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Fabrizio Frosini
Posted Apr 1, 2008 6:11 PM
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?C?era un complotto contro la Forleo?


_________


di Antonio Massari (Giornalista)

da La Stampa dell?1 aprile 2008


Indagati a Potenza due P.M. e un tenente dei carabinieri.

«L?accordo segreto: la denunciamo, così le diamo una lezione».


Volevano «dare una lezione» a Clementina Forleo.



E con questo «solo fine», due P.M. e un tenente dei carabinieri, «concordavano» di denunciarla pianificando il testo, i tempi e le modalità della denuncia.


Su questa ipotesi di reato sta investigando il pm di Potenza, Cristina Correale, che ha iscritto nel registro degli indagati due pm, Alberto Santacatterina e Antonio Negro, e il tenente dei carabinieri Pasquale Ferrari.


La vicenda risale all?agosto 2007 e s?incardina nelle indagini sulle minacce ricevute, dai genitori del gip di Milano, Clementina Forleo, poco prima della loro morte, avvenuta il 25 agosto 2005 per incidente stradale.


La Forleo denunciò le minacce e furono avviate indagini che, però, avrebbero subito ritardi e omissioni.


Omissioni ? relative alla mancata acquisizione di alcuni tabulati telefonici ? che la Forleo aveva denunciato alla Procura della Repubblica di Brindisi.


E non solo.


Il gip di Milano, questa estate, ribadì le accuse dinanzi al Csm.


Di lì a poco fu querelata dall?ufficiale dei carabinieri.


Sosteneva che la Forleo, al telefono, gli aveva detto: «Dovrebbe vergognarsi di indossare la divisa».


Ed è proprio su questa denuncia, che il pm di Potenza, Cristina Correale, punta il dito: i due pm e l?ufficiale dei carabinieri ? scrive il pm ? «al solo fine di ?dare una lezione? alla dottoressa Forleo», «concordavano tra loro il testo di una denuncia», «esponendo una versione dei fatti diversa da quanto sarebbe accaduto nella conversazione telefonica».


Secondo l?accusa, i due pm, «inducevano il tenente Ferrari a sporgere la querela» e «stabilivano che la denuncia avrebbe dovuto essere presentata nel periodo feriale», ovvero nel periodo in cui era di turno il pm Negro, «per far sì che il predetto (Negro, ndr) venisse designato titolare del procedimento».


Ma le accuse vanno anche oltre.


E confermano quanto aveva affermato la Forleo in merito all?acquisizione dei tabulati: «Santacatterina e Ferrari ? scrive la pm Cristina Correale ? indebitamente omettevano di curare l?effettiva acquisizione dei tabulati telefonici».


Infine, nella richiesta di archiviazione, il pm Santacatterina, «attestava falsamente» sia di «aver acquisito ed esaminato» alcuni tabulati telefonici, sia che «non sarebbero emerse telefonate utili alle indagini».


In merito alla vicenda, la gip di Milano, disse in tv, durante la trasmissione Annozero: «Sono stata vittima di tentativi di delegittimazione e discredito da parte di soggetti istituzionali, che non appartengono al mio ufficio, e anche da appartenenti alle forze dell?ordine».


___________



I delitti contestati dalla Procura della Repubblica di Potenza agli indagati, ai quali è stato notificato un invito a comparire che vale anche come informazione di garanzia, sono:


- nei confronti dei magistrati Alberto Sattacaterina e Antonio Negro e dell?ufficiale dei carabinieri Pasquale Ferrari, quello di abuso d?ufficio in concorso fra loro, in danno di Clementina Forleo;


- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina e del tenente Pasquale Ferrari, quello di omissione di atti d?ufficio;


- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina, quello di Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Fabrizio Frosini
Posted Apr 1, 2008 6:24 PM
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riporto un acuto commento dal blog Toghe : http://toghe.blogspot...

1 aprile 2008 13.05
Caesare ha detto...

