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| Fabrizio Frosini | |
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Peraltro, il caso vuole che proprio il Procuratore Generale della Cassazione Esposito, che persegue disciplinarmente i colleghi di Salerno, sia rimasto coinvolto in una cosa del genere.
Il 18 novembre 2008 il plenum del C.S.M. ha nominato Procuratore Generale della Cassazione il dr Vitaliano Esposito. L’audio integrale della seduta può essere ascoltato a questo link. In quella occasione il consigliere Livio Pepino ha espresso il suo voto contrario alla nomina del dr Esposito, fra l’altro, testualmente, anche per «le ombre in termini di indipendenza e di capacità professionali EMERGENTI SUL SUO CONTO DA UNA SENTENZA DI GIUDICI DELLA REPUBBLICA. Perché non si dica che sono generico, cito in modo da consentire a tutti di controllare e di valutare: Corte Appello Palermo, 29 gennaio 2001, imputato Corrado Carnevale, in particolare pagg. 823-828, sentenza non smentita sui punti che qui interessano dalla successiva sentenza di annullamento della Corte di Cassazione». Si tratta della sentenza della Corte di Appello di Palermo che ho già citato sopra. Ciò che è accaduto è che nella motivazione di quella sentenza, emessa dalla Corte di Appello di Palermo nei confronti del giudice Corrado Carnevale, nelle pagine citate da Pepino (823-828) vengono riferiti fatti e opinioni relativi alla condotta professionale del dr Esposito che sono stati ritenuti da taluno (i consiglieri di Magistratura Democratica) così tanto gravi da essere ostativi alla sua nomina a Procuratore Generale della Cassazione. In quel giudizio il dr Esposito non era parte ad alcun titolo. Le pagine della sentenza citate dal consigliere Pepino si possono leggere a questo link e ne consiglio vivamente la lettura (trattano peraltro di come venne annullata in Cassazione la sentenza di condanna di alcuni mafiosi per l’orribile e vile assassinio del Capitano dei Carabinieri Basile). L’intera sentenza si può leggere, come ho già detto, a questo link. Ovviamente nessuno si è sognato di punire i magistrati della Corte di Appello di Palermo e si confida che ciò non venga intrapreso domani. Quanto alla pertinenza o no dei riferimenti alle persone indicate nel decreto di perquisizione e sequestro, per un verso essa appare con evidenza sussistente. In sostanza, nell’atto di incolpazione non vengono illustrate le ragioni per le quali si formula un giudizio di non pertinenza ed è evidente che tale giudizio non può che fondarsi – come quello opposto, d’altra parte – su opzioni ricostruttive dei fatti che rientrano certamente nella libertà di valutazione dei fatti medesimi da parte del magistrato ex art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 109 del 2006. In sostanza, se, come fa la Procura generale di Catanzaro, si parte dal presupposto che l’ipotesi di un “complotto” volto a bloccare le indagini di Luigi De Magistris sia impensabile, allora moltissime delle circostanze riferite nella motivazione del provvedimento qui in discussione appariranno “non pertinenti”. Se, al contrario, anche solo come ipotesi investigativa, si mette in conto la possibilità che una serie molto numerosa di “stranezze” (chiamiamole eufemisticamente così) che hanno caratterizzato lo “scippo” delle indagini al p.m. che legittimamente le conduceva (De Magistris) possa avere origine in una coincidenza di interessi di diverse persone, anche altolocate (cosa che sembra scandalizzare per partito preso la Procura Generale di Catanzaro), allora tutte le circostanze riferite nella motivazione del decreto controverso hanno una loro rilevanza e conducenza. Ma, in ogni caso, ciò che è decisivo è che, in diritto, ciò di cui il Procuratore Generale accusa i colleghi di Salerno non è, con riferimento ai profili qui in discussione, suscettibile di rilievo disciplinare. E a dirlo è proprio e di recente questo Consiglio Superiore della Magistratura, con la motivazione della sentenza emessa dalla Sezione Disciplinare il 27.6/15.7.2008 nei confronti di Clementina Forleo. Con quella sentenza il C.S.M. ha assolto Clementina dall’accusa di “abnormità” con la quale era stato tacciato il provvedimento relativo alle intercettazioni di D’Alema e Latorre. E’ scritto nella motivazione della sentenza che: «La giurisprudenza di legittimità (Cass., Sez. Un. Civ., 28 novembre 2001, n. 15142; 27 maggio 1999, n. 318 e 4 marzo 1986, n. 1384) ha avuto modo di chiarire che: a) i provvedimenti giudiziari possono richiedere l’indicazione di fatti relativi a soggetti che possono risultare danneggiati dalla diffusione di notizie lesive della riservatezza o dell’onore; diffusione tuttavia lecita ove necessaria per la redazione del provvedimento e per l’esplicazione del potere giurisdizionale; b) la valutazione circa la necessità o meno dell’indicazione di un fatto costituisce oggetto di un giudizio che può essere compiuto solo dal magistrato che emette il provvedimento e non può essere sindacato in sede disciplinare; c) l’insindacabilità viene però meno ove il provvedimento sia basato su una grave o inescusabile negligenza; in questo caso, oggetto della censura non è il provvedimento quale risultato dell’attività intellettiva, bensì il comportamento del magistrato che nell’adottarlo dia prova di trascuratezza e non esplichi la massima diligenza». L’intera motivazione può essere letta a questo link. In altre parti di essa viene chiarito perché in casi come quello oggetto di quel giudizio, del tutto analogo, per i profili qui in discussione, a quello di Salerno, la condotta oggetto della incolpazione formulata dal Procuratore Generale non è sanzionabile disciplinarmente. |
| Fabrizio Frosini | |
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Tutto ciò posto, va ricordato che la Costituzione (e non le promesse elettorali di questo o quel politico di turno) dispone all’art. 101 che «i giudici sono soggetti soltanto alla legge» e all’art. 107 che «i magistrati sono inamovibili». Tutte le considerazioni che ho svolto fin qui servono solo a consentire a ciascuno di verificare se in questo caso siano stati o no violati i principi posti da quelle norme. Se il trasferimento di Luigi De Magistris, Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Versani con l’accusa di avere interpretato e applicato la legge in un modo che non piace sia o no legittimo. Quelle norme stanno lì nella nostra Costituzione per evitare che una qualunque lobby di gente potente possa impedire al giudice territorialmente competente di applicare la legge. Per capire quanto la violazione di quei principi ci allontanerebbe – non solo materialmente, ma purtroppo ormai anche formalmente – da una democrazia costituzionale, basterà a chiunque rileggere i lavori dell’assemblea costituente relativi alle due norme della Costituzione che ho appena citato. Se le considerazioni che ho svolto con riferimento alla sentenza disciplinare nei confronti di Luigi De Magistris (citate all’inizio di questo scritto) e quelle che ho esposto fin qui hanno un qualche fondamento giuridico, bisognerà prendere atto che quei principi costituzionali sono stati e stanno essendo ancora violati. Stefano Racheli difende dinanzi a questo C.S.M. il collega Luigi Apicella. Molti anni fa lo stesso Stefano, componente di altro C.S.M., votò per Giovanni Falcone nella procedura per la nomina del Consigliere Istruttore del Tribunale di Palermo (e per questo fu costretto a dimettersi da Magistratura Indipendente della quale faceva parte e che votò contro Giovanni). Quel C.S.M. verrà ricordato per sempre come quello che costrinse Giovanni Falcone ad andare via dall’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo. Questo verrà ricordato per sempre per avere cacciato Luigi De Magistris e i colleghi Apicella, Nuzzi e Verasani dagli uffici in cui svolgevano con onore il loro servizio. Verrà ricordato anche per averlo fatto – diversamente da quello che accadde con Giovanni Falcone – all’unanimità (come raccontato ai giornali e alle televisioni da Mancino). Il C.S.M. da garante a carnefice dell’indipendenza dei magistrati di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania) |
| Fabrizio Frosini | |
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dal blog toghe http://toghe.blogspot...
