo la legge del profitto e solo una buona politica può guidare e regolare uno sviluppo industriale sostenibile. Paolo De Gregorio |
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- il pastore tedesco ulula -
a cura di Paolo De Gregorio ? 2 dicembre 2007 Alla lunga viene fuori il vero volto del nostalgico del Santo Uffizio inquisitorio, attutito dal quel sorriso melenso e dal timido ciabattare delle sue pantofole rosse negli ovattati ambienti vaticani, seguito da un segretario troppo giovane e troppo bello. La falsa umiltà con cui le mani inanellate di Benedetto XVI firmano l?enciclica ?spe salvi? (salvi nella speranza) nascondono un epocale attacco che tocca addirittura la Rivoluzione francese e l?illuminismo quali eventi che hanno portato l?umanità verso la razionalità, la scienza e l?ateismo, ma che non hanno risolto i problemi esistenziali degli uomini. In perfetta sintonia con il ?cristiano? Bush, che appoggia una sorta di revisionismo antiscientifico che nega l?evoluzionismo darwiniano a favore del ?creazionismo?, l?erede del Santo Uffizio e il massacratore e torturatore Bush si ritrovano disinvoltamente a braccetto per annunciare al mondo il primato delle balle dogmatiche sulle certezze della scienza. Tra l?altro vi è l?affermazione perentoria che illuminismo e marxismo hanno fallito, cosa che appare ridicola visto che la organizzazione politica che si chiama Chiesa cattolica, in duemila anni di storia in cui tutti gli uomini dovevano essere redenti, ha collezionato crociate, appoggio al colonialismo, guerre di religione, inquisizione, appoggio ai regimi fascisti (culminato in Spagna con i torturatori dell?Opus Dei, fatti beati recentemente), il tutto in spregio dei comandamenti che impongono ai cristiani di ?non uccidere? e ?non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te?. Un fallimento totale del cristianesimo come cultura capace di cambiare il comportamento degli individui, accompagnato da sempre dalla criminalizzazione della scienza (a partire da Galileo) dalla mortificazione della sessualità e di tutti i piaceri della vita, dalla rassegnazione, dalla ignoranza. Per secoli tutti i ?timorati di Dio? hanno vissuto di merda, in media 40 anni, tra pestilenze e carestie, dando la colpa di tutti i mali a Satana o a streghe e gatti neri, finchè le rivoluzioni sociali e la scienza, solo da pochissimo tempo, hanno cominciato a cambiare la vita e il cervello degli uomini. Comunque i preti non hanno scrupoli a servirsi delle conquiste scientifiche, si servono degli ospedali e non si affidano alla ?provvidenza? quando stanno male. Quando vanno in Africa a evangelizzare, per rendersi credibili agli occhi dei ?selvaggi?, portano medicine fatte dagli infelici scienziati materialisti, e non parlano di spiritualità. Che fine farà quell?immondo mercato della speranza che è Lourdes, dove si ingannano dei disperati, quando la ricerca sulle cellule staminali permetterà di ricostruire ogni organo malato e le malattie e la sofferenza saranno sconfitte? Il vero problema del nostro tempo, ciò che ha fatto fallire il ?socialismo reale?, non è stato un eccesso di razionalismo, ma la presenza di un blocco capitalistico, sostenuto dalla religione,che ha intrapreso una lotta senza quartiere contro i regimi socialisti, che hanno dovuto impiegare immense risorse economiche negli armamenti per fronteggiare una concretissima minaccia militare in territorio europeo. Ricordiamo che in Polonia la Chiesa scese direttamente in campo in lotte sociali, aiuti economici, cospirazioni, per far fallire un regime che tutto sommato le aveva consentito di sopravvivere. Invece di attaccare rivoluzioni sociali, illuminismo, scienza, perché il ?pastore tedesco? non guarda in casa sua dove potrebbe osservare che le grandi religioni monoteiste sono state e sono dietro la quasi totalità delle guerre combattute, e che proprio queste religioni sono il MALE su cui riflettere per le divisioni, il fanatismo, gli odi che procurano, c?