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Ellis
user 3109864
Treviso, IT
199th Post

Ringrazio Franco per avermi segnalato questo interessante articolo:

AMBIENTE - IL CASO.
Vigilia del World economic forum di Davos Le multinazionali cavalcano l'emergenza-inquinamento
"Ecologia, business del futuro" svolta verde dei big industriali
Le corporation Usa a Bush: tagliare le emissioni di gas serra

dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI

DAVOS - Anche sulle Alpi svizzere la stagione sciistica è stata rovinata dalla mancanza di neve. Questo inverno anomalo, che alcuni esperti indicano come una possibile manifestazione del surriscaldamento climatico, sembra una cornice fatta su misura per ospitare la svolta del World Economic Forum.

Quest'anno l'appuntamento fra i Vip della globalizzazione ha infatti un protagonista inedito: il "capitalismo verde". Il vertice di Davos ha spesso la capacità di segnalare nuove tendenze: negli anni Novanta fu dominato da Internet, dal 2000 in poi rivolse l'attenzione all'ascesa di Cina e India. Da domani i 2.500 esponenti dell'establishment internazionale discuteranno di effetto serra, energie rinnovabili, sviluppo sostenibile. A promuovere le nuove priorità a Davos non sono solo scienziati e ambientalisti ma il Gotha del capitalismo mondiale.

Con una sterzata significativa, alcune tra le più potenti multinazionali del mondo hanno deciso di cavalcare l'emergenza-inquinamento, scommettono che le tecnologie verdi saranno un business trainante del XXI secolo. La rapidità della loro conversione spiazza molti governi, rende ancora più visibile il ritardo dei politici, a cominciare dall'Amministrazione Bush.

Alla vigilia del Forum di Davos un'iniziativa clamorosa è nata proprio negli Stati Uniti. Dieci colossi del capitalismo americano si sono alleati con le più note associazioni ambientaliste per dare vita alla US Climate Action Partnership, una nuova lobby che preme perché Washington aderisca al Trattato di Kyoto e imponga drastici obiettivi di riduzione delle emissioni carboniche.

A mobilitarsi non sono i soliti noti dell'industria "liberal" californiana - dove peraltro il governatore Arnold Schwarzenegger ha già varato delle regole più stringenti di Kyoto. A scendere in campo è l'industria antica, tradizionalmente conservatrice e vicina ai repubblicani. Nel "capitalismo verde" si sono arruolati Alcoa (il massimo produttore mondiale di alluminio), General Electric (colosso delle centrali elettriche e dei turboreattori), i due produttori di energia Pacific Gas & Electricity e Duke Energy, la banca d'affari Lehman Brothers. A Bush hanno lanciato un diktat: vogliono che vari dei limiti obbligatori alle emissioni carboniche, con l'obiettivo di ridurle del 30% entro 15 anni. Il chief executive della Duke Energy sostiene che "gli Stati Uniti devono diventare il motore trainante di un rilancio e di un miglioramento di Kyoto".

L'iniziativa dei dieci big del capitalismo Usa riflette un cambiamento di umore nell'establishment industriale, che ha il suo parallelo su questa sponda dell'Atlantico. Un sondaggio compiuto alla vigilia di Davos fra i top manager delle maggiori imprese europee (Ups Europe Business Monitor) rivela che per il 45% degli amministratori delegati l'ambiente è diventato la preoccupazione numero uno, ha il sopravvento sulla crescita economica. Il 60% ritiene che l'Europa dovrebbe affidare il suo futuro energetico a fonti rinnovabili come il sole, il vento, l'idrogeno.

La "conversione verde" dell'establishment capitalistico globale ha molte cause. Pesano la pressione delle opinioni pubbliche, dei consumatori e dei movimenti ambientalisti, oltre che la mole schiacciante di studi scientifici sui costi futuri del surriscaldamento climatico. Ma la molla finale che ha accelerato il cambiamento è quella a cui i chief executive sono più sensibili: il profitto. Si è imposta ormai la convinzione che le tecnologie verdi saranno un grande business del futuro, e i primi a capirlo saranno i più veloci a catturare opportunità e profitti.