Vorrei un po? capovolgere il flusso logico che caratterizza gli interventi, numerosi, che hanno avuto ad oggetto il ?caso De Magistris?. Il caso De Magistris è stato spesso indicato come una serie di eventi che hanno:
- ostacolato dossier di indagini, condotte dal magistrato, evidentemente esiziali per la tenuta di equilibri socio-politici calabresi (con diramazioni sul sistema politico nazionale);
- discreditato il magistrato attraverso ispezioni ministeriali e processi disciplinari tesi a sollevarlo dalla funzione requirente (in modo che non potesse più danneggiare direttamente gli equilibri di cui al punto precedente).
La maggior parte delle analisi di queste due componenti principali della serie di eventi che connotano il caso De Magisteri giunge alla conclusione generale che esiste un coacervo di interessi solido, capace di influenzare il corso degli eventi e modificarlo in proprio favore.
Le componenti di tale coacervo di interessi vengono solitamente individuate nella massoneria (concetto fumoso in quanto nulla ci dice sulle singole componenti di interesse nelle quali si articola il coacervo massonico), ?ngrangheta, imprenditoria e politica. Queste le componenti solitamente riscontrate dalle analisi proposte. Manca però una componente fondamentale a quel coacervo di interessi che ha condotto alla formazione del ?Caso De Magistris?, ossia la magistratura.
Senza la commistione del sistema giudiziario, nella sua componente giudicante e requirente, con il sistema politico corrotto, il Caso De Magistris sarebbe stato altra cosa. Esiste una ?zona grigia? (a mio parere ormai troppo vasta) tra sistema giudiziario e sistema politico caratterizzata da comportamenti devianti che, attraverso progetti criminosi, finalizzano la propria azione al mantenimento di posizioni di potere e prestigio sia di parte rilevante dei politici che dei magistrati.
Insomma ciò che si vuol sostenere è che la magistratura ha un ruolo di grande rilievo nel Caso De Magistris, un ruolo che ha avuto un peso determinante nella prima conclusione del caso, davanti agli occhi di tutti (proprio oggi Scotti chiede al CSM di cassare la parte della sentenza che assolve De Magistris).
A determinare un esito del Caso De Magistris differente dall?esito del caso ?mani pulite? (forse meglio tangentopoli anche se i confini di quest?ultimo sono più vasti) non sono stati i nuovi poteri in capo al Ministro della Giustizia, bensì la connivenza della magistratura. Puntualizzo che non sto ponendo sotto accusa ciascun magistrato (come non potrei farlo per ciascun politico), ma il sistema di comportamenti che il sistema giudiziario dimostra di porre in essere nel caso De Magistris. Stiamo parlando del ruolo ricoperto da magistrati di alto livello fino a giungere al CSM. Quindi non è fumoso parlare di sistema giudiziario. I gangli strategici del sistema giudiziario, nel caso De Magistris, si sono mossi come all?unisono permettendo di ostacolare i dossier di indagine e di discreditare il magistrato.
Nel caso di tangentopoli i processi sono stati celebrati, alcuni imputati condannati, ma la più parte è stata salvata da nuove leggi che sanavano le singole posizioni di reato (pratica che rimarrà stabile fino ad oggi). Nel caso De Magistris non sono state varate nuove leggi che potessero ostacolare il normale corso del giustizia (a legislazione vigente); l?attacco alle indagine del magistrato è stato condotto da tre istituzioni fondamentali per il sistema giudiziario:
- Ministero della Giustizia, garante di un equilibrio post-tangetopoli tra politica e magistratura, accettato quand?anche non promosso dalla magistratura (o sue maggiori rappresentanze, ma questo è sottointeso);
- Funzioni giudiziarie di controllo del Sostituto Procuratore (De Magistris) interne alla procura di Catanzaro;
- Consiglio Superiore della Magistratura che si incarica dell?atto materiale di decapitazione del magistrato.
Nel caso tangentopoli, l?ultimo atto di decapitazione dei magistrati che indagavano è stato il varo di leggi ?salva inquisiti? (il ricorso allo strumento legislativo inoltre dimostra il grande peso del sistema politico nell?ostacolare le indagini di tangentopoli). Nel caso De Magistris, invece, l?ultimo atto è affidato al CSM (per analogia al sistema giudiziario), metafora del peso decisivo avuto dal sistema giudiziario nella feroce punizione comminata ad un suo membro che minacciava gli equilibri interni del sistema giudiziario stesso.
Tangentopoli ha scosso le fondamenta del rapporto sistema politico-sistema giudiziario; quella che comunemente identifichiamo come seconda repubblica (ovvero la notte della prima repubblica) ha adoperato parte rilevante del proprio tempo e delle proprie energie per ricomporre un equilibrio tra questi due poteri costituzionali; De Magistris ha minacciato l?equilibrio faticosamente raggiunto e la parte di magistratura garante di quell?equilibrio lo ha punito ferocemente (s?intende con l?aiuto importante della politica), in modo tale da garantirsi dal ripetersi della minaccia.
A questo punto dell?analisi occorre formulare una domanda, che rivolgo a questo consesso di persone (per lo più con funzioni giudiziarie o legali), in quanto, mi sembra, il più adeguato a recepirla ed a formulare una risposta: qual è oggi il ruolo di un magistrato (requirente o giudicante che sia) che per proprio mandato indaga sulla peggiore piaga presente e futura dell?Italia (e non solo) e delle sue articolazioni periferiche, ossia la corruzione? Come può egli operare di fronte a tale corruzione che si connota come risorsa strumentale per tutelare i progetti criminosi che nascono all?interno dei tre poteri costituzionali (legislativo, esecutivo e giudiziario)?
A mio parere la ?missione? dei magistrati che servono lo Stato (e con esso lo stato di diritto) non può prescindere da uno scontro duro con il sistema politico e con il sistema giudiziario come oggi è strutturato sulla base di quell?equilibrio di cui sopra si è parlato.

Fabrizio Frosini
Posted Apr 1, 2008 6:44 PM
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Il ?caso De Magistris? e l?indipendenza della magistratura


___________________

di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania)


Abbiamo appreso ieri che il Ministro Scotti ha impugnato la sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris, per la parte in cui lo ha assolto da alcune delle incolpazioni mossegli.


Ho scritto in un lungo articolo pubblicato in questi giorni su Micromega le ragioni per le quali la parte di quella sentenza che mi appare da riformare sia quella della condanna e non certo quella dell?assoluzione.


In attesa di riportare qui tutto quell?articolo, rinvio, per alcune critiche tecniche alla sentenza, agli articoli che possono leggersi in questo blog cliccando su questo link, oppure sulla voce ?De Magistris: la sentenza disciplinare e i commenti tecnici? nell?indice per temi che c?è a metà della sidebar di destra della homepage.


