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| Vallan Sara | |
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Diego ti sei perso per strada il link.... rimettilo che sono curiosa di vedere!
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| diego | |
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Cavolo hai ragione...l, avevo messo usando la funzione inserisci link ma si vede che ho sbagliato qualcosa.
Eccovi il link: http://www.youtube.co... |
| Bernabe' Simone | |
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Il governo dell’Australia dice no al nucleare
LIVORNO. In una conferenza stampa ad Hobart, in Tasmania, il ministro australiano dell'ambiente, Peter Garrett, ha detto che il governo federale ha deciso di non prendere in considerazione tutti i progetti di produzione di elettricità nucleare. La cosa è abbastanza clamorosa, visto che l'Australia è il Paese con la maggiori riserve di uranio del mondo e che davanti alle miniere australiane c'è la fila di cinesi, americani, russi, europei ed indiani che chiedono uranio per alimentare le loro centrali vecchie e nuove. E' un po' come se l'Arabia Saudita decidesse di non utilizzare le sue risorse petrolifere. La posizione del governo laburista australiano risulta ancora più coraggiosa dopo la pubblicazione oggi di un sondaggio Nielsen commissionato dal gruppo editoriale Fairfax (che pubblica New Age, uno dei più noti e influenti quotidiani australiani) dal quale risulta che il e 49% degli australiani pensa che sia necessario passare al nucleare per soddisfare i crescenti bisogni di energia elettrica, mentre il 43% dei cittadini si oppone fermamente ad una scelta del genere. Un precedente sondaggio del 2002, dava risultati molto diversi: solo il 38% degli australiani era favorevole al nucleare, mentre il 51% era contrario. Altra stranezza australiana, visto che nel 2002 a Canberra c'era un governo conservatore apertamente favorevole al nucleare e che oggi il governo laburista è maggioritariamente antinucleare. Evidentemente ha fatto presa la martellante campagna politica e mediatica nuclearista, ma un qualche effetto devono averlo avuto anche le campagne ambientaliste contro il carbone (abbondante e a buon prezzo in Australia), così gli ecologisti anti-nucleari e no coke si sono trovati davanti ad una opinione pubblica sempre più spaventata dal global warming e dai disastri climatici (che però sono scesi al settimo posto tra le preoccupazioni degli australiani) e che ha scelto quello che sembra "il male minore" e la soluzione miracolistica-tecnologica per contenere le emissioni di gas serra: il nucleare "pulito" che può sfruttare le risorse di uranio australiane e che escluderebbe magicamente (ma fra quanti anni?) i sacrifici necessari, i risparmi di energia, la riconversione di industrie in quello che è il Paese del mondo con le maggiori emissioni di gas serra pro-capite. Ma Peter Garrett non lascia nessuno spazio al populismo nuclearista e sul sondaggio che evidenzia un cambiamento di opinione sul nucleare è stato chiaro: «Ci sono e ci saranno sempre sondaggi, che compaiono in periodi diversi, che danno letture diverse delle opinioni su questo problema. Ma la cosa fondamentale é che questo governo ha un piano globale per affrontare il pericoloso cambiamento climatico. Abbiamo scartato l'elettricità nucleare perché disponiamo di una serie di risorse energetiche sulle quali possiamo basarci, perché dobbiamo lottare contro il cambiamento climatico e fornire dei mezzi di sussistenza sostenibili agli australiani per le ragioni future». Insomma, uranio in Australia ce ne sarà anche tanto, ma non si tratta certo di una risorsa rinnovabile e disponibile per l'avvenire. Ed ai giornalisti che gli chiedevano se il sondaggio fosse una dimostrazione di nervosismo tra gli australiani per i pericoli del cambiamento climatico che porta alla disponibilità ad accettare il nucleare come alternativa, il ministro dell'ambiente ha risposto: «Penso che se vuoi che un sondaggio abbia un risultato ci riuscirai. Non siamo qui per commentare questo tipo di sondaggi. Siamo qui per andare avanti con il business e per portare avanti una robusta e buona politica per affrontare i pericoli ai quelli ci troveremo davanti in relazione al cambiamento climatico. Il governo dice semplicemente che l'Australia per poter affrontare le sfide che presenta il cambiamento climatico ha bisogno di un'opposizione che agisca insieme a noi, che negozia in buona fede, in termini di emendamenti che porta avanti, e di un leader che sia capace di portare uno posizione unitaria e sostenibile da parte dell'opposizione in modo che su questo tema possiamo avere un impegno adeguato all'interesse nazionale». |
| Bernabe' Simone | |
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Arrivano le bombe ecologiche dalla Francia! altro che nucleare sicuro.....
