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Amici di Grillo, Travaglio e De Magistris - Meetup EMPOLI Message Board › NON BUTTIAMO VIA UN'OCCASIONE IRRIPETIBILE!
| Fabrizio Frosini | |
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Sul Meetup Firenze ci sono vari meetuppers, fra i quali l'organizer, che sostengono che la lista civica presentatasi a Campi con il pasticciaccio del Viti candidato sindaco e poi rivelatosi anche capolista alla camera per il bene comune, ha ottenuto un grosso successo... mah... valutate voi:
Con il pasticcio di cui dicevo (e quando ho sollevato il problema in tanti, compreso l ' organizer di Firenze, hanno reagito cercando di dissimulare e sostenendo che Grillo era d ' accordo.. --e con cavolo che era d ' accordo, come si è ben visto : la certificazione del blog di Grillo è stata negata!!), si è creata purtroppo una frattura anche nel meetup. Non solo: è stato sostenuto a gran voce che Viti veniva da oltre due anni di battaglie contro l ' inceneritore e che al referendum la maggioranza dei votanti si era dichiarata contro, pertanto Viti avrebbe certamente avuto un successo personale amplificato dall ' ottenimento della (in realtà NON OTTENUTA) certificazione. Insomma.. dove lo vedono il successo?? Purtroppo anche le altre liste civiche --con la certificazione del blog di Grillo-- non hanno avuto il risultato inizialmente sperato.. Neppure in Sicilia. Il senso dei numeri ottenuti, evidentemente, è che c ' è veramente molto da lavorare ancora.. e non si può pensare che bastino gli slogan o programmi su cui piantare la bandiera della decrescita felice (il cui significato quasi nessuno comprende), per avere un seguito plaudente.. Occorre pensare ad una strategia valida.. che faccia di una lista civica uno strumento democratico utile a modificare i costumi politici e a dare voce almeno ad una parte della cittadinanza.. Saluti FF P.S.: questo è il risultato al comune di Pisa : Comune di PISA |
| Fabrizio Frosini | |
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da Il Corriere :
PARLAMENTO -- Con i voti dell'estero, questa è la distribuzione dei seggi al prossimo Parlamento: CAMERA : Pdl 276, Lega Nord 60, Movimento per l'autonomia 8; -------- = 344 Pd 217, Idv-Di Pietro 29; -------- = 246 Udc 36, Svp 2, Movimento associativo italiani all'estero 1, Autonomia libertà democrazia (Valle d'Aosta) 1. SENATO : Pdl 147, Lega Nord 25, Movimento per l'autonomia 2; -------- = 174 Pd 118, Idv-Di Pietro 14; -------- = 132 Udc 3; Svp 4; Vallée d'Aoste 1; Movimento associativo italiani all'estero 1 Edited by Fabrizio Frosini on Apr 17, 2008 5:47 PM |
| Fabrizio Frosini | |
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Interessante analisi politica del risultato elettorale -- dal Corriere, 16 aprile 2008 : http://www.corriere.i...
