Messages
[img]http://fa.rossoalice.alice.it/preview_fa1/pa/am/pamio.maurizio/medium_e0d7e99dcc33ec6aea10b14c079cfc13.jpg[/img]AMBIENTE: NOTIZIE VARIE - AGGIORNAMENTI
Message Board › [img]http://fa.rossoalice.alice.it/preview_fa1/pa/am/pamio.maurizio/medium_e0d7e99dcc33ec6aea10b14c079cfc13.jpg[/img]AMBIENTE: NOTIZIE VARIE - AGGIORNAMENTI
| Loris D. |
|
|
Treviso, IT |
Dal Cacao Alcatraz di oggi.
Svolta ecologista a New York? Nelle ultime settimane il sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg, ha fatto due annunciazioni ecologiste: verra' piantato un milione di alberi per rinverdire la citta' ed e' partita una campagna pubblicitaria per promuovere il consumo dell'acqua del rubinetto. L'iniziativa si rivolge soprattutto ai ristoratori, che potrebbero fare da esempio distribuendo ai clienti sane, controllate, pratiche, economiche e meno inquinanti brocche d'acqua pubblica. Anche in Italia si sta muovendo qualcosa: i comuni di Opera, San Giuliano, Rozzano, in provincia di Milano stanno allestendo punti di distribuzione dell'acqua del rubinetto, dove e' possibile scegliere tra l'acqua pubblica naturale, gasata, a temperatura ambiente o refrigerata. Da tre anni nelle scuole di Firenze e in alcune di Milano le brocche di vetro hanno preso il posto delle bottiglie di minerale. Stessa cosa in Consiglio comunale e negli uffici pubblici di Firenze dove i distributori di bottigliette griffate sono stati sostituiti da bidoni di acqua del sindaco. Volete conoscere un paradosso? Per produrre 1 kg di Pet (polietilen-tereftalato), la plastica usata per le bottiglie, sono necessari circa 2 kg di petrolio e 17 litri di acqua! (Piccolo spazio pubblicita'): Se la vostra acqua sa di cloro, ha un cattivo retrogusto, il problema si puo' risolvere installando un semplice filtro, che si ripaga da solo non comprando piu' l'acqua minerale e che richiede una minima manutenzione una volta all'anno. Per maggiori informazioni http://www.commercioe... . (Fonte: Verdi.it). |
| Loris D. |
|
|
Treviso, IT |
Marco Boschini riporta un metodo di prevenzione degli incendi boschivi.
La soluzione è in Aspromonte - 28 luglio 2007. Intervista con Tonino Perna (tratta da ?Il Manifesto?). Quando era presidente del Parco Nazionale calabrese, Tonino Perna ha abbattuto gli incendi del 90% per cinque anni consecutivi. E con 200 mila euro l?anno. Perché non adottare il modello? Di ELEONORA MARTINI. «La soluzione c?è e si chiama presidio del territorio». Parla di «ricostruzione del sistema di responsabilità», Tonino Perna, docente di sociologia economica dell?Università di Messina, ma il suo non è un concetto astratto. È un metodo che ha dato ottimi risultati e che è tutt?ora oggetto di sperimentazioni in più parti d?Europa. Per cinque anni consecutivi, dal 2000 al 2005, durante il suo mandato di presidente del Parco Nazionale dell?Aspromonte, Perna è riuscito a abbattere del 90% gli incendi sugli 80 mila ettari di parco, un?area tra le più impervie d?Italia e niente affatto facile da tenere sotto controllo. E con soli 200 mila euro l?anno. Ci racconta come avete fatto? Nel 2000 abbiamo cominciato a sperimentare questo metodo di assegnazione e affido del territorio a cooperative, associazioni, imprese sociali, con un contratto che chiamammo «di responsabilità», redatto con l?aiuto di alcuni dei massimi esperti di diritto amministrativo come Sabino Cassese. Con un bando assegnammo gli 80 mila ettari di territorio divisi in lotti ad associazioni o imprese che per sei mesi, da aprile a novembre, rispondevano del parco sul piano degli incendi attraverso un presidio del territorio. Ne erano cioè responsabili? Sì. Se la superficie bruciata era superiore dell?1% di quella affidata, le associazioni perdevano il 50% del contratto. Ovviamente non era una gara al ribasso come fa la pubblica amministrazione di solito, ma alle imprese si chiedeva di scegliere una parte di territorio che davvero erano in grado di controllare. Presidiando a piedi e per 24 ore al giorno il bosco gli addetti riuscivano soprattutto a spegnere l?incendio quando era ancora all?inizio e così si evitava che si ampliasse nell?attesa