e della democrazia costituzionale di Uguale per Tutti Oggi è stata scritta una delle pagine più buie della storia della magistratura italiana. Riportiamo qui sotto la notizia con la freddezza di un lancio di agenzia. Oggi due magistrati sono stati trasferiti e uno è stato addirittura sospeso dallo stipendio (misura che si comminava prima per condotte – E NON PER PROVVEDIMENTI - gravissime come una ipotesi di corruzione o simili) perché hanno scritto un provvedimento giudiziario che non è piaciuto al potere. Come questo possa essere ritenuto compatibile con gli articoli 101 («i giudici sono soggetti soltanto alla legge») e 107 («i magistrati sono inamovibili») della Costituzione resta un autentico mistero. Come una qualunque riforma fatta da Berlusconi possa porre l’indipendenza della magistratura in una condizione peggiore di quella in cui l’ha posta questo C.S.M. è un altro mistero. L’effetto intimidatorio di questi provvedimenti su tutti i magistrati, che da domani, quando uno dei tanti avvocati/onorevoli in giro per i Tribunali o uno dei tanti capi di uffici giudiziari amici di questo o quel potente uomo politico li minacceranno rispetto al possibile contenuto di questo o quel provvedimento, si vedranno passare davanti l’immagine del Procuratore Apicella privato dello stipendio solo per il contenuto di un atto giudiziario da lui approvato, è evidente. Cosa abbiano in comune con la maggior parte dei magistrati italiani quelli che stanno al C.S.M. e ai vertici dell’A.N.M. (che hanno applaudito sui giornali all’iniziativa del ministro Alfano) è difficile comprenderlo. Da oggi, comunque, l’indipendenza dei magistrati, che è sempre stata compressa più di ogni altra cosa, non esiste più neppure formalmente. Della democrazia in questo Paese non è rimasto più niente. Solo vuote parole per imbonire un popolo di sudditi. E' una notte profondissima. Abbiamo il cuore a pezzi e un dolore profondo nell'anima. Non siamo stati capaci di difendere ciò per cui tanti sono morti. Abbiamo tradito tutti i colleghi assassinati per non essersi piegati all'ingiustizia e Giorgio Ambrosoli e Guido Rossa e Vittorio Bachelet e ogni singolo poliziotto e carabiniere caduto in servizio e ogni onest'uomo che ha sacrificato il proprio interesse a quello di tutti. Ci hanno consegnato un patrimonio di valori pagato con le loro vite e noi abbiamo permesso che fosse buttato via per le brame di potere di pochi. La storia si incaricherà, come sempre, di farci pagare a caro prezzo questo tradimento. da Ansa.it del 19 gennaio 2009 ROMA - E’ contenuto in una ventina di righe il dispositivo della decisione con la quale la sezione disciplinare del Csm ha disposto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio del procuratore di Salerno Luigi Apicella e il trasferimento dei suoi colleghi Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, del pg di Catanzaro Enzo Jannelli e del suo sostituto Alfredo Garbati. “La sezione disciplinare del Csm, visti gli articoli 13, secondo comma e 22, primo comma del decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, in parziale accoglimento della richiesta del pg presso la Cassazione e del ministro della Giustizia dispone: - la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio nonché il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura del dott. Luigi Apicella, con corresponsione al medesimo di un assegno alimentare nella misura sancita dall’articolo 10, secondo comma del decreto legislativo n. 109 del 2006”; - il trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, sostituti procuratori della Repubblica presso il tribunale di Salerno all’attuale sede e dalla funzione requirente; - il trasferimento cautelare e provvisorio dei dottori Enzo Jannelli, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Catanzaro e Alfredo Garbati, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Catanzaro, dall’attuale sede e dalla funzione requirente”. La sezione disciplinare inoltre “rigetta la richiesta di trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Domenico De Lorenzo, sostituto pg presso la Corte di appello di Catanzaro e Salvatore Curcio, sostituto procuratore presso il tribunale di Catanzaro, applicato alla procura generale presso la Corte di appello di Catanzaro”. |
| Fabrizio Frosini | |
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dal Blog di Beppe Grillo , 21 Gennaio 2009 : http://www.beppegrill...
