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Fabrizio Frosini
Posted Aug 26, 2008 9:57 AM
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« Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa,


chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola
»




GIOVANNI FALCONE





Fabrizio Frosini
Posted Aug 27, 2008 11:31 PM
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dal blog TOGHE mercoledì 27 agosto 2008 : http://toghe.blogspot...



La Cassazione dà torto ai Mastella

(e tutti fingono di non accorgersene)



di Uguale per Tutti

Il paradosso di questi tempi è che tutti danno addosso alla magistratura non per le cose di cui dovrebbe vergognarsi (per esempio la condanna di Luigi De Magistris e il trasferimento di Clementina Forleo), ma per ciò per cui dovrebbe ricevere medaglie al valore.

Dunque, invece di dare una promozione sul campo ai magistrati che hanno portato in carcere il Presidente della Regione Abruzzo, per avere posto così fine a quello che, a tutt’oggi e salvo quanto potrà emergere in futuro, appare un vergognoso sistema di corruzione in danno delle finanze pubbliche e della salute dei cittadini, si sostiene che quell’arresto è la prova che bisogna riformare la giustizia.

Si confessa, in sostanza, che l’obiettivo della riforma è impedire alla giustizia di fare giustizia.
Impedirglielo – e qui è il paradosso – ancora di più di quanto già non si sia fatto con decenni di riforme tutte sistematicamente contro la giustizia.

Così, è accaduto solo pochi mesi fa – nel gennaio di quest’anno: a questo link http://toghe.blogspot... uno scritto di Felice Lima su quelle vicende – che tre quarti del Parlamento ha applaudito un Ministro della Giustizia inquisito e marito di una inquisita, che, fingendo di farlo per motivi istituzionali, faceva cadere un Governo per un calcolo politico consistente nel credere di sapere che ciò lo avrebbe messo in condizioni di ottenere un vantaggio politico alle elezioni conseguenti.

In occasione di quella vergognosa gazzarra che ha disonorato il Parlamento e chi lo occupa, si è sostenuto – con la grancassa dei giornalisti al soldo del potere – che la signora Lonardo/Mastella era vittima di una scorrettezza dei magistrati.

Ci si è detti – come per Del Turco e come sempre – sicuri (non si sa sulla base di che e contro le evidenze documentali) che si era di fronte a una persecuzione giudiziaria.

Si sono linciati sui giornali tutti i magistrati che avevano fatto semplicemente il loro dovere.

Si sono minacciate richieste milionarie di risarcimento danni.

Il Mastella si è chiesto accorato “Quando arriverà la sentenza di proscioglimento chi mi ripagherà del sogno di essere ministro della Repubblica?” (Reuters http://it.reuters.com... ) (come se fare il Ministro non fosse un servizio, ma, appunto, un sogno).

Come accaduto mille altre volte, anche in questo caso i fatti sono contro questa classe dirigente nemica della giustizia e amica di ogni genere di pregiudicato.

Così la Corte Suprema di Cassazione, con una sentenza depositata l’altro ieri – la n. 33843 del 2008ha detto che la custodia cautelare in carcere della Lonardo/Mastella era del tutto legittima e doverosa e che alla signora che tanto ci ha afflitti con le sue manfrine (invece che chiedere scusa e vergognarsi in silenzio) non risarciremo un bel nulla.

Purtroppo, piuttosto, non avremo da lei il risarcimento che ci dovrebbe.

La notizia di questa importante pronuncia della Cassazione è stata data, ovviamente, dai giornalai del potere (cioè la sostanziale totalità della stampa in giro per le edicole) a bassissima voce.

Riportiamo qui sotto l’articolo con il quale La Repubblica ha dato la notizia, con poche righe ben nascoste in DODICESIMA pagina, metà delle quali (titolo compreso) dedicate alle assurde tesi dell’indagata.

E pubblichiamo – a questo link http://toghe.blogspot... – il testo integrale della sentenza della Cassazione, per chi volesse farsi un’idea adeguata di come e perché pretendere che il Direttore Generale di una ASL fatto nominare dal Partito nomini a sua volta due primari (di neurochirurgia e di cardiologia) indicati dal Partito non sia “fare politica”, ma sia “crimine” (nello specifico, concussione). E ciò senza dire di come sia ridotto un Paese nel quale i ferri in neurochirurgia e cardiologia non li diamo a chi li sa usare, ma a chi è amico dei Mastella.


