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Peppe Carpentieri
Posted Mar 18, 2007 6:16 PM
matierno
Parma, PR
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Movimento per la Decrescita Felice

servono risorse umane che intendono investire le proprie energie mentali in questo movimento.

Quali aspetti studiare ed approfondire? Sono davvero tanti
Gli Studi d'Impatto Ambientale
Il Risparmio energetico, edilizia, produzione industriale etc.
La Valutazione Ambientale Strategica
Il Diritto Ambientale
L'Epidemiologia, l'Igiene etc.
Gli stili di vita
La partecipazione politica attiva, come la democrazia diretta, Bilanci Partecipativi
Le scuole (i Licei) che insegnino la decrescita...
Dario Tamburrano
Posted Apr 2, 2007 1:05 PM
Cincinnato
Roma, RM
Post #: 346
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Ieri ero a Porta Portese e mi sono accorto con piacere come la filosofia della decrescita felice stia diventando parte di me.

Non vedevo un mercato, era solo la FIERA DEL SURPLUS, oggetti inutili fatti con il petrolio e con le guerre e che sarebbero finiti prima o poi in discarica avvelenando l'aria.

L'ennesimo gadget o vestito o scarpa quando ne abbiamo tutti gli armadi strapieni. Un mercato che in passato ospitava folcloristici venditori romani ora solo un esempio di appiattimento globale, nei visi e nelle merci tutte uguali in ogni parte del mondo.

Un mercato che prima era anche una fonte di riciclo di oggetti usati è ora solo un mndo di plastica o la vendita di pessimo modernariato a prezzi stratosferici (vecchio schiaccianoci di ottone a 30 euro...)

Non vedevo l'ora di andare via, solo lo spetttacolo della folla intenta alla masturbazione consumistica mi intristiva... osservavo le nuove generazioni che perpetuato questo modello distruttivo, ubriacati dalla TV e dall'esempio malsano dei loro stessi genitori...

Non ho comprato nulla, perchè nulla mi serviva davvero, anzi ho addirittura riciclato! Recuperato come un barbone della nuova cultura decine di vasetti di plastica abbandonati per strada dal fioraio: sottratti all'incenerimento, ora ospitano un semenzaio di gustosi e gratutiti semi di pomodori, basilico, rosmarino, lavanda!

Sarà che forse sto impazzendo?
Peppe Carpentieri
Posted Apr 3, 2007 6:09 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 2,401
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non stai impazzendo, sei semplicemente "staccato" da Matrix

dobbiamo staccare tutti gli altri, basta leggere, ragionare con calma, informare le scuole
Peppe Carpentieri
Posted Apr 21, 2007 8:09 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 2,487
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LA DECRESCITA

Per capire cosa sia la decrescita, e come possa costituire il fulcro di un paradigma culturale capace di orientare sia le scelte di politica economica, sia le scelte esistenziali, è necessario in via preliminare fare chiarezza su cosa è la crescita economica. Generalmente si crede che la crescita economica consista nella crescita dei beni materiali e immateriali che un sistema economico e produttivo mette a disposizione di una popolazione nel corso di un anno. In realtà l?indicatore che si utilizza per misurarla, il prodotto interno lordo, si limita a calcolare, e non potrebbe fare diversamente, il valore monetario delle merci, cioè dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro. Il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti. Non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono beni.

La frutta e la verdura coltivate in un orto familiare per autoconsumo sono beni qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura acquistate al supermercato. Ma non passano attraverso una intermediazione mercantile, per cui non sono merci. Soddisfano il bisogno di nutrirsi in modi più sani e più gustosi dei loro equivalenti prodotti per essere commercializzati, non sono stati prodotti con veleni e prodotti di sintesi chimica, non hanno impoverito l'humus, non hanno contribuito a inquinare le acque, ma fanno diminuire il prodotto interno lordo perché chi autoproduce la propria frutta e verdura non ha bisogno di andarla a comprare. In una società fondata sulla crescita, dove a ogni piè sospinto tutti la invocano come il fine delle attività economiche e produttive, il suo comportamento è asociale.

