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Fabrizio Frosini
Posted Jun 4, 2008 2:14 AM
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brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo "Intanto, a Palermo'" (pag.450).

"Uno dei laboratori per sperimentare gli effetti della guerra totale alla Giustizia è la Procura di Palermo, che nel cuore degli anni Novanta ha costituito, insieme a quella di Milano, la spina nel fianco per tutti i poteri sporchi. A Milano, Tangentopoli. A Palermo, Mafiopoli. La stagione di Gian Carlo Caselli, partito volontario da Torino per Palermo all'inizio del 1993 dopo la terribile estate delle stragi, dura sei anni e mezzo: fino al luglio 1999, quando il giudice torinese si trasferisce a Roma, chiamato dal ministro della Giustizia Oliviero Diliberto a dirigere il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria). Ha programmato tutto per andasene all'indomani della sentenza del Tribunale su Andreotti. Invece un lungo sciopero degli avvocati provoca un inatteso slittamento delle udienze a dopo l'estate. Cosi l'ormai ex procuratore apprende dell'assoluzione (in primo grado, per insufficienza di prove) del suo imputato più eccellente quando già si era trasferito nella Capitale. Un'assoluzione ? poi cancellata in appello e in Cassazione (Andreotti colpevole fino al 1980, ma prescritto) ? che verrà usata per cancellare i successi raccolti da Caselli e dai suoi uomini e per accreditare la leggenda del ?fallimento? e dunque della necessità di un'inversione di tendenza. Qualche cifra sull'attività della Procura di Palermo dal gennaio del 1993 all'estate del 1999 aiuterà a capire meglio la portata di questa campagna di disinformatija. Anzi, di ?disinformafija?.
In quei sei anni e mezzo, il pool di Caselli ha sequestrato beni mafiosi per un valore di oltre 10 mila miliardi di lire. Ha sventato decine di attentati e omicidi; sequestrato un numero impressionante di arsenali con armi da guerra di ogni tipo, missili compresi; indagato 89655 persone, di cui 8826 per fatti di mafia (un decimo del totale, con buona pace di chi sostiene che furono trascurati altri delitti). Rinviati a giudizio in tutto 23850 imputati, di cui 3238 per mafia. Impossibile stilare una statistica esaustiva delle sentenze nei vari gradi di giudizio: soltanto gli ergastoli, nei processi avviati in quella stagione, sono stati 647. A questi vanno aggiunte svariate centinaia di condanne a pene inferiori, da trent'anni in giù. A volte più sentenze riguardano la stessa persona, quindi il numero dei condannati è inferiore a quello delle condanne. Ma è comunque altissimo: il più alto mai registrato nella storia di Palermo. Cosi come quello dei mafiosi, latitanti e non, catturati dalle forze dell'ordine coordinate dalla Procura, soprattutto dal pm Alfonso Sabella. La lista comprende il gotha di Cosa nostra (con l'eccezione dei soli Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro) e include tutti gli autori delle stragi del 1992 e 1993, poi processati da Caltanissetta e Firenze. A cominciare da Santino Di Matteo, che nella notte fra il 23 e il 24 ottobre 1003 inizia a collaborare davanti a Caselli, in una stanza della Dia a Roma, e in un lunghissimo interrogatorio squarcia per la prima volta il velo della strage di Caltanissetta- Pagherà un prezzo altissimo: il sequestrato e l'assassinio del figlio Giuseppe, strangolato e sciolto nell'acido.
L'elenco delle catture eccellenti in quei sei anni e mezzo fa impressione: Totò Riina, Leoluca Bagarella, Giovanni ed Enzo Brusca, Pietro Aglieri, Vito Vitale, Mariano Tullio Troia, Carlo Greco, Nino Gioè, Gioacchino La Barbera, Santino Di Matteo, Salvatore Biondino, Vincenzo Sinacori, Filippo e Giuseppe Graviano, Raffaele Ganci con i figli Domenico e Calogero, Giuseppe e Gregorio Agrigento, Francesco Paolo Anzelmo, Mico Farinella, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino, Antonino Mangano, Salvatore Grigoli, Pietro Romeo, Gaspare Spatuzza, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro, Fifetto Cannella, Pino Guastella, Nicola Di Trapani, Salvatore Cucuzza, Giovanni Buscemi e tanti altri. Scorrendo quei nomi, un tempo terrore della Sicilia, ben si comprende perchè si parlò per qualche anno di ?fine del mito dell'inafferrabilità e dell'immunità di Cosa nostra?. Alla Procura si ebbe la breve, ma netta sensazione di poter vincere la guerra. I mafiosi arrestati facevano la fila per collaborare con lo Stato. Perché lo Stato, in quel momento, appariva più forte di Cosa nostra. Poi la politica richiuse violentemente le acque del Mar Rosso. E cominciò il triste, inesorabile, eterno riflusso
."

