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Amici di Grillo, Travaglio e De Magistris - Meetup EMPOLI Message Board › NON BUTTIAMO VIA UN'OCCASIONE IRRIPETIBILE!

NON BUTTIAMO VIA UN'OCCASIONE IRRIPETIBILE! Andiamo avanti, senza lasciarci intimidire né condizionare..

Fabrizio Frosini
Posted Nov 14, 2007 11:39 AM
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Ciao Rico,
è però di oggi la notizia che Grillo e De Magistris sono stati a Strasburgo e hanno avuto il modo di sostenere quanto scritto proprio nella lettera..smile

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Fabrizio Frosini
Posted Nov 14, 2007 12:47 PM
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questa è una iniziativa che considero importante.. e vorrei che Kiddo e gli altri amici livornesi trovassero il tempo per.. esportarla a Empoli.. smile


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F.
Fabrizio Frosini
Posted Nov 14, 2007 1:56 PM
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tanto per ridere...

l' ONORABILITA ' di.. MASTELLA!!
biggrin




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e guarda il video : Grillo a Strasburgo
http://mediacenter.co...


Fabrizio Frosini
Posted Nov 15, 2007 11:23 AM
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DEGRADO POLITICA.. DEGRADO GIUSTIZIA.. DEGRADO ITALIA..