Percorrendo un tragitto in automobile si consuma una certa quantità della merce carburante. Quindi si contribuisce alla crescita del prodotto interno lordo. Se per percorrere lo stesso tragitto si trovano intasamenti e si sta in coda, il consumo della merce carburante cresce; di conseguenza, il prodotto interno lordo cresce di più. Ma occorre più tempo per arrivare dove si vuole arrivare, aumentano i disagi e la fatica del viaggio, aumentano le emissioni di anidride carbonica e di inquinanti in atmosfera, i costi individuali e collettivi, ambientali e sociali. La maggior quantità della merce benzina consumata negli intasamenti automobilistici non è un bene. Eppure ogni volta che si sta fermi in coda a respirare gas di scarico si contribuisce ad accrescere il benessere collettivo e, di conseguenza, il proprio. Si agisce in modo socialmente virtuoso. Se poi, in conseguenza della maggiore stanchezza e dei maggiori rischi derivanti dagli intasamenti si verificano incidenti, la riparazione o la sostituzione delle automobili incidentate e i ricoveri ospedalieri fanno crescere ulteriormente il prodotto interno lordo, ma difficilmente si troverebbe un economista coerente al punto di considerare beni i maggiori consumi di merci che ne derivano

Se, dunque, il prodotto interno lordo misura il valore monetario delle merci e non prende in considerazione i beni, la decrescita indica soltanto una diminuzione della produzione di merci. Non dei beni. Anzi, la decrescita può anche essere indotta da una crescita di beni autoprodotti in sostituzione di merci equivalenti. Poiché molte merci non sono beni e molti beni non sono merci, la decrescita può diventare il fulcro di un nuovo paradigma culturale e un obbiettivo politico se si realizza come una diminuzione della produzione di merci che non sono beni e un incremento della produzione di beni che non sono merci. Questo processo è in grado di apportare miglioramenti altrimenti non ottenibili alla qualità della vita e degli ecosistemi. Una decrescita guidata in questa direzione, una recessione ben temperata, per usare un'espressione di Élemire Zolla, racchiude intrinsecamente un fattore di felicità. Vive felicemente chi si propone di avere sempre maggiori quantità di merci, anche se non sono beni, e spende tutta la vita per questo obbiettivo? Non vive più felicemente chi rifiuta le merci che non sono beni e sceglie i beni di cui ha bisogno in base alla loro qualità e utilità effettiva, lavorando di meno per dedicare più tempo ai suoi affetti? Vive felicemente chi vive in una società che si propone di produrre sempre maggiori quantità di merci, anche se non sono beni, e sacrifica a questo obbiettivo la qualità dell'aria, delle acque e dei suoli? Non vive più felicemente chi vive in una società che antepone il bene della qualità ambientale alla crescita della produzione di merci che non sono beni?

L'annullamento della distinzione tra il concetto di bene e il concetto di merce è il fondamento su cui si basa il paradigma culturale della crescita. Se i beni si identificano con le merci, la crescita della produzione di merci comporta per definizione un aumento della disponibilità di beni e, quindi, un aumento del benessere. Il passaggio preliminare da compiere per costruire il paradigma culturale della decrescita è ripristinare questa distinzione. Altrimenti la decrescita si identifica con la rinuncia, con una riduzione del benessere, con un ritorno al passato. Mentre invece è scelta, miglioramento della qualità della vita, proiezione nel futuro. Chi, se non un asceta, potrebbe desiderare una riduzione del proprio benessere? Riuscirebbe mai la rinuncia diventare un valore condiviso a livello di massa? Se si continua impropriamente a pensare che le merci si identifichino con i beni e che la decrescita consista in una diminuzione dei consumi, senza capire che si realizza smettendo di acquistare merci che non sono beni e incrementando l'autoproduzione di beni in sostituzione di merci che non lo sono, che quel meno si può ottenere attraverso un più che è anche un meglio, il paradigma culturale della crescita non solo continua ad avere una desiderabilità fondata su un bluff e ad alimentare luoghi comuni del tipo «indietro non si torna», ma riaffiora inconsapevolmente anche in alcune categorie concettuali che si utilizzano per criticarlo. Per esempio, nei concetti di povertà e ricchezza.

