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| Fabrizio Frosini | |
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Invito a leggere quanto riporta il blog toghe in merito alla scomparsa dell ' agenda rossa di Paolo Borsellino :
Abbiate la pazienza di leggere anche i commenti: sono una lezione di ciò che significa vero spirito democratico La verità è difficile da scoprire. E anche capire gli avvenimenti, in questo indicibile groviglio di disinformazione e omertà che caratterizza tanta storia tragica di questo paese (con riferimento in particolare alle stragi di mafia e non solo..) Ma rimanere obiettivi e -- pur nello sforzo di una continua ricerca della verità -- rimanere fedeli al rispetto del metodo democratico e della legge, è assolutamente un dovere. Saluti a tutti F |
| Fabrizio Frosini | |
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da Toghe: lunedì 14 aprile 2008 L'eroe silente di Marco Del Gaudio (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli) Ieri (*), con estrema pacatezza, Marcello Dell?Utri ha tradotto in termini politici un ragionamento assai comune in una fascia non secondaria dell?elettorato. Mangano è un eroe. E ciò non ?nonostante? sia stato condannato all?ergastolo per reati commessi in relazione ad attività di una organizzazione mafiosa, ma proprio per questo. E?, infatti, un eroe perché, pur condannato all?ergastolo e perfino ammalato, non ha ceduto al «ricatto» dello Stato e non ha reso dichiarazioni. Non ha varcato la soglia. Non è diventato un collaboratore della Giustizia. Chi frequenta il mio ambiente sa che si tratta, appunto, di una convinzione molto radicata, direi quotidiana. Vi è una straordinaria assonanza ? ad esempio ? tra le dichiarazioni di Marcello Dell?Utri e le parole, certo meno forbite e meno dirette, del padre di Francesco Schiavone detto Sandokan, uno dei capi del clan dei casalesi, ossia di una tra le più potenti organizzazioni criminali d?Italia. Il padre di Francesco Schiavone, è appena scomparso e ha lasciato, dunque, quasi un?eredità spirituale a suo figlio. Anche lui, in occasione di una manifestazione per la legalità tenuta a Casal di Principe, alla presenza del Presidente della Camera, rivolse un messaggio non troppo coperto a suo figlio Francesco: ?Sii eroe, non cedere al ricatto, sopporta da uomo la galera, non attraversare il guado della collaborazione con la Giustizia, non infangare il tuo nome e quello della tua famiglia?. E si tratta della stessa musica che irrompe, suadente e prepotente, sparata a mille per i vicoli della città e dell?intera regione fino a coprire perfino il frastuono del traffico incessante e le voci allegre e disperate del popolo, quando con l?inconfondibile intonazione dei neo-melodici si costruisce poco a poco la figura dell?eroe camorrista romantico, detenuto ma impavido, austero e coraggioso nel rispetto del patto con la sua famiglia. O quando, all?opposto, si canta degli ?infami? collaboratori, di chi s?è venduto il nome e la sua immagine e, ancora, di chi è costretto alla fuga, inseguito dalle accuse di un pentito. E? lo stesso coro di immagini, voci, sentimenti, che ritrovo sugli screensaver dei cellulari dei ragazzi, dai quali occhieggia l?immagine di Cosimo Di Lauro, griffato e ammanettato, che rassicura tutti con la sua presenza: lui non parlerà. Non è come gli altri: è un eroe silente. E? la stessa, imbarazzante convinzione che leggo nei volti, mai smarriti, di chi assiste al sopralluogo giudiziario, poche ore dopo una feroce esecuzione camorristica, avvenuta dinanzi a tutti. Tutti eroi, che resistono alla tentazione di urlare il nome di chi ha scambiato la loro casa per il far west, di chi terrorizza e comanda, di chi è pronto a rimanere in silenzio, irridente e quadrato, quando sarà incarcerato. La stessa incrollabile certezza sulla necessità ineludibile del silenzio e della cristiana sopportazione che si legge nelle alzate di spalle degli imprenditori taglieggiati, muti come pesci, anche di fronte all?evidenza delle loro voci, catturate di nascosto mentre si piegano ancora una volta a pagare. Ed è ancora, la stessa muta ammirazione che aleggia in aula, quando tutti si danno convegno in udienza, a sostenere con lo sguardo il capozona in gabbia, eroe silente impegnato in una lotta, per definizione impari, con i magistrati del brand DDA, i pentiti infami, le intercettazioni vili: ogni giorno gli stessi nemici di sempre. Gli stessi che tornano nel progetto politico di Marcello Dell?Utri. ------------ (*) Pubblichiamo intenzionalmente questo articolo con alcuni giorni di ritardo, per evitare che la sua pubblicazione possa essere ritenuta una forma di nostro coinvolgimento nella campagna elettorale. |
| Fabrizio Frosini | |
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dal Blog di Grillo : http://www.beppegrill... |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere online : http://www.corriere.i...
