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Amici di Grillo, Travaglio e De Magistris - Meetup EMPOLI Message Board › http://photos4.meetupstatic.com/photos/event/4/2/b/0/highres_3017072.jp
| Fabrizio Frosini | |
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| Fabrizio Frosini | |
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![]() da La Stampa 4 Marzo 2008 di FEDERICO GEREMICCA http://www.lastampa.i... VERSO IL VOTO - CENTRISTI ALLO SBANDO Mastella, la grande fuga L?Udeur si squaglia, scappano onorevoli, cacicchi e anche il vicesindaco di Ceppaloni ROMA - L?ultima e più cattiva delle battute coniate a corollario della liquefazione dell?Udeur - e del malinconico declino del suo leader, Mastella - recita così: «Ormai ci manca solo che pure la moglie lasci Clemente...». Infatti, tutti quelli che potevano farlo lo hanno già fatto: senatori, deputati, vicesegretari, amici d?infanzia e perfino il vicesindaco di Ceppaloni, che è come se - si perdoni il paragone - Gianni Letta abbandonasse il Cavaliere: ma poiché ha «appreso della decisione di candidare il dottor Cataudo Claudio a sindaco di Ceppaloni e il cugino dottor Cataudo Alfredo alla Provincia, per altro ambedue della frazione di Beltiglio», anche il vicesindaco Carmine Tranfa sbatté la porta e se andò. Non sono molti gli esempi di partiti sbriciolatisi come grissini nel giro di un paio di settimane: il Psi di Bettino Craxi ci mise di più, e perfino per il Pcus - travolto dalla storia e non da De Magistris - ebbe una fine più laboriosa. L?Udeur, invece, si è dissolta in un batter di ciglia: tanto che ieri sera, chiuso in ufficio col suo capogruppo alla Camera, Fabris («Se almeno lui resterà con me? Non lo so...»), Mastella aveva serie difficoltà a compilare addirittura le liste: «Quando ci sono gli abbandoni candido la povera gente, gli umili», aveva spiegato di buon mattino di fronte alle telecamere di Canale 5. A sera, però, perfino trovare degli umili e della povera gente sembrava esser diventato un problema... Tutti fuggiti a gambe levate, bruciante conferma di quanto fossero non commerciabili i valori fondanti del partito appena evaporato. Ieri, gli ultimi in ordine di tempo a disertare sono stati l?intero gruppo dirigente dell?Udeur umbro - parlamentari e segretari - e il noto senatore Tommaso Barbato: quello, per intenderci, che nell?aula di Palazzo Madama sputò sul collega Cusumano, reo di non aver voluto seguire l?Udeur nel voto col quale affossò il governo Prodi. Barbato se ne va rivendicando - si direbbe senza nemmeno autoironia - di non essersi «mai risparmiato in Campania e, da ultimo, nell?aula parlamentare del Senato»: luogo nel quale, effettivamente, nell?ultima tempestosa seduta non risparmiò né sugli insulti né sulla saliva. Nel fine settimana aveva invece lasciato uno dei vicesegretari dell?Udeur, Antonio Satta: il sabato ha abbandonato il partito, la domenica ne ha fondato un altro, il Pas (Popolari autonomisti sardi). Vale la pena di citarlo, perché la lettera con la quale ha comunicato il suo addio a Mastella, offre la misura esatta di cosa sia nella realtà un ?partito personale?: «Sono stato sempre corretto e amico vero... Sono stato vicino a te e alla tua famiglia con sincero affetto... Non merito il tuo gelo perché non sono un traditore e non mi sono mai divertito a trattare di qua o di là... Comprendo il tuo calvario e vorrei fare l?impossibile per rivederti di nuovo nel ruolo di vero, grande leader». Quasi una dolorosa lettera dopo un amore finito. Comunque, visto che nemmeno a Satta riesce l?impossibile, ha preferito accontentarsi del possibile: un nuovo partito, una nuova avventura e che Dio gliela mandi buona. Ma in fondo è vero: quelli che scappano dall?Udeur lo fanno quasi con dolore, e certo obbligati dal fatto che la nave affonda. Perché Mastella ha davvero sempre avuto una parola buona per tutti, se poteva aiutare lo faceva, una raccomandazione qui, un aiuto lì, e poi le grandi abbuffate sannite, la festa del partito, un potere certo opprimente nel suo «regno» dove davvero non si muoveva foglia che Clemente non voglia. Un modo di far politica antico, del quale non se ne poteva più: ma invecchiato in un istante, troppo rapidamente perché Mastella riuscisse a rendersene conto. Nemmeno un mese fa difendeva a viso aperto la pratica della raccomandazione e la filosofia della lottizzazione: sicuro che anche stavolta la bufera sarebbe passata. Non aveva colto il salto del tempo e quel che andava accadendo nei due grandi partiti in formazione. In verità, accoltellato Prodi, da Veltroni non s?aspettava niente: era da Berlusconi che s?attendeva riconoscenza. Sabato scorso, invece, ha capito che era finita: «Il discorso con Mastella è chiuso - sentenziò il Cavaliere -. Non c?