Nel paradigma culturale della crescita, l'indicatore della ricchezza è il denaro. Se i beni si identificano con le merci, si è tanto più ricchi quanto maggiore è la quantità di merci che si possono acquistare. La soglia della povertà assoluta, su cui convengono sia la Banca mondiale, sia le Organizzazioni non governative, è un reddito monetario giornaliero inferiore ai due dollari. Per chi ha chiara la distinzione tra beni e merci, con un reddito monetario giornaliero inferiore ai due dollari si è poveri solo se si deve comprare tutto ciò che serve per vivere. Solo se si dipende totalmente dalle merci per la propria sopravvivenza. Ma se una gran parte di ciò che serve per vivere si autoproduce sotto forma di beni, due dollari possono bastare per comprare il resto. Una famiglia con pochi soldi che produce la frutta e la verdura con cui si nutre è più ricca e autonoma di una famiglia con più soldi che deve comprarle. Nel tenore di vita della prima un aumento dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli non ha alcuna incidenza. Nel tenore di vita della seconda comporta una riduzione della capacità d?acquisto e, quindi, della disponibilità di prodotti alimentari.

continua...
Peppe Carpentieri
Posted Apr 21, 2007 8:11 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 2,488
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In caso di riduzione delle forniture di fonti fossili, chi ha un modesto conto in banca ma un po' di bosco da coltivare per ricavarne la legna necessaria a scaldarsi, è più ricco di chi ha un conto in banca molto maggiore ma deve comprare l'energia di cui ha bisogno e, tutt'al più, può farsi convertire il capitale in banconote da bruciare nel caminetto. Anche prendendole di piccolo taglio per avere più carta possibile, non riuscirebbe comunque a riscaldarsi altrettanto. Nel paradigma culturale della decrescita l'indicatore della ricchezza non è il reddito monetario, cioè la quantità delle merci che si possono acquistare, ma la disponibilità dei beni necessari a soddisfare i bisogni esistenziali. È povero chi non può mettere a tavola i pomodori di cui necessita, non chi non ha il denaro per comprarli.

Il paradigma della crescita è intrinseco alla produzione di merci, mentre è estraneo alla produzione di beni. Se si coltivano pomodori per autoconsumo, non ha senso coltivarne più piante di quante servano per il proprio fabbisogno. Se se ne coltivasse qualcuna in più, si farebbe del lavoro in più senza nessuna utilità. Perseguire la crescita producendo beni sarebbe soltanto segno di scarsa intelligenza. Se invece si coltivano pomodori per venderli e ricavarne un reddito monetario, più se ne coltivano, tanto maggiore è il reddito che si ottiene. In questo caso sarebbe segno di scarsa intelligenza non produrne più che si può. Se si producono beni finalizzati al proprio fabbisogno, non è necessario avere macchinari sempre più potenti e produttivi da sostituire in continuazione con altri macchinari ancora più potenti e produttivi, che sono invece indispensabili se si producono merci da vendere. Non è necessario avere quantità sempre maggiori di energia e di protesi chimiche, né intervenire sulla struttura della materia con le biotecnologie e con la fisica atomica. Se si producono beni si agisce con misura, nella rigorosa accezione matematica del termine, che costituisce il fondamento della musica e della geometria, i due sistemi in cui Pitagora vedeva misticamente riflesse le leggi che regolano l'ordine dell'universo. La produzione di merci implica invece la dismisura, quell'atteggiamento mentale che i greci chiamavano hybris, in cui ravvisavano la rottura dell'ordine che regola la vita e la fonte di ogni tragedia.