è un abisso tra la morale dichiarata e quella praticata, visto che ai cristiani non è mai stato fatto divieto di uccidere, ignorando totalmente la legge divina rivelata. Oggi vi è l?evidenza di una totale ?irrazionalità? di una economia globalizzata che è legata solo alla legge del profitto e non ad una razionale divisione ed uso delle risorse, dove le onnipotenti leggi del mercato fanno arrivare le merci solo dove ci sono i soldi per comprarle e non dove ne è bisogno, e si tagliano foreste primigenie, alterando il clima, per fare parquet e casse da morto. La distruzione del creato ad opera di queste forze economiche avviene non per eccesso di scienza o razionalità, ma per avidità e desiderio di supremazia, che sono le barbare e primitive caratteristiche culturali degli uomini, tollerate dalla Chiesa, e all?origine di ogni avventura colonialista. Solo la scienza, non la religione, ci ha avvertito in modo documentato e credibile dei danni irreversibili che sta causando all?ecosistema uno sviluppo ottuso e insostenibile, e solo essa ci può indicare la strada per uscirne. Il problema è come fermare la totale irrazionalità e distruttività di un sistema materialista e capitalista che vede solo profitti, consumi, eserciti, con ferventi cristiani al comando. La ?speranza? non ci salva, più saggio è il detto popolare, chi di speranza vive disperato muore. Paolo De Gregorio |
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- due splendide notizie! ?
a cura di Paolo De Gregorio -9 dicembre 2007 - L?Iran non accetterà più pagamenti in dollari per la vendita del suo petrolio (lo scrive l?agenzia iraniana Isna) - Nasce oggi a Buenos Aires la Banca del Sud, istituto voluto dal presidente venezuelano Ugo Chavez e da un gruppo di paesi latino-americani come alternativa a FMI e Banca Mondiale. Invece di cercare di possedere armi nucleari e mettersi sullo stesso piano criminale di chi oggi le possiede, vi sono decisioni come quella di non accettare più dollari per il petrolio, che sono infinitamente più efficaci, propagandistiche, lungimiranti e coraggiose di qualsiasi altra mossa. Gli USA, Regno Unito. Israele spadroneggiano ancora in Medio Oriente per le divisioni che esistono nel mondo arabo, in particolare tra i paesi produttori di petrolio, che non solo hanno accettato le regole imposte dalle multinazionali, ma hanno addirittura investito in Occidente la maggior parte degli introiti petroliferi rafforzando proprio coloro che tengono sotto il tacco i palestinesi, aggrediscono l?Iraq, minacciano l?Iran. Se i capitali e i cervelli che oggi sono impegnati nella corsa al nucleare iraniano fossero impiegati per destabilizzare il corrotto regime saudita, simbolo della colonizzazione occidentale e della sconfitta del mondo arabo, i risultati si vedrebbero in breve tempo e chi vorrà il petrolio deve chiederlo con il cappello in mano e pagare con la valuta chiesta da chi lo vende. -L?America Latina finalmente alza la testa, dopo essere stata per decenni colonia degli USA, dove dittatori e generali golpisti erano addestrati a Fort Benning e le produzioni agricole pregiate erano tutte in mano alla UNITED FRUIT, si prepara ad un futuro autogestito, per unire tutta l?America Latina in un solo mercato, che rifiuta gli strumenti colonialisti del FMI e Banca Mondiale, e si avvia verso la dignità e l?indipendenza. L?egemonia Usa sul mondo finirà se queste notizie diventeranno più frequenti. Paolo De Gregorio |
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- creazionismo o evoluzionismo? -
