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Perché con il caro greggio può cambiare ogni cosa

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Massimo F.
Posted May 9, 2008 2:05 PM
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Saronno, VA
Post #: 1,245
Newsweek: perché con il caro greggio può cambiare ogni cosa

Il settimanale americano Newsweek dedica l'analisi di prima pagina (il periscopio) al petrolio. La tesi del magazine Usa è che con il petrolio a 200 dollari al barile può cambiare tutto. Uno scenario non molto lontano. Il presidente dell'Opec, Chakib Khelil, la scorsa settimana ha previsto il raggiungimento dei 200 dollari al barile entro il 2010. Una rincorsa favorita dall'aumento della domanda mondiale di greggio: quest'anno le stime parlano di una crescita addizionale della domanda dell'1,5 per cento. Anche Goldman Sachs prevede i 200 dollari al barile. E l'analista di Deutsche Bank Adam Sieminski si spinge più in là e parla di 250 dollari.

Cosa cambia con il petrolio a 200 dollari? I primi a giovarne sono Paesi produttori come Iran, Venezuela e Russia che hanno visto salire i loro ricavi di quasi il 100%. Nel 2008 il petrolio frutterà ai Paesi Opec mille miliardi $ di ricavi in più. L'aumento del greggio se favorisce da un lato i nuovi Paesi produttori (ma anche i vecchi considerando il boom economico senza precedenti che sta conoscendo Dubai) dall'altro farà crescere i costi della logistica delle merci cinesi. Spedire un container da 40 piedi dalla Cina agli Stati Uniti con il greggio a 200 $ rischia di costare 10mila dollari in più rispetto a ora. Rischia quindi di rendere più appetibili per Pechino le esportazioni in Paesi vicini, Giappone in primis. Una cosa non da poco se si considera che gli States sono il primo mercato di export per le merci a basso costo cinesi. E se si considera - soprattutto - che l'economia americana, in bilico tra deficit gemelli e crisi mutui, è tenuta in piedi dagli investimenti di Pechino che è il primo detentore di Bond di Stato targati Usa. Una situazione che potrebbe cambiare. Con effetti non facili da prevedere in termini di nuova globalizzazione e shock economici mondiali (riba)

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Paolo Z.
Posted May 10, 2008 4:54 PM
galgoog
Como, CO
Post #: 881
"qualcuno" potrebbe pensare di fare una guerra ai paesi produttori, per "esportare democrazia"...
Massimo F.
Posted May 10, 2008 6:13 PM
user 6261663
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Saronno, VA
Post #: 1,258
"qualcuno" potrebbe pensare di fare una guerra ai paesi produttori, per "esportare democrazia"...


figurati... mica arrivano a tanto... laughing

wink

confused

sad

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biggrin
Massimo F.
Posted May 21, 2008 2:21 PM
user 6261663
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Post #: 1,357
Petrolio, record oltre 130 dollari. Anche il Brent al nuovo top

La paura che il petrolio non basti per tutti negli anni a venire spinge sempre più alle stelle i prezzi dell'oro nero: poco dopo mezzogiorno è stato toccato il nuovo record a New York con oltre 130 dollari al barile, dopo che ieri era stata raggiunta la soglia di 129,60 dollari. A Londra il Brent, greggio del Mare del Nord, ha toccato i 129 dollari, contro il record di 128,07 dollari di martedì. Come se non bastasse i futures per le consegne nel dicembre 2016 (non è un refuso, proprio tra otto anni) sono volati già questa mattina a 140 dollari (+14% da lunedì) mentre la più grande banca d'investimenti del mondo, la statunitense Goldman Sachs, prevede una media prezzi di 141 dollari al barile già nella seconda metà del 2008.

La ragione di questa escalation all'apparenza inarrestabile è che semplicemente nel vicino futuro non ci sarà petrolio per tutti, con la produzione inchiodata - per ragioni di incapacità degli impianti e progressiva rarefazione delle risorse, a 85 milioni di barili al giorno e la domanda, a causa della sete di energia delle economie emergenti, schizzata a oltre 87 milioni.

