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GrilliAttivi - JESI Message Board › Centrali a BIOMASSE? Una FOLLIA!!!!
| gianamax | |
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Apro questa delicata discussione su una questione ormai anche jesina (purtroppo).
Questa discussione dedicata servirà a tutti per capire tecnicamente la follia degli Impianti a Biomasse. Inizierei con l'intervento del Prof. Federico Valerio sul tema. Un riassunto ed una panoramica completa http://files.meetup.c... |
| katia | |
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8 Maggio 2008
Nuova conferenza di servizi in Provincia per la centrale ad olio di palma di Guarcino, la Commissione Ambiente viene ignorata e il presidente si dimette. ?Siamo stati ignorati, mi dimetto da Presidente della Commissione Ambiente?, tuona Stefano Scerrato. ?Martedì mattina mi sono dimesso irrevocabilmente da Presidente della Commissione provinciale Ambiente e Assistenza, per protestare contro la convocazione dell?ennesima conferenza di servizi per la Centrale a olio di palma in progetto a Guarcino, prevista per giovedì prossimo, convocazione che non ha coinvolto la commissione che presiedo, con grave mancanza di rispetto per i ruoli istituzionali che io e i consiglieri che la compongono ricopriamo?. Ma Scerrato passa subito ad esaminare il merito della questione: ?Non si capisce proprio come Scalia e l?assessore Simoncelli siano d?accordo su un progetto che vede e ha visto contrari tutti gli esponenti politici e gli amministratori locali di Guarcino, Vico nel Lazio, Collepardo, soprattutto dopo le vive proteste fatte dalla popolazione, la consegna simbolica delle chiavi delle proprie case da parte dei cittadini dei comuni coinvolti e dopo che il Ministero dell?Ambiente ha espresso parere favorevole, ritenuto necessaria per questo tipo di centrale?. L?ex presidente della Commissione Ambiente critica la scelta della centrale anche dal punto di vista economico: ?Tra l?altro, quelle alimentate a olio di palma sono centrali scartate da moltissimi comuni del nord Italia in quanto importare quell?olio dall?estero (Madagascar) costa moltissimo e causa un dispendio di energia per il trasporto che fa pendere un eventuale bilancio sia economico sia di inquinamento in modo negativo?. Amareggiato, risponde l?assessore provinciale all?Ambiente Antimo Simoncelli: ?Le conferenze di servizio non prevedono nessun passaggio di ordine politico. Noi siamo d?accordo sulla centrale solo se ci sono i pareri degli enti preposti alla tutela e alla vigilanza (Regione, Arpa, Asl, Sovrintendenza). Non ci devono essere rischi per la salute?. [Il Messaggero] |
| katia | |
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Federico Valerio
Egregio signor Riva apprendiamo dalle cronache locali che ha deciso di utilizzare olio di palma come combustibile per la centrale elettrica di Genova Cornigliano che fornirà energia al suo nuovo impianto per lavorazione a freddo dell?acciaio; le stesse cronache ci informano che il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, è favorevole a questo sua scelta. I motivi che la spingono a questa scelta ci sono chiari: un barile di olio di palma costa 54 dollari, mentre oggi un barile di petrolio è quotato a 78 dollari; inoltre producendo elettricità da una biomassa quale è l?olio di palma, la sua azienda potrà ricevere le agevolazioni economiche previste dal Decreto 387 del 2003, sotto forma di certificati verdi. In soldoni, questo vorrà dire che, per ogni chilowattore prodotto dalla sua centrale a olio di palma, la sua Azienda riceverà dal Gestore della Rete circa 15 centesimi di euro, ben di più dei 3 centesimi di euro pagati per il chilowattore prodotto da fonti energetiche non rinnovabili (olio combustibile, metano). Per doverosa informazione dei lettori, con cui lei condivide questa missiva, ricordiamo che gli incentivi che la sua Azienda riceverà, grazie a questa scelta, sono letteralmente prelevati dalle bollette elettriche di tutte le famiglie italiane, per un valore pari a circa il 7% del costo di ogni singola bolletta. Ovviamente si tratta di un prelievo assolutamente legale, deliberato dal governo italiano proprio per incentivare il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili. Ci è meno chiaro il motivo per cui il