Jobs!
Meetups by TopicMeetups by CityStart a MeetupWhat's Meetup
Organizer:
Asst. Organizers:

Join GRILLITREVISO!

We'll never share your email address without your permission. Already a Meetup member? Sign in.

Messages

[img]http://fa.rossoalice.alice.it/preview_fa1/pa/am/pamio.maurizio/medium_e0d7e99dcc33ec6aea10b14c079cfc13.jpg[/img]AMBIENTE: NOTIZIE VARIE - AGGIORNAMENTI

Message Board › [img]http://fa.rossoalice.alice.it/preview_fa1/pa/am/pamio.maurizio/medium_e0d7e99dcc33ec6aea10b14c079cfc13.jpg[/img]AMBIENTE: NOTIZIE VARIE - AGGIORNAMENTI

Ellis
user 3109864
Treviso, IT
47th Post

..."Per dire: c'è chi sostiene ancora la necessità degli inceneritori, quando è noto il problema delle nanopolveri..."... le dichiarazioni del Ministro all'ambiente in un'intervista rilasciata all'Espresso...

PECORARO SCANIO: CHE BRUTTO AMBIENTE...




Prodi industrialista. Ds e Margherita insensibili ai temi dell'ecologia. E poi Di Pietro, Bersani... Il ministro non risparmia gli alleati. E spara a zero sul suo predecessore
Non è in vena di diplomazie, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Gli chiedi che situazione ha lasciato il suo predecessore, Altero Matteoli, e lui risponde "inquietante". Non solo: a Matteoli dà del tipo "ineffabile, non commentabile, estraneo ai temi dell'ambiente, per dare una definizione ancora affettuosa...".
La cornice è quella surreale del Mali, Africa nera, dove Pecoraro interviene a una conferenza internazionale sulla desertificazione (vedi box a pagina 71). Ma nella luce pallida di Timbuktu, alle porte del deserto, il pensiero va alle vicende di casa nostra. Che sono tante, e spesse, soprattutto ora che si celebrano i cento giorni dell'Unione.
Un compleanno che Pecoraro affronta parlando a tutto campo, dal passato al futuro, attaccando maggioranza e opposizione.

Ecco alcuni passaggi dell'intervista:

Certo che lei è prevedibile. Si siede sulla poltrona da ministro e spara subito sul predecessore.
"Non faccio sempre così. Quando sono stato ministro delle Politiche agricole non è successo. Qui è diverso. Lo sa che non ho avuto nemmeno il passaggio delle consegne? Non mi è stato consegnato un elenco delle priorità, delle attività in corso. Per non parlare dei direttori generali".

Anche loro fantasmi?"
Mi hanno spiegato che sono stati esclusi. È stata fatta la riforma della materia ambientale, e l'ufficio di gabinetto ha proceduto senza di loro. Si rende conto?".

Adesso le chiavi del palazzo le ha lei. Ha trovato gravi irregolarità?
"Sì. Ad esempio la questione degli inceneritori in Sicilia, riferitami dal capo del settore Valutazioni impatto ambientale. Il gabinetto precedente, senza averne l'autorità, ha dato autorizzazione alle emissioni di Co2 per una serie di impianti. Una procedura impropria, gravissima. Ho già convocato la conferenza dei servizi per revocare i permessi".

Messa così sembra che tutto il male venga da destra. Ma questo è un paese in cui la cialtroneria è bipartisan. Basti dire che ha ricevuto 80 procedure di infrazione ambientale da parte dell'Unione europea. La politica dorme?
"Dipende. Nel mio caso cerca di rimediare. Per questo ho attivato al ministero un ufficio che si occupa delle infrazioni e delle relative vie d'uscita. Certo, siamo un paese più furbo che legalitario, ma è evidente che così non andiamo da nessuna parte".

A proposito di furbi. Appena nominato, lei ha dichiarato: caccerò dal ministero gli ecoaffaristi. Faccia nomi e cognomi.
"Mi riferivo a coloro che vedono l'ambiente come un affare, nel senso becero della parola".

Insomma, i nomi non li dice. Dica almeno se li ha cacciati.
"Ho fatto di meglio. Ho messo persone chiave che scoraggino l'avanzata di alcune lobby".

Nel frattempo, gli ambientalisti sono rimasti male. Si aspettavano che lei sospendesse immediatamente il famoso decreto legge 152, con cui Berlusconi ha picconato le normative ambientali. Invece il tempo passa e la questione è ancora aperta. Perché?
"Ho il senso dei miei limiti. In questo caso, il limite è che non ho la maggioranza assoluta".

Traduca.
"La coalizione non ha voluto fare un decreto legge con il provvedimento di sospensione. Già è stato un miracolo tamponare le conseguenze più gravi".

La sensazione è che il tasso di ambientalismo, nell'Unione, sia basso. O no?
"Se c'è un motivo per cui non ritengo che i Verdi possano partecipare a operazioni come il Partito democratico, è perché diversi alleati, come settori di Ds e Margherita, non hanno una cultura innovativa. Per dire: c'è chi sostiene ancora la necessità degli inceneritori, quando è noto il problema delle nanopolveri. E quando, per giunta, esistono impianti senza più combustione".

Sarà. Di sicuro il suo livello di litigiosità è elevato. Ad esempio, con Antonio Di Pietro e il suo ministero delle Infrastrutture.
"Il suo ministero? Si legga l'allegato al Dpf: è la dimostrazione che a scrivere i testi ci sono ancora i funzionari dell'ex ministro Lunardi. Una cosa indecente...".