di Ernesto Galli Della Loggia Ha ragione chi ha notato che il nuovo Parlamento italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà l'unico dei principali parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito che nel nome si richiami al socialismo o al comunismo. E questo accade nonostante che, come è noto, partiti con quei nomi abbiano segnato profondamente per decenni la storia della sinistra italiana e, insieme, la storia del Paese. Siamo di fronte, insomma, a una svolta profonda non solo del nostro sistema politico, ma della nostra intera vicenda nazionale, del lungo e tormentato configurarsi delle culture politiche italiane. Svolta tanto più significativa in quanto poi coincide con lo schierarsi elettorale a destra di tutto il Nord, cioè delle regioni più industriose, più ricche e più avanzate della penisola, un tempo, in molte zone, roccaforti della sinistra che aveva il socialismo o il comunismo nella propria insegna. Da questo punto di vista è oltremodo indicativo il sorprendente successo della Lega in una regione come l'Emilia Romagna, con oltre il 7% dei voti alla Camera. In realtà la Prima Repubblica non è finita nel 1994, è finita ieri; e il terremoto che ha colpito la sinistra può essere interpretato come la conseguenza del modo miope e insufficiente con cui proprio la sinistra affrontò 15 anni fa la crisi di quella fase della democrazia italiana, non cogliendone né il significato né le implicazioni. E perciò riducendosi oggettivamente, allora e poi, a un ruolo di puro e semplice freno anziché di spinta e di direzione. Ciò che portò alla fine la Prima Repubblica fu essenzialmente la mancanza di alternativa di governo, il fatto che per svariati decenni a reggere il Paese fossero più o meno sempre le stesse forze. Uno degli effetti ne fu per l'appunto la vasta corruzione (da qui Mani Pulite), insieme alla progressiva decrepitezza dei meccanismi e degli strumenti amministrativi (per primi quelli dell'amministrazione statale) e all' inamovibilità castale delle élites del Paese in quasi tutti i campi. Inutile dire il motivo della mancanza per tanto tempo di una credibile alternativa di governo: la presenza all'opposizione di un Partito comunista il cui sfondo ideologico e la cui collocazione internazionale, essendo entrambi storicamente contigui alla vicenda bolscevico- sovietica, non lo legittimavano a governare una democrazia occidentale come l'Italia. La fine dei partiti di governo della Prima Repubblica (Dc e Psi) per effetto delle inchieste giudiziarie di Di Pietro non ebbe l?effetto di spingere quelli che erano ormai i reduci del naufragio comunista a una revisione radicale della propria storia. E neppure li indusse a una rivisitazione altrettanto radicale di tutto l'impianto socio.statuale italiano, delle reti d'interesse, dei luoghi di potere accreditati, delle convenzioni bizantine, delle fame posticce di un regime ormai alle corde. Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a considerarsi quasi come i curatori testamentari di questo insieme di lasciti, facendosi catturare dalla tentazione di poterne addirittura diventare agevolmente gli eredi. Ciò che infatti cominciò fin da subito a verificarsi. Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l'urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell'ordine degli anni. Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. In breve tutto l'establisment economico.finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di «entrismo» da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci, insieme all'esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell'ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L?hanno reso di fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi. Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo, dall' altro però aveva reso sempre impossibile? ai partiti che ne portavano i nomi? qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine. |
| Fabrizio Frosini | |
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dal blog di Grillo
Comunicato politico n. 8 http://www.beppegrill... Il partito che non c?è. Queste le cifre. Camera: italiani aventi diritto di voto: 47.126.326. Voti validi: 36.452.305. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.674.021, il 22,6%. Senato: italiani aventi diritto di voto: 43.133.946. Voti validi: 32.771.227. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.362.719, il 24%. La diminuzione più importante, rispetto alle elezioni del 2006, meno 2.109.734, si è avuta al Senato. Quasi un italiano su quattro ha rifiutato le elezioni incostituzionali. Il terzo partito italiano. Gli anni ?90 hanno visto la fine delle ideologie, oggi assistiamo alla fine dei partiti. Uno alla volta ci stanno lasciando. Cadono come le foglie di un platano d?autunno. Lente, ma con volo sicuro. Partito comunista, partito socialista, partito (fuso) radicale, Democrazia Cristiana, Verdi, Alleanza (fusa) nazionale. Ne mancano pochi all?appello. I pidini sono mimetici, ad ogni elezione cambiano identità per non farsi impallinare dagli elettori. Sono carne e pesce, riso e formaggio, zuppa di fagioli e di tartaruga. Un bollito misto. Una Walterloo. Gli altri partiti non esistono. Sono voti nominali. Un nome per tutti e tutti i voti per uno. Ci sono Azzurro Caltagirone e Testa d?Asfalto. Boss(ol)i e la kriptonite Di Pietro. Sono partiti ad personam. Il futuro che ci aspetta è Highlander. Ne rimarrà solo uno. O forse nessuno. Basta aspettare sulla riva del fiume. Le liste civiche del blog crescono. Consiglieri comunali, per ora, a Treviso e a Roma. Sonia Alfano consigliere regionale in Sicilia. Risultati ottenuti senza pubblicità, senza fondi pubblici, senza televisioni, senza giornali. Ma con l?onestà, con il porta a porta, con la Rete. 407 città hanno già aderito ai referendum per una libera informazione in un libero Stato. V2 Day. V2 Day. 25 aprile. |
| Fabrizio Frosini | |
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da La Rete del Grillo: 16 Aprile
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| Fabrizio Frosini | |
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INTERVISTIAMO GLI EMPOLESI
: il video sarà poi postato sul blog.. ![]() Domande sulla città, sul V 2 Day e anche sulle sulle elezioni.. Cosa pensano di una nostra futura Lista Civica..?? ![]()
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| Fabrizio Frosini | |
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... Per chi volesse la dimostrazione che la presenza di Andrea Verlicchi nel nostro Meetup era funzionale solo e soltanto alla ricerca di voti per Rossi&Montanari, avendo egli mostrato di essere indifferente ad un qualsiasi altro apporto/contributo di riflessione che aiutassero il Meetup a crescere.. ecco qua la comunicazione di oggi della piattaforma meetup : il messaggio automatico ci rende noto che --terminata la propria funzione elettorale-- il *nostro* Verlicchi ci ha lasciati.. Non credo ne sentiremo la mancanza.. Andrea Verlicchi just left Amici di Beppe Grillo di EMPOLI , Meetup Group. Here's a quick summary of Andrea Verlicchi's |
| A former member | |
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Beh si capiva dall'inizio... dobbiamo informare tutti di questo qua..