Tutto sembra dare ragione al petroliere texano T. Boone Picken, che ha preconizzato il barile a 150 dollari già entro quest'anno. Anche Crédit Suisse ha alzato le sue stime sul prezzo del barile da 91 a 120 dollari nel 2008 e da 90 a 110 dollari nel 2009. Mentre Société Générale ha rivisto al rialzo le sue previsioni medie per l'anno corrente di 14 dollari, a 115 dollari, e per l'anno successivo di 10 dollari a 110 dollari.

Eppure il segretario generale dell'Opec ritiene che nonostante il prezzo del barile abbia raggiunto i 129 dollari, il mercato sia adeguatamente fornito. In un incontro a Caracas con il presidente venezualano Hugo Chavez, Abdallah Salem el-Badri, ha dichiarato che «non c'è scarsità di petrolio sul mercato» perché le forniture internazionali di petrolio sono molto elevate. Alle 16,30 il dipartimento dell'Energia comunicherà i dati sulle scorte degli Stati Uniti per la settimana conclusa lo scorso 16 maggio.

Gli analisti attendono un aumento di 500 mila barili, dopo il rialzo di 200 mila barili della settimana scorsa. Le scorte di benzina sono previste in aumento di 400 mila barili, contro il calo di 1,7 milioni di barili del dato precedente. Per quanto riguarda i distillati, gli analisti attendono un aumento delle scorte di 1,2 milioni di barili, dopo il rialzo di 1,4 milioni della settimana precedente.

Festa grande, insomma, per la speculazione e tempi assai duri per i consumatori, sempre più stretti nella tenaglia tra caro-trasporti, inflazione (sulla spinta dell'aumento di meterie prime e alimentari) e aumenti salariali sin troppo moderati. Mentre addirittura si torna a parlare di un ritocco al rialzo dei tassi d'interesse in Europa, nonostante la frenata dell'economia, a conferma che i banchieri centrali di Francoforte sono ossessionati dai rischi di aumento generalizzato dei prezzi più che dai ritmi di crescita a scartamento ridotto.

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Massimo F.
Posted Jul 4, 2008 10:32 AM
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Post #: 1,911
Consumi, crisi profonda "A maggio -2,7 per cento"

ROMA - In Italia si tira la cinghia e si acquista sempre meno. A maggio l'Indicatore dei Consumi di Confcommercio registra una riduzione del 2,7% delle quantità rispetto allo stesso mese del 2007. E' il settimo segno negativo consecutivo ed ha portato ad una flessione dell'1,9% nei primi cinque mesi dell'anno, contro un +1,1% dello stesso periodo del 2007. Per Confcommercio "questo dato fa sfumare definitivamente l'ipotesi di uscire entro breve da una crisi ormai strutturale, profonda" e rafforza la previsione di crescita italiana che nel 2008 sarà "prossima allo zero".

In calo sono soprattutto auto e benzina, ma anche cibo e vestiti. Rispetto all'anno precedente, sono crollati del 13,5% gli acquisti di beni e servizi per la mobilità - un capitolo nel quale sono inserite auto e moto, ma anche benzina e biglietti aerei - ma cala anche la quantità di alimentari comperati (-3,3%), quella dei beni e dei servizi ricreativi (-4,9%), quella di abbigliamento e calzature (-2,3%), e l'acquisto di beni e servizi per la casa (-1,2%) che riguardano non solo gli elettrodomestici (che sono in lieve crescita) ma anche le bollette della luce.