La frusta della competizione ha funzionato, le imprese all'avanguardia nel business eco-compatibile hanno messo in difficoltà gli avversari. Il caso più lampante è la Toyota, la prima casa automobilistica ad avere sviluppato l'auto ibrida (motore misto a combustione ed energia elettrica che dimezza i consumi e quindi le emissioni). A lungo le case americane ed europee non ci hanno creduto, hanno snobbato l'auto ibrida come un prodotto senza mercato, al massimo una curiosità di nicchia.

Quest'anno la Toyota venderà 250.000 modelli di Prius ibrida. Da quando quel modello è stato introdotto il valore di Borsa della Toyota è cresciuto del 47%. Non solo grazie alla tecnologica ibrida, ma a una gamma complessiva dai consumi più bassi delle concorrenti, la Toyota quest'anno farà lo storico sorpasso sulla General Motors diventando la più grossa casa automobilistica mondiale. Dietro la Toyota si allunga la lista delle multinazionali che fanno dell'ambiente una priorità strategica.

Nokia, Ericsson, Motorola, Dell, sono all'avanguardia nel ritirare gratuitamente dai consumatori computer, telefonini e altri prodotti elettronici usati per riciclarli minimizzando le scorie tossiche nell'ambiente. La Philips e la Matsushita puntano su nuove lampadine e apparecchi elettrici che abbattono i consumi. La Shell investe nelle energie eolica e solare. Il più grande gruppo mondiale della distribuzione, la catena di ipermercati americani Wal-Mart - forse per riparare un'immagine macchiata dalle sue battaglie contro i sindacati - privilegia sistematicamente la vendita di prodotti non inquinanti e riciclabili.

CONTINUA...

(23 gennaio 2007) Fonte: www.repubbblica.it

Edited by Ellis on Jan 28, 2007 at 4:07 PM

Ellis
user 3109864
Treviso, IT
200th Post

CONTINUA...

AMBIENTE IL CASO.
Vigilia del World economic forum di Davos
Le multinazionali cavalcano l'emergenza-inquinamento "Ecologia, business del futuro" svolta verde dei big industriali
Le corporation Usa a Bush: tagliare le emissioni di gas serra

dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI

Un altro gruppo della grande distribuzione, Marks&Spencer, fa marcia indietro rispetto al dogma della delocalizzazione: anziché comprare tutto made in China cerca di approvvigionarsi da produttori vicini ai suoi punti di vendita, per minimizzare l'inquinamento creato dal trasporto delle merci. La multinazionale anglo-olandese Unilever, numero uno mondiale dell'agroalimentare, investe nel Terzo mondo per diffondere l'agricoltura biologica e le coltivazioni che riducono i danni alla biosfera. Un numero crescente di imprese pubblica nei propri bilanci societari annuali un "rapporto di sostenibilità ambientale", che misura l'effetto della loro attività sulle emissioni carboniche e il clima del pianeta.

Il gruppo editoriale americano Time ha ricostruito passo per passo - dall'abbattimento degli alberi per la cellulosa fino all'edicola - l'impatto ambientale di ogni copia di giornale venduta. Questi sforzi non nascono solo da un capitalismo "illuminato" ma dalla consapevolezza che è meglio giocare d'anticipo, in vista di leggi e normative che diventeranno più severe. In America un ruolo lo hanno avuto Stati come la California e il Massachusetts che hanno imposto limiti all'inquinamento molto più severi di quelli graditi a Bush. E le soluzioni avanzate dal nuovo "capitalismo verde" sono ancora largamente insufficienti.

La crescita di Cina e India continua a essere alimentata da consumi energetici altamente inquinanti: le centrali termoelettriche a carbone costruite ex novo in Cina nel solo anno 2006 equivalgono all'intera produzione energetica dell'Italia. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia nel 2030 i carburanti fossili responsabili dell'effetto serra continueranno a fornire l'81% di tutta l'energia mondiale. Come unire gli sforzi del mondo intero per risolvere l'impatto energetico di "Cindia"?

Su questo terreno a Davos si attende l'intervento del cancelliere tedesco Angela Merkel. Dopo i risultati modesti e gli imbrogli del sistema di "commercio delle emissioni carboniche" applicato finora in Europa, la palla è nel campo dei governi. Alcuni chief executive del capitalismo globale stanno indicando la strada alle classi dirigenti politiche. E' finita l'epoca in cui l'ambientalismo si auto-limitava presentandosi come un'ideologia pauperista, nemica dello sviluppo, e perciò inevitabilmente minoritaria.