poveretto, hanno fatto anche flop |
| Fabrizio Frosini | |
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da LA STAMPA : http://www.lastampa.i...
Pd, macchè rimonta di LUCA RICOLFI Se fra uno o due anni si tornasse a votare, non mi stupirei che l?Udc sparisse, la sinistra estrema tornasse in Parlamento, e il Pd perdesse fra il 5 e il 10% dei suoi consensi attuali. Sto scherzando, naturalmente, perché chissà quante cose saranno successe nel frattempo. Ma queste tre finte profezie mi aiutano a dire che cosa, secondo me, si nasconde negli ultimi risultati elettorali. L?Udc, è vero, è riuscita a restare in Parlamento, ma nel valutare il suo risultato si dimentica che - lista di Giuliano Ferrara a parte - votare Udc era l?unico modo che i cattolici avevano a disposizione per esprimersi: nel 2006 c?erano anche l?Udeur, la Dc di Rotondi, la Margherita. Già oggi gli elettori che hanno votato Udc sia nel 2006 sia nel 2008 sono meno del 4% dei votanti, cui si aggiunge un 2% scarso di transfughi da altri partiti, cattolici e non: se il bipolarismo Pd-Pdl dovesse rafforzarsi, e inoltre l?Udc dovesse risultare tagliata fuori dai giochi di governo, è verosimile che molti elettori cattolici tornino a scegliere fra i due poli principali, per non disperdere il proprio voto. Diversa è la situazione dell?estrema sinistra. A mio parere essa finirà per restare fuori del Parlamento, ma solo perché è guidata da persone del tutto prive di senso comune, e non perché gli elettori di sinistra siano scomparsi come i dinosauri. Già oggi la sinistra estrema - sommando Sinistra Arcobaleno e formazioni minori - raccoglie oltre il 4% dei voti, mentre un altro 2% o 3% potrebbe tornare all?ovile, dopo essere stato inutilmente sacrificato sull?altare del Pd per «sconfiggere Berlusconi». In breve: se restasse tutta unita, e fosse guidata da una persona normale (non satura di ideologia), la sinistra estrema potrebbe tornare in Parlamento e - aggiungo io - farebbe anche del bene alla nostra democrazia. Resta il Pd. Capisco che i suoi dirigenti non possano che ripetere quel che ripetono: il Pd ha suscitato entusiasmo e speranze, la nostra rimonta è stata formidabile, il risultato finale è buono, in così poco tempo non si poteva fare di più, eccetera eccetera (curioso, comunque, dopo mesi di slogan come «yes we can», o «si può fare»). Però ora abbiamo i dati delle elezioni politiche, i risultati di alcune consultazioni amministrative, le stime dei flussi elettorali. Ebbene, se analizzati con cura quei dati tracciano un quadro un po? diverso da quello ottimistico che molti vi hanno voluto vedere (eccezione importante, un articolo di Roberto Gualtieri sul Riformista). Primo. L?arretramento della sinistra nel suo insieme è drammatico. Il distacco fra destra e sinistra, che era pari a zero nel 2006, in soli due anni è salito a quasi 11 punti, ed è oggi molto maggiore di quello del 2001, quando Berlusconi stravinse le elezioni (allora il distacco era dell?ordine di 2-5 punti, a seconda del metodo di calcolo). Tanti elettori di sinistra hanno votato a destra, pochi elettori di destra hanno votato a sinistra. Secondo. Della famosa super-rimonta di Veltroni non c?