Fabrizio Frosini
Posted Jun 4, 2008 7:27 PM
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TANTI MAGISTRATI SONO COLLUSI.. MA CI SONO ANCHE I MAGISTRATI ONESTI.. CHE DESCRIVONO LE INGERENZE E GLI ILLECITI CONTRO DE MAGISTRIS..

da Il Corriere :
http://www.corriere.i...

Chiesta l'archiviazione nei confronti del sostituto procuratore
I magistrati di Salerno: «Gravi ingerenze nel lavoro di De Magistris»
«Più indagava e più i vertici della Procura di Catanzaro: lo denunciavano agli organi disciplinari»


CATANZARO -- «Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare il pm Luigi De Magistris negli anni della sua permanenza a Catanzaro appare connotato da un'allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura». Lo afferma la Procura della Repubblica di Salerno, nel provvedimento con cui ha chiesto l'archiviazione nei confronti di De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, nell'ambito dell'inchiesta avviata nei suoi confronti su denuncia di magistrati e altri soggetti coinvolti nell'inchiesta «Toghe lucane», di cui il pm in servizio nel capoluogo è titolare.

L'INCHIESTA -- È stata condotta dal Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Salerno, titolari il procuratore della Repubblica di Salerno, Luigi Apicella, e il sostituto procuratore Gabriella Nuzzi. Il procuratore Apicella è stato a Catanzaro, dove ha ascoltato il procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli. I magistrati titolari dell'inchiesta evidenziano nel provvedimento di richiesta di archiviazione «la pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte del pm De Magistris. Alle continue ingerenze sull'attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica --è scritto ancora nel provvedimento-- la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno».

VERIFICHE SU PERQUISIZIONI A GIORNALISTI -- La Procura di Salerno sta inoltre verificando se collaboratori di polizia e giornalisti di cronaca giudiziaria sono stati coinvolti strumentalmente in inchieste condotte dalle Procure di Matera e Catanzaro, subendo anche perquisizioni. Tra i giornalisti perquisiti, su ordine della Procura di Matera, risultano: Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera; Gian Loreto Carbone, inviato della trasmissione Rai «Chi l'ha visto»; Nicola Piccenna, giornalista del settimanale Il Resto; Nino Grilli, direttore de «Il Resto»; Manuele Grilli, editore dello stesso settimanale. A loro era stato contestato, in concorso con il capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo, il reato di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione. Altra giornalista coinvolta nelle indagini, questa volta della Procura di Catanzaro, è Chiara Spagnolo, del Quotidiano della Calabria, a cui era stato contestato, tra l'altro, il reato di divulgazione di atti coperti da segreto: subì una perquisizione su ordine della Procura di Catanzaro.


04 giugno 2008

Fabrizio Frosini
Posted Jun 5, 2008 7:09 PM
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SE AVETE DUE MINUTI GUARDATEVI I FILMATI...

PER NON DIMENTICARE..


Giuseppe Impastato: meglio conosciuto come Peppino
(Cinisi, 5 gennaio 1948 ? Cinisi, 9 maggio 1978)
è stato un giornalista e attivista italiano nella lotta contro la mafia


Giuseppe Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo nel 1963).
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un'attività politico-culturale antimafiosa.
Nel 1965 fonda il giornalino L'Idea socialista e aderisce al PSIUP.
Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra.
Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto.
Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali.
Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.
Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlarono prima di atto terroristico in cui lo stesso attentatore sarebbe rimasto vittima, poi, dopo la scoperta di una lettera --scritta in realtà molti mesi prima--, di suicidio.
L ' assassinio --o, come si cercò di far credere, l ' incidente-- non destò il clamore dovuto, forse anche per il fatto che lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente della DC Aldo Moro.