Presidente della Regione caldeggia questa sua scelta, in quanto il suo principale interesse, oltre a quello di garantire l?occupazione, dovrebbe essere quello di tutelare la salute dei propri concittadini e, a riguardo, abbiamo forti dubbi che bruciare olio di palma, invece che metano, produca un minore inquinamento. E? molto probabile che sia vero proprio il contrario. Comunque, è probabile che sia lei che il Presidente Burlando, siate favorevoli all?olio di palma in quanto presunto combustibile ecologico, vista la sua origine vegetale, teoricamente utile per contrastare l?aumento dei gas serra nell?atmosfera del pianeta. Purtroppo per noi e per lei, le cose non stanno proprio cosi. Come lei ben sa l?olio di palma è prodotto in Indonesia, ma nelle foreste pluviali indonesiane non c?è traccia di palma da olio, le cui origini sono africane. Questo significa che per produrre olio di palma, si spiana letteralmente l?originaria foresta, uno degli ultimi serbatoi di biodiversità del pianeta, e al suo posto, dopo aver dato fuoco al sottobosco, si piantano nuove piantagioni di palme da olio. Nel 2004, gli ettari di foresta pluviale indonesiana trasformati in palmeti erano 5,3 milioni e questa trasformazione non è indolore. A fronte di 11 milioni di tonnellate di olio prodotti ogni anno dai palmeti indonesiani, in gran parte esportati, nel paese restano i rifiuti altamente inquinanti prodotti della lavorazione dei datteri: 32 milioni di tonnellate, tra scarti solidi e acqua contaminata. E questa non è l?unica nota negativa. Se tutto andrà avanti così, tra 15 anni, il 98% della foresta pluviale indonesiana sarà sparita e con essa tutta la ricca flora e fauna che questa foresta ha ospitato ancor prima dell?apparire della nostra specie sulla faccia del pianeta. Non sappiamo quale emozioni le susciti l?idea che tutto questo significa che l?unico modo che i suoi nipoti avranno per vedere un orang-utang sarà quello di andare al Museo di Storia Naturale, dove ci sono alcuni esemplari imbalsamati e montati in suggestivi diorami, ma purtroppo per lei e per noi c?è un?altra brutta notizia: contrariamente a quello che si crede, l?uso dell?oliodi palma contribuisce ad un pesante aumento della concentrazione di gas serra. Tutte queste notizie, se per caso le fossero sfuggite, sono state riportate dalle edizioni on-line del ?The New York Times?, della ?Associated Press? e del ?Guardian?, rispettivamente del 31 gennaio, 27 marzo e 11 aprile del 2007. E ora, come preannunciato, i dettagli della notizia peggiore: uno studio effettuato da ?Wetland International?, pubblicato a novembre dell?anno scorso e giudicato credibile da diversi Istituti di ricerca internazionali, ha stimato che l?uso come combustibile dell?olio prodotto annualmente da un ettaro di palmeto permette di risparmiare circa 10 tonnellate di gas serra. Tuttavia i gas serra che lo stesso ettaro di terreno emette in atmosfera a causa della deforestazione e della progressiva mineralizzazione della sostanza organica accumulatasi nel terreno, sono pari a 70-100 tonnellate all?anno. Questo significa che, per ogni ettaro di palmeto, i metodi di produzione di olio di palma usati dai governi della Malesia e dell?Indonesia, provocano un aumento netto di almeno 60 tonnellate di gas serra all?anno; pertanto questo bio-carburante non è eco-compatibile e eco-sostenibile e di conseguenza è molto probabile che nel prossimo futuro l?olio di palma non godrà delle generose agevolazioni previste dai certificati verdi. Al momento, gli organi di stampa citati segnalano che il governo olandese sta seriamente valutando questa opportunità. E le stesse agenzie hanno comunicato che, in base ai risultati dello studio della ?Wetland International?, fin dallo scorso dicembre, la compagnia olandese Essent ha annunciato di rinunciare all?uso dell?olio di palma nelle sue centrali, condividendo tale decisione con la RWE Power, una delle maggiori società elettriche inglesi. Ci sembra che ci siano tutti gli elementi per consigliare prudenza nell?imbarcarsi in questo affare, dote che certamente non le manca. In attesa di un suo riscontro, accolga i miei più cordiali saluti Federico Valerio |
| Marco Gambini-Ross... | |
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Un link interessante ad opera del nostro amico Alex.