Un sistema economico fondato sulla crescita del prodotto interno lordo ha bisogno di sostituire progressivamente i beni (che non lo fanno crescere) con le merci (che lo fanno crescere), inducendo a credere che queste sostituzioni costituiscano miglioramenti della qualità della vita e condannando alla damnatio nominis chi non le effettua. Chi produce beni non ricava denaro dalla sua attività e non può comprare merci, mentre chi smette di produrre beni per produrre merci riceve in cambio un compenso monetario con cui può acquistare merci in sostituzione dei beni che non produce più. Se si è convinti che il denaro sia la misura della ricchezza, questo passaggio diventa desiderabile e si identifica con il progresso, anche se in realtà comporta peggioramenti nelle condizioni di vita. Cosa ha motivato i flussi migratori dalle campagne alle città che hanno accompagnato e accompagnano la crescita del prodotto interno lordo, se non l?identificazione della ricchezza col denaro? Eppure la frutta e la verdura autoprodotte sono qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura prodotte industrialmente e acquistate al supermercato; l?aria delle campagne è più sana dell?aria delle città; le case coloniche sono più confortevoli di minuscoli appartamenti in palazzoni di periferia affacciati su stradoni di scorrimento; il frigorifero è inutile per chi può cogliere ogni giorno i frutti di stagione nel proprio orto frutteto.

Le attività che producono beni non sono nemmeno considerate lavorative e non vengono conteggiate nelle statistiche del lavoro. Sono considerate lavorative soltanto le attività svolte in cambio di denaro. Il concetto di lavoro è stato ridotto al concetto di occupazione ed è stato contestualmente svincolato dal concetto di utilità. Chi produce merci totalmente inutili (per esempio i pupazzi vestiti da Babbo Natale che un numero crescente di poveri di spirito appende alle ringhiere dei balconi da novembre a gennaio) rientra nella categoria degli occupati, dal momento che in cambio della sua attività riceve un reddito monetario con cui può comprare merci e nella duplice veste di produttore e consumatore fa crescere il prodotto interno lordo. Invece le casalinghe, o i superstiti produttori agricoli che dedicano la maggior parte del loro tempo all'autoproduzione di beni limitandosi a scambiare con denaro soltanto le eccedenze, non rientrano nella categoria degli occupati perché non ricavano un reddito monetario dal loro lavoro e non contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo. Pertanto, anche se svolgono attività straordinariamente utili, non sono considerati lavoratori.

Un sistema economico libero dall?obbligo della crescita non deve sostituire progressivamente la produzione di beni per autoconsumo con la produzione di merci, ma continua a produrre sotto forma di beni tutto ciò che prodotto sotto forma di merce comporterebbe peggioramenti qualitativi, limitandosi a produrre sotto forma di merce soltanto ciò che non può essere autoprodotto sotto forma di bene. Un vasetto di yogurt comprato, prima di raggiungere la mensa del consumatore percorre qualche migliaio di chilometri, quindi contribuisce alla crescita dei consumi di fonti fossili e dell?effetto serra; produce tre tipologie di rifiuto: carta, plastica e alluminio; ha bisogno di sostanze conservanti che spesso uccidono i fermenti lattici riducendo il suo valore nutrizionale; incorpora nel prezzo di vendita oltre i costi di trasporto e confezionamento, i costi di produzione industriale, di intermediazione commerciale e pubblicitari. Uno yogurt autoprodotto non deve essere trasportato, non produce rifiuti, è ricchissimo di fermenti lattici vivi e, non richiedendo nessun costo oltre quello del latte, ha un prezzo inferiore di due terzi. Contribuisce alla decrescita del prodotto interno lordo, ma è qualitativamente migliore, migliora la qualità ambientale riducendo le emissioni climalteranti e i rifiuti, richiede meno denaro per soddisfare lo stesso fabbisogno alimentare e, di conseguenza, permette di lavorare meno e di avere più tempo per sé. La decrescita indotta dall'autoproduzione dei beni è fattore di felicità. Per quale motivo si dovrebbe preferire comprare lo yogurt e smettere di autoprodurlo, come accade nelle società fondate sulla crescita economica?