Dopo lo scandalo sullo smaltimento di scorie nucleari nelle zone rurali del Paese, scoperto da France 3 con un recente documentario, in Francia scoppia l'ennesimo scandalo nucleare, che investe direttamente lo Stato e le istituzioni pubbliche preposte alla gestione della produzione energetica nucleare. Stavolta è stata la rete televisiva Artè a scoprire, con un documentario-inchiesta intitolato "Déchets: le cauchemar du nucléaire", dove vanno delle grosse quantità di scarti nucleari transalpini. L'inchiesta, ripresa dal quotidiano Libération, ha scoperto che la Francia ha stoccato in modo totalmente abusivo degli elevati quantitativi di scorie nucleari in Siberia. leggetelo tutto molto pesante..... e qui il video Edited by Bernabe' Simone on Oct 21, 2009 5:09 PM |
| nadia | |
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Ma i francesi non sono soli....................................
22.000 tonnellate di scorie radioattive dalla Germania in Russia Fusti con materiale di scarto radioattivo L’organizzazione ambientalista tedesca “.ausgestrahlt” rivela sul suo sito alcuni particolari relativi al traffico illegale di scorie radioattive tra Germania e Russia, un traffico ben noto ma le cui effettive dimensioni non erano finora conosciute. Secondo l’organizzazione, fra il 1996 e oggi ben 22mila tonnellate di scorie – essenzialmente esafluoruro di uranio (UF6) – sono state spedite in Siberia dall’impianto di arricchimento di combustibile nucleare di Gronau, in Westfalia. Di questa enorme quantità, molto superiore a quella, già scandalosa, inviata dalla Francia (mediamente 108 tonnellate all’anno), solo il dieci per cento è poi tornato in Germania, dopo un ulteriore arricchimento effettuato presso l’impianto di Seversk (conosciuto un tempo come Tomsk-7), nella Siberia occidentale. Il resto, cioè circa ventimila tonnellate, è rimasto abbandonato in una grande discarica a cielo aperto, immagazzinato in fusti metallici che ora sarebbero in buona parte arrugginiti e a rischio di perdite, secondo quanto appreso da .ausgestrahlt presso fonti ambientaliste russe. Secondo il portavoce dell’organizzazione, Jochen Stay, i metodi di gestione delle scorie radioattive usati dalle aziende tedesche del complesso nucleare (Rwe e E.on) non sono diversi da quelli usati dalla mafia in Italia (e forse, aggiungiamo, c’è stata anche qualche forma di collaborazione); non ci sarebbe da meravigliarsi se tra breve emergessero nuovi e più grossi scandali anche in merito alla gestione del deposito di scorie “ufficiale” tedesco, quello posto nei pozzi delle miniere di salgemma di Gorleben |
| liberopensiero | |
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Per fare il nucleare in Italia servono centomiliardi...
dove li vanno a prendere? useranno gli oppositori per dire : toh siamo costretti a comperare energia all'estero ! e peraltro è un affare , noi vendiamo scarpe care e prendiamo corrente un po' più cara! Edited by liberopensiero on Oct 22, 2009 11:18 PM |
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| Damiano | |
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Ciao a tutti! volevo mettere anche sulla vostra bacheca la notizia della prossima serata che abbiamo in programma come Verona Reattiva!
