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Grilli Pisani Message Board › Rassegna Stampa
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Forse non sono stati i giudici a farli uscire, ma una stupida legge scritta e votata ad unanimità (tranne qualcuno) dal parlamento...i giudici non hanno deciso nulla... hanno solo ubbidito!!
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da LA GAZZETTA DEL MAZZOGIORNO «La politica è poco attenta ai diritti dei consumatori» A dichiararlo l'ex commissario europeo, Mario Monti, che critica la decisone della commissione Bilancio del Senato di escludere dalla legge Finanziaria la «class action», l'azione legale collettiva per il risarcimento dei danni. Lo stesso strumento all'estero si sia dimostrato decisivo per la tutela del libero mercato e dei consumatori ROMA - Maggioranza e opposizione sembrano poco attente alla tutela dei consumatori: questo il parere dell'ex commissario europeo, Mario Monti, che critica la decisone della commissione Bilancio del Senato di escludere dalla legge Finanziaria la «class action», l'azione legale collettiva per il risarcimento dei danni. In un editoriale pubblicato da un quotidiano nazionale, l'economista sottolinea come la «class action» sia «un'innovazione che disturba interessi costrituiti dell'economia e della finanza». La decisione della commissione Bilancio, come lo scarso interesse mostrato dall'opposizione, secondo Monti, dimostrano che «nè gli uni nè gli altri devono aver considerato atto di intelligenza politica l'andare a testa bassa contro influenti corporazioni (sic!) aliendandosele a vantaggio della parte opposta e, cioè, nel solo interesse dei cittadini». Nel rilevare come lo strumento della «class action», all'estero si sia dimostrato decisivo per la tutela del libero mercato e dei consumatori, Monti auspica che le forze politiche adottino, comunque, l'azione collettiva. «In Italia, se la legge Finanziaria non è ritenuta il veicolo appropriato - scrive l'economista - occorre che il Parlamento dia comunque un forte segnale di impegno prevedendo una scadenza vicina per concludere. Altrimenti - conclude - ci sarà un'ulteriore perdita di credibilità del sistema politico sui temi concreti e di interesse quotidiano per i cittadini». 4/11/2007 i corsivi sono nostri Ma lo sa il nostro Mario Monti che la class action proposta in Finanziaria NON E' una class action VERA? E lo sa il nostro Mario Monti che la class action ha dimostrato di funzionare, in Europa, là dove è stata importata su modello anglosassone e NON là dove invece, come in Francia, è stata promulgata all'europea? Lo sa Mario Monti che in Francia dal '92, la class action "alla francese" è stata adoperata solo 5 volte? Ovvero 5 volte in 15 anni?? (vedi pag. 5 del documento linkato) Se lo sa, allora è in cattiva fede. Se non lo sa, allora va informato! |
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| Silvana | |
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non so come funzioni il gruppo rassegna stampa... ma vi quoto questo articolo sulla class action
8-11-2007 Edited by Silvana on Nov 11, 2007 6:24 PM |
| badi | |
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| Silvana | |
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Beppe Grillo e la stampa estera:
New York Times del 13 dicembre 2007 international herald tribune del 12 dicembre 2007 video del New York Times ![]() Edited by Silvana on Dec 15, 2007 8:47 AM |
| menocchio | |
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| Silvana | |
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quoto dal circolo Agorà di Pisa che quota Infopal:
A Gaza ancora un raid israeliano. Uccisi tre bambini palestinesi, altri sei feriti mentre giocano a pallone sulla spiaggia. La versione ufficiale israeliana è vergognosa e inaccettabile |
| Silvana | |
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CONTRO IL MILITARISMO BIPARTISAN ED IL PROGETTO DEL 'GRANDE MEDIORIENTE' Da 60 anni il popolo palestinese subisce le conseguente di vivere in un lembo di terra al centro degli interessi imperialistici occidentali. Nel 1948 un bagno di sangue e la cacciata di oltre 800.000 palestinesi dalle loro case sanciscono la nascita di uno Stato che da 60 anni persegue il progetto della 'Grande Israele'. Da quel giorno i palestinesi non hanno più avuto pace. Immutata negli anni la pressione politica, economica e militare contro un popolo ridotto a vivere oggi prigioniero nel 23% della propria terra, circondato da un impressionante muro e dall?embargo economico di USA e U.E. Oggi il progetto del Grande Israele si sposa con quello del 'Grande Medio Oriente', perseguito con ferocia dall'amministrazione statunitense e coadiuvato dalle potenze europee. La normalizzazione di un'area strategica del pianeta in funzione degli interessi occidentali passa attraverso la distruzione della resistenza dei popoli iracheno, libanese, siriano. La resistenza dei palestinesi assume, tra queste, un valore simbolico e materiale di primaria importanza, che spiega l'incredibile concentrazione di forza usata costantemente contro di loro. Ogni potenza contribuisce all?assedio israeliano contro i palestinesi nelle forme che meglio si attagliano allo 'stile' delle varie diplomazie. Il governo Prodi si è distinto per l'appoggio incondizionato allo Stato d'Israele, attraverso un vergognoso accordo militare, l'apertura di credito politica, economica e culturale ad un paese che quotidianamente si macchia dei peggiori crimini di guerra. Il lucido progetto d'annientamento di un intero popolo, perseguito da Israele oramai alla luce del sole, è stato legittimato dal riconoscimento della 'ebraicità' di quello Stato, come dichiarato da Prodi nell'ultimo incontro con Ehud Olmert. I bombardieri israeliani che nel luglio - agosto 