E Pier Luigi Bersani, il numero uno delle Attività produttive? Si parla di uno scontro epico, tra voi.
"Anche qui: il problema non è Bersani come persona. È il ministero. Vede lo sviluppo economico secondo le indicazioni di una parte del mondo industriale. Che guarda caso è la più conservatrice, quella che ha i privilegi e non li vuole perdere. Ora, se un governo vuole romperla, questa logica dei privilegi, non deve limitarsi ai tassisti. Deve guardare alle banche, alle assicurazioni, ai petrolieri. Insomma: ai pesci grossi...".

Per questo, appena lei è stato nominato, il vicepresidente di Confindustria Emma Marcegaglia si è fiondata nel suo ufficio?
"Era preoccupatissima. Temeva avessi una posizione molto contraria a Confindustria".

Beh, in ballo c'è la questione miliardaria della classificazione dei rifiuti, definire cos'è un rifiuto e cosa non lo è. Ne avete parlato?
"Con la Marcegaglia sono stato chiarissimo. Le ho spiegato che se c'è da semplificare le procedure burocratiche, da accelerare i tempi di verifica dei materiali, nessun problema. Ma resta irremovibile il principio di rintracciabilità del rifiuto, dalla culla alla tomba".

Come l'ha presa?
"E come doveva prenderla? Non poteva, in linea teorica, che dirsi d'accordo. Poi però, nelle more di tutto, sorgono infiniti problemi".

Tra questi c'è l'esplosione del traffico di rifiuti tossici. Un cancro che colpisce molte regioni italiane. Eppure voi politici, al di là dei proclami, non inserite il danno ambientale nel codice penale. Cosa aspettate?"
Ci stiamo provando, seriamente. Ho istituito un osservatorio contro i crimini ambientali guidato da due illustri magistrati, presenti a titolo gratuito: Maurizio Santoloci e Donato Ceglie. Quest'ultimo, che collabora con il celebre capitano dei carabinieri Ultimo, ha l'incarico di elaborare proposte sul delitto ambientale. Le gireremo al ministro della Giustizia Mastella, il quale si è già detto d'accordo".

E Prodi, cosa ne pensa? Possibile che solo raramente spenda una parola sul tema dell'ambiente?
"Mah, me lo chiedo anch'io. La verità è che quando parliamo di queste cose Romano mostra grande interesse, è sensibile. Poi però... Il problema è la sua cultura industrialista. Detto questo, resta sempre meglio di Ds e Margherita".
[...]

L'intervista completa qui

Fonte: l'Espresso, 21 settembre 2006

Edited by Assistente on Jul 31, 2007 at 10:24 PM

eva
user 3284073
Treviso, IT
6th Post

RIQUALIFICA ZONA SANT' ARTEMIO?LE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Concluse le operazioni di acquisto dell'ex Ospedale Neuropsichiatrico, l'Amministrazione Provinciale di Treviso sta avviando il progetto di realizzazione della Nuova Sede della Provincia nel complesso del Sant'Artemio
I primi passi del progetto di riqualificazione del Sant'Artemio e dell'annesso Parco dello Storga, hanno comportato l'abbattimento di 300 alberi: 200 perché in condizioni precarie e 100 perché incompatibili con il piano di recupero.
La preoccupazione delle Associazioni che gravitano intorno al Sant?Artemio e del comitato cittadino che si occupano della salvaguardia dell'area è molto alta.
Per l'abbattimento degli alberi è prevista una spesa totale di circa 250 mila euro, con un ribasso del 31%, e per la ripiantumazione è stata stanziata una somma di1 milione e 400 mila euro..
Anna Mirra, membro del Comitato Veneto per l'Acqua, si occupa da svariati anni della situazione del parco.
le sociazioni e cittadini sono soddisfatti perché il patrimonio del Sant'Artemio è rimasto in mano pubblica e ritengono che la vasta area del nosocomio e del Parco dello Storga possa e debba essere riqualificata; ma il progetto approvato di insediamento della Provincia rischia di stravolgere e snaturare un sito che contiene in sé valenza paesaggistica e memoria storica..
Il piano di lavoro presentato dalla Provincia nasce da una buona idea, ma riteniamo che l'intera opera si possa ricalibrare e che si possa portare a termine un progetto meno dispendioso e di minor impatto dal punto di vista ambientale.
Questi interventi gravitano in un territorio che ha grande valenza ambientale ma che è anche un sito molto vulnerabile perché riguarda una vasta area di risorgive caratterizzata da una falda freatica superficiale (mediamente ad appena 50 cm dal livello di campagna) con terreni umidi e molto permeabili.
"Lo stesso Piano Regolatore Generale di Treviso - continua A. Mirra - presta attenzione al regime delle acque e vieta interventi che, interrompendo le linee di deflusso della falda freatica, alterano gli ecosistemi delle zone umide. .
Purtroppo il piano di viabilità che sarà messo in atto per la realizzazione della strada di collegamento tra casello autostradale di Treviso Nord e l'ex ospedale psichiatrico richiederà la costruzione di tre sottopassi che taglieranno perpendicolarmente le falde, causandone irrimediabilmente la frattura e il conseguente dissesto idrogeologico.
Analizzando il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) ci siamo resi conto che l?area a Sud del Sant'Artemio è classificata ambito naturalistico-ambientale e paesaggistico di livello regionale? e quindi gli stessi strumenti urbanistici esistenti prevedono teoricamente la tutela di questa zona ad alta sensibilità ambientale.?.
Questi vincoli di tutela invece non compaiono negli elaborati progettuali della Provincia che disegnano volumi e tracciati, ignorando suolo e territorio .
Una particolare preoccupazione è sentita poi nei riguardi della ipotizzata realizzazione di una bretella stradale che passerebbe all?interno del SIC denominato "Fontane Bianche di Lancenigo".
Si tratta di un Sito di Importanza Comunitaria voluto dalla Unione Europea che comprende un ambito naturalistico collocato principalmente nei Comuni di Villorba e Carbonera e lambisce l?area di Sant?Artemio.
E' preoccupante leggere nella relazione generale dell'Ing La Torretta che questa bretella di collegamento, ha l'intento di far confluire il maggior numero di automobili possibili nella zona della nuova sede della Provincia, con lo scopo di ottenere "l'effetto vetrina" la maggior visibilità del nuovo complesso si ottiene solo facendo gravitare nelle sue adiacenze anche quell?utenza avente altre direzioni?.
Si tratta di una azione esattamente contraria agli obiettivi di tutela degli Habitat prevista dal SIC e dalla Zona di Protezione Speciale.
Luigi Calesso, dell'associazione ulivista OggiPerDomani, spiega inoltre che "Il gran numero di auto che andrà a confluire a ridosso del Parco e nel parco stesso arrecherà sicuramente danni anche alla fauna autoctona, con il conseguente abbandono del sito da parte di specie tipiche di zona.
La stessa costruzione di un ecoparco (una sorta di zoo di specie zootecniche e di fauna selvatica recuperata), previsto all?interno di tale struttura, oltre ad essere obsoleto, è incompatibile con le caratteristiche dei luoghi che ne risulterebbero gravemente alterati; basti pensare alle trasformazioni che ne deriverebbero dalla costruzione dei recinti per gli animali, dal pedinamento e dalla necessità di disporre di acqua corrente "
L'inserimento di tali strutture all'interno del Parco dello Storga vanificherebbe i progetti di ripristino ambientale sostenuti dalle amministrazioni locali negli anni '80 e '90 e finanziati quasi interamente con fondi della Unione Europea.
Ho l'impressione - conclude A. Mirra - che il mantenimento della proprietà pubblica di un patrimonio territoriale notevole, quale risulta il complesso del Sant'Artemio, non sia sufficiente per impedire lo stravolgimento delle peculiarità storico-ambientali di un polmone alle porte della città di Treviso riconosciuto e apprezzato oltre i confini locali"
Spero in un confronto tra provincia, architetti e associazioni in maniera tale che si possa realizzare la sede della provincia recuperando il patrimonio edilizio esistente e rispettando ambiente e memoria (cultura, storia, società) la cui simbiosi, per gli esperti di landscape, costitutisce quella cosa che viene denominata "territorio".