Chi è la Marcegaglia Perchè ve lo posto sotto la discussione per le centrali a biomasse ? Non vi voglio svelare l'arcano. Tra qualche tempo spero di stupirvi con effetti speciali. |
| katia | |
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egregio dottor Montanari,
io mi chiamo Nicola Palombo Blascetta e sono uno studente molisano di 19 anni. Nel paesino in cui vivo un imprenditore venuto da fuori regione ha presentato un progetto che prevede l'installazione di una distilleria con annessa centrale termica a biomasse. questa centrale bruciando notevoli quantità di (si spera soltanto) materia organica, dovrebbe alimentare lo stabilimento e l'energia in eccesso andrebbe venduta.Ora io so che lei insieme alla dottoressa Gatti ha già fatto chiudere inceneritori di simile entità in Emilia Romagna, in quanto producevano nanoparticelle di metallo cancerogene. Potrebbe per piacere darmi qualche informazione a riguardo? d'altronde chi meglio di lei può dire la verità sulla pericolosità dei fumi di una centrale termoelettrica a biomasse...? RISPOSTA Caro Nicola, Purtroppo noi non abbiamo fatto chiudere nessun inceneritore, vero o mascherato da centrale a biomasse che sia. Però stiamo dando filo da torcere ai piromani, e ne diamo tanto da innescare in loro reazioni scomposte tra le blandizie e le minacce. Le centrali a biomasse sono pericolosissime perché costringono a cambiare la vocazione del territorio, perché non lasciano altra scelta se non cercare biomasse lontanissimo da dove queste andranno bruciate con tutto ciò che questa lontananza comporta, perché, nella migliore delle ipotesi, in quelle centrali si bruciano sostanze tossiche come pesticidi e concimi chimici assieme ai vegetali, e perché dopo un po', non potendosi reggere altrimenti, vi si bruciano rifiuti trasformati magicamente in biomasse da qualche legislatore mascalzone. Dal punto di vista ambientale è un ulteriore passo verso il non ritorno. Il professor Gianni Tamino del'Università di Padova è espertissimo dell'argomento e la sua sentenza su questo tipo d'impianto sempre sproporzionatamente sovradimensionato non lascia dubbi: condanna senza appello. L'unica possibilità che abbiamo per opporci a questo scempio perpetrato da politici corsari e da faccendieri senza traccia di morale è di acculturarci e di non mollare. Stefano Montanari |
| katia | |
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... centrale a biomassa di Molfetta ...
Scritto il 21 Maggio 2008 da massimodiceglie in Ambiente e Territorio, Energia Pulita I Grilli di Bisceglie desiderano informare la cittadinanza biscegliese circa la conferenza ?Centrali a biomasse a Molfetta ed in Puglia. Rischi su ambiente e salute? organizzata dal ?Comitato No centrali Molfetta? e dal ?Consorzio Guardie Campestri Molfetta?. Quanti biscegliesi sanno che sta sorgendo una centrale a biomasse a soli 2 km dal comune di Molfetta, in Contrada Ciardone, fra Molfetta e Giovinazzo? Quanti biscegliesi sanno cos?è una centrale a biomasse? Quanti biscegliesi sono informati sui rischi per l?ambiente e la propria salute? Fra i relatori della conferenza il dott. Gianni Tamino, biologo dell?università di Padova e membro del Comitato nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, che ha spiegato che una centrale deve avere un bilancio positivo nella resa energetica (cioè l?energia prodotta deve essere superiore alla energia consumata per la produzione) e che l?uomo fa un utilizzo non sostenibile delle fonti di energia (cioè consuma le risorse in un tempo minore di quanto la natura ci metta a ricrearle). La centrale produrrà energia per il riscaldamento e la