Join Amici di Grillo, Travaglio e De Magistris - Meetup EMPOLI

You'll get invited to our Meetups as soon as they're scheduled!

Amici di Grillo, Travaglio e De Magistris - Meetup EMPOLI Message Board › NON BUTTIAMO VIA UN'OCCASIONE IRRIPETIBILE!

NON BUTTIAMO VIA UN'OCCASIONE IRRIPETIBILE! Andiamo avanti, senza lasciarci intimidire né condizionare..

Fabrizio Frosini
Posted Nov 1, 2009 10:04 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,015
Send an Email Post a Greeting
voglioscendere



L’indifferenza



(in memoria di Stefano Cucchi)



Pino Corrias


Quello che spaventa di più è il labirinto impersonale, l’ingranaggio burocratico, le porte chiuse, i divieti, l’omertà, i “no, senza l’autorizzazione non si può”, che hanno protetto, che stanno proteggendo, gli esecutori materiali della morte di Stefano Cucchi, arrestato in buona salute dai carabinieri il 15 ottobre e restituito cadavere ai genitori, già disteso sulla tavola delle autopsie dell’obitorio di Roma, il 22 ottobre all’alba.

Quei labirinti, quegli ingranaggi sono stati maneggiati anche loro da persone in carne e ossa.
E hanno agito sovrapponendosi all’agonia di Stefano Cucchi, impedendo che i familiari, o almeno un avvocato, riuscissero a vederlo, a parlargli, per sei notti e sette giorni di seguito, mentre il suo corpo smetteva progressivamente di reagire ai traumi e al dolore.

Non uno di quegli ingranaggi si è inceppato.
Non una smagliatura - tra i carabinieri, le guardie penitenziarie, i medici, la magistratura di sorveglianza - ha permesso di allentare quell’assedio di indifferenza e ignavia.
Che ha dilapidato il tempo utile a salvarlo e certamente la pietà.

Proprio come si è visto in quell’altro reperto di nostra impassibile modernità che è il video dell’esecuzione al rione Sanità di Napoli.
Lì un paio di donne che andavano di fretta hanno scavalcato il cadavere steso sul marciapiede.
Qui lo ha fatto un intero pezzo di Stato che aveva preso in consegna il corpo (e la vita) di Stefano Cucchi per poi lasciarlo agonizzare nell’inchiostro.


01.11.2009
Fabrizio Frosini
Posted Nov 2, 2009 3:40 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,023
Send an Email Post a Greeting
Corriere


Lo strappo


Cacciari: addio alla politica


Sconfitti tutti i miei progetti



«Questo Pd è il vecchio disegno di D'Alema. Non mi interessa»

«Condivido la scelta di Rutelli ma con l'Udc non ho nulla a che fare»



«Non intendo più candidarmi a nulla. Nel 2010 non farò più il sindaco di Venezia, né il deputato. Basta. Quante volte occorre essere sconfitti in una vita?».

Massimo Cacciari si ritira?
«Continuerò a dire la mia, ma non accetterò più impegni organizzativi. Ho già dato, serve realismo. Trent'anni fa speravo con altri di poter imprimere una svolta al Pci. Poi ci ho provato con Occhetto, quindi con il partito dei sindaci, con l'Asinello di Prodi, con la Margherita e infine con il Pd. Quel che ora dice Rutelli io l'avevo detto molto tempo prima. A chi dovrei continuare a predicare?».

E guidare il movimento di Rutelli?
«Ma quando mai mi si è offerto di guidare qualcosa? E comunque non me ne frega niente, il potere mi fa ridere. Stimo Tabacci e, a Rutelli, mi lega una affettuosa amicizia. Condivido la sua scelta, ma io con l'Udc non ho nulla a che vedere. Né con gli altri».

Cioè il Pd di Bersani?
«Gli auguro successo, ma sarà la cosa 2, 3 o 4 di D'Alema. È un dramma quel che si profila nel Pd. L'intesa col centro è inevitabile e 'sta frittata qui, un centrosinistra da prima Repubblica che è il vecchio disegno di D'Alema, non mi interessa culturalmente. Anche se è l'unica via per sconfiggere Berlusconi».