LEGGI TUTTO QUI : http://toghe.blogspot...






Fabrizio Frosini
Posted Aug 29, 2008 4:05 PM
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da VOGLIOSCENDERE 28 agosto 2008 : http://www.voglioscen...


Angelino giurista per caso


Marco Travaglio




Angelino Jolie, incredibilmente ministro della Giustizia, in un’intervista al Giornale della ditta, ha voluto dare ragione alla collega Gelmini sulle scuole del Sud, che ad avviso della ministra dell’Istruzione produrrebbero somari. Lui infatti ha studiato ad Agrigento. Come il suo spirito guida Al Tappone, egli dice di ispirarsi a Falcone: “Stavo rileggendo proprio in questi giorni l’intervista del giudice a Marcello Padovani”. Ora, Marcello Padovani non esiste, dunque è altamente improbabile che Falcone gli abbia mai rilasciato un’intervista. Esiste invece Marcelle Padovani, corrispondente del Nouvel Observateur dall’Italia. Resta da capire che cosa diavolo stia leggendo Angelino Jolie. Forse un apocrifo prestatogli da un altro Marcello: Dell’Utri, noto bibliofilo pregiudicato.

La sua riforma della Giustizia, rivela Angelino al genuflesso direttore del Giornale, si propone anzitutto “la parità di accusa e difesa di fronte a un giudice che sta sopra le parti e non ha alcun collegamento con esse”. Come se gli avvocati, pagati dai clienti per farli assolvere anche se colpevoli, fossero paragonabili ai pm, che devono cercare la verità processuale per far condannare i colpevoli e assolvere gli innocenti. Poi, aggiunge Jolie, va “riformulata l’obbligatorietà dell’azione penale” con “criteri di priorità fra i reati in base all’allarme sociale che essi creano”. Forse intende affidare i criteri di priorità alle regioni o ai comuni, visto che i reati che allarmanti in Barbagia non sono gli stessi a Corleone o in Aspromonte o nel centro di Milano. Senza contare l’assurdità di prevedere come reato comportamenti che poi si decide di non punire. “E’ vietato, ma si può”. All’italiana.

Il presunto ministro pare atterrato poche ore fa da Marte: parla di giustizia come se fosse il primo a occuparsene, come se negli ultimi 15 anni non fossero state approvate circa 150 “riforme della giustizia”. Quasi tutte votate anche da lui e dal suo partito. Le carceri scoppiano? L’indulto - dice - “non è servito a nulla”. Ma va? Infatti lui, due estati fa, lo votò. E poi lo chieda a Previti, se non è servito a nulla. Ma ecco l’idea geniale per sfollare le carceri: braccialetto elettronico ed espulsione dei detenuti immigrati. Forse non sa che il braccialetto elettronico fu sperimentato 8 anni fa da quell’altro genio del ministro Enzo Bianco, dopodichè si scoprì che i detenuti il braccialetto se lo sfilavano col taglierino e se ne andavano a zonzo senza controlli. In ogni caso, non è male l’idea di certi parlamentari che vanno alla Camera o al Senato col braccialetto al polso. Quanto alle espulsioni, forse il ministro ignora che gl’immigrati condannati sono quelli che più spesso rientrano in Italia, assistiti dalle organizzazioni criminali. Bella sicurezza.

Ma ecco un’altra idea geniale, suggerita dall’autorevole Mario Giordano:“La responsabilità civile”dei giudici, che “non c’è mai stata” perché il referendum del 1985 è stato “tradito”. Balla colossale: già oggi, per legge, il magistrato che sbaglia per dolo o colpa grave paga in proprio. Diverso il caso del magistrato che giudica sufficienti le prove per arrestare o condannare un tizio che altri giudici di grado superiore ritengono insufficienti: questo non è errore giudiziario, altrimenti non si troverebbe nessuno disposto ad arrestare o condannare. Angelino trova inaccettabile che “chi sbaglia paga in qualsiasi settore tranne che in magistratura”. Potrebbe chiedere informazioni a Metta e Squillante, arrestati dai loro colleghi per le tangenti che incassavano da Previti e Berlusconi. I magistrati, quando prendono un collega che ruba, lo arrestano. I politici, quando prendono un collega che ruba, lo coprono e lo promuovono.

