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Amici di Grillo, Travaglio e De Magistris - Meetup EMPOLI Message Board › http://photos4.meetupstatic.com/photos/event/4/2/b/0/highres_3017072.jp
| Fabrizio Frosini | |
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Marco Travaglio Auto blu e polvere bianca Uno degli aspetti più demenziali (e oscurati) della legge Alfano sulle intercettazioni è questo: si può intercettare solo in base a “elementi non limitati ai soli contenuti di conversazioni intercettate nel medesimo procedimento”. Traduzione: gli indizi raccolti in un’intercettazione non bastano più per prorogarla o per disporne un’altra. Occorrono elementi diversi, esterni. Che combinazione: proprio come nel caso avvenuto qualche mese fa a Palermo. La squadra Mobile intercetta un pusher della “Palermo bene”, Stefano Greco. E con ascolti, appostamenti e pedinamenti, smaschera una rete di spacciatori e consumatori che, di fatto, finanziano il traffico di droga. Uno dei destinatari, stando alle intercettazioni, è Ernesto D’Avola, autista di Gianfranco Miccichè (uomo forte di Forza Italia in Sicilia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, appena incaricato da Berlusconi di “gestire il passaggio da Forza Italia al Popolo della Libertà” insieme ad Alfano). D’Avola comunica col pusher tramite un intermediario, che il 5 dicembre scorso gli passa la “roba”. Gli agenti, presenti sul posto, bloccano l’auto di D’Avola, accompagnato da un amico, subito dopo la consegna. E vi sequestrano una busta piena di cocaina con su scritto “On. Gianfranco Miccichè”. Quel che accade dopo lo raccontano due informative della Mobile al Questore e alla Procura: “Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Miccichè. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina”. Poi però D’Avola e l’amico cambiano idea e sostengono che la coca era per uso personale. Ancora qualche mese e, approvata la “riforma”, la trafila dal pusher all’intermediario all’autista del sottosegretario sarebbe rimasta sepolta per sempre. Non solo, ma l’intricato giro di spaccio non sarebbe mai stato scoperto: per intercettare l’intermediario e poi il destinatario ultimo (o penultimo?), gli agenti avrebbero dovuto fermarsi e cercare elementi “esterni” a quelli contenuti nelle intercettazioni del pusher. Mission impossible. Inchiesta bloccata a metà, sul più bello. Nelle indagini di droga, come in tutte quelle sui reati “in itinere”, le varie consegne emergono dalle intercettazioni. Si risale dal basso verso l’alto, dall’ultimo spacciatore ai vertici e ai finanziatori dell’organizzazione. Una tecnica investigativa che presto sarà proibita dal governo dei “pacchetti sicurezza” e della “tolleranza zero”. Chissà che ne dice l’altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, quello con delega alla lotta alla droga, autore della legge che punisce anche l’uso personale, impegnato in questi giorni a Trieste nella Conferenza nazionale sulle droghe. Ancora pochi mesi fa tuonava: “La linea del governo è chiara: drogarsi è illecito”. Ora non vorremmo che organizzasse una ronda sotto la sede del Cipe. Marco Travaglio 17 marzo 2009 Signornò da l'Espresso in edicola |
| Fabrizio Frosini | |
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Paride Leporace La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia Tra il 1969 e il 1995 sono stati ben venticinque i magistrati italiani che la criminalità organizzata ha brutalmente assassinato, e solo perché “colpevoli” di servire lo Stato. Venticinque vite umane sacrificate sull’altare di oscuri disegni eversivi e colpite senza pietà, vittime cancellate dalla memoria collettiva. Così, per molti magistrati caduti nell’esercizio delle loro funzioni, si è assistito a un deprecabile processo di rimozione del loro impegno – oltre che della loro vita – dalla faticosa storia della Repubblica italiana. Toghe rosso sangue è un libro che, per la prima volta, colma questo scandaloso vuoto di