Trovi lei un'altra via.
«E cosa dovrei fare? Più di come mi sono fatto il culo in questi anni? Nessuno mi ha mai filato, anche se ho avuto sempre ragione. In politica bisogna essere a tempo e non in anticipo, a 65 anni ho capito che non sono capace di fare politica. Il mio amico D'Alema sì, che è capace».

Ha mediato con Rutelli.
«Non sento D'Alema da quando avevo i calzoni corti, ma so per certo cosa gli ha detto. "Ti capisco, Francesco. Fai il centro e ci incontreremo in una bella alleanza"».

D'Alema potrebbe diventare ministro degli Esteri Ue.
«Sì, dopo aver rimestato nel pollaio in modo tale da diventarne l'ambasciatore più rappresentativo... È lo stesso film del '98, quando D'Alema nel casino generale fa un bell'accordo fuori dal centrosinistra e diventa premier».

Rimpiange Prodi?
«Macché, lasciamolo perdere Prodi. Veltroni sì che aveva idee, ma non ce l'ha fatta per limiti personali e incapacità organizzativa. Fassino e Rutelli erano autenticamente per il Pd, sono stati generosi e nemmeno loro ce l'hanno fatta. Casini? Anche lui non ha capito nulla».

Le Regionali: un bagno?
«Non è detto. Bersani può anche tenere, Pd e centro assieme potrebbero fare meglio che alle Politiche».

La Bindi accusa Rutelli di pensare al se stesso.
«Vada a spasso. Ci vorrebbe un libro per raccontare i disastri che ha fatto la Bindi».

Quanta amarezza..
«Macché amarezza, una liberazione. Non vedo l'ora di tornarmene all'università».


Monica Guerzoni
02 novembre 2009

Fabrizio Frosini
Posted Nov 5, 2009 8:44 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,026
Send an Email Post a Greeting
Il Fatto Quotidiano


Marco Travaglio



Ma io difendo quella croce




Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole.
E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano.
Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo.

Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove.

Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”.

Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino.

Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”.
La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze.
Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito.

Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula.
È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione.
L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta.
Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi.
È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse:
Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”.

Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso.
Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo.
Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce.
Anzi, le mancano proprio le parole.
Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici.
E i clericali.


da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009
Fabrizio Frosini
Posted Nov 8, 2009 5:50 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,032
Send an Email Post a Greeting
Repubblica


LA MORTE DI STEFANO CUCCHI




All'esame dei pm le differenti versioni dei medici fra ospedali e Regina Coeli

Agli atti manca la firma del giovane nel documento con cui avrebbe tenuto lontani i familiari


"Non mi curo senza l'avvocato"

così Stefano fu isolato in corsia




Protestava rifiutando cure, cibo e acqua perché voleva parlare con il suo avvocato di fiducia e con un'operatrice del Ceis che era diventata dal 2004 un punto di riferimento per lui.

"Ma quei diritti a Stefano sono stati negati, forse per impedirgli di denunciare il pestaggio subito in più riprese", continua a ripetere da giorni Ilaria Cucchi.
Da quando suo fratello Stefano, 31 anni, è morto all'alba del 22 ottobre con due vertebre rotte, traumi alla testa e all'addome, dopo essere stato arrestato il 15 alle 23.30 con pochi grammi di droga.

Che le condizioni del giovane fossero molto gravi è certificato dal diario infermieristico del reparto carcerario dell'ospedale Sandro Pertini.
Il 21 ottobre, ventiquattro ore prima della morte, i medici annotano: "Visti gli esami ematochimici eseguiti si propone nuovamente al paziente la reidrazione endovenosa ma il paziente rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato o con l'assistente sociale del Ceis".
Nella comunità terapeutica Cucchi si era disintossicato soprattutto per problemi di alcol.
Ma nel diario medico si dice di più: "Rifiuta di alimentarsi fin dall'ingresso e anche di effettuare l'ecografia all'addome".
Che il quadro clinico fosse grave i medici del Pertini l'avevano segnalato anche in una relazione al magistrato per chiedere il trattamento sanitario obbligatorio.
Ma la richiesta non fece in tempo neanche a partire: all'alba del 22 ottobre il trentunenne morì.