Eva Previti

eva
user 3284073
Treviso, IT
8th Post

mi scuso per la lunghezza ma per far capire l'entità del problema preferisco essere chiara ed esaustiva.

SAN BENEDETTO SPA A PADERNELLO DI PAESE

Il Manifesto per il Contratto Mondiale sull?Acqua siglato a Lisbona nel 1998 ha come suoi due primi principi i seguenti:
1) L?acqua è un bene comune - patrimonio dell?umanità. Essa appartiene a tutti.
2) Il diritto all?acqua è un diritto inalienabile, individuale e collettivo. Questi due principi sono dedotti dal fatto che l?acqua è fonte insostituibile di vita.
Pensiamo ad un fiume, al Piave per esempio: sappiamo dire a chi appartengono le acque di quel fiume? La questione sollevata dal nuovo impianto che la San Benedetto spa vuole a Padernello di Paese ruota intorno ad una domanda simile: a chi appartengono le falde acquifere che dal Piave alimentano il Sile, fiume di risorgiva? Chi ha il diritto di accedervi, in quale misura, a quale costo? La vicenda, che è ancora storia attuale, vede sostanzialmente tre protagonisti con interessi evidentemente non del tutto compatibili: la ditta San Benedetto, gli Enti Istituzionali (Regione, Comuni) e i cittadini di alcuni Comuni riunitisi in un Comitato Spontaneo.
Le date della vicenda
8 novembre 2002: la Regione Veneto rilascia un permesso di ricerca di acqua minerale alla San Benedetto spa in un?area di proprietà della stessa, situata a Padernello in Comune di Paese (TV).
16 giugno 2003: il Consiglio Comunale di Paese approva il Piano di Lottizzazione di iniziativa privata, con relativa convenzione, presentato dalla San Benedetto spa di Scorzè e finalizzato alla realizzazione di un nuovo impianto di acqua minerale a Padernello di Paese. I cittadini vengono a sapere della cosa tramite la stampa locale (La Tribuna di Treviso e Il Gazzettino) sollecitata ad occuparsi della questione dal Presidente dell?Ente Parco del fiume Sile, fin da subito contrario al progetto.
Nel luglio del 2003 ha luogo la prima manifestazione davanti al municipio di Paese.
Nell?agosto del 2003, l? Assessore Regionale alle Politiche per il Territorio, Antonio Padoin, chiede al Comune di Paese che l?intervento in oggetto venga sottoposto, prima della sua approvazione, a valutazione di incidenza ambientale relativa agli effetti che lo stesso può avere sulle aree SIC. Nel frattempo la San Benedetto ha GIÀ proceduto alla realizzazione di due capannoni ed alle opere di urbanizzazione, sebbene possieda soltanto un permesso di ricerca rilasciato dalla Regione e non ancora la concessione ad emungere acqua (eventualmente conseguente alla verifica delle analisi prodotte dalla stessa ditta).
In data 15 ottobre 2003, la Giunta Regionale del Veneto, tramite la Direzione Geologia e Ciclo dell?Acqua ha prorogato il permesso di ricerca.
Il 28 gennaio 2004, con una manifestazione a Venezia, le 4000 firme raccolte dal Comitato Spontaneo vengono portate alla Terza Commissione Consiliare della Regione Veneto che decide di sospendere il tutto per poter valutare il parere della Commissione Tecnica Regionale Attività Estrattive. Questo parere dovrebbe essere fornito entro la data del 13 aprile 2004, ossia 90 giorni dopo il 13 gennaio 2004, data in cui la San Benedetto spa ha fatto richiesta della concessione in via definitiva di estrazione dell?acqua e quindi avviare la produzione degli stabilimenti a di Padernello a pieno regime. E? importante che entro tale data la Terza Commissione si esprima, perché in questo caso vale anche la regola del tacito consenso.
5 marzo2004. In questa data il Comitato Spontaneo dei Cittadini incontra in un?assemblea pubblica a Quinto di Treviso i Sindaci dei Comuni interessati dalla questione, i quali, a quanto ho capito, fino ad allora latitavano.
22 Marzo 2004 . I componenti della Terza Commissione Consiliare, in primis il Presidente Gaetano Fontana, fanno un sopralluogo sulla zona in questione. Il Presidente rilascia alla stampa una dichiarazione nella quale si dice meravigliato per ciò che è già stato costruito nella zona, che non si aspettava di vedere i due capannoni.