Anche i consumi di beni per la comunicazione, che continuano a segnalare una crescita del 6,9%, mostrano i primi sintomi di rallentamento. Gli italiani invece non riducono la spesa per alberghi e pasti fuori casa (+0,4%) e quella dei beni e servizi per la cura della persona (+2,8%).
Massimo F.
Posted Jul 4, 2008 11:29 AM
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Post #: 1,912
Mutui, in tre anni la rata è aumentata del 25%
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Tassi Bce più alti, mutui più cari per le famiglie italiane. Questa l'equazione nella mente del risparmiatore che ogni giorno combatte con l'aumento della rata variabile. In realtà il meccanismo di trasmissione fra le decisioni prese a Francoforte e le rate non è poi così immediato: come probabilmente ben sanno i mutuatari, i finanziamenti a tasso variabile sono indicizzati non al tasso di riferimento della Bce (quello che Jean-Claude Trichet e soci hanno alzato ieri dal 4 al 4,25%), ma a quegli Euribor che da tempo stazionano su valori ben più elevati e che si muovono in anticipo per riflettere le decisioni future dei banchieri.
Gli effetti sulla rata
Così l'effetto del rialzo dei tassi della Bce sui tassi interbancari si è già avuto un mese fa, quando Trichet aveva chiaramente spalancato la porta a un rialzo nella riunione di luglio. Un impatto tutto sommato limitato, in questo caso, perché l'Euribor a un mese (base 360) è passato dal 4,39% medio di maggio al 4,46% del fixing di ieri mattina, mentre la scadenza a 3 mesi è salita dal 4,86% al 4,97 per cento. Tradotto in soldoni, la mossa della Bce ha provocato un aumento di 6 euro (da 700 a 706 euro) sulla rata mensile di un prestito ventennale da 100mila euro acceso nel settembre 2005 (alla vigilia, cioè, dell'ondata di aumenti del costo del denaro decisa a Francoforte).
Detto così, non sembrerebbe poi un rincaro particolarmente pesante. Ma è quando si guarda all'effetto complessivo degli ultimi 3 anni che il bilancio si fa più preoccupante per i mutuatari, perché la rata del prestito ventennale appena considerato è cresciuta di oltre il 25% rispetto ai 562 euro da cui si era partiti. In altre parole, adesso si pagano in più 144 euro ogni mese, ovvero 1.728 euro all'anno da sottrarre al budget familiare (e per un prestito a 30 anni, come si legge nella tabella a fianco, il maggior onere annuale sfiora i 2mila euro).
Guardando invece al futuro, il problema per i risparmiatori è capire se la mossa della Bce sia isolata o sia invece il preludio a una nuova serie di rialzi. E soprattutto, quanto a lungo possa continuare l'anomalia che vede i tassi interbancari sensibilmente al di sopra dei saggi ufficiali a causa della crisi di fiducia provocata dall'ondata subprime sui mercati del credito. Sul primo punto, Trichet ha lasciato chiaramente intendere in conferenza stampa che il rialzo operato ieri ha più che altro valore dimostrativo e non rappresenta necessariamente l'inizio di una fase restrittiva da parte dell'Eurotower. Detto questo, i mercati monetari faticano per il momento ad adeguarsi e continuano nonostante tutto a scontare un rialzo di 25 punti base entro fine anno e un ulteriore arrotondamento al 4,75% a metà del 2009.
Euribor oltre il 5% nel 2008
Ancora più complessa è la situazione sugli Euribor: i tassi non si sono praticamente mossi dopo l'annuncio, ma si adegueranno progressivamente dal 9 luglio in poi, quando cioè la manovra sarà operativa. «Nelle prossime settimane ? spiega a questo proposito Luigi Fasciano, amministratore delegato di Aritma, società di consulenza finanziaria per le imprese ? potremo assistere a una graduale increspatura dell'Euribor a un mese al 4,55%, mentre il baluardo del 5% per il 3 mesi sarà probabilmente infranto e il tasso andrà a collocarsi attorno al 5,05%».
Anche spostando l'attenzione sui mesi successivi, le attese dei mercati non sono particolarmente rosee: il contratto future sull'Euribor 3 mesi indica un livello superiore al 5% per tutto il 2008 (con un picco del 5,12% a dicembre) e un rientro graduale nei mesi successivi. Previsioni certo meno fosche rispetto a quelle di qualche settimana fa (quando l'Euribor a tre mesi veniva indicato addirittura al 5,40% per fine anno), ma che ugualmente non suonano beneaugurati per chi è alle prese con un prestito a tasso variabile. Le soluzioni per alleviare il peso della rata ? a partire dalla rinegoziazione proposta dalla Convenzione Abi-Governo siglata nelle scorse settimane, ma senza dimenticare la surroga del decreto Bersani ? non mancano.
Massimo F.
Posted Jul 4, 2008 12:29 PM
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Post #: 1,916
Petrolio, previsioni a 250 dollari e i colli di bottiglia della rete