Da La Stampa :
15/11/2007 (8:55) - IL CASO
' Non li arresto perché è inutile ' . Il gip nega il carcere per 34 trafficanti: ' Con queste leggi uscirebbero subito '
RAPHAËL ZANOTTI e GIUSEPPE LEGATO
TORINO . Nessuno lo penserebbe mai, ma dietro a cinque piccoli arresti per spaccio di sostanze stupefacenti si nasconde uno dei casi più interessanti d?Italia: un omicidio, tre sicari, un pentito, i rapporti della criminalità calabrese con quella di una grande città del Nord come Torino. E soprattutto un nuovo principio giuridico: quello che ha fatto dire, al giudice per le indagini preliminari Alessandro Prunas Tola, che altri 34 sospettati - il grosso della banda - non dovevano finire in manette. Non ne valeva la pena perché tanto in Italia, tra attenuanti generiche, riti alternativi, legge sull?indulto e semilibertà, nessuno avrebbe fatto un giorno solo di galera. Arrestarli sarebbe stata una perdita di tempo. Con tanti saluti ai due magistrati inquirenti e agli uomini del reparto operativo dei carabinieri che, dietro a quella banda, ci avevano lavorato per oltre tre anni. Da quel 14 gennaio del 2003.
L?omicidio Donà
Tutto ha inizio in quella fredda notte a Grugliasco, città alle porte di Torino, quando viene ritrovato il cadavere di Giuseppe Donà, 40enne disegnatore tecnico della Valeo di Pianezza. Gli hanno sparato tre colpi di pistola calibro 6,35. Nessuno, all?inizio, sa il perché. Donà sembra una persona per bene, tranquilla. Però in casa gli vengono trovati un chilo e 700 grammi di cocaina. Il disegnatore tecnico ha una seconda vita, eppure nessuno sembra conoscerla. I carabinieri del reparto operativo e il pubblico ministero che si occupa dell?omicidio, Roberto Sparagna, brancolano nel buio per un anno e mezzo. Fino a quando una pista arriva da una terra che sembra lontana mille miglia dalle fredde notti di Grugliasco: la Calabria. Un pentito legato alla ?ndrangheta parla. E tra le sue ammissioni fa cenno anche all?omicidio torinese. Conosce delle persone. Persone che spesso venivano in Calabria a prendere cocaina ed eroina per portarla nel Nord. La pista è buona perché dopo poco viene arrestato Paolo Ammassari, un amico di Donà, sempre per droga. E le intercettazioni telefoniche portano a un altro personaggio: Giuseppe Amato, un artigiano di 46 anni con la fama da «duro».
Presi gli assassini
Giuseppe Amato viene arrestato il 5 luglio del 2006 insieme a un rumeno e 7 etti di cocaina. Attraverso lo straniero gli investigatori arrivano a Leonardo Cotrona, un commerciante di 40 anni di Collegno. Il terzo killer sarebbe Rocco Varacalli, 37 anni, il quale, messo alle strette, ammette: «Sì, ero anch?io lì. Ma ho solo assistito. Ci fu un acceso diverbio, poi Cotrona si allontanò con Donà facendomi segno di seguirli. Tirò fuori la pistola e sparò, uccidendo Donà». Una versione che, tuttavia, non convince completamente il pubblico ministero, che ha dalla sua parte un testimone: un uomo con precedenti, che non era sul luogo, ma a cui i tre un giorno si erano rivolti vantandosi di aver fatto fuori il disegnatore della Valeo. Alla fine il pm ha dunque contestato a tutti e tre l?omicidio volontario.
Un fiume di droga
Dall?inchiesta sul delitto nasce il filone d?indagine sul traffico di stupefacenti. Cinquanta telefonini cellulari sotto controllo, centinaia di pedinamenti, filmati. Nella città della Mole il gruppo riesce a piazzare sul mercato torinese un chilo di droga alla settimana per un volume d?affari di un milione di euro l?anno. Si tratta del livello medio, quello che collega i grossisti con i piccoli spacciatori di Porta Palazzo e San Salvario. Alla fine i magistrati della Dda di Torino Maurizio Laudi e Roberto Sparagna decidono di chiedere al giudice la cattura di 39 persone.
Il rigetto
In realtà, quella richiesta, è stata quasi rigettata in toto. «Tenuto conto del probabile accesso ai riti alternativi - scrive il giudice Alessandro Prunas - e della possibile concessione delle attenuanti generiche, i tre anni di pena estinti con l?indulto, che acquistano la valenza di tre anni di pena già scontata, si estendono a gran parte delle pene che, in ipotesi di colpevolezza, saranno inflitte agli attuali indagati; attuali indagati che potranno, nelle ipotesi di colpevolezza accertata in via definitiva, immediatamente beneficiare di misure alternative alla detenzione quale l?ammissione alla semilibertà dopo aver espiato metà della pena e quindi, alla luce dei tre anni ?indultati?, in tutti i casi di condanne fino a sei anni». Presumendo il giudice che il gruppo non possa essere condannato a più di sei anni, ha deciso di non farli arrestare. In manette sono quindi finiti, alla fine, solo in cinque: Carmelo Pirrotta, 44 anni di Moncalieri; Cesare Gramuglia (42) di Moncalieri; Mariano Mirengo (47), di Torino; Francesco Simone (47) di Torino e Oreste Scotti (30) di Beinasco. Per loro «sfortuna» aveva commesso reati anche dopo il 2 maggio 2006, data dell?indulto. Nel corso delle perquisizioni a uno dei «graziati», a Platì, è stato ritrovato un bunker. Era nascosto da una finta parete e i carabinieri sospettano fosse usata per nascondere latitanti.
Perquisizioni e ricorso
La procura ha subito presentato ricorso in Cassazione, rintracciando nel rigetto una violazione di legge. Può un Gip calcolare già anche la semilibertà come già data?


Questo è un paese da INCUBO..!!
..un incubo popolato da un immenso blob putrido, viscido, inesplicabile, immondo..