è sintonia tra l?immagine rappresentata da un certo modo di fare politica e quello che è il sentimento del Popolo delle libertà». Non se l?aspettava, ma rinunciando - almeno per ora - a svelare promesse tradite e accordi violati, ha tentato di uscire di scena dignitosamente: «Se non avrò il voto della mia Campania, pazienza... torno a fare le cose che facevo da ragazzo». E in ultimo, una velenosa profezia: «Pare che io sia il male del Paese... Pazienza, se si elimina il male eliminando Mastella, ne sono contento. Ma davvero non credo che sarà così». Magari ha ragione. E come si dice in casi così, chi vivrà vedrà... ![]() |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere della Sera, ed. online di oggi : 06 mar 09:13 Politica Elezioni: anche Pezzotta dice no a Mastella ROMA - Le liste Udc-Rosa Bianca hanno chiuso la porta a Clemente Mastella. Lo ha reso noto Savino Pezzotta durante la trasmissione di Belpietro "Panorama del giorno". |
| Fabrizio Frosini | |
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Mastella: «Rinuncio a candidarmi» Il segretario dell'Udeur fa dietrofront amareggiato: «Sconfitto prima del voto, linciaggio morale contro di me» ROMA - «Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo, rinuncio a candidarmi». Clemente Mastella amareggiato fa dietrofront. E cinque giorni dopo l'annuncio della propria candidatura a premier alla testa di un partito in corsa solitaria alle elezioni parlamentari del mese prossimo, arriva il contrordine: si ritira del tutto dalla corsa. Lui che, in seguito all'arresto della moglie e all'apertura di un'indagine nei suoi confronti, ha di fatto provocato la caduta del governo Prodi, innescando il processo politico che ha portato al voto. Il segretario dei Popolari Udeur, colpito dalla continua emorragia di ex compagni in fuga dal partito e sempre più politicamente isolato, getta la spugna e in una nota attacca: «Sconfitto per una costante e manipolata disiformazione con la pubblica opinione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente». Per queste ragioni, prosegue Mastella, «sono diventato una sorta di uomo nero, di cui liberarsi e sul quale scaricare tutte le responsabilità del sistema politico. Stretto nella tenaglia, ho retto fino a quando ho potuto sapendo di avere subito ingiustizie clamorose e ben cosciente della mia onestà e innocenza». Poi l'ex Guardasiggilli dice: «Mentre ringrazio quanti, anche in queste ore, mi spingono a restare sul terreno di gioco, ho deciso di non candidarmi al parlamento italiano per le prossime elezioni politiche. Spero così di essere anche più libero e di ritrovare finalmente una serenità che con violenza e ad arte mi è stata tolta». A questo punto, conclude Mastella, «confesso che un pò di amarezza in tutto questo c'è, ma forte anche della cultura e della saggezza contadina del mio sud, non mi arrendo e se, e qualora ci saranno condizioni diverse, dò l'arrivederci a quegli amici che generosamente e in modo solidale mi sono stati vicino». A stoppare le voci insistenti su una possibile candidatura di sua moglie e di suo figlio ci ha pensato oggi un comunicato della partito: «Nessuna ipotesi di candidatura nè per la moglie del segretario dei popolari Udeur, Clemente Mastella, nè per i figli» puntualizza l'ufficio stampa dell'Udeur smentendo l'ipotesi circolata in merito nel pomeriggio. |
| A former member | |
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Fa dietrofront amareggiato...
Dischiaro tutta la mia solidarietà a questo uomo... Ma intanto è come se avessimo di nuovo vuinto i mondiali.... popopopopopopopopopopopo P.s. manco mi piace il calcio! |
| Fabrizio Frosini | |
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Avevo già sottolineato come la pressione di Grillo + Meetups aveva già cominciato ad incidere positivamente sui comportamenti dei partiti..