(23 gennaio 2007) Fonte: www.repubblica.it

Edited by Ellis on Jan 28, 2007 at 4:06 PM

Maurizio
user 3109867
Treviso, IT
168th Post

Il rapporto IPCC


sullo stato delle conoscenze scientifiche in materia di cambiamenti climatici, che sarà discusso ed approvato il 2 febbraio prossimo a Parigi.


[...]
I punti principali sullo stato del clima globale, sono i seguenti:
1) Le concentrazioni atmosferiche attuali di anidride carbonica (380 ppm) e degli altri gas serra sono le più alte mai verificatesi negli ultimi 650 mila anni durante i quali il massimo valore di anidride carbonica atmosferica si era sempre mantenuto inferiore a 290 ppm. L'aumento dell'anidride carbonica atmosferica che è passata negli ultimi 200 anni circa da 280 a 380 ppm con un incremento di oltre 35%, è causato dallo squilibrio complessivo tra emissioni globali di anidride carbonica provenienti dalle attività umane ed assorbimenti globali naturali da parte del suolo degli oceani e degli ecosistemi terrestri e marini. Le capacità "naturali" globali (denominati "sinks" globali) sono attualmente in grado di assorbire meno della metà delle emissioni antropogeniche globali, il resto si accumula in atmosfera e vi permane per periodi medi che per l'anidride carbonica arrivano fino a 200 anni. [...]
2) Rispetto all'effetto serra naturale è stato introdotto un effetto serra aggiuntivo così composto: una parte riscaldante dovuta ai gas serra di origine antropica pari a circa +3,0 watt m2, una parte riscaldante naturale dovuta alla attività solare pari a circa +0,12 watt/m2 ed, infine, una parte raffreddante dovuta agli aerosol sia di origine naturale, sia di origine antropica pari circa a -1.6 watt/m2. Il bilancio complessivo mostra che l'incremento netto dell'effetto serra è stato pari a circa 1,6 watt/m2 In altre parole, senza l?effetto raffreddante degli aerosol il riscaldamento climatico sarebbe stato doppio. Di tale effetto serra aggiuntivo solo una piccola parte (tra il 10 ed il 20%) può essere attribuita a cause naturali (attività solare e aerosol naturali).
3) L'effetto dell'incremento del contenuto energetico del sistema climatico è stato osservato e misurato nei numerosi parametri che sono gli indicatori sperimentali dello stato del clima e della sua evoluzione, quali ad esempio: la temperatura media del pianeta (che è aumentata), le precipitazioni (che hanno cambiato caratteristiche), le temperatura degli oceani (che sono aumentate), i ghiacci polari e quelli delle medie latitudini (che sono in forte diminuzione), ecc. In particolare la temperatura media globale è aumentata di 0,74°C dal 1906 al 2005. Ma mentre nei decenni passati aumentava ad un tasso medio inferiore a 0,06°C per decennio, negli ultimi 50 anni è, invece, aumentata al tasso di 0,13°C per decennio e più recentemente ha raggiunto il tasso di circa 0,25°C per decennio. La temperatura media del mare è aumentata sensibilmente in superficie e molto meno negli strati più profondi. Tuttavia, il riscaldamento, in alcuni oceani, si è esteso anche fino a 3000 metri di profondità: gli aumenti maggiori di temperatura delle acque marine sono stati osservati nell'oceano Indiano settentrionale e nell'oceano Pacifico occidentale. Nel nord Atlantico i maggiori aumenti della temperatura sono stati osservati soprattutto in questi ultimi anni. Inoltre, è aumentata l'intensità degli eventi estremi come i cicloni tropicali (uragani e tifoni), le tempeste tropicali ed extratropicali, le alluvioni e le siccità, le ondate di caldo e di freddo, ecc.
Per quanto riguarda l'evoluzione futura del clima globale, l'IPCC nel confermare i risultati degli scenari considerati nel suo precedente rapporto, analizza per ciascuno di essi errori ed affidabilità delle valutazioni, le diverse probabilità che tali scenari possano effettivamente verificarsi, e i rischi di cambiamenti improvvisi qualora il sistema climatico si destabilizzasse a seguito di processi non lineari. Gli elementi principali di questa analisi possono così sintetizzarsi.
