You'll get invited to our Meetups as soon as they're scheduled!
QUI MATERA LIBERA Message Board › Situazione pre-Rivoluzionaria?
| A former member | |
|
|
Cari amici, nella discussione riguardante il report di lotte e conflitti sociali (più o meno evidenti) in corso è stato riportato un commento, preso dal blog di Beppe Grillo, che recita questo:
L'Italia è in una situazione prerivoluzionaria, i sintomi ci sono tutti. Milioni di disoccupati alle porte, un debito pubblico abnorme, le spese dello Stato in aumento vertiginoso, mancanza di rappresentanza politica per decine di milioni di persone, delirio allo stato terminale di Testa d'Asfalto che non ha più niente da perdere, assenza di un'opposizione, a parte Kryptonite Di Pietro, un'economia fragile, un senso civico inesistente e una disgregazione dello Stato. Visto che il sottoscritto ha scomodato Antonio Gramsci per la risposta a questo commento, e appurato il fatto che qualcuno ha scritto di non conoscere i commenti al riguardo di questo grande uomo, ho pensato di non appesantire ulteriormente la discussione e aprirne un'altra. Per le presunte situazioni pre-Rivoluzionarie, parto da una frase tratta da Gramsci: Si può escludere che, di per se stesse, le Crisi Economiche immediate producano eventi fondamentali. Quderno 13, Machiavelli. Quaderni dal Carcere E poi: La miseria e la fame possono provocare delle sommosse, delle rivolte che giungono fino a spezzare l'equilibrio stabilito, ma occorrono molte altre condizioni per distruggere il sistema capitalistico Questa frase non è intuibile senza una piccola premessa. Ne prendo spunto dal libro "Vita di Antonio Gramsci", di Giuseppe Fiori: Dall'aprile del 1929 vennero emanate nuove direttive verso il comportamento dell'Internazionale (comunista) direttamente da Stalin, i cui punti salienti erano: il regime capitalistico è al limite della catastrofe; ovunque la protesta proletaria tende a radicalizzarsi in senso rivoluzionario; all'abbattimento del potere borghese deve immediatamente seguire la dittatura del proletariato, senza fasi intermedie democratico-borghesi; la socialdemocrazia non è una forza rivoluzionaria, la borghesia si serve di essa per arrestare lo slancio rivoluzionario è una forma della dominazione borghese, è socialfascismo. Ecco dunque la direttiva nuova ai partiti nazionali (comunisti): azione "autonoma", fuori da qualsiasi sistema di alleanze, per l'abbattimento del regime capitalistico; lotta a fondo alla socialdemocrazione. Una linea settaria nel giudizio di equivalenza socialdemocrazia-fascismo, FANTAPOLITICA in generale perché non derivata da una corretta analisi delle situazioni e semplicemente assurda rispetto all'Italia. A voi la parola. Cosimo Edited by User 7,455,171 on Sep 5, 2009 5:16 PM |
| gianni perrì | |
|
|
Non ho capito, puoi essere più preciso? Mi sembra di aver capito che quello che hai estratto dai quaderni di Gramsci dovrebbe dimostrare che la situazione non è pre-rivoluzionaria. Ti chiedo scusa ma non riesco a cogliere il contributo di tali scritti...
|
| Zorba | |
|
|
essendo morto Gramsci, non essendosi realizzato il progetto di partito che si prefigurava, non avendo all'orizzonte altro .... credo che un Kosmico quale intellettuale di riferimento possa indicare la nuova-vecchia strada per la costruzione -finalmente- del vero partito che ci condurrà alla conquista del socilaismo, all'abbattimento del capitalismo e così via ..... però mai di domenica, non se piove e se tira vento meglio rinviare, forse è meglio approfondire l'analisi.
