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QUI MATERA LIBERA Message Board › Ambiente ed Energia
| gianni perrì | |
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Quindi? per il semplice presupposto che ci possano essere organizzazioni criminali non si investe nelle rinnovabili? Non mi pare che qualcuno abbia detto questo. Quello che penso è che si debbano comunque guardare con attenzione le dinamiche di questa industria per evitare che diventi un'altro buco nell'acqua (o nel sole). |
| gianni perrì | |
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| gianni perrì | |
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Reindustrializzazione, una farsa. A parlare di sistema industriale in Lucania tutto si riassumerebbe nella parola fallimento, ma a parlare dei tentativi di resuscitare il morto a cui si dà il nome di reindustrializzazione, dalla tragedia di ogni fine di esperienza industriale si scivola nella comicità e qualche volta nella farsa. Tale condizione drammaturgica contiene perfettamente il copione che, dopo la chiusura di uno stabilimento per le più svariate bizzarrie a cui il sistema produttivo ci ha abituati, vede prima l'affannosa ricerca di succedanei che possano mantenere inalterati i livelli occupazionali, poi l'annuncio che qualcuno si è trovato, ed ancora che, salvi gli adempimenti di una legge regionale da rifare, tutto è pronto e si possono aprire i cordoni della borsa pubblica. L’epilogo è al meglio la triste ammissione che il subentrante era "taroccato" o si è tirato indietro dopo attente analisi, al peggio che si è data fiducia e denari a lestofanti od improvvisati, e così ricominciano annunci, promesse, speranze, trattative, sequenza che pur porrebbe domande a cui dare risposte. Quali devono essere i criteri per reindustrializzare un sito produttivo ed evitare il ripetersi di storie industriali che dominano il panorama lucano e che davvero troppo lungo sarebbe enumerare? Va forse compreso che oltre le solidità finanziarie richieste solo dopo l’avvio delle procedure, oltre i piani industriali e di ricollocazione dei lavoratori, occorre una valutazione generale sul modello industriale che si intende adottare nella nostra regione e ricavare da questa uno spazio per ogni crisi, incentrandone la soluzione sul modello adottato. Reindustrializzare un sito non può più imperniarsi sull'equipollenza matematica dei valori occupazionali (cosa che spinge verso qualsiasi generica soluzione possibile), ma necessita di forti indicazioni che contengano il problema locale – quel problema - in uno schema programmatico per il futuro, in altri termini che, adottato un progetto regionale che integri peculiarità del territorio, valori umani, sistemi di scala e filiere locali, ci si adoperi in quel recinto per il problema locale. Chiaro che tutto questo prevede un momento separato dalla crisi locale, un momento concertativo ormai ineludibile tra politica, sindacati, categorie produttive, che individui obiettivi programmatici imperniati sulla massima integrazione tra schema industriale e territorio, valutando l’oggettività del possibile in rapporto alle potenzialità intrinseche ed al valore di incontaminatezza e rispetto dell’ambiente che va assunto a costante, facendo del confronto con le esperienze ambientaliste e dei comitati di cittadini momento di crescita, integrazione e scambio alla pari. E’ solo elaborando una strada che si basi sulle reali potenzialità del territorio e delle sue risorse umane e culturali, che si trova una via d’uscita coerente sia alla crisi sistemica che a quella locale, facendo i conti con la realtà del luogo e non con un sistema industriale che tende a trasformare ogni luogo in un “qualsiasi luogo”, deprivato di caratteristiche proprie e ridotto a contenitore di un valore produttivo che fa riferimento sempre altrove. Miko Somma, coordinatore regionale |
| Pjtricc | |
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video inchiesta sulla Val Basento . Ieri ho finito di leggere l'ultimo libro di C. Vulpio "La Cittá delle Nuvole" (ve lo consiglio, si legge in una giornata). Nel vedere questo video sulla Mythen a Ferrandina, sono saltati alla memoria sensazioni e percezioni che ieri mi hanno affollato la mente dopo aver terminato di leggere il pamphlet di Vulpio. Adesso so che, ancora una volta, il nostro Sud é semplicemente patria di illegalitá ambientale, dove non fanno altro che approfittare dello stato di bisogno in cui sono ridotte tante famiglie ricattandole con la perdita del posto di lavoro se non si accettano le condizioni. E la salute, dove la mettiamo la salute? senza quella nemmeno un lavoro decente puó essere condotto! Pjtricc |
| Vito Petrocelli | |
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Copenhagen 11-18 dicembre 2009.