Non solo noi, certo.. ma la così detta Società civile si è mossa anche grazie alle nostre spinte. E questo è indubbio e non confutabile. Certo.. non che i partiti abbiano intenzione di emendarsi.. no.. Ma non possono più mostrarsi così arroganti e indifferenti all ' opinione pubblica come loro solito.. Attenzione: ho detto *MOSTRARSI*, non *essere*! Sono sempre arroganti e non hanno intenzione di cedere il potere.. ma ora sono costretti a mostrare una faccia che cerchi di essere meno squallida.. Quanto accaduto a Mastella è un altro esempio del nostro aumentato peso : non siamo riusciti ad impedire che farabutti , clientes e mafiosi (Mastella in prima fila.. ma ben altri e ben più potenti erano/sono dietro le quinte..) inquinassero e mettessero uno stop al lavoro di Luigi De Magistris e Clementina Forleo.. è vero.. ma proprio la reazione a quella vergognosa, ignobile farsa dell ' incolpazione di persone oneste ?persone che lottano in condizioni impari contro i farabutti, mafiosi, ladri.. hanno reso non più spendibile il nome di Mastella.. Che ha ulteriormente toccato con mano cosa accade quando un potere fondato su interessi sporchi si dissolve.. Abbandonato anche dai ratti che affollavano la barca Udeur.. E ora che vogliamo dire: * una prece * ? Eh, no.. Solo che era l ? ora che questo avvenisse.. E questo è solo l ? inizio.. Ma per ottenere una casa più pulita, dobbiamo continuare ad espellere lo sporco.. Diamoci da fare! ![]() Saluti FF |
| Maximiliano C. | |
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Buongiorno,
un'altro dietrofront lo ha fatto TopoGigio nei confronti di Lumia, inserendolo nelle proprie liste, grazie proprio alla pressione del Blog Beppe Grillo e della presenza di Grillini durante alcuni comizi. Saluti |
| Fabrizio Frosini | |
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PG CASSAZIONE E CSM CONTINUANO IL LORO *ILLUMINATO* LAVORO..
Intercettazioni, Forleo rinviata a giudizio sott'accusa L'ordinanza con CUI CHIESE l'autorizzazione a usare TELEFONATE sulle scalate Sarà "processata" il 27 giugno dalla sezione disciplinare del Csm. Lo ha deciso il Pg di Cassazione ROMA - Rinvio a giudizio davanti alla sezione disciplinare del Csm per il Gip di Milano Clementina Forleo in relazione all'ordinanza con la quale aveva chiesto alle Camere l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni di alcuni parlamentari, tra cui Piero Fassino e Massimo D'Alema, per la vicenda Unipol. Lo ha disposto la procura generale della Cassazione. «SONO STUPITA» - «Sono stupita, pensavo di aver chiarito insieme al mio difensore Laudi, ritengo il mio provvedimento legittimo e non abnorme» ha detto Clementina Forleo in relazione all?iniziativa del Pg presso la Cassazione di rinviarla a giudizio per il provvedimento dell?inchiesta Unipol, in cui definiva i politici «complici e non tifosi». «ABNORMITA' DEL PROVVEDIMENTO» - L'udienza pubblica a Palazzo dei Marescialli è fissata per il 27 giugno. Al magistrato nel capo di incolpazione si contesta «l'abnormità del provvedimento - ha spiegato il procuratore di Asti, Maurizio Laudi, che assisterà Forleo nel giudizio - perchè avrebbe anticipato una sorta di valutazioni di responsabilità di parlamentari che non erano iscritti nel registro degli indagati». Forleo avrebbe «esorbitato dalle motivazioni del provvedimento». "CASO COMPLOTTI" - Non si è ancora concluso, intanto l'iter del "caso" che riguarda la Forleo in Prima commissione al Csm. Chiusa l?istruttoria dell?inchiesta avviata dai consiglieri di Palazzo dei Marescialli per le dichiarazioni con le quali il gip di Milano denunciò presunti complotti per bloccare le inchieste sulle scalate bancarie, ora la Commissione attende che il suo difensore depositi la memoria: un documento che, anticipa Laudi, dovrebbe essere pronto «entro la prossima settimana o dopo le feste di Pasqua». Per questo è probabile che slitti ai primi di aprile la decisione se proporre o meno al plenum la richiesta di trasferimento d?ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale del gip milanese. |
| Fabrizio Frosini | |