Jolie è “disponibile ad ascoltare” l’idea della Lega e di Dell’Utri di eleggere i pm. Gli aspiranti pm si candidano, fanno campagna elettorale nei rispettivi partiti e vengono eletti se trovano abbastanza elettori. Magari fra i loro futuri imputati. Oppure potrebbero candidarsi a pm direttamente gli imputati: in certe regioni d’Italia, hanno ottime possibilità di farcela. Dopodichè, auguri all’imputato extracomunitario che incappa nel pm leghista con toga verde. E auguri al padano che incappa nel pm siciliano di Rifondazione comunista. Come antidoto alla presunta politicizzazione dei pm, non c’è davvero male. Angelino Jolie, in due pagine di intervista, dimentica di spiegare come intenda ridurre i tempi dei processi, che tutti gli italiani ritengono il primo e unico problema della giustizia. Ma questo è comprensibile. Per Al Tappone e gli altri politici imputati, la giustizia è ancora troppo rapida. Bisogna rallentarla un altro po’.

Marco Travaglio
Ora d'aria
l'Unità, 28 agosto 2008

Fabrizio Frosini
Posted Sep 3, 2008 2:51 AM
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da La Repubblica : http://www.repubblica...

Confindustria Sicilia contro il pizzo. Espulsi 10 imprenditori, 30 sospesi



I risultati ad un anno dal Codice per combattere mafia e racket

Tra le note positive i 64 industriali che collaborano con la giustizia

Il presidente Lo Bello: "Serve più incisività dalla politica e dalle amministrazioni"



PALERMO - Continua la lotta della Confindustria siciliana a mafia e pizzo. In una conferenza stampa il presidente Lo Bello ha diffuso i primi risultati del Codice Etico emanato lo scorso anno: 51 provvedimenti avviati contro altrettanti imprenditori, di cui 10 espulsioni, 30 richieste di sospensione (che anticipano l'espulsione) e 10 allontanamenti volontari. Ma c'è spazio anche per note positive, come i 64 industriali che stanno collaborando con la magistratura.

Il Codice. I provvedimenti decisi dall'associazione sono il risultato di una forte campagna contro il racket avviata lo scorso anno. In seguito alle intimidazioni subite da Andrea Vecchio e dal presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta Marco Venturi, gli industriali decisero l'emanazione di un "Codice Etico" che prevedeva l'espulsione di quei membri che pagavano il pizzo senza aver chiesto il supporto delle forze dell'ordine. Il Codice prevede infatti" l'incompatibilità tra l'iscrizione all'associazione degli industriali e forme di collusione o di assoggettamento al potere delle cosche".

La geografia del racket. Secondo Confindustria le province dove con più forza si registra una "rivoluzione" contro il pizzo sono Agrigento e Caltanissetta, con il caso emblematico di Gela, comune del Nisseno, occupato da due cosche. "Nonostante la presenza di due mafie, gli imprenditori che collaborano con magistratura e forze dell'ordine sono 90 - spiega il presidente degli industriali dell'isola Ivan Lo Bello - dei quali una ventina nostri associati. E' un dato formidabile, è come se a Palermo o Catania collaborassero in tremila". Un risultato raggiunto anche grazie all'azione dell'amministrazione: "A Gela, il sindaco Rosario Crocetta non fa antimafia di bandiera".

E' proprio l'esempio del sindaco di Gela che Lo Bello sprona ad imitare: "Purtroppo non ci sono solo sindaci coraggiosi, esistono anche timidezze e silenzi. Il mio non è un rimprovero ai sindaci dell'isola, non è un'accusa. Ma c'è un modello, come quello di Gela, che ha funzionato. Quindi chiedo agli altri sindaci un impegno costante".