Fabrizio Frosini
Posted Nov 16, 2007 5:14 PM
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Un mio commento postato sul Blog di Beppe Grillo ieri :







Ma che Paese è ormai diventato l'Italia??
Questo è un paese da INCUBO.. un incubo popolato da un immenso blob putrido, viscido, inesplicabile, immondo.. che soffoca ogni speranza di cambiamento..
Ritengo sia una grande fortuna per la cosidetta Società Civile che occorra ancora un porto d'armi (per i ' comuni cittadini ') in questo Paese, per procurarsi una pistola.. Una fortuna che i ' comuni cittadini ' non possano procurarsi mitra ed esplosivi.. Altrimenti quelle ' follie americane ' che tanto colpiscono la nostra immaginazione, impallidirebbero.. Ormai basta infatti poco per scatenare una scintilla: il disgusto più profondo si è trasformato in odio per i comportamenti addirittura di provocatoria arroganza manifestati dalla Casta (dalle tante caste..) e milioni di ' comuni cittadini ' sono devastati dentro..
COME FA LA CASTA A NON RENDERSENE CONTO..??
Ma il problema sul tavolo -che peraltro ingigantisce ogni giorno di più- è : COSA FARE PER ESTIRPARE IL BLOB?? Che fare per favorire e assicurare una RINASCITA DEMOCRATICA DELL'ITALIA..?? Cosa fare, prima che sia troppo tardi..?? pur nel nostro piccolo, non siamo in pochi, è vero, a cercare di arginare il blob.. ma se non ci organizziamo (democraticamente parlando) potremo ben poco..
Saluti
Fabrizio Frosini, Meetup Beppe Grillo di Empoli





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Fabrizio Frosini
Posted Nov 18, 2007 6:10 PM
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CREDO CHE QUESTA LETTERA DAL MEETUP DI CATANZARO RAPPRESENTI UN'UTILE RIFLESSIONE :



FF






Nell'incontro di ieri sera il Meetup di Catanzaro ha approvato il seguente comunicato che verrà letto nel corso del raduno nazionale di oggi a Bologna:

Dall'8 settembre ad oggi, ed in particolare in queste ultime settimane, cavalcando le vicende De Magistris, Forleo, Levi-Prodi e gli ultimi raduni dei Meetup, come quello di Roma, nonché le difficoltà di coordinamento tra i Meetup nazionali, numerosi "pifferai magici" sono apparsi operando delle vere e proprie incursioni nei vari Meetup Nazionali a diverso titolo.
Emeriti sconosciuti in cerca di visibilità e protagonismo che spesso si celano dietro fantomatiche sigle, paventando contatti, relazioni, capacità di aggregare e convincere, cercano di carpire l'attenzione e la buona fede dei frequentatori dei Meetup.
Per la verità ci troviamo di fronte a due tipologie di incantatori.

La prima tipologia usa, più o meno, lo stesso stratagemma: apre un post qualche giorno prima, si inventa una manifestazione, un progetto da promuovere, lo posta nel Meetup di turno (usando loghi e immagini che disturbano e creano confusione) dando l'impressione a chi legge che tutto sia già pronto ed organizzato e, spesso, che il tutto abbia il sostegno e l'appoggio dello staff di Grillo se non proprio di Grillo stesso.
Quest'esca ha un unico e solo obiettivo: far iscrivere al Meetup, appena aperto, più persone possibili, per avere un pubblico a cui propinare, da quel momento in poi, le proprie a volte paranoiche teorie.
Nulla a che fare con Grillo e con le sue battaglie.

La seconda tipologia è alla ricerca di visibilità e di consenso per raggiungere obiettivi di carriera politica. Si spaccia per rappresentante, partecipa agli incontri decisivi, raramente rappresenta qualcuno, sovente non ha alcun seguito. Spesso ha già pronto un logo, uno stemma, un simbolo per una futura candidatura.
Attenzione! State vigili! Possono rappresentare la fine del vostro Meetup. Si insinuano con le proposte più subdole e fumose, paventando progetti volti all'organizzazione ed al miglioramento del funzionamento dei Meetup, con nomi altisonanti, per puntare all'obiettivo esattamente opposto: creare confusione, approfittare della buona fede di chi ci crede, depistare le iniziative, distrarre e attrarre verso di sé come fanno gli incantatori di serpenti.
Il Meetup di Catanzaro lancia l'allarme e non si lascerà abbindolare da questi personaggi in cerca di visibilità.