1) Nell'ipotesi minimale, che viene considerata improbabile, l'aumento di temperatura media globale potrà oscillare, alla fine di questo secolo, tra 1,5 e 2,8 °C. Anche l?ipotesi massimale di aumento della temperatura media globale al di sopra di 4,5°C, viene giudicata poco probabile ma anche poco affidabile, dal momento che con velocità di aumento della temperatura così elevate è possibile l'insorgenza di fenomeni non lineari o di destabilizzazione del sistema climatico, che determinano una sostanziale imprevedibilità delle condizioni future del clima. L'ipotesi più probabile, secondo IPCC, appare quella secondo cui l'aumento della temperatura media globale sarà, compreso fra 0,6 e 0,7°C al 2030 anni e raggiungerà circa 3°C nel 2100.
2) Al 2100 il livello del mare aumenterà mediamente tra i 28 ed i 43 cm, e non tra i 15 ed i 90 cm circa previsti nel rapporto precedente di IPCC, purchè, però, non si inneschino fenomeni non lineari o di destabilizzazione del sistema climatico (velocità del riscaldamento medio globale superiore a 0,4° C per decennio). In tal caso, infatti, i ghiacci della Groenlandia potrebbero collassare e l'innalzamento del livello del mare potrebbe arrivare perfino a 7 metri, anche se ciò avverrà nei secoli successivi al 2100. Con la rapida fusione dei ghiacci della Groenlandia si pongono, però, alcuni problemi concomitanti, quali per esempio un sostanziale rallentamento della corrente del Golfo con una sua possibile interruzione nel secolo successivo al 2100 che a sua volta porterà l'emisfero nord verso il raffreddamento.
3) La calotta polare artica (quella formata dai ghiacci galleggianti) potrebbe, nel 2100, scomparire durante i mesi estivi o comunque ridursi al 10% della attuale estensione. Drastiche riduzioni si avrebbero anche per i ghiacciai delle catene montuose poste alle medie e basse latitudini con ripercussioni sulla disponibilità di acqua nei bacini idrologici e nelle falde acquifere dipendenti da tali ghiacciai.
4) Gli estremi climatici quali le ondate di calore, le precipitazioni intense ed alluvionali delle medie ed alte latitudini, prolungati periodi di siccità alle medie e basse latitudini, diventeranno sempre più frequenti ed intensi. Gli estremi climatici (soprattutto precipitazioni e vento) connessi con i ciclonici tropicali, quali uragani e tifoni, e al fenomeno di El Nino, tenderanno, invece, a diventare molto più intensi, pur non aumentando il numero dei cicloni tropicali o la frequenza di El Nino.
In conclusione l'ultimo rapporto del WG-1 di IPCC è una requisitoria sulle condizioni climatiche del nostro pianeta, dalla quale emerge che non sussistono più margini di dubbio sui cambiamenti climatici in corso e sull'accelerazione che tali cambiamenti stanno assumendo in questi ultimi anni. Cautela; invece, verso le proiezioni future, ma con un monito: anche se la scienza non in grado di prevedere esattamente quale sarà il clima del futuro; la perturbazione energetica che le attività umane hanno introdotto nel sistema climatico non è assolutamente irrilevante. Al contrario, il rischio di innesco di una futura destabilizzazione del clima del pianeta è ormai troppo alto e non può essere irresponsabilmente sottovalutato.
Fonte

Edited by Maurizio on Feb 4, 2007 at 10:04 PM

Loris D.
user 2633358
Treviso, IT
531st Post

Segnalo che dal sito dell'IPCC è possibile da poche ore scaricare il "Summary For Policymakers" del primo volume (The Physical Science Basis) del Fourth Assessment Report (FAR) sui cambiamenti climatici. Ritengo sia un documento storico e di grande importanza per chi si occupa di ambiente.
http://www.ipcc.ch/... Download Summary For Policymakers

(vedi comunque sez. files)

Assistente
user 3098248
Treviso, IT
41st Post

... IL GRANDISSIMO REGALO CHE CI HA FATTO STRISCIA LA NOTIZIA ...