dell?arrivo dei Canadair e dei mezzi di spegnimento. Col pronto intervento cioè si riusciva a fare prevenzione su un fenomeno che si ripete uguale ogni estate, anche se quest?anno è particolarmente grave. Naturalmente erano associazioni motivate, attive nell?ambientalismo, e l?Ente parco metteva a disposizione corsi di preparazione professionale. Alla fine dell?estate poi con una grande festa si premiavano le imprese più virtuose. Con quali risultati? Per cinque anni di seguito, ogni anno, siamo riusciti a ridurre la superficie incendiata, malgrado i focolai fossero persino aumentati. Prima, ogni anno mediamente andavano in fumo tra gli 800 e i mille ettari di bosco, a parte il 1998 in cui vennero distrutti 4 mila ettari. Dal 2000 al 2005 invece bruciarono solo circa 100-200 ettari l?anno. Con una spesa di 200 mila euro l?anno proteggevamo 80 mila ettari, di cui la metà di bosco. E la gente era davvero felice, perché in fondo chi ha interessi negli incendi è solo una minoranza. Perché ha scelto questa strada, non riusciva a riorganizzare il lavoro del corpo forestale a disposizione del parco? Sono arrivato a questa conclusione dopo aver intervistato diverse figure, come le 70 guardie forestali regionali che avevamo a disposizione e che hanno il compito di controllare e guidare poi gli aerei sul luogo dell?incendio, o gli operai idraulico-forestali che sono addetti allo spegnimento a terra. Con queste figure la prevenzione non potrà mai funzionare per diverse ragioni: primo, hanno orari di lavoro fisso, così che a fine turno il territorio è scoperto, e non fanno turni di notte. Alcuni poi mi dicevano che non avevano neppure i soldi per la benzina perché la Regione non rimborsava da anni. Un metodo, questo dei «contratti di responsabilità», che ha suscitato l?interesse anche della Comunità europea? Sì, nel gennaio 2005 fui chiamato dalla Commissione per la conservazione ambientale perché erano interessati soprattutto paesi come Spagna, Grecia, Portogallo e sud della Francia che come noi sono alle prese ogni anno con l?emergenza incendi di origine dolosa. Poi anche in Italia il modello è stato adottato da comuni come Sestri Levante, che ha coinvolto invece direttamente i contadini. Ma a dire il vero noi ci siamo ispirati al Canada che da anni segue questo metodo copiato, a sua volta, dalla tradizione indigena. Comprare più aerei non serve, allora? Né «stanziare un fondo speciale per l?immediato recupero delle zone colpite dagli incendi», come ha chiesto ieri il coordinatore nazionale degli assessori all?Ambiente delle regioni, l?assessore calabrese Diego Tommasi? Un fondo speciale per il recupero mi sembra il modo migliore per alimentare quella che ormai è diventata una vera industria degli incendi. Gli incendi sono un problema di origine sociale che si deve aggredire socialmente. La risposta tecnologica, comprare più aerei o aumentare il personale non serve perché si interviene sempre dopo la catastrofe. Inoltre questi aerei, che impiegano minimo un?ora e mezza per arrivare sul posto, usano spesso acqua marina che inaridisce ulteriormente il territorio. L?Abruzzo, ad esempio, comprò qualche anno fa un robot al costo di 5 milioni di euro che dava l?allarme ad ogni focolaio ma non riusciva a distinguerli da una grigliata. Un giro di interessi che fa il paio con l?industria degli incendi? Sì, è proprio lì che si deve indagare di più per cercare i responsabili dei focolai: tra i costruttori di aerei di spegnimento e le ditte private che gestiscono gli elicotteri e i Canadair. Se non ci fossero gli incendi non lavorerebbero. Comunque il nodo politico sta nel fatto che in Italia è impossibile risalire davvero la catena di responsabilità, dalla guardia forestale in su. E la «tolleranza zero» del ministro Pecoraro Scanio è solo uno slogan. È ora invece di voltare pagina. |
| Maurizio |
|
|
Treviso, IT |
SENZA PAROLE ... SEMPLICEMENTE UNICO![]() Fonte: Corriere del Veneto - 31 luglio 2007 |
| Loris D. |
|
|
Treviso, IT |
E' d'uopo riportare anche le buone notizie, sennò sembra di combattere sempre contro i mulini a vento... un grazie a Marco Boschini per questa.