Gioia Tauro, arrestato esponente Udc In manette Pasquale Inzitari, candidato al Senato, suo suocero, il boss Domenico Rugolo e il cognato D. Romeo GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA) -- Un nuovo arresto eccellente. Una vasta operazione di polizia è stata condotta contro la criminalità organizzata nella Piana di Gioia Tauro. A finire in manette, per concorso esterno in associazione mafiosa, sono state tre persone, tra cui Pasquale Inzitari, cognato dell'imprenditore Antonino Princi rimasto vittima di un agguato dinamitardo dieci giorni fa. Oltre a lui sono stati arrestati il suocero, il presunto capo della cosca Domenico Rugolo, e un altro dei generi di quest'ultimo, Domenico Romeo. Secondo gli investigatori, Rugolo, Romeo e Princi (indicato come una sorta di "responsabile finanziario" della cosca), col concorso di Inzitari, puntavano al controllo economico della zona. INDAGINE -- Rugolo è il suocero anche di Antonino Princi, l'imprenditore per il quale la Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto l'arresto, non accolto a causa delle gravi ferite riportate nell'attentato, in seguito al quale ha perso l'uso delle braccia, delle gambe, la vista e l'udito. L'imprenditore resta comunque indagato con le stese accuse del cognato, concorso esterno in associazione mafiosa. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati beni per oltre venti milioni di euro tra cui otto società di capitali, tredici conto correnti bancari e undici beni immobili. ESPONENTE DELL'UDC -- Inzitari, arrestato questa mattina nel corso dell'operazione di polizia nella Piana di Gioia Tauro, è un esponente dell'Udc. Con lo scudocrociato si era candidato alle elezioni regionali del 2005 ottenendo 8.380 voti che gli valsero il secondo posto tra i non eletti nel collegio provinciale di Reggio Calabria distanziando di soli 18 voti il primo. La sua esperienza di politico è stata premiata anche in occasione della recente tornata elettorale di aprile per il rinnovo del Parlamento. Inzitari occupava infatti il terzo posto nella lista al Senato. UDC SOSPENDE INZITARI -- La segreteria nazionale dell'Udc, «in merito alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto Pasquale Inzitari», rende noto di aver deciso cautelativamente la sospensione immediata dal partito, in attesa che si chiarisca la sua posizione nell'inchiesta. «L'Udc - prosegue la nota - conferma piena fiducia nella magistratura e auspica che la giustizia faccia il suo corso rapidamente e con il massimo scrupolo». Prescrizione obbligatoria |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere : http://www.corriere.i...
Mani sporche che soffocano il Sud Corruzione, mafie, veleni in procura: casi di ordinario marasma Mani in alto, questa non è una rapina. O forse sì: immaginate un posto dove i carabinieri indagano sui giudici e i giudici, per farsi dare le carte e sapere che cos'abbiano scoperto i carabinieri, una bella mattina mandano i poliziotti in caserma. Coi mitra puntati, le braccia levate e il colpo in canna (Policoro, giugno 2007). Oppure un paesino dove una brutta mattina la terra trema e tutte le case restano in piedi, tutte meno una scuola che ammazza 27 bambini e una maestra, ma guai a dire che questa scuola è crollata perché l'avevano costruita peggio d'un canile: meglio seppellire la verità sotto macerie di retorica («quei piccoli angeli!...») dare tutta la colpa al terremoto, assolvere progettisti e amministratori, infine incassare soldi pubblici per la ricostruzione che, altrimenti, non arriverebbero (San Giuliano, ottobre 2002). Dove eravate. Fu la prima domanda senza interrogativo che Roberto Saviano ci fece dalla copertina d'un settimanale, quando la sua scandalosa Gomorra stupì tutti. Che Paese è: sarà la domanda con risposta incorporata che ossessiona chi legge Roba Nostra (Il Saggiatore), 254 indignate pagine di Carlo Vulpio, scandalo al sole di Calabria, Basilicata e dintorni criminali. Dov'eravamo quando succedeva tutto questo e che Sud lasceremo, quando il malaffare sarà ovunque: «Nessuno ? scrive Marco Travaglio nell'introduzione ?, grazie anche a questo libro, potrà più dire di non aver saputo». Forse Beppe Grillo la fa