I protagonisti principali della vicenda
Il progetto dell?impianto di estrazione di acqua della San Benedetto Alcuni dati innanzitutto:
area interessata dall?intervento: 39 ettari;
superficie coperta prevista: 175.000 mq.;
volume dei fabbricati: 2.750.000 mc.;
altezze di alcuni fabbricati: 25 m.;
prelievo d?acqua previsto: 40 LITRI AL SECONDO;
cubatura interrata stimata: 500.000 mc.;
impatto sulla viabilità: è previsto un flusso di traffico di circa 200 autotreni al giorno;
localizzazione dell?area: si colloca tutta intorno ad una cava che nella VPRG ha destinazione a verde pubblico.
AREA SIC: l?impianto sorgerà a poca distanza da un sito di importanza comunitaria del fiume Sile (area SIC: IT3240011) costituito dalla palude di Morgano e di S. Cristina di Quinto di Treviso. Pertanto l?impianto (e non solo la quantità d?acqua da emungere) avrebbe dovuto essere sottoposto in fase progettuale ad una valutazione di incidenza, in quanto potrebbero verificarsi pesanti ricadute sull?area oggetto di tutela, dovute anche all?abbassamento della falda, già duramente messa in sofferenza nei periodi di siccità. Vulnerabilità dell?area: nella carta della Provincia di Treviso, la zona in oggetto è classificata "zona a vulnerabilità elevata"; si tratta infatti di un?area di ricarica degli acquiferi che dal Piave alimentano il Sile, fiume di risorgiva.
PROBLEMA CAVE: l?area industriale si trova a ridosso di una cava (denominata Campagnole, della ditta Canzian) non ancora dichiarata estinta e da bonificare. Paese ha un territorio già devastato da cave e soprattutto da discariche, alcune percolanti di sostanze tossiche e nocive. Occupazione: l?impianto non creerà dei nuovi posti di lavoro; infatti, una parte dei 500 dipendenti previsti sarà trasferita da Scorzè, gli altri saranno stagionali.
La Regione e il Comune di Paese
La San Benedetto corrisponderà, secondo il permesso di ricerca concesso e poi rinnovato dalla Regione, un diritto annuo di euro 2,58 per ogni ettaro ricadente nell?area del permesso di ricerca. Trattandosi di 7 ettari complessivamente saranno corrisposti alla Regione 18 euro e 6 centesimi annui. Vigilio Pavan è stato il Sindaco di Paese fino al 2004. Secondo la sua versione, l?amministrazione comunale non poteva negare il permesso richiesto in considerazione del fatto che l?area interessata è di tipo industriale; anche la valutazione dell?incidenza ambientale (VIA), sollecitata dall?Assessore Regionale alle Politiche per il territorio Antonio Padoin per tutelare i Siti di Interesse Comunitario, c?è stata ed ha avuto esito positivo. Pavan avrebbe comunque ricevuto il VIA solo il 4 dicembre 2003, mentre già il 16 giugno 2003 il Consiglio Comunale di Paese approvava il Piano di Lottizzazione presentato dalla San Bendetto. Nella convenzione è previsto che l?azienda realizzi un proprio depuratore ed esegua alcune migliorie stradali. Attualmente la San Benedetto ha GIÀ proceduto alla realizzazione dei primi due capannoni ed alle opere di urbanizzazione anche se è in possesso soltanto di un permesso di ricerca e non ancora di una vera concessione ad emungere acqua.

Edited by eva on Oct 22, 2006 at 7:33 PM

Loris D.
user 2633358
Treviso, IT
390th Post

www.amicidellaterra.it
Solo la Fiat rispetta e supera l?obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto. Gli Amici della Terra: "l?accordo volontario non funziona, si passi subito al mercato delle emissioni anche nel settore dei trasporti".