sapere tratteggiando la figura dei magistrati italiani uccisi da mafiosi, criminali comuni e terroristi. Da Agostino Pianta fino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il libro di Paride Leporace ricostruisce la carriera professionale dei giudici assassinati in Italia, spiega il contesto in cui maturò il loro omicidio, raccoglie la testimonianza dei parenti, degli amici e addirittura dei carnefici salvando chi è stato costretto a dare la vita per l’esercizio della giustizia dalla più spietata delle condanne: quella dell’oblio. Paride Leporace, già fondatore di «Calabria Ora», dirige il «Quotidiano della Basilicata». Dopo innumerevoli reportage dedicati ad alcuni tra i più eclatanti casi di cronaca nera italiana, Toghe rosso sangue è il suo primo libro. Pietro Scaglione ucciso dalla mafia Francesco Ferlaino ucciso dalla ‘Ndrangheta Francesco Coco ucciso dalle Brigate Rosse Vittorio Occorsio ucciso da Ordine Nuovo Riccardo Palma ucciso dalle Brigate Rosse Girolamo Tartaglione ucciso dalle Brigate Rosse Fedele Calvosa ucciso dalle Unità combattenti comuniste Emilio Alessandrini ucciso da Prima Linea Cesare Terranova ucciso dalla mafia Nicola Giacumbi ucciso dalla colonna “Pelli” Girolamo Minervini ucciso dalle Brigate Rosse Guido Galli ucciso da Prima Linea Mario Amato ucciso dai Nar Gaetano Costa ucciso dalla mafia Gian Giacomo Ciaccio Montalto ucciso dalla mafia Bruno Caccia ucciso dalla mafia Rocco Chinnici ucciso dalla mafia Alberto Giacomelli ucciso dalla mafia Antonino Saetta ucciso dalla mafia Rosario Angelo Livatino ucciso dalla mafia Antonio Scopelliti ucciso dalla ‘Ndrangheta e dalla mafia Giovanni Falcone e Francesca Morvillo uccisi dalla mafia Paolo Borsellino ucciso dalla mafia Luigi Daga ucciso da terroristi islamici |
| Fabrizio Frosini | |
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Riportiamo il video di una preziosa conferenza tenuta da Roberto Scarpinato, Procuratore Aggiunto della Repubblica di Palermo. Il video si scarica lentamente e dura poco più di un'ora, ma ve ne consigliamo accoratamente la visione e l'ascolto. Le parole di Roberto rivelano e denunciano i fondamenti criminali del potere in Italia e, con una analisi efficacissima e illuminante, fanno comprendere chiaramente in quale frangente ci troviamo. La conferenza si è tenuta il 3 ottobre 2008 a Barletta, nell’ambito di un ciclo di incontri dal titolo “La democrazia delle parole” organizzato da Magistratura Democratica in collaborazione con il Comune di Barletta. Qui di seguito si può vedere anche il video del dibattito seguito alla relazione, nel corso del quale sono state dette cose di altrettanto grande importanza e interesse. |
| A former member | |
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"Da qualche anno, ormai, molti italiani passano le giornate a chiedersi come poter attaccare questo sistema di potere che cerca in tutte le maniera di chiudere i canali dell'informazione. L'informazione passa, ormai da tempo, solo quello che deve essere passato. La gente non deve assolutamente avere il polso della situazione in modo tale che loro possano fare tutto quello che vogliono. Una dimostrazione su tutte, che poi forse è una delle più fresche, è il caso Englaro, quando c'era questa vicenda talmente toccante, talmente forte davanti alla quale tutti avremmo soltanto dovuto stare in silenzio, proprio in quel preciso momento questo governo ci ha posto davanti ad una scelta: ci ha sbattuto in faccia quella realtà e ci ha spinto quasi a dover prendere una decisione rispetto a quella che, ripeto, avrebbe dovuto comportare soltanto silenzio e pena per una famiglia che stava vivendo un dolore davvero atroce. Questo perchè nel frattempo, nelle aule del parlamento, dovevano decidere sulla riforma del processo penale. Non è una novità che parte degli italiani, in questi ultimi anni, non potendo usufruire di un'informazione libera, abbiano dovuto ripiegare su canali alternativi: sull'informazione in