troppo semplice con la casta stampata ed è un po' provinciale quel suo scappellarsi di fronte a Cnn e Al Jazeera simboli di libertà: non c'è bisogno d'un Pete Dexter per sapere quant'è pericoloso raccontare certi affari di famiglia, a qualunque latitudine, o per capire che la 'ndrangheta somiglia davvero ad Al Qaeda. C'è casta e casta, però. E nonostante tutto sopravvive anche qui un'informazione di nobilissimi paria, cronisti di provincia pagati cinque euro a pezzo, che scarpina nella «Lucky Lucania» e magari non ha spazio su troppi «giornali distratti e distraenti» (virgolettati di Vulpio) e che è pur sempre roba nostra. Giornalisti che ci mettono la firma e ci rimettono la pelle. Ma comunque. Mezzogiorno corrotto = nazione infetta. Nella provincia di Reggio Calabria, cuore nero del malaffare, in vent'anni sono stati condannati tre tangentari: tre. Nel silenzioso Molise una cattolicissima coppia, lui deputato e lei ginecologa obiettrice di coscienza che faceva gli aborti illegali, per anni ha regnato seminando paura e raccogliendo un nomignolo: Ceausescu. E poi ci sono i soldi truffati all'Unione Europea, i massoni giudici che informano i massoni inquisiti, i potenti di tutti i partiti che intimidiscono, i treni che impiegano sette ore dal Tirreno all'Adriatico, i carabinieri troppo attivi che vengono promossi e spediti in Iraq, i co.co.pro. che devono versare mezzo stipendio ai politici che li raccomandano... Prendete Potenza, «nera, sconosciuta, rassegnata e ripiegata su se stessa». Le mani sulla città sono un film in bianco e nero, racconta Vulpio: adesso le mani stanno dappertutto. E i Don Rodrigo del Sud non fanno sconti. Lui, inviato del Corriere della Sera, l'ha provato seguendo da vicino due magistrati come Luigi de Magistris e Clementina Forleo. Che hanno indagato giudici e ministri e pure un presidente del Consiglio, intercettato gente che non dovevano, facendo anche qualche errore e sbattendo su fragorosi proscioglimenti. Osando comunque troppo, pagando sempre di più: l'uno col trasferimento, l'altra con un'incredibile sequela di minacce, di disgrazie, di lutti familiari. Tutt'e due, con l'inevitabile strepitus d'insulti e diffamazioni. Giudici che azzannano giudici: «Malati di protagonismo!». Giornalisti che impallinano giornalisti: «Velinari delle Procure!». Affari loro o roba nostra? Si sa che molte redazioni sono il bordello del pensiero, diceva Kraus, e talvolta anche bordelli veri, chiosava Biagi, dove non sempre si può scrivere quel che si vuole, ma è già tanto se si riesce a non scrivere quel che non si vuole. Vulpio va oltre. E in questo libro, che sta coi pm senza se e senza ma, che ci va duro ad accusare la grande informazione di connivenza o conformismo, riporta anche una conversazione con Paolo Mieli in piena stagione di veleni e di microspie, dopo che una manina aveva passato ai giornali le telefonate private dell'autore: «La cosa più grave, più terribile che possano fare a uno di noi ? gli disse il direttore del Corriere ? è questa, intercettarlo e metterlo sotto controllo in questo modo. Dopo di che, possono solo sparargli ». Why Not? Nella «democratura» del Sud, dittatura travestita da democrazia o viceversa, dice Vulpio che i segreti è meglio condividerli subito. Scrivere ogni cosa è un'assicurazione sulla vita e mica per niente è de Magistris a rinnovarsi la polizza: «Ma tu che credi, che in questi anni non abbia annotato tutto? Ho un diario mio, personale. Per tutelarmi da chi potrebbe farmi fuori fisicamente e professionalmente. Ma anche perché voglio che non si perda la memoria di tutto quello che è accaduto». Narra il libro che per girare «The Passion», il film di Mel Gibson, i Sassi di Matera vennero trasformati in una verosimile Gerusalemme di cartapesta. La cosa piacque molto a due politici locali che, spenti i riflettori, proposero di lasciare la porta biblica «per sempre, così com'è nel film». Tutti risero. Ma pochi capirono che quell'idea era perfetta per un certo Meridione, una certa politica, una certa informazione: ritoccare tutto, perché nulla si tocchi. Francesco Battistini 08 maggio 2008 |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere : http://www.corriere.i...
