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Fabrizio Frosini
Posted Jun 13, 2009 12:30 AM
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dal blog toghe


Lettera di un Pubblico Ministero al Presidente del Consiglio



di Marco Imperato
(Sostituto Procuratore della Repubblica di Bologna)



Gentile Presidente del Consiglio,

Lei ha detto in più occasioni pubbliche, seppure con il tono goliardico di una boutade, che ritiene che fare il pubblico ministero (pm, i magistrati requirenti) consista nel fare del male.

L’astio e la sfiducia che rivolge a questa specifica parte della magistratura (salvo attaccare anche i giudici che non la ritengono estraneo ai fatti che le vengono contestati ...) mi fa pensare che la battuta sia sintomatica di un pensiero radicato realmente in Lei e che la sua posizione e popolarità diffonde o quanto meno insinua anche nell’opinione pubblica.

Questa sensazione mi viene confermata anche dal fatto che lei sempre più spesso si riferisce a questa parte della magistratura come gli “avvocati dell’accusa”, rivelando così il suo punto di vista: il ruolo dei pm è quello di indagare, sono dei poliziotti con la toga il cui scopo è trovare i colpevoli e il cui unico successo è la condanna dell’imputato.

In altre parole, un duro giustiziere che distribuisce male a chi lo commette, ma che nel fare ciò incappa anche in errori e così passa sopra anche la pelle e la vita di sfortunati innocenti che diventerebbero le vere vittime del processo.

No, signor Presidente. Per fortuna non è così.

Non è così per il sottoscritto, che sognava da quando aveva 14anni di fare questo lavoro proiettando i sogni e gli ideali di un giovanissimo ingenuo.

Non è così per la grande maggioranza dei colleghi che incontro e conosco in giro per l’Italia.

Ma soprattutto non è così per la Costituzione.

Non sono pagato, come lei ha lasciato intendere, per torturare psicologicamente i poveri imputati che trascino fino in Cassazione.

Il mio lavoro è innanzitutto quello di cercare la verità (con la “v” minuscola, per carità).

Per questo ho deciso di non fare la professione bellissima e affascinante dell’avvocato: perchè mi volevo e mi voglio sentire sempre libero di poter cercare solo la verità (e vado fiero del fatto di chiedere l’assoluzione al termine di un processo che ho istruito se quello mi pare l’esito corretto).

Non mi interessa la pressione dell’opinione pubblica che vuole un capro espiatorio, non mi devo preoccupare della necessità di portare a termine delle operazioni da parte delle forze di polizia: il successo del mio lavoro è rappresentato solo dal raggiungimento della verità processuale, dalla ricostruzione in tempi ragionevoli e con il rispetto delle norme di quanto è successo, così che la vittima trovi risposta alla sua istanza di giustizia e di difesa e che l’indagato debba rispondere solo di ciò che ha colpevolmente commesso, avendo tutte le opportunità che la legge italiana garantisce per difendersi e spiegare la propria versione dei fatti.

Spesso è davvero difficile prendere delle scelte e sebbene le decisioni finali appartengano solo ai giudici, io stesso, sentendomi magistrato prima ancora che pm, cerco di assumermi il peso della decisione facendo così richieste oggettive e solide, e non ispirate solo da una logica accusatoria (cosa che dall’altra parte dell’aula di udienza il difensore non si potrebbe permettere di fare specularmente, dovendo innanzitutto difendere al meglio gli interessi e la posizione del proprio assistito).

Il giorno in cui ho giurato sulla Costituzione (unico vero faro del nostro lavoro) sapevo che essendo un essere umano e come tale limitato e fallibile nonostante le mie migliori intenzioni, avrei commesso degli errori: questo vale per tutte le professioni ma ero e sono consapevole che commettere un errore nel mio lavoro può comportare gravi sofferenze e conseguenze per la vita delle persone.