rete. L'informazione in rete è un'informazione libera: nessuno può mentire, nessuno può far arrivare quello che in realtà non è. Grazie all'informazione in rete noi siamo stati capaci di organizzare delle manifestazioni che si sono poste a tutela del singolo personaggio. Abbiamo protestato nelle piazze, davanti al CSM in difesa di De Magistris, in difesa della Forleo. Il 28 gennaio siamo scesi in piazza Farnese per difendere Apicella e gli altri due magistrati trasferiti e per difendere la legalità costituzionale. Il 28 marzo, con soltanto due giorni di preparazione, attraverso i social network, attraverso la rete, abbiamo presidiato 27 questure d'Italia, non per manifestare contro la polizia, ma per manifestare per la nostra solidarietà ai poliziotti e soprattutto a Gioacchino Genchi, un vero servitore dello stato, non come Contrada. In quest'ottica io credo che ormai sempre più italiani ricorrano all'informazione che circola sulla rete. Rispetto alle immagini deprimenti del G20 di chi si arroga il diritto e la presunzione di rappresentare tutti gli italiani, e che si chiama Berlusconi, e che ci ha fatto fare una figura davvero imbarazzante. Forse pensava di essere a una delle sue feste, a una delle sue convention nelle quali per lui è normale inneggiare a Mangano o inneggiare a Craxi che, lo ricordo, erano dei delinquenti. Ha continuato ad avere questo atteggiamento al G20 dove per fortuna c'è gente per bene, anche se non sono italiani purtroppo. Nel momento in cui si è dato da fare con le sue performance perfino la regina Elisabetta lo ha zittito. Davanti a questo tipo di situazioni circa le quali ci sarebbe da ridere se non fossimo in Italia, ma c'è davvero da piangere, c'è viceversa un'informazione vera, reale, che circola sulla rete, ed è proprio grazie a quella che dobbiamo cercare di far veicolare quante più notizie possibili. Questo anche per avvertire tutti gli italiani che colui il quale si spaccia per Ministro della Giustizia e che si chiama Alfano, anche se non è mio parente ed è sempre bene ribadirlo, parla di giustizia e nel tempo libero frequenta i matrimoni delle figlie dei boss, come per esempio quando è andato al matrimonio della figlia del boss Croce Napoli. Bisogna informare tanti italiani che il Presidente del senato, Renato Schifani, in passato è stato socio di un mafioso, di un capo mafia. E' stato socio nella Sicula Brokers proprio con il capo clan di Villabate che si chiama Mandalà. Bisogna informare gli italiani che Craxi e Mangano, gli eroi di Berlusconi e di Fini, in realtà sono due delinquenti. Gente come Craxi ha fatto della corruzione la propria ragione di vita, e gente come Mangano ha ordito stragi e traffici di ogni tipo, dal traffico di droga al traffico di armi. Cerchiamo quindi di riportare l'informazione giusta in questo paese, e attraverso quella resistiamo, resistiamo, resistiamo!" |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere : http://www.corriere.i...
il gip di Salerno proscioglie l'ex pm De Magistris «Le indagini hanno anche dimostrato le gravi interferenze subite dal pm nel condurre le sue inchieste» NAPOLI - Luigi de Magistris è stato prosciolto nell'ambito dell'inchiesta «Toghe lucane» dalle accuse di per rivelazione di segreti d’ufficio e abuso d’ufficio. ACCOLTE LE RICHIESTE - «Con il provvedimento emesso dal gip di Salerno - sottolinea la nota - è stata provata l'assoluta correttezza e gli ostacoli posti alle inchieste dell'ex pm Luigi de Magistris. Il gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha accolto le richieste di archiviazione presentate dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse che erano state mosse a Luigi de Magistris, all' epoca sostituto procuratore di Catanzaro, nell'ambito del procedimento "Toghe lucane". Le indagini hanno anche dimostrato le gravi interferenze subite dal pm nel condurre le sue inchieste». 28 aprile 2009 |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere : http://www.corriere.i...