Per una volta siamo primi! - 14 agosto 2007 Ovvero, come pernottare in una struttura turistica certificata Ecolabel. L?Italia è il Paese capofila del turismo ambientale europeo. La conferma arriva dai dati forniti dal Comitato italiano Ecolabel-Ecoaudit: aumentano le richieste di certificazione e aumentano le strutture che ottengono il marchio europeo di qualità ecologica Ecolabel, istituito dall? Unione Europea per identificare i prodotti e i servizi più rispettosi dell?ambiente. Sempre più strutture turistiche italiane, quindi, si dimostrano attente alle problematiche ambientali. I dati di maggio e giugno 2007, resi noti dal Comitato per l?Ecolabel e l?Ecoaudit, testimoniano un significativo ampliamento delle strutture turistiche certificate. Diciassette strutture ricettive, di cui 15 situate nella Provincia di Trento, una in Sardegna e una in Puglia più due campeggi toscani hanno ottenuto il marchio Ecolabel europeo. Un incremento che ha portato a 51 le strutture turistiche italiane che dal 2004 a oggi hanno ricevuto il riconoscimento Ecolabel europeo. Un traguardo prestigioso ? sottolinea il Comitato Ecolabel italiano ? che conferma la posizione guida dell?Italia nei confronti degli altri Paesi europei. Più di un quarto delle licenze emesse, infatti, sono per prodotti e strutture nostrane. Il Trentino Alto Adige, con ben 19 strutture ricettive certificate, si attesta come la Regione d?Italia e d?Europa più attenta alle problematiche ambientali. Nonostante la distribuzione geografica veda il Nord Italia in testa, con il 69% delle licenze emesse, al Centro (24%) e al Sud (7%) si stanno registrando notevoli aumenti. ??Questi risultati ? afferma il presidente della sezione Ecolabel dell?organismo competente italiano Gianni Silvestrini - indicano che la strada della valorizzazione ambientale delle strutture turistiche garantita dalla certificazione europea Ecolabel rappresenta, e rappresenterà sempre di più, in futuro, un importante fattore competitivo??. www.acquistiverdi.it |
| Maurizio |
|
|
Treviso, IT |
ERA TROPPO BELLO PER NON RIPORTARLO ANCHE QUI ... DAL BLOG DI STEFANO MONTANARI![]() Le bandierine di AdrianoNel momento in cui scrivo queste note mi trovo alla University of Technology di Sydney. Dall'altra parte del mondo, dunque, e in pieno inverno, ma un po' di notizie dall'Italia arrivano anche qui. Raccapriccianti com'è quasi sempre il menu della casa e tali da non farmi sentire alcuna nostalgia. La mattina poco dopo le sette, una stazione TV - e qui non ce ne sono tante - trasmette il telegiornale RAI in versione internazionale, e così, chi è lontano può conservare la continuità del filo che lo lega alla più o meno grata patria. Tra le notizie che arrivano ora c'è una breve intervista con Adriano Celentano a proposito della situazione ambientale della Liguria con relative reazioni. Ciò che Adriano contesta è la cementificazione selvaggia, abusiva e non che sia, (ma molte leggi nostrane nascono già solidamente abusive) e, scusate se uso questa parola ma cito fedelmente, la presenza della merda che ormai la fa da padrona pressoché dovunque, mare compreso. Eppure questo mare di Bordighera, ché lì era il punto da cui il grido di dolore partiva, è insignito da tanto di bandiera blu da parte di Legambiente. Così, ecco che il sindaco della cittadina insorge e la famosa goletta verde, che della limpidezza dei mari ha fatto una ragion d'essere, fa sentire forte e chiara la sua voce tramite il presidente dell'associazione ambientalista di cui batte bandiera. Ora, però, se andremo a controllare l'esternazione di Adriano che queste reazioni ha innescato, e lo faremo al di là di ogni emotività o di più o meno intelligenti ragioni di schieramento (perché, pur essendo al cosa di un'assurdità grottesca, anche per l'ambiente esistono le fazioni), difficilmente ci troveremo caratteri di novità. Chi ha occhi per vedere e non ha interessi, di qualunque natura gl'interessi siano, a tapparseli questi occhi non potrà esimersi dall'ammettere che, impressi sulle proprie retine, ci stanno immagini di squallore, di devastazione e di sozzura. Io queste cose le ho viste in