Mi assumo la responsabilità di quello che faccio e la mia funzione pubblica può e deve essere sempre di più soggetta alla valutazione di professionalità (come previsto in maniera ancora più pressante dalle recenti riforme) e soprattutto il sistema prevede che ci siano molti altri soggetti che intervengono a controllare il mio operato (avvocatura) e prendere decisioni (i colleghi giudicanti dei vari gradi).

Il fatto poi che debbano potersi impugnare anche le sentenze di assoluzioni in primo grado (cosa che lei ha di recente nuovamente contestato) deriva dall’ovvia osservazione che anche il giudice può sbagliare e quindi anche lui deve sottostare alle verifiche di appello e cassazione volte a limitare entro i limiti dell’umanamente possibile errori giudiziari (salvo pensare che i pm siano antropologicamente diversi, ma anche questo riesce difficile poichè sono selezionati insieme ai futuri colleghi giudicanti con un concorso molto selettivo e basato principalmente su prove scritte teoriche).

C’è poi un altro aspetto del mio lavoro che Lei dimentica: la difesa delle vittime e delle loro istanze di giustizia e protezione.

Per me fare il pm vuole innanzitutto dire porre la mia professionalità al servizio del Paese per combattere le ingiustizie, difendere con la legge coloro che subiscono prepotenze e violenze: “la legalità è il potere dei senza potere”, disse lo statista ceco Dubcek.

La donna che subisce violenze, il cittadino vittima di una rapina o di una truffa, il bambino abusato, l’imprenditore derubato da qualche furbetto, la famiglia straziata dal dramma della droga e quella orfana di un lavoratore morto in cantiere per il mancato rispetto della legge ... sono queste le persone che affidano alla magistratura (anche quella requirente) la loro speranza di giustizia, che peraltro non dovrebbe esaurirsi nella punizione del colpevole.

Il male non è l’obiettivo del mio lavoro ... bensì il suo nemico, signor Presidente.

E non separare le carriere per restare parte di un unico ordine insieme ai miei colleghi giudici ha proprio il principale merito di ricordare a noi pm che siamo anzitutto dei magistrati, che siamo soggetti solo alla legge e il nostro unico obiettivo è la ricerca della verità nella lotta contro le ingiustizie.

Gli eccessi negativi di quei pm troppo votati solo all’accusa e che difettano di serenità e della capacità anche di cambiare idea in base alle emergenze probatorie sono figli proprio di un atteggiamento poliziesco di colui che si sente solo avvocato dell’accusa e rischia così di dimenticarsi che il grande potere che gli è dato è solo in vista dell’affermazione della legalità: sarebbe opportuno rifletterci profondamente quando si invoca la separazione delle carriere, che potrebbe solo di aggravare il problema che si dice all’opinione pubblica di voler risolvere.

Per queste ragioni continuo a credere che il mio lavoro sia tanto difficile e delicato quanto appassionante, consentendomi di guadagnarmi da vivere non dovendo pensare al mio tornaconto personale ma solo al servizio e nell’interesse della collettività e dell’affermazione della legalità.

Spero che quando i miei piccoli due maschietti saranno cresciuti fare il pm in Italia continui a significare questo.

Cordiali saluti.

Marco Imperato
magistrato (e pubblico ministero per ora ...)

Fabrizio Frosini
Posted Jun 13, 2009 1:19 PM
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dal blog sicurezzademocratica :


A CHI SERVE MODIFICARE LE NORME SULLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE?

Le forze dell’ordine saranno penalizzate dal ritorno a norme di diritto procedurale penale lontane dalla realtà dei fenomeni criminali

E’ necessario che ognuno faccia sentire la propria voce manifestando apertamente il proprio dissenso



