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Capire chi produce energia, come e perché

Peppe Carpentieri
Posted Jul 27, 2008 1:43 PM
matierno
Parma, PR
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Cerchiamo di scindere i temi tecnologici, razionali, e di "mercato" per poi unire i pezzi in modo logico e razionale poggiandosi sui fatti. L'energia ed il "mercato" com'è e, come dovrebbe essere.

Partiamo da Terna

E’ il principale proprietario della Rete di Trasmissione Nazionale di energia elettrica ad alta tensione con oltre il 98% delle infrastrutture elettriche nazionali. E’ anche responsabile della trasmissione e del dispacciamento dell'energia sull'intero territorio e quindi della gestione in sicurezza, 365 giorni l’anno, 24 ore su 24, dell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di energia elettrica.
La Società è inoltre responsabile dell'attività di programmazione e sviluppo della Rete, provvede alla sua manutenzione e al suo sviluppo nel rispetto dell'ambiente e coniuga competenze e tecnologie per migliorarne l'efficienza.
Terna è quotata alla Borsa Italiana dal 2004 (ticker: TRN IM). Attualmente l’azionista di riferimento è la Cassa Depositi e Prestiti con un pacchetto azionario del 29,9%. Il 64% del capitale sociale è in mani italiane mentre il 36% è detenuto da fondi esteri.
Tra i principali azionisti della società troviamo Enel, Pictet Asset Management SA al 5% e Assicurazioni Generali al 2,1% (dati al 4/04/2008). Il restante 58% circa è ripartito tra investitori istituzionali e retail. Tale compagine azionaria garantisce al meglio la Missione della società: da un lato, assicurare - con caratteristiche di terzietà - un servizio di interesse generale come la trasmissione dell’energia elettrica e, dall'altro, creare valore per gli azionisti ponendo attenzione al risultato.

Poi seguiamo Enel

Enel è la più grande azienda elettrica d’Italia e la seconda utility quotata d’Europa per capacità installata. Enel produce, distribuisce e vende elettricità e gas in tutta Europa, Nord America e America Latina. A seguito dell’acquisizione della compagnia elettrica spagnola Endesa, assieme al partner Acciona, Enel è ora presente in 21 paesi, con una potenza di 75,500 MW (al 31 dic 2007) e serve più di 50 milioni di clienti nell’elettricità e nel gas. Quotata dal 1999 alla Borsa di Milano, Enel è la società italiana con il più alto numero di azionisti, circa 1,7 milioni tra retail e istituzionali.
IL BUSINESS
Enel è anche il secondo operatore nel mercato del gas naturale in Italia, con circa 2,5 milioni di clienti e una quota di mercato del 10% circa in termini di volume. Lavorano in Enel circa 73.500 persone che gestiscono un parco centrali molto diversificato tra idroelettrico, termoelettrico, nucleare, geotermico, eolico e fotovoltaico.
Nel 2007 Enel ha prodotto ricavi per 43,7 miliardi di euro. Il Margine Operativo Lordo (MOL) si è attestato a 10 miliardi di euro mentre l’utile netto è stato di 4 miliardi di euro. Per prima al mondo, Enel ha avviato la sostituzione a tutti i suoi clienti dei tradizionali contatori elettromeccanici con moderni contatori elettronici che consentono la lettura dei consumi in tempo reale e la gestione a distanza dei contratti. Una innovazione che ha permesso la proposta di tariffe multiorarie che offrono un risparmio nelle ore serali e nei fine settimana, e che ha attirato l'interesse di molte utilities in tutto il mondo.