Liguria un'infinità di volte, così come le ho viste altrove e, se le ho viste io, le avrà viste chissà quant'altra gente. Dunque, signor sindaco di Bordighera, perché rendersi ridicoli fino in Australia negando un'evidenza lampante? Il suo dovere è di difendere la cittadinanza che le ha concesso tanta fiducia da eleggerla a prima autorità sanitaria del luogo e da affidarle di fatto le chiavi di casa. E, lei non lo ignora di certo, la difesa si attua a fatti e non a chiacchiere. Deeds speak louder than words si dice da queste parti, il che significa che i fatti parlano più forte delle parole. Ciò che è suo dovere inderogabile fare per fedeltà al suo impegno istituzionale e per onestà è chiudere la bocca, soprattutto quando la tentazione è quella di dire quanto di avvilente ha detto in TV, aprire occhi e cervello e mettersi all'opera con serietà. Magari, se lei fosse stato un po' più attento, quello di Adriano avrebbe potuto essere un assist grazie al quale segnare uno splendido goal. Invece, con le sue parole, lei si è messo contro la sua squadra. E poi c'è l'ineffabile De Seta, il presidente di Legambiente, un'associazione la cui vocazione ambientalista pare ormai inesorabilmente perduta, come testimoniano tristemente le prese di posizione inceneritoriste qua e là per lo Stivale. Quanto Adriano ha osservato è incontestabile: la bandiera blu non vale la stoffa di cui è fatta. Se lei, caro presidente di Legambiente, vuole controllare la contaminazione batterica del mare, è liberissimo di farlo. Se le dà soddisfazione distribuire bandierine in base a questo, faccia a suo piacere. Certo ci sarà qualcuno che le sarà grato. Se, però, pensa che un tipo d'indagine del genere, sulla cui attendibilità di protocollo non voglio discutere, significhi che quel mare che i suoi croceristi hanno saggiato è pulito, temo prenda un poco marittimo granchio. Come non dubito le sia noto, i batteri di suo interesse sono esseri viventi e, come tali, sono sensibili all'ambiente. Dunque, se lei mette gli esserini in questione in un ambiente non idoneo, ecco che questi, ahimé, tireranno le cuoia. Ora, se lei ha qualche conoscenza in campo d'inquinamento ambientale, non le sfuggirà che d'inquinamento ne esistono varie specie, una delle quali, per esempio, è quella da metalli pesanti, particolati o no. Così, si arriva al paradosso: il mare è talmente pieno di questi metalli da essere invivibile per i batteri e, in soldoni, è talmente sporco da risultarle pulito. E non pensi che queste siano condizioni teoriche o estreme che vivono solo nell'immaginazione di qualche scienziato dalla mente bacata. Giusto qui a Sydney, una città grande due volte Roma, dove il mare è di cristallo e sulle tantissime spiagge libere (cioè tutte) non troverebbe una carta di caramella a cercare una settimana, si è osservato come le alghe siano inquinate proprio da questi metalli e i minuscoli invertebrati che si contano a frotte in un metro cubo d'acqua e che di quelle alghe si cibano, muoiano avvelenati. E se muoiono questi esseri che stanno così vicino alla base della catena alimentare, chi della catena sta al vertice come noi avrà forse, prima o poi, qualche problema. Ma, senza prendersi la pena di percorrere mezzo mondo, basta andare sul litorale marchigiano tra Gabicce e le porte di Ancona per osservare come i foraminiferi di oggi nascano, pensi un po', malformati, e lo siano proprio perché questi benedetti metalli, e non i suoi batteri, sono sciolti nell'acqua limpida come un cristallo e tutta imbandierata di blu. Insomma, Adriano, senza scomodare la scienza, peraltro quotidianamente vilipesa da chi la manipola per i propri non proprio confessabili interessi, da vecchio bambino ingenuo ed onesto, ha semplicemente detto quello che tutti, se aprissimo la comunicazione tra occhi e cervello, diremmo: ci state fregando e il re è nudo |
| Loris D. |
|
|
Treviso, IT |
da www.marcoboschini.it