Ieri, con voto segreto, alla camera dei deputati è stato approvato il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche con 318 sì e 224 no: favorevoli, grazie al voto segreto, anche 21 deputati dell’opposizione.
La prossima settimana è previsto il definitivo parere favorevole al senato.
E’ evidente che questa maggioranza di governo, che ha opportunamente rimandato la votazione sulle intercettazioni a dopo le consultazioni elettorali, voglia ridimensionare il ruolo dei pubblici ministeri e di certa stampa per far pagare loro la tendenza di qualcuno ad esporre alla gogna mediatica, prima ancora che vi sia stata la sentenza di un giudice, il politico di turno rimasto invischiato nella rete delle indagini preliminari.
Ma, se tale malcelata voglia dei politici di limitare il potere dei magistrati inquirenti e dei media, troppo disinvolti durante la fase delle indagini preliminari, potrebbe essere unanimemente condivisa in ossequio al principio per cui la nostra civiltà giuridica vuole che si sia considerati colpevoli dopo che le sentenze sono passate in giudicato, così come vuole che sia tutelata la privacy delle persone, non si può condividere che lo si faccia limitando i poteri d’indagine della magistratura e della polizia giudiziaria.
Se è vero che, oggi, è difficile gestire la segretezza dei risultati delle indagini prima che gli atti siano conosciuti dagli stessi indagati i quali, spesso, sanno del loro ruolo dalla stampa prima ancora che gli sia stata notificata l’informazione di garanzia, è altrettanto vero che si può pensare alla modifica delle norme sulla responsabilità di pubblici ministeri e polizia giudiziaria che lasciano trapelare notizie coperte dal segreto istruttorio, non si capisce la ragione per la quale si debba ritenere necessaria la sussistenza di “evidenti indizi di colpevolezza” per procedere ad intercettazioni telefoniche piuttosto che gli attuali “gravi indizi di reato”, o che non si possano utilizzare le c.d. cimici nelle intercettazioni ambientali, a meno che non si tratti di luoghi dove si sta compiendo l’attività criminosa.
Se chi indaga sapesse già che in un certo luogo si sta compiendo l’attività criminosa, molto probabilmente sarebbe anche inutile procedere ad intercettazioni telefoniche, potendo procedere ad irruzioni nel luogo medesimo ed all’arresto di chi sta compiendo il reato. Così come appare del tutto ingiustificata la volontà di limitare il periodo di esecuzione delle operazioni di intercettazione: evidentemente questo governo pensa che, dal momento in cui le operazioni di intercettazione possono essere autorizzate solo quando la polizia giudiziaria sa che il reato si sta compiendo, non è necessario prevedere lunghi periodi di intercettazione.
Il problema è che, spesso, i luoghi dove si commetteranno i reati sono individuati mediante le intercettazioni disposte con il principio dei “gravi indizi di reato”, per cui risulta difficile capire come si chiude il ragionamento di questo governo.
Una soluzione potrebbe essere quella di estendere a tutti i reati la possibilità di eseguire le c.d. “intercettazioni preventive”, però non sembra che vi siano modifiche in tal senso.
Ma forse le menti di questi provvedimenti di legge non hanno avuto modo di approfondire, o non hanno voluto approfondire, quello che dicevano sull’argomento magistrati come Falcone e Borsellino – alle cui commemorazioni della morte, invece, non mancano mai – e quello che dicono, quasi in coro, tutti i procuratori capo della Repubblica d’Italia ed il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso: gente, quest’ultima, che di indagini qualcosa capisce e che, da tempo, lancia l’allarme sul rischio di paralisi dell’attività investigativa qualora fosse promulgato questo disegno di legge.
E allora, di fronte a questa, ormai, quasi certezza di modifica delle norme sulle intercettazioni telefoniche, è necessario far sentire la voce di chi non è d’accordo perché, prima di tutto, viene la sicurezza del paese e della gente onesta. E se i politici hanno paura che venga violata la loro privacy telefonica, basterà che non stringano amicizia con mafiosi o camorristi o ‘ndranghetisti, basterà che non mettano nelle liste di partito soggetti condannati, basterà che non cerchino il voto di scambio, basterà che non facciano infiltrare le pubbliche amministrazioni da soggetti associati per delinquere, basterà che non falsifichino i bilanci, basterà che non commettano reati contro la pubblica amministrazione, basterà che lavorino per l’interesse del paese, e non avranno problemi.
E tra quelli che hanno l’obbligo di far sentire la loro voce, nessuno deve sentirsi escluso.
Per questo, oggi, rivolgo l’invito a tutti gli amici a parlare di questo tema nei luoghi di lavoro, in famiglia, al bar, a manifestare la propria solidarietà a chi, forze dell’ordine e magistrati, sono maggiormente impegnati nelle attività di contrasto del crimine comune, di stampo mafioso o terroristico.
Per queste ragioni, rivolgo a tutti coloro che condividono la necessità di manifestare il proprio dissenso nei confronti di questo provvedimento di legge a divulgare questa lettera ad amici, conoscenti, partiti politici, enti ed associazioni perché, nell’ora in cui è richiesto dalla storia di assumersi le proprie responsabilità, non è possibile delegarne ad altri l’onere.
E questo è proprio uno di quei momenti in cui una legge può segnare la storia di un paese, come, molti anni fa, per altri versi la segnò la famosa “legge truffa”.
Certo, si può, legittimamente, non essere d’accordo con questo modo di vedere le cose o pensare che, tanto, è inutile lamentarsi perché non cambierà nulla; così, come, si può essere legittimamente d’accordo con la filosofia di questo disegno di legge.
Ma tra il rimanere inerti e subire ogni imposizione ed il partecipare alla vita politica del paese, corre quella sottile linea che fa la differenza tra un cittadino che partecipa alla vicende della storia ed una persona che vive per pensare solo a se stessa.