|
| Vito Petrocelli | |
|
|
Saviano: dalla cultura della legalità allo stato nazional corporativo militarista e di polizia
di Giancarlo Staffolani * * Collettivo comunista B.Brecht del Veneto Orientale Roberto Saviano assurto ad icona antimafia e legalitaria di certa sinistra, dopo aver eletto lo stato di Israele a modello di legalità, ora nel suo viaggio in Spagna si spinge ad accusare di terrorismo e narcotraffico il movimento basco dell'Eta e le Farc colombiane di mafia e camorra, tesi che lo stesso governo spagnoli smentisce. La scelta legalitaria enfatizzata, che invoca un improbabile mercato etico, senza agire per mutare i rapporti di forza tra le classi e verso le istituzioni che ne sarebbero lo strumento garante, oltre che illusoria e fuorviante diventa scelta politica di campo etica dalla parte delle istituzioni di potere e del mercato capitalistico occidentale, da cui basterebbe estirpare la mela marcia della illegalità criminale e da difendere come fortini assediati, da barbari, terroristi. Il capitalismo italiano in realtà è parassitario e straccione in fase decadente, la mafia controlla il 35% del PIL e come le altre forme di economia illegale, semilegale e legale sono tutte insieme parte organica e non anomala del sistema economico dominante.Le classi dominanti, le istituzioni dello stato e tutta la classe politica ne rappresentano pertanto gli interessi generali e specifici. La stessa questione della legalità mitizzata si rivela un colossale inganno, tutto il sistema economico produttivo è impregnato di illegalità tollerata e coperta come vitale per il cosiddetto sistema Italia, con il mitico nord est , un quadro che non riferibile solo alle grandi organizzazioni criminali anche se poi la connessione prima poi si realizza. Basterebbe quantificare il peso economico del lavoro nero, delle violazioni sulla sicurezza sul lavoro, le violazioni ambientali devastanti, le frodi alimentari, l'usura, i traffici ed i riciclaggi di denaro, per non parlare di truffe finanziarie, evasione fiscale e corruzione politica e tutto ciò sapendo di non aver scandagliato che in parte il grande oceano dall'illegalità (un piccolo esempio la città di Padova dove il mercato immobiliare è in mano a gruppi di imprenditori che investono i profitti aziendali nelle abitazioni per studenti i cui tre quarti sono affittati in nero, è ovvio che la mano della criminalità organizzata si sta allungando mentre gli interventi della magistratura sono puramente simbolici). Il richiamo alla Costituzione, intesa come codice etico e non come patto sociale ormai stravolto alla sua base, diventa battaglia di retroguardia, mentre la critica di classe materialistica delle istituzioni capitaliste nella loro reale funzione è fondamentale per preparare le fasi dei grandi mutamenti politici e sociali ineludibili per uscire dall'imbarbarimento della società. La crisi in atto è, ormai per ammissione generale, strutturale e nella natura del capitalismo, la sua soluzione modificherà la gerarchia tra i vari capitalismi nazionali e l'Italia sarà inevitabilmente retrocessa a capitalismo di serie B o C, e pertanto l'economia sommersa, illegale e mafiosa già determinanti lo diventeranno ancora di più. Non importa quale mafia sarà più forte, ndrangheta, camorra, mafia russa o ebraica, certo è che il suo peso in Italia crescerà, è la condizione ideale di un capitalismo straccione e parassitario (Italia magazzino d'Europa luogo di transito, logistica, traffici molteplici ed attività speculative, industria dell'effimero e mercato delle emozioni e delle persone). Ridurre la denuncia del malessere sociale come direbbe Lu Xun a "grida di dolore ed inquietudine è simile ad un alto lamento che lascia tranquilli gli oppressori", produce soltanto rassegnazione e sconforto tra le masse La questione delle mafie non si può comprendere attraverso la distinzione e la percezione del bene e del male con la fotografia degli aspetti più disumanizzanti del fenomeno camorra, ma sulla base delle critica storico materialista della dei rapporti sociali che la producono come elemento strutturale