La quantità dei beni che si possono vantaggiosamente autoprodurre in sostituzione delle merci che li hanno sostituiti è molto superiore a quanto una mente plasmata dalla cultura della crescita riesca a immaginare. In particolare, la maggior parte dei servizi alla persona che si possono prestare per amore nell'ambito dei rapporti familiari non sono nemmeno paragonabili qualitativamente allo stesso tipo di servizi prestati in cambio di denaro.

continua...
danilo
Posted Jun 6, 2007 5:24 PM
user 3748124
Torino, TO
Post #: 208
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ti quoto in toto ! perfetto ! ciao |!
Pierillo123
Posted Dec 12, 2007 11:53 AM
user 3035295
Cassano delle Murge, BA
Post #: 203
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Salve a tutti; è la prima volta che scrivo quì...;

questo fine settimana (dal 14 al 16/12) a Rimini è prevista l'assemblea costituente del MDF.

Incontro nazionale MDF: Assemblea Costituente

Ci sarà qualcuno di voi?

Statemi bene
Pierillo

P.S. Grazie Giuseppe C. per le info e news via mail...
Peppe Carpentieri
Posted Dec 12, 2007 4:46 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 3,532
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non posso venire, ma ho risposto via mail, per cui sostengo l'associazione
StaffChieti
Posted Jan 8, 2008 12:28 PM
StaffChieti
Chieti, CH
Post #: 212
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Chiedo scusa se intervengo senza cognizione di causa, essendomi accostata solo recentemente a questo argomento, e di certo non sono molto esperta in materia.
Non ho avuto modo di leggere tutto, ma sono molto interessata.
Però, leggendo qua e là, mi è saltata in mente una considerazione, secondo me importante.
La decrescita va bene, ma bisognerebbe secondo me studiare bene la fattibilità, e renderla alla portata di tutti, in qualche modo.
Non tutti infatti possono permettersi, per questioni di lavoro, di tempo o di denaro, di andare alla ricerca di "alternative" al consumismo, o alle cose che "usiamo" nella quotidianità. Faccio un esempio pratico: se mi si rompe un elettrodomestico, e mi rivolgo all'assistenza per la riparazione, troppo spesso mi costerebbe di più la riparazione stessa che non il riacquisto dell'oggetto stesso. I pezzi di ricambio non si trovano, o sono molto costosi, e la manodopera scarsa e ricercata...
Per quanto riguarda poi l'aquisto di prodotti "biologici", si rivela quasi sempre troppo dispendioso per le tasche della maggior parte delle persone, e non tutti certo possono avere la possibilà di avere un pezzetto di terra per farsi il proprio orticello....
Forse sono considerazioni sciocche, ma qualche volta bisogna farle....
Peppe Carpentieri
Posted Jan 8, 2008 12:59 PM
matierno
Parma, PR
Post #: 3,644
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Chiedo scusa se intervengo senza cognizione di causa, essendomi accostata solo recentemente a questo argomento, e di certo non sono molto esperta in materia.
Non ho avuto modo di leggere tutto, ma sono molto interessata.
Però, leggendo qua e là, mi è saltata in mente una considerazione, secondo me importante.
La decrescita va bene, ma bisognerebbe secondo me studiare bene la fattibilità, e renderla alla portata di tutti, in qualche modo.
Non tutti infatti possono permettersi, per questioni di lavoro, di tempo o di denaro, di andare alla ricerca di "alternative" al consumismo, o alle cose che "usiamo" nella quotidianità. Faccio un esempio pratico: se mi si rompe un elettrodomestico, e mi rivolgo all'assistenza per la riparazione, troppo spesso mi costerebbe di più la riparazione stessa che non il riacquisto dell'oggetto stesso. I pezzi di ricambio non si trovano, o sono molto costosi, e la manodopera scarsa e ricercata...
Per quanto riguarda poi l'aquisto di prodotti "biologici", si rivela quasi sempre troppo dispendioso per le tasche della maggior parte delle persone, e non tutti certo possono avere la possibilà di avere un pezzetto di terra per farsi il proprio orticello....
Forse sono considerazioni sciocche, ma qualche volta bisogna farle....

ti ringrazio per la tua apertura e per la tua sincera analisi

ti chiedo solamente di usare al meglio questo mezzo (che non è il massimo) per cercare con ordine le discussioni che trattano le tue "perplessità", così che potrai, quando avrai tempo, di capire al meglio cosa sia la Decrescita. Indice degli argomenti.