elettrificazione delle serre private di proprietà dell?azienda florovivaicola dei F.lli Ciccolella Spa. Una centrale a biomasse, secondo la normativa, deve utilizzare (bruciare) prodotti agricoli di scarto, vegetali ed animali, provenienti dalla silvicoltura e dalle industrie, la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani a condizione che sia funzionale allo smaltimento di biomasse prodotte o provenienti da colture e produzioni locali. Invece a Molfetta saranno utilizzati oli e grassi vegetali tra cui la stearina di palma, un sottoprodotto derivante dalla filtrazione meccanica dell?olio di palma, di evidente importazione. Quello dell?impatto ambientale è il lato più oscuro della vicenda perchè proprio sul sito della Powerflor s.r.l. di Molfetta, l?azienda proprietaria dell?impianto, si legge che ?La Normativa Nazionale (Legge 152 del 2006) prevede l?obbligo della V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) solo con potenza superiore a 300 MWt? mentre la potenza dell?impianto di Molfetta è pari a 231 MWt (MegaWatt Termici). I Grilli sono perfettamente in sintonia con la tesi del dott. Tamino: ?non siamo a priori contrari alle centrali purchè il bilancio energetico sia positivo, l?utilizzo delle risorse sia sostenibile e l?impatto sull?ambiente sia sotto controllo?. Alla conferenza erano presenti il senatore Azzollini, neo sindaco di Molfetta e il sindaco di Giovinazzo che hanno affermato di non conoscere la materia e le problematiche, ma per altri impegni non potevano assistere completamente alla conferenza. Inevitabile che i due sindaci siano stati più volte contestati da gran parte dei presenti, cittadini che hanno espresso il bisogno di amministratori locali preparati e informati, o perlomeno disposti ad ascoltare gli esperti, imparare e prendere decisioni di conseguenza, in modo consapevole. I Grilli continueranno a seguire la vicenda e ad informare la cittadinanza anche sulle vicende del rigassificatore di Trinitapoli e sull?inceneritore di Modugno sui propri siti: |
| katia | |
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Come nasce l?esigenza della costruzione di una centrale termoelettrica a biomasse? Quali combustibili utilizza? Quali conseguenze comporta per l?ambiente e l?uomo?
Ne abbiamo parlato con il prof. Gianni Tamino, biologo membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie Tutti i documenti delle centrali a biomasse sostengono che le emissioni di anidride carbonica (CO2) è pari a zero perché la quantità emessa durante la combustione è pari a quella assorbita dalla pianta durante il processo di crescita, attraverso la fotosintesi. «È vero. Ma alla CO2 che si ottiene bruciando devo aggiungere la CO2 consumata per ottenere la pianta, più quella consumata per trasportare dall?Estero l?olio su una nave sino al porto e dal porto alla centrale: il bilancio non è più in pareggio. Ma non solo. Se, come nel caso di soia, girasole, colza, il consumo di petrolio e metano utilizzati per produrre fertilizzanti, per alimentare i mezzi agricoli e per trasportare i materiali è uguale o superiore all?energia che ottengo dall?olio è evidente che la CO2 emessa è maggiore di quella assorbita dalla pianta e quindi l?energia ottenuta da una centrale è inferiore aquella che consumata a monte. A conti fatti si consumerebbe meno energia utilizzando come combustibile il petrolio. Siccome tutte le grandi centrali a biomasse hanno questo difetto, le biomasse si possono utilizzare solo con scarti di attività agricole, forestali, zootecniche, rifiuti organici al fine di realizzare piccoli impianti a biogas con produzione finale di energia sottoforma