e non anomalo. Roberto Saviano ed associazioni come "Libera" di Don Ciotti contigui, di fatto, alla "gestione politica neoclientelare" dei vari Bassolino e soci, diventano nei fatti l'espressione ideologica e culturale di una grande illusione. In un simile quadro sono molto più aderenti alla necessità di critica della realtà esistente e senza alimentare illusioni sulla legalità buona delle istituzioni democratiche, la vecchia denuncia di L. Sciascia verso il "professionismo dell'antimafia" istituzionale ed oggi i nuovi "noir" realistici e demistificanti di Massimo Carlotto. Bisogna prendere atto che nel contesto in cui le borghesie capitaliste italiane sono in fase avanzata di decadenza nella crisi di sovrapproduzione, la cultura della legalità spinge le classi dominanti e medie a scegliere il populismo plebiscitario (con o senza Berlusconi ) e lo stato nazional corporativo militarista di cui il modello sionista tende a rappresentarne gli interessi meglio di altri. La democrazia borghese si riduce a semplice pluralismo di oligarchie e corporazioni, fondato sullo stato di polizia che tende necessariamente alla criminalizzazione di ogni movimento rivoluzionario che fuoriesca dalle regole della "legalità" intesa come conservazione "totalitaria" del sistema sociale e politico, fino alla eliminazione fisica dei popoli indocili come quello palestinese o i lavoratori migranti in esubero. Quella che Gramsci criticando B. Croce definiva storia a disegno (1). <<Come domandare che le forze in lotta"moderino" la lotta entro certi limiti (i limiti della conservazione dello stato liberale), senza cadere in arbitrio o nel disegno preconcetto? Nella lotta "i colpi non si danno a patti" e ogni antitesi deve necessariamente porsi come radicale antagonista della tesi, fino proporsi di distruggerla completamente e completamente sostituirla. Concepire lo svolgimento storico come un gioco sportivo, con il suo arbitro e le sue norme prestabilite da rispettare lealmente, è una forma di storia a disegno. E' una ideologia che tende a snervare l'antitesi, (..) cioè a ridurre la dialettica ad un processo di evoluzione riformistica " rivoluzione - restaurazione", in cui solo il secondo termine è valido, poiché si tratta di rabberciare un organismo che non possiede internamente la propria ragione di salute>> Note: (1). A.Gramsci, quaderni: "il materialismo storico e la filosofia di B Croce" pag 221 (ed. Einaudi) |
| A former member | |
|
|
Non ho capito, puoi essere più preciso? Mi sembra di aver capito che quello che hai estratto dai quaderni di Gramsci dovrebbe dimostrare che la situazione non è pre-rivoluzionaria. Ti chiedo scusa ma non riesco a cogliere il contributo di tali scritti... Ringrazio Gianni per avermi segnalato la poca chiarezza del post di partenza. Parto dal concetto di rivoluzione. Tra le tante definizioni scelgo quella che unisce la politica teorica con l'applicazione. Una rivoluzione è un rivolgimento delle persone, considerati come moltitudine legata tra loro, che hanno Potere e porta al loro posto altri gruppi di persone che hanno indirizzi di governo e di azione diversi dai precedenti. Se alle parole "moltitudini" e "gruppi" sostituiamo la parola classe, allora stiamo parlando di una rivoluzione marxista che identifica in maniera ben precisa queste classi con la loro provenienza economica, sociale e culturale. Queste classi, viste nel loro complesso e nei loro rapporti, secondo Marx sono la cosidetta struttura su cui si poggiano delle diverse sovrastrutture politiche ed organizzative (partiti politici, sindacati, confederazioni, Stati nazionali, ecc..). Quando avviene una rivoluzione abbiamo gruppi di persone (classi) che sostituiscono al Potere gruppi precedenti e portano con se, nelle stanze del Potere, la loro sovrastruttura giuridica. Questa diventa un esempio da seguire perché sempre la migliore possibile e quindi plasmano lo Stato, da loro conquistato, a immagine e somiglianza della cultura che essi rappresentano. Essi egemonizzano e controllano lo Stato plasmandolo, nei suoi prinicipi, nelle sue prerogative e