I prossimi mesi. Confindustria prepara una seconda fase per smantellare i legami tra imprenditori collusi e burocrazia: "Il secondo pilastro della nostra azione - ha concluso Lo Bello - sarà la collaborazione con i magistrati e le forze dell'ordine sul versante della lotta al riciclaggio e all'aggressione dei patrimoni degli imprenditori collusi con la mafia".

Confindustria Sicilia contro il pizzo
Espulsi 10 imprenditori, 30 sospesi

Fabrizio Frosini
Posted Sep 3, 2008 2:45 PM
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C’è un equivoco di fondo.

Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose,
se non viene giudicato colpevole dalla magistratura,
è un uomo onesto.

No!

La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale.

Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia,
per essere oneste e apparire tali


Paolo Borsellino






Fabrizio Frosini
Posted Sep 4, 2008 6:41 PM
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Clementina (ovviamente) aveva ragione


Visto , si indaghi


Marco Travaglio

da L’Unità del 4 settembre 2008


La notizia che la Procura di Milano intende indagare Nicola Latorre, vicecapogruppo del Pd al Senato, per l’ipotesi di reato di concorso nell’aggiotaggio contestato a Ricucci e Consorte nelle scalate del 2005 non è nuova. Almeno per i pochi che si sono ostinati a tenersi informati.

Purtroppo, mai come nel caso di quest’indagine bipartisan, la politica s’è rivelata incompatibile con la verità delle carte.

Breve riepilogo. Il 20 luglio 2007 il gip Clementina Forleo chiede al Parlamento, su istanza della Procura di Milano, l’autorizzazione a usare 60 telefonate intercettate fra alcuni furbetti del quartierino e sei parlamentari, tre di Forza Italia (Cicu, Comincioli e Grillo) e tre Ds (D’Alema, Fassino e Latorre).

Di questi solo Grillo è già indagato, perché contro di lui pendono elementi diversi dalle telefonate.

Su Fassino, Cicu e Comincioli, nessun sospetto: le telefonate con le loro voci servono a corroborare le accuse a Consorte e a Ricucci, ma la presenza di quelle voci rende necessario - in base alla demenziale legge Boato - l’ok del Parlamento anche per usarle contro non parlamentari.
Restano D’Alema e Latorre, che per il gip Forleo potrebbero essere “consapevoli complici del disegno criminoso”: l’aggiotaggio contestato a Consorte per la scalata Bnl e a Ricucci per l’assalto al Corriere.

Dunque la gip chiede al Parlamento di autorizzarne l’uso a carico sia dei due furbetti, sia dei due politici.

La Casta insorge come un sol uomo, accusando la Forleo di aver abusato del suo potere, “scavalcando” la Procura nell’accusare due politici non ancora indagati.

Il pm Greco dichiara al Sole-24 ore che la Procura è sulla stessa linea del Gip: senza l’ok delle Camere, non si possono indagare due politici in base a telefonate non ancora autorizzate.

Ma contro la Forleo, abbandonata dall’Anm e costretta a difendersi da sola, continua l’iradiddio di attacchi culminati al Csm in un procedimento disciplinare e in una procedura per trasferirla.

Dal primo viene assolta, la seconda viene accolta a gentile richiesta della Casta, tant’è che oggi Clementina sta traslocando a Cremona.

Intanto le giunte di Camera e Senato autorizzano l’uso delle telefonate per Fassino e Cicu (che non rischiano di esser indagati) e salvano gli “indagabili” D’Alema e Latorre.

Per D’Alema si ricorre a un cavillo: siccome nel 2005 era europarlamentare, la richiesta va inoltrata a Bruxelles, dov’è ancora pendente in commissione.

Per Latorre il Senato, dopo dieci mesi di melina, decide di non decidere e rispedisce la richiesta al mittente. Cioè ai giudici di Milano.

Qui, a fine luglio, la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip Gamacchio (Forleo assente per malattia) una nuova istanza al Senato per usare le telefonate di Latorre con Ricucci e Consorte “al fine di valutare la posizione del senatore Latorre”, visto che esse sono l’unica fonte per “l’innesco di una investigazione”.

Non si può indagare su Latorre finché il Senato non sbloccherà le intercettazioni.

