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Palermo, 19 luglio, Via D'Amelio

Guido
Posted Aug 13, 2009 2:33 PM
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Roma, RM
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E' finalmente pronto il primo video nella versione internazionale, grande fatica frutto della collaborazione fra me e Patricia.

Questa è la versione con sottotitoli italiani per non vedenti, non udenti o non capenti biggrin








Questa è la versione inglese






Sono ormai passati diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina, vale a dire il giudice e gli uomini della scorta.

Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.

Per il 19 luglio di quest'anno, una domenica come 17 anni fa, tanti cittadini della società civile insieme alle redazioni di www.19luglio1992.com e di www.ANTIMAFIADuemila.com hanno dato vita, al posto delle solite commemorazioni, ad una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che fosse fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso di questi anni hanno sempre dato il meglio di sé affinché questo diritto di tutti fosse tradotto in fatti.

La società civile ha voluto così evitare che quest'anno, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivassero in via D'Amelio, come più volte è successo nel passato, a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo fosse veramente morto; ha voluto impedire la celebrazione di riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.

Da tutta Italia sono giunti in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D'Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli "intoccabili", i mandanti di quella strage.

Da Via D'Amelio, con quell'agenda in mano, la “marcia delle agende rosse” si è snodata fino al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di un mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.



Seventeen years have already gone by since the massacre of D'Amelio Street in Palermo, Italy that killed Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina and Walter Eddie Cosina, i.e. the Judge and his five bodyguards.

Many instigators and perpetrators of the massacre have been identified and prosecuted by Judges and Police. However, a heavy shadow is still cast over the entities outside the Criminal Organization Cosa Nostra that cooperated with it in deciding and carrying out the assassination.

This year, July 19 fell on a Sunday just like 17 years ago, and many citizens of the Italian civil society together with the editorial staff of www.19luglio1992.com and www.Antimafiaduemila.com gave life to a unique popular demonstration –not just the usual commemoration. Such demonstration included a series of initiatives aimed at seeking justice and supporting all those Civil Servants who throughout these years have always done their best to turn the universal right to justice into facts.

In this way, our civil society wanted to prevent people who often undeservedly occupy seats in our institutions from coming to D'Amelio Street to pretend sorrow and to make sure that Paolo is really dead –as it happened many times in the past. It also wanted to prevent death rituals from being celebrated for those who, like Paolo Borsellino and his young bodyguards, are today more alive than ever.



From D'Amelio Street holding up red diaries, the “Red Diary March” snaked all the way up to Utveggio Castle, the place from where a hand –which wasn't that of a mafia member but that of someone who made a wicked deal with the mafia– operated the remote control that tore Paolo and his bodyguards into pieces.


Ya pasaron diecisiete años desde el atentado de la calle D’Amelio en Palermo, Italia, en el que fueron asesinados Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina y Walter Eddie Cosina, es decir el juez y sus cinco guardaespaldas.

A pesar de que los magistrados y las fuerzas del orden han identificado y perseguido a numerosos instigadores y ejecutores del atentado, quedan todavía muchas zonas oscuras en lo que tiene que ver con las entidades externas a la organización criminal Cosa Nostra que junto con ella han deliberado y llevado a cabo el atentado.

El 19 de julio de este año, un domingo como hace diecisiete años, un nutrido grupo de ciudadanos de la sociedad civil, junto con las redacciones de www.19luglio1992.com y www.ANTIMAFIADuemila.com, ha dado vida a una conmemoración distinta a las habituales, a una manifestación popular compuesta por una serie de iniciativas que tenían como objetivo pedir que se haga justicia y apoyar a todos los Servidores del Estado que durante todos estos años dieron siempre lo mejor de sí mismos para que este derecho de todos se convirtiera en acciones.

De esta manera la sociedad civil ha querido evitar que este año personas que a menudo ocupan indignamente nuestras instituciones llegaran hasta la calle D’Amelio, como ya ha sucedido muchas veces en el pasado, para fingir aflicción y asegurarse de que Paolo esté realmente muerto. Ha querido también impedir la celebración de ritos de muerte para quienes, como Paolo Borsellino y sus guardaespaldas, hoy están más vivos que nunca.

Desde toda Italia vinieron muchísimas personas, todas con una agenda roja en la mano, para recordar los misterios que aun hoy pesan sobre el atentado de la calle D’Amelio y los procesos que son bloqueados en cuanto llegan a tocar a los instigadores “intocables” de este delito.

Desde la calle D’Amelio, con esa agenda en la mano, la “marcha de las agendas rojas” serpenteó hasta el Castillo Utveggio, el lugar desde el cual una mano, que no era la de un mafioso sino la de alguien que había hecho un trato perverso con la mafia, envió la orden que despedazó los cuerpos de Paolo y de sus guardaespaldas.



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