Quello che mi preme dire adesso è che in questi giorni, nell?imminenza delle elezioni dei Consigli Giudiziari che si terranno questo fine settimana, tutte le correnti dell?A.N.M., imitando senza neppure accorgersene, nei modi e nei contenuti, i comportamenti dei partiti politici in campagna elettorale, stanno promettendo meraviglie ai magistrati, sciorinando inutili programmi elettorali pieni di nobili intenzioni e sacri valori da difendere (ma solo nei programmi, perché nella realtà li si violenta ogni giorno di più).


Ma, ugualmente a ciò che accade per la politica nazionale, ci sono i fatti, con la loro dolorosa ?violenza? a sbugiardare promesse e proclami.


E uno di questi ?fatti?, irriducibile come tutti i ?fatti?, è il silenzio ostinato di tutti i ?magistrati associati? sul merito della sentenza pronunciata dal C.S.M. lo scorso 18 gennaio nei confronti di Luigi De Magistris.


Quella sentenza è un ineludibile punto di discrimine.


Il cosiddetto «caso De Magistris», tradendo le aspettative di chi pensava che, come accaduto altre volte, si sarebbe potuta ?liquidare la pratica? nella disattenzione generale, con un ingiusto marchio di infamia sul collega, è destinato a ?lasciare il segno? dentro la magistratura e fuori, perché ha fatto emergere in maniera clamorosa alcune inaccettabili contraddizioni che minano, ormai sembra irreversibilmente, la credibilità dell?autogoverno della magistratura, sia sotto il profilo istituzionale (Consiglio Superiore della Magistratura) che sotto quello associativo (Associazione Nazionale Magistrati).


Per comprendere cosa è accaduto, occorre partire dalla situazione della Calabria, meravigliosa regione del Meridione afflitta da un grave ritardo di sviluppo, da una gravissima crisi di legalità e (in rapporto di effetto e causa) da una giustizia decisamente ? e purtroppo, forse, volutamente ? inefficiente, nonostante l?impegno di tanti magistrati che si spendono con coraggio e senza risparmio.


La misura del problema è data dal dato statistico che emerge dall?ultimo libro di Piercamillo Davigo (?La corruzione in Italia, percezione sociale e controllo penale?), secondo il quale le condanne definitive per concussione intervenute nel distretto della Corte di Appello di Reggio Calabria tra il 1983 e il 2002 (ben 19 anni!!) sono una e quelle per corruzione sono due!


In pratica, o a Reggio Calabria non c?è la corruzione (!?) o la magistratura non la vede.

(continua %)
Fabrizio Frosini
Posted Apr 1, 2008 6:46 PM
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(continua dal precedente commento %)

In questo contesto è arrivato un onesto magistrato napoletano (Luigi De Magistris, appunto), che si è messo a lavorare e ha avviato diverse inchieste per fatti molto gravi che coinvolgono magistrati, politici e imprenditori.


Come ho già detto, questo magistrato non è certamente l?unico che si è impegnato con coraggio e generosità in Calabria, sicché la sua storia non deve essere utilizzata per delegittimare indiscriminatamente tutti i magistrati calabresi.


Ma resta una storia emblematica, sicché neppure i magistrati calabresi per bene devono negare (come alcuni hanno fatto) l?evidenza dei fatti che da essa emergono.


All?avvio delle indagini di De Magistris, immediatamente un gruppo eterogeneo ma molto coeso di persone ?controinteressate? alle stesse (magistrati, politici, imprenditori) si è adoperato in ogni modo per fermare il nostro collega e alcuni hanno chiesto a gran voce pubblicamente alla procura generale della Cassazione e al C.S.M. di fermare quel magistrato, punirlo e cacciarlo.


E la cosa è già in sé molto preoccupante, perché sviluppa ulteriormente la prassi eversiva dell?ordine democratico per la quale nel nostro Paese le persone a vario titolo ?potenti? non si difendono «nel» processo, ma «dal» processo.


Ordinariamente, le inchieste finiscono o con una archiviazione o con un rinvio a giudizio (e in questo secondo caso i rinviati a giudizio hanno modo di difendersi nel processo).


Alcune delle inchieste di De Magistris hanno avuto un terzo tipo di esito: sono state fermate o ?dirottate?.


E in questo senso è andata ? nei fatti e indipendentemente dalle intenzioni che li muovevano ? l?attività di tanti, che, ciascuno per quanto di competenza, hanno concretamente ostacolato le indagini.


E, altra cosa di notevole rilievo, molti di costoro sono magistrati!


Ci sono state così (fra l?altro e non solo):


1) fughe di notizie;


2) campagne di stampa denigratorie e diffamatorie contro il magistrato inquirente;


3) interpellanze parlamentari a decine;


4) ispezioni ministeriali numerose e pluriennali;


5) una revoca di assegnazione da parte del procuratore capo;


6) una avocazione definita pubblicamente dall?autorevole collega Antonio Ingroia ?impensabile?, priva di fondamento giuridico e attuata con modalità che preoccupano non poco.


(continua %)
Fabrizio Frosini
Posted Apr 1, 2008 6:47 PM
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(continua dal precedente commento %)

Alla fine di tutto questo, la Procura Generale della Cassazione e il Consiglio Superiore della Magistratura hanno fatto, nella sostanza, ciò che veniva loro chiesto dai ?controinteressati alle indagini?.


La Procura Generale ha formulato contro Luigi De Magistris moltissime incolpazioni disciplinari e il C.S.M. lo ha condannato e trasferito all?esito di un processo lampo durato un mese (iniziato con la notifica dell?incolpazione a metà dicembre del 2007 e finito con la pronuncia della sentenza il 18 gennaio 2008).