I referti mostrano però una realtà diversa da quella poi riferita dai medici ascoltati dai pm che indagano per omicidio preterintenzionale nei confronti dei responsabili del pestaggio e e per omicidio colposo nei confronti dei sanitari che avrebbero dovuto assistere adeguatamente il giovane.
I sanitari del Pertini ai magistrati raccontano invece che le condizioni di Cucchi non erano così gravi e che si alimentava in modo discontinuo e non totalmente.

La sorella non ha dubbi: sia la richiesta di Stefano Cucchi sia il rifiuto del personale del carcere avevano la stessa motivazione: le botte.
"Le sue richieste sono cadute nel vuoto".
E quando i genitori di Stefano chiesero di entrare nel reparto carcerario del Pertini non gli fu consentito.
Trovarono un'opposizione, sorda all'inizio e via via più esplicita.
E il modulo che i pazienti-detenuti firmano all'ingresso ha una barra sul diniego di informare i familiari, ma non porta la firma di Stefano Cucchi.
"Perché lo spazio della firma resta bianco e a noi è stato impedito di vederlo? - ripetono i familiari - Hanno detto che dovevano rispettare la sua volontà, ma era proprio così o volevano nascondere le aggressioni che Stefano ha subito?".
Ora cartelle cliniche e i moduli d'ingresso al carcere sono al centro delle verifiche della procura che sta per inviare i primi avvisi di garanzia.


MARINO BISSO e CARLO PICOZZA
(8 novembre 2009)


Fabrizio Frosini
Posted Nov 9, 2009 3:14 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,036
Send an Email Post a Greeting


LA MORTE DI STEFANO CUCCHI



L'Unità


Incredibile Giovanardi

«Cucchi è morto di droga»



«Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto - e la verità verrà fuori - soprattutto perché pesava 42 chili».
Lo ha detto il sottosegretario Carlo Giovanardi, intervenuto a «24 Mattino» su Radio 24, che ha diffuso il testo dell'intervista, per parlare di droga.
«La droga - ha continuato Giovanardi - ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato... certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così».

Intanto è on line sui siti di http://www.abuondirit..., italiarazzismo.it, innocenti evasioni.net la documentazione clinica di Stefano Cucchi.

«Non c'è alcun mistero sulla morte di Stefano Cucchi. Può sembrare paradossale, ma tutto è documentato e leggibile negli atti» queste sono le parole del professor Luigi Manconi riferite dall'on. Giuseppe Giulietti dell'associazione Articolo21.
«E si tratta di un atto di accusa che non può essere ignorato , né dalle istituzioni , né dalla politica né, per quanto ci riguarda dai media. Per queste ragioni - prosegue Giulietti - l'associazione Articolo21 non solo ha deciso di riprendere la documentazione ma anche di chiedere a tutti i blog e a tutti i siti di linkare i video e la documentazione pubblicata. Ci auguriamo, infine che tutte quelle trasmissioni che hanno trovato il tempo e lo spazio per dedicare ore e ore di trasmissioni ai delitti di Cogne, di Perugia, di Garlasco vogliano finalmente dedicare analoghe attenzione alla vergognosa vicenda di Cucchi o a quella già dimenticata di Aldo Bianzino o alla restituzione della memoria e della verità alla famiglia Aldrovanti di Ferrara, la cui vicenda per molto tempo fu circondata da un silenzio complice ed omertoso. Comprendiamo che si tratti di "delitti più scomodi" e meno utilizzabili all'industria della paura ma non per questo si può fingere di non vedere, di non sentire e di non sapere».

Le reazioni
Le parole di Carlo Giovanardi «si commentano da sole».
Quel che è certo è che «la famiglia è sempre in attesa di giustizia».
Così Giovanni Cucchi, il padre di Stefano, risponde al sottosegretario secondo cui il giovane è morto perché anoressico e drogato.
«Che Stefano aveva dei problemi non lo abbiamo mai negato - dice Giovanni Cucchi - ma non per questo doveva morire così».

