What's Meetup? Watch this.

Join Bisceglie Beppe Grillo 1°Meetup Group

You'll get invited to our Meetups as soon as they're scheduled!

What's Meetup?

Maybe it's time for a little less face-to-screen and a little more face-to-face.

What's a Meetup Group?

Meetup Groups are today's support groups, parent playgroups, citizen groups, fitness groups, book clubs, professional groups, and other powerful local groups!

vetrider
Posted Nov 5, 2007 10:57 AM
user 4626340
Bari, IT
Post #: 147
Italia. Pellegrino (Verdi): dopo sentenza Cassazione, abrogare Fini-Giovanardi

"La sentenza della Cassazione sulla irrilevanza penale della coltivazione di cannabis e' positiva, un passo avanti nella lotta al traffico degli stupefacenti. Ora e' necessario abolire la legge-manifesto Fini Giovanardi perche' la demagogia non solo e' inutile per contrastare il consumo di droga ed il narcotraffico, ma e' assolutamente dannosa". Lo afferma il segretario della commissione Antimafia, Tommaso Pellegrino, dei Verdi. "Mandare in carcere tanti ragazzi per la cltivazione di una pianta o perche' fumano uno spinello peggiora la situazione e impedisce di dedicare energie a contrastare lo spaccio. La destra piuttosto che mostrare un volto ipocrita e demagogico sia responsabile perche' ormai e' chiaro a quasi tutti che quella legge e' nutile e dannosa e serve ben altro per combattere la diffusione della droga. Si ascoltino gli esperti, i medici, gli operatori per varare una riforma efficace".
vetrider
Posted Nov 5, 2007 1:15 PM
user 4626340
Bari, IT
Post #: 162
SVOLTA CLAMOROSA!!!

Italia. Cassazione: legale coltivazione cannabis se non e' di natura imprenditoriale

La Cassazione ribadisce che la mini coltivazione domestica di canapa non costituisce reato se essa "non si sostanzia nella coltivazione in senso tecnico-agrario ovvero imprenditoriale". E questo, ricorda piazza Cavour, "per l'assenza di alcuni presupposti, quali la disponibilita' del terreno, la sua preparazione, la semina, il governo dello sviluppo delle piante, la disponibilita' di locali per la raccolta dei prodotti e, che, pertanto, rimane nell'ambito concettuale della cosiddetta coltivazione domestica, ricade nella nozione, di genere e di chiusura, della detenzione, sicche' occorre verificare se, nella concreta vicenda, essa sia destinata ad un uso esclusivamente personale del coltivato"".

In questo modo, la Sesta sezione penale, con la sentenza 40362, ha respinto il ricorso del Procuratore generale di Genova che chiedeva di annullare l'assoluzione accordata a Luciano M., un genovese che sul balcone di casa coltivava alcune piantine di canapa indiana " a scopo ornamentale". Secondo la Procura genovese, l'uomo doveva essere condannato perche' "il legislatore considera pericolosa per la salute pubblica ogni forma di diffusione della droga, e inoltre, non e' mai possibile, nel momento in cui la coltivazione e' in att, individuare l'effettiva futura destinazione delle piante in coltivazione". Piazza Cavour ha respinto il ricorso, affermando che "la conforme decisione dei due gradi di merito non lascia dubbi sull'accertamento e sulla valutazione del fatto, ne' sull'assenza della destinazione all'uso di terzi".
vetrider
Posted Nov 11, 2007 9:20 PM
user 4626340
Bari, IT
Post #: 170
I FATTI