Va aggiunto anche che la procura generale ha formulato a carico di Luigi De Magistris molte incolpazioni dichiarate infondate dallo stesso C.S.M. e qualcuna addirittura nulla, per la palese indeterminatezza degli addebiti (penso a quelle contraddistinte nella sentenza con le lettere «I» ed «M»), con un accanimento che sarebbe stato giudicato certamente in maniera molto negativa se posto in essere da un altro pubblico ministero nei confronti di un qualunque indagato.


Così stando le cose, la sentenza della sezione disciplinare è, come ho detto, l?elemento di discrimine di tutta la storia.


Perché se quella sentenza fosse, non dico condivisibile, ma almeno difendibile, allora si potrebbe ipotizzare che la coincidenza fra desideri dei ?controinteressati alle indagini? e azione della Procura Generale e del C.S.M. sia stata puramente casuale.


Ma se la sentenza fosse tecnicamente non difendibile, allora le conclusioni da trarre sarebbero altre e molto gravi.


Perché bisognerebbe prendere atto che la Procura Generale e il C.S.M., anziché difendere l?indipendenza dei magistrati e l?imparzialità della giurisdizione, avrebbero finito nei fatti per danneggiarle gravemente.


L?analisi tecnica della sentenza che abbiamo proposto negli scritti del blog che ho citato sopra e nell?articolo di Micromega, al quale rinvio, inducono a ritenere non solo che la sentenza è tecnicamente ben poco convincente, ma che molti passaggi della motivazione (penso, fra gli altri, a quelli relativi al capo «E» di incolpazione) appaiono tali da provocare la sensazione che il giudice, più che chiedersi ?se? condannare o no De Magistris, possa essersi impegnato a cercare solo ?come? condannarlo.


Ciò che mi preme sottolineare ora qui è che, a fronte di tutto questo, la linea di condotta dell?A.N.M. e di tutte le sue correnti (perché, in verità, l?A.N.M. non esiste, essendo solo un ?contenitore? delle correnti) è consistita nel:


1) rifiutarsi ostinatamente, a livello centrale, di prendere una qualunque posizione sulla vicenda;


2) emettere, a livello locale, un paio di comunicati palesemente ostili a Luigi De Magistris, isolandolo pubblicamente;


3) quando la Procura Generale e il C.S.M. hanno avviato le loro pratiche, dire che bisognava tacere e attendere la sentenza;


4) quando è stata pronunciata la sentenza, dire che bisognava tacere e attendere la motivazione;


5) quando è arrivata la motivazione, tacere e basta, imboscandosi in un silenzio irreale.


Sono iscritto a tutte le mailing list di tutte le correnti dell?A.N.M. e ho scritto a tutte diverse volte, pregando tutti i colleghi di avere il coraggio e la dignità di prendere una qualsiasi posizione di merito sulla vicenda e sulla sentenza e, per quanto possa sembrare assurdo, NESSUNO mi ha risposto né ha speso alcuna parola sul ?caso De Magistris?, che, nella magistratura associata, è diventato, dunque, un assurdo tabù.

(continua)
Fabrizio Frosini
Posted Apr 1, 2008 6:49 PM
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(continua dal precedente commento %)

Trovo del tutto assurdo che NESSUNO trovi quel coraggio e quella dignità e che tutti coloro che, nelle correnti che si ritengono e dicono di essere ?progressiste?, invitavano ieri ad attendere il deposito della motivazione della sentenza del C.S.M. promettendo che, POI, ne avrebbero parlato ?causa cognita?, sembrano oggi, invece, fuggiti a nascondersi e comunque si sottraggono con ostinazione a qualsiasi richiesta di opinione e giudizio sull?accaduto.


La posizione di tutti e ciascuno dei ?magistrati associati? è, nei fatti, che del ?caso De Magistris? non si deve parlare assolutamente.


E questo mentre, peraltro, i componenti del C.S.M. hanno posto in essere sul punto condotte davvero gravi e sorprendenti.


In particolare, Letizia Vacca, componente cosiddetto laico del C.S.M., indicata dal Partito dei comunisti italiani (quando si dice la pretesa ?diversità? della sinistra!), vicepresidente della Prima Commissione, ha ritenuto di dichiarare pubblicamente, in presenza di numerosi giornalisti che vi hanno dato ampio risalto, parlando al plurale, a nome di tutta la commissione, che Luigi De Magistris è «un cattivo magistrato» e che «deve essere colpito» perché ciò resti chiaro.


E appare di tutta evidenza quale grave violazione dei suoi doveri e quale irreparabile vulnus alla credibilità dell?istituzione che rappresenta sia venuto da queste dichiarazioni della professoressa Vacca, che denunciano una palese e dichiarata prevenzione di giudizio dell?istituzione che dovrebbe mantenere serenità, riserbo e, soprattutto, imparzialità nel giudicare i magistrati, la cui indipendenza è affidata alla sua tutela.


E altrettanto evidente è quanto sia grave che la professoressa Vacca, non solo abbia formulato quegli inaccettabili giudizi, ma ci abbia tenuto a renderli pubblici con il massimo clamore e a nome dei suoi colleghi.


Come a voler ?mandare un messaggio? a non si sa chi sul contenuto e la fermezza delle intenzioni del C.S.M..