Verona Reattiva, con i Cittadini per la Tutela del Territorio e WWF Verona organizzano con la collaborazione del Coordinamento per il riciclaggio contro l'incenerimento dei rifiuti un'importante lunedì 23 novembre al Cinema-Teatro Nuovo alle ore 20:30 ![]() clicca per ingrandire Ospiti della serata saranno: - Gianluigi Salvador, referente rifiuti e energia del WWF Veneto - Carla Poli, direttrice dell'impianto Centro Riciclo di Vedelago (TV) Ci sarà anche un contributo video di Padre Alex Zanotelli con un'intervista rilasciata due settimane in occasione di una sua visita a Verona. Aiutateci a diffondere la notizia! In questa cartella trovate tutti i pdf ad alta risoluzione dei volantini sia a colori che in bianco e nero! Adiòs! |
| liberopensiero | |
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Damiano e amici
perchè ai convegni su cadelbue in zona non invitate anche il Comitatoveronaest per la tutela dela salute? non si occupa dello stesso problema in zona? Edited by liberopensiero on Nov 12, 2009 1:19 PM |
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| liberopensiero | |
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Il tempo e la memoria.lp
Cambiamento del clima e salute dell'uomo, oncologo e Nobel per la fisica a confronto Il protocollo di Kyoto è insufficiente, come evitare la catastrofe ambientale? Veronesi: solo il nucleare ci salverà Rubbia frena: non è l'unica alternativa di DARIO CRESTO-DINA <B>Veronesi: solo il nucleare ci salverà<br>Rubbia frena: non è l'unica alternativa</B> MILANO - Dice Umberto Veronesi: "Il governo italiano deve costruire dieci centrali nucleari nei prossimi dieci anni". È il suo modo di allontanare i fantasmi: prenderli di petto, a costo di finire nella bufera. Dall'altra parte del tavolo il premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia scuote la testa: "Umberto, non è così che troveremo un equilibrio tra la produzione di energia e i mutamenti climatici". Il dialogo tra i due, che saranno assieme a settembre a Venezia nella terza conferenza mondiale sul futuro della scienza voluta dall'oncologo milanese, riapre un dibattito che dividerà ancora una volta la politica e i ricercatori. Veronesi. "Ho appena firmato una lettera dell'associazione Galileo 2001 destinata al presidente Napolitano con la quale una parte della comunità scientifica italiana si dichiara preoccupata per la decisione del Parlamento di ratificare il protocollo di Kyoto assumendosi impegni - come quello di ridurre entro il 2012 le emissioni di gas serra del 6,5 per cento - che siamo nell'impossibilità pratica di onorare e che ci costeranno una sanzione di oltre quaranta miliardi di euro. Credo che sia il momento di mettere da parte le posizioni preconcette, le paure e le emozioni. Dobbiamo aprire gli occhi. È vero, la fonte ottimale di energia in termini di produzione, efficienza, sostenibilità per l'ambiente e per l'uomo, non l'abbiamo ancora trovata, ma oggi il nucleare va considerato concretamente e subito. In Francia ci sono 58 centrali, in Germania 17, in Spagna 9. È una fonte potente per la quale già disponiamo della tecnologia di sfruttamento e che non comporta rischi per la salute e l'ambiente. Purtroppo la parola nucleare spaventa più degli incidenti che potrebbe causare. Fobie popolari, timori irrazionali e retaggi storici fanno ancora di più dell'allarme cancro e i suoi morti causati dai derivati del petrolio. Allora io dico: basta con il panico da primitivi spaventati dal fuoco". Rubbia. "La situazione critica dell'Italia rispetto a Kyoto è dovuta allo scollamento tra quanto abbiamo sottoscritto e le politiche energetiche del paese. La verità è che Kyoto è largamente insufficiente, l'Unione europea ci chiede una riduzione dell'anidride carbonica del 20 per centro entro il 2020 e del 50 entro