12.06.2009

Danilo Di Stefano
Presidente dell’associazione Sicurezzademocratica

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Posted Jun 13, 2009 4:58 PM
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Ieri è stato approvato alla Camera il disegno di legge anti-intercettazioni e pro-delinquenti. Chi l’ha votato lo ha fatto perché probabilmente è a conoscenza di situazioni in cui questa legge tornerà utile a lui personalmente, ai suoi amici o ai suoi padroni. Non c’è altra spiegazione per cui una legge così ignobile possa essere stata approvata in Parlamento. Non basta, 20 membri "dell’opposizione", che all’opposizione non appartengono, hanno utilizzato l’anonimato del voto per seguire i propri interessi ancor prima dei propri ideali. Abbiano almeno il coraggio delle proprie azioni, ed escano allo scoperto, da uomini.
La sicurezza del Paese è stata azzerata. La falsità della Lega e di Umberto Bossi, ombra di un uomo ex-libero, ha toccato il fondo con dichiarazioni che avrebbero fatto tremare i polsi ai suoi elettori prima del 6 e 7 giugno: "Berlusconi ha avuto fiuto...buon gioco perche' alla gente non piace essere ascoltata".

Balle.

La gente comune, che lavora onestamente, che non arriva a fine mese e paga le tasse dal primo all’ultimo cent non teme nulla.
Per i politici affaristi, cospiratori, intrallazzatori, disonesti, per questi politicanti che siedono nelle amministrazioni locali ed in Parlamento e gestiscono affari e relazioni con la criminalità organizzata una legge così è manna dal cielo.
Vergogna Umberto Bossi, hai svenduto la vera sicurezza dei cittadini per quattro ronde.
Vergogna Niccolò Ghedini che ipocritamente hai difeso un provvedimento di cui conosci bene gli esiti nefasti, ad unico vantaggio dei tuoi amici e di un tuo cliente.
Vergogna Ministro Alfano che passerai alla storia come l’uomo ha ucciso la Giustizia, piuttosto che difenderla come il tuo ruolo avrebbe richiesto.
Ora il destino del Paese è in mano al Capo dello Stato, ultimo baluardo di speranza prima che sia troppo tardi.


Fabrizio Frosini
Posted Jun 13, 2009 9:21 PM
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da LA REPUBBLICA



I giornali hanno il dovere di informare


I cittadini hanno il diritto di sapere


Firma l'appello di Repubblica




I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere.

La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini.

Per questo va fermata.


