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Libera informazione in libero stato!
Questa discussione l'ho aperta per poter allegare al nostro meetup alcuni articoli di informazione che non oltrepassano il muro di gomma televisivo e quindi vengono negati alla maggioranza dei cittadini. Il primo post lo dedico a Marco Travaglio che in queste ore è duramente criticato proprio per aver informato i telespettatori delle imbarazzanti frequentazioni di Renato Schifani, neo presidente del Senato. Nessuno affronta da giornalista il problema, siamo bombardati di opinioni e di attacchi fatti da politici e cosiddetti controllori dell'informazione e nessuno che ci spieghi come mai Travaglio abbia così imbarazzantemente torto. Forse perchè non ha detto una bugia? Tratto da http://www.voceditali... "Per il Presidente del Senato soci quantomeno imbarazzati Travaglio dice la verita': la Sicula Brokers aveva soci mafiosi Schifani, pero', mai indagato Torino, 12 mag. - Il clamore suscitato dalle esternazioni di Marco Travaglio su Renato Schifani e la reazione dell'opinione pubblica, meritano alcune osservazioni. Nessuno si erge a difensore del giornalista torinese, che peraltro si difende benissimo da solo, ma una cosa va detta con chiarezza: quanto affermato da Travaglio è assolutamente vero. Che poi si possa non essere d'accordo sulla forma e con i commenti espressi, è del tutto lecito. Però nella ridda di urla, non voci, ma vere e proprie urla, che si sono levate contro Travaglio ed a difesa del Presidente del Senato, non si registrano ammissioni circa la veridicità della notizia. Che non era neppure uno scoop, a parte il libro di Abbate e Gomez, qualsiasi cronista che si sia occupato di giudiziaria nell'ambito di Cosa Nostra, o abbia avuto frequentazioni con la procura di Palermo, era al corrente della vicenda dei soci, quantomeno imbarazzanti di Schifani e della Sicula Brokers. Uno di questi era Giuseppe Lombardo, amministratore di alcune società dei cugini Nino ed Ignazio Salvo, condannati per reati mafiosi. Ancora un socio, Benny D'Agostino, ammise di essere amico del boss Michele Greco, detto il Papa. Nino Mandalà, invece era mafioso in prima persona, essendo capo del mandamento di Villabate e risultato in seguito uno dei principali favoreggiatori della latitanza di Bernardo Provenzano. Un pentito, Francesco Campanella, tira in ballo Renato Schifani per un'altra storia, una consulenza urbanistica in favore del Presidente del Senato, relativa al comune di Villabate. Due cose vanno dette: Schifani ha querelato Campanella per queste affermazioni ed il consiglio comunale di Villabate è stato sciolto nel 1999 per infiltrazioni mafiose. Mai comunque Renato Schifani è stato ufficialmente coinvolto in vicende giudiziarie. E' vero che alcuni tra i suoi vecchi soci sono stati dichiarati colpevoli di reati di mafia solo diciotto anni dopo quegli eventi, è però altrettanto vero che questo è un Paese che tende a rimuovere la memoria. Quindi sarebbe opportuno ricordare sempre le parole di Paolo Borsellino "Quando i magistrati non trovano elementi di prova concreti a carico di un uomo pubblico, non significa che questo non sia moralmente ed eticamente estraneo ai fatti. Però la magistraura deve archiviare, assolvere, perchè gli elementi acquisiti non sono sufficienti a sostenere fino in fondo un'accusa. Allora in un Paese civile dovrebbero intervenire la politica e le altre istituzioni a fare pulizia". Riccardo Castagneri politica@voceditalia.it" Edited by Steo on May 12, 2008 1:14 PM |
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11/5/2008 La Stampa, Sara Arrigone
