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| Domenico D'Erchia | |
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quel fumo nero laggiù.... è un piccolo, nascosto ma quanto mai efficace, inceneritore di rifiuti sanitari cha la Provincia di Taranto ha dato in gestione ad una società locale da cui spesso e soprattutto di notte, esce quel fumo nero che si vede nella foto, ma, come per la diossina, "è tutto nei valori", ma se i valori singoli li mettiamo insieme cosa ne esce? domada retorica per gli ammalati di tumori di Taranto.
Voglio però denunciare altro: da tempo, sia l'Ilva direttamente, che ignote società di manutenzione stradale stanno effettuando dei lavori sulle strade che circondano l'area industriale (SS7 e SS106). 1)Nei giorni scorsi l'Ilva ha per qualche oscuro motivo "lavato i guardrail dello svicolo tra la SS7 e la SS106 e chiaramente le acque di lavaggio cariche di minerale sono state lasciate defluire un po' dove gli pareva. forse era meglio che quel minerale rimanesse fermo li dov'era. 2)sono stati tagliati tutti gli alberi che circondano lo stabilimento ilva: ora, niente da ridire sulla pratica agronomica, ma mi chiedo dove sono stati smaltiti i residui (la legna per intenderci) che contengono forse più inquinanti dei nostri polmoni? sono forse stati venduti come legna da ardere? o ridotti in truciolato e smaltiti correttamente? 3)qualcuno sta pulendo i bordi stradali e le aree a verde degli svincoli della SS7: anche qui, dove vanno a finire i residui e la legna tagliata dagli alberi (modificati geneticamente!)? faccio queste domande non solo per avere (spero) risposte relative, ma per evidenziare che il problema chiusura o riconversione o riduzione dell'ilva ( e non solo) pone interrogativi sulla corretta gestione di tali processi, cui non siamo minimamente abituati, sia per cultura locale, sia per le dimensioni che questo comporta. quindi andiamoci calmi quando parliamo di riconversione o di chiusura. è un processo lento e importante, che se mal gestito, causerebbe più danni di quanti ce ne siano già ora. nel frattempo impegniamoci affinchè inquinino meno. |
| Piero | |
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...e si caro Domenico, anche questa volta te la appoggio a certi livelli. Le tue domande meriterebbero una risposta vediamo se qualcuno ce la da. Concordo soprattutto con la questione culturale da te sollevata, amico mio, mentre tutto il resto da te accuratamente descritto sta a dimostrare che una volta decisa la svolta della vita per la nostra città di lavoro da fare ce ne sarà tanto e di lavoratori e aziende da impegnare ce ne sarà molto ma molto bisogno. Salute
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| Espedito Alfarano | |
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Carissimo Domenico
anch'io sono rimasto sorpreso nel vedere la potatura degl'alberi intorno all'ILVA. Credimi non esiste una pratica agronomica del genere. Io ho avuto l'impressione di una potatura ispirata dalla famiglia ADAMS, ricordi il film. Spero che tutta quella legna non sia finita come legna da ardere usata in qualche pizzeria della zona. Sicuramente non sarà andata a finire in discarica, costa troppo, meglio un incendio doloso, non credete avrebbero fatto così. L'avranno venduta a qualcuno, sicuro. |
| chatwin66 | |
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FORUM AMBIENTE & SALUTE COMUNICATO STAMPA Il Forum, sigla unitaria di vari comitati o gruppi locali impegnati sul territorio provinciale nelle procedure relative ad impianti energetici ( termoelettrici, eolici, a biomassa ecc), ha ricevuto in questi giorni diverse richieste di supporto tecnico-legale in relazione all?avvio di procedimenti autorizzativi di centrali alimentate da combustibile vegetale, da installare sul territorio provinciale. In particolare si hanno notizie di procedimenti in corso per impianti a localizzare nei Comuni di