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Fabrizio Frosini
Posted Jun 6, 2008 11:59 PM
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DE MAGISTRIS : LA PROCURA DI SALERNO FA FINALMENTE LUCE

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mercoledì 4 giugno 2008 -- ripreso da Quotidiano.net
La Procura di Salerno sbugiarda gli accusatori di De Magistris

L?inchiesta nei confronti del pm era stata avviata su denuncia di magistrati e altri soggetti coinvolti nell?inchiesta ?Toghe lucane? di cui De Magistris è titolare a Catanzaro

Catanzaro, 4 giugno 2008 -- La Procura della Repubblica di Salerno ha chiesto l?archiviazione nei confronti di Luigi de Magistris, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro, nell?ambito dell?inchiesta avviata nei suoi confronti su denuncia di magistrati e altri soggetti coinvolti nell?inchiesta «Toghe lucane» di cui il pm in servizio nel capoluogo è titolare.

La maxi-inchiesta condotta nei confronti del pm De Magistris dalla Procura salernitana, competente per reati a carico dei magistrati del distretto catanzarese, per i reati di calunnia, abuso d?ufficio e rivelazione di segreto d?ufficio, che ha avuto ad oggetto le condotte del magistrato nelle inchieste «Poseidone», «Why not» e «Toghe lucane» è durata diversi mesi, è stata condotta dal Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Salerno, e ne sono titolari il procuratore della Repubblica di Salerno Luigi Apicella ed il sostituto procuratore Gabriella Nuzzi, e si è conclusa con l?accertamento dell?infondatezza delle denunce e degli esposti presentati contro De Magistris.

Nelle circa 1.000 pagine della richiesta di archiviazione, si parla infatti di «insussistenza di illegittimità sostanziali e/o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell?esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris», e si sottolineano, invece, «i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità ed incisività delle sue indagini; il complesso materiale probatorio acquisito ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonchè di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale».

?Allarmante commistione?

«Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare il pm Luigi De Magistris negli anni della sua permanenza a Catanzaro appare connotato da un?allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura». Lo afferma la Procura della Repubblica di Salerno, nel provvedimento con cui ha chiesto l?archiviazione nei confronti di De Magistris.

I magistrati titolari dell?inchiesta evidenziano nel provvedimento di richiesta di archiviazione «la pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte del pm De Magistris. Alle continue ingerenze sull?attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica - è scritto ancora nel provvedimento - la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno».

Nella richiesta di archiviazione si legge ancora che «dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell?Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato. Difficile contesto ambientale reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali».

Secondo la Procura di Salerno, «le reiterate ed approfondite audizioni del dottore De Magistris, lo studio delle relazioni che, nel tempo, hanno accompagnato le sue attività investigative, l?esame delle numerose fonti dichiarative assunte e del materiale documentale acquisito a riscontro hanno consentito di ricostruire in punto di fatto il contesto storico-ambientale in cui egli ha operato negli anni della sua permanenza presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, l?oggetto delle sue indagini, le ragioni delle pressioni ed interferenze subite all?esterno e all?interno di un ambito giudiziario risultato fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura».

I due magistrati di Salerno scrivono inoltre che «l?oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell?ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore di Catanzaro ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato. Tra queste si inseriscono le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e/o difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro».

Dopo quasi un anno di indagini, secondo la Procura di Salerno si è pervenuti «ad un quadro ampio e completo dell?attività inquirente svolta da De Magistris e dalla polizia giudiziaria che lo ha coadiuvato, del contesto ambientale in cui ha operato, delle pressioni ed interferenze subite a causa dell?oggetto delle sue inchieste, delle iniziative adottate per determinarne il definitivo allontanamento dalla sede di Catanzaro e l?esautorazione dei poteri inquirenti».

Con riferimento all?inchiesta «Toghe lucane», la Procura di Salerno esprime «un giudizio di esclusione della configurabilità, in punto di fatto e di diritto, dei delitti di calunnia e diffamazione da parte del pm De Magistris». Le indagini effettuate farebbero emergere, al contrario, «l?evidente infondatezza e strumentalità delle gravi denunce presentate contro i magistrati di Potenza Iannuzzi, Pavese e Montemurro, nonchè del pm di Catanzaro De Magistris, con l?obiettivo di minare in concreto l?attendibilità di fondamentali fonti dichiarative accusatorie, screditarne la credibilità personale e professionale, esautorare il pubblico ministero procedente dallo svolgimento di eventuale, ulteriore e più incisiva attività investigativa».


