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| Salvatore Iacopino | |
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PER NON DIMENTICARE
1968: ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI MY LAI Chi si ricorda del remoto villaggio di My Lai, nel distretto di Son My, Vietnam, dove il 16 marzo 1968, la valorosa compagnia Charlie dell'11^ brigata americana massacrava 347 persone, per la maggior parte vecchi, donne, bambini? Il massacro di My Lai resta una delle pagine più orribili della storia americana. E ancora oggi, a 40 anni di distanza, il racconto dell'accaduto mette i brividi. Il 16 marzo 1968 tre plotoni di soldati Usa della Compagnia Charlie furono inviati al villaggio sudvietnamita di My Lai, sospettato di nascondere vietcong, con il compito di uccidere tutti i combattenti nemici individuati. I soldati Usa trovarono nel villaggio soprattutto donne, vecchi e bambini. Cominciarono a sparare, per alcune ore, su tutti: uomini disarmati, donne, bambini, neonati - afferma una ricostruzione - Famiglie rifugiate nelle casupole furono fatte saltare in aria con bombe a mano. Chi usciva a mani alzate venne assassinato. Donne vennero stuprate da gruppi di soldati. Alcuni abitanti vennero trafitti con baionette, mutilati, marchiati sul petto con la 'C' della Compagnia Charlie. Gruppi di abitanti vennero allineati nei canali di irrigazione e massacrati a decine alla volta'. Nella strage si distinse il tenente William Calley, che radunò al centro del villaggio un gruppo di 80 persone ed aprì il fuoco uccidendone gran parte e sollecitando gli uomini del suo plotone a fare altrettanto. Uno dei pochi personaggi Usa positivi della vicenda è il pilota d'elicottero Hugh Thompson che, giunto a My Lai quando la strage era ormai compiuta, tentò di portare in salvo i pochi abitanti superstiti ordinando ai suoi uomini di sparare sui soldati della Compagnia Charlie se avessero tentato di bloccarlo o se avessero ucciso i feriti che stava caricando sulle barelle. Riuscirono a salvare tredici persone. L'operazione venne registrata dai comandanti militari Usa come la uccisione di "128 vietcong dopo una feroce battaglia" e i soldati inviati a My Lai ricevettero le congratulazioni del generale William Westmoreland, responsabile delle operazioni in Vietnam. Il massacro di MY Lai avrebbe potuto restare sconosciuto per sempre se non fosse stato per il soldato Ron Ridenhour, un ex-membro della Compagnia Charlie che nel marzo 1969 inviò una serie di lettere alla Casa Bianca, al Pentagono e al Congresso per denunciare l'accaduto. Dopo alcuni mesi le autorità militari avviarono una inchiesta che portò alla incriminazione di Calley e di altri 25 militari. Nel novembre 1969 la strage diventò di pubblico dominio grazie al giornalista Seymour Hersh. La vicenda portò alla rivelazione di altri massacri compiuti in Vietnam dai soldati Usa. Ma nonostante questo i processi militari si conclusero con la condanna di un solo imputato, Calley. Incriminato per omicidio nel 1969, Calley venne condannato all'ergastolo nel 1971, ma, due giorni dopo la sua condanna, il presidente americano Richard Nixon ordinò il suo rilascio. Il massacro di My Lai sarà costato all'ineffabile tenente Calley tre anni e mezzo di arresti domiciliari nella caserma di Fort Benning. Oggi esercita il rispettabile quanto lucroso mestiere di gioielliere a Columbus, Georgia. Un epilogo che ha reso ancora più vergognosa, per l'America, la pagina già orribile della strage di My Lai. P.S. All'epoca dei fatti, in seguito alla lettera di un soldato (una fra le tante lettere ignorate di tanti altri soldati), che denunciava le brutalità nei confronti dei civili vietnamiti, venne aperta un'indagine, di cui fu incaricato un giovane maggiore dell'esercito, tale Colin Powell, che sostenne che <<le relazioni fra i soldati americani e la popolazione vietnamita erano eccellenti>>; un'operazione di « white washing » che sarebbe andata felicemente in porto, come tante altre, prima e dopo, senza l'inchiesta di Hersh. Evidentemente questo fiasco non danneggiò oltre misura l'ottimo Powell. Edited by Salvatore Iacopino on Mar 17, 2008 1:10 PM |