In queste condizioni, la sentenza nei confronti di Luigi De Magistris, oltre a destare le perplessità tecniche alle quali ho fatto riferimento, è giunta come una condanna ampiamente annunciata e indebitamente anticipata.


(continua %)
Fabrizio Frosini
Posted Apr 1, 2008 6:50 PM
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Altra sorprendente condotta ha posto in essere il vicepresidente del C.S.M. Nicola Mancino, che presiedeva il collegio giudicante che ha emesso la sentenza De Magistris.


Egli, violando suoi specifici doveri di riserbo (forse ?difesi? anche dai precetti di cui all?art. 326 del codice penale, a seconda che si ritenga o no coperta da dovere di segreto d?ufficio la camera di consiglio della Sezione Disciplinare del C.S.M.), non appena pronunciata da lui stesso la sentenza in questione, ci ha tenuto a dire ai giornalisti che essa è stata adottata all?unanimità.


Nessuna di queste condotte è stata oggetto di biasimo specifico (almeno noto all?esterno) da parte di tutti gli altri componenti del C.S.M., né alcuno dei consiglieri a nome dei quali Vacca e Mancino hanno ?esternato? ha ritenuto di smentirli o di esigere da loro chiarimenti e scuse.


Evidente mi appare, nella sua tragicità, il significato della impossibilità dei vertici dell?A.N.M. e di tutte le correnti di prendere una qualunque posizione su una vicenda tanto cruciale così come evidente risulta, conseguentemente, la definitiva perdita di ogni credibilità da parte di chi, rassegnandosi alle ovvie conseguenze ?politiche? di questo silenzio, ne confessa implicitamente la natura necessitata.


Quest?ultimo aspetto della vicenda è di particolare rilievo, perché denuncia clamorosamente che la magistratura nel suo insieme ha sacrificato l?indipendenza dei singoli magistrati a logiche politiche molto preoccupanti.


Sul punto, con riferimento ai rapporti fra le correnti dell?A.N.M. e la politica, preoccupa peraltro:


? che il ministro Mastella, l?indomani del suo insediamento, abbia incontrato tutte le correnti e il giorno dopo abbia nominato i vertici di numerosi uffici del suo ministero scegliendo cencellianamente proprio importanti esponenti delle correnti medesime;


? che anche autorevoli colleghi delle correnti un tempo ?di opposizione? (per esempio Magistratura Democratica) abbiano accettato quegli incarichi e ancor più che li abbiano mantenuti quando il ministero Mastella andava con evidenza in una direzione che avrebbe dovuto ricevere dai magistrati più critiche che consensi (questa situazione è stata ricostruita sui media come la cosiddetta ?pax Mastelliana?, si può immaginare con quale danno per la credibilità della magistratura associata);


? che una delle correnti cosiddette ?progressiste? dell?A.N.M. (il Movimento per la giustizia) abbia ritenuto opportuno candidare e fare eleggere al comitato direttivo centrale dell?Associazione un collega che è stato per dieci anni consecutivi (fino al 2005: dunque, in epoca recentissima) presidente di una regione (le Marche);


? che proprio questo stesso collega (Vito D?Ambrosio) sia stato designato (certamente in maniera del tutto legittima: non è questo che è qui in discussione) per sostenere l?accusa nel procedimento disciplinare a carico di De Magistris, chiedendo per lui addirittura una pena superiore a quella pur già gravissima poi inflittagli.


A fronte di tutto questo, personalmente resto stupefatto nel leggere ?programmi elettorali? per i Consigli Giudiziari e nel sentire i capicorrente chiamare a raccolta i magistrati per una battaglia per la difesa dell?indipendenza della magistratura da ?combattere? nei confronti del governo prossimo venturo.


In questo momento, la ?magistratura associata? nel suo insieme mi appare come il più grave nemico dell?indipendenza dei magistrati e dell?efficienza della giustizia.


Come ho già scritto su questo blog, è evidente che ciò che serve al Paese è l?indipendenza «dei magistrati» (di ogni singolo magistrato), che è cosa del tutto diversa dall?indipendenza «della magistratura».


L?indipendenza della magistratura senza l?indipendenza dei magistrati si trasforma, infatti, soltanto in un privilegio corporativo e nello strumento di un potere che non serve il paese ? dal quale, infatti, è sempre più lontano e meno apprezzato ? ma se stesso.


Come i ?capipartito? della politica nazionale sembrano ormai sempre più autoreferenziali e dediti ottusamente solo alla difesa di sé stessi e del proprio potere, nella stessa tragica condizione sembrano intrappolati i ?capicorrente? dell?A.N.M..


E? veramente difficile ascoltare di questi tempi ?tribune politiche?, nelle quali coloro che hanno grandissima parte della responsabilità dello stato del Paese promettono sogni dietro i quali nascondono i fatti. Così ugualmente mi addolora davvero profondamente vedere coloro che nella magistratura hanno grandissima parte della responsabilità del suo stato (decisamente non lodevole) nascondersi e nascondere i fatti dietro campagne elettorali per l?ennesima spartizione correntizia dei Consigli Giudiziari (per i quali i magistrati voteranno il 6 e il 7 aprile prossimi).


Come l?unica ?novità? che la politica nazionale sa proporre agli elettori è un po? di rimescolamento degli ?apparentamenti?, così, mentre la giustizia naufraga in gran parte anche per responsabilità interne alla magistratura (mi permetto di rinviate qui al mio articolo ?Le responsabilità dei magistrati nella crisi della giustizia?), i responsabili dell?associazionismo giudiziario l?unica cosa che sanno ?pensare? sono nuovi modi di ?presentarsi?.