Il prezzo del barile di petrolio arriverà «presto» a 250 dollari, contro i 146 attuali. La previsione del numero uno del colosso del gas russo Gazprom, Aleksei Miller, è solo una delle tante che si susseguono in questi giorni. Il New Scientist parte da qui per lanciare un altro allarme: cosa succederebbe se venissero bloccati i circuiti mondiali attraverso cui viene distribuito il petrolio? La risposta la dà qualche riga dopo. Basta un attentato terroristico, una calamità naturale o disordini locali. I prezzi si impennano. I rifornimenti scarseggiano. E l'economia mondiale ne risente.

Il motivo è presto spiegato. Oggi la maggior parte del petrolio arriva da sette Paesi: Arabia Saudita, Russia, Stati Uniti, Iran, Cina, Messico e Canada (si veda il grafico del New Scientist con la rete di distribuzione, le tratte navali, gli stretti strategici, i principali Paesi produttori e consumatori). I giacimenti petroliferi in grado di produrre 1 milione di barili al giorno sono solo quattro. Fino a venti anni fa erano 15. Alcuni geologi prevedono che il «picco» del petrolio, ovvero il momento di massima produzione che precede il declino, sia ormai vicino. Una cosa è certa - continua New Scientist - se fino a qualche anno fa un guasto a una delle reti di distribuzione sarebbe stato facilmente risolto con un aumento di produzione, oggi le riserve in caso di emergenza non sarebbero sufficienti, se non per brevi periodi.

Il petrolio viaggia nel mondo attraverso gli oleodotti sotterranei o via mare, con le navi cisterna. Diversi studi americani citati dalla rivista fotografano i problemi che potrebbe causare un attacco terroristico, una calamità naturale o i disordini locali contro una delle vene distributive principali.

Sarebbe innanzitutto un problema di natura energetica: il Pianeta dipende dal petrolio. E il suo consumo, avverte l'Aie (Agenzia internazionale dell'energia) è in crescita. Ma non solo: plastica, giocattoli, borse, computer, «non c'è un prodotto o servizio sulla Terra che non sia collegato al petrolio - dice Cutler Cleveland, direttore del centro di studi energetico-ambientali all'università di Boston -. Gran parte della crescita economica e della popolazione del ventesimo secolo sono legate a una grossa disponibilità di petrolio». Per questo non sarebbe "solo" un problema energetico. Sarebbe un dramma per l'economia mondiale. E le possibili soluzioni appaiono ancora lontane e onerose.

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Massimo F.
Posted Jul 7, 2008 8:48 AM
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Post #: 1,939
Oltre la crisi globale

LA STAMPA
DOMENICO SINISCALCO

A un anno dal suo inizio, la crisi economica sta entrando nella fase più complessa. Negli Stati Uniti come in Europa, la crisi finanziaria si intreccia con l?inflazione e la gelata dei consumi. In questa situazione, imprese, investitori e autorità si domandano quanto profondo e quanto lungo sarà il ciclo negativo.

Lo stanno facendo i capi di Stato e di governo nel G8. Lo fanno i ministri economici riuniti a Bruxelles.

Questa domanda è naturale per chi deve prendere decisioni in campo economico e finanziario. Eppure, esistono ragioni per ritenere che questa crisi non sia ciclica ma strutturale e che il sistema economico e finanziario non sia destinato a tornare sulle tendenze precedenti, ma stia attraversando una vera metamorfosi. In tutte le grandi crisi, infatti, il sistema economico è uscito trasformato nel profondo, con nuove gerarchie di imprese e mercati e con un diverso modo di operare. Se questo è vero, occorre liberarsi degli abiti mentali del passato e intuire prima possibile le grandi direttrici del cambiamento. Il problema non è resistere alla crisi, ma anticipare il cambiamento.

