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Moneta & Reddito in unità di energia

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A former member
Posted Nov 2, 2007 7:33 PM
Post #: 523
[Picco del petrolio] Moneta & Reddito in unità di energia

Sul sito di ASPO-Italia (l'Associazione per lo studio del Picco del Petrolio) è stata pubblicata la traduzione italiana di un testo"politico" dello scienziato che per primo ha teorizzato il picco del
petrolio, M.K. Hubbert, in cui viene dimostrata la necessità del reddito di cittadinanza, di abolire il tasso di interesse e di introdurre un nuovo sistema economico basato sull'energia.

Il testo si intitola "Ore-Uomo e Distribuzione - Una quantità declinante" di M. King Hubbert, pubblicato in Technocracy Series A, n° 8, agosto 1936 ed è disponibile integralmente sul sito di Aspo-Italia:

<www.aspoitalia.it/images/aspoitalia1/traduzioni/manhoursanddistribution.pdf>

Ecco uno stralcio significativo del testo:


"il pubblico americano ha visto sia il governo che le aziende
partecipare alla diminuzione della produzione di alimenti, distrutti
in grandi quantità nel momento di maggior bisogno nella storia
americana. Hanno visto le loro fabbriche chiuse nel momento in cui una
grande frazione della popolazione desiderava i prodotti
dell'industria, e quando milioni erano disponibili ed ansiosi di
lavorare. - Che c'è di così difficile in questo problema? Che cosa si
deve fare per risolverlo? Semplicemente basta che la tutto il nostro
continente sia messo in funzione ad un massimo di efficienza, con una
massima conservazione delle risorse per la
massima produzione e distribuzione di ricchezza fisica ? col risultato
di un livello di vita maggiore di quanto si sia mai ottenuto sul
continente nordamericano. Fare questo richiede un meccanismo
distributivo capace di trasportare i prodotti industriali al pubblico
consumatore alla velocità necessaria.

Ottenere qualcosa per niente.

Nella distribuzione al pubblico dei prodotti industriali, il
fallimento dell'attuale sistema è il risultato diretto delle difettose
premesse su cui è basato. Cioè che in qualche modo un uomo, grazie ai
suoi servizi personali, può restituire alla società l'equivalente di
quello che riceve, da cui ne segue che la distribuzione a ciascuno
deve essere conforme ai servizi resi, e che coloro che non lavorano
non devono mangiare. E' quello che i propagandisti del sistema
chiamano "l'impossibilità di ottenere qualcosa per niente". Oltre al
fatto che soltanto i sofismi di avvocati ed economisti possono
spiegare come, su questa base, alcuni che non fanno assolutamente
niente ricevono frequentemente il grosso del reddito nazionale, la
semplice realtà è che è impossible per qualunque uomo
restituire al sistema sociale l'equivalente fisico di quello che costa
al sistema la sua manutenzione dalla nascita alla morte - e a maggior
livello di vita, maggiore è questa discrepanza. Questo perché l'uomo è
una macchina termica che funziona sotto le
limitazioni delle stesse leggi fisiche di qualunque altra macchina
termica. L'energia necessaria per farlo funzionare è parecchie volte
superiore a qualsiasi quantità di lavoro che lui possa realizzare. Se,
oltre che il suo alimento, riceve inoltre i prodotti dell'industria
moderna, questo è dovuto il fatto che le risorse materiali ed
energetiche sono disponibili e, confrontate a tutto il contributo che
lui possa dare, costituiscono un regalo gratuito
dal cielo.

Detto più chiaramente, il sistema sociale sul continente nordamericano
spende l'energia equivalente a quasi 10 tonnellate di carbone all'anno
per mantenere un uomo al
livello di vita medio attuale, e nessun contributo che lui possa dare
in termini di conversione di energia del suo sforzo individuale
rimborserà mai il sistema sociale del costo
necessario per la sua manutenzione. Non c'è da meravigliarsi, quindi,
che un meccanismo distributivo basato su tale immensa fallacia si
dimostri inefficace; quel che sorprende e che,
nonostante questo, sia riuscito a funzionare relativamente bene.
Poiché ogni essere umano, indipendentemente dal suo contributo
personale, è socialmente dipendente riguardo alle risorse energetiche
su cui la società opera, e poiché ogni operazione dentro una
determinata società è effettuata al costo della degradazione di una
fonte di energia disponibile, queste degradazioni, misurate nelle
unità fisiche adatte quali i kilowattora,
costituiscono i costi fisici comuni di tutte le operazioni nella
società. Poiché inoltre l'energia-costo di mantenere un essere umano
eccede di molto la sua capacità di restituirlo, possiamo abbandonare
l?illusione che quello che si riceve sia il giusto pagamento per
quello che si è fatto, e riconoscere che realmente stiamo utilizzando
i doni che la natura ci ha elargito.