«Giovanardi oggi ha perso una buona occasione per tacere. Non si può fare sterile propaganda politica su un ragazzo morto per circostanze ancora tutte da verificare».
Lo ha affermato Stefano Pedica, senatore dell'Italia dei Valori, a proposito delle dichiarazioni del sottosegretario sulla morte di Stefano Cucchi, intervenuto oggi a '24 Mattino' su Radio 24.

«Le parole di Giovanardi sulle cause della morte di Stefano Cucchi sono stupefacenti» ha dichiarato invece Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri.
«Non sappiamo - aggiunge Gonnella - se Stefano Cucchi è morto per le violenze subite, per le cure negate o per altra ignota causa. Sicuramente la concausa della morte di Stefano Cucchi è una legge iper-punitiva (la Fini-Giovanardi) che tratta chi fa uso di droghe personali come un delinquente e lo butta irrimediabilmente in galera».
È per questo, aggiunge, che «le parole del ministro Giovanardi sono sorprendenti».
«Soprassedere sulle violenze, sui diritti calpestati, su quanto caduto in questi sei giorni e dare tutta la colpa alla droga è quanto meno singolare - dice ancora Gonnella - Picchiare chi usa droghe è lecito? Abbandonare a se stessi chi fa uso di droghe è lecito? Ci risponda il ministro Giovanardi la cui legge illiberale e punitiva (che assimila droghe leggere e droghe pesanti) ha creato la tragedia del sovraffollamento carcerario».

«Di fronte ad un caso come quello di Stefano Cucchi, su cui è indispensabile ed urgente fare chiarezza quanto prima, le parole del sottosegretario Giovanardi sono il peggio che certa politica possa esprimere al cospetto di una tragedia umana su cui gravano dubbi e sospetti di responsabilità esterne», afferma Roberto Giachetti del Pd.
«Dichiarare che il ragazzo è morto perché anoressico e drogato significa non solo violare la dignità ed il rispetto per le istituzioni che la famiglia ha sin qui dimostrato - aggiunge - ma soprattutto evidenzia una disarmante leggerezza, un'inquietante superficialità e una vergognosa rozzezza di giudizio a cui il sottosegretario Giovanardi non è purtroppo nuovo. C'è un'indagine in corso e tutte le istituzioni, governo e parlamento in primis, dovrebbero augurarsi che si riesca ad accertare la verità stabilendo le reali e precise cause della morte di Stefano Cucchi, senza avventurarsi in ipotesi fantasiose o peggio ancora, come fa Giovanardi, sproloquiare per ragioni propagandistiche sulla pelle di un ragazzo che non c'è più. Consiglio al sottosegretario di seguire l'esempio di una famiglia così provata eppure così dignitosa nel proprio dolore: Giovanardi attenda l'esito delle indagini in religioso silenzio».


09 novembre 2009
Fabrizio Frosini
Posted Nov 10, 2009 2:27 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,040
Send an Email Post a Greeting


LA MORTE DI STEFANO CUCCHI




"Cucchi morto di droga"

Giovanardi



Repubblica


Il cattolico feroce



FRANCESCO MERLO

Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi.
Secondo Giovanardi, Stefano se l'è cercata quella fine perché "era uno spacciatore abituale", "un anoressico che era stato pure in una comunità", "ed era persino sieropositivo".
Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: "diventano larve", "diventano zombie".
E conclude: "È la droga che l'ha ridotto così".

Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo "la lotta alle tossicodipendenze" e la "tutela della famiglia", ovviamente sa bene che tanti italiani - ormai i primi in Europa secondo le statistiche - fanno uso di droga.
E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi.
E, ancora, sa che molte persone "per bene", danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy..., una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale.
E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi.
Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine.
A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.


Ci sono, tra i drogati d'Italia, "i viziati e i capricciosi", e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, "ragazzi che non ce la fanno" e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non "spacciano", come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica.
E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro "gli scarti della società", alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l'umanità dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l'arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l'Italia.
Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.

Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito.
Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l'hanno protetto, i medici che non l'hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria.
I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell'esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato.
È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei "ladri di biciclette".
Davvero essere di destra significa non capire l'infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato?
Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma "sniffa" astio.
Come lei erano gli "sciacalli" che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.

Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si "strafà" di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.
Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti, impedire per prevenire e prevenire per impedire.
Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono.
Ma cosa c'entrano le botte e la violazione dei diritti?
E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all'arrestato un avvocato e le cure mediche?
E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all'intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?

Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell'aborto e del peccato di omosessualità?
Non è quello che difendeva la vita dell'embrione?
È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto.

Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.


(10 novembre 2009)
Fabrizio Frosini
Posted Nov 10, 2009 11:24 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,046
Send an Email Post a Greeting
Il Fatto Quotidiano



M'illumino d'incenso


Scodinzolini colpisce ancora




di Belfagor


Dopo i celebri editoriali per rivendicare la censura sul caso Berlusconi-D’Addario e insultare i manifestanti per la libertà di stampa, ieri sera il manganello personale di Berlusconi, al secolo Augusto Minzolini, è tornato a parlare alla Nazione per conto terzi.

Ha sferrato – “senza contraddittorio”, come direbbero i suoi mandanti - un durissimo attacco al pm antimafia Ingroia, accusandolo di difendere la legalità e dunque di sovvertire la Costituzione.
Alla quale Minzo è tanto affezionato: infatti spiega che i costituenti (cita il suo vecchio amico De Gasperi) “avevano previsto l’immunità parlamentare per assicurare l’equilibrio fra i poteri”.
Poi purtroppo fu abolita in seguito a fantomatiche “operazioni mediatiche” dopo Tangentopoli: un “vulnus che va sanato” ripristinandola.

Naturalmente non è vero niente: i costituenti non avevano stabilito alcuna immunità, ma l’autorizzazione a procedere per preservare i politici di opposizione da processi per reati “politici”, funzionali o di opinione, non certo per reati comuni.
Il Parlamento ne abusò per bloccare processi per mafia e tangenti.
Poi, a furor di popolo, la abolì.

È un peccato che nessuno possa raccontare la verità ai telespettatori del Tg1.
Ma questo è il contraddittorio alla Scodinzolini: raccontare balle in beata solitudine.


da Il Fatto Quotidiano n°42 del 10 novembre 2009
Fabrizio Frosini
Posted Nov 11, 2009 2:51 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,055
Send an Email Post a Greeting


M'illumino d'incenso


Scodinzolini colpisce ancora




dal blog di Di Pietro



L'emergenza democratica secondo RaiUno




Minzolini, pagato con soldi pubblici, è venuto in prima serata al Tg1 a spiegare a noi cittadini che l’immunità parlamentare ècosa giusta e doverosa” affinché non vengano sovvertite le sorti democratiche del Paese.

E’ venuto anche a screditare un magistrato antimafia come Ingroia che dedica la sua vita, e quella della sua famiglia, ad un’incessante lotta contro Cosa Nostra.

Riporto sopra l’intervento di Antonio Ingroia di sabato a Napoli durante la due giorni del convegno “Questione morale ed istituzioni” a cui ho partecipato, incontro che Minzolini ha utilizzato per travisare la sua visione della democrazia italiana.

Quando vedo un Ingroia parlare ad un convegno con qualche centinaio di persone ed un Minzolini sproloquiare di fronte a milioni di italiani, penso che questo Paese non abbia più nulla in comune con una democrazia.



INTERVENTO di ANTONIO INGROIA

Napoli 7 novembre 2009



Io credo che siamo in una situazione di emergenza.
Emergenza vera, effettiva, non le emergenze fittizie, create ad hoc per deviare l'attenzione dell'opinione pubblica.
Non l'emergenza immigrazione, non l'emergenza magistratura, non l'emergenza intercettazioni.

Noi in Italia abbiamo un'emergenza democratica.
E l'emergenza democratica che abbiamo nel nostro Paese nasce da una situazione attuale, contingente, che ha a che fare con l'attacco sistematico che si avvia verso una sorta di, passatemi il termine che riconosco un po' enfatico, soluzione finale - ma questa sensazione mi dà quel che sta accadendo negli ultimi mesi – sui due punti che poi sono cruciali, rimasti in qualche modo a presidio, che sono costituiti dagli unici presidi di controllo rimasti in piedi: la magistratura e la libera informazione.