Roma, 25 ottobre 2006 - Transport & Environment (T&E), il network europeo delle associazioni che si occupano di trasporto sostenibile, ha pubblicato oggi i risultati di uno studio che fa il punto sulle prestazioni delle singole case automobilistiche nel rispettare gli obiettivi di emissione di anidride carbonica concordati dai costruttori con l?Unione Europea nel 1998. Lo studio evidenzia che tre quarti delle venti principali marche automobilistiche mondiali presenti sul mercato europeo stanno fallendo nel ridurre i consumi e le emissioni del proprio venduto al tasso richiesto dall?accordo volontario, mentre la Fiat risulta al primo posto di questa graduatoria che coniuga l?efficienza ambientale con il risparmio per l?utente. Non solo: è anche l?unico marchio a livello globale a rispettare già oggi l?obiettivo europeo dei 140 gCO2/km al 2008.
Rosa Filippini, Presidente di Amici della Terra, dichiara che questi risultati dimostrano che l?obiettivo di riduzione della CO2 delle auto è realizzabile, ma che la strada degli accordi volontari è inadeguata. ?I tempi sono maturi per introdurre un mercato comunitario delle emissioni di CO2 delle auto, al fine di promuovere il raggiungimento dell?obiettivo ambientale nel pieno rispetto dei principi di libero mercato.?
Lo studio è stato commissionato da T&E allo IEEP (Institute for European Environmental Policy) di Londra, che ha analizzato le emissioni di CO2 a partire dai dati di vendita 1997-2005 dei modelli dei singoli marchi, forniti da R.L. Polk Marketing Systems GmbH, la principale fonte di dati utilizzata dall?industria automobilistica.
Nel 1997, primo anno in cui i produttori furono obbligati a fornire il dato sulle emissioni di CO2 basato su un ciclo ufficiale di test a livello comunitario (direttiva 93/116), la classifica delle case automobilistiche vedeva al primo posto Seat (158 gCO2/km), seguita da Skoda (165 g.) e Fiat e Suzuki al terzo posto (169). Nei 7 anni di accordo volontario, la Fiat ha migliorato progressivamente la propria posizione, guadagnando la vetta della classifica, con 139 gCO2/km, unica casa automobilistica a portarsi al di sotto dell?obiettivo comune dei 140 gCO2/km, con 3 anni di anticipo sulla tempistica prevista. In otto anni Fiat ha realizzato una riduzione delle emissioni di CO2 del proprio venduto di 30 gCO2/km, una performance del 40% migliore di quella sottoscritta in maniera congiunta dalle case europee. Anche Citroen, Renault, Ford e Peugeot hanno migliorato la performance ambientale del proprio venduto, ma in misura inferiore alla Fiat, ed oggi si collocano dal secondo al quinto posto della graduatoria. Volkswagen, il maggior produttore sul mercato europeo, è molto indietro, con un tasso di miglioramento che è meno della metà di quello sottoscritto dagli stessi produttori.
Secondo l?associazione Amici della Terra, i risultati di questo studio dimostrano che anche l?obiettivo inizialmente posto dall?Unione Europea dei 120 g.CO2/km entro il 2010 era realistico e sarebbe tuttora raggiungibile: l?esempio della Fiat è emblematico. Tuttavia, siccome il sistema è di tipo volontario e non esiste alcun meccanismo sanzionatorio delle non conformità né alcun sistema di bonus/malus che stimoli tutti i produttori a investire nell?innovazione ambientale, il miglioramento complessivo del settore automobilistico è del tutto insufficiente anche rispetto al ben più blando obiettivo dei 140 g.CO2/km volontariamente sottoscritto dall?industria. Nel quadro attuale di grandi sacrifici richiesti all?industria energetica italiana per rispettare gli obiettivi del protocollo di Kyoto, gli Amici della Terra ritengono che sia tempo che la Commissione Europea abbandoni una politica basata sulla volontarietà dei produttori di veicoli, a favore di strumenti flessibili e premianti l?innovazione ambientale, come il mercato delle emissioni.
Gli Amici della Terra calcolano che, se già oggi fosse in vigore nel settore automobilistico europeo un mercato delle emissioni con un tetto di 140 gCO2/km sul venduto del 2005, la FIAT farebbe addirittura utili con la vendita dei crediti di emissione ?unica casa automobilistica al mondo!-, mentre le altre case sarebbero costrette ad acquistare crediti sul mercato comunitario per circa 25 milioni di tonnellate, equivalenti ad un valore complessivo di 517 milioni di euro al prezzo medio della CO2 nel 2005.
Si tratta di una stima conservativa, basata su un obiettivo iniziale minimo (140 g CO2/km nel 2005) che secondo l?associazione Amici della Terra dovrebbe essere reso sempre più stringente negli anni successivi per rendere più convenienti gli investimenti in efficienza per i produttori e contemporaneamente scoraggiare i consumatori dall?acquisto di auto energivore. Ovviamente il meccanismo dovrebbe essere attentamente studiato contestualmente all?impiego di altri strumenti, capaci di incidere non solo sulle caratteristiche del venduto ma anche sui comportamenti effettivi degli utenti e sulle prestazioni del parco circolante.
L?associazione Amici della Terra chiede pertanto alla Fiat di identificare nell?obiettivo della CO2 un elemento centrale della propria politica industriale e al Governo italiano di assumere una posizione proattiva in sede europea, coerente con gli interessi di uno sviluppo durevole e sostenibile del Paese.

Per ulteriori informazioni: 06.6868289 ? 06.6875308
Amici della Terra (FoE Italy) - Via Torre Argentina 18 - 00186 Roma
Tel 39 06 6868289 - 066875308 - Fax 68308610
walterb@amicidellaterra.it - www.amicidellaterra.it

Loris D.
user 2633358
Treviso, IT
391st Post

WWF: ?UN PIANETA NON BASTA: LA NATURA SOFFRE DELL?INSOSTENIBILE ?IMPRONTA UMANA?
(sez. files)