funzioni, secondo la sovrastruttura che li ha portati al Potere. Se abbiamo uno stato borghese/liberale avremo istituzioni, magistratura e metodi di governo/azione che prendono spunto e forma dalle loro confederazioni e ai loro interessi e via dicendo. Cos'è una situazione rivoluzionaria? Semplicemente, è una situazione in cui si danno battaglia gruppi sociali più o meno grandi per arrivare alle stanze del Potere, mantenerlo e costruire nuovamente lo stato secondo la sovrastruttura in cui essi sono cresciuti. E' il momento della battaglia ideale o fisica, in cui i destini non sono stati ancora scritti. Detto questo, cos'è una situazione pre-rivoluzionaria? Un insieme di situazioni, fenomeni, ribollimenti in cui iniziano le lotte per il Potere e l'egemonia di cui si è accennato sopra, una situazione indefinita nella durata e nelle masse in gioco ma che vede più o meno chiari gli attori che avranno la scena. Una situazione che è più profonda e radicata di una sommossa, di cui si riconoscono i fermenti ma la cui portata non la si potrà riconoscere se non a posteriori, a giochi fatti. Perché l'Italia del 2009 non è in una situazione pre-rivoluzionaria? 1) Perché non ne esiste nessun presupposto; 2) Perché la Storia ci insegna, a nostre spese, che situazioni simili non portano a nulla di buono se non vengono guidate; 1) In Italia non esistono presupposti neanche per una pre-rivoluzione perché non esistono più classi sociali che si combattono, neanche delle collettività unite ed omogenee che sanno chiaramente ciò che vogliono e che prezzo sono disposte a pagare. C'è una atomizzazione della società in singoli individui la cui prospettiva non va aldilà della bolla egoistica che li racchiude. La società ci rende individualmente responsabili nello scegliere tra il Bene e il Male di tutti noi presi singolarmente, non ci da nessuna indicazione per una simile scelta in funzione della collettività. Quest'ultima cosa vuol dire, principalmente, per il Singolo sapere a quali scelte individuali rinuciare in favore della collettività a cui ci si riconosce. Far nutrire la prima persona plurare (NOI e i nostri bisogni) a scapito della prima persona singolare (IO e le mie scelte/volontà). Questo è stato spiegato in maniera chiara dal prof. Mauro Bonaiuti di Bologna nei suoi scritti sulla decrescita economica. Quindi niente collettività cosciente = nessuna classe che lotta per prendere Potere 2) La Storia, grande e inascoltata maestra dell'Umanità, ci offre tantissimi esempi di crisi economiche che non portano a nulla, se non a peggioramenti per la vita dei poveracci e di chi non ha mezzi di produzione. L'esempio della grande Depressione del '29 è lampante (vi lascio una intervista allo storico Hobsbawm al riguardo) e con tutti i pericoli per chi, come noi, cerca sbocchi progressisti all'attuale situazione. Per esempio Stalin e i suoi ideolologi, a corto di idee dopo aver buttato dalla finestra Trotsky e tutto ciò che lo riguardava, colsero al volo le notizie che arrivavano degli Stati Uniti sul "martedì nero" di Wall Street e proclamarono a tutti i partiti comunisti che la Rivoluzione mondiale era alle porte, che dovevano ternersi pronti a scendere in piazza e che dovevano slegarsi da qualsiasi altro "piombo" politico, come i socialisti democratici. In Italia questa cosa ebbe conseguenze drammatiche anche per la lotta antifascista dei partiti democratici. Stalin regalò a Mussolini almeno 4 anni di vita grazie alle aspre lotte intestine tra i vari partiti antifascisti e nello stesso Partito Comunista. Come ben riporta Hobsbawm nella sua intervista, la crisi malgovernata portò una ventata di conservatorismo nel Mondo e in Europa questo fu sinonimo di nazi-fascismo. A questi pensieri si collegano le frasi di Gramsci che ho estrapolato e inserito nel contesto attuale. Morale della favola: gridare AL LUPO AL LUPO non fa altro che metterci in difficoltà e impedire qualsiasi analisi veritiera della realtà, e con essa ogni azione per cambiarla in meglio. Spero di essere stato chiaro e comprensibile. Cosimo Edited by User 7,455,171 on Sep 25, 2009 10:19 AM |