Prendendo a prestito una famosa battuta di Nanni Moretti, aspetto con ostinazione che qualunque magistrato dica qualcosa sul merito della sentenza De Magistris. Non necessariamente ?qualcosa di sinistra? (come chiedeva Moretti). Mi basta che dica ?qualunque cosa?. Il grado di ostinazione nel silenzio dà la misura di quanto è profonda la notte.


E prendendo a prestito anche altre parole dello stesso Moretti, dico ai miei colleghi che, con questa classe dirigente della magistratura associata, ?non vinceremo mai?!

Felice Lima, magistrato, Tribunale di Catania
Fabrizio Frosini
Posted Apr 5, 2008 1:22 AM
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da Il Corriere, 4 Aprile 08 :
http://www.corriere.i...


Il Giudice Edi Pinatto aveva depositato in ritardo le motivazioni
Sentenza dopo 8 anni, Csm non sanziona
Bocciata la richiesta disciplinare. Sette mafiosi, condannati a Gela, scarcerati per decorrenza


ROMA - La sezione disciplinare del Csm ha bocciato la richiesta del ministro della Giustizia di sospendere in via d' urgenza dalle funzioni e dallo stipendio il giudice Edi Pinatto, che aveva depositato dopo otto anni le motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Gela aveva condannato sette componenti del clan Madonia. Un ritardo che aveva provocato la loro scarcerzione.

I TEMPI - Tra dieci giorni, il 14 aprile, il magistrato sarà ascoltato dal Gip di Catania, chiamato a decidere sulla sua richiesta di rinvio a giudizio per omissione di atti di ufficio. Poi, tra una ventina di giorni, Pinatto sarà ascoltato dalla Procura generale della Cassazione, che sta portando avanti l?istruttoria dopo l?azione disciplinare a suo carico decisa da Mastella. Due scadenze a breve, richiamate davanti al Csm dallo stesso difensore, il presidente di sezione della Cassazione, Mario Fantacchiotti, per chiedere che la decisione sul «caso» venisse rinviata e unificata alla decisione sulle accuse che, nel merito, vengono contestate sul piano disciplinare all?ex giudice di Gela. Ma per il «tribunale dei giudici» di Palazzo dei Marescialli l?urgenza per applicare un provvedimento cautelare, com?è appunto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio, non c?è più e il comportamento di Pinatto sarà comunque giudicato in tempi brevi dalla sezione disciplinare, nel merito.
Fabrizio Frosini
Posted Apr 5, 2008 8:39 PM
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E chiedere scusa a Clementina Forleo

di Marco Travaglio (Giornalista) , da L?Unità del 2 aprile 2008

Il tempo, dice il proverbio, è galantuomo. E aiuta a distinguere i galantuomini dai mascalzoni.

Da un anno due galantuomini, Clementina Forleo e Luigi De Magistris, vengono attaccati, perseguitati, infangati da una campagna politico-mediatica che avrebbe stroncato un bisonte.

Ma non si sono lasciati abbattere.

Hanno risposto colpo su colpo nelle «sedi competenti».

Ora in quelle sedi la verità comincia a emergere.

A Salerno, dove De Magistris ha denunciato i superiori per le fughe di notizie che poi venivano attribuite a lui, le indagini sarebbero a buon punto: non è lontano il giorno in cui chi l?ha condannato al C.S.M. dovrà vergognarsi e chiedergli scusa.

E da Potenza giungono notizie analoghe sul cosiddetto «caso Forleo».

La Procura lucana, cui si era rivolta la gip di Milano, ipotizza un complotto architettato contro di lei da due pm e da un tenente dei Carabinieri di Brindisi.

Nella primavera-estate del 2005, mentre Clementina intercetta lo sgovernatore Fazio e i furbetti a colloquio con i loro protettori politici, i suoi genitori vengono minacciati di morte con telefonate (o semplici squilli notturni) e lettere anonime, poi si vedono incendiare la tenuta agricola e la villa in campagna, infine perdono la vita in un incidente d?auto.

Senza ipotizzare l?incidente doloso (alla guida c?era suo marito, salvo per un pelo), la Forleo ha denunciato da tempo alla Procura di Brindisi gli inquietanti episodi che l?hanno preceduto.

Per scoprire chi ne siano gli autori, occorreva acquisire i tabulati telefonici non solo dei genitori della giudice, ma anche dei numeri chiamanti e soprattutto mettere sotto controllo il telefono di casa dei minacciati (gli squilli, non attivando il traffico commerciale, nei tabulati non risultano).

Ma il pm Alberto Santacatterina chiede ai carabinieri solo i tabulati, senza intercettazioni.

E quelli fanno ancora meno: si limitano ad acquisire i tabulati di casa Forleo, non quelli ? fondamentali ? delle chiamate in entrata.

Lei chiama il tenente Pasquale Ferrari ? lo stesso incaricato della sua tutela in Puglia ? per sollecitarlo a fare il suo dovere.

Telefonata burrascosa («si vergogni di indossare la divisa», avrebbe detto la giudice), che l?ufficiale segnala al procuratore di Brindisi, dottor Giannuzzi.

Questi però l?archivia subito a «modello 45» (notizie non costituenti reato): un innocuo sfogo personale e nulla più.