Poi seguiamo Edison

Edison è uno dei principali operatori in Italia nel settore dell'energia, attivo dall'approvvigionamento alla produzione, e vendita di energia elettrica e di gas.
Negli ultimi anni Edison ha realizzato uno dei più significativi piani di investimento energetico in Europa. Sviluppando nuove infrastrutture di importanza europea nel campo del gas e servizi innovativi per la clientela, Edison punta a consolidare il proprio ruolo di operatore leader nel settore energetico.
Nell’energia elettrica, Edison ha una quota pari a circa il 17% del mercato italiano della produzione e del 20% sul mercato delle vendite alle imprese. Con circa 7.000 MW di nuovi impianti altamente efficienti e compatibili, Edison ha portato la sua capacità totale installata a oltre 12.000 MW.
Negli idrocarburi, Edison ha una presenza integrata nella filiera del gas naturale, dalla produzione all’importazione, distribuzione e vendita, con una quota di mercato del 16%.
Per supportare il suo sviluppo Edison ha pianificato investimenti per 6,2 miliardi di euro nel periodo 2008-2013. In particolare, la società intende promuovere una forte accelerazione nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, settore nel quale verrà investito circa 1 miliardo di euro. Inoltre, il piano prevede la crescita del settore idrocarburi attraverso il sostegno all’attività di esplorazione e produzione, oltre allo sviluppo di nuovi siti di stoccaggio e nuove infrastrutture transnazionali per l’importazione del gas. Già entro la fine dell’anno è previsto che entri in funzione il terminale di rigassificazione di Rovigo che incrementerà in maniera determinante la sicurezza degli approvvigionamenti del nostro Paese consentendo l’i mportazione di 8 miliardi di gas (pari al 10% dell’attuale domanda di gas in Italia). Nel 2012 entreranno invece in funzione i gasdotti Galsi e ITGI che collegheranno l’Italia rispettivamente all’Algeria e al Mar Caspio, aree notoriamente ricche di riserve di idrocarburi.
in fine ENI
Profilo della Compagnia
Eni opera nelle attività del petrolio e del gas naturale, della generazione e commercializzazione di energia elettrica, della petrolchimica e dell'ingegneria e costruzioni, in cui vanta competenze di eccellenza e forti posizioni di mercato a livello internazionale.
Ogni azione è caratterizzata dal forte impegno per lo sviluppo sostenibile: valorizzare le persone, contribuire allo sviluppo e al benessere delle comunità nelle quali opera, rispettare l'ambiente, investire nell'innovazione tecnica , perseguire l'efficienza energetica e mitigare i rischi del cambiamento climatico.
Eni è presente in 70 paesi con circa 76.000 dipendenti.


Vogliamo chiamarlo presuntuosamente libero mercato?



nella biblioteca troverete un articolo: Manzoni Delfanti, economia della trasmissione elettrica, in Energia N2 2008, rivista diretta da Alberto Clò (cda ENI)



La rete com'è (sistema centralizzato)

e come dovrebbe essere passando all'autoproduzione energetica (sistema distribuito)



Pallante ad Anno Zero 5 aprile 2007,


http://it.youtube.com...
Peppe Carpentieri
Posted Jul 30, 2008 11:48 AM
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Il bulldog a sei zampe: L’Eni va a Londra , di Enzo Mangini 3 ottobre 2007

Il business dei rigassificatori di Enzo Mangini, 25 ottobre 2007

L'energia di Bersani
Peppe Carpentieri
Posted Aug 5, 2008 7:47 PM
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A chiunque legga, e non un segreto, nel senso che chiunque abbia un minimo di curiosità può verificare quanto scrivo:

Le più grandi aziende controllate dallo ENI e ENEL hanno uffici, conto correnti e sedi nei più disparati paradisi fiscali. Avete capito bene, mentre i Governi che si alternano amichevolmente tramite i loro media raccontano la lotta all'elusione ed evasione fiscale, le più grandi società di Stato usano il famoso sistema delle scatole cinesi ed hanno sedi in PARADISI FISCALI.

Stiamo parlando dello stesso sistema del crack parmalat, cirio....

L'Enel ha 60 società controllate dirette ed indirette nel Delaware paradiso USA. Basta leggere il bilancio consolidato 2007