Il Tar «riabilita» la Forleo: errori sul trasferimento Annullata la decisione del Csm. La gip: commossa Ma il magistrato resterà ancora nella sede di Cremona MILANO — Il Tar del Lazio dà ragione a Clementina Forleo e annulla la decisione con cui il Csm il 28 luglio 2008 ha trasferito il gip da Milano a Cremona per incompatibilità ambientale dopo che in tv e sulla stampa aveva parlato di «sottili pressioni» che avrebbe subito da «poteri forti» e di rallentamento delle indagini quando si occupava come giudice del caso Unipol/Bnl. Affermazioni che, dopo aver scatenato polemiche a non finire, si concretizzarono in un procedimento dell’organo di autogoverno della magistratura. Una sentenza che la Forleo ha accolto commuovendosi nel pomeriggio di ieri, quando le è stata comunicata al telefono in ufficio al termine di un’udienza che stava tenendo a Cremona: «Sono contenta, la giustizia ha trionfato», ha detto con gli occhi lucidi. Ma che, pur essendo teoricamente immediatamente esecutiva, non verrà applicata subito. Almeno non prima della definizione completa del suo iter che, se il Csm farà ricorso, come ha sempre fatto in casi analoghi, dovrà passare anche il vaglio del Consiglio di Stato. Per i difensori comunque si tratta di un primo punto a favore che «rappresenta un’affermazione di principio importante», dichiara uno di loro, l’avvocato Giovanni Pesce. Il quale, però, sceglie il basso profilo: «È il primo round e non comporterà un trasferimento perché a Cremona la dottoressa Forleo sta lavorando con serenità e soddisfazione». Anche perché l’intera vicenda e tutti i suoi strascichi hanno inciso sui rapporti tra il giudice e diversi suoi colleghi milanesi. Il Tar ha accolto praticamente tutte le richieste presentate al plenum del Consiglio superiore della magistratura dal difensore della Forleo, il procuratore di Asti Maurizio Laudi, e poi nelle udienze del procedimento amministrativo dai legali del gip che, oltre Pesce, sono Mario Sanino e Mauro Renna. Tre i punti evidenziati dai giudici nelle 24 pagine della sentenza. Il primo è che di fronte al Csm il procedimento sulla Forleo non doveva seguire la strada amministrativa del trasferimento d’ufficio, ma quella disciplinare che eventualmente può portare a un trasferimento cautelare; lo impedisce la legge sulla materia che, modificata nel 2006, ha però creato un sistema che soffre di una «sorta di incompletezza », commentano i magistrati. Il secondo passaggio riguarda il fatto che non è stata data una «esauriente spiegazione sulla plausibilità» del perché l’indipendenza e la imparzialità di Clementina Forleo sarebbero state messe in dubbio dalle sue dichiarazioni. Il terzo argomento sottolineato dal Tar, infine, è che doveva essere valutata dal Csm anche la richiesta con cui Laudi aveva invitato all’astensione per «inimicizia personale» il vice presidente della prima commissione Letizia Vacca la quale, in piena fase istruttoria, aveva pubblicamente definito la Forleo e il collega Luigi De Magistris come «cattivi giudici che non danno il buon esempio». È «arduo ipotizzare che l’inosservanza dell’eventuale obbligo di astensione non abbia potuto produrre un’alterazione del procedimento», commentano i giudici. «Sono felice, ma quelle scritte dal Csm sono state pagine buie», commenta, riferendosi anche alle sue vicende, De Magistris, che si è felicitato per la sentenza insieme con Antonio di Pietro, leader d’Italia dei Valori, partito per il quale è stato candidato alle Europee lo stesso De Magistris e, di recente, anche l’avvocato Pesce. Giuseppe Guastella 01 maggio 2009 |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere : http://www.corriere.i... da un'intervista di Luigi de Magistris : Questo è il decreto di archiviazione del gip del Tribunale di Salerno, che accoglie una richiesta della Procura della Repubblica di Salerno, per fatti che tra l’altro sono costati il trasferimento a tre coraggiosi magistrati, di investigare sulla nuova P2 che io stavo ricostruendo a Catanzaro. Questo provvedimento non mi meraviglia ovviamente, io ero molto fiducioso, e sono ancora