Lecce, Sannicola, Casarano, Supersano, Cannole, Novoli . Il Forum ribadisce la necessità di informare adeguatamente i cittadini su tali iniziative, avviando un?istruttoria pubblica trasparente e corretta. In tal senso rappresentanti del Forum hanno partecipato ad un incontro pubblico tenutosi Domenica 18 u.s. a Supersano, in cui sono stati invitati come relatori sia rappresentanti dell?impresa ( MA&D Power Engineering S.p.A. di Sesto S. Giovanni ) che esponenti del Forum ed autorevoli operatori sanitari come il Dott. Giuseppe Serravezza. Non fanno invece un buon servizio alla cittadinanza amministratori come il Sindaco di Cannole, che ha organizzato il 19 Novembre un incontro a senso unico, in cui erano invitati solo relatori palesemente schierati a favore dell?impianto, ed in cui è regnata sovrana un? informazione parziale e distorta; si è giunti ad affermare, ad esempio, che l?impianto ? non produce alcun inquinamento ?, ? non produce fumi ? e ? inquina meno di quattro macchine euro 4 ? . Il Forum ritiene che la premessa per un serio dialogo con la cittadinanza sia quello di evitare azioni propagandistiche ed illustrare tutti gli aspetti, sia positivi che negativi, della proposta. Non si può sottacere, ad esempio, che la Puglia ha già oggi una produzione elettrica di circa il doppio rispetto ai fabbisogni, e che ogni ulteriore impianto rischia di aggravare la condizione di ? colonizzazione ? cui è stata condannata la nostra Regione, sede di centrali elettriche al servizio di altre aree; né che le province salentine sono in vetta alle classifiche delle patologie polmonari del Sud, da collegare certamente alla qualità dell?aria ed al pesante carico di inquinanti prodotti in loco e nelle vicine province di Brindisi e Taranto. Entrando nel merito della questione, il Forum ritiene che le proposte di centrali a biomassa possano essere prese in considerazione, nonostante il contesto di insediamenti selvaggi che il P.E.A.R. (piano energetico ambientale regionale )sta favorendo, a queste condizioni: a) taglia non superiore a 10 MW; b) utilizzo di biomasse locali ( scarti di potature di olivo e vite, sansa, biogas ecc. ) e non di importazione ( come l?olio di palma). c) Recupero dell?energia termica prodotta presso utenze locali; d) Massimo ricorso a imprese locali per la costruzione e la gestione; e) Definizione di procedure che portino a condividere i vantaggi e gli utili con la comunità locale. Il Forum ritiene ( e rivolge in tal senso un appello agli amministratori interessati ) che il ruolo per gli enti locali non debba ridursi all?incasso di royalties pari a pochi punti percentuali dei ricavi, ma debba vedere il pieno protagonismo dei Comuni. Ciò si può ottenere attraverso il trasferimento tecnologico, la diffusione a costi competitivi della biomassa come combustibile per gli impianti privati, la fornitura di riscaldamento a prezzi agevolati a utenze civili e industriali, l?indotto occupazionale legato alla gestione dell?impianto, comprese le fasi a monte ( a raccolta e trattamento del combustibile dalle campagne) e a valle ( teleriscaldamento e produzione di Pellets). In questa prospettiva, sarà utile introdurre forme innovative di gestione, come società miste, partecipazioni, cooperative locali costituite ad hoc sotto il controllo pubblico. Il Forum Ambiente e Salute delle associazioni e dei comitati salentini propone per il 28 Novembre, data di discussione in Consiglio Regionale del P.E.A.R. una iniziativa di contestazione ( SIT IN e discussione pubblica di un contropiano energetico) di fronte al palazzo della Regione a Bari. Per preparare l?iniziativa ci sarà Venerdì alle 18:30 presso i locali di Vico dei Fieschi 2 a Lecce un incontro di tutte le realtà interessate. Forum Ambiente & Salute Vico dei Fieschi 2 Lecce http://forumambientes... forumambientesalute@libero.it Per info: 3334178245 |
| Piero | |
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...ricevo via mail...