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Fabrizio Frosini
Posted Jun 7, 2008 12:03 AM
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DE MAGISTRIS : LA PROCURA DI SALERNO FA FINALMENTE LUCE

da Repubblica.it del 4 giugno 2008
di Giuseppe Baldessarro (Giornalista)

CATANZARO -- Non solo ha agito in maniera ?assolutamente legittima e corretta?, ma è stato vittima di ?pressioni e interferenze? relative ai risultati ?ottenuti con le sue inchieste?.

E? un vero e proprio atto d?accusa contro i vertici della Procura di Catanzaro, la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno, chiamati a indagare sull?operato di Luigi De Magistris. Le quasi mille pagine prodotte dal procuratore Luigi Apicella e dal sostituto Gabriella Nuzzi, trasformano, di fatto, il giudice ?scomodo?, in vittima di un sistema di interessi che sarebbe l?oggetto delle sue indagini.

De Magistris incassa un risultato importantissimo. Dopo che per mesi il suo operato era stato al centro di denunce, richieste di azioni disciplinari e persino atti parlamentari. Il magistrato protagonista di inchieste come ?Poseidone?, ?Toghe Lucane? e ?Why Not? ha detto di essersi semplicemente ?difeso?, esprimendo ?sempre massima fiducia nella magistratura di Salerno, competente per legge?.

Un commento alla notizia della richiesta di archiviazione, a cui ha aggiunto di aver soltanto ?contribuito doverosamente, da magistrato, ad evidenziare l?attività di ostacolo posta in essere? ai suoi danni e alle funzioni che ha cercato e cerca ancora ?di svolgere nell?esclusivo interesse della giustizia?.

Poche frasi, nelle quali De Magistris lascia trasparire la propria soddisfazione alla fine della maxi inchiesta.

Il pm di Catanzaro sarebbe insomma estraneo ?ai reati di calunnia, abuso d?ufficio e rivelazione di segreto d?ufficio?.

E niente darebbe ragione ai magistrati, agli avvocati e ai politici che contro di lui hanno presentato una serie di denunce. Insomma per gli inquirenti salernitani vi sarebbe ?insussistenza di illegittimità sostanziali o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell?esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris?.

Piuttosto ?i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale?.

La richiesta di archiviazione affonda poi il bisturi contro i detrattori del pm: ?Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare Luigi De Magistris, appare connotato da un?allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura?.

Accuse pesantissime, ancora più chiare quando si parla della ?pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte di De Magistris?.

Per evidenziare poi che ?alle continue ingerenze sull?attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno?.

Nella richiesta si legge ancora che ?dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell?Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato?.

Un difficile contesto ambientale ?reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali?.

Infine i due magistrati di Salerno scrivono che ?l?oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell?ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato?.

Tra queste si inseriscono ?le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro?.

Ma non è tutto. Infatti Salerno sta vagliando ?l?ipotesi investigativa della indebita strumentalizzazione di attività di indagine coordinate dalle Procure di Matera e di Catanzaro nei confronti di collaboratori di polizia giudiziaria e di giornalisti?.

Di fatto, secondo la Procura campana, collaboratori di pg e cronisti di giudiziaria sarebbero stati coinvolti strumentalmente nelle inchieste, subendo anche perquisizioni. De Magistris oltre ad essere stato denunciato, a sua volta produsse una serie di esposti.

La Procura Generale di Catanzaro non ha concesso alcuni documenti dell?inchiesta ?Why Not? chiesti da Salerno che indaga sulle denunce di Luigi De Magistris. Luigi Apicella, è giunto nel capoluogo calabrese dove ha incontrato il Procuratore Generale, Vincenzo Jannelli, ed i sostituti Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo.

Per oltre tre ore i magistrati hanno discusso sulla richiesta di alcuni documenti relativi all?inchiesta. Al termine dell?incontro, secondo quanto si è appreso, i magistrati della Procura Generale non hanno concesso la documentazione perché l?inchiesta è attualmente in corso.

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Fabrizio Frosini
Posted Jun 7, 2008 12:10 AM
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DE MAGISTRIS : LA PROCURA DI SALERNO FA FINALMENTE LUCE

da La Stampa del 5 giugno 2008d -- di Antonio Massari

Tra toghe e membri del C.S.M. si alza l?ombra del complotto

Novecento pagine. La richiesta di archiviazione per il pm Luigi de Magistris ha vagliato minuziosamente tutta la sua attività investigativa e i suoi «discussi» rapporti con i giornalisti.