La terra brucia - 29 agosto 2007. A me, probabilmente a causa di un certo strabismo, il fatto che impressiona di più, in questi giorni, non è l?omicidio di Garlasco, con i suoi fotomontaggi; non è l?inizio del campionato di calcio, che da vecchio appassionato di calcio trovo orrendamente noioso e ripetitivo; non è neanche il Bossi che ciancia di fucili; tanto meno la competizione tra Veltroni e Rosi Bindi. La vicenda che tende ad assorbire la mia attenzione è la catastrofe degli incendi in Grecia. Sarà che amo i greci, il loro paese e i loro mari, e ci sono andato almeno cinque volte negli ultimi venticinque anni. Sarà che ?una fazza una razza?, come ti dicono loro quando ti dichiari italiano, e dunque si possono giudicare i nostri, di incendi disastrosi, come la premessa del loro gigantesco falò. Sta di fatto che la mattina, come mi alzo, cerco notizie, trovandone poche e generiche, e telefono a certi amici in vacanza nell?estremo sud del Peloponneso. Quindi mi sono chiesto: al di là dei contatti con quel paese, oltre le spiegazioni più banali, perché la cosa mi inquieta tanto? E allora, ecco le ragioni più sostanziose, per quanto non nuove: la crisi climatica e l?incuria verso i beni comuni [le montagne, le foreste, i piccoli paesi] creano l?ambiente favorevole al fuoco; il delirio del cemento usa i roghi come i contadini usano la zappa per dissodare un terreno. Ma qui ci sono decine di morti bruciati, interi paesi inceneriti, territori desertificati, alla lunga un?intera civiltà ? contadina o pastorale ? annullata. Ecco, c?è una grandezza perversa, negli incendi in Grecia. Come se qualcosa o qualcuno volesse segnalarci che si è passato un confine, che siamo in una epoca nuova, e orribile. Il governo greco, preoccupato più che altro per le elezioni di metà settembre, grida al complotto. Qualcuno ha insinuato che ?i turchi?, invidiosi del successo turistico dei vicini-nemici, abbiano organizzato la catastrofe. Il ministro greco addetto alla sicurezza usa il linguaggio delle leggi anti-terrorismo, una taglia enorme viene messa sul capo dei piromani e il commissario europeo Frattini dice che si tratta di ?terrorismo territoriale?. E sarebbe una espressione efficace se alludesse, come dovrebbe, ad esempio alle politiche seguite in Italia dall?ex governo del suo ? di Frattini ? capo, cioè Silvio Berlusconi. La Legge Obiettivo è una legge terrorista nel senso letterale: con le sue procedure dittatoriali e i suoi effetti vandalici vuole terrorizzare le popolazioni, di modo che non si oppongano a mega tunnel e altri mostri. Frattini invece compie un?operazione linguistica più banale: grida all?untore. C?è un nemico tra noi, e che si chiami pedofilo, islamista o incendiario va combattuto con più polizia, più servizi segreti e più leggi liberticide. Alla fine, a guadagnarci sono sempre loro. Quel tipo di governanti, perché potrà decidere con maggiore arbitrio; i padroni del cemento, perché avranno il terreno sgombro da fastidiosi boschi e inutili paesetti, per non parlare dei pecorai e dei coltivatori di cetrioli e peperoni. Ma è tutto qui? Si possono individuare le [reali] colpe dei governanti, come quelli di Atene che spendono miliardi di euro per le Olimpiadi più costose della storia e poi risparmiano sui satelliti che osservano i focolai di incendio, ed essere soddisfatti? Forse no. Ed ecco la ragione per cui l?esibizione televisiva della catastrofe greca esercita su di me il fascino dell?orrore. E? come se qualcosa di fondamentale avesse subito un collasso: è l?interesse comune a prendersi cura della propria terra, ad essere malato. C?è un tale degrado nel nostro ambiente - naturale, sociale e culturale ? che forse quei tali che appiccano il fuoco lo fanno senza una ragione riconoscibile, specialmente economica. Una sorta di suicidio. Non c?è più ragione di rispettare il bosco, amare la fonte, godere di un paesaggio. Esiste solo la distruzione, alla fine l?auto-distruzione. Spero di sbagliare. Gigi Sullo - Direttore di CARTA. |
| Loris D. |
|
|
Treviso, IT |
Dal Cacao Alcatraz di oggi.
A Ulianovsk, Russia, sono cresciute le palme. Il surriscaldamento globale fa ben sperare per un ricco raccolto di datteri. (Fonte: Ansa). |
| Maurizio |
|
|
Treviso, IT |
da Tribuna di Treviso del 31 Agosto 2007
![]() |
| Loris D. |
|
|
Treviso, IT |
Si apre un altro fronte... da Carta settimanale.