Egregio Sig. Sindaco, Vorrei sottoporre alla Sua attenzione in qualità di rappresentate della ONLUS "Libero Osservatorio della Legalità" delle considerazione che scaturiscono dal raffronto tra vantaggi e svantaggi che la grande industria crea sul territorio della nostra città. Dall'articolo del Sole 24ore di sabato 27 ottobre intitolato "Riva e il prodigio da 2,4 miliardi" vengo a conoscenza che il Presidente Emilio Riva ha prodotto in un quadriennio utili per circa 2,4 miliardi di euro. Non potendo trovare alcun riscontro in termini di cifre riguardanti l'impianto produttivo di Taranto, faccio un calcolo approssimativo prendendo come fonte i dati che lo stesso Riva Group fornisce tramite il suo sito. Mi rendo conto, quindi, che il gruppo ha ottenuto un fatturato medio per addetto pari a euro 375.000 su un totale di 25.167 dipendenti. Considerando che a Taranto sono occupati circa 13.000 dipendenti questi in media permetterebbero all'azienda di realizzare un fatturato di 4 miliardi di euro approssimativi. Gli studi aziendalistici di base ci insegnano che l'imprenditore a fronte del reddito derivante dallo sfruttamento delle risorse umane e del territorio deve restituire dei valori all'ambiente nel quale opera, in termine non solo di benessere economico ma anche di rispetto dei fattori che lo circondano. Ragionando in questi termini, il Sig. Riva cosa restituisce all'ambiente circostante? Certo, l'occupazione offerta dall'Ilva rappresenta per la popolazione di Taranto uno sbocco importante sul mercato del lavoro, ma in realtà dobbiamo considerare che gran parte degli occupati provengono dalla provincia o addirittura dalle regioni limitrofe. Ma oltre al fattore occupazionale che ridistribuisce in parte ricchezza al territorio, le imprese sono tenute a rispettare ulteriori doveri civici, soprattutto nel caso in cui l'esercizio dell'attività risulti così insinuato ed invadente sul territorio, e provochi profonde alterazioni ambientali e paesaggistiche che comportano un ulteriore limite allo sviluppo di altri settori economici. Non ci è dato sapere, infatti se e in che misura il Sig. Riva adempia agli obblighi tributari locali, e in tal proposito solo da poco questo interrogativo si sta insinuando nella comunità politica tarantina, ne è esempio l'interrogazione di un consigliere comunale di At6 volta a portare a conoscenza della cittadinanza tutte le voci economiche che l'azienda conferisce nelle casse comunali al fine di determinare la consistenze delle stesse in termini di ici pagata. D'altro canto dovrebbero essere proprio le istituzioni a tutelare i diritti fondamentali dei cittadini e del territorio. Il richiamo a questo dovere risulta amplificato soprattutto a seguito della sentenza dalla Corte di Cassazione del 24/08/2005 con la quale veniva sospesa la pena nei confronti della dirigenza dell'ILVA subordinatamente però all'eliminazione delle conseguenze dannose e pericolose cagionate dai reati derivanti di emissioni inquinante oltre i limiti di legge. Scaduto il termine dei due anni concesso dalla Cassazione, è dovere delle istituzione a partire da quelle più vicine al cittadino di intraprendere azioni volte al risarcimento danni a tutela della collettività e della salute pubblica. Sovente ci si dimentica del principio "chi inquina paga" introdotto nel Trattato di Roma del 1957 e ribadito in quello di Bruxelles, l'art 18 della legge 349/1986 che conferisce mandato allo Stato e agli enti territoriali competenti di promuovere di fronte al giudice penale o civile, un'azione di risarcimento a beneficio della collettività. L'esistenza di questo forte strumento di tutela non spiega l'inerzia delle nostre istituzioni di fronte ad una continua offesa dei principi fondamentali di tutela della salute e dell'ambiente. Mi permetto di fare un'ultima amara considerazione, la legge non permette al cittadino, in prima persona, di tutelare il diritto alla salute ed al rispetto del territorio nell'interesse della collettività, ma delega le istituzioni pubbliche a far si che questi diritti siano tutelati. Nell'inerzia delle stesse si arriverebbe al paradosso che il cittadino per tutelare questi due diritti fondamentali (salvaguardia della salute e rispetto del territorio) è costretto a denunciare, invece della grande industria inquinatrice gli amministratori inadempienti. Edited by Federico on Nov 29, 2007 8:16 AM |
| Samsa | |
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Ma Dini è parente di Riva?