Travaglio, Schifani e la libertà di espressione SARA ARRIGONE L'articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di stampa e di espressione, recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". Inoltre, alla voce "Libertà di stampa" si legge: "La libertà di stampa è una delle garanzie che un governo democratico, assieme agli organi di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l'esistenza di una stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo, ed alle loro pubblicazioni. Si estende anche al diritto all'accesso ed alla raccolta d'informazioni, ed ai processi che servono per ottenere informazioni da distribuire al pubblico". Sulle pagine di tutti i giornali di oggi molti politici della destra e della sinistra attaccano duramente Marco Travaglio per aver lanciato accuse contro la seconda carica dello stato durante la trasmissione di Fazio "Che tempo che fa". Quello che fa più scalpore è che le frasi di Travaglio si siano potute riferire al Presidente del Senato e per altro in una trasmissione mandata in onda sulla televisione di stato. Che si possa essere d'accordo o meno con le affermazioni di Travaglio, i fatti da puntualizzare sono tre: 1. La tv di stato fa parte degli organi di informazione citati dall'articolo 21 come "ogni altro mezzo di diffusione", tanto quanto Internet, i blog, la carta stampata e le agenzie di giornalismo. 2. La seconda carica dello stato è prima di tutto un cittadino, e secondo l'articolo 3 della Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Quindi, come tutti, può essere oggetto di discussioni pubbliche e in qualunque contesto. 3. Citare eventi raccontati da altri giornalisti, come fa Travaglio citando Abbate e Gomez, fa parte del fare cronaca ed esercitare la propria libertà di espressione. http://www.lastampa.i... Di Furio Colombo questo EDITORIALE Edited by Steo on May 13, 2008 1:50 PM |
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Qualcosa che vedremo in tv, in piccoli stralci attorniati da lunghe opinioni in un contraddittorio "guidato": http://video.camera.i...
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Dal blog di Daniele Martinelli:
Vaticano e Ior: diavoli in tonaca Maggio 14th, 2008 'Vaticano Spa' e 'I mercanti di San Pietro' sono i titoli di una scottante inchiesta pubblicata in 2 puntate dal settimanale L'Europeo nel gennaio del 1977. E' il giornalista Paolo Ojetti a firmare il servizio dal quale emerge che un quarto degli immobili di Roma sono di proprietà della Curia Vaticana. Ojetti scrive di massicce operazioni speculative dello Ior, la banca vaticana, un impero economico colossale, un incredibile regime di abusi e privilegi ingiustificati, un intreccio di affari, connivenze politiche, religione e denaro. Ojetti svela che lo Ior si è arricchito speculando nei paradisi fiscali di tutto il mondo, in particolare alle Bahamas, Isole Cayman, Vaduz, Lugano, Ginevra ma anche nelle dittature sudamericane, tra cui Argentina, Uruguay, Perù, Panama e Nicaragua. L'Osservatore romano insorge definendo l'inchiesta di Ojetti falsa, anticulturale, confusionaria, irresponsabile, scandalistica, anticlericale e goffa. La piduista Rizzoli, in tutta risposta, licenzia in tronco il direttore dell'Europeo Gianluigi Melega. Nel giugno del '78 muore Paolo VI, il quotidiano Messaggero pubblica un singolare necrologio della Loggia massonica 'Grande Oriente d'Italia' in cui si legge che è la prima volta nella storia della Massoneria moderna, che un papa muore in stato di 'non ostilità'. Il faccendiere piduista Umberto Ortolani definiva Paolo VI il papa che aveva tolto la scomunica ai massoni perché facilitato dalla comune posizione anticomunista. Un mese prima, alla vigilia del Conclave, l'agenzia di stampa Euroitalia svela i nomi in codice di 4 cardinali massoni: Sebastiano Baggio 85/2640, Salvatore