Novecento pagine che, come una medaglia rovesciata, da un lato «assolvono» il pm di Catanzaro, ma dall?altro lasciano intravedere un pesante impianto accusatorio.

Sullo sfondo si staglia una sorta di complotto che, se fosse provato, innescherebbe un?autentica bomba all?interno della magistratura, della politica, dei rapporti con il mondo dell?informazione.


«E al vaglio di questo ufficio ? scrive la pm Gabriella Nuzzi ? la presunta strategia delegittimatoria ideata e attuata in danno di De Magistris e dei principali testi delle sue inchieste, per bloccare la sua azione inquirente».

Si legge di un?altra ipotesi investigativa: quella «sulla indebita strumentalizzazione dell?attività di indagine, coordinate dalle procure di Matera e Catanzaro, nei confronti di collaboratori di polizia giudiziaria e giornalisti di cronaca giudiziaria».

Procure che hanno indagato e perquisito, in procedimenti diversi, il giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio e del Quotidiano di Basilicata Chiara Spagnolo.

Al centro dell?inchiesta di Salerno figurano almeno tre indagini condotte da De Magistris: Poseidone (revocatagli dal suo capo, riguardava la depurazione delle acque in Calabria), Why Not (avocatagli dal procuratore generale, riguardava l?utilizzo dei fondi europei) e infine Toghe Lucane, l?ultima inchiesta nelle mani del pm, che ipotizza un comitato d?affari, in Lucania, composto da magistrati, politici e forze dell?ordine.

E la maggior parte delle accuse per le quali si chiede l?archiviazione provengono proprio da Toghe lucane: lo hanno denunciato la pm Felicia Genovese, il procuratore capo di Potenza Vincenzo Tufano e il suo aggiunto Gaetano Bonomi, l?ex capo della squadra mobile di Potenza Luisa Fasano. Tutti indagati da De Magistris nell?inchiesta.

Tra gli atti inseriti nella richiesta di archiviazione anche un?intercettazione tra un membro del Csm, Antonio Patrono, e la pm Felicia Genovese, indagata da De Magistris.

«Si richiama al riguardo il contenuto della intercettazione telefonica acquisita agli atti, intercorsa tra la Genovese e altro noto esponente di Magistratura Indipendente, Patrono, presidente della prima commissione del Csm, deputata a verificare l?apertura di una pratica di trasferimento di incompatibilità ambientale incolpevole di De Magistris».

«Io dalla Procura me ne voglio andare ? dice la Genovese ? ma io non me ne devo andare solo io da perché qua se io me ne vado .... Se ne devono andare anche gli altri ... quelli che valuterete che hanno fatto cose che non dovevano fare ... che io vi dirò ...».

«Va bene ? risponde Patrono ? ma questa è una cosa più che ragionevole ... (...) adesso ne parliamo anche a Giulio Romano (membro del Csm, ndr) ...».

Lo stesso Romano che, mesi più tardi, sarà relatore della sentenza contro De Magistris al Csm.

Continua : leggi http://toghe.blogspot...
Fabrizio Frosini
Posted Jun 7, 2008 12:15 AM
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DE MAGISTRIS : LA PROCURA DI SALERNO FA FINALMENTE LUCE

giovedì 5 giugno 2008
Gli interrogativi senza risposta del processo disciplinare contro Luigi De Magistris

A seguito del deposito, da parte della Procura di Salerno, della motivatissima (1000 pagine) richiesta di archiviazione per le accuse a carico di Luigi De Magistris ? richiesta di archiviazione che fa luce su scenari veramente inquietanti nell?amministrazione della giustizia e nel suo autogoverno ? riportiamo qui una articolata ricostruzione di Felice Lima della vicenda disciplinare di Luigi De Magistris con l?analisi tecnica della sentenza del C.S.M.. L?articolo che riportiamo è tratto dal numero 2 del 2008 della rivista Micromega.

___________________


di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania)


L?antefatto

Il cosiddetto «caso De Magistris», tradendo le aspettative di chi pensava che, come accaduto altre volte, si sarebbe potuta «liquidare la pratica» nella disattenzione generale, con un ingiusto marchio di infamia sul collega, è destinato a «lasciare il segno» dentro la magistratura e fuori, perché ha fatto emergere in maniera clamorosa alcune inaccettabili contraddizioni che minano, ormai sembra irreversibilmente, la credibilità dell?autogoverno della magistratura, sia sotto il profilo istituzionale (Consiglio superiore della magistratura) che sotto quello associativo (Associazione nazionale magistrati).