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| Piero | |
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COMUNICATO STAMPA dichiarati siti contaminati Workshop 2Approcci Sostenibili per la Gestione e la Bonifica di Mega-Siti: Nuove Prospettive2 Venezia, 30 Novembre 2007 In Italia, ci sono oltre 13.000 siti potenzialmente contaminati - stando alle stime effettuate dall'APAT - di cui circa 4400 dichiarati già contaminati. Un numero impressionante e destinato a salire ogni anno. A questi, vanno aggiunti gli oltre 1500 siti minerari abbandonati censiti e le aree comprese nei 54 Siti di Interesse Nazionale ad oggi istituiti (altri sono in fase di istituzione da parte del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) che corrispondono ad oltre il 3% dell'intero territorio italiano e a oltre 170.000 ettari di aree a mare. All'interno dei Siti di Interesse Nazionale (mega-siti contaminati) ricadono le più importanti aree industriali della penisola: tra queste i petrolchimici di Porto Marghera, Brindisi, Taranto, Priolo, Gela; le aree urbane ed industriali di Napoli Orientale, Trieste, Piombino, La Spezia, Brescia, Mantova. Alcune stime presentate recentemente dall'Università Bocconi mostrano che è possibile valutare in oltre 30 miliardi di euro le risorse necessarie per la bonifica dei soli Siti di Interesse Nazionale e che l'avvio di un mercato legato alle bonifiche potrebbe consentire, nei prossimi dieci anni, di aumentare il PIL di quasi un punto percentuale. Di questo si è parlato nel workshop "Approcci Sostenibili per la Gestione e la Bonifica di Mega- Siti: Nuove Prospettive", organizzato dall'APAT in collaborazione con il TNO (Netherlands Organization for Applied Scientific Research), che ha visto la partecipazione del Ministero dell'Ambiente, del VROM (Ministero dell'Ambiente Olandese), dell'Istituto Superiore di Sanità, dell'ISPESL, dell'ICRAM, della Regione Veneto, dell'ARPA Veneto e di molti altri Enti ed Istituti pubblici di rilevanza internazionale. Il workshop è stata un'importante occasione di scambio e condivisione di conoscenze scientifiche ed esperienze pratiche su questioni rilevanti e di estrema emergenza riguardanti la gestione dei siti contaminati. Il quadro della contaminazione nei Siti di Interesse Nazionale è notevolmente complesso in quanto, nella maggior parte dei casi, attività industriali di diversa origine ed intensità si sono susseguite negli anni, compromettendo irreparabilmente l'utilizzo delle risorse ambientali e paesaggistiche e creando vere e proprie emergenze sanitarie, come nel caso dei siti di Brescia, di Priolo e di vaste aree della Campania. Dall'istituzione dei primi Siti di Interesse Nazionale ad oggi, molto è stato fatto; per il Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera (quasi 6000 ettari) sono stati approvati progetti di bonifica per quasi il 30% delle aree e il 6% delle aree sono state bonificate o, addirittura, dichiarate riutilizzabili, facendo registrare un notevole incremento rispetto agli stessi dati relativi al 2006. Per il Sito Nazionale di Priolo, sono stati approvati, proprio nei giorni scorsi, progetti di bonifica che interessano circa 300 ettari di territorio fortemente degradato, ovvero quasi il 10% delle aree perimetrate a terra. In entrambi i casi è stato approvato l'utilizzo di tecnologie innovative in situ che consentiranno un utilizzo sostenibile delle aree, compatibilmente con le risultanze dell'analisi di rischio sanitario-ambientale, secondo un approccio già utilizzato in altri paesi europei. "Lo sviluppo di nuove strategie per la bonifica dei mega-siti contaminati rappresenta una priorità per il Paese sia dal punto di vista tecnico-scientifico che dal punto di vista economico"; così ha affermato Giancarlo Viglione, Commissario Straordinario dell'APAT: "Esiste una filiera economica legata alle attività di bonifica che può e deve