Internet è uno strumento straordinario che ci offre grandi possibilità e una grande libertà ma a questa libertà deve necessariamente corrispondere un eguale senso di responsabilità.
Fidiamoci solo delle persone in carne ed ossa che conosciamo e con cui ci interfacciamo quotidianamente.
Prima di aprire la porta ad estranei, così come facciamo nella vita reale, chiediamo sempre "chi è"? e accertiamoci di conoscere le persone con le quali entriamo in contatto e stabiliamo relazioni. C'è molta gente che vuole cavalcare il fenomeno Grillo.
Questi "pifferai magici" si alleano, spesso, con gli scontenti, con i fuoriusciti, con quelli che non condividendo scopi, metodi e scelte dei vari Meetup decidono di lasciare il gruppo.
Questi ultimi, invece di misurarsi e di confrontarsi democraticamente all'interno del gruppo con chi la pensa diversamente da loro o di proporre delle alternative, fuoriescono dal gruppo attaccando dall'esterno in modo vigliacco, infantile ed irresponsabile quelli che restano, con il solo scopo di denigrarli. Non reggono il confronto perché non reggono la democrazia.
Il filosofo francese Charles Fourier affermò che nessuno è obbligato a sopportare il proprio vicino, a recitare la parte dell'amico, ad aderire in modo ipocrita a un gruppo o ad una comunità. Tutte le relazioni si basano sulla legge di attrazione passionale e ciascuno trova sempre il suo corrispettivo, perché ci sarà sempre un esibizionista per un voyeur, una signora caritatevole per un vecchio uomo solo e così via.

Non è obbligatorio, infatti, essere tutti d'accordo, è indispensabile invece rispettarsi, poi il proprio corrispettivo si troverà prima o poi da qualche parte.
I Meetup sono gruppi autonomi, nati spontaneamente, per il semplice fatto di riconoscersi nelle battaglie e nei valori impliciti nelle iniziative di Beppe Grillo.
Ciascun Meetup assume in autonomia, rispetto agli altri e per forza di cose, connotazioni localistiche e, spesso, come è normale che sia, l'impronta data dal suo Organizer.
Il coordinamento tra i Meetup è auspicabile ma non obbligatorio. Può nascere da elementi, valori e battaglie condivise che possono accomunare e appassionare le diverse anime che li compongono. Il segreto per raggiungere risultati sta nel concentrarsi sugli obiettivi piuttosto che sulle persone o sulle etichette. Quando ci si concentra sui personalismi si scade nella polemica fine a se stessa. Quando ci si concentra sugli obiettivi si raggiungono risultati inimmaginabili.

I Meetup non sono la salvezza del mondo, non ci montiamo troppo la testa. Possono diventare, se ci impegneremo a farlo, solo un mezzo per migliorare la qualità della nostra vita e delle comunità nelle quali viviamo. Riuscire in questo sarebbe già un enorme risultato.
Ma i Meetup sono soprattutto un luogo dove trovare sostegno e solidarietà quando le ingiustizie, i soprusi e le umiliazioni, che quotidianamente come cittadini subiamo, sembrano relegarci al ruolo di spettatori passivi, incapaci di reagire.

Il Meetup di Catanzaro

Fabrizio Frosini
Posted Nov 20, 2007 11:47 AM
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Devo onestamente confessare che il mio disgusto sta tracimando..
Chi ringraziare per questo..?? L'elenco sarebbe tristemente lungo..
Ma qualcuno lo ringrazierò personalmente..
FF