Intanto la Procura ha chiesto pure l?archiviazione sulle minacce ai genitori.

Il gip però respinge la richiesta, ordinando indagini più approfondite.

Che però non vengono fatte e il caso finisce definitivamente in archivio.

Così si comincia a dire che Clementina, avendo denunciato ad Annozero «tentativi di delegittimazione da soggetti istituzionali e forze dell?ordine», è una pazza visionaria: s?è perfino inventata le minacce ai genitori.

Il C.S.M., per la gioia di un Parlamento ancora sotto choc per l?ordinanza Unipol-Antonveneta, apre una pratica per trasferirla: per avere screditato integerrimi colleghi e ufficiali «con accuse infondate».

In realtà erano fondatissime, ma qualcuno ha fatto in modo di ridicolizzarle.

E?, appunto, il presunto complotto su cui lavora la Procura di Potenza, orchestrato «al solo fine di dare una lezione» alla Forleo.

Occhio alle date. L?8 giugno 2007 il procuratore Giannuzzi archivia il caso della telefonata al tenente. Il 20 luglio la gip chiede alle Camere di poter usare le intercettazioni sulle scalate anche contro alcuni politici e finisce nella bufera. Il 14 agosto, mentre Giannuzzi è in ferie, il tenente Ferrari presenta una denuncia scritta contro la Forleo, ancora per la telefonata: guarda caso, proprio quand?è di turno per le questioni urgenti (per quelle ordinarie bisogna attendere la ripresa autunnale) il pm Antonino Negro, amico dell?ufficiale e del pm Santacatterina.

I tre, sempre secondo la Procura di Potenza, «concordano tra loro il testo della denuncia» e la data della presentazione per gestirla con le proprie mani e ?dare una lezione? a Clementina, «esponendo una versione diversa da quanto sarebbe realmente accaduto nella conversazione telefonica tra Forleo e Ferrari».

Negro, di turno proprio quel giorno, apre il fascicolo e se lo intesta.

Ma non potrebbe: l?affare non è urgente.

E poi dovrebbe avvertire il capo, che ha già archiviato il caso.

Fortuna che la Forleo, in vacanza in Puglia, si arma di registratore, cerca di capire cosa le stanno facendo e scopre la tresca, subito denunciata a Potenza e al C.S.M..

A quel punto pare che Ferrari si dica disposto a ritirare la denuncia.

Ma lei tira diritto e chiede al Pg di Brindisi di avocare l?inchiesta a Negro.

Il quale, per tutta risposta, chiude le indagini a tempo di record e la rinvia a giudizio per minacce al tenente.

Ora sulla strana triangolazione Ferrari-Negro-Santacatterina sta facendo luce il pm di Potenza Cristina Correale che, nell?invito a comparire inviato per interrogarli, li accusa di abuso d?ufficio (e Santacatterina anche di falso).

Quale abuso? Presentando la denuncia «in periodo feriale, nella settimana in cui era di turno il dr Negro per far sì che il predetto venisse designato titolare del procedimento in violazione delle tabelle in vigore in ufficio, veniva arrecato intenzionalmente a Forleo un danno ingiusto».
Cioè l?apertura di un processo per un fatto già archiviato.

Altro danno: le indagini lacunose sulle minacce ai genitori.

Li Santacatterina e Ferrari «indebitamente omettevano di curare l?effettiva acquisizione dei tabulati», anche se poi il pm, nel chiedere l?archiviazione del caso, «attestava falsamente» di averli «acquisiti ed esaminati» e di non aver trovato «telefonate utili alle indagini» (ipotesi di falso).

Un bel quadretto che, se confermato dalle indagini, costringerà un bel po? di politici, giornalisti, magistrati, alte e basse cariche istituzionali a chiedere scusa alla Forleo.

E magari a vergognarsi.

Sempreché le scuse e la vergogna, nel frattempo, non siano cadute in prescrizione.
Fabrizio Frosini
Posted Apr 5, 2008 9:24 PM
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La memoria difensiva di Clementina Forleo


Pubblichiamo il testo integrale della memoria difensiva presentata da Clementina Forleo alla Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura.

La memoria è stata redatta dal difensore di Clementina, che è il collega Maurizio Laudi, Procuratore della Repubblica di Asti.

____________


Ill.mo Consiglio Superiore della Magistratura
Prima Commissione Referente
R O M A

Oggetto: Proc. n. 509/RR/07. Applicazione art. 2 RDL 511/1946 nei confronti della dott.ssa Mariaclementina Forleo, giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano.

Memoria difensiva.


Quale difensore della dott.ssa Mariaclementina Forleo nell?ambito della procedura ex art. 2 L.G. sopra indicata e all?esito dell?esame degli atti raccolti da codesta Commissione, formulo le osservazioni sotto riportate da valere quale memoria difensiva.

1. E? innanzitutto necessario sgombrare il campo da alcune ?imprecisioni? che risultano nella formulazione dei capi di contestazione.

1.1 Al capo A) della comunicazione 4.12.2007 si contesta alla dott.ssa Forleo di ?aver reso dichiarazioni circa l?esistenza di presunti poteri forti, coinvolgenti la sfera del potere politico, quella del potere economico e dello stesso potere giudiziario scesi in campo per ostacolare l?esercizio da parte sua della funzione giurisdizionale, con riferimento ai procedimenti da lei trattati?.