Pappalardo 234/07, Ugo Poletti 32/1425 e Jean Villot 041/3. La notizia ripresa da 'Op' di Mino Pecorelli si arricchisce di altri 121 nomi di presunti prelati massoni, tra cui il segretario di Paolo VI Pasquale Macchi, il vicedirettore dell'Osservatore romano Virgilio Levi, il cappellano di Paolo VI Annibale Ilari e altri prelati, fra cui addetti alla gestione delle finanze vaticane guidati dal vescovo dello Ior Paul Marcinkus, massone matricola 43/649. Alla lista va aggiunto anche Giovanni Caprile, direttore di 'Civiltà cattolica' su cui nel 1974 aveva tracciato la via per superare il conflitto fra Chiesa e Massoneria. Insomma, secondo Mino Pecorelli il neo Papa Luciani Giovanni Paolo I eletto il 26 agosto 1978, è circondato da massoni. Il giornalista Paolo Panerai sulle pagine de 'Il Mondo' indirizza una lettera aperta a Giovanni Paolo I in cui scrive 'E' giusto che il Vaticano operi sui mercati dei paradisi fiscali come un agente speculatore? E' giusto che il Vaticano abbia una banca che interviene nei trasferimenti illegali di capitali? E' giusto che lo Ior aiuti gli italiani a evadere il Fisco? Possibile che il direttore della banca vaticana Paul Marcinkus, abbia rapporti col bancarottiere Michele Sindona? Purtroppo Marcinkus intrattiene rapporti anche con Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Licio Gelli per spericolate scorribande speculative in tutto il mondo. Sindona lo definisce avido e interessato ad arricchire Paolo VI per farsi nominare cardinale. Ma Paolo VI muore e il suo successore, Giovanni Paolo I, è contro la massoneria. Intende rimuovere Marcinkus dalla direzione dello Ior e cambiare tutti i vertici vaticani. Il 29 settembre, dopo soli 33 giorni di pontificato, Giovanni Paolo I rinviene cadavere nel proprio letto. La Curia vaticana impedisce l'autopsia sul corpo, ma in tutto il mondo si parla chiaramente di assassinio tramite avvelenamento. Il 16 ottobre diviene Papa il polacco Karol Wojtyla, appoggiato dall'Opus Dei e in stretti rapporti con Marcinkus, che può continuare i suoi loschi traffici finanziari coi piduisti Ortolani-Calvi-Gelli. Alcuni anni dopo il piduista Pier Carpi parlerà della 'Loggia Ecclesia', in contatto diretto col duca Michele di Kent della Loggia unita d'Inghilterra, Londra, dove morirà impiccato sotto un ponte del Tamigi Roberto Calvi. Marcinkus lascia la guida dello Ior nel 1988, al suo posto arriva Angelo Caloia, proveniente dal Mediocredito lombardo su chiamata di Wojtyla, che nello statuto promulgato nel 1990 istituisce la Commissione cardinalizia di vigilanza presieduta da Tarcisio Bertone. Nell'era post Marcinkus, confinato a Phoenix dove muore nel febbraio del 2006 all'età di 84 anni, Caloia impiega questi ultimi 20 anni per riconsegnare credibilità internazionale allo Ior. Banca protetta dal muro spesso 9 metri della torre Niccolò V, di cui si presume un patrimonio stimato in 5 miliardi di euro. L'opinione pubblica non ha mai saputo quanti soldi custodisce veramente lo Ior. Si sa solo che la nuova politica dei depositi debba essere ampiamente chiara e documentata. Almeno ufficialmente. Poi, di fatto, si sa che lo Ior custodisce milioni di euro di diverse organizzazioni mafiose siciliane, oltre che di bancarottieri come Cesare Geronzi e figuri alla Lucianone Moggi, divenuto collaboratore sul sito di Papanews. Le procure che indagano sui traffici illeciti di denaro sporco trovano nello Ior un ostacolo invalicabile. Segno che quella è la patata bollente che tiene sulla graticola questa povera italietta allo sbando di mafia, massoneria e criminalità. Con la maledizione di un sonoro 'Amen'. Edited by Steo on May 15, 2008 7:30 PM |
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http://www.ilsecoloxi...