Su Ricucci e Consorte, invece, l’ok del Parlamento non serve più in quanto nel frattempo la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge Boato là dove richiedeva il permesso delle Camere anche per le telefonate contro i privati cittadini a colloquio con parlamentari.

Il che dimostra che la Forleo era in perfetta linea con le richieste della Procura e non aveva scavalcato nessuno né commesso alcun abuso.

Sarebbe il caso che qualcuno le chiedesse scusa, a cominciare dal Pg della Cassazione e dal Csm che l’han cacciata in malomodo, trattandola come una mezza matta.


Ma soprattutto sarebbe il caso che il Senato accogliesse quanto prima la richiesta, consentendo alla Procura di fare le indagini necessarie a stabilire se Latorre abbia commesso reati o no.


L’interessato si rimette al voto del Senato, “qualunque cosa deciderà per me va bene”.

Eh no, troppo comodo.

La maggioranza l’ha il Pdl che, con la consueta e pelosa solidarietà di casta, tenterà di salvare Latorre perché una mano lava l’altra, cane non morde cane, oggi a te domani a noi.

Il Pd dovrebbe, per mostrarsi davvero alternativo, respingere il gentile omaggio sulla linea Prodi: “Nulla da nascondere, si indaghi pure”.

Un anno fa Veltroni dichiarò a MicroMega: “Fassino e D’Alema han chiesto alla Camera di autorizzare le intercettazioni che li riguardano. Dunque nessun limite verrà frapposto all’azione dei giudici”.

Dunque anche per Latorre il Pd chiederà il via libera del Senato, o è cambiato qualcosa?


Marco Travaglio
Fabrizio Frosini
Posted Sep 4, 2008 7:22 PM
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da "UGUALE PER TUTTI" un commento su "Caso Calabria: dal potere illegale all’arretratezza..." http://toghe.blogspot...

mari tascinira :

Quel che accade in Calabria(ma anche nelle altre regioni a controllo mafioso) è estremamente pericoloso,se non letale per qualunque paese in cui vige un simulacro di stato di diritto. Non si comprende quanto il funzionamento dela giustizia sia importante per l'Economia e per il funzionamento delle Istituzioni Democratiche . Inoltre è il caso di evidenziare che la Calabria esporta criminalità non solo nel resto d'Italia(nelle forme più disparate ,compreso l'inquinanento mafiso nell'informazione giornalistica) ,ma in tutto il mondo e,fatto ancora più deciso per il deficit di tutela reale dei diritti umani e giuridici dei cittadini italiani ,esporta avvocati ,che andranno ad ingrossare la" zona grigia",nell'italia del centro -nord ,dell'avvocatura al servizio degli affari dei mafiosi(creando zone di influenza negli ordini degli avvocati di tutte le città ),medici(che hanno comprato la laurea e che finiranno in qualche clinica del tipo S.Rita di Milano a far carriera ),ingegnieri di malaffare e sopratutto politici,di destra e di sinistra che sono capaci delle peggiori infamie collusive e corruttive. E'necessario capire che l'Italia non può avere un futuro se si accettano situazioni di degrado istituzionale quali sono quelle denunciate da De Magistris e tanto meno può averlo se magistrati abili ,capaci e coraggiosi come DE Magistris , Forleo e la Bocassini vengono costretti a dimettersi dall'associazione magistrati. Sarebbe ora che le istituzioni ,per tornare o ,forse per cominciare davvero a funzionare ,si liberassero dal cappio con cui il gorgo criminalità -affari imposto dall'appartenenza e dagli interessi di questo o a quel partito sta strangolando l'Italia. In questa direzione la magistratura ,fino a quando riuscirà ad essere indipendente, ha una responsabilità primaria . Credo che proprio questa consapevolezza abbia mosso il coraggio e la dedizione dei magistrati su indicati.

Fabrizio Frosini
Posted Sep 12, 2008 2:23 PM
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dal blog TOGHE venerdì 12 settembre 2008 : http://toghe.blogspot...

Tutti d’accordo sul PM avvocato della Polizia?


di Bruno Tinti , (Procuratore Aggiunto della Repubblica di Torino)
da Chiarelettere.blog


In effetti gli accordi in materia di giustizia che si profilano tra destra e sinistra sono preoccupanti.