VIDEO


Edited by Assistente on Feb 6, 2007 at 11:14 PM

A former member
82nd Post

MERDA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E NOI INVECE CI'AVEMO EL PEGORAROOOOOOOOOOOSTAGGIO

CLIMA: PREMIER NUOVA ZELANDA, RAGGIUNGEREMO EMISSIONI ZERO

(ANSA) - SYDNEY - La Nuova Zelanda vuole diventare il primo Paese al mondo a emissioni zero per combattere l' effetto serra, con un piano complesso che comprende severi tagli alle emissioni di enti governativi, e target obbligatori di sostituzione della benzina con biocarburanti, come il biodiesel ricavato da oli vegetali e grassi animali, e il bioetanolo prodotto da zuccheri e amidi fermentati. Lo ha annunciato oggi la premier laburista Helen Clark, nel suo primo importante discorso in parlamento del 2007, in cui ha paragonato la minaccia del cambiamento climatico a quella dell' olocausto nucleare durante la guerra fredda, affermando che la Nuova Zelanda deve adottare un ruolo di leader nel combatterlo.

''Io credo che la Nuova Zelanda possa mirare ad essere la prima nazione veramente sostenibile, poggiando sulle quattro colonne di economia, societa', ambiente, e senso di nazione'', ha detto. ''Io credo che possiamo aspirare ad essere 'carbon neutral' (in termini di emissioni di Co2, ndr) nella nostra economia e nella maniera di vivere''. Clark ha quindi aggiunto che ''i modelli tradizionali di sviluppo e la forte crescite di popolazione hanno imposto una carico intollerabile al pianeta. I costi economici futuri del fare nulla sono paurosi''. Clark ha promesso che il governo guidera' con l'esempio, ed ha annunciato una serie di misure che impongono obiettivi ambientali che nessun altro paese sviluppato ha considerato, un programma ambizioso dato che la Nuova Zelanda sta gia' incontrando difficolta' a conseguire gli obiettivo del protocollo di Kyoto, di ridurre le emissioni di gas serra ai livelli del 1990 entro il 2012.

Fra gli obiettivi annunciati, quello di portare al 3,4% la proporzione di biocarburanti venduti nel Paese entro il 2012, e una campagna per risparmiare energia e diminuire gli sprechi in tutte le case. La premier ha promesso che tutte e 47 le agenzie governative adotteranno misure immediate verso l'obiettivo di diventare 'carbon neutral', usando trasporti e edifici efficienti in termini di energia, e abbattendo i costi di carburante. Il governo usera' carta riciclata e altri prodotti amici dell'ambiente. (ANSA).
13/02/2007 13:07

Edited by User 2,337,454 on Feb 15, 2007 at 9:54 PM

Loris D.
user 2633358
Treviso, IT
544th Post

Una ghiotta notizia dalla mailing nazionale "Impronta Ecologica Lilliput" e ripresa anche da www.marcoboschini.it !

Questa vittoria del Comune di Monza dimostra che se un comune ha le idee chiare sul futuro del territorio può andare contro i potenti e vincere (in questo caso si trattava di Paolo Berlusconi). Se un comune vuole tutelare il proprio territorio cambiando il proprio piano regolatore può farlo anche se precedenti piani regolatori "più permissivi" permettevano di costruire. Vi allego il comunicato stampa che Legambiente di Monza ha fatto per l'occasione e vi ricordo che siamo mostruosamente sbilanciati dal punto di vista dell'uso de territorio. Occorre tutelare quel po' di campi e di verde che ci resta: mi sembra anche una questione di sicurezza alimentare nazionale.
P.S.: Tante amministrazioni sono restie a cambiare i Piani regolatori perché hanno paura di perdere contro chi ha acquisito dei diritti ad edificare.