Ecco cosa dice l'emendamento al ddl

Vai alle firme




Fabrizio Frosini
Posted Jun 13, 2009 9:35 PM
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da RAINEWS :


Ex magistrato Dda ora senza protezione

Franco Lo Voi, magistrato a Palermo


Fece arrestare decine di boss

ora è senza scorta



"Se mi accadesse qualcosa le mie figlie sanno chi citare in giudizio per il risarcimento"

Lo Voi ha partecipato alle indagini per arrestare Toto' Riina

Poi per quelle che hanno portato alla cattura di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, l'uomo che uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta


Non ha piu' alcuna tutela il pm Franco Lo Voi che per oltre un decennio e' stato alla Dda di Palermo e adesso e' alla procura generale della Cassazione.
Il magistrato che dal 1992 viveva sotto scorta, e' rimasto senza protezione.
Lo ha deciso la prefettura di Roma
.
L'unica cosa che dice il pm, forse ironizzando, e': "Se le autorita' dicono che non ci sono piu' pericoli, non posso che esserne contento, specialmente per le mie figlie, che da piccole costringevo ad allontanarsi dalle finestre quando uscivo da casa. Tanto ormai sono maggiorenni e, se mi accadesse qualcosa, sanno chi citare in giudizio per il risarcimento dei danni".

Le inchieste e gli arresti dei boss
Lo Voi ha partecipato alle indagini per arrestare Toto' Riina.
Poi per quelle che hanno portato alla cattura di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, l'uomo che uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
L'attivita' di Lo Voi come pm a Palermo ha riguardato anche l'arresto di decine di mafiosi siciliani, che sono stati in gran parte condannati all'ergastolo.
I collaboratori di giustizia in passato avevano rivelato ai pm che Cosa nostra voleva uccidere Lo Voi.
Una condanna a morte emessa dai mafiosi per la quale i boss si erano procurati un bazooka che sarebbe dovuto servire per un attentato nei suoi confronti.
Un'arma che non e' mai stata trovata dagli investigatori, di cui parla adesso anche il neo pentito Gaspare Spatuzza, sostenendo che sarebbe ancora nella disponibilita' dei mafiosi di Brancaccio.

Non commenta
Franco Lo Voi, 51 anni, sposato con una gip del tribunale di Palermo, e' refrattario da sempre ai contatti con i giornalisti.
Non vuole commentare la sua nuova condizione.
Oggi il magistrato si occupa ancora di processi penali alla procura generale della Cassazione, che riguardano molti imputati di mafia, su gran parte dei quali ha gia' indagato a Palermo, e nuove leve di Cosa nostra, sottoposte al carcere duro previsto dal 41 bis.
Per questa attivita' il procuratore generale della Cassazione aveva richiesto un rafforzamento della protezione nei confronti di Lo Voi.
Il magistrato vive a Palermo con la sua famiglia e recentemente qualcuno ha fatto irruzione per due volte nella sua casa di villeggiatura, senza rubare nulla.

Roma, 13-06-2009
Fabrizio Frosini
Posted Jun 13, 2009 11:36 PM
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dal blog voglioscendere


Marco Travaglio


Il Fatto Quotidiano


Notte bianca "No Bavaglio"



E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più.

Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.

Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio.

Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.

Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa.

Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.

Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.

I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.

Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa.

Più siamo, più il bavaglio si allontana.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Fabrizio Frosini
Posted Jun 15, 2009 8:48 PM
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Marco Travaglio



Pm protagonisti? Magari !