Tale contestazione è, molto semplicemente, non corrispondente alla realtà dei fatti.

Mai la dott.ssa Forleo ha parlato, nè in trasmissioni televisive nè in dichiarazioni di stampa, di una discesa in campo di poteri forti per ostacolare la sua attività giurisdizionale.

Per dirla sinceramente, non si comprende su quale base la Commissione abbia formulato una contestazione nei termini sopra riportati, che non trovano alcun riscontro in nessun atto del quale la Commissione disponesse alla data del 4 dicembre 2007, e neppure successivamente.

Basta leggere la trascrizione integrale degli interventi effettuati dalla dott.ssa Forleo ad Annozero per constatare questa semplice realtà.

Nella puntata del 4 ottobre 2007 la dott.ssa Forleo sviluppa il concetto della solitudine del giudice quando deve trattare vicende che toccano i poteri forti; dell?isolamento che ne può derivare.

Concetti del tutto legittimi, che possono essere condivisi o meno, ma che la dott.ssa Forleo ha esposto sulla base della propria esperienza personale.

Nessuna parola su un?interferenza, su un ostacolo dei poteri forti all?esercizio delle sue funzioni!

Nella puntata del 25 ottobre 2007 (da pag. 4 in avanti della trascrizione) il magistrato riprende sostanzialmente negli stessi termini l?argomento; parla dell?aspettativa di tanti a che il magistrato ?stia a casa? e ?stia zitto?; manifesta la sua solidarietà ? del tutto legittima ? al collega De Magistris; riferisce di una lettera ricevuta da un cittadino che la mette in guardia non tanto dai proiettili inviati in busta chiusa ma dalle ?pallottole ....... ricevute in varie occasioni dai cosiddetti palazzi del potere?.

Ancora una volta, nessuna menzione ad ostacoli da parte di questi poteri forti alla sua attività di giudice.

Dell?esistenza di poteri forti in grado di reagire quando un magistrato tratta determinate vicende, parlano ampiamente, durante la stessa trasmissione un altro magistrato, il dott. Ingroia, e lo scrittore Tabucchi.

Si tratta di una tematica più volte dibattuta, nelle più svariate occasioni, pubblicamente, ancora di recente ripresa in una lunga intervista del dott. Ingroia al quotidiano La Stampa del 21 marzo u.s.

Si tratta di concetti sui quali è del tutto legittimo che ciascun cittadino dibatta, e quindi anche un magistrato.

Si può convenire o meno sull?articolazione di queste riflessioni, ma davvero credo che nessuno, tantomeno il Consiglio Superiore della Magistratura, possa mettere in dubbio la legittimità di tali esternazioni con addebiti in sede disciplinare o di procedura di trasferimento d?ufficio. E difatti non risulta a questo difensore che mai in passato sia stata avviata una pratica ex art. 2 L.G. a carico di un magistrato per aver egli ?denunciato? l?esistenza di interessi consolidati, economici, politici e quant?altro, assai reattivi quando un?inchiesta giudiziaria viene a toccarli.

In ogni caso si ribadisce la non rispondenza all?oggettiva verità dei fatti della contestazione, per questa parte formulata in via generale a carico della dott.ssa Forleo.

1.2 Nel prosieguo del capo di contestazione vengono addebitati alla dott.ssa Forleo alcuni specifici comportamenti a comprova della sua ?interpretazione distorta di fatti di per sè non indicativi di pressioni o interferenze ai suoi danni?.

Il primo caso è quello relativo ai colloqui con il Procuratore Generale di Milano dott. Blandini.

Anche a questo proposito è necessaria una precisazione che sarebbe, già di per sè, risolutiva nel senso dell?infondatezza dell?addebito.

Infatti, mai, in nessuna occasione, nè pubblica nè privata, la dott.ssa Forleo ha commentato i suoi colloqui con il dott. Blandini nel senso di ?pressioni e intimidazioni nell?esercizio della propria attività giurisdizionale? come invece contestato nel capo A) lett. a) della comunicazione 4.12.07.

Ancora una volta, riesce difficile comprendere come possa essere stata formulata una contestazione in tali termini, visto che la Commissione non disponeva nè dispone tuttora di un solo atto dal quale risulti che la dott.ssa Forleo abbia esternato sue opinioni in proposito nei termini di interferenza o intimidazione rispetto alla propria attività giurisdizionale, specificamente riferita al processo delle cosiddette scalate bancarie.

Potrebbe bastare, ad avviso di questo difensore, quanto sin qui detto per dimostrare l?infondatezza di questo specifico addebito.

Ma, per amore di verità e per la doverosa tutela dell?immagine professionale della dott.ssa Forleo, qualche altra considerazione si impone.

Nel capo di contestazione è scritto che il dott. Blandini ha contestato di aver invitato la dott.ssa Forleo ?ad usare prudenza nella gestione delle intercettazioni telefoniche?.

La Commissione avrà certamente rilevato, tutto al contrario, che lo stesso dott. Blandini, nel verbale di s.i.t. avanti il PM di Brescia, ha ricordato di aver detto alla dott.ssa Forleo ?di fare attenzione? al momento del deposito delle intercettazioni (verb. 14.11.2007, p. 289). Il dott. Blandini non ha ripetuto negli stessi termini la narrazione dei fatti in occasione dell?audizione di sei giorni dopo avanti a codesta Commissione, ma rimane il fatto che quell?invito alla prudenza è stato confermato dallo stesso dott. Blandini.
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