ll Csm: «La Forleo deve lasciare Milano» La commissione: incompatibilità ambientale. Ora la parola al plenum. Lei: «Spero rivedano la decisione» ROMA -- Deve andare via da Milano il gip Clementina Forleo. È la conclusione alla quale è giunta la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura che ha perciò chiesto a stretta maggioranza il trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale. Il provvedimento dovrà ora essere valutato dal plenum dell'organo di autogoverno dei magistrati, che potrebbe essere riunito per discutere del caso tra 20-30 giorni. «Spero che il plenum riveda questa decisione - ha commentato a caldo Clementina Forleo -. Qualora dovesse essere confermata continuerò a fare il mio lavoro in qualunque tribunale d'Italia con dignità e a testa alta a differenza di tanti altri». IL DIFENSORE: «RAGIONI INSUSSISTENTI» Ostenta tranquillità anche il procuratore aggiunto di Torino, Maurizio Laudi, che ha sostenuto la difesa del gip Forleo davanti al Csm. «La dottoressa Forleo - ha spiegato - continuerà a svolgere con serenità il suo ruolo, attendendo con fiducia la discussione davanti al plenum del consiglio superiore, convinta, così come il suo difensore, dell'insussistenza di ragioni che possano giustificare un suo trasferimento dal Tribunale di Milano». LE POSIZIONI -- A favore del trasferimento d'ufficio si sono espressi i consiglieri Fabio Roia (Unicost), Letizia Vacca (Pdc) e Gianfranco Anedda (An); si sono astenuti i consiglieri Livio Pepino (Magistratura democratica) e Mario Fresa (Movimento per la giustizia). Si è invece espresso per l'archiviazione il presidente della Commissione, Antonio Patrono, visto che la Forleo dovrebbe comunque lasciare a breve il suo incarico di gip nel capoluogo lombardo avendo oltrepassato il limite di 10 anni previsto per quelle funzioni LE ACCUSE -- La procedura di trasferimento d'ufficio era stata aperta nei confronti di Forleo dal dicembre scorso. Due le accuse principali: aver creato allarme nella pubblica opinione per aver denunciato intimidazioni da parte di organi istituzionali rimaste prive di riscontri; e aver interferito nell'attività della procura di Milano impegnata nella delicata inchiesta sulle scalate bancarie. 12 maggio 2008 |
| Fabrizio Frosini | |
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''COLPIRNE UNO PER EDUCARNE DIECIMILA...'' Marco Travaglio ?Colpirne una?? da l?Unità: 'Se il plenum del Csm confermerà l?indicazione data ieri dalla Commissione competente, Clementina Forleo sarà cacciata da Milano per ?incompatibilità ambientale?. Il suo peccato mortale, come tutti han capito fin troppo bene, è stato quello di mettere nero su bianco i nomi dei parlamentari intercettati durante le scalate di Antonveneta, Rcs e Bnl e chiedere al Parlamento l?autorizzazione a usare le loro telefonate. Non potendo dichiarare ufficialmente che andava punita per questo, a perenne ammonimento per tutti gli altri magistrati che osassero fare altrettanto, insomma a futura memoria, la commissione ha deciso di cacciarla perché avrebbe cattivi rapporti con i cancellieri del tribunale (testuale); perché avrebbe turbato l?opinione pubblica con denunce infondate (e pazienza se poi si son rivelate fondatissime), perché avrebbe detto a un convegno cose che non ha mai detto, e perché avrebbe chiesto a un pm notizie di un provvedimento interdittivo che la Procura le aveva preannunciato dicendole di tenersi pronta. Insomma, incolpazioni inventate o faccenduole che sono normale routine in un ufficio giudiziario. Alla fine, in questo mondo alla rovescia, il topolino ha partorito la montagna: una sanzione mostruosa, che sarebbe apparsa sproporzionata anche se gli addebiti mossi alla Forleo fossero stati fondati. Clementina Forleo non potrà più fare il giudice a Milano e dovrà emigrare altrove con quel che resta della sua famiglia già falcidiata da lutti, minacce e attacchi. Il voto è stato tutt?altro che unanime, a riprova del fatto la sanzione non era affatto obbligata. Per il trasferimento han votato i membri laici, cioè politici: la comunista Vacca (che aveva anticipato il giudizio prim?ancora che iniziasse il procedimento, ma non ha sentito neppure il dovere di astenersi: bella garanzia di ?terzietà?) e Anedda di An; e poi il togato di Unicost, Roia. Contro, ha votato il presidente della commissione, Patrono di MI. I due di Md, pilatescamente, si sono astenuti: se avessero votato contro sarebbe finita 3 a 3. E la manovra sarebbe fallita. Una manovra che, molto probabilmente, è illegittima. L?ordinamento giudiziario Castelli-Mastella vieta trasferimenti d?ufficio dei magistrati per fatti che