Io so. Io so che la criminalità organizzata e la massoneria comandano in Calabria e anche a Roma. Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli. Io so che nove miliardi di euro di fondi europei, di cui i cittadini non hanno alcun controllo, finanziano ogni anni le mafie, i partiti e sono all’origine del voto di scambio nel Sud. Io so che i padri di questa Repubblica, la seconda Repubblica, sono i mandanti morali dell’omicidio di Paolo Borsellino. Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza. Io so che la Procura di Salerno deve essere lasciata libera di indagare la Procura di Catanzaro. Io so che il tribunale per il Riesame ha dichiarato corretto il comportamento tenuto dalla procura di Salerno e dal suo Procuratore Apicella. Io so che non esiste alcuna guerra tra Procure, ma una Procura indagata, quella di Catanzaro, e una che ha indagato nel rispetto della legge e dei regolamenti, quella di Salerno. Io so tutto questo, ma non ho le prove. Solo una montagna, una colossale montagna di indizi. Io so che Alfano ha il compito di proteggere Berlusconi dalla Giustizia e non la Giustizia da Berlusconi. Io so che quattro cariche dello Stato sono al di sopra della legge, come neppure i re e i principi del Medio Evo, per non essere soggette alla legge, per non farsi processare, per non finire in galera. Io so che le cariche dello Stato al di sopra della legge e, quindi, fuorilegge si chiamano, in ordine alfabetico: Berlusconi, Fini, Napolitano e Schifani. Io so che un giornalista del Corriere della Sera, Vulpio, è stato rimosso dal suo incarico dal direttore Mieli per aver riportato nei suoi articoli i nomi eccellenti delle persone coinvolte dalle indagini in corso a Catanzaro da parte della Procura di Salerno, e tra questi Nicola Mancino, vice presidente del CSM. Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio. Io so che Apicella non deve essere rimosso da Alfano, il maggiordomo di Ghedini, l’avvocato di Berlusconi che lo difende mentre percepisce i soldi da deputato della Repubblica. Io so, e lo sanno in tanti, che la Seconda Repubblica è nata per salvare dalla galera, e forse dalla morte, molti politici contigui alla criminalità organizzata. Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del ’93 e su accordi occulti. Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Luigi Apicella va difeso. Io so che Napolitano sa, nel suo ruolo di presidente del CSM, ma preferisce voltarsi, ogni volta, dall’altra parte. Dalla parte dei partiti e della tenuta del Sistema. Io so che ci sono 18 condannati in via definitiva in Parlamento, e un centinaio tra inquisiti e condannati in primo o secondo grado. Io so che le ultime elezioni sono state illegali e che i parlamentari sono stati scelti dai capi dei partiti a tavolino e che non rispondono agli elettori, ma agli interessi di partito o delle persone che controllano il partito. Io so che Luigi Apicella non può essere lasciato solo, che non può essere sospeso da nessun politico. Io so che Luigi De Magistris deve continuare le sue inchieste “Why Not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”. Io so che Clementina Forleo deve rientrare in possesso dell’inchiesta sull’Unipol ed essere libera di poter interrogare chiunque, anche Massimo D’Alema. Io so che se la magistratura sarà soggetta al potere politico, se perderà la sua indipendenza, quella che le rimane, per l’Italia non ci sarà nessun futuro e, forse, non ci sarà più neppure l’Italia. Io so che, per queste ragioni, il 28 gennaio 2009 sarò a Roma alle ore 9, in piazza della Repubblica, insieme all’ Associazione dei familiari delle vittime di mafia. Io so che, per queste ragioni, ogni cittadino italiano dovrebbe testimoniare a Roma con la sua presenza. Manifestazione a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella |
| Fabrizio Frosini | |
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Pubblichiamo la lettera con la quale la collega Gabriella Nuzzi, vittima dei provvedimenti adottati dal C.S.M. lunedì scorso comunica al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati le proprie dimissioni. E' un documento prezioso. Grazie Gabriella per quello che hai fatto e che fai. Sei profondamente nel nostro cuore. Alla Associazione Nazionale Magistrati ROMA Signor Presidente, Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati. Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso. Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato. Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario. Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio. Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti. Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata. Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità. Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”. Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito. Il popolo saprà che è giusto così. E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato. L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso. Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”. Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare. Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento. Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante. Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene? Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue? Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati? Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi? Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque? E quali i virus? E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere? Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare. Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte. E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli. Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana. La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato. Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati. Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani. Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti. So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità. Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro. Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione. Io preferisco rappresentarmi da sola. Dott.ssa Gabriella NUZZI Magistrato Il regime e l’A.N.M. di Felice Lima (Giudice del Tribunale di Catania) |
| Fabrizio Frosini | |
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Alcuni commenti di lettori :
Exidor Insegnare cos'è la dignità è attività molto rara, tra le mille facoltà spesso create ad arte nell'odierna Università italiana. E con questa lettera, cara Dottoressa Nuzzi, Magistrato della Repubblica Italiana, lei ha avviato i corsi di questo nuovo insegnamento. Come primo alunno ha scelto un suo ex collega un po' discolo, e dietro di lui seguirà una classe che mi auguro non molto numerosa, ma che nella realtà dei fatti Le richiederà uno sforzo supplementare per coprire tutte le ore di lezione. Vederla salire in cattedra è un piacere, vedere che la classe è svogliata e poco dotata è avvilente, ma con il suo impegno d'insegnante, e con la collaborazione di tanti altri suoi colleghi che, al Suo pari, sapranno assurgere al ruolo di docenti di dignità e fedeltà all'Ordine Giudiziario, vedrà che anche gli elementi più irrequieti riusciranno a dare qualcosa, entro la fine dell'anno. Giudiziario, ovviamente. Non è colpa loro se, per scarsa dote naturale o scarso impegno, non riescono ancora ad apprendere i rudimenti della Giustizia e a comprendere l'importanza e il signficato del ruolo che ricoprono. Sono stati portati in classe non da genitori naturali, ma dal fato beffardo che ha fatto in modo che si confondesse, da parte loro, l'indipendenza del ruolo di magistrato con la funzionalità dei loro incarichi alle mire dei sistemi di controllo del consenso. Le uniche materie in cui riesce ad eccellere tanta parte della categoria togata sono la fedeltà a chi fedele non è ai doveri di uno Stato democratico, mentre le materia in cui zoppica la parte silente della categoria è il coraggio nel saper interpretare il proprio ruolo e funzione di garanzia di legalità. Abbia pazienza, dottoressa, e ne abbia anche la parte valida della classe docente a cui appartiene. La massima aspirazione dei vostri alunni è quella di diventare bidelli, per il solo piacere di poter vendere merendine nell'intervallo sotto forma di sentenze di colpevolezza. Abbiate compassione dei vostri alunni, cari docenti di legalità e Giustizia. Come tutti gli studenti svogliati, i vostri alunni peggiori vivono le vostre lezioni solo come un riempitivo in attesa della campanella che segnala l'arrivo della ricreazione, corredata di trattamento pensionistico. Ma non fatevene un cruccio. E' gente che ha sentito dire che anche i somari possono volare, e ci hanno creduto. Solo che, in volo, non potranno continuare ad indossare la toga. Gli crea troppe turbolenze. Grazie infinite per il bene che, con loro grande disappunto, riuscirà ancora a fare all'Ordine Giudiziario, e quindi ai cittadini che di questo grande onere la avranno felicemente investita, insieme al resto del collegio docente di cui fa parte. Anonimo La cosa più penosa è che per esprimere il proprio disgusto si debba cercare rifugio in un blog, che altri dovrebbero essere gli spazi a disposizione di chi non china il capo; che anche sulla rete si contino a decine le persone che avvertono la necessità di informarsi; che chi tenti di far circolare le informazioni, per strada, sulla rete, negli interstizi di una vita quotidiana scandite dalla miseria di un tran tran rivolto al solo perseguimento del niente, avverta l'indifferenza del mondo; che quelli del mondo che colgono non abbiano più neanche la forza di reagire; che dentro di quelli che tacciono ed anche tra quelli che urlano salga forte un tappo a coprire anche il minimo rigurgito di reazione. Tanto non servirà a nulla. Non trenta, non trecento, non tremila, ... ma tre milioni di interventi ci sarebbero dovuti essere in calce a questa lettera. E invece ce ne sono trenta, forse arrivaranno a cento. E gli altri? Quelli che leggono e non trovano nemmeno la forza di scrivere un solo rigo; quelli non sono nè pavidi nè stupidi. Quelli ... siamo quelli che alla giustizia non si rivolgono più nemmeno se ci entrano in casa a rubare ; siamo quelli che se il vicino ci rovina la vita insultandoci dalla mattina alla sera, parcheggiando la macchina al nostro posto, stendendo i panni al solo scopo di bagnare i nostri … non proviamo neanche ad andare