Mentre il presidente del Consiglio definisce «grumi eversivi» e «nemici politici» i giudici che han condannato il suo amico David Mills per essere stato corrotto da lui, impunito e impunibile per Lodo ricevuto; mentre racconta che suo padre, grande educatore, «mi diceva sempre: se vuoi far del male al prossimo devi fare il delinquente, o il pm, o il giornalista»; mentre impone alle Camere di abolire, senza discutere, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria; mentre il procuratore di Napoli sottrae al pm titolare, avoca a sé e stralcia le indagini sul sottosegretario Bertolaso per la truffa dei rifiuti «per non intralciare l’azione del governo»; mentre il procuratore di Verona che indaga sui nazisti viene pestato in strada dai nazisti;

mentre partiti mandano al Parlamento europeo 4 pregiudicati e una decina di indagati, anche per mafia; mentre la Procura di Roma si arrampica sugli specchi per far archiviare il caso Berlusconi-Saccà e sequestrare per «violazione della privacy» le foto che ritraggono il premier con nani e ballerine aviotrasportati su aerei di Stato; mentre non si trova quasi più nessun pm che indaghi sui potenti o protesti contro le leggi che lo disarmano; mentre l’Anm non osa neanche pronunciare la parola «sciopero» e il Csm si dedica a cacciare anziché a difendere le poche toghe scomode superstiti; ecco, mentre accade tutto ciò, il capo dello Stato va al Csm e denuncia il «comportamento impropriamente protagonistico» di certi magistrati e gli «elementi di disordine e tensione che purtroppo si sono clamorosamente manifestati in talune procure».

Magari.



Marco Travaglio
L’Unità, 11 giugno 2009

Fabrizio Frosini
Posted Jun 26, 2009 8:23 PM
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voglioscendere

PETER GOMEZ


Consulta, la cena segreta



Un incontro carbonaro tra il premier e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c'è anche l'immunità di Berlusconi

Le auto con le scorte erano arrivate una dopo l'altra poco prima di cena. [..] Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l'organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. "Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po' di traffico, abbiamo ospiti importanti...", aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto 'L'espresso' è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell'ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.

Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l'elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell'avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all'epoca all'Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi [..] ripropone, tra l'altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in "avvocati dell'accusa".

L'idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Mazzella non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte [..] ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall'avvocatura dello Stato. [..] l'alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. [..]

'L'espresso' ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l'ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli 'odiati' pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L'obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell'esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l'influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni '90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da 'L'Avanti' l'elezione a presidente della Corte dell'ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l'idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l'avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassalli, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell'incarico per nove anni. Dall'altra una modifica dell'articolo 135 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l'unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un'altra Repubblica. E un'altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell'impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. [..] E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.

l'Espresso
Fabrizio Frosini
Posted Jun 28, 2009 7:05 PM
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L'Unità


Premier a cena coi giudici costituzionali, è polemica



Il 6 ottobre ci sarà l'udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma intanto è già polemica dopo la notizia di una cena riservata del premier e del ministro Alfano a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella.
Alla serata hanno partecipato un altro componente dell'Alta Corte Paolo Maria Napolitano, oltre a Gianni Letta e al presidente della commissione affari costituzionali Carlo Vizzini.
La cena sarebbe avvenuta a maggio ma ne ha dato notizia ora l'Espresso: il giudice ha confermato dicendo che lui a casa invita chi vuole e ha negato che si sia parlato del Lodo Alfano.

Tuttavia le reazioni sono di grande imbarazzo.
Ufficialmente il presidente della Corte Amirante non ha fatto commenti, ma nell'opposizione c'è chi grida allo scandalo perchè è impossibile non legare la serata al forte interesse di Berlusconi alla prossima sentenza dell'Alta Corte sul Lodo Alfano.
L'Idv chiede le dimissioni dei due giudici "consigliori" del premier, ma Luigi Mazzella ha subito detto che ad astenersi dalla discussione sul Lodo non ci pensa affatto.
Critico anche il Pd: «Ci attendevamo una smentita - dice Lanfranco Tenaglia - e invece abbiamo letto parole di forte rivendicazione...credo che i due giudici sappiano che su un simile incontro alla vigilia della decisione della Corte che riguarda direttamente il premier grava quanto meno l'ombra di una severa inopportunità. Qualsiasi giudice non solo deve essere imparziale ma deve anche apparire tale. Speriamo riflettano sull'opportunità di astenersi dal partecipare alla decisione sul lodo Alfano»

Certo è che sarà nuovamente la Corte Costituzionale a decidere il destino dei processi a carico del premier. Come già fu nel 2004 per il 'lodo Schifanì', vale a dire lo scudo processuale per le più alte cariche dello Stato che la Corte bocciò in toto determinando la ripresa del processo Sme, la Consulta in ottobre dovrà decidere su tre cause che riguardano la sospensione di altrettanti processi a carico del premier.