Aldo Branzino, un falegname che non fa politica, 44 anni, viene trovato morto domenica 14 ottobre, nella sua cella di isolamento all?interno del carcere di Capanne a Perugia;
- Aldo viene arrestato venerdì 12 ottobre a Pietralunga, nella sua casa di campagna vicino Città di Castello, per coltivazione e detenzione di canapa indiana e trasferito nella stessa giornata al carcere di Capanne a Perugia, dove deve restare in isolamento almeno fino a lunedì 15 ottobre, quando incontrerà il giudice titolare dell?inchiesta;
- sabato 13 ottobre alle ore 14 il legale d?ufficio incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato in buona salute;
- domenica 14 ottobre, al mattino, la famiglia viene informata che Aldo è morto;
- subito viene diffusa la notizia (vi è un primo referto medico redatto dal personale del carcere?) che Aldo sarebbe morto per malattie cardiache e non presenterebbe segni esterni di violenza;
- conoscendo Aldo come persona sana, la famiglia non ci crede e chiede l?autopsia;
- l?autopsia viene affidata al dott. Lalli, un medico legale noto per essere eticamente irreprensibile e dal cui esame risulta che Aldo è morto per cause non accidentali e che il suo cadavere presenta chiari segni di lesioni traumatiche: 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate.
- il giudice Petrazzini (lo stesso che aveva condotto l?inchiesta sulla coltivazione e detenzione di canapa indiana) apre formalmente una indagine per omicidio volontario.

E' ARRIVATO IL MOMENTO DI DIRE BASTAAA!
NON DEVE SUCCEDERE PIU'!
A former member
Posted Nov 12, 2007 8:54 AM
Post #: 96
Caro vetrider (..perchè hai cambiato nome e foto..stavi meglio in quella che usavi prima tongue), questa orribile vicenda riportata sul blog di grillo il 9 Novembre 2007 "Cristo si è fermato a Capanne" mi ha fatto innoridire.
Soprattutto quando leggo: "Il pestaggio da parte di personale dipendente dal Ministero di Grazia e Giustizia emerge, ancora una volta, essere una pratica corrente all?interno del Carcere per i detenuti che creano problemi. Esso è praticato da personale specializzato che utilizza tecniche professionali finalizzate ad evitare denunce sulla base di superficiali riscontri medico legali. "
A questo punto mi chiedo come mai, se quanto riportato fosse vero, il massaggio carcerario non vene praticato anche alla popolazione parlamentare che fa uso di droga in aula, in ufficio o negli alberghi della capitale.
A former member
Posted Nov 12, 2007 9:31 AM
Post #: 109
secondo me va fatto un distinguo in questa vicenda drammatica: canapa e poliziotti cerebrolesi non sono sovrapponibili. Non è importante sapere perchè quell'uomo è stato carcerato. Il motivo potrebbe essere uno qualsiasi. Piuttosto è da condannare l'uccisione barbara di quell'uomo, a prescindere se facesse o meno uso di cannabis.
A former member
Posted Nov 12, 2007 9:38 AM
Post #: 98
Concordo con Moderator e, quanto ai poliziotti cerebrolesi, forse ci si dovrebbe interrogare su come vengono svolte le prove psico - attitudinali...(mi viene in mente la canzone dei bluvertigo "Fuori dal tempo")
vetrider
Posted Nov 15, 2007 5:39 PM
user 4626340
Bari, IT
Post #: 172
secondo me va fatto un distinguo in questa vicenda drammatica: canapa e poliziotti cerebrolesi non sono sovrapponibili. Non è importante sapere perchè quell'uomo è stato carcerato. Il motivo potrebbe essere uno qualsiasi. Piuttosto è da condannare l'uccisione barbara di quell'uomo, a prescindere se facesse o meno uso di cannabis.