In queste circostanze riconosciamo che tutti stiamo ottenendo qualcosa
per niente, ed il modo più semplice di effettuare la distribuzione è
su una base di uguaglianza, specialmente quando consideriamo che la
produzione può essere fissata al limite della nostra capacità di
consumare, in proporzione alla giusta conservazione delle nostre
risorse fisiche.

Il reddito in unità di energia.

Su questa premesse la nostra distribuzione diventa allora elementare
ed incredibilmente semplice. Registriamo i costi di produzione fisici
in termini di quantità di energia estranea degradata. Abbiamo regolato
arbitrariamente la produzione industriale ad un tasso corrispondente
alla saturazione della capacità fisica di consumare del nostro
pubblico. Distribuiamo il potere di acquisto al pubblico sotto forma
di certificati di energia, l'importo fornito a ciascuno sarebbe
equivalente alla sua quota proporzionale del costo-energia delle merci
e dei servizi da produrre durante il periodo stabilito in cui i
certificati sono emessi. Questi certificati sono nominativi, per la
persona per la quale sono emessi, e non sono negoziabili. Assomigliano
ad assegni di una banca in quanto non hanno valore nominale, questa
viene inserita al momento della spesa. Sono ceduti all'acquisto delle
merci o servizi in qualsiasi centro di distribuzione, per venire poi
annullati permanentemente, una volta registrati in un sistema
contabile uniforme. Essendo non negoziabili non possono essere persi,
rubati, giocati, o essere dati via perché sono non validi nelle mani
di chiunque, tranne che in quelle della persona per la quale sono
stati emessi. Se un certificato si perdesse, uno nuovo può essere
richiesto, come i libretti degli assegni di banca. Non possono nemmeno
essere conservati, perché diventano inutilizzabili al termine del
periodo biennale di emissione. Possono soltanto essere spesi. Al
contrario delle regole del sistema fondato sui prezzi, il potere di
acquisto di un individuo non è più basato sulle fallaci premesse che
l'uomo sia pagato in proporzione al cosiddetto "valore" del suo lavoro
(poiché è un fatto fisico quello che riceve è notevolmente al di sopra
del suo sforzo o lavoro specifico) ma sulla divisione equa
dell'energia netta degradata nella produzione di beni e servizi. In
questo modo il reddito di un individuo non dipende in alcun modo della
natura del suo lavoro, ed allora siamo liberi di ridurre le ore
lavorative della popolazione ad un livello tanto basso quanto ce lo
permetta il progresso tecnologico, senza in alcun modo compromettere
il reddito nazionale o individuale, e senza alc
Dario Tamburrano
Posted Nov 3, 2007 5:02 AM
Cincinnato
Roma, RM
Post #: 1,004
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Magius mi hai preceduto, vedasi anche allegato in sezione files.... La ricetta di Hubbert per la sopravvivenza, un'economia di stato stazionario
Peppe Carpentieri
Posted Nov 3, 2007 11:46 AM
matierno
Parma, PR
Post #: 3,048
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magius,

inutile dirti che sei stato un ottimo "acquisto" per questo forum
Peppe Carpentieri
Posted Nov 3, 2007 9:03 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 3,073
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magius ho fatto dei casini con i comandi, ed erroneamente ho cancellato il post, puoi riscrivarlo?
Peppe Carpentieri
Posted Nov 3, 2007 9:04 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 3,074
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cmq stavo rispondendo alla tua domanda

dotarsi di strumenti per cominciare a "fare da soli" senza aspettare il provvidenziale apporto dell'ennesimo politico..

pienamente d'accordo

se troviamo intenti comuni, credo proprio che non avremo più bisogno dei partiti tradizionali 8io non ho mai avuto), ciò che conta è la risorsa umana, le sue energie mentali, e la reale voglia di cambiare.

c'è più di una strada, a mio avviso da percorre, per provare ad essere indipendenti e liberi realmente

1. l'informazione e la formazione culturale. La rete ci consente di sviluppare "un'indipendenza mentale", si può ricercare di tutto, e quindi avere una valutazione delle cose più ampia, diversa e migliore oserei dire, rispetto ai canali accademici tradizionali proposti (cmq sono sempre necessari), condizionati dai conflitti d'interesse dei docenti universitari.

per questo aspetto, è solo un punto di partenza, scavalcando ed aggirando il problema università italiana, ho proposto la nascita dell'editore puro: una società cooperativa, figlia dei meetup, che raccoglie le esperienze Grillonews ed antenneattive, e crea lavoro, attraverso un prodotto mediatico libero, senza pubblicità e condizionamenti dei partiti. Vedremo se ci sarà la volontà per farlo.