Al momento l?evoluzione dell?economia è ancora confusa e indefinita. Esistono tuttavia indicazioni che il sistema stia effettivamente mutando nella sua struttura. In modo aneddotico, e senza pretese di analisi, cito alcuni elementi di novità.

L?inflazione globale rialza la testa in tutte le aree del mondo e la politica monetaria appare sostanzialmente impotente nel frenare i prezzi al consumo. I tassi di interesse, infatti, agiscono innanzitutto sui prezzi degli stock (immobili, azioni, obbligazioni). In questo contesto è ragionevole attrezzarsi a vivere con un?inflazione più elevata, nonostante gli sforzi delle autorità per contenerla.

Il sistema finanziario globale sta mutando con la scomparsa di mercati e intermediari, e con un più elevato requisito di capitali. Il prezzo del petrolio e dei carburanti continua ad aumentare e già si parla del greggio a 200-250 dollari al barile, pur in presenza dei primi sintomi di recessione. Il prezzo dei prodotti agricoli, analogamente, cresce senza sosta e rilancia scenari malthusiani impensabili fino a pochi anni fa. In molti Paesi determina un ritorno profittevole all?agricoltura. Il tasso di diffusione delle nuove tecnologie dell?informazione aumenta esponenzialmente in tutte le regioni del mondo e sfida la capacità di apprendimento.

Infine, segnali più deboli, ma egualmente fondamentali. L?industria dell?auto americana è in grave difficoltà, per non aver compreso l?importanza del risparmio energetico e dei cambiamenti climatici nel progettare i propri modelli. E un numero crescente di genitori nelle élite inglesi e americane iscrivono i figli a scuola di mandarino, a Londra, New York o San Francisco.

Questi semplici indizi non disegnano il futuro, ma indicano l?avvio di cambiamenti strutturali, molto diversi dal ciclo tradizionale. In queste condizioni, l?economia del dopo-crisi dipenderà dalle decisioni di milioni di soggetti, tra i quali emergerà chi ha visto più lungo. Una crisi, nel senso di cambiamento, non è in sé una tragedia, se il precedente modello di crescita era insostenibile. Sbaglia dunque chi pensa a una catastrofe, come sbaglia, io credo, chi pensa semplicemente in termini di ciclo.

Non siamo alla fine del mondo. Quasi certamente siamo alla fine di un mondo.
Massimo F.
Posted Jul 9, 2008 9:22 AM
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Saronno, VA
Post #: 1,965
I prezzi dell'elettricità salgono ai massimi storici

Primato del chilowattora alla Borsa elettrica. Il Gestore del mercato elettrico ha rilevato la settimana scorsa il prezzo medio di 104,69 euro per mille chilowattora, con una crescita del 6,1% rispetto alla settimana precedente. Ieri una nuova conferma dei prezzi da primato: per le forniture di oggi attorno alle 11 e alle 12 di stamane sono stati toccati i 192,26 euro per mille chilowattora (19,2 centesimi al chilowattora), con la punta di 234 euro per la produzione delle centrali siciliane. Primato anche per la domanda di corrente: Terna ? la Spa che governa i flussi dell'alta tensione ? ha calcolato che l'anno scorso la richiesta di elettricità sia cresciuta di un fisiologico 0,7% rispetto al 2006, ma raggiungendo il primato di 339,9 miliardi di chilowattora. Undici regioni sono in deficit e per questo motivo l'amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, sottolinea l'importanza di investire in nuove linee di alta tensione.

Prezzi da primato
Secondo il Gestore del mercato elettrico, nella settimana tra lunedì 30 giugno e domenica 6 luglio il prezzo medio di acquisto della corrente elettrica ha segnato un aumento di 6,06 euro per mille chilowattora, toccando il massimo storico. In crescita anche i volumi di energia elettrica scambiati in Borsa, pari a 5,1 miliardi di chilowattora (+2,4%). La media va dai 93,05 euro dell'Alta Italia ai 157,86 della Sicilia.