Resi noti i dati del Living Planet Report 2006 Entro il 2050 ci serve un altro pianeta Esaurite le risorse se continua l'attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile e foreste. Emirati Arabi e Usa i Paesi "peggiori".
ROMA - La presenza dell'uomo sulla Terra è sempre più ingombrante e la sua «impronta» sta lasciando un segno che rischia di essere indelebile. Un pianeta non basta: nel 2050 ce ne vorranno «due», se continua l'attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali, specie animali tra cui le risorse ittiche: gli ecosistemi naturali si stanno degradando ad un ritmo impressionate, senza precedenti nella storia della specie umana. È quanto si legge in Living Planet Report 2006, il rapporto del WWF giunto alla sua sesta edizione, diffuso proprio da uno dei paesi a più rapido sviluppo, la Cina.
I DATI - Negli oltre trent'anni presi in considerazione, le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 2 % e quelle marine del 27%. Il secondo indice, l'Impronta Ecologica, misura la domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell'umanità. Il «peso dell' impatto-umano» sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003: la nostra impronta ha già superato del 25%, nel 2003, la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali che utilizziamo per il nostro sostentamento. Nel rapporto precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui dati del 2001) era del 21%. In particolare, l'Impronta relativa al CO2, derivante dall'uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell'intera Impronta globale: il nostro "contributo di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003. L'Italia ha un'impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro capite, con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, mostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettari globali pro capite.
EMIRATI ARABI E USA I PEGGIORI - I paesi con oltre un milione di abitanti con l'Impronta ecologica più «vasta», calcolata su un ettaro globale a persona, sono gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, la Finlandia, il Canada, il Kuwait, l'Australia, l'Estonia, la Svezia, la nuova Zelanda e la Norvegia. La Cina si pone a metà nella classifica mondiale, al 69esimo posto, ma la sua crescita economica (che nel 2005 è stata del 10,2) e il rapido sviluppo economico che la caratterizza giocheranno un ruolo chiave nell'uso sostenibile delle risorse del pianeta nel futuro. Questo è uno dei motivi per cui Living Planet Report quest'anno è stato lanciato proprio in Cina. Il WWF crede che sia vitale per il pianeta che la Cina e gli altri paesi di nuova industrializzazione (che globalmente raggiungono oltre il miliardo di abitanti e che stanno raggiungendo un livello di consumo paragonabile ai paesi dell'area OCSE) non segua i modelli di sviluppo dell'Occidente, ma persegua il proprio sviluppo in una chiave di sostenibilità.
CALCOLI PER DIFETTO - «La popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del pianeta Terra» - si legge nel documento. «Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante, considerato che i calcoli dell'impronta ecologica sono per difetto. Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di «metabolizzare» i nostri scarti - dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. - E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili. È tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo.
24 ottobre 2006

Edited by Loris D. on Oct 25, 2006 at 8:09 PM

Loris D.
user 2633358
Treviso, IT
392nd Post

da Cacao Alcatraz di oggi
www.alcatraz.it

Bolzano e' la citta' piu' eco-sostenibile d'Italia.
Da anni raccontiamo che a Bolzano e' in corso una vera e propria rivoluzione ecologica, con l'istituzione di un particolare sistema di certificazione del risparmio energetico delle abitazioni. Le case bolzanine che risparmiano energia, acqua e gas, oggi valgono di piu' sul mercato immobiliare. A breve la certificazione diventera' obbligatoria per tutti. Oltre a questo, la citta' si colloca oggi al primo posto nella classifica di Legambiente per il capoluogo di provincia piu' ecosostenibile d'Italia. A Bolzano c'e' il primato nazionale delle biciclette: un residente su quattro si sposta in bici, 49 autobus su 52 sono a metano e il servizio di trasporto pubblico e' pratico ed efficiente. Questo ha portato a una riduzione del numero di auto circolanti, 54 ogni cento abitanti (settimo posto in classifica). Sedicesimo posto per le piste ciclabili, 13,51 metri ogni cento abitanti. Occupa il primo posto per il monitoraggio dell'aria e per le sopraccitate politiche energetiche ed e' seconda se si guarda al praticamente assente abusivismo edilizio.
Il Rapporto Ecosistema Urbano 2006 rivela alcune altre buone notizie relative al nostro Paese: sono cresciute le zone a traffico limitato, inesistenti o quasi dieci anni fa; molti comuni del nord Italia hanno "imparato" a recuperare buona parte della spazzatura che producono; Milano, fino a ieri unica metropoli europea senza un depuratore, si e' messa "in regola"; a Roma l'amministrazione comunale ha introdotto l'obbligo di installare pannelli solari su tutte le nuove costruzioni. Nel complesso, pero', scrive Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, e' il grigio a dominare la situazione italiana, con due immensi buchi neri: trasporti e smaltimento rifiuti al sud. A confronto con il resto d'Europa facciamo schifo. A Goteborg ci sono 181 metri quadri di giardini e parchi pubblici per abitante. A Roma, una delle citta' italiane che fa meglio, ce ne sono 23! Berlino ha il maggior numero di pannelli solari negli uffici pubblici e c'e' molto meno sole che a Palermo o a Napoli.
Per maggiori informazioni sul Rapporto: http://www.legambient... .
Per maggiori informazioni sull'iniziativa CasaClima di Bolzano: http://www.provinz.bz... .

Edited by Loris D. on Oct 25, 2006 at 8:16 PM

Ellis
user 3109864
Treviso, IT
95th Post

Da un articolo pubblicato sulla tribuna sabato 21 ottobre 2006 pag. 29 apprendo che finalmente a Quinto l'acqua è tornata potabile.

L'acqua era stata inquinata dalla discarica Tiretta di Paese ...e ci son voluti ben 5 anni prima di restitutire l'acqua potabile ai pazienti cittadini di Quinto...

...eggià...c'è chi inquina e c'è chi paga...solo che mi sfugge sempre chi ha inquinato mentre è evidente chi ha pagato..."I 2000 cittadini che da 5 anni sono senz'acqua esultano"... ESULTANO ????