a cura di Paolo De Gregorio ? 10 dicembre 2007 La cosa più comica di questo dibattito sui massimi sistemi, che si svolge prevalentemente negli USA, è che coloro che più assomigliano ai primitivi scimmioni e usano regolarmente la violenza e la legge del più forte sono creazionisti, e, beati loro, scorgono un ?progetto divino? che guida e giustifica i propri comportamenti. George W Bush, fervente cristiano e creazionista, è convinto che dietro il suo enorme potere vi sia in qualche modo un disegno superiore, che giustifica tutte le ingerenze, prepotenze, minacce, guerre, aggressioni da lui ordinate contro i popoli di mezzo mondo, riesce a farlo convivere (come?) con l?etica cristiana, definisce i ?marine? legionari di Cristo, e la compatta e potente organizzazione della Chiesa Evangelica (che approva) gli dà la certezza di essere nel giusto. Il nostro soggetto si è evoluto (si fa per dire) all?interno di una famiglia di petrolieri del Texas, parenti molto stretti di quelle bande di criminali venute dalla Europa, responsabili del genocidio dei proprietari di quelle terre, promotori del più orrendo sfruttamento degli uomini che fu lo schiavismo, legittimato e giustificato dalla religione che ha affiancato il processo colonialista, definito evangelizzazione, il tutto basato sul fatto di avere una superiorità tecnologica e militare. Il nostro George W. appare come un esemplare perfetto, darwinianamente evoluto nella razza padrona americana, ne ha assorbito metodi e cultura, è perfetto per sopravvivere all?interno di una società globale in cui ha ragione chi è più forte e più violento. Francamente appare più vicino alla categoria degli scimmioni, di cui tutti facciamo parte, che alla materializzazione di un ?Progetto Divino?. E? del tutto evidente che la razza umana non ha fatto quel salto verso la ?ratio? che prevale sugli istinti, sugli egoismi, sulla violenza, sulla territorialità, sulla avidità, sulla legge del più forte, sulla crudele competizione. 2000 anni di falso cristianesimo (eccetto quello delle origini) in cui si è predicata la fratellanza, ma si è praticata la guerra e la violenza, non hanno evidentemente portato il genere umano verso alcuna evoluzione, la democrazia in realtà non esiste, il destino ecologico della terra dipende dai colossi economici e dalla legge del profitto. L?unica speranza, per avere un futuro, è che un ?clic? evolutivo scatti nel cervello degli uomini, che potrebbero accorgersi dove ci stanno portando il capitalismo e la superstizione religiosa, e che bisogna finirla con consumismo, crescita demografica, guerre, sprechi, semplicemente perché la terra non ce la fa più. Se questa luce si accenderà nella testa di molti, e i comportamenti individuali saranno coerenti, molti giochi finiranno e la fuoruscita dal comportamento animale sarà iniziata. Non è un caso che in questa fase il Vaticano attacca l?illuminismo e la scienza, lo fa perché ha il terrore che grandi masse di persone entrino nella sfera del razionale, che vedano il proprio futuro solo nella decrescita sia produttiva che demografica, e si affidino alle conclusioni degli scienziati anziché alle balle dei preti. Ricordiamo che non tanto tempo fa le pestilenze, che erano un problema sanitario legato alla sporcizia, alla malnutrizione, all?assenza dei farmaci, veniva spacciato dai preti per punizione divina per i nostri peccati, e questo stesso concetto è stato tirato fuori solo un paio di anni fa dalla Chiesa evangelica americana per l?alluvione di New Orleans che doveva punire una società troppo gaudente e dedita al vizio. Tutte le religioni, da quelle che pretendono sacrifici umani, agli dei della mitologia greca, alle certezze che i combattenti dell?Islam troveranno in paradiso 20 vergini con cui sollazzarsi, alla vita eterna cristiana, sono invenzioni allo stato puro, buone per primitivi e ignoranti. Liberarsi da queste fandonie è un ATTO EVOLUTIVO decisivo per il futuro del genere umano. Paolo De Gregorio |