Confronto europeo
Impietoso il confronto con i prezzi europei. Ieri alla Borsa elettrica olandese Apx i mille chilowattora sono arrivati a 92,37 euro: e l'Olanda è molto simile all'Italia perché le loro centrali elettriche usano soprattutto metano (50%) e carbone. Nella Francia tutta nucleare il prezzo massimo di oggi è gemello a quello dell'Olanda che va a gas e carbone, 92,36 euro. In Germania (dove si usano soprattutto carbone e gas, con un importante contributo nucleare) il picco rilevato dalla Borsa elettrica Eex di Lipsia è più alto, di 104,69 per le 11 e le 12 di mattina. In Austria (Paese che non ha il nucleare) per le 12 di oggi viene raggiunto alla Borsa Eea il prezzo di 112,97 euro. La Gran Bretagna (gas e carbone, con una buona quota nucleare) ha per oggi il picco di 126,88 euro. Nell'Italia salatissima si usano soprattutto l'efficiente metano (66%) e l'economico carbone (15%). In altre parole, la tecnologia delle centrali non sembra avere effetti sui prezzi della corrente.

La domanda del 2007
Con 339,9 miliardi di chilowattora "bruciati" l'anno scorso, Terna ha censito «il valore più alto mai registrato in Italia». Il contributo principale è delle centrali a metano con ciclo combinato, 167,9 miliardi di chilowattora (+9,3% sul 2006). Le piogge scarse dell'anno passato (poi ampiamente ricompensate nell'umidissima primavera 2008) hanno ridotto la produzione idroelettrica. Cresce del 36,1% l'eolico. Le importazioni di corrente, soprattutto francese, hanno contribuito per il 13,6%.

Nuove linee di alta tensione
«I dati confermano quanto sosteniamo da anni: l'importanza dei nuovi collegamenti elettrici con l'estero per ridurre la dipendenza energetica e migliorare il mix delle fonti», sottolinea Flavio Cattaneo, e per questo motivo «è necessaria un'accelerazione nel rilascio delle autorizzazioni». Purtroppo 1,4 miliardi di euro «giacciono negli uffici delle amministrazioni».

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Massimo F.
Posted Jul 12, 2008 11:43 AM
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Saronno, VA
Post #: 2,025
Usa: fallisce la IndyMac Bank Si aggrava la crisi finanziaria

Le autorità americane sono state costrette a rilevare la IndyMac Bank, una delle principali casse di risparmio americane specializzate in mutui.
Il collasso dell'istituto, consumatosi nella notte, e' uno dei piu' grandi fallimenti bancari nella storia degli Stati Uniti: IndyMac ha asset per 32 miliardi di dollari. L'istituto riaprira' i battenti lunedi' mattina sotto la gestione dell'agenzia federale Federal Deposit Insurance Corp. (Fdic).
Il fallimento costera' alla Fdic, e quindi ai contribuenti, tra i 4 e gli otto miliardi di dollari, prelevati dal suo fondo che assicura i depositi bancari e che oggi dispone di 53 miliardi di dollari. Il collasso piu' grave tra le banche americane e' stato, nel 1984, quello della Continental Illinois National Bank & Trust con asset per 40 miliardi di dollari.
Il fallimento di IndyMac e l'intervento governativo sono diventati il segno piu' evidente del continuo aggravarsi della crisi dei mutui e del credito. Le autorita' temono che il crack nel settore finanziario non sara' l'ultimo. Negli ultimi giorni anche la crisi dei colossi dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac ha scatenato voci di possibili e colossali salvataggi pubblici in arrivo.
Nella vicenda di IndyMac una delle agenzie di regolamentazione bancaria, l'Office of Thrift Supervision, ha accusato l'influente senatore democratico Charles Schumer di essere responsabile del fallimento: avrebbe seminato il panico inviando a fine giugno una lettera alle autorita' che metteva in dubbio la solidita' finanziaria della banca. Negli undici giorni successivi i risparmiatori hanno ritirato ben 1,3 miliardi in depositi. Ma Schumer ha risposto che la responsabilita' e' invece tutta dell'inadeguata supervisione: le autorita' federali avrebbero dovuto svolgere il loro compito di controllo, impedendo alla banca di utilizzare irresponsabili pratiche nei prestiti immobiliari.

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