QUINTO: «Acqua pulita: finalmente»

Duemila cittadini in festa dopo 5 anni all'asciutto


QUINTO festeggia il ritorno dell'acqua potabile. Mentre la Spim ha annunciato che finalmente si sono conclusi i lavaggi delle tubature del nuovo acquedotto di Quinto, e che sono già state allacciate due famiglie, rigorosamente anonime nel nome della privacy, i 2000 cittadini che da 5 anni sono senz'acqua esultano.
Anche se dovranno ancora attendere che pian piano i richiestissimi tecnici della Spim passino casa per casa per installare il contatore prima di poter finalmente usufruire di acqua potabile dal rubinetto. Fino ad oggi dovevano reperirla dalle fontane delle piazze o acquistarla in bottiglia. «Le pratiche stanno andando avanti - dice Florindo Cadamuro, uno dei cittadini senz'acqua - abbiamo già fatto la richiesta alla Spim, mi hanno detto che ormai è questione di poco tempo e poi finalmente dopo 5 anni ritorneremo a bere acqua dal rubinetto di casa». Cadamuro aveva raccontato come l'acqua, inquinata dalla discarica Tiretta di Paese, corrodesse le guarnizioni degli elettrodomestici. Per 5 anni gli abitanti della zona a nord di Quinto hanno dovuto convivere con quest'acqua inquinata e potenzialmente pericolosa per la salute. «Adesso dovremo solamente attendere i tempi tecnici - conclude Cadamuro - ma sono già contento». Soddisfatto è anche Massimo Papagni, il capo della protesta di luglio. «Non mi è ancora arrivata l'acqua - spiega - dovrò attendere pochi giorni. Ma sono contento se ad altri è già arrivata». (e.l.)

Edited by Ellis on Oct 29, 2006 at 1:35 AM

Loris D.
user 2633358
Treviso, IT
411th Post

La Tribuna - mercoledì 1 novembre - pag. 21
CON IL PORTA A PORTA - Rifiuti: il Consorzio Priula sbarca a Parma. Zanata: «Il nostro metodo funziona anche nelle città».

Il consorzio Priula miete alte percentuali di raccolta differenziata anche a Parma, la patria di Giuseppe Verdi, del Teatro regio, dell?Agenzia europea per l?agricoltura. Il Comune di Parma ha infatti iniziato la raccolta con il metodo porta a porta su progettazione del consorzio Priula. Ne dà notizia la Gazzetta di Parma di sabato scorso con il titolo «Nuova raccolta differenziata. E? boom» e indica nel consorzio trevigiano l?autore del progetto che ha già fatto raggiungere il 65-70% di differenziata nelle zone finora servite. «Siamo soddisfatti dei risultati che i cittadini di Parma stanno portando a casa - ha detto Franco Zanata presidente del Priula - e constato che le famiglie accolgono il nostro metodo con soddisfazione e impegno. La raccolta differenziata riesce a intercettare il bisogno di parsimonia presente nelle famiglie quando si tratta delle risorse non rinnovabili: è questo un valore civile per il quale i cittadini si dichiarano disposti a qualche sacrificio e viene così dimostrato che il metodo del Priula funziona anche nelle città». Il progetto ha sviluppato una approfondita analisi della realtà con lo scopo di poter diversificare alcune modalità quando necessario. Parma è stata sottoposta ad una dettagliata suddivisione in zone in ragione della condizione urbanistica. Nella zona monumentale centralissima, per esempio, la frequenza della raccolta sarà più intensa rispetto alla periferia, diversi per misura saranno i contenitori, i veicoli del servizio più piccoli. Ma la zona caratterizzata da intensa urbanizzazione ha delle esigenze diverse sia da quella turistica che da quella a villette della periferia. Il Priula ha quindi dovuto progettare anche specifici contenitori per il rifiuto non riciclabile. Oltre ad essere gialli anziché anziché verdi, sono dotati del microchip, ma anche di una finestrella basculante che consente di introdurvi i rifiuti senza scoperchiare il contenitore. L?efficacia di questa «trovata»: più contenitori possono essere impilati tra loro per ridurre l?ingombro in casa o nell?androne di un palazzo o davanti il portone che dà sulla strada.

Maurizio
user 3109867
Treviso, IT
73rd Post

L'INQUINAMENTO OGNI ANNO PROVOCA 55.000 MORTI. OLTRE 10.000 RICOVERI PER INFARTI, BRONCHITI, ASMA.


Da Espresso del 9 novembre 2006 - Luca Carra
Ha fatto caldo a ottobre e in mezz'Italia i riscaldamenti sono ancora spenti. Eppure, polveri sottili e ozono sono alle stelle: colpa della bassa pressione, del traffico ...che peggiorerà non appena il freddo imporrà di accendere o alzare riscaldamenti. [...]
COSA C'E' DI NUOVO ?
Forse nulla nella gestione delle città, ma a richiamare alla realtà ci sono i calcoli fatti alla vigilia della stagione fredda dalla Commissione Europea e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che fotografano un quadro sanitario impressionante: i morti da inquinamento atmosferico in tutto il mondo sarebbero 2 MILIONI ALL'ANNO.
DUE MILIONI: il doppio dei morti da malaria, poco meno dei morti da Aids.
Possibile? Concentriamoci sull'Europa: secondo la contabilità del gruppo tecnico Cafe della Commissione Europea, nel Vecchio Continente morirebbero ogni anno per cause correlate all'inquinamento atmosferico circa 300.000 persone.
Solo in Italia, gli epidemiologi parlano di 50.000 morti all'anno per malattie croniche (come tumore al polmone e insufficienza respiratoria) e più di 5.000 persone per infarti, ictus e crisi respiratorie acute. Una cifra impressionante se la si paragona ai 70.000 morti per fumo di sigaretta.
D'altra parte, più lo si studia, più l'inquinamento atmosferico tende ad assomigliare al fumo, nella sua natura micidiale di cocktail di micropolveri che si portano a spasso diossine, metalli pesanti, idrocarburi incombusti capaci di incubare pazientemente per decenni tumori, asma e insufficienze respiratorie, ma anche di innescare trombi ed infarti poche ore dopo i picchi registrati dalle centraline.