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FA DA PERFETTO PENDANT ALLA NOTIZIA DI INCRIMINAZIONE DELLA FORLEO (e di De Magistris) QUELLA CHE RIPORTA IL BLOG Toghe : http://toghe.blogspot... martedì 11 marzo 2008 -- Otto anni per scrivere una sentenza, i boss liberi di Francesco Viviano,(Giornalista), da La Repubblica dell?11 marzo 2008 Due mafiosi condannati otto anni fa a 24 anni di reclusione ciascuno, la moglie del boss Piddu Madonia condannata a 8 anni di reclusione e altri quattro favoreggiatori di Cosa nostra condannati a pene minori, sono liberi da 6 anni perché il giudice che emise la sentenza, Edi Pinatto non ne ha ancora scritto le motivazioni. È un record, s?intende negativo, della giustizia italiana che ancora oggi rimane tale e che fa gridare allo scandalo il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, che si è rivolto al ministero della Giustizia: «Non si può - dice - consentire che in uno Stato democratico basato sul diritto, lo Stato condanni ed un magistrato, a distanza di quasi otto anni non depositi una sentenza per cui un intero clan mafioso è in libertà e gira tranquillo per la mia città». Edi Pinatto, 42 anni, da sette, da quando ha lasciato Gela, è pubblico ministero alla procura di Milano. La sua stanza è al quinto piano, la numero 512 e lui è quasi sempre presente, non si è mai assentato eppure, nonostante siano trascorsi esattamente 7 anni, 8 mesi e 18 giorni, non è riuscito a scrivere le motivazioni di quella condanna. «Perché vuole sapere di questa sentenza? Io non posso parlare di cose di lavoro con i giornalisti», è la sua prima reazione. E quando obiettiamo che non si tratta di rivelare segreti relativi ad inchieste in corso e che chiediamo di sapere perché tanto ritardo, Pinatto abbassa il volume della radio che trasmette brani di musica jazz e risponde serafico: «Guardi, io non posso proprio dire nulla, se vuole ne parliamo dopo, quando finirò di scrivere la sentenza». Ma intanto sa che quei due mafiosi condannati, così come la moglie del boss Piddu Madonia, sono liberi? «Sì lo so, ma non è la prima volta, non sono il solo a metterci tanto tempo. Le scriverò fra alcuni mesi, appena smaltirò questi fascicoli che lei vede sul mio tavolo, e solo allora potremmo parlarne. Adesso mi lasci lavorare». La storia di questo processo, uno dei più lunghi della storia giudiziaria italiana, comincia nel dicembre del 1998, quando i carabinieri del Ros arrestano una cinquantina di mafiosi in tutta la Sicilia, tutti favoreggiatori e uomini di Bernardo Provenzano. Tra questi Giuseppe Lombardo, Carmelo Barbieri, Maria Stella Madonia e Giovanna Santoro, rispettivamente sorella e moglie del boss della Cupola, Piddu Madonia da anni in carcere dove sta scontando una serie di ergastoli. Il troncone nisseno, per competenza, passa al tribunale di Gela ed Edi Pinatto presiede la sezione che processerà i quattro imputati eccellenti, considerati esponenti di primo piano di Cosa nostra. Il 22 maggio del 2000, in tempi brevissimi, arriva la sentenza di primo grado. Edi Pinatto condanna Lombardo e Barbieri a 24 anni di reclusione ciascuno, Maria Stella Madonia a 10, Giovanna Santoro ad 8 ed altri a pene minori. Il magistrato avrebbe dovuto pubblicare i motivi della sentenza tre mesi dopo il pronunciamento. Non lo ha ancora fatto. Così nel 2002 tutti i condannati sono stati scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare. Pinatto nel frattempo aveva ottenuto il trasferimento dal Tribunale di Gela alla procura di Milano dove attualmente lavora. Ma anche a Milano Edi Pinatto si è fatto la fama di «giudice lento» tanto da essere stato sollecitato dal capo del suo ufficio che gli ha contestato, per iscritto, il suo «basso rendimento» nelle inchieste milanesi di cui è titolare. Il presidente del Tribunale di Gela, Raimondo Genco ha segnalato da tempo la vicenda della sentenza fantasma al Csm ed al ministero della Giustizia. Convocato dal Csm nel giugno del 2004, Pinatto tentò di giustificarsi in qualche modo: «È certamente un caso scandaloso ? ammise ? ma non è il solo, ve ne sono altri». In quell?occasione Pinatto venne ?condannato? dal Csm a due anni di perdita di anzianità. Ma delle motivazioni, anche in