2. liste civiche che abbiamo in seno la filosofia politica della decrescita felice ed introducano principi di democrazia diretta negli statuti comunali

3. ripristinare la sovranità monetaria
A former member
Posted Nov 3, 2007 9:23 PM
Post #: 536
1. l'informazione e la formazione culturale. La rete ci consente di sviluppare "un'indipendenza mentale", si può ricercare di tutto, e quindi avere una valutazione delle cose più ampia, diversa e migliore oserei dire, rispetto ai canali accademici tradizionali proposti (cmq sono sempre necessari), condizionati dai conflitti d'interesse dei docenti universitari.

questo è un problema strategico, peraltro non facilissimo da affrontare nel concreto. Di fatto parliamo di due modelli di partecipazione antitetici l'uno all'altro, la "democrazia informata" e la "democrazia plebiscitaria". La prima è quella di cui parli, la seconda può essere anche su base popolare ma è la democrazia degli yesmen, spesso influenzata dall'isterismo mediatizzato.

la democrazia informata non è facile da costruire sulla basi che proponi. Purtroppo il problema non è l'accesso democratico alle fonti (che internet permette forse piu dell'universita) ma IL METODO. Se non si insegna un metodo di selezione critica delle fonti, tutto si risolve in un overload informativo che peggiora piuttosto che favorire la decisione. Il metodo è il PENSIERO CRITICO di cui parla Chomsky, tra parentesi..

Inoltre voglio aggiungere che un processo decisionale partecipato non necessariamente conduce a decisioni GIUSTE. Un esempio per tutti è la decisione plebiscitaria presa dopo un bombardamento emotivo da parte dei media. Il problema della corretta informazione da parte dei decisori ed il metodo di analisi delle informazioni sono i fattori che contribuiscono alla correttezza della decisione.
A former member
Posted Nov 3, 2007 9:31 PM
Post #: 537

per questo aspetto, è solo un punto di partenza, scavalcando ed aggirando il problema università italiana, ho proposto la nascita dell'editore puro: una società cooperativa, figlia dei meetup, che raccoglie le esperienze Grillonews ed antenneattive, e crea lavoro, attraverso un prodotto mediatico libero, senza pubblicità e condizionamenti dei partiti. Vedremo se ci sarà la volontà per farlo.

Diciamo che è un meta-problema. Ovvero in Italia non si tratta di fare "l'informazione grilla" ma di fare l'INFORMAZIONE tout-court. Sappiamo tutti che in Italia manca un VERO GIORNALISMO INVESTIGATIVO non soggetto alle lobbies. E' da li che bisogna partire, pensando pero' da subito al modo con cui FINANZIARLO. Io personalmente credo che un ALLEANZA TRASPARENTE CON LE IMPRESE DI SETTORI ECOLOGICAMENTE SOSTENIBILI potrebbe finanziare un progetto informativo del genere.

Tu che vivi in Campania sai bene che "solo" facendo vero giornalismo si potrebbe contribuire a facilitare enormi cambiamenti. Chiaro che il rischio è di beccarsi una pallottola dalle ecomafie.. Ma anche a quello c'è "rimedio"... un giornalismo anonimo e diffuso che non offra facili bersagli potrebbe essere un buon approccio. Di esempi possibili che gia esistono in giro per il mondo se ne possono portare a bizzeffe, l'importante è avere un approccio serio e professionale..
Peppe Carpentieri
Posted Nov 3, 2007 10:24 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 3,076
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la democrazia informata non è facile da costruire sulla basi che proponi. Purtroppo il problema non è l'accesso democratico alle fonti (che internet permette forse piu dell'universita) ma IL METODO. Se non si insegna un metodo di selezione critica delle fonti, tutto si risolve in un overload informativo che peggiora piuttosto che favorire la decisione. Il metodo è il PENSIERO CRITICO di cui parla Chomsky, tra parentesi..