L'ENI ha aziende in Olanda. Bilancio Eni 2007


Fonte: altraeconomia
È quindi interessante l’esame dei bilanci consolidati delle due compagnie, nei quali decine di pagine sono occupate da fitti elenchi di società controllate e collegate nei più svariati Paesi del mondo. Per quanto riguarda l’Enel, il Delaware fa la parte del leone. Sono circa 60 le società controllate direttamente o indirettamente dalla capofila Enel spa e registrate nello Stato considerato il paradiso fiscale degli Usa.
Un esempio: la Sheldon Springs Hydro Associates LP (Delaware) è controllata al 100% dalla Sheldon Vermont Hydro Company Inc. (Delaware), che è controllata a sua volta al 100% dalla Boot Sheldon Holdings Llc (Delaware), di proprietà al 100% della Hydro Finance Holding Company Inc. (Delaware), che è controllata al 100% dalla Enel North America Inc. (Delaware), controllata a sua volta al 100% dalla Enel
Green Power International SA, (una holding di partecipazioni con sede in Lussemburgo), a sua volta controllata da Enel Produzione spa e Enel Investment Holding BV (altra holding di partecipazioni, registrata in Olanda). Entrambe queste imprese fanno finalmente riferimento all’impresa madre, la Enel spa.
Risulta lecito domandarsi se per vendere energia sia necessaria questa incredibile serie di scatole cinesi societarie. Tanto più che non si tratta di un caso isolato. Nel gruppo Enel troviamo società nelle Isole Vergini Britanniche e a Panama, senza considerare le partecipazioni di Endesa -la utility spagnola di cui Enel ha recentemente acquisito il controllo- in imprese registrate nelle Isole Cayman. Analogamente, mentre i nomi “Latin America Energy Holding BV” e “Maritza East III Power BV” lascerebbero supporre che parliamo di imprese attive rispettivamente in America Latina e in Bulgaria (centrale a lignite di Maritza), dal bilancio Enel scopriamo che queste società sono in realtà holding di partecipazioni con sede in Olanda. Paese che ospita oltre 20mila compagnie e imprese “nominali”, che non hanno presenza commerciale in Olanda. La Banca centrale olandese contava nel 2002 oltre 12.500 società finanziarie (Special Financial Institutions, Sfi) che erano presenti in Olanda almeno in parte per motivi fiscali. Le transazioni di queste Sfi sono ammontate nel 2003 a 3.600 miliardi di euro, oltre otto volte il Pil olandese. Proprio l’Olanda è la patria di elezione di decine di imprese controllate dall’Eni. L’azienda italiana -che gode di particolari deroghe dal fisco italiano, in virtù del tipo di attività che svolge- è presente in tutto il mondo. Scorrendo il suo bilancio consolidato, troviamo l’Agip Azerbaijan BV, la Agip Oil Ecuador BV, la Eni Algeria Exploration BV, la Eni Angola Exploration BV, la Eni Australia BV, la Eni China BV, la Eni Congo Holding BV, la Eni Croatia BV, la Eni Denmark BV, la Eni Energy Russia BV, la Eni Iran BV, la Eni Mali BV, la Eni Tunisia BV, l’Agip Caspian Sea BV, l’Agip Karachaganak BV e via discorrendo, tutte, invariabilmente registrate nei Paesi Bassi. Viene da domandarsi, all’interno della sua strategia per contrastare la fuga di capitali e l’evasione e l’elusione fiscale, quale sia il controllo esercitato dal ministero dell’Economia per evitare la possibilità di comportamenti fiscali per lo meno dubbi da parte di imprese di cui lo stesso ministero è azionista di riferimento. Un dubbio legittimo, se si ricorda che pochi giorni fa a dirigere l’Eni è stato confermato nel ruolo di amministratore delegato Paolo Scaroni (nella foto), che, come ricordava un piccolo azionista intervenuto nell’assemblea del 2007 (è agli atti), “mentre è capo di Eni, ha trovato il tempo di occuparsi dei suoi affari come privato cittadino, attraverso un trust col suo nome, ‘The Paolo Scaroni Trust’, domiciliato nel paradiso fiscale delle Isole Guernsey
Peppe Carpentieri
Posted Nov 21, 2008 8:31 PM
matierno
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Rapporto infrastrutture ottobre 2008, tratto da il Giornale dell'architettura

Confrontiamo le informazioni

dal rapporto si legge:
L'Italia è il primo paese al mondo per importazione dei energia elettrica considerando il saldo con l'estero (Fonte: ENERDATA). Tale importazione avviene da quasi tutti i Paesi confinanti anche se l'aliquota maggiore è quella proveniente dalla Svizzera (oltre il 50% del totale) e a seguire dalla Francia (oltre il 30%).