Certo sono d'accordo nel dire che si tratta di due realtà che non sono necessariamente collegabili fra loro, ma nel caso specifico LO SONO !
La cosa su cui invece non sono d'accordo è il fregarsene del motivo per cui il povero Aldo fosse in prigione; dato che stiamo ancora subendo i danni dell'indulto (fatto ad arte per salvare alcuni con la scusa delle carceri piene) non mi pare giusto affollare le carceri con i consumatori per via di una legge incostituzionale (perchè va contro la volontà dei cittadini italiani espressa con il referendum del '93) e mischiare questa gente (NORMALE!) con i criminali veri!
Sul pestaggio non mi esprimo perchè ovviamente si tratta di un atroce atto di violenza difficilmente comprensibile , non volendo spalmare su tutti i poliziotti questo tipo di ferocia, è un atto criminale stile scuola Diaz che disonora il corpo di polizia stesso.
Bisciops Spina Vin...
Posted Nov 17, 2007 7:27 PM
450483
Barletta, IT
Post #: 376
Su questa vicenda va fatto il distinguo tra i due fatti:
Chi è andato in carcere non doveva trovarsi lì perchè non è possibile avere una legge italiana che neghi, di fatto ma non per legge, sia la volontà del referendum che il comune senso di giustizia.
Chi ha picchiato non doveva farlo perchè il suo ruolo è quello di proteggere e non di uccidere.
Se pensate che con la questione cannabis non c'entra niente vi sbagliate.
vetrider
Posted Nov 23, 2007 1:55 PM
user 4626340
Bari, IT
Post #: 176
STUDIO USA: IL CANNABINOLO BLOCCA LE METASTASI
"CANNABIS, UNA CURA CONTRO IL CANCRO"

(Il risultato delle ricerche effettuate da un'équipe del California Pacific Medical Center
Il professor Veronesi: "Sarebbe un peccato non percorrere anche questa strada")



Il professor Umberto Veronesi
ROMA - Il cannabidiolo, uno degli elementi che compongono la cannabis, potrebbe essere in grado di bloccare il gene che provoca la diffusione delle metastasi del cancro al seno, ma anche di altre forme tumorali. È il risultato delle ricerche di laboratorio effettuate da un'équipe del California Pacific Medical Center Research Institute. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Molecular Cancer Therapeutics.

I ricercatori si augurano che il cannabidiolo (Cbd), contenuto nella marijuana, possa diventare una valida alternativa alla chemioterapia, senza gli effetti collaterali di quest'ultima. "Ho sempre creduto nelle proprietà contenute nei derivati della cannabis - afferma il professor Umberto Veronesi - questa è una strada mai esplorata a causa di condizionamenti psicologici. La fonte universitaria è molto seria. Voglio chiarire che l'oggetto della ricerca è un composto della cannabis e non una droga. Sarebbe un peccato non esplorare questa via per combattere il tumore al seno".

E gli autori dello studio confermano che, a differenza della cannabis, il Cbd non ha alcun effetto psicoattivo e quindi il suo utilizzo non viola alcuna legge sugli stupefacenti. Inoltre, insistono nello spiegare che non stanno invitando i loro pazienti a fumare marijuana, visto che le concentrazioni di Cbd usate nelle loro ricerche sono di molto superiori a quelle che si possono ottenere solo fumando. "Il Cbd funzionerebbe bloccando l'attività del gene Id-1 - spiega Sean McAllister, autore della ricerca - ritenuto responsabile della "metastatizzazione", la diffusione del tumore dalla sua sede iniziale".

Altre ricerche hanno già dimostrato che il Cbd potrebbe bloccare il tumore cerebrale aggressivo, e ci sarebbero evidenze di un effetto simile in laboratorio su cellule di tumore al seno.
"Attualmente abbiamo un numero limitato di opzioni nel trattamento delle forme aggressive di cancro - continua McAllister - alcune terapie, come per esempio la chemioterapia, possono essere efficaci ma anche estremamente tossiche e difficili da tollerare". Questo composto offrirebbe quindi la speranza di una terapia in grado di ottenere gli stessi risultati senza gli effetti collaterali, come la nausea e il maggior rischio di infezioni.

"La ricerca è a uno stadio iniziale - aggiunge Joanna Owens, del Cancer Research UK - i risultati dovranno essere seguiti da trial sull'uomo per valutare la sicurezza del Cbd e se si raggiungono gli stessi benefici ottenuti in laboratorio. Diversi farmaci basati sulle piante sono attualmente utilizzati nelle terapie tumorali, come la vincristina, che deriva dal fiore Pervinca del Madagascar, ed è usata nel trattamento del tumore al seno e al polmone".