dall'avvocato, che ci andassimo e sbagliassimo soggetto (che ci consigliasse di fare causa) alla beffa aggiungeremmo anche il danno della parcella dell’avvocato e di quindici anni di produzione di carta; siamo quelli che sanno che la giustizia non potrà mai andare da nessuna parte ... Ma che poi si trovano a leggere che il “sistema ha prodotto gli anticorpi” e ti cominciano a salire le gocce di sudore alla testa. Ma il Dott. Palamara si rende conto di quello che dice? Dott.ssa Nuzzo ho il sangue alla testa io che non ho subito nessun attacco diretto, se non quello alla mia intelligenza, non riesco ad immaginare come possa stare LEI. Oggi in Cina hanno condannato a morte due manager di una azienda che aveva adulterato il latte e che aveva provocato la morte di sei bambini. Davvero due imbecilli quei manager: se avessero avuto un minimo di intelletto avrebbero collocato la sede della società in italia, e poi esportato il latte in CINA. Che qui, nella peggiore delle ipotesi, prendevano (forse) tre o quattro anni agli arresti domiciliari e poi avrebbero cominciato una bella carriera tra televisioni che li intervistavano, libri da loro scritti e promozionati dai giornali, e perchè no anche qualche richiesta di autografo per le strade. E nel frattempo il Palamara della situazione avrebbe anche gioito di fronte alla condanna rieducativa. Avete visto il sistema ha reagito? I reprobi sono stati puniti e poi rieducati sono diventati delle STAR della TV. E giù di lì tutti i ragazzi a fare corsi per adulterare il latte, che così si soffre un paio di annetti, ma poi vuoi mettere che soddisfazione Ma questa giustizia chi la ha creata. Quelli come la Dott.ssa Nuzzo, o quelli che si compiacciono del fatto che il sistema ha reagito? E ancora si dice che la colpa è della politica: ma il resto della magistratura; quella che lavora seria e coscienziosa; quella che scrive le sentenze e che per questo è a posto con la coscienza; quella che fino a ieri inveiva e gridava e si stracciava furibonda le vesti sol che qualcuno osasse mettere in discussione la terzietà della funzione. Dov'è? Cosa fanno i magistrati che fino a ieri inveivano contro la politica che provava ad azzittirli. Perchè oggi tacciono. Perchè non inveiscono contro i magistrati che azzittiscono e neutralizzano magistrati con lo strumento più ipocrita possibile. Cosa si stava per scoprire? Cosa la nazione non poteva sapere? Alcuni politici italiani sono stati girati come calzini. Appena ci si è avvicinati verso sponde prima mai navigate è scoppiato il finimondo. Che fine ha fatto la politica giustizialista? Dove sono quei politici che fino a ieri plaudivano le indagini della magistratura. Quei politici che aizzavano le folle contro i loro antagonisti, dove sono andati a finire? Sono tutti lì nascosti dietro l'ipocrisia del silenzio e la convenienza che oggi accomuna le ali estreme del parlamento. Destra e sinistra per una volta sono d'accordo. Immagino le voci di dentro: "Fermi tutti, ora si sta indagando dove non si può. Meglio epurare, forse in fondo in fondo aveva ragione il commendatore, abbiamo creato dei mostri. Questi indagano dove vogliono loro. Ma che stiamo scerzando?" Se non fosse vero quel che è accaduto mi sembrerebbe un sogno... |
| Fabrizio Frosini | |
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ancora alcuni commenti : silvia manderino ha detto... Cara dottoressa Gabriella Nuzzi, sono orgogliosa di essere una sua concittadina. Lei forse non può immaginare quanta forza e quanto desiderio di lottare per la democrazia e la legalità in questo Paese abbiano trasmesso le sue accorate ma energiche, determinate parole. Sappia però che non è sola, non lo è Lei, nè lo sono tutti i magistrati che fanno il loro dovere perchè l'applicazione della legge sia uguale per tutti. Ci siamo noi cittadini, siamo tanti ad avere ascoltato la Sua lettera dalla voce di Santoro, questa sera ad Annozero, e ad averla letta in questo sito. Siamo tanti a volere, profondamente e finalmente, una nuova primavera di democrazia e di eguaglianza in questo nostro Paese. E' il momento di resistere e di lottare. Le sono infinitamente riconoscente. Silvia Manderino - Mestre 23 gennaio 2009 1.22 Anonimo ha detto... "Spero che la Dott.ssa Nuzzi leggerà queste poche righe scritte da un uomo che ha prestato giuramento allo Stato. Da piccolo ed insignificante servitore dello Stato Le sono vicino, so cosa vuol dire sentirsi addossare le colpe di un sistema che non funziona e che Voi magistrati e noi pubblici ufficiali non facciamo bene il nostro lavoro. E' da vent'anni che sto in questa amministrazione, dove chi va avanti non è chi lavora e si sacrifica, bensì va avanti il solito amico o il solito parente del dirigente o del politico di turno. Il discorso potrebbe essere lungo e tedioso, ma in cuor mio Le dico che continuo a fare il mio lavoro con fierezza ed onore, malgrado, ormai le forze dell'ordine non contano, o contano ben poco, agli occhi dei cittadini comuni, grazie anche