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Ma che Paese è ormai diventato l'Italia??
Questo è un paese da INCUBO.. un incubo popolato da un immenso blob putrido, viscido, inesplicabile, immondo.. che soffoca ogni speranza di cambiamento..
Ritengo sia una grande fortuna per la cosidetta Società Civile che occorra ancora un porto d'armi (per i ' comuni cittadini ') in questo Paese, per procurarsi una pistola.. Una fortuna che i ' comuni cittadini ' non possano procurarsi mitra ed esplosivi.. Altrimenti quelle ' follie americane ' che tanto colpiscono la nostra immaginazione, impallidirebbero.. Ormai basta infatti poco per scatenare una scintilla: il disgusto più profondo si è trasformato in odio per i comportamenti addirittura di provocatoria arroganza manifestati dalla Casta (dalle tante caste..) e milioni di ' comuni cittadini ' sono devastati dentro..
COME FA LA CASTA A NON RENDERSENE CONTO..??
Ma il problema sul tavolo -che peraltro ingigantisce ogni giorno di più- è : COSA FARE PER ESTIRPARE IL BLOB?? Che fare per favorire e assicurare una RINASCITA DEMOCRATICA DELL'ITALIA..?? Cosa fare, prima che sia troppo tardi..?? pur nel nostro piccolo, non siamo in pochi, è vero, a cercare di arginare il blob.. ma se non ci organizziamo (democraticamente parlando) potremo ben poco..

Saluti
Fabrizio Frosini, Meetup Beppe Grillo di Empoli




.. ci sono momenti ' OUT ' .. ci prendono a volte in contropiede.. e sono i momenti peggiori..
Poi reagiamo.. e reagiamo proprio perché abbiamo DIGNITA ' (dignità personale e dignità di Cittadini..)..
Cosa che non tutti dimostrano di avere..

Una bellissima poesia di Emily Dickinson recita:

WE DON ' T KNOW HOW HIGH WE ARE
TILL WE ARE ASK TO RISE


Ecco.. E ' venuta l'ora di alzarci in piedi.. Facciamo vedere a tutti quanto siamo ALTI !


Fabrizio Frosini

Fabrizio Frosini
Posted Nov 21, 2007 12:28 AM
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in merito al mio commento ' Ma che Paese è ormai diventato l'Italia?? ' , lo riproposi su :
http://toghe.blogspot...
ricevendo come risposta (v.: ***) :


Ma che Paese è ormai diventato l'Italia??
Questo è un paese da INCUBO.. un incubo popolato da un immenso blob putrido, viscido, inesplicabile, immondo.. che soffoca ogni speranza di cambiamento..
Ritengo sia una grande fortuna per la cosidetta Società Civile che occorra ancora un porto d'armi (per i ' comuni cittadini ') in questo Paese, per procurarsi una pistola.. Una fortuna che i ' comuni cittadini ' non possano procurarsi mitra ed esplosivi.. Altrimenti quelle ' follie americane ' che tanto colpiscono la nostra immaginazione, impallidirebbero.. Ormai basta infatti poco per scatenare una scintilla: il disgusto più profondo si è trasformato in odio per i comportamenti addirittura di provocatoria arroganza manifestati dalla Casta (dalle tante caste..) e milioni di ' comuni cittadini ' sono devastati dentro..
COME FA LA CASTA A NON RENDERSENE CONTO..??
Ma il problema sul tavolo -che peraltro ingigantisce ogni giorno di più- è : COSA FARE PER ESTIRPARE IL BLOB?? Che fare per favorire e assicurare una RINASCITA DEMOCRATICA DELL'ITALIA..?? Cosa fare, prima che sia troppo tardi..?? pur nel nostro piccolo, non siamo in pochi, è vero, a cercare di arginare il blob.. ma se non ci organizziamo (democraticamente parlando) potremo ben poco..
Saluti. Fabrizio Frosini . 16 novembre 2007 20.20