Per il momento sono la chemioterapia, la radioterapia e l'intervento chirurgico a dominare il panorama delle terapie contro il tumore. Anche se una serie di farmaci biologici vengono sperimentati ed usati sempre più spesso nei centri di cura oncologici.
vetrider
Posted Dec 11, 2007 10:42 AM
user 4626340
Bari, IT
Post #: 210
Italia. Lotta al dolore. Il diritto a non soffrire costa 602 euro al mese, appello al ministro della Salute

Pietro Yates Moretti

Il diritto a non soffrire costa 602 euro al mese. Questa l'assurda quanto ordinaria vicenda del signor Italo Delli Ponti (vedi sotto), malato di sclerosi multipla, e costretto -dopo una lunga trafila burocratica- a pagarsi uno dei pochissimi farmaci (il Sativex) potenzialmente in grado di lenire gli effetti della malattia. Il problema e' che tale farmaco e' derivato da una pianta ?malvagia?, la cannabis. Cosi' i malati sono costretti a soffrire a causa di preconcetti, ignoranza e burocrazia, nonostante la comunita' scientifica internazionale sia ormai unanime sull'efficacia terapeutica della cannabis. D'altronde, non e' un caso che l'Italia continui ad essere agli ultimissimi posti in Europa e nel mondo occidentale per la cura del dolore.

La trafila - Il principio attivo del farmaco, recentemente inserito nel Testo unico sulla droga, deve essere importato dall'estero, su richiesta individuale del medico curante da porre al ministero della Salute - Ufficio Centrale Stupefacenti, che dovra' rilasciare un nulla osta. A quel punto, la farmacia o l'ospedale deve richiedere il farmaco direttamente al produttore estero, il tutto ovviamente a spese del cittadino. Un processo lungo e costoso, e soprattutto solo temporaneo, visto che l'importazione e' prevista per farmaci da assumere una tantum, e non farmaci che invece devono essere assunti vita natural durante come il Sativex. Solo alcune Asl in Italia, tra cui quella di Bolzano, si fanno carico delle spese, ma esclusivamente in regime di ricovero ospedaliero.

Rivolgiamo un appello urgente al ministro della Salute affinche' ponga rimedio alla allucinante situazione del signor Delli Ponti, e di coloro che come lui sono oggi costretti a soffrire inutilmente. In attesa che il Parlamento lentamente discuta e approvi o rigetti il disegno di legge del Governo in materia di terapia del dolore, presentato ormai oltre un anno fa (19 ottobre 2006), il ministro proponga un decreto-legge affinche' da subito cessi la discriminazione contro chi soffre. Invitiamo il ministro anche a promuovere la sensibilizzazione e l?aggiornamento del personale sanitario sui farmaci cannabinoidi, ancora troppo sconosciuti ai medici italiani.

La lotta al dolore non puo' essere mera questione politica e/o partitica; essa e' innanzitutto questione medico-sanitaria, ed il ministro della Salute, di fronte all'inazione del Parlamento e degli enti locali, ha da subito il dovere di garantire il diritto di cura. Se la lotta al dolore e' davvero la madre di tutte le battaglie, come ha spesso dichiarato il ministro, lo dimostri con i fatti.

Segue la lettera inviata all?Aduc da Italo Delli Ponti, malato di sclerosi multipla