Su questi snodi, in modo lucido e sistematico, si muovono le iniziative legislative attuali e all'orizzonte: quella sulle intercettazioni, ad esempio, ne costituisce soltanto l'ultimo anello.
Non se ne è parlato per mesi, ma è stato messo nuovamente all'ordine del giorno presto al Senato perché venga rapidamente approvata la legge, così com'era stata approvata alla Camera.

Ma quel che sta accadendo in Italia, che è accaduto negli ultimi dieci anni – ripeto, è una mia opinione ma credo assistita da una serie di fatti – e che rende non enfatica, anzi direi quasi un eufemismo l'espressione che ho usato prima di emergenza democratica, è che noi non ci troviamo soltanto di fronte a una sistematica demolizione dei pilastri dello Stato di Diritto.
Noi ci troviamo di fronte a una sistematica demolizione dello Stato.

Quello che è accaduto negli ultimi anni è una progressiva e radicale rimodulazione del modello istituzionale nel quale la differenza tra quella che in Italia chiamiamo la cosiddetta Prima e Seconda Repubblica, è che nella Prima Repubblica c'era una politica che svolgeva un ruolo di mediazione, talvolta inquinata da interessi privati e talvolta inquinata anche da interessi criminali, ruolo di mediazione svolto dalla politica che nella Seconda Repubblica semplicemente non esiste più.

Il problema, il modo col quale noi talvolta approcciamo il tema politica contro giustizia, guerra tra politica e giustizia... questo è un luogo comune facile ed è inutile smontarlo, ma noi abbiamo detto spesso nel passato che è errata l'immagine dello scontro tra politica e giustizia perché c'era una sola parte che picchiava contro l'altra, cioè la politica contro la giustizia.

Ma io direi un'altra cosa: noi, invece, non abbiamo avuto un assedio della politica contro la giustizia, abbiamo semplicemente perso la politica, perché le istituzioni e la politica sono state occupate dagli interessi privati, quindi è il privato che ha sostituito il pubblico.

La differenza, quindi, tra la Prima Repubblica e la Seconda è che è saltato qualsiasi ruolo di mediazione che, prima, la politica svolgeva nella cosiddetta Prima Repubblica.

Questo è quello che mi allarma, e mi preoccupa.

In realtà quel che accade in Italia - secondo la mia valutazione ovviamente dal punto di vista di cittadino e non da magistrato che poi fa indagini e sostiene l'accusa nei processi: lì vale la prova e non le considerazioni –, come ci ricordavano uomini come Falcone e Borsellino, la lotta alla mafia non la puoi fare soltanto dentro i palazzi di giustizia, con le indagini e i processi: quelli si fanno con le prove, se ci sono, e se non ci sono non fai ne l'uno ne l'altro.

Ma per affrontare la mafia, che non è soltanto un'organizzazione criminale ma un sistema di potere criminale, la magistratura da sola non può vincere questo scontro.

Occorre un movimenti ampio, di opinione, nella società.

Ed è quello che Paolo Borsellino diceva con una frase che se dicessimo oggi saremmo accusati di essere politicamente schierati, che il nodo – diceva Borsellino – per la lotta alla mafia è essenzialmente politico, perché prima di una magistratura antimafia occorre una politica antimafia.



A.D.
10.11.2009

Fabrizio Frosini
Posted Nov 11, 2009 2:52 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,056
Send an Email Post a Greeting
Il Fatto Quotidiano




Ci prendono per scemi?




Bruno Tinti


Così avremo il processo breve per gli incensurati; per gli altri, quelli già condannati, mettiamoci pure tutto il tempo che ci vuole.
Entro 6 anni per l’incensurato deve arrivare la sentenza definitiva: colpevole o innocente; se non arriva, chissà quale sarà la formula?
Prescrizione, fuori tempo massimo, squalificato (il giudice…).

Come al solito, pur di cavare Berlusconi dai guai, un sacco di delinquenti resteranno impuniti, le parti offese saranno fregate alla grande e la povera gente resterà a marcire in galera.