Per comprendere cosa è accaduto, occorre partire dalla situazione della Calabria, meravigliosa regione del Meridione afflitta da un grave ritardo di sviluppo, da una gravissima crisi di legalità e (in rapporto di effetto e causa) da una giustizia decisamente ? e purtroppo volutamente ? inefficiente, nonostante l?impegno di tanti magistrati che si spendono con coraggio e senza risparmio.

La misura del problema è data dal dato statistico che emerge dall?ultimo libro di Piercamillo Davigo (La corruzione in Italia, percezione sociale e controllo penale), secondo il quale le condanne definitive per concussione intervenute nel distretto della Corte di Appello di Reggio Calabria tra il 1983 e il 2002 (ben 19 anni!!) sono UNA e quelle per corruzione sono DUE!

In pratica, o a Reggio Calabria non c?è la corruzione (!?) o la magistratura non la vede.

In questo contesto è arrivato un onesto magistrato napoletano (Luigi De Magistris, appunto), che si è messo a lavorare e ha avviato diverse inchieste per fatti molto gravi che coinvolgono magistrati, politici e imprenditori.

Come ho già detto, questo magistrato non è certamente l?unico che si è impegnato con coraggio e generosità in Calabria, sicché la sua storia non deve essere utilizzata per delegittimare indiscriminatamente tutti i magistrati calabresi. Ma resta una storia emblematica, sicché neppure i magistrati calabresi per bene devono negare (come alcuni hanno fatto) l?evidenza dei fatti che da essa emergono.

All?avvio delle indagini di De Magistris, immediatamente un gruppo eterogeneo ma molto coeso di persone «controinteressate» alle stesse (magistrati, politici, imprenditori) si è adoperato in ogni modo per fermare il collega e alcuni hanno chiesto a gran voce pubblicamente alla procura generale della Cassazione e al Csm di fermare il magistrato, punirlo e cacciarlo.

E la cosa è già in sé molto preoccupante, perché sviluppa ulteriormente la prassi eversiva dell?ordine democratico per la quale nel nostro paese le persone a vario titolo «potenti» non si difendono «nel» processo, ma «dal» processo.


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Fabrizio Frosini
Posted Jun 7, 2008 12:26 AM
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DE MAGISTRIS : SALERNO FA FINALMENTE LUCE

dal Manifesto del 5 giugno 2008

La pm e i favori del Csm

«Hai fatto le mosse giuste»

Ci sono anche delle intercettazioni allegate agli atti del pm della procura di Salerno che ha chiesto al gip di archiviare l?indagine su Luigi de Magistris.

In una di queste intercettazioni Felicia Genovese, sostituto procuratore di Potenza finita indagata per abuso d?ufficio nell?inchiesta di de Magistris Toghe lucane, chiede aiuto ad Antonio Patrono, componente del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex presidente dell?Anm.


Ecco un passaggio della intercettazione del 28 febbraio 2007 trascritta agli atti:

Genovese: «Io dalla procura me ne voglio andare, ma non me ne devo andare solo io da là ... perché qua se io me ne vado ... se ne devono andare anche gli altri».

Patrono: «Gli altri chi?».

Genovese: «Eh no, gli altri che valuterete che hanno fatto cose che non dovevano fare ... che io vi dirò».

Patrono: «E va bene, ma questa è una cosa più che ragionevole».

E più avanti, Patrono: «Mi sembra che tu hai fatto tutte le mosse giuste ... adesso ne parliamo anche a Giulio Romano che sta in prima» commissione.

Genovese: «Sì, ma io a lui ne avevo già parlato».

Sia Patrono che Romano, componenti del Csm (il secondo in prima commissione quella competente per i trasferimenti), sia Genovese fanno parte della corrente di destra dell?Anm, Magistratura indipendente.

La prima commissione chiese al plenum del Csm di trasferire Genovese alla corte di appello di Reggio Calabria, sede a lei gradita.

Il plenum fermò la pratica, con l?astensione di Patrono e Romano.

Alla fine il Csm ha trasferito Genovese su richiesta della sezione disciplinare al tribunale di Roma.



Dallo stesso post : COMMENTI :

6 giugno 2008 10.03 Gabriele Di Maio ha detto...

"Adatto" un commento ispiratomi da questa vicenda e che ho appena svolto in altro sito.