Abito a Rimini, ho 60 anni e sono affetto da sclerosi multipla del tipo primario progressivo, accertata nel 2001 dopo circa due anni di indagini per dei fastidi di affaticamento soprattutto ad una gamba; purtroppo i sintomi non sono univoci e sicuri per individuare la patologia. In questi anni la malattia è progredita rapidamente ed attualmente sono sulla sedia a rotelle, muovendo qualche passo in casa con il deambulatore; i problemi non riguardano unicamente la mobilità ma soffro di forte ipertono alle gambe, con problemi di piegamento, spasmi e bruciori continui sempre alle gambe e qualche altro problemino sparso, quale diplopia laterale ed acufene; i bruciori e gli spasmi sono particolarmente fastidiosi sia da seduto che soprattutto a letto per la difficoltà di prendere sonno e dormire in modo adeguato; per la mia tipologia non ho trovato farmaci utili e prendo solo un miorilassante ed un immunosoppressore (costo per il SSN circa 60 ?/mese) sulla cui efficacia non giurerei, ma preferisco evitare di non prenderli considerando che forse non sono eccessivamente dannosi.
Ho sentito parlare del Sativex, che è a base di THC, cannabinoide che il Ministero ha inserito nella tabella B2 fra le sostanze che hanno attività farmacologica, unico farmaco registrato al mondo, in Canada, per il dolore neuropatico della sclerosi multipla.
Che io sappia, il THC viene fornito gratuitamente in questa veste dall?AUSL di Bolzano e, sotto altra veste, il Bedrocan, in altre AUSL quali Roma/A, Roma/E, Crotone ed altre. Da altre viene fornito a pagamento, creando delle evidenti disparità a carico dei malati.
La mia situazione è questa:
- il 23 luglio ho richiesto il farmaco al primario di neurologia di Rimini, dott. Ravasio, citando e fornendo le leggi e le circolari ministeriali esistenti in materia e, dopo circa un mese ho avuto una risposta informale che citava una circolare ministeriale che asseriva la fornitura solo a titolo oneroso per il paziente, senza tener conto di una successiva circolare che chiariva che la fornitura poteva essere a carico del SSN se in regime di day hospital; (1)
- il 4 settembre ho avanzato la medesima richiesta al direttore sanitario dell'AUSL di Rimini, dott. Lovecchio, riportando le medesime motivazioni e documentazioni; (2)
- il 17 settembre ho avuto la risposta formale, questa volta, che mi ha comunica che il Servizio Politica del Farmaco della Regione Emilia-Romagna non ha inserito tale farmaco nel prontuario regionale e quindi il farmaco può essere importato a carico del cittadino; (3)
- dopo aver rinnovato la mia richiesta il 26/9, il mio medico curante del reparto neurologia mi ha quindi prescritto il farmaco, che, dopo essere passato al vaglio della commissione del farmaco ospedaliera è partito per il Ministero che lo autorizzato;
- il 5 dicembre mi è arrivata, tramite la farmacia dell?Ospedale, la richiesta del pagamento alla ditta venditrice inglese di ? 602.16, compreso le spese di spedizione per 200.72 ?, e questo per una quantità di prodotto sufficiente solo per un mese!
Io sicuramente farò il bonifico perchè ho estrema necessità di provare un rimedio ai miei dolori, però mi chiedo perchè devo essere discriminato rispetto a chi con la stessa patologia può seguire altre strade farmaceutiche, interferone, a costi più che doppi, circa 2.000,00 ? a carico del SSN? Farmaci, tra l?altro, che non sono specifici per la patologia.
Siccome il farmaco è sintomatico, dovrà essere assunto sempre e quindi avrò difficoltà a sostenere tale spesa tutti i mesi e sarò costretto a rinunciarvi! A parte i tempi tecnici necessari! Perchè non ho il diritto a cercare una cura provata altrove con esiti favorevoli? A cosa servono le leggi e le circolari ministeriali se le AUSL o gli Assessorati Regionali non le applicano? Per quale ragione non mi è garantita la cura se non a pagamento? Per quali ragioni lo Stato non mi garantisce la cura nei termini stabiliti dall?OMS e perchè non ho quel DIRITTO di cura che la Costituzione garantisce ad ogni cittadino?
Quando ho avuto la risposta da parte del Dott. Lovecchio, sono stato informato che se ci fossero state molte richieste da parte delle varie USL regionali la problematica sarebbe stata più probabilmente esaminata a livello regionale: ma se i pazienti non riescono a convincere i medici ospedalieri a prescrivere il farmaco, come si può avere una richiesta di massa? E i pazienti lo sanno? Cordiali saluti
Italo Delli Ponti
Powered by mvnForum