2006 hanno distrutto il Libano ed ucciso oltre 1.500 civili innocenti si rifornivano d?armi giunte dalla base USA di camp Darby, dal 1951 insediata in Toscana. La successiva presenza delle truppe italiane in Sud Libano - nelle reiterate dichiarazioni dell'ex Ministro degli Esteri D'Alema - assolvono al compito di proteggere i confini Nord d'Israele. Una politica così smaccatamente filo israeliana, poco comprensibile agli occhi di un'opinione pubblica che quotidianamente assiste ai crimini dell?esercito israeliano, ha bisogno di una potente campagna propagandistica e ideologica . Ecco allora la nascita della 'Sinistra per Israele', il progressivo abbandono della causa palestinese da parte della cosiddetta 'sinistra radicale', le iniziative 'culturali' che vedono uno Stato criminale ospite 'd'onore' alla fiera del libro di Torino. Nella nuova spartizione colonialista del Medio Oriente, utile per il controllo di aree strategiche, risorse e mercati d'armi, la cosiddetta 'azienda Italia' si è ritagliata, sulla pelle dei popoli mediorientali, un ruolo di primo ordine, attraverso l'occupazione militare, la vendita di armi (Finmeccanica), le imprese (ENI,) e le ONG 'progressiste'. Il 'peacekeeping', volto 'buono' della guerra, ipocritamente rappresentato come 'operazioni di pace'. Il Movimento contro la guerra ha smascherato questa mistificazione, assumendo in pieno la parola d'ordine della SOLIDARIETÀ CON LA RESISTENZA DEL POPOLO PALESTINESE E DI TUTTI I POPOLI IN LOTTA CONTRO LE OCCUPAZIONI MILITARI. La Rete nazionale Disarmiamoli! www.disarmiamoli.org |
| Silvana | |
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Vuota la Fiera per Israele, piena la piazza per la Palestina. Grande vittoria politica Una manifestazione ampia e vivace ha attraversato le vie di Torino, a suggello della campagna Free Palestine di boicottaggio della Fiera del Libro 2008 e della sua infausta scelta di dedicare l'annuale edizione della kermesse allo stato di Israele come "ospite d'onore". La manifestazione, composta da delegazioni nazionali (da tutta Italia) e internazionali (Svizzera, Francia, Israele) ha mostrato in maniera molto chiara di sapere "da che parte stare": contro gli inchini ai poteri forti, con le ragioni di chi resiste al (neo)colonialismo di marca imperiale, ricordando che "non c'è nulla da celebrare" per uno stato criminale fondato sulla rimozione di un altro popolo e una pratica continua di pulizia etnica e regime istituzionalizzato di apartheid L'Assemblea Free Palestine e il Forum palestina ritrngono di aver raggiunto i propri obiettivi nella misura in cui ha imposto un dibattito pubblico a livello nazionale sulle ragioni del boicottaggio contro quelle della resa. A conferma di un successo annunciato dall'intensità della polemica, l'inflessione pesante nel numero delle visite, già evidente nei giorni inaugurali, pesante in questo sabato-giorno clou della kermesse. Il serpentone era aperto da una bandiera palestinese lunga dieci metri e larga quattro, sostenuta da una quindicina di persone. Tanti i partecipanti, un centinaio le organizzazioni che hanno aderito. Subito dopo il vessillo palestinese, uno striscione mostrava le immagini del conflitto israelo-palestinese, con scritto «Boicotta Israele, sostieni la Palestina». C'era anche una gigantografia con il rogo delle bandiere di Israele e degli Stati Uniti in piazza a Torino il 1° maggio e la frase «Israele non è un ospite d'onore». Il corteo ha attraversato i quartieri popolari di San Salvario, Nizza Millefonti e Lingotto, riuscendo a comunicare le proprie ragioni con gli abitanti, nei giorni precedenti pesantemente spaventati da una campagna mediatica di isteria e terrorismo psicologico, mirante a descrivere una giornata di zone rosse, e scontri. Un'operazione non riuscita, grazie alla presenza degli abitanti del quartiere e di numerosi esercizi commerciali che hanno scelto di non aderire all'appello allarmista alla chiusura. Alcuni di loro hanno addirittura voluto esprimere dal furgone del corteo il proprio dissenso alla cappa di paura imposta da media, politici e questura. Gli abitanti del quartiere invece di farsi intimorire dall'invito a rimanere barricati nelle proprie case, hanno accolto il corteo e l'hanno rimpolpato di persone, portando a 8000 le 5000 presenze iniziali. Gli interventi di lungo tutto il corteo hanno ribadito le parole d'ordine della mobilitazione per un "2008 anno della Palestina". Dai microfoni hanno parlato i vari soggetti che hanno promosso la campagna e organizzato la manifestazione. Oltre alla foltissima presenza di centri sociali antagonisti, organizzzazioni di solidarietà internazionale, sindacati di base e la comunità palestinese, significativa e molto apprezzata la presenza di Ebrei contro l'occupazione, che hanno accompagnato il corteo con interventi e testimonianze durante e alla fine del percorso. Imponente la presenza delle forze dell'ordine: polizia, carabinieri e guardia di finanza che hanno letteralmente blindato con più di 1000 uomini, il perimetro del Lingotto Fiere, bloccando con vari reparti antisommossa tutte le vie di accesso ad un 'evento che continua a pretendersi "culturale" nonostante l'elmetto indossato. La manifestazione si è infine conclusa dove aveva preteso di arrivare, a un centinaio di metri dall'ingresso del Salone, con una serie di interventi che hanno ricordato le ragioni - molto politiche - di un evento "culturale" e del suo boicottaggio. A Torino non c'era invece Fausto Bertinotti che proprio sabato avrebbe dovuto partecipare ad un convegno alla Fiera. Il leader di Rifondazione Comunista ha deciso di annullare l?appuntamento, considerando che già il 1 maggio era stato duramente contestato dagli organizzatori del corteo Free Palestine. leggi, utilizza, consulta www.forumpalestina.org |