COMUNICATO STAMPA
Salvaguardie per l'area della Cascinazza. Nell?ottobre del 1999, mentre Legambiente con altra Associazioni Ambientaliste di Monza stava organizzando una serata dal titolo ?Una colata di cemento si sta abbattendo su Monza?, sulla stampa era uscito un ampio articolo nel quale l?amministrazione comunale di allora (sindaco R. Colombo), paventava, relativamente alla questione Cascinazza, che il Comune di Monza avrebbe dovuto pagare un danno al privato per più di 300 miliardi delle vecchie lire. Subito affermammo che non era così e in fatti non lo è stato! Con una sentenza di 86 pagine, deposita qualche giorno fa, la suprema Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente i ricorsi presentati dalla società IEI di Paolo Berlusconi con i quali esigeva, dal Comune, il pagamento per i danni subiti per la mancata edificazione nell'area della Cascinazza; da loro quantificati in circa 290 milioni di euro.Questa nuova sentenza ha messo in evidenza come l?Ente pubblico abbia il potere/dovere di pianificare il proprio territorio e, motivatamente, anche la possibilità di cambiare idea qualora consideri che l?interesse pubblico debba essere adeguato e aggiornato alle mutate esigenze della comunità o a quelle introdotte dalle nuove normative sopraggiunte. Tutte le amministrazioni pubbliche, presenti e future, dovranno far tesoro di questa sentenza.
Conclusioni. Ma questo, da solo, non basta per salvaguardare questi importanti 500 mila metri quadri di area verde. Auspichiamo quindi che l?Amministrazione Comunale ponga fine a tale vicenda vincolando in modo più restrittivo questo territorio (così come molti altri periferici) destinandolo ad area agricola, mediante l'adozione del P.G.T. in Consiglio Comunale, e, nello specifico, includendo le aree della Cascinazza nel Parco Medio Lambro, ormai costituito. Fermare la speculazione edilizia sulle residue aree agricole di Monza! Questa è la richiesta che il Circolo di volontariato della Legambiente di Monza chiede alla Amministrazione Comunale di oggi e di domani, qualunque essa sia. Difendere l?ambiente in cui viviamo tutelando preziosi spazi liberi coltivati da centinaia di anni, attraversati dai corsi d?acqua, dove natura e storia locale si intrecciano, dove le acque di piena del Lambro possono espandersi riducendo i pericoli per i comuni a valle, senza per questo dovere ricorrere a patteggiamenti oscuri ancor prima di avere perso la battaglia.
LEGAMBIENTE - Circolo di volontariato Alexander Langer - MONZA

Loris D.
user 2633358
Treviso, IT
550th Post

da www.marcoboschini.it

PM 10 ti tengo d?occhio - 25 febbraio 2007.
Peggiora inesorabilmente l?aria delle città italiane. A neanche due mesi dall?inizio del 2007 sono già 15 le città che hanno oltrepassato i 35 giorni all?anno di superamento del limite giornaliero di PM10 (50 microgrammi/m3) consentiti per legge e la situazione non è migliore per altre 3 città (Como, Pavia e Sondrio) che sono già a 35 giorni di superamento e 12 che hanno superato il valore per 30 giorni o più. Con 47 giorni di superamento la capolista del Pm10 è sempre Verona, seguita da Vicenza (46), Padova (45), Frosinone (42), Venezia (42), Torino (41), Mantova (40), Reggio Emilia (40), Milano (38), Bologna (38), Cesena (37) e Ferrara (37), Massa Carrara (36), Modena (36) e Treviso (36).
Nel giorno del blocco delle auto in pianura padana, sono questi gli ultimi aggiornamenti del monitoraggio ?PM10 ti tengo d?occhio?, che Legambiente ha presentato in occasione della partenza del Treno Verde 2007, la campagna sull?inquinamento urbano e di sensibilizzazione ambientale realizzata insieme alle Ferrovie dello Stato. ?La grande adesione dei comuni al blocco promosso dalle regioni del Nord Italia ? ha dichiarato Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente ? dimostra che il problema dell?inquinamento atmosferico desta serie preoccupazioni e gli amministratori concordano sul fatto che l?imputato numero uno sia proprio il traffico privato. Sarebbe auspicabile però che a questa lodevole iniziativa aderissero anche altre regioni o perlomeno altre città come Roma o Palermo che non possono certo dirsi estranee al problema delle polveri sottili. In ogni modo è chiaro ? conclude Della Seta ? che questo provvedimento da solo non è la soluzione anche se potrà comunque essere utile a sensibilizzare i cittadini sul problema?. Sull?effettiva utilità di un blocco del traffico straordinario per estensione, non mancano le perplessità soprattutto per le innumerevoli deroghe concesse da molti comuni ai veicoli euro 4, con l?unica eccezione del Piemonte. Un diesel euro 4 per esempio ha le stesse emissioni di PM10 di un veicolo euro 0 a benzina, anche se minori emissioni di ossidi di azoto. La chiusura delle città alle automobili, come l?utilizzo delle targhe alterne, secondo Legambiente, sono provvedimenti utili per affrontare l?emergenza ma certamente non risolutivi. Per migliorare, non solo l?aria ma anche la qualità della vita nei centri urbani e la salute dei cittadini, la vera sfida rimane sempre quella di ridurre il numero di veicoli in circolazione: l?Italia è al primo posto tra i paesi dell?Europa occidentale per numero di auto pro-capite con 58 vetture ogni 100 abitanti. ?E? tempo di avviare soluzioni strutturali che riescano a risolvere il problema nel lungo periodo ? aggiunge Della Seta ? con un impegno più deciso del governo e delle amministrazioni locali nell?invertire i termini dell?attuale sistema di mobilità. La priorità è migliorare il trasporto pubblico in città e potenziare il trasporto su ferro lungo il Paese. Purtroppo ? conclude il presidente nazionale di Legambiente ? continua a mancare il coraggio dei sindaci di fare scelte concrete come succede invece in altre città europee.? www.legambiente.com