implichino comportamenti colpevoli: l?incompatibilità può derivare solo da fatti incolpevoli, per esempio da parentele con altri giudici o con imputati dello stesso distretto. Ma qui le condotte contestate alla Forleo, se dimostrate, implicano che lei sia colpevole. Dunque andavano esaminate in sede disciplinare, con una procedura molto più garantista. Ma si temeva di non riuscire a punirla nemmeno sul fronte disciplinare: perché, per una dimenticanza degli analfabeti che hanno approvato la Castelli-Mastella, nella lista degli illeciti disciplinari non figurano le esternazioni. E qui proprio di esternazioni si tratta. Dunque, sapendo che in sede disciplinare non c?era trippa per gatti, si sono usate condotte ipoteticamente colpevoli per dichiarare l?incompatibilità. Il risultato è a metà fra l?inquietante e l?esilarante: se qualcuno ritiene che la Forleo sia una pazza furiosa che litiga con tutti e lancia allarmi infondati, che senso ha spostarla da Milano a Roma o a Vipiteno? Il fatto è che anche la manovra per farla apparire pazza è fallita: tutti conoscono la sua preparazione giuridica, la sua laboriosità, il suo carattere. Come diceva Montanelli, ?tutte le persone di carattere hanno un pessimo carattere?. Ma che c?entra il carattere con la capacità di un giudice? Patrono ha votato contro il trasferimento anche perché, per la nuova legge, la Forleo è ?scaduta? come gip avendo esercitato l?incarico da più di 10 anni e, al pari di centinaia di gip, dovrà passare al tribunale. Bastava aspettare qualche mese (in attesa che il Csm bandisse quei posti) e il nodo si sarebbe sciolto da sé. Ma qui bisognava dare una lezione purchessia, a prescindere. La sentenza, richiesta a gran voce dai politici di destra e sinistra, era scritta fin da luglio, quando la gip osò fare il suo dovere anziché voltarsi dall?altra. Calamandrei diceva: ?Non temo i giudici corrotti, ma i giudici conformisti?. Questo Csm e questa politica temono i giudici anticonformisti. Colpirne uno (anzi due: c?è pure De Magistris) per educarne diecimila.' |
| Fabrizio Frosini | |
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Presentazione del libro "Roba nostra. Soldi, politica, giustizia nel sistema del malaffare" di Carlo Vulpio (Il Saggiatore) Alla presentazione erano presenti Clementina Forleo, Olimpia Fuina, Antonio Ingroia, Antonio Troiano. «Bisogna far sistema» Questa ricetta virtuosa, alla base dello sviluppo economico, trova in Italia una speciale applicazione. Consiste nella capacità di stabilire fitte reti di complicità e connivenze tra politici, esponenti professionali e istituzionali, faccendieri e malavitosi, con un unico scopo: saccheggiare i beni e le risorse pubbliche. Alla base del libro ci sono soprattutto le rivelazioni fornite dalle indagini del giudice De Magistris, grazie alle quali il sistema meridionale del mal affare è stato messo a nudo. I partiti.famiglia, formula di grande successo in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Molise, sono macchine oleatissime con cui si smistano (e si derubano) i fondi e i finanziamenti nazionali ed europei, si assegnano gli appalti, si decide la fortuna o la sfortuna nelle carriere pubbliche, a cominciare dalla magistratura. Carlo Vulpio mette in primo piano le vere forze che «fanno girare» il paese, condannandolo all ' inefficienza dei servizi, agli scempi ambientali e al declino inarrestabile dell'economia. Introduzione di Marco Travaglio. |
| Fabrizio Frosini | |
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| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere -- notizie flash : http://www.corriere.i... 01 giu 17:33 Politica Corruzione: Davigo, "Italia si è abituata a malcostume" TRENTO -- Piercamillo Davigo, ex giudice del pool di *Mani Pulite* e ora consigliere della Corte di Cassazione, ha dichiarato che ormai l ' Italia "si è abituata a convivere con il malcostume". "Il Paese funziona con regole diverse da quelle scritte nelle leggi, i comportamenti sono diversi -- ha detto Davigo nell ' ambito del Festival dell ' Economia -- . Faccio un esempio: abbiamo un sistema rigoroso che regola gli appalti, ma in realtà le cose stanno diversamente. All ' Anas avevano una stanza piena di valigette e così ordinarono di portare i soldi delle tangenti in buste, più facili da smaltire". "La corruzione emerge quando la torta non basta. Il patto illecito, stretto tra due parti che non hanno interesse a farlo sapere, si rompe quando una delle due parti e' insoddisfatta e quindi litiga con il *socio*''. Per combattere il malcostume sarebbe necessario un patto tra politica e giustizia, ma questo non è possibile". (Agr) |