La prima questione di legittimità è stata sollevata dai giudici della prima sezione del tribunale di Milano, davanti ai quali si celebra il processo per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset con Berlusconi tra gli imputati.

Il secondo ricorso è dei giudici della decima sezione del Tribunale di Milano che, dopo aver stralciato la posizione di Berlusconi e investito l'Alta Corte, hanno condannato a 4 anni e 6 mesi l'avvocato inglese David Mills, coimputato del premier, per corruzione in atti giudiziari.

La terza causa è arrivata alla Consulta dal gip di Roma Orlando Villoni nell'ambito del procedimento che vede indagato Berlusconi per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura.


26 giugno 2009
Fabrizio Frosini
Posted Jul 2, 2009 2:39 PM
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Corriere online 2 luglio 2009


Il Ddl sicurezza diventa legge

Il testo approvato con 157 voti favorevoli, 124 contrari e 3 astenuti

Introdotto il reato di immigrazione clandestina



ROMA - L'aula del Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sulla sicurezza (leggi), che ora è legge dello Stato.

I sono stati 157 (Pdl, Lega), i no 124 (Pd, Idv, Udc), gli astenuti 3.

Il provvedimento, tra le altre cose, contiene l'introduzione del reato di immigrazione clandestina e la possibilità di organizzare le ronde in città.

BAGARRE IN AULA - L'approvazione in via definitiva del disegno di legge ha infiammato palazzo Madama: I senatori dell'Italia dei Valori hanno alzato cartelli con su scritto «I veri clandestini siete voi», «Governo: clandestino del diritto».
Per tutta risposta i senatori della Lega si sono alzati in piedi facendo con le mani segno di vittoria.
Come una squadra compatta, con tanto di cravatte e pochette uguali, tutte "verde Padania".
Soddisfazione anche tra i ministri del Carroccio presenti in Aula: quello dell'Interno Roberto Maroni si è sbracciato in segno di saluto verso i senatori della Lega.

continua







La Repubblica 2 luglio 2009


Il ddl sicurezza è legge

La clandestinità è reato


Palazzo Madama approva il progetto del governo con l'appoggio di Pdl, Lega e MpA

Passano ronde, norme anti-racket e contro gli immigrati clandestini. Inasprito il 41-bis

Maroni soddisfatto, critica l'opposizione e il Vaticano: "No alla criminalizzazione degli stranieri"



ROMA - Si potranno organizzare le ronde; l'immigrazione clandestinità è diventata reato penale.
Da oggi il ddl sicurezza è legge dello Stato.
L'ok definitivo del Senato è giunto in tarda mattinata con il voto di fiducia: 157 favorevoli tra PdL, Lega Nord e MpA; 124 no; 3 astenuti.

Inasprite pene per gli immigrati. Dopo un lungo braccio di ferro con l'opposizione, la nuova legge impone un giro di vite sugli immigrati irregolari che da oggi rischieranno il processo.
La permanenza nei Centri di identificazione temporanea per verificare
la provenienza dei migranti potrà toccare i 18 mesi (finora il limite era di 60 giorni).
Una pena fino a tre anni di carcere è prevista per chi affitta case o locali ai clandestini.

continua








Cfr. da La Repubblica del 10 Giugno 2009 :


Il Csm sul pacchetto sicurezza : "Paralizzerà gli uffici giudiziari"

Ecco il parere della Sesta commissione, pronto a essere sottoposto al plenum

Secondo i giudici le nuove norme non aiuteranno nemmeno a frenare gli arrivi illegali

I magistrati: il provvedimento viola anche i diritti dei clandestini e dei loro figli





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