fiducioso, perché avendo operato sempre nella massima trasparenza non ho nulla da temere. E’ un provvedimento molto importante perché sancisce l’assoluta correttezza del mio operato, nonostante strategie mediatico istituzionali che hanno teso, e continuano a tendere, ad infangare il mio onore e la mia professionalità, ed il lavoro che io ho svolto. Tentano di delegittimarlo ma non ci riusciranno, perché la verità è sancita nella storia di questi anni trascorsi a Catanzaro. Quello che è grave, piuttosto, è che io, per accuse strumentali, sia stato costretto a lasciare la magistratura, e di questo, il Csm, ha una responsabilità molto importante visto che io sognavo di fare il magistrato, e l’ho fatto per 15 anni con grande, anzi grandissima, abnegazione e sacrificio. Probabilmente sacrificando i migliori anni della mia vita. Però detto questo, e lo dico con estrema serenità, poiché di fronte a provvedimenti ingiusti del Csm che non mi hanno più consentito di fare il pubblico ministero si apre uno scenario entusiasmante che è quello di portare gli stessi ideali, la stessa passione, la stessa forza in un progetto politico che passa attraverso l’attuazione e la difesa della Costituzione. L’attuazione dei diritti, diritto all’ambiente, al lavoro, all’occupazione, alla tutela delle fasce sociali più deboli. E penso che in questo momento sia fondamentale frenare il disegno voluto dalla P2, quello di annientare tutti gli organi di garanzia e controllo, dalla magistratura al pluralismo dell’informazione. Bisogna vigilare da un punto di vista democratico affinché non passi un disegno illiberale. Oggi è un giorno importante, ma non tanto per me, perché io non temevo nulla, ma per quei cittadini calabresi onesti che hanno manifestato per un magistrato, che nulla faceva, se non difendere la loro terra. Luigi de Magistris |
| Fabrizio Frosini | |
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sabato 2 maggio 2009 Il T.A.R. del Lazio, con sentenza n. 4454/09 dell’8/29 aprile 2009, ha dichiarato illegittimo e ha annullato il provvedimento del C.S.M. che ha trasferito Clementina Forleo dal suo ufficio di G.I.P. del Tribunale di Milano. L’intera sentenza può essere scaricata e letta a questo link. E’ difficile commentare questa dichiarazione giudiziale della illegalità del modo di agire del C.S.M.. Proveremo a farlo nelle prossime ore in altri scritti. Intanto vanno dette subito due cose. La prima è che il T.A.R. ha dichiarato illegittimo il provvedimento del C.S.M. per la semplice – e del tutto evidente – ragione che la legge non ne consentiva l’adozione in quel caso. La seconda è che il T.A.R. ha messo nero su bianco ciò che era sotto gli occhi di tutti: è inaccettabile che si sia consentito al consigliere Letizia Vacca di insultare con la massima pubblicità giornalistica possibile i magistrati che doveva “giudicare” ed è assurdo che le si sia poi consentito di “giudicarli” dopo le "scene" giornalistiche a cui aveva dato luogo. Dunque, patente violazione di legge e clamorosa non imparzialità del “giudice”. Se cose del genere le avesse fatte un qualunque magistrato sgradito al potere, oggi sarebbe senza stipendio. Il C.S.M. è ancora tutto al suo posto. La gravità della condizione nella quale versa il Paese è misurata dal tasso di illegalità con il quale agisce il potere politico. L’illegalità con cui agisce il C.S.M. costituisce, però, un indice certamente molto più preoccupante. Clementina è stata perseguitata e ha subito ingiustizia solo perché si è permessa di dispiacere alcuni potenti. Il C.S.M. non solo non l’ha difesa, ma addirittura ha contribuito all’opera della sua persecuzione. E ciò ha fatto illegalmente, per le semplici ragioni note a tutti e ora illustrate nella sentenza del T.A.R.. In un Paese normale tutto questo avrebbe delle serie conseguenze. In Italia resterà nei commenti dei bloggers. Questo è un indice di quanto profonda è la notte ella Repubblica. Come colleghi, come amici, ma prima ancora come cittadini, vogliamo dire a Clementina: grazie Clementina per quello che hai fatto, per i sacrifici che consapevolmente hai