*** 1. Lucania saudita *** Governo e Regione Basilicata hanno concesso alle compagnie petrolifere il permesso di perforare fino al 60 per cento del territorio regionale. Come non bastassero i pozzi già esistenti. Ma alcune amministrazioni locali hanno cominciato ad approvare delibere «no oil». Intanto, il Tar dà ragione ai trivellatori, perciò si riaccende la resistenza anche in Val di Noto. È la copertina del settimanale di Carta. http://www.carta.org/... * La lotta in Val di Noto * http://www.carta.org/... |
| Loris D. |
|
|
Treviso, IT |
Da AFFARI ITALIANI, il primo quotidiano on-line.
*I giudici e i piromani* - Venerdí 31.08.2007 - 15:00 - di Gianni Pardo. I giudici non sono simpatici. Innanzi tutto sono figure *genitoriali e punitive*: e chi si consideri un adulto sente di non avere bisogno di un padre oltre quello che la natura gli ha già assegnato. Poi, in Italia, pur essendo numerosi come in altri paesi sviluppati, i magistrati forniscono un servizio che, per la sua lentezza, è semplicemente scandaloso. Infine sembrano fruire di un fastidioso privilegio di impunità. Accoppiano ad una sorta di pretesa di infallibilità il principio per cui qualunque critica "è una delegittimazione". Insomma, ce n'è abbastanza per pensare che, se qualcuno difende i giudici, deve avere buone ragioni per farlo. Ed oggi sembra essere questo il caso. L'Italia vive la tragedia degli *incendi boschivi* e, giustamente, tutti sono amareggiati per il fatto che i colpevoli, quando si trovano, non vengono puniti adeguatamente: a cominciare dal fatto che spesso rimangono a piede libero. Molti, anche ai più alti livelli, danno la colpa di questo ai giudici. Li accusano di essere "garantisti fuor di luogo", di "mancare di coraggio", di essere sostanzialmente correi di questo tremendo andazzo. E tuttavia, per una volta, i giudici sono totalmente innocenti. Il caso emblematico è quello di un piromane che qualche giorno fa ha *appiccato un incendio* in cui sono morte persone. Il grande pubblico si è stupito che il colpevole fosse accusato soltanto di omicidio colposo. Questo tizio, si è detto, ha rovinato ettari ed ettari di terreno e ha provocato la morte di esseri umani, possibile che lo si accusi di un reato identico a quello di chi ha un malaugurato incidente stradale? Tutti dimenticano che, perché il giudice decidesse diversamente, sarebbe stato necessario provare che quel tale aveva appiccato gli incendi allo scopo di uccidere qualcuno: il che non solo era fuori dalla fattispecie, ma sarebbe anche inverosimile perché all'aperto, salvo casi sfortunati, gli esseri umani se vedono delle fiamme si allontanano. Dunque, intanto qualcuno muore in quanto si crei una situazione imprevedibile. Diverso sarebbe il caso se qualcuno appiccasse il fuoco tutto intorno ad una casa in mezzo ad un bosco, in modo da non lasciare via di fuga agli abitanti: in quel caso si sarebbe in presenza di un omicidio volontario, e la sanzione salirebbe certo a più di due decenni di carcere: ma quando uno stupido o un disonesto appicca le fiamme ad un bosco, per la legge attuale è solo colpevole di incendio doloso; e poi, nel caso malaugurato ci scappi il morto, di omicidio colposo. Di che altro? Se *non si è contenti di questo stato di cose*, si modifichi la legge. Si crei il reato di incendio boschivo. Si inaspriscano le pene. Si decreti l'arresto obbligatorio: ma per il resto, che diamine si pretende, dai giudici? Che creino le leggi? Che mandino in galera qualcuno, anche se il codice non lo prevede e prima di un giudizio definitivo, solo perché i lettori di giornali sono indignati? Se proprio si vogliono criticare i giudici, si insista sulla lentezza della legge. Si dica che è meglio una giustizia approssimativa che una denegata giustizia, come si ha con i processi annosi. Ma spingere i giudici a *credersi legislatori* più di quanto già non facciano, è più di una stupidaggine: è un pericolo per la certezza del diritto. |
Powered by mvnForum