essere sviluppata e valorizzata. Lo sviluppo di tale filiera è però strettamente connesso al progresso tecnico-scientifico nel campo delle bonifiche". Il workshop è stato introdotto da Gianfranco Mascazzini, Direttore generale della Direzione Qualità della vita del Ministero dell'Ambiente, Ruud Cino, Direttore Generale del Dipartimento Bonifica del Suolo e delle Acque Sotterranee del VROM (Ministero dell'Ambiente Olandese), Maria Giovanna Piva, Presidente del magistrato alle Acque di Venezia, Giancarlo Conta, Assessore alle Politiche dell'Ambiente della Regione Veneto, Ezio Da Villa, Assessore all'Ambiente della Provincia di Venezia, Laura Fincato, Assessore all'Ambiente del Comune di Venezia e Andrea Drago, Direttore Generale dell'Arpa Veneto. Il dibattito pomeridiano, in cui si sono discusse e confrontate le relazioni presentate al workshop, è stato presieduto dal Consigliere del Ministro dell?Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Andrea Ferrara. Una selezione dei lavori presentati sarà pubblicata, previa revisione, su un numero speciale della rivista "International Journal of Environment and Health", che sarà interamente dedicato all'evento. Venezia, 30 novembre 2007 Ufficio stampa APAT: Dr.ssa Cristina Pacciani tel. 329/0054756 Dr.ssa Giuliana Bevilacqua tel. 06/50074079-4064 Edited by Piero on Dec 1, 2007 9:41 AM |
| Piero | |
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Iniziativa delle associazioni ambientaliste contro la costruzione di un depositio carburanti a punta Rondinella. Legambiente, Wwf, Amici di Peppe Grillo, Comitato per Taranto, Lipu, Pro Natura e Peacelink, hanno inviato un esposto alla Procura della repubblica, alla polizia provinciale, al comune di Taranto ed al Ministero dei Beni Culturali. La denuncia riguarda la realizzazione di un impianto di stoccaggio di carburanti per il quale lo stesso Comune di Taranto ha rilasciato licenza edilizia nel 2005. E' prevista la costruzione di sette serbatoi da 5mila metri cubi, con relativi oleodotti di collegamento con il pontile di attracco. Sulla penisola di Punta Rondinella, su cui dovrebbe sorgere l'opera, inisiste un sito di interesse archeologico. Gli ambientalisti ricordano che l'area riveste importanza di natura storica. Nel 1892 furno ultimati i lavori di costruzione dell'omonima batteria antinave, in servizio vino agli anni Venti e successivamente utilizzata come deposito munizioni ausiliari. Un'altra batteria fu realizzata negli anni Trenta. Dopo i due conflitti mondiali, le strutture vennero gradualmente abbandonate. Oggi ne restano solo basamenti e varie testimonianze. Le associazioni contestano anche quanto affermato nel nullaosta paesaggistico rilasciato dal Comune secondo cui "l'intervento non costituisce pregiudizio alla conservazione dei valori paesistici del sito in quanto non realizza alcuna modificazione sostanziale dell'attuale assetto paesaggistico (...) di un ambito già in gran parte edificato a carattere industriale". Legambiente e gli altri firmatari dell'esposto contestano quest'ultima affermazione "in quanto la penisola ha avuto storicamente la tipologia di zona militare ed è stata interdetta ad altre attività. Non vi sono quindi nel suo perimetro insediamenti industriali o portuali. Gli insediamenti dell'Eni sono collocati alle spalle della strada dei moli e sulla linea di costa interna alla rada di Mar Grande". Nell'esposto viene rivendicata la mancata consultazione della popolazione. In base all'articolo 23 della direttiva Seveso "la popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di elaborazione dei progetti relativi a nuovi stabilimenti. Con il mancato avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale la popolazione interessata non ha potuto esercitare un suo diritto previsto dalla normativa citata. Non è quindi potuta intervenire non solo sugli aspetti dell'impatto ambientale e paesaggistico prodotto dal progetto, ma anche nel merito del piano di sicurezza preliminare presentato dall'azienda". Salute Edited by Piero on Dec 7, 2007 10:10 AM |