14 maggio 2008 Slot, colpo di spugna sui novanta miliardi Marco Menduni Ferruccio Sansa SILENZIO generale. L'accordo è stato siglato, ma nessuno se n'è accorto. I Monopoli e le società concessionarie delle slot machine hanno firmato la nuova convenzione. Il punto chiave? Non è prevista alcuna penale in caso di tardato pagamento del Preu (Prelievo Erariale Unico), la tassa del 12 per cento sulle cifre incassate. In parole povere: se le società non pagheranno per tempo l'imposta prevista per ogni giocata... non succederà niente. È stata di fatto abolita la sanzione che aveva portato la Corte dei Conti a chiedere alle società concessionarie (ma anche ad alcuni funzionari dei Monopoli, tra cui il numero uno, Giorgio Tino) il pagamento di oltre 90 miliardi di euro di cui ha parlato il Secolo XIX in una lunga inchiesta. Per il futuro non sarà prevista alcuna sanzione, quindi. Proprio quello che desideravano le concessionarie. Ma questo, forse, è il meno. La nuova convenzione potrebbe privare lo Stato degli oltre novanta miliardi richiesti dalla Corte dei Conti. Una fonte del Secolo XIX lo aveva previsto chiaramente: «Se fosse abolita la sanzione per il futuro, probabilmente anche le somme richieste per il passato sarebbero cancellate o almeno rimodulate». Che cosa significa? Quasi certamente decine di miliardi di incasso in meno per i Monopoli. Ma non basta. Le società segnano un altro punto a loro favore: Amedeo Laboccetta, figura di spicco di Alleanza Nazionale in Campania, è stato eletto alla Camera. Bene, Laboccetta è il legale rappresentante della Atlantis, la società concessionaria di slot-machine che più di ogni altra sarebbe debitrice allo Stato: 31 miliardi e mezzo di euro, l'equivalente, per intendersi, di sei volte il Pil di una nazione come lo Zimbabwe. Ma partiamo dalla convenzione. Scrive l'agenzia di stampa Jamma, specializzata nelle notizie riguardanti il mondo del gioco: «Sono dieci le società convenzionate con l'Amministrazione dei Monopoli di Stato per la conduzione in rete delle newslot. Dieci sono quindi i contratti di convenzione tra queste imprese e l'ente di regolamentazione italiano per il gioco firmati a seguito della revisione delle concessioni disposta già nel luglio scorso e che prevede per l' applicazione delle penali per eventuali disservizi principi di ragionevolezza e proporzionalità». Il nuovo testo della convenzione è il risultato dell'intesa raggiunta tra Aams e i Concessionari ed è il frutto di un confronto tra le parti, sottoscritto nelle settimane scorse. Un accordo importante, importantissimo per il mondo del gioco, ma anche per le casse dei contribuenti. Eppure nessuno, o quasi, ne ha saputo nulla. Le modifiche introdotte riguardano in particolare la circostanza che le penali debbano essere applicate secondo i richiamati principi di ragionevolezza e proporzionalità. Che debbano essere 'commisurate' al danno effettivamente arrecato all'Erario. Come? Prevedendo una graduazione delle penali stesse in caso di inadempimento del Concessionario agli obblighi relativi alla conduzione della rete. Proprio i punti nodali dell'inchiesta della Corte dei Conti, del rapporto della Commissione guidata dal sottosegretario Alfiero Grandi. E dell'inchiesta del Secolo XIX. Tutta la differenza tra 90 miliardi di euro e zero (o quasi) passa attraverso quelle due parole: «ragionevolezza» e «proporzionalità». Si ritiene,insomma, che le sanzioni previste dalla precedente convenzione (firmata, è bene ricordarlo, dai Monopoli e dalle stesse società interessate) erano eccessive. Ma non basta: con l'atto aggiuntivo della nuova convenzione è stata eliminata