Il futuro è nostro. |
| Pjtricc | |
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Ricevo e riporto un comunicato di Comunità Lucana – Movimento No Oil
Legge regionale sulle estrazioni, un impegno che parte dalla campagna elettorale Duole dover constatare che al peggio non c’è limite se si parla di attività petrolifere in Basilicata, così capita che nel soleggiato sabato scorso, mentre si sta pranzando, ci si imbatta nella notizia diffusa dal “servizio pubblico RAI 3 Basilicata” che la Total si prepara alla trivellazione dell’ultimo - per il momento - dei pozzi della concessione Tempa Rossa, nel mentre predispone la nuova gara d’appalto per la realizzazione del centro olii di Corleto Perticara dopo il noto “errore” che ha portato ad un’inchiesta, ad arresti, a rilasci, ad equazioni tra giustizia e lavoro, ad insabbiamenti mediatici. Il servizio è conciliante – direi ammicante - e ci propone gli splendori di tecniche di trivellazione che vengono mostrate in innocui schemi da lezione di applicazione tecniche in terza media per dire che il pozzo scenderà a settemila metri, ma ci presenta anche il nuovo amministratore Total, di recente subentrato al suo predecessore finito nei guai, che, dopo il cappelletto di lancio del servizio e dietro la pastorale sollecitazione alla confessione del peccato che Edmondo Soave gli rivolge in forma di domanda se non sia il caso di chiedere scusa ai lucani per l’affaire Tempa Rossa, si ingegna a dar risposte in un italiano da carretta del mare e dice che tutto sarà fatto al meglio, che la Total ci tiene al rispetto dell’ambiente, che i monitoraggi saranno effettuati e solfa varia, nell’ormai demagogico amore che oggi tutti dimostrano di avere per l’ambiente, tranne poi a praticarlo davvero. Capita anche che in questi giorni finalmente si cominci a discutere di un nuovo pozzo petrolifero, in aggiunta ai sette già autorizzati in agro di Marsiconuovo, di cui quattro allocati sulla diga omonima, della concessione ENI in Val d’Agri, pozzo che sorgerà a poche centinaia di metri dall’ospedale di Villa d’Agri, in una posizione elevata che dominerà tanto l’ospedale, quanto la sottostante cittadina, ma risulta chiaro che nessuno in realtà metta in discussione la ratio intrinseca delle perforazioni, quando queste arrivano non solo a lambire e penetrare in centri abitati, ma addirittura a mettere a rischio l’essenza stessa di una struttura sanitaria, offrire cure mediche in ambienti salubri. Come persino le stesse compagnie ammettono nei loro progetti, la fase di trivellazione di un pozzo viene alimentata da potenti generatori diesel e dura alcuni mesi, mesi i cui l’emissione di sostanze nocive dai motori è particolarmente spinta a causa delle condizioni di perenne sforzo a cui i motori vengono sottoposti ventiquattro ore su ventiquattro, generando inquinamento evidente anche sotto l’aspetto acustico. E’ un dato di fatto questo che dovrebbe spingere ad evitare di trivellare pozzi in prossimità di centri abitati ed in particolar modo di centri ospedalieri. Ma in questa regione dalle autorizzazioni facili, si è comunque data l’autorizzazione adducendo a scusa il fatto che si trattava di atti dovuti – come se ora fossero dovuti anche respiro e salute, dopo l’esproprio delle risorse e l’uso devastante del territorio - ed a firmare in delibera di giunta sono stati gli assessori ed il presidente di questa stessa giunta, su valutazioni dei soliti funzionari che da anni continuano ad esprimere pareri positivi su tutto ciò che le compagnie fanno in questa regione. Si pone a questo punto la problematica urgente di una legge regionale che regoli la materia delle estrazioni, del trasporto e dello stoccaggio di idrocarburi, così come degli annessi e delle servitù di cui la nostra regione è sempre più gravata (basti pensare all’oleodotto che taglia senza scrupoli i boschi della Sellata-Pierfaone e del Vulturino per connettere verso Viggiano i pozzi denominati Cerro Falcone), legge che, ben oltre le risultanze del ricorso in corte costituzionale contro il decreto legge del governo esautorativo delle potestà regionali in materia di estrazioni, si rende necessaria come impegno programmatico per la giunta che verrà fuori dalle consultazioni regionali, nell’ottica di regolare e limitare un’attività di colonizzazione e di asservimento coatto del territorio. Comunità Lucana – Movimento No Oil se ne farà carico non come attività di propaganda da usarsi in campagna elettorale, ma come pungolo ad una discussione sui contenuti che non faremo certo mancare e ad un confronto serrato che parta dalla stessa campagna elettorale e dagli impegni che si suppone questa debba portare verso gli elettori, ponendo ogni formazione politica nell’obbligo di assumere impegni prioritari su una questione che riteniamo non possa più essere elusa, rimandata o chetata con roboanti annunci di indagini epidemiologiche affidate ai medici di famiglia, mentre si autorizza nel silenzio persino la sottomissione all’industria petrolifera del diritto alle cure mediche, dopo aver già privato forse del diritto alla salute. Miko Somma Coordinatore regionale di Comunità Lucana - Movimento No Oil Pjtricc |