| Federico | |
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dal Corriere del Giorno del 6 Dicembre 2007
La Commissione Ambiente boccia il rigassificatore Approvato un documento che sarà sottoposto al vaglio del Consiglio comunale Rigassificatore? No grazie. A rispedire al mittente il progetto di Gas Natural non sono le associazioni ambientaliste, ma la commissione Ecologia e Ambiente del Comune di Taranto. L'organismo, presieduto da Gabriele Pugliese dei Verdi ha approvato un documento che nei prossimi giorni sarà sottoposto all'attenzione dell'intero Consiglio comunale l fine di trasformarlo in atto di indirizzo e di inviarlo alle Commissioni Via (Valutazione di Impatto Ambientale) rispettivamente della Regione e del Ministero dell'Ambiente, nonché al Ministero delle Infrastrutture e al Ministero dello Sviluppo Economico. "Tale deliberazione - spiega Pugliese - ha lo specifico scopo di motivare nel merito delle questioni ambientali e di analisi del rischio le ragioni della opposizione totale al progetto". Il documento in premessa considera la Convenzione di Aarhus (recepita con legge 108/2001) che assegna ai cittadini il diritto di essere consultati preventivamente per le scelte ambientali. "L'articolo 23 del Decreto Legislativo 334/1999 (Seveso II) all'art. 23 prevede al comma 1 che la popolazione deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di (...) creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti. Tale articolo al comma 2 specifica: Il parere di cui al comma 1 è espresso nell'ambito del procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale con le modalità stabilite dalle regioni o dal Ministro dell'ambiente, secondo le rispettive competenze, che possono prevedere la possibilità di utilizzare la conferenza di servizi con la partecipazione dei rappresentanti istituzionali, delle imprese, dei lavoratori e della società civile, qualora si ravvisi la necessità di comporre conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti, alla delocalizzazione di impianti nonché alla urbanizzazione del territorio". L'atto d'indirizzo ricorda poi che in questi mesi è sorto in città un movimento di opinione contrario al rigassificatore che "si è espresso in varie forme sul territorio e sui media locali" e che "nessuna attività industriale può prescindere dall'accettazione o dalla non accettazione sociale dei rischi connessi e che quindi in una democrazia spetta alla valutazione della comunità locale l'onere finale della scelta in merito all'accettazione o non accettazione del rischio, per quanto limitato esso sia". Inoltre, la Commissione Ambiente del Comune ritiene che "ogni rischio va comparato con presunti o effettivi benefici e che i presunti benefici economici dell'impianto di rigassificazione vanno comparati con rischi di incidente rilevante che potrebbe ripercuotersi sulla sicurezza dell'intera comunità". Da qui la decisione di esprimere "parere contrario all'impianto di rigassificazione nel sito individuato dalla Gas Natural per la presenza di varie criticità e obiezioni ad oggi da considerarsi rilevanti". Edited by Federico on Dec 7, 2007 6:56 PM |
| Piero | |
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All'improvviso all'orizzonte...
http://files.meetup.c... http://files.meetup.c... http://files.meetup.c... http://files.meetup.c... http://files.meetup.c... come possono mortificarci così ...chi ci dice cosa è tutto questo e chi paga per tutto questo (a parte noi con la nostra salute). Il tutore della nostra salute cosa fa per fermare questo scempio. Dobbiamo dare un segnale forte. SaluteP.S. forse dobbiamo aspettare che una cosa del genere accada a Torino prima che succeda qualcosa??? ![]() Edited by Piero on Dec 11, 2007 9:30 AM |