di metano e di compost destinato all?agricoltura. Le biomasse sono significativamente interessanti se si rende l?agricoltura autonoma dai consumi energetici: è questa la grande sfida, non certo quella di produrre energia elettrica che non avrebbe nessun vantaggio economico se non venisse pagata in maniera ?drogata? con i soldi dei cittadini. Il bilancio economico passivo di queste centrali, diventa attivo grazie ai certificati verdi, come dichiarato dalle stesse aziende. Questi impianti sono spesso incentivati da fondi dell?Unione Europea. Vengono utilizzati soldi pubblici per costruirli e acquistare l?energia elettrica in modo assurdo: il cittadino paga per avere energia elettrica da fonti in realtà non rinnovabili, per avere inquinamento ed effetto serra, in quanto l?olio vegetale inquina più del gasolio. Inoltre, nella combustione degli oli vegetali vengono rilasciate polveri sottili, formaldeide e acroleina, responsabile del caratteristico odore di frittura». Le emissioni di ossidi di azoto e carbonio ? stando ai progettisti ? verrebbero abbattute con l?installazione di particolari filtri. Con la depurazione dei fumi, le concentrazioni, però, rispettano la norma. «Spesso i progettisti sostengono: "saremo sotto le concentrazioni", ma quello che conta da un punto di vista dell?impatto non è il rispetto della concentrazione, ma il rispetto delle quantità totali di emissioni compatibili con il territorio, misurate per il numero degli anni in cui permangono nell?ambiente. Quindi non ci si deve accontentare della concentrazione per metro cubo ma conoscere il totale annuo per gli anni di vita della centrale, moltiplicando la concentrazione per tutti i milioni, miliardi di metri cubi emessi. Lo stesso vale per il monossido di carbonio, tossico, e gli ossidi di azoto, anch?essi tossici e tra i responsabili delle piogge acide. Negli anni si accumulano, così, migliaia di tonnellate di emissioni. Nel caso della diossina abbiamo concentrazioni basse, ma è una sostanza che una emivita (durata) di vent?anni, si accumula negli organismi ed entra nella catena alimentare, arrivando al latte materno. Se calcoliamo la produzione di diossina per tutto l?arco di vita della centrale otterremo ?n? grammi. Ma 1 grammo come spiegavo nella conferenza è la dose massima ammessa per 4,5 milioni di abitanti». Nel suo intervento è stato fortemente critico verso il combustibile generalmente utilizzato nelle centrali a biomasse, l?olio di palma. «Per fare spazio alle piantagioni di olio di palma si distruggono le foreste, le quali assorbono dieci volte più CO2 rispetto a una coltivazione e, nel caso di piantagioni convertite a palma, si sottraggono terreni destinati all?alimentazione determinando carestie. L?inviato speciale dell?ONU per il diritto al cibo Jean Ziegler a questo proposito ha dichiarato: "I biocarburanti sono un crimine contro l?umanità". Prodi ha sostenuto di recente su la Repubblica: "Non possiamo permetterci carburanti anziché cibo". Mi chiedo: perché queste scelte sono state fatte dall?Unione Europea sotto la sua presidenza? Tra gli oli vegetali bruciati ci possono essere, inoltre, anche gli oli esausti, cioè rifiuti della produzione alimentare. Il guadagno per queste centrali non c?è solo dalla vendita dell?energia elettrica, ma dal fatto che l?azienda è pagata per bruciare questi scarti. Non solo queste aziende risparmiano sulla materia prima, ma vengono pagate per smaltirla». ... continua ... Edited by katia on Jun 13, 2008 8:57 PM |
| katia | |
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... Scusate la lungaggine ... ma mi sembrava che ci potesse interessare parecchio ...