Ellis
user 3109864
Treviso, IT
213th Post

ARIA - INQUINAMENTO

L'ente che tiene sotto controllo la qualità dell'aria nelle nostre città (Apat) ha pubblicato un rapporto allarmante (LEGGI QUI) dal quale emerge la responsabilità diretta degli scarichi delle autovetture.

In un articolo pubblicato sulla Tribuna di ieri si legge: "La giornata del 25 febbraio avrebbe potuto essere un'occasione unica - afferma Nicola Tonin, coordinatore di Legambiente Valle del Soligo - per chiedere di attuare politiche coordinate di risanamento dell'aria e di minore dipendenza dai combustibili fossili nelle nostre regioni, tra le più inquinate d'Italia». Ma la proposta di sospendere la circolazione del traffico in tutta la pianura padana non ha trovato concordi Regione, Province e Comuni del Veneto. «Il successo delle politiche antinquinamento passa anche per la domenica senz'auto - commenta Tonin - i Comuni che non aderiscono alla proposta denotano un grave senso d'irresponsabilità e imitano lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Certo, il primo responsabile è la Regione: al contrario della Lombardia, non ha imposto il blocco, ma si è comportata come Ponzio Pilato e «nello spirito del federalismo ha delegato ai Comuni le competenze in materia di traffico e relativo inquinamento». Così, in nome di un finto federalismo, moriremo per l'inquinamento. Nessuno vuole assumersi delle responsabilità. E' ormai noto come l'inquinamento dell'aria sia provocato per lo più dal traffico e che il Pm10 sia uno degli agenti più pericolosi per la salute». A Treviso i limiti ammessi per il Pm10 sono già stati superati 36 volte, a fronte di un massimo di superamenti consentiti per il 2007 di 35 giorni.

Nel frattempo in un articolo pubblicato su Altreconomia (n.80 febbraio 2007) si legge che il mercato dell'auto procede più che bene. In Europa nel 2006 le vendite sono aumentate dello 0,7% rispetto all'anno precedente, ma l'Italia (primatista assoluta per la densità di auto rispetto alla popolazione) raggiunge un ragguardevole +3,7%...e pare che il merito sia della Fiat.
Inoltre le cifre fornite dall'Aci dicono che dal 2006 gli italiani hanno speso quasi 41 miliardi per acquistare auto nuove e 120 miliardi per la gestione del parco auto nazionale. Le famiglie italiane investono nelle automobili (tra acquisto, carburanti, assicurazioni, pedaggi, manutenzioni, ecc.) il 24% delle loro spese totali.
E i costruttori sbandierano questi dati per chiedere maggiori infrastrutture e più asfalto...