affrontato, per il bell'esempio di professionalità e di coraggiosa indipendenza che hai dato a noi e a questo Paese. Sulla vicenda di Clementina Forleo abbiamo pubblicato in questo blog (a oggi) 44 articoli, che possono essere letti cliccando sul banner “Dossier Forleo” che c’è nella sidebar di destra del blog o su questo link. Gli articoli compariranno in ordine decrescente di data e, per visualizzare quelli meno recenti, si dovrà cliccare sul link “Post più vecchi” che si trova in fondo alla pagina. un commento: Nicola Saracino ha detto... E' davvero singolare - e triste - che il Giudice Amministrativo debba sillabare la disciplina del trasferimento d'ufficio al CSM, visto che l'inamobvibilità è la principale garanzia d'autonomia del giudice. Il CSM sta lì apposta per tutelare l'art. 107 Cost. e invece ... Invece, oltre a dire quello che ha detto nella vicenda Forleo aveva in precedenza tentato di nullificare l'inamovibilità in diverso modo, questa volta sul versante disciplinare: disposto il trasferimento cautelare di un magistrato sulla base di un accertamento sommario nel procedimento disciplinare, ne voleva pubblicare il posto per assegnarlo ad altri, cosicché se l'incolpato fosse stato in seguito assolto non avrebbe più potuto fare ritorno nella sua sede ed alle sue funzioni. Di questa aberrante impostazione ha fatto giustizia il Consiglio di Stato con la sentenza che può leggersi a questo link: http://imgur.com/GkfH... Ancor più inquietante appare che l'ANM non sia mai al fianco dei magistrati quando essi lottano per far valere le garanzie d'indipendenza previste dalla legge, e quindi i singoli colleghi si sobbarcano onerose spese processuali laddove un'associazione professionale avrebbe il dovere di sostenerli. Certo che se il sindacato plaude alle angherie del datore di lavoro definendo "anticorpi" decisioni illegittime assunte contro i colleghi occorre rivolgersi altrove ... Nicola Saracino 2 maggio 2009 10.03 |
| Fabrizio Frosini | |
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Carlo Vulpio , 02/05/2009 : http://www.carlovulpi...
http://www.youtube.co... Siamo un Paese meraviglioso, una delle più riuscite costruzioni geopolitiche alla rovescia. Solo da noi, per dirne una, è possibile, che tolgano la scorta al giudice Clementina Forleo e la mantengono ad Emilio Fede. In Italia, che per magistrati ammazzati è seconda soltanto alla Colombia, Forleo non ha la scorta, e nemmeno la più attenuata forma di protezione che si chiama tutela, mentre Fede ce l'ha. Forleo e tanti altri magistrati a rischio, perché fanno bene e con onestà il proprio lavoro, non hanno nessuno che li protegge, mentre tanti altri magistrati e politici, a cui non serve, esibiscono questa forma di protezione come status symbol, come segno del potere. Voi tutti sapete che Clementina Forleo è il giudice che si era occupata, quando era giudice per le indagini preliminari a Milano, delle scalate bancarie dei furbetti del quartierino Ricucci, Coppola, Fiorani, con la complicità dell'ex governatore della banca d'Italia Fazio, mentre Consorte, Latorre, Fassino e D'Alema da sinistra, Comincioli, Cicu e Grillo da destra. Voi tutti sapete che in seguito a tutte queste vicende la Forleo è stata ingiustamente trasferita da Milano a Cremona. Ma non sapete però, e nessun giornale o TV ve lo ha raccontato e probabilmente non ve lo racconterà, che la presunta incompatibilità ambientale che le è costata il trasferimento, con una decisione del CSM che non ha nulla di giuridico ma sembra un referto medico visto che dice che la Forleo era emotiva, nasce il 6 giugno 2007 in una riunione “segreta” tenuta nella stanza di Anna Finocchiaro in Parlamento. In quella circostanza, testimonianza resa dall'ex parlamentare e magistrato di Cassazione Fernando Imposimato, si sono visti la stessa Finocchiaro, Mastella, Latorre, Guido Calvi (ex parlamentare e avvocato di D'Alema) e altre persone. Tra queste persone la più prudente sembrava essere Mastella, perché in quella circostanza si discuteva se predisporre o meno un'ispezione al Palazzo di Giustizia di Milano, ovviamente