Tutti dovrebbero sapere che i rappresentati politici italiani hanno fatto di tutto e stanno facendo di tutto per aiutare poche lobby di affaristi che dell'energia hanno fatto il loro business. Sono stati rubati 40 miliardi di euro all'indotto delle energia rinnovabili (Fonte: Ambientefutuo.org) grazie alla manipolazione della legge sui Cip6 '92 che ha fatto nascere l'industria delle energie rinnovabili in Europa tranne in Italia. Mentre Paesi come la Germania e la Spagna primeggiano nel settore nascente sovvenzionato correttamente come prevedeva la legge sui Cip6, nel nostro Paese i soliti noti, equamente distribuiti a "destra" come a "sinistra", hanno cooptato danaro pubblico su interessi privati violando principi etici e norme europee. I soldi rubati sono serviti anche alla costruzione di dannosi inceneritori di rifiuti che senza le sovvenzioni nessuno costruirebbe poiché anti-economici, e quindi ai danni economici si sommano i danni sanitari.

Gli incentivi illegali dello stato italiano all’energia prodotta con gli inceneritori
I processi di smaltimento tramite combustione di rifiuto urbano, residuo di raffinazione e scarto industriale, sono stati e sono ancora massicciamente incentivati dallo stato italiano nonostante esista una legge europea che lo vieta espressamente (Direttiva 2001/77 CE). La mancata osservanza della norma determina una serie di costi redistribuiti direttamente sulla bolletta dell’energia elettrica di ogni singola famiglia. L’incentivazione e le prevedibili, salatissime multe vengono così addossate ai cittadini, mentre i profitti vanno ai gestori degli impianti di incenerimento.


Peppe Carpentieri
Posted Oct 15, 2009 5:01 PM
matierno
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La Russia e il grande gioco dei gasdotti
di Franceso Sisci, Massimo Nicolazzi, Carlo Stagnaro, Stefano Agnoli
Ci stiamo consegnando a Mosca? Meglio South Stream o Nabucco? Servono più tubi? Da un articolo (in inglese) di Francesco Sisci è nato un interessante dibattito via mail tra l'autore, Massimo Nicolazzi, Carlo Stagnaro e Stefano Agnoli, che riteniamo utile riproporre ai lettori di LimesOnline.



Russia plays pipeline politics
Il South Stream è una potenziale arma con cui la Russia può mettere sotto scacco l'Europa. Da buon giocatore di scacchi la Russia può trasformare una posizione difensiva nei confronti dell'oleodotto rivale Nabucco, in una mossa offensiva. Mosca può ristabilire la vecchia area di influenza sovietica, ottenere quel tanto cercato accesso al Mediterraneo dopo tre secoli di fallimenti e avere una posizione dominante in Europa.
di Francesco Sisci
http://www.atimes.com...


CARO SISCI, L'ARMA DEL GAS E' SPUNTATA
di Massimo Nicolazzi

L'uso dell'energia, e in particolare del gas, come "arma strategica" nei confronti dell'Europa Occidentale significa poter agire unilateralmente sui prezzi e/o sui volumi. Mai successo. Oltre l'80% del gas lo vendono con contratti di lungo periodo a indicizzazione automatica, e non si sono mai sognati di annunciare un cambio di prezzo. Il tubo (volume) per contro è sempre pieno. O meglio quando non lo è, succede o perché è crollata la (nostra) domanda o perché la situazione è temporaneamente incidentata (che poi l'incidente sia tecnico o "ucrainpolitico" non fa a questi fini differenza). Mosca di flettere per sua spontanea volontà manco se lo sogna! (Comiso docet).

Il Nabucco con il solo gas azero non sta in piedi. Con il turkmeno magari, ma i turkmeni hanno rifirmato da poco per trasportare il gas via Russia, che tra l'altro probabilmente gli conviene comunque. Il Nabucco e' giusto uno schermo. Se si guarda oltre è il Medio Oriente (Iraq e Iran) il fornitore che puo' farlo stare in piedi non l'Asia Centrale. La competizione e' tra gas russo e gas mediorientale.

Una volta il gas dall'Asia centrale i russi se lo facevano regalare. Adesso hanno un contratto di fornitura a 150 dollari per 1000mc per 5 anni e quest'inverno col mercato a terra e i costi per portarlo in Europa ci perdono. Insomma per paradosso grazie alla crisi qualche metro cubo di gas centrasiatico si ritrova ad essere strapagato. Non sempre la dipendenza e' sconveniente!