Durante la conferenza si è parlato dell?ubicazione di questi impianti nel territorio agricolo. «La normativa nazionale dice di no ad impianti industriali in aree agricole a meno di una modifica del piano regolatore.La V.I.A. (valutazione di impatto ambientale) permette di sottoporre un progetto a studio di impatto ambientale. Questo studio è eseguito da professionisti che apponendo la propria firma potrebbero un domani essere denunciati dalla popolazione in caso di eventuali danni». Quali conseguenze può avere secondo lei il funzionamento di una centrale a biomasse in territorio agricolo? «Alle conseguenze precedentemente citate si devono aggiungere quelle del danno d?immagine. Chi vorrà acquistare prodotti biologici, D.O.P. e altri prodotti tipici provenienti da zone in cui sorgono centrali del genere? Senza contare poi che in certi casi, dopo analisi di laboratorio si potrebbero trovare valori fuori norma, specialmente riguardo le polveri sottili e la diossina. In questo caso i sacrifici e il lavoro dei coltivatori verrebbero vanificati». Abbiamo parlato di combustibili ed emissioni. Quali altre conseguenze a suo avviso comporta una centrale a biomasse? «Un altro elemento è costituito dal rumore. Si tratta, infatti, di motori marini modificati al cui rumore si somma quello derivato dai mezzi di trasporto che approvvigionano la centrale. Nella provincia di Pesaro e Urbino un impianto è stato bloccato proprio per questo motivo. Non va sottovalutato anche l?inquinamento elettromagnetico causato dai tralicci che sorgono per trasportare l?energia elettrica. Inoltre, bisogna considerare che ad essere degradato è anche il paesaggio e la città a causa dei fumi che intaccano i monumenti. Posso affermare che queste centrali riducono sia il territorio sia la qualità del territorio». In che misura una centrale influisce sulla crescita occupazionale? «In realtà queste centrali assorbono pochissimi posti di lavoro, al massimo una decina di unità essendo controllate con sistemi informatici». E l?indotto? «L?indotto è rappresentato dagli autotrasportatori che lavorerebbero a prescindere dal tipo di prodotti trasportati e dalle imprese edili che terminata la costruzione esauriscono il loro compito. Si tratta di una delle attività a minore intensità occupazionale (intesa come rapporto tra capitale investito e posti di lavoro) al contrario degli insediamenti che utilizzano pannelli fotovoltaici». Edited by katia on Jun 13, 2008 8:59 PM |
| katia | |
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...LEGGETE QUI!!! ...
![]() L?ingegnere chimico: «sarebbe una centrale pulita» Francesco Santarelli è ordinario di ecologia industriale e ingegneria chimica ambientale all?Università di Bologna, dove è anche direttore del Dipartimento di ingegneria chimica e tecnologia ambientale. Durante uno degli incontri organizzati dal comitato che si oppone alla centrale a biomasse di Russi, Santarelli era intervenuto in qualità di esperto, invitato dalla proprietà dell?ex zuccherificio, il gruppo Maccaferri, proponente la riconversione. Gli abbiamo rivolto qualche domanda. Cosa sono le biomasse, e garantiscono davvero produzione di energia pulita? «Il prefisso ?bio? indica che la massa in questione ha avuto origine da organismi in vita recentemente. La biomassa è quindi la materia organica. Quando si parla di biomassa per produrre energia, si tratta prevalentemente di materia vegetale, sia spontanea sia coltivata, e prodotta per effetto del processo di fotosintesi clorofilliana. La caratteristica fondamentale della biomassa vegetale è legata al breve tempo richiesto per la sua produzione, che la rende una risorsa rinnovabile a differenza dei combustibili fossili. Anche il petrolio ha una lontanissima origine organica. Ma la trasformazione da questa allo stato attuale avviene nel corso di milioni di anni: per questo, i combustibili fossili costituiscono una risorsa esauribile, perchè li consumiamo troppo in fretta, rispetto al tempo necessario alla loro formazione. Le biomasse, quindi, possono: evitare l?uso di combustibili fossili ed evitare l?aumento di effetto serra, che invece i combustibili fossili causano. La