Join MeetUp Beppe Grillo Genova

You'll get invited to our Meetups as soon as they're scheduled!

Antonietta
Posted Jul 2, 2009 11:39 AM
user 4165372
Genova, GE
Post #: 329
Send an Email Post a Greeting

DANTE DE ANGELIS MINISTRO DEI TRASPORTI
Postato il Mercoledì, 01 luglio @ 17:20:00 CDT di davide
di Carlo BERTANI

La prima cosa che salta alla mente – osservando le immagini della stazione di Viareggio, simili a quelle di un bombardamento aereo – è che qualcuno mente.
Tutto si è svolto nella norma: i controlli sono stati eseguiti, le normative rispettate, le ferrovie italiane – senti, senti! – sono addirittura considerate (da Trenitalia, ovviamente) le più sicure d’Europa. La Procura competente ha aperto un’inchiesta per disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e incendio colposo. Contro ignoti, ovvio. Il ministro Matteoli ha aperto anch’egli la sua, personale inchiesta: se vorrà farci sapere qualcosa, troverà il nostro indirizzo di posta nel profilo del blog. Dubitiamo.

La seconda cosa che salta alla mente sono alcuni nomi, che vorremmo sottoporre all’attenzione dei lettori: Riccardo Poggi, Vito Belfiore ed altri 11 dipendenti delle Ferrovie, i quali furono ritenuti “colpevoli” d’aver svelato le magagne di una delle linee più disastrate d’Italia, la Torino-Savona. E’ importante ricordare i nomi (purtroppo siamo riusciti a ritrovarne solo due) di quei ferrovieri ch’ebbero il coraggio di svelare, per la trasmissione Report, nel 2003, i tanti scheletri nell’armadio delle Ferrovie Italiane.
Furono licenziati in tronco dall’azienda, che – invece di dedicarsi all’analisi delle sue mancanze – scatenò degli “007” interni, per riconoscere chi erano stati i “traditori”. Per loro fortuna, dopo una lunga lotta giudiziaria e sindacale, sono riusciti a riottenere il loro posto di lavoro.
C’è poi l’altro “indiziato” – oggi più conosciuto – ossia Dante de Angelis, un macchinista addetto alla sicurezza dei treni, che è stato anch’egli licenziato proprio per aver reso pubblico il drammatico stato del materiale rotabile italiano.
Della serie: quando si denunciano le inefficienze, si rischia la persecuzione ed il licenziamento. Quando, invece, si procurano le stragi si finisce in un fascicolo “contro ignoti”. Il quale si trasformerà – il giorno del mai e l’anno del poi – in una sentenza all’acqua di rose, con tante scuse per averla disturbata: eccellenza, torni pure alla sua scrivania ed al suo stipendio da nababbo.

Quando succedono vicende come quella di Viareggio, non è stata la sfiga a colpire: semplicemente, uno dei tanti incidenti che avvengono quotidianamente capita in un luogo abitato. Invece di rompersi il carrello di un vagone carico di tondini di ferro in aperta campagna, capita ad un carro-cisterna pieno di GPL sotto pressione in una cittadina. L’inferno, a quel punto, inevitabilmente si materializza. Punto.
Sul sito delle Ferrovie, contano i giorni che mancano all’apertura della tratta ad alta velocità Torino-Salerno: noi, contiamo i morti e preghiamo per i feriti.
Fin qui, tutti sappiamo oppure immaginiamo, anche se è doveroso sottolineare anche le ovvietà.

Il vero girone infernale riguarda, invece, la gestione dei trasporti nel Belpaese: per cosa hanno fatto, Matteoli e tutti i suoi predecessori, dovrebbero non solo dimettersi, bensì emigrare in qualche isola lontana. Con un pedalò, l’unico mezzo che saprebbero condurre.
Come si suol dire, il problema “è nel manico”: quel vagone carico di GPL non doveva transitare a 90 Km orari nel bel mezzo di una stazione in zona urbana, poiché la statistica (o la legge di Murphy) indicano che, prima o dopo, l’inevitabile si manifesta.