I cultori della procedura penale saranno lieti di un incipit molto preciso: l’indicazione delle norme che regolano i rapporti tra Procura della Repubblica e Polizia Giudiziaria.
Queste sono: l’art. 109 della Costituzione, secondo cui la Magistratura dispone direttamente della Polizia Giudiziaria; e numerosi articoli del codice di procedura penale: il 58, secondo cui la Procura dispone (presso i propri uffici) di una sezione di Polizia Giudiziaria e si serve di questa per compiere le indagini (ma non solo; può servirsi anche di qualsiasi altra Polizia Giudiziaria); il 59, secondo cui la Polizia Giudiziaria in servizio presso la Procura dipende direttamente dal Procuratore della Repubblica e non può essere trasferita ad altro ufficio o adibita a servizi diversi se non per ordine del Procuratore; il 327, secondo cui il Pubblico Ministero dirige le indagini; il 330, secondo cui il Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato; il 347, che obbliga la Polizia Giudiziaria a riferire senza ritardo al Pubblico Ministero i reati di cui è venuta a conoscenza; il 348 secondo cui, una volta che la Procura sia stata avvertita che è stato commesso un reato, la direzione delle indagini spetta al Pubblico Ministero. [..]

Per quelli che preferiscono un racconto più agevole, dirò che in pratica le cose si svolgono così.
La Procura della Repubblica dispone di un certo numero di poliziotti giudiziari; nel termine poliziotti giudiziari sono compresi Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza.
Questi poliziotti sono alle dirette dipendenze del Procuratore, nessuno che non sia il Procuratore (o i Sostituti, si capisce) può dare loro ordini; non possono essere trasferiti né possono essere adibiti a servizi diversi da quelli che svolgono presso la Procura.
Insomma un corpo di polizia piccolino ma autonomo e indipendente esattamente come i magistrati della Procura.
Con questa task force, ripeto, piccolina ma efficiente, le Procure lavorano.
[..]


Continua qui : http://toghe.blogspot...





da RAI NEWS 24 , 12 settembre 2008 : http://www.rainews24....


Di Pietro attacca Violante :

ma insomma, da che parte stai?



"Ma da che parte sta Violante, verrebbe da dire, alla luce di alcune sue recenti esternazioni in materia di giustizia?". Dal proprio blog Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, va dritto al punto dopo le recenti iniziative in tema di riforma della giustizia di Luciano Violante, ex presidente della Camera e punto di riferimento del Pd in materia.

"Tutti gli riconosciamo grande competenza, esperienza e buona fede. Ma proprio per queste ragioni sono perplesso di fronte ad alcune sue proposte di questi giorni".
"Dopo la discussa e discutibile intervista da lui rilasciata alcuni giorni addietro ad un quotidiano nazionale che a molti ha fatto pensare ad una sua conversione a favore della discrezionalità dell'azione penale e della possibile separazione delle carriere dei giudici da quella dei Pubblici Ministeri, in verità poi smentite dallo stesso Violante accusandoci di non averlo capito, ieri - racconta Di Pietro - è tornato sul tema con una lettera di suo pugno, e perciò non smentibile, in cui testualmente ha asserito che '…il Pm deve operare 'dopo' aver acquisito una notizia di reato e la polizia deve operare invece per accertare 'se' sia stato commesso un reato dandone notizia al Pm…'. Insomma, secondo l'ultimo Violante, bisogna fare una riforma che impedisca al Procuratore della Repubblica di acquisire autonomamente le notizie di reato. Egli, invece, dovrebbe sempre aspettare che altri, e significativamente la Polizia, lo informino".

L'ex magistrato replica a Violante domandandogli: "E perché mai? Perché (il Pm, ndr) deve fare solo da passacarte? E se non lo informano? E perché mai deve accontentarsi solo di quello che gli passano gli organi di polizia giudiziaria che, con tutto il rispetto per i singoli e per l'istituzione, sono pur sempre sotto la dipendenza gerarchica del ministero dell'Interno o della Difesa o dell'Economia e quindi del Governo in carica? E perché mai il Pubblico ministero non dovrebbe poter fare lui quel che può chiedere di fare agli altri? Ma qualcuno crede davvero che Buscetta si sarebbe messo a fare il pentito davanti ad un poliziotto sapendo che poi questo doveva riferire al Governo dell'epoca? E qualcuno crede davvero che Mani pulite che arrivò a toccare ministri in carica e capi di governo poteva decollare in un ufficio di Polizia?".