ragione è semplice: la Co2 emessa nella combustione è bilanciata da una quantità pressoché identica della stessa sostanza, che la biomassa ha immagazzinato durante la fotosintesi. Per questo il saldo è in pareggio, e l?energia si può definire pulita. Il risparmio di risorse esauribili e il contributo al contenimento dell?effetto serra sono aspetti molto positivi. Certo, quando abbiamo una combustione emettiamo sempre degli inquinanti, quindi debbono essere messe in atto misure adeguate per il loro contenimento». Venendo al caso di Russi, il territorio della provincia di Ravenna ha la capacità di produrre biomassa per una centrale di 30MWatt? «Le biomasse necessarie al funzionamento della centrale possono essere prodotte utilizzando, e neppure del tutto, le superfici in precedenza utilizzate per la coltura delle barbabietole. Riguardo alla provenienza locale delle biomasse, il progetto che è stato presentato a Russi è molto chiaro, e si pone come obiettivo la ristrutturazione di una intera filiera agroindustriale. Timori di un mancato rispetto dell?impegno non hanno fondamento poiché, al di là di qualsiasi altra considerazione, l?utilizzazione di biomasse locali può essere imposta come prescrizione ineludibile già in fase di autorizzazione». Considerato anche il transito dei camion, complessivamente il livello di inquinamento sarebbe lo stesso, aumenterebbe o diminuirebbe rispetto a quello che era provocato dallo zuccherificio? «L?impatto ambientale è decisamente inferiore a quello determinato dalle attività preesistenti. Analiticamente: per quanto riguarda l?attività agricola, le colture di cui è prevista l?utilizzazione non richiedono trattamenti, a differenza di quanto invece richiesto dalle barbabietole. Per quanto riguarda il trasporto, i mezzi necessari saranno i due terzi dei mezzi in movimento nella campagna saccarifera. Inoltre il movimento degli automezzi è ripartito su tutto l?anno, a differenza di quanto avveniva durante le campagne degli zuccherifici: ne segue anche un ridotto contributo alla formazione di ozono nelle giornate estive particolarmente calde. Per quanto riguarda altri inquinanti è prevedibile un deciso miglioramento, che sarà evidente grazie anche al sistema di gestione ambientale che i proponenti intendono realizzare. Infine, è da notare che la utilizzazione delle biomasse consente di ridurre drasticamente i consumi di gas naturale che invece per lo zuccherificio erano stimabili in 40 milioni di metri cubi l?anno». biomasse/2 Il biologo ?verde?: «attenti all?affare delle rinnovabili» Gianni Tamino, accanto all?attività universitaria (insegna biologia a Padova) ha da sempre accostato un deciso attivismo ambientalista, che lo ha addirittura portato al Parlamento Europeo nelle file dei Verdi (nella IV legislatura, dal 1994 al 1999). Tamino da allora non ha certo attenuato la sua ?militanza? e, anzi, è uno dei principali riferimenti dell?ecologismo italiano, e spesso lo si è visto accanto a personaggi assai noti, come Beppe Grillo e Dario Fo. Anche Gianni Tamino ha partecipato a un incontro promosso a Russi per parlare della centrale a biomasse, ma invitato dal comitato di cittadini che non vogliono l?impianto. L?utilizzo di biomasse vegetali per produrre energia, può essere considerata utilizzo di fonti rinnovabili? «Quando parliamo di queste cose, bisogna essere chiari: le fonti rinnovabili sono quelle i cui i tempi di ripristino corrispondono al tempo di utilizzo. Dipende insomma dal ciclo produzione-consumo. Il petrolio, per intenderci, ci impiega decine di milioni di anni a formarsi: noi l?abbiamo consumato in pochi decenni. Per questo, i combustibili fossili non sono rinnovabili. Se avessimo impiegato milioni di anni a consumare il petrolio, allora la questione sarebbe differente. Voglio dire che il concetto di rinnovabilità delle fonti non è astratto, ma è strettamente collegato al ciclo di consumo. Venendo alle biomasse vegetali, queste sono da considerarsi fonti rinnovabili se il consumo è in armonia con la loro produzione». Edited by katia on Jun 13, 2008 9:14 PM |
| katia | |
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... continua qui ...