"La gente non si rende ancora conto che le polveri sottili, come il PM 2,5, riescono a penetrare fino ai bronchi dove avviene lo scambio di ossigeno con il sangue dando vita a processi infiammatori e di altra natura che modificano la coagulazione del sangue, così come aritmie anche mortali" , spiega l'epidemiologo Francesco Forestiere della Asl di Roma. E:"L'inquinamento non riguarda più solo le malattie respiratorie, ma anche quelle cardiache. E non lo devono temere solo le tradizionali categorie più deboli come i bambini , gli anziani e i malati cronici, ma anche persone relativamente sane. [...]

... Il direttore dell'Ufficio Salute e ambiente dell'Oms Roberto Bertollini: "Le condizioni climatiche giocano un ruolo fondamentale . Basti considerare che nella classifica del particolato fine, le città più inquinate sono tutte comprese nella pianura padana, da Venezia a Torino, dove la concentrazione di attività industriali, traffico urbano e regionale non trova sollievo nella meteorologia".



Edited by Maurizio on Nov 7, 2006 at 7:56 PM

Maurizio
user 3109867
Treviso, IT
74th Post

QUI CONVIENE CAMBIAR ARIA


Da Espresso del 9 novembre 2006 - Sir Nicholas Stern



Lo "Stern Review of the Economics of Climate Change" (Rapporto Stern sull'economia dei cambiamenti climatici), presentato il 30 ottobre, riconosce le schiaccianti prove scientifiche del fatto che i cambiamenti climatici sono una minaccia mondiale a opera dell'uomo nei confronti della sostenibilità della vita sulla Terra.
[...]
Il flusso annuale di Anidride Carbonica e di altri gas serra che riscaldano l'atmosfera terrestre è accelerato da quando carbone, petrolio e gas hanno cominciato ad alimentare la rivoluzione industriale che ha migliorato la vita di tantissime persone.
Oggi i miliardi di tonnellate di Anidride carbonica e di altri gas serra che continuano ad accumularsi nella fragile atmosfera che ci protegge hanno già fatto salire le concentrazioni a circa 430 parti per milione (ppm) di Anidride Carbonica, rispetto alle 280 ppm che si registravano prima della rivoluzione industriale.
Le attività umane riversano ogni anno nell'atmosfera 45 miliardi di tonnellate di gas serra, con ritmo crescente. Gli intricati ecosistemi terrestri ne assorbono attualmente circa metà, ma il resto viene trattenuto nell'atmosfera, portando la riserva di gas ad accumularsi verso livelli sempre più alti di anno in anno.
[...]
L'analisi individua tre azioni politiche necessarie perché la risposta globale sia efficace.
Per prima cosa occorre fissare il prezzo del carbonio, mediante imposte, quote o leggi, e fare in modo che i responsabili paghino per intero il costo sociale delle proprie azioni. Poi servono politiche di sostegno all'innovazione e all'impiego di tecnologie a basso tenore di carbonio. Infine occorre eliminare le barriere che impediscono un utilizzo più efficiente dell'energia e adottare misure per informare, educare e persuadere.
[...]
I dati esaminati confermano che "agire come se niente fosse" non è un'opzione percorribile. I tentativi di continuare per una strada insostenibile come quella attuale saranno sempre più ostacolati man mano che scioglimento dei ghiacciai, temperature più elevate, uragani più violenti, siccità più lunghe, inondazioni più frequenti e innalzamento dei livelli dei mari costeranno sempre di più in termini di benessere sociale e di vite umane. Ignorare il problema indebolirà il nostro tenore di vita, nuocendo alla fine alla crescita economica.

Non intervenire sui cambiamenti climatici rischia di elevare le temperature medie del globo di oltre cinque gradi: l'equivalente della differenza fra oggi e l'ultima era glaciale.
E questo porterebbe l'umanità in un territorio sconosciuto. Più alta è la temperatura media, infatti, maggiore è il rischio di produrre cambiamenti ecologici irreversibili e di amplificare gli impatti distruttivi degli eventi naturali.
Così si trasformerebbe la geografia fisica del pianeta, oltre alla geografia umana: come e dove viviamo le nostre vite.

Ridurre le emissioni, dunque, è prioritario. Ma non basta: occorre anche adottare misure per favorire l'adattamento e limitare i danni causati dai cambiamenti climatici già in atto nell'ecosistema globale.
Alla fine, i combustibili a base di carbonio, causa del problema, si esauriranno.

Ma se continueremo ad utilizzarli agendo "come se niente fosse", il mondo rimarrà danneggiato in maniera irreparabile molto prima del loro esaurimento. Per questa ragione di rapido sviluppo di tecnologie che permettano di ridurre il carbonio è essenziale per conciliare l'impiego continuo dei carburanti fossili, in particolare del carbone, con gli obiettivi relativi a cambiamenti climatici.
[...]
Nonostante la misura della sfida che abbiamo di fronte, le conclusioni del "Rapporto" sono fondamentalmente ottimistiche. Se interverremo subito, e agiremo a livello internazionale, potremo ridurre drasticamente i rischi a un costo modesto.
Ma se rinvieremo anche solo di 10 o 20 anni, i costi saranno molto più elevati ed i rischi molto maggiori.
Con un intervento deciso e urgente, governi, imprese e singoli individui, uniti, potranno salvaguardare la nostra crescita e la nostra futura prosperità. Non dobbiamo sprecare questa occasione.
Il futuro dei nostri figli dipende da ciò che noi decidiamo oggi.

Edited by Maurizio on Nov 7, 2006 at 8:07 PM

Powered by mvnForum