Conclusione, inevitabile:"Possibile che ogni volta che c'è una norma che funziona ci deve essere sempre qualcuno che ci si mette di mezzo per fermarla? Bene ha fatto allora l'ex collega, mio e di Violante, sen. D'Ambrosio a ricordare - conclude Di Pietro - che finora mirabili inchieste si sono potute svolgere solo grazie a "magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria, insieme, in prima linea".

Dallo stesso Violante, però, arriva una replica a D'Ambrosio: "Ferma restando la stima e l'apprezzamento che ho per lui, lo inviterei a rileggere meglio quello che ho scritto perché il suo commento non trova fondamento nelle mie parole". "Non è in discussione il rapporto tra Pm e polizia giudiziaria - afferma Violante - il punto sul quale invito a riflettere è su quando comincia l'attività del Pm e quando c'è invece l'attività di pura polizia. Se il Pm diventa capo della polizia, infatti, con il passare del tempo perde la sua indipendenza e va a finire sotto il controllo del governo. E questo è un punto di democrazia di grande importanza".

"L'attuale codice - prosegue l'esponente del Pd - fa confusione tra l'attivita' che precede la notizia di reato, che e' quella della polizia giudiziaria, e l'attivita' che segue la notizia di reato, che riguarda invece il pubblico ministero".


Ma a Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm, tutto ciò non basta per non bocciare senza mezzi termini la proposta Ghedini-Violante: un "netto passo indietro", privo "di logica, di senso storico, di effettiva utilità", dice Cascini a La Repubblica.


cfr. anche blog di Di Pietro : http://www.antoniodip...

Fabrizio Frosini
Posted Sep 18, 2008 7:21 PM
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dal blog toghe mercoledì 17 settembre 2008 : http://toghe.blogspot...



Su Clementina Forleo e Luigi De Magistris è calato il silenzio totale globale



Pubblichiamo alcune riflessioni, inedite, di Carlo Vulpio, che interviene nel dibattito in corso sul nostro blog sui casi Forleo e De Magistris.

Carlo Vulpio è giornalista del Corriere della Sera. Firma autorevole di quella testata. Autore del documentatissimo libro “Roba nostra. Storia di soldi, politica, giustizia nel sistema del malaffare”.

L’avere affidato al nostro blog queste sue considerazioni è per noi ad un tempo motivo di gratitudine, ma anche di amarezza.

L’amarezza sta nel dovere prendere atto per l’ennesima volta che fatti oggettivamente gravi e importanti per la vita democratica del nostro paese vengono – si deve ritenere volutamente – taciuti dalla “stampa che conta”.

I fatti commentati da Carlo Vulpio sono noti a chi fa informazione, ma misteriosamente non vengono raccontati e di essi si trovano solo frammenti fra la ventesima e la trentaduesima pagina di uno o due quotidiani.

Carlo Vulpio che scrive sul blog ciò che dovrebbe scrivere sul Corriere della Sera ci fa pensare al bravo Monteiro Rossi, il giornalista di “Sostiene Pereira” “impegnato” a scrivere necrologi.

______________



di Carlo Vulpio


Su Clementina Forleo e Luigi de Magistris è calato il silenzio totale.

Eppure ciò che sta accadendo in questi giorni non ha precedenti nella storia repubblicana.

In questi mesi e in queste settimane, e prima ancora che il Csm decidesse (il 22 luglio scorso) di trasferire da Milano il gip Clementina Forleo con la fantasiosa motivazione della “incompatibilità ambientale”, la procura e l’ufficio gip di Milano hanno fatto di tutto per fare “melina” sulla storiaccia delle scalate Unipol-Bnl-Antonveneta-Rcs: in pratica, hanno preso tempo e non hanno iscritto sul registro degli indagati (come potevano fare) il senatore Nicola Latorre.