Ma torniamo a noi ed a quel maledetto vagone: era partito dalla raffineria di Trecate (fra Novara e Milano) e doveva giungere a Gricignano (Caserta).
La prima curiosità è che l’impianto di Trecate viene rifornito mediante un oleodotto che parte da Quiliano (Savona), il quale viene a sua volta rifornito dalle superpetroliere che attraccano ai moli di Vado Ligure. In altre parole, scarichiamo il petrolio a Savona, lo portiamo a Trecate, lo distilliamo, ricaviamo il GPL, poi lo carichiamo sui vagoni ferroviari e lo rimandiamo nel Sud. Già che c’eravamo, potevamo fargli fare pure tre volte il giro della Sicilia.
Ci risulta che nel Sud ci siano parecchie raffinerie, e che tanto affanno per portare il GPL da Trecate ci sembra un po’ eccessivo: come ebbe a dire Beppe Grillo riguardo all’import-export di biscotti Italia-USA (pressappoco identico per quantità), “Non facevano prima a scambiarsi la ricetta?”
Ma tant’è: nel liberissimo mercato dei liberi produttori, consumatori, costruttori e muratori, viene riconosciuta ai boiardi dell’energia la potestà di vendere, comprare e trasportare come loro meglio aggrada. Viene riconosciuta anche la libertà di morire per nulla, in una tranquilla notte dell’Estate italiana: viene riconosciuta solo ai paria, ovviamente.

E non si venga qui a parlare di fatalità, poiché la “libertà” di trasportare sulle strade (asfaltate o ferrate) migliaia di tonnellate d’acido cloridrico, fluoridrico o cianidrico, ammoniaca, perossidi, ossiacidi minerali, prodotti petroliferi d’ogni tipo, è una caratteristica precipua italiana.
Persino le comuni bombole del GPL per uso di cucina, in Italia, possono solo essere vendute già confezionate, mentre in Francia è espressamente proibito: invece di far circolare camion colmi di bombole (ferro più GPL), portano il GPL direttamente nelle stazioni di servizio con le autobotti, ove le bombole sono ricaricate. Il tutto, comporta un evidente risparmio e minor materiale infiammabile in circolazione.

Una perfida impostazione della globalizzazione è quella che narra: “produci e vendi ovunque, fregatene del trasporto”.
Tutto ciò è possibile soltanto perché le normative non sono mai rispettate: qualcuno ha mai sentito parlare dei limitatori di velocità per gli autotreni? E degli elettrauto i quali, quando li montano, sistemano anche un pulsante nascosto per disattivarli? Altrimenti, come potrebbero correre ben oltre i 100 Km/h?
Giochi e giochetti sui dischi che registrano tempo e velocità, giorni di ferie mai goduti, “riposi” mai effettuati formano il “pudding” che consente – frodando la legge – di far correre gli autotreni ben oltre i limiti di legge. E quando si schiantano? Eh, fatalità…
Se non ci credete, fate la vostra, piccola inchiesta personale: domandate ad un camionista se, all’estero, si permette di fare quello che fa in Italia, oppure se gli chauffeur esteri corrono, nei loro Paesi, come in Italia. Fatevi raccontare: c’è da farsi rizzare i capelli in testa.

Perciò, in mancanza di una persona di fiducia alla quale affidare il dicastero dei Trasporti (o Infrastrutture, tanto un emerito c…fanno in entrambi i casi) lanciamo pubblicamente la petizione affinché tale Ministero sia affidato ad una persona sicuramente competente. Licenziato come macchinista, chiediamo che Dante de Angelis sia riassunto in qualità di Ministro. Almeno, ne avremo uno che di balle non ne racconta e che, di faccia, sa metterci la sua, senza temere.

E per i “globalizzatori ad oltranza”? Che se ne vadano: in pedalò, e senza rumoreggiare.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.b...
Link: http://carlobertani.b...
1.07.2009
Powered by mvnForum