seguito, nessuna traccia. Due anni dopo venne nuovamente convocato per lo stesso motivo. «La pervicacia dell´omissione dell´incolpato ? disse il rappresentante dell?accusa al Csm ? è anche denegata giustizia» e una «stasi incredibile». L´accusa chiese alla sezione disciplinare del Csm di erogare la massima sanzione prima della rimozione, ma Pinatto se la cavò con altri due mesi di perdita di anzianità. Tutti i suoi colleghi pensavano che avrebbe provveduto, invece tutto è fermo, come otto anni fa. E i mafiosi? «Stanno qua, girano tranquilli per la città e ? dice un investigatore di Gela ? continuano a fare i mafiosi». |
| Fabrizio Frosini | |
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Scotti impugna le assoluzioni di De Magistris ![]() _________ Secondo il magistrato/ministro Scotti, Luigi De Magistris non è stato punito abbastanza per ciò che si è permesso di fare! Riportiamo la notizia come data dall?Ansa in un articolo riportato sul sito di AntimafiaDuemila. di Sandra Fischetti (Giornalista) ?Quella del Csm fu condanna parziale. Illegittimo assolverlo per fuga di notizie e sospetti su superiori?. Troppo blanda la sentenza con la quale la sezione disciplinare del C.S.M. il 18 gennaio scorso ha condannato il pm Luigi De Magistris alla censura e al trasferimento da Catanzaro, inibendogli anche di continuare a svolgere le sue funzioni di sostituto procuratore. Sembra pensarla così il ministro della Giustizia Luigi Scotti, che ha impugnato davanti alle Sezioni Unite civili della Cassazione quella decisione. La pronuncia di Palazzo dei marescialli è ?illegittima?, ha fatto mettere nero su bianco nel ricorso che ha affidato all?Avvocatura dello Stato, nella parte in cui ha assolto il magistrato dalle accuse di aver violato i suoi doveri per le fughe di notizie sulle sue inchieste, per i ?sospetti? diffusi su superiori e colleghi, per le dichiarazioni alla stampa su complotti per fermare la sua attività e per non aver informato il suo diretto superiore di un provvedimento importante. La mossa del Guardasigilli è arrivata a sorpresa, il 20 marzo scorso, nell?ultimo giorno utile per proporre impugnazione. E con questa iniziativa Scotti sembra sposare in pieno le tesi del suo predecessore, Clemente Mastella, che il 20 settembre dell?anno scorso aveva promosso l?azione disciplinare e aveva chiesto il trasferimento d?ufficio e in via d?urgenza per De Magistris. Il ricorso ? che ha per obiettivo ottenere che sia ?cassata? la parte assolutoria della sentenza ? è stato presentato non solo contro De Magistris, ma anche nei confronti del rappresentante dell?accusa, il sostituto Pg Vito D?Ambrosio, che aveva chiesto la condanna del magistrato per la gran parte, ma non per tutti, gli addebiti che gli erano stati mossi da Mastella. Scotti non fa sconti al C.S.M.: è ?insufficiente? e ?illogica? ? sottolinea il ricorso firmato dall?Avvocato dello Stato Enrico Arena ? la motivazione con cui ha assolto De Magistris dall?accusa di mancanza di diligenza per le fughe di notizie che hanno segnato le sue inchieste, come quelle sull?iscrizione del premier Romano Prodi nel registro degli indagati nell?ambito dell?inchiesta Why not, sull?informazione di garanzia a carico di Luigi Bisignani,e sul decreto di perquisizione per il Pg Potenza Vincenzo Tufano. Il ?tribunale delle toghe? si è limitato alla ?negazione? dell?addebito ? accusa il ministro ? ?ignorando gli indizi gravi, precisi e concordanti di responsabilità, quanto meno a titolo di colpa?. Quanto alle dichiarazioni del magistrato alla stampa, non ci sono dubbi: hanno leso ?diritti o reputazione altrui?, oppure, quando riguardavano l?attività giudiziaria, sono state rese ?senza la delega del procuratore?; per questo, di fronte alla ?accertata commissione di tali fatti? De Magistris non poteva essere assolto. E? ?illogica e contraddittoria? anche la motivazione dell?assoluzione a proposito dei sospetti diffusi dal pm sui suoi superiori; un metodo che De Magistris ha usato, sostiene il ricorso ?per giustificare l?inadempimento dei propri doveri di informazione e per gettare ombre sulla condotta e sulle persone dei colleghi?. (ANSA). |