l'applicazione della penale nell'ipotesi di ritardato pagamento del Preu, la tassa. Un particolare questo sicuramente gradito alle società che solo un anno fa si erano viste recapitare provvedimenti sanzionatori per diversi milioni di euro annullati nelle settimane scorse dai giudici del Tribunale Amministrativo del Lazio. Ecco la lista delle sanzioni, di cui Il Secolo XIX aveva a lungo parlato: il record, appunto, era stato toccato da Atlantis con 31 miliardi. Seguono: Cogetech (9,4 miliardi), Snai (8,1 miliardi), Lottomatica (7,7 miliardi), Cirsa (7 miliardi di euro), Hbg (7 miliardi), Codere (6,8 miliardi), Sisal (4,5 miliardi), Gmatica (3,1 miliardi) e Gamenet (2,9 miliardi). Tutte sanzioni che verranno discusse l'8 dicembre davanti alla corte dei conti del Lazio. Con quale destino è ora difficile capirlo. Il totale fa circa novanta miliardi di euro, considerando che le cifre sono arrotondate per difetto. E senza contare un'altra voce: le sanzioni sul mancato prelevamento del Preu, il prelievo che i Monopoli dovevano esigere su ogni giocata delle slot machine. E senza tenere conto delle sanzioni che erano state richieste nei confronti dei vertici dell'amministrazione dei Monopoli e che potrebbero essere confermate. Cifre a nove zeri, basti pensare che al direttore Giorgio Tino è stato contestato un danno per 1,2 miliardi di euro. Con la nuova convenzione le somme che potrebbero essere invece richieste alle concessionarie sono vicine allo zero. Adesso, visto che gli stessi Monopoli hanno rinegoziato le penali, le nuove convenzioni potrebbero spalancare le porte a un clamoroso colpo di spugna. Del resto l'ipotesi era emersa chiaramente quando molti protagonisti dello scandalo slot-machine erano sfilati davanti alle commissioni parlamentari. Maggioranza (allora centrosinistra) e opposizione (centrodestra) avevano sostenuto le ragioni delle concessionarie. L'ex vice-ministro dell'Economia, Vincenzo Visco, si era rifiutato di fornire una qualsivoglia spiegazione dell'accaduto ai cronisti del Secolo XIX: «Con voi non parlo perché non mi siete simpatici», aveva liquidato la questione. O, almeno, si era illuso di farlo, perché poi centinaia di lettori scrissero a Prodi chiedendo una risposta. Poi intervennero anche Beppe Grillo e Striscia la Notizia. Alla fine il governo fu costretto a rispondere: «Non ci sarà alcun condono», aveva promesso Romano Prodi. Dopo pochi mesi, ecco le audizioni in Parlamento. E la sensazione, chiara, che la storia dei 90 miliardi 'dimenticati' dai Monopoli non appassionasse granché nessuno. Del resto, come dimostra chiaramente l'elezione di Amedeo Laboccetta, le società concessionarie hanno molti amici nel mondo politico. In entrambi gli schieramenti. Ma qualcuno, nel mondo politico, ha anche messo nero su bianco l'intenzione di 'perdonare' le concessionarie. Chi? Angelo Piazza e Giovanni Crema, due deputati della Rosa nel pugno, prima della discussione in commissione, avevano inserito questa frase: «Appare necessario adottare iniziative legislative volte a rivedere, anche retroattivamente, le condizioni convenzionali e il termine del 31 ottobre 2004». Che cosa vuol dire, tradotto dal politichese all'italiano? Che la convenzione, quella che prevedeva pesanti sanzioni, andava rivista anche per il passato. E che la data ultima sulla quale doveva essere operativo tutto il sistema telematico di controllo delle slot poteva essere 'spostata' in avanti. Effetto finale? La sparizione dei 90 miliardi. Come adesso rischia davvero di succedere. Edited by Steo on May 15, 2008 7:26 PM |
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IL DIRITTO DI SAPERE!