Nessuno, apprezzabile che sia (e anche Patrono credo rientri pienamente tra i colleghi meritevoli di stima) può arrivare a sedersi al CSM se non è immerso in colleganze correntizie. E, una volta seduto al CSM, per quanto cerchi di operare correttamente, non può liberarsene. E questo, già sul solo piano dell'immagine di indipendenza ed imparzialità, è inaccettabile. Sotto questo profilo proprio non si riesce a capire, come ci si chiede nel libro "Toghe rotte": "perché quello che fanno Temistocle Crollalanza e Aristide Fracanzani nell'esercizio delle loro funzioni di giudice costituisce un illecito disciplinare e magari anche un illecito penale (cosa di cui nessuno dubita ed anzi, se li pescano, il CSM li fa a fettine); e invece queste stesse cose, quando vengono fatte dai giudici che fanno parte dei Consigli Giudiziari e del CSM, vanno benissimo????!!!! Forse che l'assegnazione di un posto di Presidente del Tribunale di Montegioioso di Sotto non è una decisione da prendere con le stesse garanzie di imparzialità, autonomia e indipendenza che debbono essere adottate quando si decidono i processi e si scrivono le sentenze? Gli organi responsabili delle nomine dei capi degli uffici non sono forse organi di rilevanza costituzionale non meno importante del Tribunale civile di Poggiobelsito? "
Se poi pensiamo alla disciplinare, la situazione peggiora. Per le scelte dei direttivi abbiamo bisogno di amministratori imparziali, lì abbiamo bisogno di un GIUDICE che, già solo sul piano dell'immagine, deve apparire oltre che essere imparziale.
Su questo tempo fa ho fatto anche io un esempio, meno "divertente" e che forse anche per questo nessuno ha avuto voglia di leggere e commentare. Ad ogni modo, lo "incollo" nuovamente, sintetizzandolo. E ribadisco: da questo possiamo uscire solo designando a sorteggio i candidati al CSM, traendoli da una lista di magistrati disponibili ed in possesso di requisiti oggettivi e basilari di garanzia.
Gabriele Di Maio

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Fabrizio Frosini
Posted Jun 7, 2008 12:38 AM
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DE MAGISTRIS : SALERNO FA FINALMENTE LUCE

da L ? Unità del 6 giugno 2008

di Marco Travaglio

Il Coniglio Superiore

Innocente.

Capito? Innocente.


Secondo la Procura di Salerno, che ha ricevuto per tre anni una raffica di denunce da parte dei suoi superiori e di suoi indagati, Luigi de Magistris non ha fatto nulla di illecito.

Va archiviato perché si è comportato sempre correttamente.

Mai fughe di notizie, mai passato carte segrete a giornalisti, mai perseguitato né calunniato nessuno, mai abusato del suo ufficio.

Semmai erano i suoi superiori a commettere contro di lui i reati che addossavano a lui.


«A causa delle sue inchieste -? scrivono al gip i pm salernitani Nuzzi e Verasani -? il dott. De Magistris ha subito costantemente pressioni, interferenze e iniziative volte a determinarne il definitivo allontanamento dalla sede di Catanzaro e l?esautorazione dei poteri inquirenti».

Un complotto che coinvolge magistrati, politici, forze dell?ordine, ispettori ministeriali e forse membri del Csm, tutti allarmati dalla «intensità e incisività delle sue indagini».

Complotto andato a segno, se si pensa che i magistrati e i politici indagati da De Magistris, compresi quelli che hanno intercettato cronisti e agenti di polizia giudiziaria per indagare indirettamente sul pm, son rimasti al loro posto o han fatto carriera, mentre De Magistris è stato scippato delle inchieste più scottanti (Poseidone e Why Not), poi trasferito dal Csm con espresso divieto di fare mai più il pm.

Uno dei suoi indagati, l?ex magistrato ed ex governatore Fi Chiaravalloti, l?aveva previsto in una telefonata in cui proponeva di affidare lo scomodo pm alle cure della camorra: «De Magistris passerà gli anni suoi a difendersi».

Ovviamente Chiaravalloti è rimasto al suo posto di numero due dell?Authority della Privacy.

De Magistris invece, se la Cassazione non annullerà la condanna del Csm, dovrà sloggiare da Catanzaro e smettere di fare l?inquirente.

In un paese normale, ammesso e non concesso che queste vergogne possano accadere, ci sarebbe la fila sotto casa del magistrato per chiedergli scusa.