a tutte queste forme di garanzie di cui la gentaglia ha potuto beneficiato negli ultimi lustri e che ha portato alla decadenza dell'attuale società civile. Le aggiungo che continuo ad impartire i valori di lealtà correttezza e giustizia ai miei figli perchè credo ancora che qualcosa cambierà, e che la sera quando vado a letto IO dormo tranquillo perchè non ho nulla da temere e non ho stretto alcun patto col diavolo, mentre qualcun altro avrà sempre qualcosa sui cui pensare.... Con affetto" 23 gennaio 2009 9.05 Rosanna Lupo Pasolinante ha detto... Carissima dottoressa Nuzzi,lessi di lei e il vostro pool di indagini e faro sulla verità ,poi tutto quel susseguirsi di prepotenti con ruoli e uomini di Stato che non vi sostenevano mentre dovevano essere i primi a farlo ,e vi davano addosso,addosso.. e ora quindi spero insorga nel senso di..sgorga come da questa sua CIVILE lettera alla dignità della persona, dal cittadino e dal popolo italiano la difesa della dignità di ogni altro essere umano "sensibile" alle problematiche connesse sia ai veri valori della vita,sia a quella della vita pubblica ..in uno stato ridotto al tradimento consociato associato,elettosi a rappresentante dentro lo stato nelle sue più alte cariche e dentro gruppi /associaz di uomini di stato come Anm ,c'è solo da temere , non da sentirsi protetti .. questa sua lettera ,i suoi pensieri in parole pregne di integrità che fanno libertà piena delle parole autonomia e indipendenza senza abusi, la rende musa o simbolo dei Templi della dea Temi ,l'ingiustizia gravissima da lei e da tutti voi subita,mi fà orrore,dolore puro..le sono e vi siamo vicini ,rinnovo anche a lei la necessità personale e collettiva,umana e civile a esserci il 28 a roma, mi creda sono una libera pensatrice..spero che quella giornata sia quella di svolta per chi ama la verità della e sulla storia del nostro paese..non credo personalmente che c'è bisogno di odio ,rabbia o incazzature come sento in rete, credo sia sufficiente avere sempre avuto passione civile per i temi legati alla vita VERA e CIVILE degli Uomini..ho scritto anche al sindaco De luca che non conosco, come a tanti altri,ma il primo "cittadino" di Salerno,simbolo del faro,sui mari che cristallini devono rimanere,spero inviti nelle forme estranee ad ogni strumentalizzazione ogni cittadino concretamente "filosofo" ad esservi vicini ,a prendere un treno o un pulmann o una macchina e a venire a roma, senza bandiere di nessun tipo..nessuno..solo con una passione civile di movimento da individuo a individuo di dignità amante come il Calamandrei del vero senso di giustizia costituzionale, sociale e libertà Da Milano la saluto con sconfinata stima e affetto in un abbraccio fortissimo da qui a lì e nella forte speranza che venga fatta luce sul suo caso, quello del procuratore capo Apicella e tutti voi,riprotando ogni persona e cosa al posto giusto dove era e deve essere Rosanna Lupo Pasolinante 23 gennaio 2009 9.38 |
| Fabrizio Frosini | |
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IN SOSTEGNO DI LUIGI APICELLA il luogo della manifestazione sarà Piazza Farnese (e non più P.zza della Repubblica a causa di ritardi e dinieghi del Comune di Roma). comunicato stampa del comitato promotore della manifestazione: "E' inconcepibile che in un sistema democratico una procura (Salerno), il cui operato è stato ritenuto legittimo dal Tribunale del Riesame, venga smantellata. Ed altrettanto assurdo è che non ci siano state misure disciplinari verso i giudici di Catanzaro, indagati per corruzione in atti giudiziari proprio dalla procura smembrata". Sono state queste le parole diffuse in una nota dal Comitato promotore della manifestazione "Difendiamo la democrazia e la legalità costituzionale", alla quale hanno aderito, tra gli altri, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Carlo Vulpio, Pancio Pardi, Gianni Vattimo ed Antonio Di Pietro. "E' chiaro a tutti - proseguono nella nota i componenti del Comitato Promotore della manifestazione formato da singoli cittadini - che il Procuratore Luigi Apicella e i Sostituti Verasani e Nuzzi siano stati puniti per aver proseguito, in piena legittimità, come ha stabilito il Tribunale del Riesame, le indagini già avocate al Pm Luigi De Magistris. E' necessario che in Italia si riaffermino i principi fondamentali dello Stato di diritto e che nessuno si sottragga all' imperatività della legge. Il 28 di gennaio saremo in Piazza Farnese, alle ore 9, per difendere la Costituzione da chi vorrebbe scardinarne i principi tramite leggi e provvedimenti ad personam che sottraggono all'autorità della legge amministratori e politici corrotti". Durante la manifestazione, parleranno quanti hanno aderito e, in rappresentanza della società civile, Sonia Alfano, Serenetta Monti, Saverio Alessio, Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio, Emiliano Morrone. |
| Fabrizio Frosini | |
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dal blog di Grillo : http://www.beppegrill...
"Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio. Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del '93 e su accordi occulti. Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli. Io l'anno scorso sono stato a Catanzaro, quando l'attacco dei poteri forti era rivolto principalmente contro Luigi De Magistris, per espropriargli le inchieste "Why Not", "Poseidon", "Toghe Lucane" che poi, in effetti, gli sono state sottratte.Allora dissi che mi recavo a Catanzaro, insieme a tanti altri giovani, come a Forte Alamo perché era per me l'ultimo baluardo della difesa della magistratura. Purtroppo, da allora sono successe tante altre cose. Purtroppo questo attacco alla magistratura è andato avanti senza sosta e adesso siamo arrivati addirittura all'eliminazione di un'intera procura. Adesso siamo arrivati addirittura all'intimidazione di una procura che, legittimamente, indagava su un'altra procura. E quando questa procura legittimamente indagata si è rivoltata, il CSM purtroppo non ha saputo fare di meglio che mandare tutti a casa, senza entrare nel merito di quello che era successo. E addirittura facendo quello che mai era successo nella storia della Repubblica: sospendere dalle funzioni e dallo stipendio un procuratore capo che non aveva fatto nient'altro che il suo dovere. Questa è la maniera con cui oggi vengono uccisi i giudici. Una volta i giudici come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone... quel Paolo Borsellino che a sua volta era stato indagato dal CSM che però non aveva avuto il coraggio, di fronte alla reazione pubblica, di portare avanti questo assassinio. Oggi purtroppo questa reazione dell'opinione pubblica sembra non esserci più, di conseguenza i poteri forti credono di poter fare quello che vogliono e hanno, obbedendo al diktat del ministro Alfano, fatto un'azione ignobile: uccidere un magistrato come Apicella, come avevano fatto con De Magistris, con Clementina Forleo. L'hanno ucciso senza bisogno di tritolo, con le carte bollate. Ieri c'è stata una cosa che mi ha riempito di commozione, una lettera bellissima di Gabriella Nuzzi la quale si è dimessa dall'Associazione Nazionale Magistrati, dicendo che lei può obbedire solo alla propria coscienza, alla Costituzione e continuerà a farlo nonostante le sia stata strappata la funzione di Pubblico Ministero. E' accanto a questi giudici che noi dobbiamo stare, per questi giudici che dobbiamo scendere in piazza. Io il 28 gennaio 2009 sarò a Roma insieme all'Associazione dei familiari delle vittime di mafia, insieme spero a tanta gente che vorrà, in questa maniera, resistere a questo regime che si sta instaurando in Italia. Dobbiamo stare vicini ai magistrati che rappresentano l'ultimo baluardo della democrazia in Italia. Dobbiamo impedire che altri magistrati vengano uccisi. Io spero che ci siano tanti altri magistrati che seguano l'esempio di Gabriella Nuzzi. Io sarò vicino a questi magistrati, io sarò vicino a loro perché è così che ritengo di poter stare vicino a Paolo Borsellino e onorare la sua memoria. Spero che tanti, tanti, tanti altri lo facciano. Grazie." Salvatore Borsellino |
| Fabrizio Frosini | |
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dal blog di Grillo : http://www.beppegrill...
Io so. Sonia Alfano. "Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza. Io so che il presidente del Senato, Schifani, è stato consulente al comune di Villabate quando lo stesso comune era sotto il controllo del clan Mandalà, e che dello stesso boss Mandalà Schifani è stato socio nella Siculabrokers. Io so che il ministro Alfano si è baciato con il boss Crocenapoli al matrimonio della figlia dello stesso boss di Cosa Nostra. Io so che Marcello Dell'Ultri, pregiudicato per vari reati, è stato condannato in primo grado per mafia e lo stesso Dell'Utri ha detto che Vittorio Mangano, stalliere di Arcore e mafioso, per lui è un eroe. Io so che ci sono molti magistrati corrotti, mafiosi e amici di mafiosi che vanno a pranzo e a cena con i boss e con i cognati dei boss, eppure loro non sono stati puniti, ma premiati e promossi. Io so che l'Articolo 3 dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. So, invece, che quattro cariche dello Stato hanno fatto di tutto per non farsi processare e sono al di sopra della legge. Io so che l'articolo 21 dice che tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. So purtroppo che questo non è stato mai rispettato, so che non abbiamo una stampa libera e che tantissimi giornalisti sanno, fanno finta di non sapere, chiudono gli occhi e sono asserviti al sistema di potere. Io so che l'articolo 101 della nostra Costituzione dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge e non all'abuso della legge o al potere politico. Io so che Luigi De Magistris, Clementina Forleo, il procuratore Apicella sono stati trasferiti perché hanno osato indagare sui poteri forti, sui politici, sugli imprenditori e gli amici dei politici. Io pensavo di aver dato a questo Paese ciò che di più grande possedevo, la mia famiglia, e invece mi rendo conto che è stato un sacrificio probabilmente vanificato anche se fatto in difesa di uno Stato di diritto. Ed è stato vanificato con l'instaurazione di questo regime dittatoriale. Quando guardo il tricolore provo grande rabbia perché identifico il rosso che lo tinge col rosso del sangue dei nostri cari. Ecco perché per me scendere in piazza oltre che un diritto è un dovere, nei confronti di chi per la nostra democrazia ha perso la vita. Se non mostreremo tutta la nostra indignazione questo regime, in assenza di reazione, si sentirà autorizzato a calpestare la nostra dignità. Ecco perché invito tutti i cittadini che vogliono manifestare con noi a scendere in piazza, a Roma il 28 gennaio alle 9 in piazza Farnese." Sonia Alfano |