"O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza." http://www.ildirittod... |
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ANSA 2008-05-20 13:17
Patteggiamento allargato: scontro Ghedini-Di Pietro La norma sul patteggiamento allargato ai processi in corso per reati commessi fino al 31 dicembre del 2001, contenuta nella bozza di decreto legge del 'pacchetto sicurezza', "non arriva da me ma dal ministero della Giustizia". Così Nicolò Ghedini, parlamentare di Forza Italia e avvocato del premier Berlusconi, respinge le accuse mosse da Antonio Di Pietro (Idv) che si tratti di una norma 'ad personam', proposta per consentire al presidente del Consiglio di chiedere il patteggiamento nel processo per corruzione che, a Milano, vede l'avvocato inglese Mills tra gli accusati. "E' una follia. Né io né presidente del Consiglio chiederemo mai un patteggiamento", rla eplica di Ghedini che esclude l'ipotesi di un futuro patteggiamento del premier. "Come potrebbe mai Berlusconi presentarsi a una compagine internazionale con la richiesta di 60 giorni di sospensione del processo per valutare il patteggiamento?", chiede Ghedini. Che conclude: "é un'ipotesi folle e risibile". DI PIETRO: NORMA AD PERSONAM? IDV SI OPPORRA' - "Nel nostro 'contro-pacchetto sicurezza' non ci abbiamo proprio pensato ad inserirla perché é una norma che non ci azzecca proprio niente con la sicurezza". Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro commenta così la presenza di una norma, nel 'pacchetto' sicurezzà messo a punto "dall'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini", che consente di chiedere il patteggiamento anche in fase dibattimentale sospendendo il processo in corso per almeno un mese: una misura che farà discutere e che si ipotizza possa essere usata nel processo per corruzione che vede l'avvocato inglese Mills tra gli accusati, ormai alle soglie della prescrizione. "Nei nostri provvedimenti - aggiunge - non c'é e se dovessimo trovarla scritta in altri testi ci chiederemo perché" visto che non è certo una norma che garantisca la sicurezza. Di Pietro, che definisce questa 'misura', di cui si parla oggi sui giornali, come "fuorviante e inopportuna", annuncia un'opposizione "durissima" dell'Idv in qualunque sede questa venga presentata. E ipotizza che in realtà questa norma che ha effetti sulla prescrizione possa anticiparne un'altra: quella che impedirebbe al presidente del Consiglio di essere processato durante il suo mandato, una ripetizione cioé del 'vecchio' Lodo Schifani. "Forse questo ritardo di un mese che si determinerebbe nel processo Mills - avverte Di Pietro - potrebbe servire proprio a guadagnare tempo". Una norma come quella del vecchio Lodo Schifani infatti "ha bisogno di tempo per essere digerita" dall'opinione pubblica. "Sappiamo bene comunque - conclude - che ogni volta che il governo presenta una proposta di legge dobbiamo leggerla bene per evitare che ci siano sorprese" come norme, ad esempio, "che fanno solo gli interessi di qualcuno...". |
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Senti senti di che si parla su Repubblica!!!