Ma, nel paese della vergogna, non si scusa nessuno.


Resta da vedere se finalmente, ora che le 900 pagine della Procura di Salerno sono depositate, il Consiglio superiore della magistratura si deciderà a fare qualcosa.


Non contro De Magistris (ha già fatto abbastanza), ma contro chi «concertò una serie di interventi a suo danno», per infangare «la correttezza formale e sostanziale della sua azione inquirente»; contro quel «contesto giudiziario connotato da un?allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato da interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura»; contro chi l?ha bersagliato con «denunce infondate, strumentali e gravi»; contro quegli alti magistrati, di Catanzaro e di Potenza, che spifferavano notizie segrete delle indagini di De Magistris per far ricadere su di lui la colpa delle indiscrezioni.

Si dirà: queste cose si scoprono soltanto ora.

Eh no: il Csm le sapeva dallo scorso ottobre, quando i pm Nuzzi e Verasani furono ascoltati a Palazzo dei Marescialli e anticiparono le prime conclusioni delle loro inchieste.

Anticiparono che le accuse a De Magistris erano frutto di un?abile orchestrazione (mentre le sue indagini erano «corrette e buone, senz?alcuna fuga di notizie»), e che gli unici illeciti, gravissimi, emersi riguardavano proprio i superiori e gli indagati di De Magistris.

Fecero pure i nomi dei magistrati di Catanzaro, Matera e Potenza, degli ispettori ministeriali, dei giornalisti, dai politici e dei faccendieri indagati anche a Salerno per corruzione giudiziaria, minacce, calunnie, rivelazioni di segreti ai danni di De Magistris.

Denunciarono le interferenze dei suoi capi, Lombardi e Murone, nelle indagini.

Rivelazioni agghiaccianti che avrebbero dovuto suggerire l?immediata sospensione dei magistrati coinvolti e l?immediato stop a ogni procedimento disciplinare a carico del pm.

La difesa di De Magistris questo chiese: che si attendesse l?esito delle indagini di Salerno.

Il Csm non volle sentire ragioni e procedette con la foga di un plotone di esecuzione.

Quasi che la sentenza di condanna fosse già scritta.

Per fortuna, contrariamente alla macabra profezia di Chiaravalloti, De Magistris ha finito di difendersi, e ora si spera che qualcun altro prenda il suo posto.

C?è un giudice a Berlino.

Anzi, a Salerno.

(Travaglio)

Fabrizio Frosini
Posted Jun 8, 2008 11:03 AM
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Reportage

Messina, il ponte bianco

di Enzo Cappucci


"Messina, il ponte bianco" è il titolo dell'inchiesta a cura della Redazione Interni di Rai News 24 sulla sventata infiltrazione mafiosa nella gara di appalto per la costruzione del Ponte di Messina.

Il servizio ricostruisce la storia del più colossale riciclaggio di denaro sporco mai tentato: 5 miliardi di euro, frutto del traffico di eroina e cocaina dell?ormai crollato impero dei Rizzuto canadesi, in affiliazione con i Bonanno newyorkesi ed i Contrera Caruana del Venezuela: il denaro del fiume bianco di droga, cementato nei piloni del Ponte sullo Stretto: il "Ponte bianco di Messina".

Il giornalista Enzo Cappucci ha raccolto le testimonianze dei protagonisti ed intervistato in esclusiva Giuseppe Zappia, un ingegnere italo-canadese, un costruttore, che avrebbe voluto realizzare il ponte a sue spese, con i fondi messi a disposizione da un presunto finanziamento saudita, per poi metterlo a profitto, riscuotendo i pedaggi.

Per gli inquirenti, però, Zappia altri non è che la faccia pulita dei boss, l'uomo in grado di portare a termine il riciclaggio del secolo.


Proprio in questi giorni l'imprenditore è sul banco degli imputati presso il Tribunale Penale di Roma con l'accusa di "associazione per delinquere di stampo mafioso", mentre Vito Rizzuto, in attesa di una prossima richiesta di estradizione in Italia, sconta in Canada una condanna a 10 anni per triplice omicidio.

L?inchiesta e' in onda su Ranews 24 a partire da lunedì 2 giugno , fino a domenica 8 giugno nei seguenti orari :

Domenica 8 giugno ore 23.03

Ma puoi anche vedere il

VIDEO : http://www.rainews24....



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