Fino ad ora i processi che si facevano per primi erano quelli con detenuti.
Sei dentro? Ti processo subito.
Perché magari sei innocente, anzi sei senz’altro innocente fino alla sentenza definitiva di condanna; e allora non devi stare in prigione un minuto di più di quanto strettamente necessario; alla sentenza definitiva ci dobbiamo arrivare nel minor tempo possibile.
Anche perché ci sono i termini massimi di carcerazione preventiva; e se non mi sbrigo a farti il processo, finisce che esci per decorrenza termine e poi tutti si indignano per i giudici fannulloni che scarcerano i mafiosi.

Adesso, però, i processi che si debbono fare per primi sono quelli per gli incensurati: perché più di 6 anni non potranno durare e se non mi sbrigo non li finisco in tempo.
Solo che gli incensurati, in genere, non stanno in galera in attesa del processo; sono, come si dice, a piede libero; proprio perché sono incensurati.
E tuttavia prima si processeranno gli incensurati perché poi non si può più; e dopo i detenuti, che c’è tempo.
Intanto se ne stanno in galera, magari da innocenti.
E se si tratta di mafiosi che escono per decorrenza termini, pazienza.

Se poi scomodiamo un po’ di dialetto, viene da dire guagliò, accà nisciuno è fesso.
Perché, in 6 anni, per una guida senza patente, uno scippo, un oltraggio al vigile urbano un processo lo si fa di sicuro.

I problemi cominciano quando si tratta di processare un incensurato (ma guarda che combinazione, Berlusconi, con le sue sei prescrizioni, è incensurato) per falso in bilancio o frode fiscale.
Perché, se cominciamo con le rogatorie alle isole Cayman e i sequestri di documenti in qualche caveau dell’Ossezia, in sei anni arriviamo sì e no al primo grado.

Ultima chicca: con questo sistema, Berlusconi & C. sempre incensurati saranno perché un processo per i reati che commettono loro non si riuscirà a fare mai.
E così sempre al processo breve avranno diritto; in un circolo infinito.

Ma proprio per scemi ci prendono?



da Il Fatto Quotidiano n°43 del 11 novembre 2009

Fabrizio Frosini
Posted Nov 13, 2009 8:12 PM
user 5076881
Group Organizer
Empoli, FI
Post #: 8,062
Send an Email Post a Greeting
Il Fatto Quotidiano




Oltre ogni limite




Antonio Padellaro


Noi speriamo che qualcuno lassù – Montecitorio, il Quirinale – sia stato avvertito della protesta che sale nel paese.

Una tempesta di messaggi che intasano Internet e i pochi giornali di opposizione.
Tutti dicono la stessa cosa: basta, è stato superato il limite.

Basta con l’ennesimo provvedimento ad personam, il diciannovesimo in quindici anni.

Basta con i trucchi e con il ricorso a tutti i possibili imbrogli legislativi per consentire l’impunità di un premier che se ne frega di tutto e di tutti.

Basta con le leggi che per salvare uno soltanto cancellano centinaia di migliaia di processi.
Assicurano la prescrizione a fior di corrotti e corruttori.
E, forse, lasceranno senza giustizia le vittime di grandi tragedie del lavoro e i loro familiari.

Basta con l’ingiustizia che risparmia i reati dei potenti e si accanisce sempre contro i poveri cristi.

Basta con il Parlamento svilito, svuotato, usato solo per soddisfare le necessità del padrone.

Basta con le istituzioni costrette a dare retta ai continui espedienti degli avvocati e legulei dell’impunito.

Basta con i domestici e i ruffiani adeguatamente ricompensati con incarichi parlamentari e ministeriali ; e con gli inquisiti per camorra candidati alla guida della regione più inquinata dalle cosche e dai veleni.

Basta con il disprezzo per la Costituzione e con gli incessanti tentativi di abbatterla a spallate.

Possibile che una intera nazione debba essere tenuta in ostaggio da gente simile?

Quali altre mascalzonate dovremo sopportare ancora?
Quante umiliazioni dovrà subire la nostra povera democrazia prima che il basta di tanti e tanti arrivi lassù in alto?


da Il Fatto Quotidiano n°45 del 13 novembre 2009

Powered by mvnForum