Invece di fare ciò che potevano (e forse dovevano) fare, quegli stessi magistrati hanno solo dato a vedere di volerlo fare con urgenza.

E così, con una sottigliezza degna di un gesuita del Seicento, hanno scippato il caso delle scalate bancarie dalle mani del gip Forleo, che era ed è (visto che il trasferimento non è ancora scattato) il giudice competente.

La vicenda è gravissima, ripetiamolo, non soltanto perché è stato scippato un caso al giudice che lo stava trattando, ma soprattutto perché dimostra che davanti alla legge non tutti sono uguali e che invece ci sono soggetti, come scrive George Orwell, più uguali degli altri.

Vediamo come sono andate le cose, mettendo assieme date e documenti.


...
...



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Fabrizio Frosini
Posted Sep 22, 2008 6:44 PM
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da Il Corriere : http://www.corriere.i...


La Forleo ricorre al Tar:

«Non accettabile il trasferimento d'ufficio»

Nelle cento pagine depositate al Tar del Lazio afferma che al Csm manca la serenità di giudizio



ROMA - Il provvedimento con il quale il Csm ha disposto il trasferimento d'ufficio del Gip dell'inchiesta milanese sulle scalate bancarie, Clementina Forleo, «non può assolutamente accettarsi, attese le premesse errate dalle quali ha preso le mosse, le erronee articolazioni procedimentali e, ovviamente, le conclusioni non condivisibili cui è pervenuto».

IL RICORSO - È la premessa da cui è partita il magistrato per proporre ricorso al Tar del Lazio, per contestare il suo trasferimento d'ufficio, per incompatibilità ambientale, da Milano al tribunale di Cremona.
E tutto ciò, dopo una serie di dichiarazioni fatte alla stampa e in televisione su poteri forti che avrebbero interferito nella sua attività giurisdizionale.
Nelle quasi cento pagine del ricorso (depositato formalmente al Tar del Lazio lunedì mattina), Clementina Forleo, rappresentata dagli avvocati Mario Sanino e Giovanni Pesce, fa un lungo excursus della vicenda, cadenzandone passo passo i singoli momenti che, dopo una serie di audizioni al Csm (sue, di altri magistrati, nonché di personale degli uffici giudiziari milanesi), hanno portato al trasferimento d'ufficio.

MANCANZA SERENITÀ IN GIUDIZIO DEL CSM - C'è stata da parte del Csm «una palese mancanza di serenità di giudizio, a nostro sommesso avviso fin dalla prima audizione della ricorrente, dai toni inusitati».
È l'accusa contenuta nel ricorso al Tar del Lazio presentato dal Gip di Milano Clementina Forleo contro il suo trasferimento d'ufficio deliberato nel luglio scorso da Palazzo dei marescialli.
Nel reclamo si segnalano anche «i numerosi tentativi» da parte dei consiglieri del Csm e avvenuti «nel corso delle audizioni ai colleghi magistrati, di «scovare» comportamenti scorretti della ricorrente in relazione alle vicende più disparate ed irrilevanti».
«È evidente che per il Csm, sovvertendosi ratio e spirito della legge (e male valutando i fatti), la situazione di incompatibilità ambientale sarebbe stata determinata dalla personalità, ancor prima che dalla condotta della ricorrente», sottolinea il ricorso; mentre «non rientra nei poteri del Csm esprimere giudizi sulla personalità del magistrato. Forse la ricorrente non avrebbe dovuto rilasciare qualche dichiarazione al pubblico (ma quanti giudici lo fanno, legittimamente?). Ma da qui - continua il reclamo - a tacciarla di propensione al vittimismo (attese le numerose minacce ricevute fino al dicembre 2007) e al disequilibrio ne passa molto».
Alla fine, secondo Forleo, «anche solamente limitandosi ai fatti pacificamente accertati, la ricorrente ha avuto reazioni del tutto proporzionate alla gravità degli eventi»; si tratta «da un lato, di questioni tutt'altro che pretestuose, sulle quali sono in corso indagini penali e dall'altro, di questioni che non riguardano i giudici del tribunale di Milano né il personale che ivi lavora né il foro milanese».

22 settembre 2008
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