In quale contesto si produce energia pulita da biomassa? «Dobbiamo capire tante cose, per affermare che l?energia prodotta è ?pulita?. Per esempio dobbiamo capire se c?è una combustione o meno. L?uomo, da quando esiste, ha sempre bruciato biomasse. Per esempio, bruciando legna per scaldarsi. Ma ogni combustione, anche piccola, altera un equilibrio energetico, consuma energia e non la ripristina. Per piccole quote di combustione non succede nulla. Differente è se bruciamo tonnellate e tonnellate di biomasse in continuazione. L?energia che così produciamo non è ?pulita?, perchè produciamo polveri sottili, monossido di carbonio e altri inquinanti in maniera significativa. Rispetto al saldo della Co2, che per le biomasse dovrebbe essere in pari, dipende sempre dalla velocità con cui brucio biomassa. Se brucio biomassa in un tempo inferiore al ciclo di produzione, io produco Co2: se brucio una foresta senza ripristinarla, è evidente che consumo e basta. Inoltre, se devo portare biomassa da lontano, il trasporto potrebbe incidere molto negativamente sull?inquinamento. La combustione da biomassa non garantisce in sè energia pulita. Il risultato dipende in realtà da tante altre condizioni: rispetto del ciclo, prossimità degli impianti, combustioni poco significative». Perchè, secondo lei, si sta puntando molto sulle centrali a biomasse? «Interesse economico: in Italia, oltre a tutte le sovvenzioni europee, si applicano i certificati verdi dell?Enel alla centrali a biomasse, perchè considerate fonti rinnovabili. Quello dei certificati verdi rischia di diventare un business per le imprese, senza una reale ricaduta positiva sull?ambiente, poichè spesso non si verifica la reale sostenibilità e se le fonti sono davvero rinnovabili». Quale sarebbe l?alternativa alle grandi centrali? «Costruire piccole centrali che usino gli scarti delle produzioni e magari realizzano reti di teleriscaldamento con l?energia prodotta. In questo caso, le biomasse sarebbero davvero fonti rinnovabili e non consumerebbero energia. Se la prospettiva del territorio romagnolo è di costruire tre centrali a biomasse da 30 Mwatt l?una, è praticamente certo che non possiamo parlare di rinnovabilità delle fonti. Alla fine, un territorio dovrebbe fare un piano serio per capire di cosa ha effettivamente bisogno, non creare filiere per far andare delle centrali. Ma capire quali sono i veri investimenti agroenergetici che servono al territorio. Solo così si può rispettare l?ambiente». aggiornamenti L?atteggiamento attendista dell?amministrazione di Russi Sull?ultimo numero di Ravenna&Dintorni avevamo cercato di tracciare il panorama in cui si inserisce la riconversione dell?ex zuccherificio Eridania. In questo numero abbiamo voluto intervistare due esperti in materia, così da ?allargare? la visuale, capire cosa significa ricavare energia da materie di origine vegetale e se la centrale di Russi è sostenibile. Oltre a questo, però, negli ultimi giorni ci sono anche degli aggiornamenti. Dapprima, l?assessore comunale alla tutela del territorio Gianluigi Castellari aveva espresso forti perplessità sull?eventualità della centrale a biomasse. Non era mai accaduto, da quando la proprietà aveva proposto la riconversione. Il Comune, infatti, appariva totalmente intenzionato a dare manforte al gruppo Maccaferri. Cosa ha motivato l?improvviso ripensamento? «La filiera agricola ha parecchi dubbi sulla praticabilità del progetto del gruppo Maccaferri ? ha detto la scorsa settimana Castellari ? e il Comune di Russi ha sempre pensato che l?adesione del mondo agricolo è indispensabile per dare credibilità alla proposta. Inoltre, in un recente incontro a Bologna, anche alcuni industriali dello zucchero hanno affermato che le riconversioni a biomasse come quella di Russi sono difficili, perchè si deve costruire una filiera per la centrale. Anche gli industriali non parlano all?unisono... l?amministrazione inizia ad avere dei dubbi». Eppure, martedì 25 luglio c?è stato un consiglio comunale, in cui il tono delle istituzioni è tornato in parte sui propri passi. E prima del consiglio, Castellari ha detto che la sua posizione non è mai stata quella del dietrofront: «semplicemente il Comune intende fare verifiche, mantenere una certa cautela, ma non scartare l?ipotesi della centrale». Toni più sfumati, insomma, di quelli usati qualche giorno prima: sarà perchè a seguito dell?apparente marcia indietro dell?assessore, alcuni ex lavoratori dello zuccherificio si erano detti preoccupati? La loro paura è che senza la centrale a biomasse il lavoro sia davvero perduto. Oppure, l?atteggiamento ?attendista? del comune di Russi è legato anche ad alcuni appuntamenti importanti, che sono in corso in questi giorni? A Roma c?è stata una riunione ministeriale per le riconversioni, ma soprattutto c?è attesa per le linee del Piano Energetico Regionale. Alcune indiscrezioni dicono che una delle ipotesi è la suddivisione su tre differenti comparti dei 350Mwatt da produrre in Emilia Romagna con fonti rinnovabili. Si vocifera che un terzo sarà destinato alle riconversioni degli zuccherifici. I giochi sono ancora del tutto aperti. Edited by katia on Jun 13, 2008 9:21 PM |