è traccia nei sondaggi della campagna elettorale, che talora segnalano un piccolo recupero, talaltra segnalano addirittura un lieve arretramento. Terzo. Secondo le analisi di flusso, che misurano gli spostamenti effettivi (fra 2006 e 2008), il Pd è riuscito ad attirare da destra a sinistra solo l?1,5% dei voti, per lo più sottraendoli ad An, mentre è parzialmente riuscito nell?opera di «cannibalizzazione» delle altre formazioni di sinistra, estrema e non. Quarto. Se si tiene conto che il Pd, oltre a Ds e Margherita, ha incorporato sotto il proprio simbolo i radicali, i voti del Pd nel 2008 sono di pochi decimali al di sopra di quelli del 2006. Quinto. Sottraendo i voti presi in prestito alla Sinistra Arcobaleno, il risultato del Pd nel 2008 risulta decisamente peggiore di quello del 2006 (-2,8), e ciò vale sia al Nord, sia al Centro, sia al Sud: al netto del «soccorso rosso», il «valore aggiunto» del Pd pare dunque negativo (con tre eccezioni: la circoscrizione Lazio 1, la Basilicata, la Puglia). Ecco perché penso che, se si votasse oggi, il Pd perderebbe colpi e si attesterebbe intorno al 30% (il valore storico del vecchio Pci), mentre la Sinistra Arcobaleno potrebbe anche tornare in Parlamento: per determinare questo esito, infatti, basterebbe che la metà di quanti hanno prestato il loro voto per «fermare Berlusconi» ritirassero il prestito, e decidessero di impiegarlo per garantire la sopravvivenza di una lista di estrema sinistra. Si potrebbe concludere che la vittoria di Berlusconi è stata un trionfo, e che il «buon risultato» di Veltroni in realtà nasconde una disfatta. C?è una piccola complicazione, però. I sondaggi degli ultimi mesi segnalano piuttosto chiaramente che la fiducia dell?elettorato di centro-destra in Berlusconi è sempre rimasta decisamente bassa, più o meno ai livelli cui era scesa alla fine del quinquennio 2001-2006. Ciò significa che il repentino e massiccio «spostamento a destra» che appare dai risultati elettorali (oltre 10 punti rispetto al 2006) non è il frutto dell?ennesimo innamoramento degli italiani per Berlusconi, bensì del fatto che il messaggio di Veltroni è risultato ancora meno credibile di quello del suo «principale competitore». Ci sarà tutto il tempo per capire come mai un popolo non certo entusiasta di Berlusconi ha preferito affidarsi per la terza volta a lui piuttosto che mettersi nelle mani di Veltroni. Per riuscire nell?intento, tuttavia, occorrerà dismettere del tutto la retorica dell?autoconsolazione, e cominciare a guardare in faccia i due dati fondamentali del voto del 13 aprile: il risultato della sinistra è stato un disastro, il «valore aggiunto del Pd» resta un teorema in attesa di dimostrazione. |
| Fabrizio Frosini | |
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QUANTO é ACCADUTO CON IL V 2 DAY é GRANDIOSO ! OVVIAMENTE, NON DOBBIAMO MONTARCI LA TESTA.. Né DOBBIAMO ILLUDERCI CHE LA STRADA SIA IN DISCESA.. MA é GIUNTO IL MOMENTO DI ESSERE COSCIENTI DELLA REALE POSSIBILITà DI FAVORIRE UN MUTAMENTO NELLA SOCIETà IN CUI VIVIAMO.. DI INCIDERE SULLA REALTà LOCALE POSITIVAMENTE.. CON I NOSTRI PRINCIPI E VALORI BEN SALDI E PRESENTI.. *EMPOLI PER TUTTI*
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