Anonimo risponde: ***
Scrive il Dott. Frosini:
"Ma che Paese è ormai diventato l'Italia?? Questo è un paese da INCUBO.. un incubo popolato da un immenso blob putrido, viscido, inesplicabile, immondo.. che soffoca ogni speranza di cambiamento.."
Scusi, caro Dottore, ma l'Italia è composta dagli Italiani, e la sua classe politica ne è la vera, autentica, espressione.
Difatti, quelli che fanno parte della "casta" sono stati prescelti proprio dalla maggioranza popolo italiano, che in realtà non li disprezza, ma si rode solo dall'INVIDIA per non poter essere come loro !
In poche parole, ognuno ha il governo che si merita. Se non li avessero voluti, non li avrebbero votati !
L'Italia è "un incubo" non tanto perché ha tali politici. E' "un incubo" perché ci sono TANTI italiani che li votano !
Quindi, caro Dottore, per favorire una "rinascita democratica" l'unica cosa veramente utile sarebbe mettere su una zattera gigantesca la maggior parte degli italiani e spedirli altrove...
Altro che discorsi, altro che "caste"...se non eravamo così, la "casta" non sarebbe mai nata !
Anonimo, 16 novembre 2007 22.22

Al che non potevo non ribattere :

Anonimo delle 22.22 del 16.11 scrive:

L'Italia è "un incubo" non tanto perché ha tali politici. E' "un incubo" perché ci sono TANTI italiani che li votano ! Quindi, caro Dottore, per favorire una "rinascita democratica" l'unica cosa veramente utile sarebbe mettere su una zattera gigantesca la maggior parte degli italiani e spedirli altrove...
Non posso dire che il punto di vista è sbagliato sic et simpliciter, perché i parlamentari sono eletti dal popolo.. quindi da tutti noi..
Ma non mi piace essere assimilato a comportamenti di presunte maggioranze. In fondo è come colpevolizzare tutti se la Terra è inquinata, perché tutti noi (con ben poche eccezioni) usiamo l'auto, mangiamo prodotti alimentari la cui produzione è spesso ottenuta impiegando quantità di energia esorbitante,etc.. O accusare tutti noi di sfruttare il lavoro di bambini in Asia e Sud America, perché la frenesia consumista ci fa acquistare 10 paia di scarpe all'anno invece di 2 o che altro.. Bene. Io mi tiro fuori da questa logica. Semplicemente perché uso (pochissimo) un'auto a gas che ha 13 anni di vita (una BMW che ha percorso appena 120000 km in tutto questo tempo). Uso 2 paia di scarpe all'anno, evito di acquistare cose inutili, cerco di aiutare gli organismi internazionali che a loro volta aiutano popolazioni oppresse, affamate e in tristi condizioni sanitarie.. Dò io stesso il mio contributo personale "sul campo", quando e come posso.. etc..etc.. Ma più in particolare: metto la mia faccia, il mio nome e il poco che ho, nella battaglia di ogni giorno contro quel sistema di potere politico affaristico che soffoca ogni aspetto della vita di questo Paese..
Se Anonimo delle 22.22 vuol verificare, può visionare il mio blog: http://storiadiordina... .
Se ha pazienza, potrà rendersi così conto che mi sarebbe convenuto accodarmi ai tanti collusi col "sistema" per vivere un vita migliore.. Ma se l'avessi fatto, non avrei più potuto guardarmi allo specchio..
Dire COSI' FAN TUTTI, significa semplicemente affermare che è INUTILE CERCARE DI CAMBIARE.. No. Non accetto questa logica. C'è una maggioranza di italiani che sta zitta, è vero. E stando zitta consente ad una minoranza (anche se moltitudine)di degradare il Paese.. Ma se cominciamo in tanti a dare l'esempio, se in tanti cominciamo a metterci in piedi.. e soprattutto: se ci organizziamo e dimostriamo alla maggioranza che l'alternativa c'é, allora il silenzio cesserà..
Non è una strada facile, certo. Ma dobbiamo avere la costanza di seguirla.
Allora anche gli Anonimi avranno un Nome e saranno fieri di mostrarlo.
Grazie agli Autori del Blog per l'ospitalità. Grazie per esistere!
Fabrizio Frosini , 17 novembre 2007 11.37

Fabrizio Frosini
Posted Nov 21, 2007 12:22 PM
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Enzo Bettizza, su La Stampa di oggi, propone una riflessione che voglio portare alla vostra attenzione :