Inoltre voglio aggiungere che un processo decisionale partecipato non necessariamente conduce a decisioni GIUSTE. Un esempio per tutti è la decisione plebiscitaria presa dopo un bombardamento emotivo da parte dei media. Il problema della corretta informazione da parte dei decisori ed il metodo di analisi delle informazioni sono i fattori che contribuiscono alla correttezza della decisione.

ok, su questo punto vorrei condividere il METODO: pianificazione strategica

Io personalmente credo che un ALLEANZA TRASPARENTE CON LE IMPRESE DI SETTORI ECOLOGICAMENTE SOSTENIBILI potrebbe finanziare un progetto informativo del genere.

non sono contrario di principio, ma una società (azienda) indipendente, nella società in cui viviamo, è soprattutto una società (azienda) libera economicamente.

La domanda è: siamo capaci (4000/5000 meetupers) di dire ok, versiamo 30/40/50 all'anno (società cooperativa) per realizzare il nostro prodotto, fatto da noi, per far veicolare le nostre informazioni fuori dalla rete, ed informare tutti gli italiani?

Se siamo capaci di fare questo, allora possiamo iniziare a parlare di cambiamento altrimenti, continueremo così come stiamo, 4 amici in rete.

Tu che vivi in Campania
vivo a Parma da 4 anni
A former member
Posted Nov 4, 2007 12:23 AM
Post #: 540
[ok, su questo punto vorrei condividere il METODO: pianificazione strategica


Conosco il metodo che proponi, ma io mi riferivo al metodo in termini piu generalisti. Nello specifico mi riferivo al metodo dell'IPA di Berkeley, Usa. L'IPA è un metodo per strutturare discussioni di democrazia deliberativa, cioè orientata a prendere decisioni.

Sul sito canadese OPENPOLITICS trovi una descrizione piu dettagliata del metodo.
Peppe Carpentieri
Posted Jun 26, 2008 8:39 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 6,225
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Giovedì 26 Giugno 2008, 15:58
Petrolio a 135 dollari al barile - Buona performance del titolo Exxon


Petrolio: Prezzo risale sopra 138 dollari al barile

Sul circuito elettronico i future sul Light crude avanzano di 1,39 dollari a 138,13 dollari, dopo aver toccato un massimo di 138,75 dollari, a poco meno di un dollaro dal record storico di 139,89 dollari, raggiunto lo scorso 16 giugno. venerdì scorso il New York Times aveva fatto sapere che, secondo alcuni esponenti del del governo Usa, Israele avrebbe avviato esercitazioni per un eventuale bombardamento degli impianti iraniani. Intanto proseguono gli scioperi in Nigeria che si teme possano diminuire il flusso di esportazioni petrolifere.

Opec: prezzo petrolio ancora basso, a 170 dollari in estate
Il prezzo del greggio questa estate balzerà a 150-170 dollari al barile. Lo stima il presidente dell'Opec, Chakib Khelil, intervistato dall'emittente francese France 24. Khelil, nel corso dell'intervista, ha ammesso di non aspettarsi una corsa del petrolio fino a 200 dollari al barile. Al Nymex alle 13,30 il light crude veniva scambiato a 134,85 dollari, +30 cents rispetto alla chiusura di mercoledì alla Borsa merci di New York.

Per quanto riguarda l'attuale situazione del mercato, il presidente del cartello dei Paesi produttori ha affermato che è la svalutazione del dollaro la principale causa dell'impennata dei prezzi del greggio. Per esempio, ha affermato, una perdita di valore dell'ordine dell'1-2% del biglietto verde rispetto all'euro spinte all'insù il presso del barile di 8 dollari. La seconda causa della fiammata dei prezzi, ha aggiunto ancora Khelil, è rappresentata dalle persistenti tensioni geopolitiche. In questo contesto, ha sottolineato, l'Opec ha sempre soddisfatto il fabbisogno del mercato ed è pronto ad assicura requalsiasi incremento della domanda.

Di diverso avviso il Centro studi di Confindustria, secondo cui il barile arresterà la sua corsa rimanendo «stabile sugli elevati livelli correnti, attorno a 130 dollari». Secondo le previsioni di viale dell'Astronomia, il petrolio si attesterà a 120 dollari per barile nella media 2008, pari a 47 dollari in più rispetto al 2007, e a 130 dollari nel 2009. Anche per le altre materie prime prezzi in «graduale moderazione».


Petrolio, barile oltre i 140 dollari

la profezia dell'Opec


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