il 2050. È uno sforzo enorme e non può essere risolto con il nucleare che oggi contribuisce solo al 6 per cento al fabbisogno mondiale di energia. Il nucleare classico, compreso quello di quarta generazione, non può aspirare a una diffusione su larga scala soprattutto per i problemi legati alle scorie radioattive di lunga vita". Veronesi. "È vero, ma non dobbiamo assecondare l'idea che qualsiasi strada si prenda si vada sempre e comunque verso la catastrofe. Un modo concreto per ridurre il rischio dei tumori provocati dall'ambiente è intervenire sulle fonti di energia. Abbandoniamo i combustibili fossili perché ormai sappiamo con certezza che molti prodotti della loro combustione causano il cancro e altre malattie". Rubbia. "Anche se non c'è forma di energia senza pericoli, basta pensare alla tragedia del Vajont, quelli associati a una diffusione planetaria del nucleare, permettimi di dirlo, non sono da sottovalutare e vanno affrontati di concerto tra politica, scienza e opinione pubblica. Ecco il motivo per cui io sono prudente. Vedo una soluzione soltanto, si chiama ricerca e sviluppo. Il mondo sta lavorando. In Cina, in Corea c'è un grande fermento culturale e scientifico. In Europa la Germania, la Finlandia, la Svezia e anche l'Inghilterra stanno facendo molto bene sia dentro le università sia a livello politico. L'Italia non ha neppure un piano energetico e investe nello studio di nuove fonti di energia una quota irrisoria del Pil". Veronesi. "La piaga della ricerca italiana è profonda perché nasce da una cultura scientifica temuta e dimenticata. Una cultura che si trasforma in atti di sfiducia della politica nella capacità degli scienziati di contribuire a risolvere i grandi problemi sociali". Rubbia. "Hai ragione. Ciò che inchioda questo paese è l'immobilismo. Dovremmo domandare ai nostri figli che cosa vogliono per il loro futuro. Perché nessuno lo fa? Forse molti ci direbbero che non stanno troppo male e che sono solo interessati a mantenere il livello di consumismo e di benessere che hanno fin qui ereditato. Oppure qualcuno di loro vorrà affrontare seriamente i problemi dell'energia e dell'ambiente. È un preciso dovere del mondo politico e economico creare le premesse per dare alle giovani generazioni questa possibilità di esprimersi". Veronesi. "Io sono ottimista. La nostra scienza ha fatto molto. Ha individuato, per esempio, gli elementi ambientali pericolosi per l'uomo e la natura. Ma non per questo dobbiamo entrare nella spirale dell'ansia da inquinamento. Altrimenti non dovremmo respirare all'aperto per le polveri sottili, non fiatare in casa per la formaldeide e l'inquinamento domestico, non coltivare la frutta per i pesticidi, non mangiare per le sostanze tossiche, non produrre beni di consumo per le sostanze chimiche, non telefonare con i cellulari per le radiazioni al cervello... Eppure va detto che molti inquinanti, soprattutto i cancerogeni, sono già sotto controllo. Dobbiamo rinunciare a esistere? Credo sia inutile sparare a zero". Rubbia. "Lo so. Il vero incubo è il cambiamento climatico. Fermarlo non sarà semplice. In questo momento, mentre tu e io parliamo, l'anidride carbonica prodotta dall'incendio di Roma bruciata da Nerone continua a contribuire all'effetto serra e quella che immetteremo nell'aria quando accenderemo il motore delle nostre auto per andare via di qui rimarrà nell'atmosfera per almeno quattromila anni. Abbiamo poco tempo davanti. Non c'è bisogno di vedere il bel film di Al Gore per saperlo. Basta guardare fuori da una finestra e vedere a maggio la luce di agosto, basta ricordare l'inverno senza neve sulle montagne. Entro la fine di questo secolo la temperatura della terra non dovrà aumentare più di due gradi. Ci salveremo solo se cambieremo il nostro modo di produrre energia". (30 maggio 2007) |