Che tra dieci anni la domanda russa possa eccedere la produzione interna vorrebbe dire che da oggi smettono di investire e che pure smettono almeno in parte di esportare. Pare realistico?

Può darsi che la Russia usi tre tubi per dividere l'Europa. Però dato che l'unica divisione che ha senso è quella della pratica di prezzi diversi per mercati nazionali diversi, forse sarebbe il caso di ricordare che a furia di non far comunicare tra loro i nostri tubi nazionali alla Russia per dividerci di tubo, o meglio - Baumgarten - di hub, ne basta e avanza anche uno solo.

Non ho capito in termini di equilibrio dei bisogni che differenza passa tra Europa unita e disunita. Se per la prima volta nella storia usa l'arma del gas e taglia per motivi "politici" le forniture all'Olanda, non può non sapere che dal mattino dopo persino in Italia ci mettiamo a costruire nucleare con passione perché del gas non c'è più da fidarsi. L'Europa disunita fa probabilmente una differenza in peggio per i prezzi (cui però contribuisce probabilmente ancor di più la scelleratezza della politica "unita" della concorrenza); ma meno di zero in termini di rischio-sicurezza per i volumi.
Il South Stream sarà anche "supportato" dallo Stato russo. Però il Blue Stream l'hanno finanziato sul circuito bancario e senza ricorrere a garanzie sovrane. Il Nabucco sarà anche un progetto mercantil-commerciale, pero' senza il sussidio dell'Unione Europea manco lo disegnavano col Powerpoint. Il problema è che oggi il South Stream è potenzialmente (e commercialmente...) piu' finanziabile del Nabucco perché il primo ha alle spalle un potenziale di produzione di gas sufficiente a mantenerlo, e il secondo ad oggi no.

Nel South Stream (come prima nel Blue Stream) l'Eni col gas non c'entra nulla. Il Blue Stream non gliene trasporta un cm cubo di suo; e il South probabilmente uguale. Si gioca per Saipem; insomma per garantirsi la costruzione dell'infrastruttura, e non il suo uso.

In Occidente andiamo verso un inverno di consumi cosi' depressi che il ricorso all'"arma dell'energia" vorrebbe dire che minacciano di darci davvero tutto quello che gli abbiamo comprato. Insomma per minimizzare il take or pay stiamo tutti sperando che l'abitudine alla crisi ucraina non venga meno; che ci ha già salvati questo gennaio e ne abbiamo ancora piu' bisogno il prossimo. E' presumibile che questo, più che la politica (?), rallenti sostanzialmente il passo della realizzazione di nuove infrastrutture (by the way il Galsi, che e' quello strano tubo Algeria Livorno via Sardegna che non pare eccitare gli analisti politici, sono ciononostante dieci anni che dicono che domani parte; e non hanno ancora ordinato un metro di tubo). Un mercato è offerta e domanda e il tubo è solo quello che ci sta in mezzo, e che logicamente viene solo dopo che c'è ragionevole certezza che ci siano sia l'una che l'altra. Che l'offerta russa possa poi maturare prima sarà, se succede, il motivo principale per cui Ivan arriva prima di Nabuccodonosor; che se poi a sua volta si trova a domanda satura a non potere arrivare per almeno un altro decennio, non e' comunque detto che arrivi fuori tempo massimo.






Iraq: all’Eni il petrolio di Zubayr

di Alfonso Desiderio - carta di Laura Canali
Lo sviluppo di uno dei più importanti giacimenti iracheni sarà affidato a un consorzio italiano guidato dall'azienda italiana. Supererà il milione di barili di greggio al giorno.



Il gruppo italiano si è aggiudicato la licenza per lo sviluppo del giacimento petrolifero iracheno di Zubayr (Zubair) vicino a Bassora (nel riquadro rosso sulla carta).

"E' uno dei maggiori giacimenti di petrolio al mondo" ha detto Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni. Il giacimento che produce 200mila barili al giorno sarà sviluppato ed è prevista una produzione di 1,125 milioni di barili entro sette anni, con investimenti per 10 miliardi di dollari.

Ad aggiudicarsi la licenza è stato un consorzio formato per il 35% da Eni, dal 25% dalla sudcoreana Korea Gaz Corporation e dal 20% dalla cinese Sinopec e dalla statunitense Occidental Petroleum Corporation.
(14/10/2009)
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