Non tutti infatti possono permettersi, per questioni di lavoro, di tempo o di denaro, di andare alla ricerca di "alternative" al consumismo, o alle cose che "usiamo" nella quotidianità. Faccio un esempio pratico: se mi si rompe un elettrodomestico, e mi rivolgo all'assistenza per la riparazione, troppo spesso mi costerebbe di più la riparazione stessa che non il riacquisto dell'oggetto stesso. I pezzi di ricambio non si trovano, o sono molto costosi, e la manodopera scarsa e ricercata...

la decrescita è una filosofia politica e di certo i cittadini non possono fare tutto. Ma ognuno nelle proprie possibilità può fare qualcosa in termini di stili di vita, questo è certo.

La principale responsabilità della qualità della vita c'è l'hanno i rappresentanti eletti. Parlamento ed Enti locali, ma anche il Governo.

Faccio un esempio concreto in termini di decisioni politiche prese e non. Il Governo ha attuato una sola politica di decrescita: il conto energia e niente più, troppo poco.

il conto energia è quello strumento incentivante che ti consente di fare un contratto col GSE per produrre energia energia elettrica dal sole. Se c'è una banca che ti "offre" un mutuo fotovoltaico il privato non caccia un euro per installare l'impianto.

Gli Enti locali non fanno nulla o quasi. La Provincia autonoma di Bolzano è stata la prima ad attuare un regolamento edilizio a favore della decrescita introducendo la certificazione energetica per gli edifici. Chi ha seguito il buon esempio?

Rifiuti: nessuna Regione italiana ha adottato la filosofia rifiuti zero, solo il Comune di Capannori (Lu).

Tutte queste decisioni sono prese a livello istituzionale, i cittadini possono fare ben poco, visto che vige una specie di democrazia rappresentativa. Se ci fosse stato un pò di democrazia diretta, allora i cittadini potevano controllare meglio e magari licenziare i propri dipendenti quando sbagliano (vedi caso Campania).

Ma cosa possono fare i cittadini?
GAS: gruppi di acquisto solidale, cioè tagliare la lunga filiera del commercio e comprare prodotto di qualità direttamente dal produttore (dal contadino)
Informarsi sulla qualità dei prodotti, come vengono fatti e da chi vengono fatti.
Comprare solo prodotti agricoli fatti nella propria Regione. Etc...

Insomma tutte azioni e questi propositi non fanno altro che dimostrare una cosa. Prendere decisioni politiche che producano una crescita economica sfruttando male risorse naturali hanno causato un danno ambientale inestimabile. La decrescita introduce in concetto "nuovo" la bioeconomia, e cioè tener presente ciò che l'economia ignora: la natura. L'uomo ha bisogno della natura per vivere, perchè sfruttarla e basta? Semplice no?! Quindi bisogna tener presente dei flussi di materia e dei reali bisogni umani. La nostra è un epoca degli eccessi, e su questo non ci sono dubbi. Si tratta solo di usare meglio il nostro cervello e riflettere sulle nostre azioni che producono inquinamento ed autodistruzione di noi stessi. Il problema alla fine non è nemmeno della natura, ma nostro, la natura trova sempre un equilibrio, la nostra salute no.

Un uso razionale dell'energia in termini di efficienza e sufficienza, ci consente di ridurre i consumi , inquinare meno, risparmiare soldi, e stare meglio. Se tutti la pensassero così il Paese Italia produrrebbe meno CO2, ridurrebbe la dipendenza dal petrolio (che sta finendo), dal gas che importiamo e quindi lo Stato risparmierebbe soldi (nostri).
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