E il cerchio si chiude con i cartelloni pubblicitari..."Strada dopo strada la tua provincia cresce"...sì perchè l'amministrazione provinciale di Treviso è orgogliosa di fartelo sapere...io, invece, vorrei respirare

Edited by Ellis on Feb 26, 2007 at 10:00 PM

Maurizio
user 3109867
Treviso, IT
182nd Post



La concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è cresciuta nel nostro Pianeta del 35% in soli due secoli, di cui il 10% negli ultimi 15 anni. E il 2006 è stato probabilmente l'anno dei valori record nell'arco di 20 milioni di anni. Di qui false partenze di primavera, uragani, periodi di siccità e nevicate improvvise.
Per riuscire a ritrovare la bussola e capire l'origine di questi fenomeni è in arrivo un manuale: si chiama "Clima: istruzioni per l'uso" scritto a quattro mani dal climatologo Vincenzo Ferrara e dal giornalista Alessandro Farruggia (Edizioni Ambiente, pagg.308) e presentato oggi a Roma.

La diagnosi dello stato di salute del Pianeta comincia proprio dai dati sulla concentrazione di anidride carbonica, che è passata in due secoli da 280 a 380 parti per milione, quando nei 950 mila anni precedenti non aveva mai superato il livello di 290 ppm. E l'ultimo dato registrato, di 380 ppm al 2006, è probabilmente il più elevato dal Miocene, cioé da 20 milioni di anni.
L'aumento è passato dagli 1,5 ppm del 1980 agli 1,8 ppm degli anni 90 fino ai 2 ppm attuali. Non si tratta di un fatto nuovo nella storia del Pianeta, ma lo è nella storia dell'umanità, cioé da quando l'Homo sapiens ha cominciato la sua evoluzione (meno di 100 mila anni). Il manuale è diviso in tre parti. Nella prima vengono dati gli elementi di base del clima, cioé di tutte le cause. La seconda parte è dedicata all'evoluzione del clima, ossia ai cambiamenti provocati dall'uomo e alle risposte da parte dell'atmosfera, dell'acqua e del mondo vivente. Nella parte finale del libro vengono commentate le strategie in atto e quelle da avviare: di cosa si discute a livello internazionale, quali sono gli organismi responsabili delle politiche globali e quali le linee d'azione promosse.
"Il clima sta cambiando con una ampiezza e una scala mai vista da occhi umani - spiegano i due autori - il suo comportamento è paragonabile al comportamento di un orso in letargo. Se l'orso viene molestato una volta o qualche volta, si limiterà a borbottare, e continuerà a dormire. Ma se viene disturbato in modo troppo insistente, può reagire all' improvviso con una zampata violenta e anche mortale". Sia ben chiaro, nessuno parla di fine del mondo, ma occorre attuare strategie utili di "mitigazione" per contrastare l' aumento della temperatura media del Pianeta, che in questo secolo è salita di 0,65 gradi. E crescerebbe comunque di altri 0,60 gradi anche se per assurdo da oggi si riuscisse a bloccare ogni emissione di gas serra. Ma l'entità della perturbazione introdotta dall'uomo è ben più grande di quanto appaia, visto che gioca anche l'effetto raffreddante degli aerosol e la Co2 assorbita da oceani, suoli e biosfera.
"Il clima - scrivono Ferrara e Farruggia - sta cambiando in modo troppo intenso perché questo non comporti effetti sulle comunità umane e troppo velocemente perché gli ecosistemi possano adattarvisi". I possibili scenari futuri arrivano dall' ultimo rapporto dell'Ipcc, l'Intergovernmental panel on climate change. Secondo lo scenario minimale, al 2100 l'aumento della temperatura media globale oscillerà tra gli 1,5 e i 2,8 gradi; secondo lo scenario massimale tra 3,5 e 5,8 gradi. I valori più probabili di aumento della temperatura media globale dovrebbero però essere compresi fra i 2,3 gradi e i 4,1 gradi in più rispetto alle medie del periodo 1980-2000. "Sono valori elevatissimi - commentano Ferrara e Farruggia - anche perché gli ultimi due decenni ci insegnano che il riscaldamento è circa il doppio sulle aree emerse rispetto agli oceani".

Fonte

Edited by Maurizio on Feb 28, 2007 at 6:45 PM

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