Ma non eravamo populismo, demagogia, antipolitica? POLITICA Scontro in aula alla Camera su un emendamento a un decreto Prodi Il ministro ombra Melandri: "Legge ad personam". Di Pietro: "Una norma per Rete 4" Frequenze tv, scontro alla Camera Pd: "il governo aggira norme Ue" Gonfalonieri: "Non è vero, è il modo per evitare multe di milioni di euro da parte dell'Europa. La vecchia maggioranza non se ne era occupata"" Frequenze tv, scontro alla Camera Pd: "il governo aggira norme Ue" Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset ROMA - Prima la lite maggioranza-opposizione al Senato sul decreto-ponte per Alitalia. Poi, nel pomeriggio, il muro contro muro a Montecitorio sul piano frequenze tv. Malgrado lo stile da dolce stil nuovo e le discussioni in punta di fioretto tra maggioranza e opposizione, le aule parlamentari cominciano invece ad affilare le lame. La febbre oggi si è alzata soprattutto alla Camera dove era all'ordine del giorno l'emendamento del governo Berlusconi in materia di frequenze tv al decreto salva-infrazioni che porta invece la firma di Prodi. In pratica, è l'accusa del Pd e dell'Idv, una specie di Cavallo di Troia che utilizza una norma che finge di mettere l'Italia al riparo delle infrazioni europee mentre, in realtà, è una sanatoria per le frequenze. Soprattutto quelle Mediaset. Per questo il Pd chiede il ritiro della norma e annuncia barricate e il leader Idv Antonio Di Pietro parla di "proposta criminogena". Qualche perplessità anche nei banchi del Pdl. La Lega Nord frena e invita "ad evitare subito lo scontro con l'opposizione". Il governo, intanto, prende tempo: dovrebbe sciogliere la riserva nelle prossime ore o al massimo domattina, quando in aula riprenderà la discussione sul provvedimento. L'emendamento. E' un solo articolo diviso in cinque comma che punta ad evitare il deferimento dell'Italia davanti alla Corte di Giustizia di Strasburgo nell'ambito della procedura di infrazione avviata da Bruxelles a ottobre 2006 sulla compatibilità di alcune norme della legge Gasparri sulla tv. In particolare, si modifica il sistema delle licenze tv, sostituito con un meccanismo di "autorizzazione generale", sufficiente a giustificare il "trading", cioè la compravendita delle frequenze. Il testo stabilisce inoltre che chi ne ha titolo possa continuare a trasmettere fino allo "switch off", cioè al termine previsto per il passaggio definitivo al digitale terrestre (fine 2012). Si accelerano però i tempi per il piano di assegnazione delle frequenze: entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione deve essere definito "il programma di attuazione del piano di assegnazione delle frequenze tv" in digitale, con l'indicazione delle "modalità tecniche" per il passaggio alla nuova tecnologia, delle "aree territoriali" e delle "rispettive scadenze". Le critiche di Pd e Idv. Il Pd, con il responsabile comunicazione Paolo Gentiloni, ha criticato duramente una norma destinata in realtà, a suo giudizio, ad "aggirare la sentenza della Corte di Giustizia Ue del 31 gennaio", la pronuncia sul caso Europa 7 nella quale i giudici di Strasburgo hanno bollato come contrario al diritto comunitario il sistema di assegnazione delle frequenze in Italia. Critiche ribadite dal ministro ombra per le Comunicazioni, Giovanna Melandri, convinta che l'emendamento metta in crisi "il confronto e il dialogo stesso, perchè evidenzia la priorità agli interessi parziali, e questo è inaccettabile". Ancora più duri i toni di Di Pietro, che accusa l'esecutivo di aver avanzato "una proposta politicamente criminogena per intervenire sulla sentenza della corte di Giustizia europea su Retequattro. Berlusconi perde il pelo ma non il vizio". La replica del Pdl. Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, assicura che l'emendamento non è "una legge ad personam", ma "una risposta all'Europa" e definisce Gentiloni "scorretto" perchè avrebbe dovuto farsi carico dei rilievi Ue. L'ex ministro replica con una punta di sarcasmo: "Nei mesi scorsi Confalonieri mi accusava di banditismo e intenzioni criminali, oggi parla di scorrettezza. Deve essere il frutto del nuovo clima di dialogo". Qualche maldipancia, comunque, ci sarebbe anche dentro la maggioranza: qualcuno non vedrebbe infatti di buon occhio l'opportunità di "tradire" il patto con l'opposizione di evitare la presentazione di emendamenti ai decreti in scadenza. Cautela anche dalla Lega: "Dato che l'opposizione non ha fatto ostruzionismo con i primi decreti", ragiona Luciano Dussin, forse sarebbe meglio "evitare di andare allo scontro con l'opposizione". Una delle ipotesi suggerite dall'opposizione è inserire la norma - resa urgente dal possibile deferimento dell'Italia, che secondo Gentiloni rischierebbe multe da 300-400 mila euro al giorno - nella prossima legge comunitaria. (21 maggio 2008) Edited by Steo on May 22, 2008 12:21 AM |