I CONTI CON I ROM


Ho letto che a due settimane dal decreto sono stati espulsi 177 romeni. Mi ha colpito l?esiguità dei numeri, 11 a Roma dopo lo scempio della signora Reggiani, certo scarsi rispetto alle migliaia e migliaia di immigrati arrivati dall?Est. Ma, ancor più, mi ha impressionato la superficiale e falsificante connotazione etnica attribuita in blocco ai 177 espulsi: da qualche tempo, a leggere i giornali, i delinquenti degni di cacciata con accompagnamento sarebbero «romeni». O, peggio, «rumeni» con la «u» intrisa di sprezzo.

Ma chi sono questi anomali profughi di tempi di pace? Da quali abissi antropologici emergono le ultime maree di disperati che, dopo l?entrata della Romania e della Bulgaria nell?Unione di Bruxelles, dilagano per l?Europa occidentale mirando in particolare ai tolleranti tepori della Penisola italica? Già in anni migliori, quando nel cuore di Roma regnava un papa slavo, si usava sveltamente definire «slavo» il primo zingaro o kosovaro albanofono piombato dai Balcani dentro la ragnatela di una cronaca nera italiana.

Oggi va più di moda il delinquente «romeno». Qui la confusione è assoluta, grave, ispirata al peggiore pressappochismo giornalistico e analfabetismo culturale. La fobia popolare nei confronti degli zingari rom, che nelle borgate covava da un pezzo ed è esplosa, dopo l?omicidio di Tor di Quinto, nell?attacco indiscriminato contro incensurati cittadini provenienti dalla Romania, è stata provocata dal fatto che il presunto assassino è un rom e che quelle tre lettere sembrano comporre la metà esatta del vocabolo «romeno».

Non penso che un pugno d?estremisti marginali, i quali hanno preso lucciole per lanterne e rappresentano comunque la punta di una guerriglia strisciante, sempre meno latente, tra miserabili alieni e poveri italiani, debbano conoscere la storia, l?etnografia e la cultura della Romania. Raccomanderei però almeno ai colleghi, quando scrivono, di rispettare sia lo zingaro che il romeno, non mettendoli entrambi nello stesso sacco o tirandone alla rinfusa fuori ora l?uno ora l?altro.

Mi permetterei di ricordare che la Romania, la cui lingua scende da quella di Ovidio relegato da Augusto a Tomi, l?odierna Costanza sul Mar Nero, è la misteriosa eccezione romanza, è l?isola neolatina dell?estremo Oriente europeo: una rarità, archeologica e filologica, miracolosamente sopravvissuta in un oceano barbarico sul limes dacio dell?impero da cui ha ereditato il nome. L?album di famiglia, che ricollega più modernamente l?Europa ai romeni, contiene una sfilata di personalità degne di stima: dal poeta Eminescu al drammaturgo Caragiale senza il quale non avremmo Ionesco, dallo storico Nicolae Iorga ammirato da Croce al lirico delle religioni Mircea Eliade amico di Papini, dal romanziere Horia al filosofo Cioran maestro raffinato della lingua francese. Rammento di aver visto, già diversi anni addietro, sventolare dalla camera di commercio di una laboriosa città veneta la bandiera romena accanto a quella nazionale.

L?altra faccia della medaglia, la faccia dolente, che non coinvolge la sola Romania ma l?intera regione balcanica, concerne purtroppo la piaga degli zingari. Oramai agli occhi e alla mente dell?italiano medio o popolano, che ne avverte sulla pelle l?oscura contiguità fisica, che li teme e li fugge, gli zingari tutti, benché diversi tra loro, si raggruppano indifferentemente nell?epitome «rom». La paura ancestrale, direi medievale, dello zigano nomade, accattone, ladro di bambini, è riemersa in forme di razzismo primario collettivo da non molto: da quando, negli anfratti di Roma e nella banlieue di Milano, si sono velocemente moltiplicate tra fiumi e discariche le tendopoli di lamiera degli indesiderabili «vagabondi». Un recente sondaggio del Corriere della Sera ha radiografato la paura: è risultato che sono tanti gli italiani che giudicano particolarmente antipatico (questa la parola usata) il «popolo rom». Oltre il 70 per cento ha dichiarato che la convivenza è impossibile. Molti suppongono che, tra crimini minori e maggiori, ne vivano in Italia addirittura due milioni.