un'ispezione che avesse come obiettivo la Forleo, visto che certe telefonate che iniziavano ad essere trascritte preoccupavano diverse persone. Mastella è stato più prudente degli altri perché di fronte all'idea di predisporre un'ispezione avrebbe detto che era giusto attendere le determinazioni di altre e più alte cariche dello Stato. Tradotto dal politichese significava che Mastella riteneva che si potesse procedere soltanto con l'appoggio di altre figure istituzionali, un appello che non si è fatto attendere perché nella stessa giornata, 6 giugno 2007, è immediatamente arrivata una lettera, a firma del Presidente della Camera Bertinotti e del Presidente Senato Marini, che esprimeva la preoccupazione del Parlamento per queste telefonate sulle scalate bancarie. L'ispezione poi viene eseguita e sappiamo tutti com'è andata a finire, ma in quell'estate caldissima del 2007 succedono altre cose: alla Forleo arrivano minacce, proiettili calibro 38, viene incendiato il raccolto dell'azienda agricola di famiglia in Puglia, e soprattutto che venga preannunciata la morte con una lettera anonima di entrambi i genitori della Forleo, cosa che avviene in uno strano incidente stradale nel quale i suoi genitori muoiono e il marito della stessa Forleo finisce addirittura in coma. Nello stesso periodo, la Forleo viene denunciata da un tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana, comune popoloso della provincia di Brindisi in cui la Forleo è nata, per presunte offese nei confronti di questo tenente incaricato delle indagini sulla morte dei genitori del giudice. In questa vicenda accade un'altra cosa strana: a denunciarla, insieme al tenente dei carabinieri, è anche Alberto Santacaterina, pm della procura di Brindisi, che oggi, per questa vicenda, a sua volta denunciato dalla Forleo, è stato rinviato a giudizio a Potenza per abuso d'ufficio e falso ideologico. Nonostante tutto questo e nonostante sia chiaro a tutti che con la Forleo sono in tanti a dover chiudere i conti, nonostante sia chiaro a tutti che sia stata disinnescata sul piano giudiziario adesso si vorrebbe annichilirla sul piano umano e personale, il 25 aprile arriva una telefonata da un maresciallo dei carabinieri che la informa di due provvedimenti. Non solo non si fa una notifica, come chiede la legge, personalmente nelle mani della Forleo, ma con una telefonata le si comunicano due cose: un provvedimento, a firma del prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi, con il quale si revoca la tutela alla Forleo e si mantiene invece un servizio di vigilanza radiocomandata con l'abitazione di Milano; un altro provvedimento, che sembra contraddire il primo, con la quale il prefetto di Cremona, Bruno di Clarafond, comunica che non soltanto viene revocata la tutela ma viene mantenuto soltanto il servizio di sorveglianza radiocollegato con il tribunale di Cremona. Tutto questo cosa significa? Che Clementina Forleo viene lasciata completamente sola, viene oscurata ogni informazione su ciò che la riguarda, oscurata ogni informazione su ciò che lega la necessaria protezione di questo magistrato, e abrogata ogni memoria recente e meno recente su tutte queste vicende che invece stanno producendo delle conseguenze incredibili e pericolose. Perché non scriviamo al ministro dell'Interno Maroni, inondando il Ministero dell'Interno di mail, e chiediamo al ministro se non sia il caso di togliere la scorta a Vespa, a Fede, e a quei magistrati e politici a cui la scorta non serve assolutamente, e venga mantenuto il servizio di protezione per un magistrato come Clementina Forleo, soprattutto quando esce dal tribunale di Cremona e va in giro per l'Italia e magari torna nella sua Puglia nella quale sono diversi a non amarla e avere con lei dei conti in sospeso? Poniamo questo semplice quesito, che possa valere anche per tutti quei magistrati e per tutte quelle persone che sono in prima linea e rischiano davvero senza alcuna scorta ne protezione da esibire come status symbol e segni del potere. |
| Fabrizio Frosini | |
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