La realtà, seppure non facilmente dimostrabile e quindi opinabile, appare tuttavia diversa. Secondo stime ufficiali i «rom» sarebbero 160 mila, di cui 70 mila di cittadinanza italiana; ma sfuggono all?accertamento anagrafico quelli nascosti nei baraccamenti, non censiti, o solo approssimativamente registrati. I Balcani costituiscono il principale vivaio di provenienza. L?improvvisa calata dalle coste del Mar Nero a quelle mediterranee si spiega soprattutto con le legislazioni di Bucarest e di Sofia (le leggi jugoslave si sono diversificate tra gli Stati emersi dalle ultime guerre) che hanno conservato, nei confronti degli zingari, un certo rigore comunista. In Italia hanno potuto piantare le baraccopoli che i bulldozer romeni e bulgari, comunisti o democratici che fossero, non hanno mai risparmiato. Da questo punto di vista la Romania, dopo l?ingresso in Europa, incombe come una bomba a orologeria su grandi città come Roma, Milano, Parigi, Berlino, Madrid: si paventa che circa due milioni di rom con passaporto romeno, quindi comunitario, siano già sul piede di partenza.

Il problema esiste ed è serio e va affrontato su scala non solo italiana. Il modello Sarkozy, già ministro dell?Interno nei giorni d?incendio delle banlieues, propone un diametro che va dall?accoglienza garantita alla tolleranza zero: o il nomade accetta un patto di legalità e stabilità, con stanziamento fisso e scuola d?obbligo per i figli, oppure deve risalire sulla roulotte e andarsene. Non va neppure dimenticato il modello di collaborazione riuscita fra autorità italiane e albanesi al tempo degli scafisti e dell?invasione selvaggia dall?altra sponda adriatica: Tirana, incassando notevoli sussidi, rispettò patti e restrizioni e gli sbarchi cessarono. Uno stesso tipo di collaborazione potrebbe essere offerto, nel comune quadro europeo, da Roma a Bucarest.

Urge qualcosa di più concreto della retorica umanitaria. Non basta opporre l?universalità astratta del bene alla zingarofobia diffusa fra i ceti popolari, costretti a vivere a un passo da tuguri a rischio di epidemie, infestati di topi di fogna, privi d?acqua corrente, senza servizi igienici. Non basta la firma su manifesti politicamente corretti di pochi privilegiati che vivono lontani dai fetori, in superattici ovattati, saldamente protetti da introiti sicuri, da sofisticati congegni antifurto e anche da guardie del corpo. Un certo antirazzismo parolaio d?alto rango, che vede rigurgiti nazifascisti e se la prende con la globalizzazione, non serve a niente; nemmeno alla salvezza degli zingari migliori che condannano i peggiori e vorrebbero vivere da cittadini stanziali e normali in abitazioni decenti. Può servire, tutt?al più, a offendere gli italiani dimessi che nelle periferie patiscono una quotidianità magra e pericolosa, con pochi euro al mese, a contatto stremante e umiliante con la propria e l?altrui miseria. ENZO BETTIZA

rico
Posted Nov 22, 2007 2:36 PM
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bell'articolo il bettizza! l'odio nasce spesso dall'ignoranza. bisogna conoscere e distinguere sempre. alla base di ogni kosa c'é la singola persona. rom, turco, nigeriano, cinese o italiano ke sia. ci sono ottime persone e pessime persone dovunkue e tutti i popoli sono contagiati dal seme dell'odio x il diverso
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